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Covid-19, monoclonale migliora la prognosi dei pazienti ricoverati con polmonite

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2022

Lo studio CATALYST, svolto dalle Università di Birmingham e Oxford in collaborazione con il National Institute for Health Research Biomedical Research Center (NIHR BRC), ha identificato un farmaco che potrebbe curare più efficacemente i ricoverati con polmonite da COVID-19 rispetto alle cure attuali. Si tratta di namilumab, un monoclonale di classe IgG1 prodotto da Izana Bioscience che si lega al fattore stimolante le colonie di granulociti-macrofagi (GM-CSF), attualmente in fase di sperimentazione clinica come terapia dell’artrite reumatoide. «CATALYST mostra come piccoli studi sperimentali ben progettati possano generare dati importanti su nuovi trattamenti. Ecco perché sarà interessante vedere i risultati di studi più ampi sul ruolo dell’inibizione del GM-CSF» esordisce Graham Cooke, ricercatore capo di CATALYST all’Imperial College Healthcare. Allo studio, finanziato dal Medical Research Council, pubblicato su Lancet Respiratory Medicine e svolto tra giugno 2020 e febbraio 2021, hanno preso parte 111 pazienti sopra i 16 anni con polmonite da COVID-19 ricoverati nei reparti o nelle terapie intensive (ICU) di nove ospedali del NHS britannico. La coorte è stata randomizzata in due gruppi: 54 pazienti trattati con le cure abituali, ossia steroidi e ossigeno o ventilazione a seconda della gravità della malattia, e 57 pazienti che oltre alle cure abituali hanno ricevuto 150 mg di namilumab in singola dose endovenosa. «Dopo 4 settimane il 78% dei trattati con namilumab è stato dimesso dal reparto o dalla terapia intensiva rispetto al 61% dei controlli, con 6 decessi nel gruppo namilumab e 10 con le cure abituali» spiegano i ricercatori, precisando che la probabilità di dimissione al giorno 28 dei degenti in reparto era del 64% nel gruppo cure abituali e del 77% nel gruppo namilumab, mentre in ICU le percentuali erano rispettivamente del 47% e del 66%. I ricercatori di CATALYST hanno testato anche un secondo farmaco, infliximab, attualmente utilizzato nel trattamento di patologie infiammatorie, osservando un’efficacia non superiore alle cure abituali. (fonte: Doctor33)

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