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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Archive for 24 agosto 2015

La gestione delle malattie croniche nella terza età – Un simposio all’Aquila

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

European Union Geriatric Medicine SocietyL’Aquila dal 3 al 5 settembre.Il Simposio si svolge all’Auditorium del Parco, Viale delle Medaglie d’Oro, L’Aquila, e la partecipazione è gratuita per tutti i medici. Anziani e malattie croniche, come mantenere una vita attiva ed evitare la disabilità. È questo il tema principale del Simposio Internazionale dal titolo “Aging and Chronic Diseases” in programma all’Aquila. Il Simposio è organizzato dalla Divisione di Geriatria del Dipartimento di vita, Salute e Scienze Ambientali all’Università degli Studi dell’Aquila e dall’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i temi trattati dagli esperti nazionali, statunitensi ed europei, le malattie cardiovascolari e respiratorie, la disfunzione erettile, la demenza, il diabete, i problemi nutrizionali.
Nel pomeriggio del 3 settembre, alle ore 18:45 è prevista l’assegnazione del premio alla ricerca “International Prize for Research on Successful Aging”, promosso dall’European Union Geriatric Medicine Society, dalla Città dell’Aquila e dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Diabete: Un test profetico

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

diabete_21-300x224Uno studio italiano, condotto dal professor Giorgio Sesti, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia, insieme ai ricercatori dell’Università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro e dell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ dimostra che è possibile prevedere la comparsa di diabete entro i prossimi 5 anni, anche in soggetti finora ritenuti non a rischio, attraverso un test comunemente utilizzato, il test da carico orale di glucosio.(I risultati dell’OGTT normalmente vengono letti a due ore dall’assunzione di un carico orale di glucosio (75 gr di glucosio disciolti in acqua) ed evidenziano tre tipi di risposta: ‘diabete’ se a due ore la glicemia è ≥ 200 mg/dl; alterata tolleranza al glucosio (IGT o ‘pre-diabete’) se la glicemia a due ore è compresa tra 140 e 199 mg/dl; normale tolleranza al glucosio se la glicemia dopo due ore dal carico orale è < 140 mg/dl) Lo studio, che apre inediti scenari per laprevenzione e la diagnosi precoce di questa condizione è stato pubblicato sulla rivista JCEM.
Sono 387 milioni le persone affette da diabete nel mondo, secondo le ultime stime dell’International Diabetes Federation. Un numero talmente enorme da essere difficile da visualizzare, se non contestualizzandolo nelle sue terribili ricadute. Il diabete di tipo 2, soprattutto quello non diagnosticato (una persona su due nel mondo è affetta da questa condizione senza saperlo) o quello trattato troppo tardivamente, porta a conseguenze molto pesanti: dalla perdita della vista, all’amputazione degli arti inferiori, dall’ictus, all’infarto, alla perdita della funzionalità renale, che porta alla dialisi. E il diabete, attraverso tutte le sue complicanze, porta anche ad una morte precoce, al ritmo di una persona ogni 7 secondi, fino ad un totale di 4,9 milioni di decessi correlati a questa condizione nel 2014, nel mondo.Da tutto ciò appare chiaro quale sia l’importanza di diagnosticare prontamente questa condizione, per poterla affrontare e a trattare immediatamente, modificando lo stile di vita, correggendo i fattori di rischio e assumendo una terapia farmacologica adeguata, dove necessario. E tutto questo, idealmente, anche prima che la malattia si sia manifestata.E lo studio italiano appena pubblicato dà un grande apporto alla prevenzione e alla diagnosi precoce, avendo individuato con un semplice test, di uso comune, una nuova categoria di soggetti con ‘pre-diabete’, i cosiddetti ‘NGT-con alta glicemiaad un’ora’, che presenta un rischio aumentato del 400% di sviluppare un diabete conclamato entro i successivi 5 anni. Una categoria di soggetti finora ‘invisibili’ alle strategie di prevenzione che invece meritano attenzione come ‘sorvegliati’ stretti’.“Questa ricerca – afferma il Professor Giorgio Sesti – ha dimostrato che le persone con normale tolleranza glucidica, ma con valori di glicemia maggiori di 155 mg/dl, un’ora dopo l’assunzione di una bevanda contenente 75 gr di glucosio (test da carico orale di glucosio, OGTT) hanno un rischio maggiore di sviluppare il diabete mellito tipo 2, rispetto a quelli con alterata glicemia a digiuno (IFG- ImpairedFastingGlucose), una condizione considerata a rischio secondo le linee guida internazionali e caratterizzata da un valore di glicemia a digiuno compreso tra 100 e 125 mg/ml”.“Il nostro studio dimostra che – prosegue Sesti – rispetto ai soggetti con alterata glicemia a digiuno (IFG), le persone con normale tolleranza glucidica, ma con valori di glicemia 1 ora dopo carico orale di glucosio maggiori di 155 mg/dl (‘NGT-alti ad un’ora’), presentano due aspetti patogenetici, tipici del diabete tipo 2, ovvero: una riduzione della sensibilità insulinica e una ridotta funzione secretoria da parte delle beta cellule pancreatiche”.
I ricercatori guidati dal professor Sesti hanno seguito per oltre 5 anni un gruppo di soggetti che partecipano allo studio CATAMERI (CATAnzaroMEtabolicRIskfactors)e hanno osservato che le persone con normale tolleranza al glucosio ma valori di glicemia 1 ora dopo carico orale di glucosio superiori a 155 mg/dl mostravano un aumento del 400% del rischio di sviluppare diabete rispetto ai soggetti di controllo con normale tolleranza al glucosio e valori di glicemia 1 ora dopo carico orale di glucosio inferiori a 155 mg/dl (‘NGT-con bassa glicemiaad un’ora’); il rischio di sviluppare diabete, per le persone con alterata glicemia a digiuno (IFG) è risultato invece aumentato del 90%. “L’importanza del nostro studio – sottolinea il professor Sesti – è di avere fatto emergere una condizione di rischio per diabete tipo 2, in un gruppo di persone considerate a basso rischio di diabete tipo 2 secondo le attuali linee guida.L’utilizzo a scopo diagnostico dei valori della glicemia, ad un’ora dall’assunzione di un carico orale standard di glucosio (75 grammi) è già consolidato per la diagnosi del ‘diabete gestazionale’, il diabete cioè che compare durante una gravidanza, che rappresenta una condizione di rischio sia per la gestante che per il feto. Lo studio appena pubblicato fa seguito ad una serie di altre nostre ricerche, che hanno dimostrato come questa condizione di elevata glicemia, un’ora dopo carico standard di glucosio, sia associata a un peggiore profilo di rischio cardio-vascolare. L’aspetto nella pratica clinica più rilevante – prosegue Sesti – è che la misurazione della glicemia, un’ora dopo carico orale di glucosio (in aggiunta alle due misurazioni che abitualmente si eseguono ovvero la glicemia a digiuno e quella a 2 ore), consente di identificare persone a rischio di diabete tipo 2, che sarebbero altrimenti ignorate nel tempo e private di indicazioni utili a modificare lo stile di vita e a prevenire lo sviluppo della malattia. Il tutto con un test ambulatoriale, comunemente eseguito e dai costi assai limitati”. Lo studio in dettaglio. Le persone con una normale tolleranza al glucosio ma con valori di glicemia uguali o superiori a 155 mg/dl (‘NGT-con alta glicemia ad un’ora’), mostrano un profilo di rischio cardio-metabolico intermio tra le persone con una normale tolleranza al glucosio e quelle con un’alterata tolleranza al glucosio (IGT). I ricercatori italiani sono andati dunque a vedere se i soggetti ‘NGT-con alta glicemia ad un’ora’, presentassero diverse caratteristiche cardio-metaboliche e un aumentato rischio di diabete di tipo 2, rispetto ai soggetti con semplice alterazione della glicemia a digiuno (IFG). A tale scopo è stata effettuata un’analisi trasversale su 595 soggetti non diabetici tutti sottoposti ad un test da carico di glucosio e ad un clamp euglicemico iperinsulinemico. E’ stata inoltre effettuata un’analisi longitudinale su 392 individui, che sono stati inoltre riesaminati dopo un follow up di 5,2 ±0,9 anni.I soggetti ‘NGT-con alta glicemia ad un’ora’ presentavano una significativa riduzione della sensibilità periferica all’insulina e della funzione delle cellule beta pancreatiche, rispetto sia ai ‘NGT-con bassa glicemia ad un’ora’, che ai soggetti IFG. Tra i 392 soggetti inclusi nell’analisi longitudinale, il tasso di incidenza di diabete di tipo 2, nel periodo di follow up è stato del 2,9% nei soggetti ‘NGT-con bassa glicemia ad un’ora’, del 16,7% nei soggetti ‘NGT-con alta glicemia ad un’ora’, del 12,5% nei soggetti IFG e infine del 31,4% nei soggetti IGT.In altre parole, i soggetti ‘NGT-con alta glicemia ad un’ora’ avevano un rischio 4 volte maggiore rispetto ai normoglicemici di presentare un diabete conclamato entro i successivi 5 anni; per quelli con IGT il rischio era 6-7 volte maggiore. Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism’, organo ufficiale della Società di Endocrinologia Americana, ha come primo autore la dottoressa Teresa Vanessa Fiorentino, che ha svolto parte della sua attività di ricerca grazie a una borsa di studio per l’estero finanziata dalla Società Italiana di Diabetologia (SID).I risultati di questo studio hanno dunque permesso di individuare una nuova categoria di soggetti ad elevato rischio di diabete negli anni immediatamente a venire e sulla quale concentrare dunque tutti gli sforzi di prevenzione, per ritardare la comparsa di questa condizione o per trattarla adeguatamente sul nascere.

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Let’s Rock on the Top of Europe!

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

Interlaken, SwitzerlandInterlaken, Switzerland, 31st August 2015 – A unique event. A first: thanks to Swiss watch brand TAG Heuer, a Chinese music star – the composer, dancer, musician and actress G.E.M. – performed today on the famous Jungfraujoch glacier for an audience of more than 200 Chinese fans who had travelled from China and all over Europe.G.E.M. is a household name in China. A generational phenomenon throughout the country and across Asia. Young, beautiful and talented with a powerful voice and a sought-after look, she is the epitome of success and, at just 24, is admired by an entire generation of youngsters who know her songs by heart.At the invitation of TAG Heuer, G.E.M. – which stands for Get Everybody Moving – decided to come and perform in Switzerland. And – as expected of her – the performance took place on a dazzling stage, which she had designed down to the very last detail alongside the Swiss watch brand, for whom she has been an ambassador since early 2015. Arriving by helicopter after a flight over the Swiss Alps, she was met by Jean-Claude Biver, President of the LVMH Group Watch Division and CEO of TAG Heuer. On a stage built on the snow in the form of the TAG Heuer logo, she sang her biggest hits, including Someday I’ll Fly, What Have U Done and Oh Boy: a real physical feat at this altitude. Of course, no one could resist a few of the great Swiss clichés to top off this unique event: Bernese mountain dogs, as well as Alpine horn players and an opportunity to taste Mr. Biver’s very own cheese. To continue the fun, G.E.M. extended her performance by descending the glacier’s Snowpark on a zip wire. Her motto could be #DontCrackUnderPressure!
Jean-Claude Biver, President of the LVMH Group Watch Division and CEO of TAG Heuer, stated: “Thanks to her amazing character and infectious energy, G.E.M. has really accelerated TAG Heuer’s ability to connect with youngsters in China and Asia in general. We succeeded in staging an event that might have seemed outlandish, thanks to her perseverance and professionalism and that of the teams, in particular from Jungfraujoch, who I would like to thank for their welcome. Our Chinese friends will remember this event for a long time – an event organised in their honour and which illustrates the friendship between our two countries”.

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Emergenza guerre

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

TiranaTirana dal 6 all’8 settembre migliaia di persone per discutere con i leader religiosi e gli esperti delle istituzioni internazionali di sviluppo, ambiente, diseguaglianze sociali e lanciare proposte concrete per fermare i conflitti. Su proposta della Comunità di Sant’Egidio, insieme alle Chiese cattolica e ortodossa di Albania, le grandi religioni mondiali hanno preso l’iniziativa di un Incontro Internazionale, “LA PACE E’ SEMPRE POSSIBILE – Religioni e Culture in dialogo”, che si svolgerà a Tirana. Un grande evento nello “spirito di Assisi” – la prima Preghiera per la Pace voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 nella città di San Francesco – che avrà quest’anno un carattere speciale, non solo per l’attuale scenario di guerre e conflitti di diversa origine, ma anche per la crescita di un nuovo soggetto rappresentato dalla forza pacifica delle religioni che si contrappone alla violenza con proposte concrete e realizzabili. E’ atteso, nell’assemblea inaugurale, un importante messaggio di Papa Francesco. Ma per tre giorni, in decine di tavole rotonde, si alterneranno i più importanti leader religiosi di Europa e Mediterraneo, Asia e Africa, insieme ad esponenti della cultura e delle istituzioni: a questi ultimi verrà lanciato un forte appello perché si realizzino immediate tregue umanitarie e venga avviato con urgenza il complesso, ma al tempo stesso indispensabile, lavoro di costruzione della pace. Saranno interpellate tutte le istituzioni internazionali ma in particolare l’Europa che si trova di fronte ad un bivio: chiudere le sue porte e invecchiare tristemente oppure accettare le nuove sfide di fronte a cui si trova, come quelle della pace, dell’accoglienza e dell’integrazione.Ma l’evento avrà anche un carattere popolare: ogni giorno si allarga il numero di coloro che – da ogni parte di Europa e non solo – si uniranno, all’inizio di settembre, come pellegrini di pace per assistere all’incontro nella capitale albanese.
Perché proprio l’Albania? Perché per costruire la pace occorre partire dalle periferie. Papa Francesco, un anno fa, cominciò da qui a visitare l’Europa. E oggi proprio questo piccolo Paese, che ospita la più forte presenza musulmana del vecchio continente, è diventato un modello di coabitazione tra le religioni e le culture, un interessante laboratorio dove per tre giorni saranno affrontati argomenti che riguardano la pace come: lo sviluppo sostenibile, le emergenze ambientali (che riguardano il pianeta in generale, ma anche la vivibilità di tante periferie delle megalopoli mondiali) e le diseguaglianze sociali. Tanti saranno i testimoni dei Paesi in conflitto, come Siria, Iraq, Nigeria, Mindanao (Filippine) e Libia, perché tutti ascoltino le loro voci e contribuiscano alla costruzione della pace.

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Papa Francesco (che Dio lo protegga) ultima spiaggia del cattolicesimo

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

papa francescoDa più parti mi giunge l’eco di una affermazione che appare perentoria, che non offre alternative, ma indica una strada come la sola percorribile. Il riferimento è alla incoerenza che ha frustrato l’andazzo del Vaticano, lasciando il mondo dei fedeli abbandonato a se stesso, in nome e per conto di una prassi non condivisa. L’affermazione che oggi si ripete come una eco non più lontana , e, quindi, capace di restituire speranze perdute; l’affermazione riguarda Papa Francesco, identificato come l’ultima spiaggia per restituire al cattolicesimo cristiano i principi che Cristo santificò nel “Non praevalebunt”. Gli accadimenti di questi giorni hanno risvegliato sopite memorie, che si levano come montagne che hanno ostacolato l’agilità del cammino. In molti abbiamo scritto, senza riuscire e dire qualcosa di nuovo, aperto alla speranza. Il funerale del boss, mitico “re di Roma”, ha dimostrato tangibilmente l’impotenza del potere costituito, vuoi che sia potere laico o che sia potere confessionale. Si è aperta una silenziosa battaglia nella quale ha vinto l’impossibile, lasciando il possibile e il doveroso all’ombra delle incertezze.
Così ci è tornato in mente il funerale di De Pedis e la successiva sepoltura nella Basilica di Sant’Apollinare, come se si trattare di un principe della Chiesa o del sovrano unico e assoluto dello Stato Città del Vaticano. Ci siamo ricordati del respingimento della salma di Piergiorgio Guelby, a cui vennero si opposte le porte sbarrate,della Chiesa di Don Bosco, dove i familiari volevano celebrare il funerale, “per un ordine arrivato dall’alto” (così affermò il parroco di allora). Nelle incertezze accadute, non comprese dal mondo cattolico, emerse solo la figura di Ratzinger, che riuscì a farsi eleggere pontefice “cui sibi nomen imposuit Benedictus vigesimus sextus”. Già da cardinale Ratzinger anticipò i peggiori errori compiuti da un pontefice (in)felicemente regnante, al punto da diventare, allora solo cardinale, destinatario di una indagine penale da parte di una corte americana del Texas, per ostacolo alla giustizia, con quella lettera, “crimen sollicitationis”, rivolta ai vescovi americani, nella quale imponeva un silenzio omertoso nei casi di pedofilia, da considerarsi un peccato da trattare nel segreto delle sacrestie, eliminando il reato penale con vittime che dovevano accettare l’omertà, pena la scomunica.
Quando dovette affrontare una visita pastorale negli USA, Ratzinger, temendo i rigori della legge penale americana, incontrò il presidente G.W. Bush in Vaticano e nella riservatezza di quella “scampagnata” nei giradini vaticani, affrontarono il problema, che G.W Bush risolse con molta semplicioneria, riconoscendo a Bendetto XVI l’immunità, in quanto capo di Stato in carica, mortificando l’affermazione di Cristo “Il mio regno non è di questo mondo”.
Non fu che uno dei gesti e atti che lasciarono perplessi i cattolici cristiani, ma non fu il solo. Ebbe il sopravvento sulla modestia che dovrebbe illuminare i gesti del Vaticano, specialmente nei suoi vertici massimi, quel battesimo in mondo visione la notte che ricordava al mondo cattolico la Resurrezione di Cristo, con Magdi Allam primo attore e Benedetto XVI, spalla di secondo piano, e l’on. Lupi, parlamentare berlusconiano,testimone, padrino del catecumeno, nonchè trait-d’union tra il liberismo berlusconiano e la personalissima teologia di Ratzinger.
Quel battesimo doveva essere, come lo fu, uno schiaffo al mondo musulmano, essendo stato Magdi Allam un apostata, diventato il peggior denigratore e accusatore dell’Islam, come religione della violenza. Ora lo stesso apostata ha lasciato la religione di Cristo, perché non abbastanza nemico dell’Islam, con l’elevazione al trono di Pietro di Mario Bergoglio, “cui sibi nomen imposuit Franciscus”. E’ così che Papa Francesco è visto oggi come l’ultima spiaggia del cattolicesimo cristiano, dopo avere sfiorato, con Ratzinger, un nuovo e definitivo scisma, evitato con le doverose dimissioni di Benedetto XVI, che pure, da “papa emerito”, continua a remare contro, servendosi di quei cardinali da lui stesso elevati alla porpora e inseriti nel sacro Concistoro. Da molte parti mi viene scritto che la Teologia della Liberazione rappresenta il solo possibile futuro della Chiesa, e solo Papa Francesco dispone dell’autorità morale e canonica di operare questa scelta epocale. Noi aspettiamo.
Papa Francesco più volte ha invitato i fedeli a pregare per Lui, segno che comprende il difficile compito che lo attende; noi cattolici, seguaci di quel “manifesto” della più grande rivoluzione sociale cui il mondo abbia assistito con il Discorso della Montagna e le Beatitudini, preghiamo per questo pontefice che la Provvidenza ci ha mandato, ma alle preghiere aggiungiamo un consiglio:“Santità, eviti di sorbire qualsiasi bevanda le venga offerta senza accurate attenzioni… non si sa mai! (Rosario Amico Roxas)

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Immigrati: Sciopero delle impronte

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

impronte“Fa ancora incredibilmente notizia, come fosse una rarità, quello che è stato battezzato ‘sciopero delle impronte’, e cioè il rifiuto categorico da parte dei migranti giunti in Italia, di farsi fotosegnalare. Ma questa, invece, è una storia vecchia che si ripete ovunque ed al di là delle chiacchiere di qualcuno che ha parlato di metodi efficaci per gli Operatori delle Forze dell’Ordine che potrebbero procedere comunque come per magia ai riconoscimenti, la verità è che se uno o più soggetti non intendono collaborare e non si fanno fotosegnalare l’unica maniera per procedere sarebbe usare la forza, ma nessuno di noi vuole né può farlo. Di fronte a tutto questo siamo completamente impotenti… Hai voglia a snocciolare anatemi come stanno facendo in altri Paesi che ci accusano di essere in malafede e di non identificare i profughi volutamente. Se poi nei folti gruppi di ‘scioperanti’ vi siano malintenzionati, delinquenti, terroristi, assassini, stupratori e così via, lo scopriremo solo quando, magari, avranno portato a compimento i propri propositi illeciti, e sarà troppo tardi, ma non per i soliti commenti ipocriti di chi fingerà sconcerto ed indignazione”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo le ultime notizie, giunte questa volta da Rovigo, relativo al cosiddetto “sciopero delle impronte”. È il fenomeno, ormai quasi di massa, legato ai sempre più numerosi profughi che rifiutano di sottoporsi all’identificazione mediante il rilievo dell’impronta digitale. La Polizia del capoluogo veneto, come spiegato dai media, ha “ritenuto di non procedere a forza, anche a tutela dei propri uomini”. La mancata identificazione viene infatti punita con la semplice denuncia a piede libero. Molti migranti rifiutano di farsi identificare nella speranza di varcare il confine, per poi presentare la richiesta d’asilo in un altro Paese europeo, evidentemente più gradito. E questo evidentemente consci, anzi sicuri, di riuscire a cavarsela, e di poter lasciare le Questure senza che nessuno possa trattenerli.
“E’ assolutamente indispensabile – conclude Maccari – che tanto i riconoscimenti quanto la verifica dei presupposti necessari per la richiesta di asilo vengano effettuati prima che i migranti sbarchino in massa sulle coste italiane, e questo una volta di più considerato quanto bassa sia la percentuale di persone che poi ottengono effettivamente lo status di rifugiato, ed a quante venga invece negato – davvero tantissime – dopo un periodo che però, fra una pronuncia e l’altra dell’Autorità, si protrae per un tempo intollerabile. Un tempo in cui queste migliaia di persone possono andare dove gli pare e lo fanno, proprio come quelli che non si sono fatti identificare e che sono veri e propri fantasmi che si aggirano sul territorio”.
“Fa ancora incredibilmente notizia, come fosse una rarità, quello che è stato battezzato ‘sciopero delle impronte’, e cioè il rifiuto categorico da parte dei migranti giunti in Italia, di farsi fotosegnalare. Ma questa, invece, è una storia vecchia che si ripete ovunque ed al di là delle chiacchiere di qualcuno che ha parlato di metodi efficaci per gli Operatori delle Forze dell’Ordine che potrebbero procedere comunque come per magia ai riconoscimenti, la verità è che se uno o più soggetti non intendono collaborare e non si fanno fotosegnalare l’unica maniera per procedere sarebbe usare la forza, ma nessuno di noi vuole né può farlo. Di fronte a tutto questo siamo completamente impotenti… Hai voglia a snocciolare anatemi come stanno facendo in altri Paesi che ci accusano di essere in malafede e di non identificare i profughi volutamente. Se poi nei folti gruppi di ‘scioperanti’ vi siano malintenzionati, delinquenti, terroristi, assassini, stupratori e così via, lo scopriremo solo quando, magari, avranno portato a compimento i propri propositi illeciti, e sarà troppo tardi, ma non per i soliti commenti ipocriti di chi fingerà sconcerto ed indignazione”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo le ultime notizie, giunte questa volta da Rovigo, relativo al cosiddetto “sciopero delle impronte”. È il fenomeno, ormai quasi di massa, legato ai sempre più numerosi profughi che rifiutano di sottoporsi all’identificazione mediante il rilievo dell’impronta digitale. La Polizia del capoluogo veneto, come spiegato dai media, ha “ritenuto di non procedere a forza, anche a tutela dei propri uomini”. La mancata identificazione viene infatti punita con la semplice denuncia a piede libero. Molti migranti rifiutano di farsi identificare nella speranza di varcare il confine, per poi presentare la richiesta d’asilo in un altro Paese europeo, evidentemente più gradito. E questo evidentemente consci, anzi sicuri, di riuscire a cavarsela, e di poter lasciare le Questure senza che nessuno possa trattenerli.
“E’ assolutamente indispensabile – conclude Maccari – che tanto i riconoscimenti quanto la verifica dei presupposti necessari per la richiesta di asilo vengano effettuati prima che i migranti sbarchino in massa sulle coste italiane, e questo una volta di più considerato quanto bassa sia la percentuale di persone che poi ottengono effettivamente lo status di rifugiato, ed a quante venga invece negato – davvero tantissime – dopo un periodo che però, fra una pronuncia e l’altra dell’Autorità, si protrae per un tempo intollerabile. Un tempo in cui queste migliaia di persone possono andare dove gli pare e lo fanno, proprio come quelli che non si sono fatti identificare e che sono veri e propri fantasmi che si aggirano sul territorio”.

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Settimana del Pianeta Terra dal 18 al 25 Ottobre

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

villaggio saracenoRoma – 23 Settembre – Ore 11 – sede Stampa Estera in via dell’Umiltà 83/c conferenza stampa.“In Basilicata , a Matera , c’è un villaggio Saraceno formato da ben 70 grotte scavate in un vallone affluente della Gravina di Matera e lo vedremo grazie alla Settimana del Pianeta Terra , ci entreremo dentro rimanendo affascinati da una chiesa bizantina. Un villaggio che ospitava pastori di cui vedremo le tracce ma dove vedremo necropoli ed abitazioni in grotta”. Lo ha affermato Gianluca Violante (Geologo escursionista e socio fondatore dell’Associazione “GeA Geoturismo ed Ambiente) . Matera capitale europea 2019 sarà protagonista della Settimana del Pianeta Terra , un grande ed innovativo progetto di promozione delle geoscienze , costruito da Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino e da Silvio Seno dell’Università di Pavia e riconosciuto ufficialmente dal MIUR. Ben 236 eventi in contemporanea dal 18 al 25 Ottobre e solo in Italia. Ed ecco che saremo in un sito assolutamente unico al mondo : il Villaggio Saraceno . “ Esso è interessante, oltre che per gli aspetti paesaggistici – ha proseguito Violante – anche perché rappresenta una testimonianza di come erano i Sassi di Matera in una fase iniziale dell’urbanizzazione. Avremo la grande opportunità di arrivare ad aree apparentemente inaccessibili ammirando sorprendenti presenze di antica civiltà rupestre. Superbe scalinate scolpite nella pietra collegano abitazioni in grotta, cripte e santuari, cisterne, immensi ovili, necropoli e tombe di famiglia. Tutto questo durante la Settimana del Pianeta Terra
La funzione del complesso rupestre era di dare rifugio ad agricoltori, pastori ed armenti. Molte delle grotte sono state usate come ovili sino agli ultimi lustri del XX Secolo e come vedremo durante la Settimana del Pianeta Terra ancora oggi è possibile trovare tracce dell’antica presenza dei pastori”. Matera dunque sarà grande protagonista della più imponente promozione delle geoscienze che in Italia vedrà scendere in campo più di 600 ricercatori, tutte le Università italiane , i grandi Enti di ricerca . Il mondo delle geoscienze aprirà le proprie porte a tutti i cittadini.
“Il paesaggio rupestre della Murgia Materana è profondamente diverso dagli altri paesaggi rupestri presenti nel bacino del Mediterraneo. La sua genesi -ha concluso Violante – e la successiva evoluzione architettonica degli originari ipogei rupestri, in molti casi di origine preistorica, sono state favorite dal peculiare habitat geostrutturale, idrogeologico, geomorfologico e geomeccanico della Gravina di Matera.
La civiltà rupestre del Materano si è essenzialmente sviluppata nel Medioevo, tra l’VIII e il XIII sec d.C. ed è testimoniata da un ricco e variegato patrimonio storico ed architettonico. Si ritrovano, infatti, insediamenti urbani, i Sassi appunto, disposti su più livelli, insediamenti rupestri pastorali, i così detti Iazzi, villaggi trincerati, luoghi di culto come chiese, asceteri, cenobi, complessi monastici ed eremi. In molti casi il luogo di culto occupa una grotta scavata da fenomeni naturali, a volte l’ambiente è in parte scavato in parte costruito”.

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