Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

La geopolitica ha un futuro?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

Vincenzo Olita non si sottrae ad una sua visione futuristica che attende il nostro pianeta ma nell’attesa che concretizi il suo pensiero in un articolo provo, sulla base dei segnali che già si avvertono di prospettare uno scenario possibile. Il problema è innanzitutto legato all’eccesso di popolazione che un tempo faceva grande una nazione e ora diventa un peso sempre più gravoso. Le tecnologie che incalzano, la robotica e la ricerca spasmodica di controllare le fonti energetiche ed alimentari a danno delle parti avverse sono altrettanti nodi gordiani difficili da sciogliere. Allorchè centinaia di milioni di persone in tutto il mondo hanno fame e sete diventano una micidiale arma destabilizzante sia nel provocare emigrazioni di disperati fuori controllo sia nell’aggravare la situazione negando loro una qualsivoglia forma di equa ripartizione delle risorse, Il rischio che la situzione possa sfuggire di mano è decisamente dietro l’angolo. La guerra che Putin ha scatenato ha colto questi segnali e li ha messi in conto per destabilizzare le economie e i sistemi politici occidentali. Ha ritenuto che fosse giunto il momento opportuno con un’Europa messa in ginocchio da una pandemia sempre più aggressiva, da milioni di emigranti che premono alle sue frontiere e dalla forte dipendenza dalle fonti energetiche russe che rischiano, se i rubinetti saranno chiusi, di mettere in ginocchio il sistema produttivo industriale e dei commerci che già oggi devono subire l’inflazione che appare fuori controllo anche per opera dei soliti speculatori. E l’Europa è quella dei mercanti che stanno già facendo la fila per blandire lo zar russo e disposti a svendersi anche l’Ucraina pur di salvare i loro commerci. In questo senso Putin ha ragionato bene e una guerra aggressiva e distruttiva non solo di beni ma anche rivolta agli abitanti di quel paese diventa un monito per quanti intendono contrastarlo e l’Europa non solo comunitaria non può permettersi la devastazione sistematica del suo apparato industriale. E ora mi appare profetico quanto mi disse un giornalista ucraino sul finire dello scorso secolo: L’Urss non è morta. Potrà attendere anni ma alla fine ritroverà il nuovo zar capace di riprendersi gli stessi territori che ha dovuto cedere e anche con gli interessi. Allora non fu merito della paventata civiltà occidentale ma di una lotta interna e di potere del sistema comunista. D’altra parte è più facile per Putin e al suo gruppo dominante offire le sue risorse energetiche in cambio di un sistematico controllo degli strumenti produttivi e di trasformazione europei. La democrazia, d’altra parte, ha un prezzo che non tutti in europa si sentono di difendere se va a ledere gli interessi commerciali e affaristici della sua leadership economica e finanziaria. (Centro studi politici della Fidest Direttore Riccardo Alfonso)

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