Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 6 settembre 2021

Verona capitale della chirurgia ortopedica grazie alla Clinica San Francesco

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

By Andrea Sermonti. Verona. Si è tenuto il 31 agosto l’evento digitale “La Clinica San Francesco di Verona per celebrare i 10 anni di attività con il robot Mako”, organizzato in occasione del decimo anniversario del primo intervento di chirurgia ortopedica protesica con sistema MAKO eseguito in Italia per la prima volta dal dottor Piergiuseppe Perazzini, responsabile dell’Unità Funzionale di Ortopedia e Traumatologia della Clinica San Francesco di Verona, struttura d’eccellenza del gruppo Garofalo Health Care accreditata con il SSN. Mako, la piattaforma robotica ad alta tecnologia per la chirurgia protesica in ortopedia è stata sviluppata negli Stati Uniti da Stryker e introdotta in Italia nel 2011 da ab medica. I sistemi robotici Mako installati nel mondo sono più di 1000, di cui 30 in Italia, quest’ultima risulta uno dei primi Paesi europei per numero di piattaforme robotiche installate. Realizzato con il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Verona e dell’Università di Verona, l’incontro ha visto a confronto i maggiori esperti italiani e americani di chirurgia ortopedica robotica, i mentori e le istituzioni che hanno avuto e hanno tutt’oggi un ruolo determinante per la comunità internazionale di chirurgia robotica, con l’obiettivo di raccontare la propria esperienza e presentare le più avanzate innovazioni in chirurgia robotica, gli straordinari benefici e le prospettive future di sviluppo. Oltre al confronto sul ruolo strategico di innovazione, formazione e ricerca nella chirurgia robotica, uno spazio è stato dedicato ad analizzare gli aspetti più strettamente economici, i vantaggi e la sostenibilità della robotica in ambito medicale. La chirurgia robotica è il settore di più rapida crescita della robotica di servizio, grazie ai risultati clinici ed economici eccellenti. Il primo robot chirurgico è stato sviluppato nel settore ortopedico, da sempre all’avanguardia con le tecnologie più avanzate per visualizzazione, pianificazione ed esecuzione degli interventi. Come evidenziato dal Prof. Paolo Fiorini dell’Università di Verona, “Italia ed Europa sono all’avanguardia nella ricerca in robotica. Da circa 15 anni, il laboratorio di robotica dell’Università di Verona è impegnato in progetti di frontiera nella chirurgia robotica e nella creazione di aziende spin-off, grazie soprattutto ai finanziamenti dell’Unione Europea, che negli ultimi 3 anni ci ha riconosciuto circa 3 milioni di Euro. Al fine di creare nuove sinergie ottimizzando le altissime competenze del laboratorio di robotica di Verona e le esigenze cliniche, abbiamo iniziato una rapporto di collaborazione con il Dott. Perazzini e il suo team, per applicare le nostre ricerche a problemi di immediato impatto clinico.” La piattaforma robotica Mako, grazie alla pianificazione specifica per ogni paziente effettuata sulla relativa TAC e la tecnologia aptica che consente di rimuovere solamente il tessuto osseo necessario, permette di ottenere una precisione del posizionamento della protesi che prima non era ottenibile tramite la chirurgia classica. Su un totale di oltre 450.000 interventi eseguiti ad oggi nel mondo con tecnica robotica Mako, il primato in Italia ed in Europa spetta al dottor Perazzini, che dal 2011 ha eseguito circa 20.000 interventi chirurgici, di cui 2750 di protesi del ginocchio totale e parziale e 1215 protesi di anca con il robot Mako, dando vita al Centro di Ortopedia Robotica Europeo CORE, una scuola di chirurgia robotica di riferimento europeo presso la Clinica San Francesco di Verona. A testimonianza dell’importanza strategica della robotica in ortopedia, Il Gruppo Garofalo Health Care ha recentemente acquisito la Clinica San Francesco, riconoscendo l’importanza di investire in un’eccellenza europea. Maria Laura Garofalo, ceo del gruppo, ha dichiarato: “L’ingresso della clinica, avvenuto proprio nel corso del decennale dell’attività robotica, ha determinato un accrescimento delle tecnologie specialistiche a disposizione e arricchito il quadro delle soluzioni clinico-chirurgiche e scientifiche del gruppo, ponendo il Dott. Perazzini e la sua equipe quale punto di riferimento per la formazione dei nostri professionisti nell’ambito di questa metodica. Il nostro modello organizzativo patient-centered – prosegue – ci impone di assicurare un’alta qualità dei servizi e quindi di operare investimenti costanti e consistenti nelle tecnologie più innovative e nella strumentazione d’avanguardia. Impegno che rivolgiamo da sempre a tutte le strutture del Gruppo”. Grazie all’impiego del robot Mako si sono ridotti i tempi di degenza dei pazienti – sono oltre 1800 le giornate di degenza annue risparmiate all’anno nelle strutture come ci spiega la dottoressa Maria Antonietta Banchero – e si sono accorciati anche i percorsi di riabilitazione comportando vantaggi per le strutture sanitarie e per gli stessi pazienti sottoposti alla chirurgia. Nei prossimi anni la tendenza sarà quella di garantire un “continuum of care” e la tecnologia si sta progettando e sviluppando proprio in tal senso dichiara Robert C. Cohen Presidente Digital, Robotics and Enabling Technologies di Stryker dando vita dei veri e propri ecosistemi digitali dove paziente e medico chirurgo sono in costante contatto tramite applicazioni in grado di seguire tutte le fasi pre, intra e post operatorie. Vedere anche: https://fidest.wordpress.com/2021/08/17/evento-digitale-la-clinica-san-francesco-di-verona/

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USA: un’economia con infrastrutture obsolete

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Quando le campagne elettorali dei partiti s’intrecciano alle scelte politiche ed economiche, i risultati non sono sempre positivi, ovunque nel mondo. Anche in Italia e negli Stati Uniti. Per esempio, il programma di investimenti in infrastrutture de l presidente Biden è stato di fatto dimezzato. Il partito Repubblicano non intende permettere che esso diventi un successo per i Democratici nelle elezioni di metà mandato del 2022. Per evitare un ostruzionismo paralizzante al Senato, il governo si è detto disposto a un accordo bipartisan per progetti più “annacquati”. Il piano infrastrutturale iniziale di Biden era di 1.900 miliardi di dollari in otto anni. E’ stato ridotto a 1.200 miliardi di cui, però, 650 già stanziati in precedenza dall’amministrazione Trump. I nuovi investimenti, quindi, ammontano a 550 miliardi. Sembra una cifra ragguardevole. Non lo è se, però, si tiene conto che la maggioranza delle infrastrutture è obsoleta, vecchia di 40 anni o più. Il Rapporto 2021 dell’American Society of Civil Engineers (ASCE), l’organizzazione indipendente degli ingegneri civili, identifica in dettaglio le aree di sviluppo infrastrutturale e quantifica in ben 2.590 miliardi di dollari la necessità di investimenti in 10 anni. Servono almeno 786 miliardi solo per modernizzare o riparare le strade e i ponti. Biden ne prevede ora 110 miliardi. La seconda area che richiede un grande intervento riguarda l’acqua potabile e le relative infrastrutture. L’ASCE stima che il gap di investimenti potrebbe salire a 434 miliardi di dollari entro il 2029. Nel programma dell’Amministrazione sono previsti soltanto 55 miliardi. Vi sono poi i settori dell’energia il cui gap potrebbe aggirarsi intorno ai 200 miliardi di dollari entro il 2029. Ma ne sono previsti solo 73. Tutto ciò non sorprende: è la conseguenza della profonda trasformazione degli Usa, dove nei passati decenni la finanziarizzazione dell’economia e l’outsourcing (lo spostamento delle industrie all’estero per pagare meno il costo del lavoro e le tasse) sono cresciuti enormemente, a discapito dei settori produttivi. Infatti, mentre nel 1965 il settore delle macchine utensili rappresentava il 28% dell’intero mercato mondiale, oggi tale percentuale è ridotta al 5%. Nel 2018 i produttori di macchine utensili ne hanno esportato per 4,2 miliardi di dollari e importato per 8,6 miliardi. Se si produce di meno e si vuole mantenere alti i livelli di consumo, l’unica via è il debito. Non solo quello pubblico delle amministrazioni centrali e periferiche, ma anche quello privato. Infatti, nel secondo trimestre del 2021 il debito delle famiglie americane ha raggiunto quasi 15.000 miliardi di dollari, dei quali oltre 10.000 per ipoteche sulla casa. In un solo trimestre l’aumento del debito privato è cresciuto del 2,1%. Anche la spesa sanitaria delle famiglie è aumentata enormemente. L’amministrazione Biden ha un programma di investimenti, sulla carta, molto ambizioso. Oltre alle infrastrutture, vi sono dei pacchetti di spesa per il digitale, per i cambiamenti climatici e soprattutto per l’infanzia e le scuole. E’ chiaro che fare tutto a debito, emettendo Treasury bond e stampando moneta, non sarebbe possibile. Per questa ragione Biden ha annunciato la volontà di aumentare le tasse sui profitti delle grandi corporation e per i super ricchi. Anche su questo è in corso una battaglia ideologica, con ricadute elettorali. D’altra parte, la politica di Trump di tagliare le tasse per 1.900 miliardi di dollari non ha dato grandi frutti. La narrazione liberista sosteneva che le tasse condonate si sarebbero automaticamente trasformate in nuovi investimenti nei settori dell’economia reale. Così non è stato! Diminuire le tasse per le pmi, per le famiglie e anche per le industrie grandi, produttive e innovative, è positivo. Però, è pratica di certe multinazionali e di alcuni settori dei servizi, in primis quelli finanziari, utilizzare i soldi rimasti nelle loro casse per differenti operazioni di borsa, come il riacquisto delle proprie azioni, di buyout, cioè per l’acquisto di altre imprese con denaro preso a prestito, o per distribuire dividenti più alti. Il contrario di quanto dovrebbe essere fatto, non solo negli Usa. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Spesa famiglie: stangata autunnale

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Al rientro dalle vacanze, come ogni anno, le famiglie fanno i conti con le spese autunnali. Tra Tari, riscaldamento, bollette, spese mediche e per il rientro a scuola, si preannuncia un autunno difficile per gli italiani: nel periodo tra Settembre e Novembre le famiglie dovranno far fronte a una stangata di 2.212,50 Euro. Si tratta di cifre estremamente onerose, che vanno a gravare su una situazione già fortemente compromessa dalla pandemia in atto. Anche quest’anno la situazione sanitaria inciderà sulle spese d’autunno, aggiungendo alle consuete voci anche quella per il trasporto da e per la scuola (in molti, infatti, continueranno a rinunciare al trasporto pubblico preferendo ricorrere a mezzi privati); nonché quella per test, esami e prestazioni legate alla pandemia. A ciò si aggiungono le consuete spese per la TARI, per il riscaldamento, le bollette (soprattutto quelle dell’energia in continua crescita). È vero che queste ultime si pagano tutto l’anno, ma in questo frangente si sommano alle altre onerose spese con un risultato estremamente negativo per le tasche dei cittadini. Occorre precisare che la stangata in questione non comprende le spese correnti per alimentazione, abbigliamento, ecc. settori che, come dimostrano le dinamiche inflattive, sono soggetti comunque a forti aumenti.

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“Nell’ombra del Mondo il viaggiatore” di Stefano Pica

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Esce l’ultimo libro di Stefano Pica “Nell’ombra del Mondo il viaggiatore” edizioni Terre Sommerse. Renato Ranucci è un giovane laureando in Storia e Filosofia, che durante una ricerca per la sua tesi su Giordano Bruno si imbatte accidentalmente in un antico e misterioso volume dal titolo ‘Umbra mundi’ (un libro non scritto). Presto scoprirà che quell’antico tomo consente, a chi ne viene in possesso, di viaggiare dentro i sogni e confrontarsi con i lati più segreti dell’esistenza. Durante il suo peregrinare il protagonista sarà coinvolto in una rete intricata di eventi sempre in bilico tra sogno e realtà in cui avrà modo di comprendere i molteplici volti del Potere da cui sarà anche lui sedotto, per accedere poi ad una conoscenza interiore caratterizzata da luci e ombre. Romanzo sul potere con una trama psicologica e metafisica nata dal ‘fango infero’ di un percorso iniziatico di tipo massonico dell’autore. Stefano Pica nasce a Roma il 17 febbraio del1972, psicologo clinico con orientamento junghiano, specializzato in psicologia forense, criminologia e psicodiagnostica, esperto di psicologia investigativa e sicurezza urbana. Svolge l’attività clinica in diversi studi, nell’ambito peritale come consulente tecnico di parte e come formatore. Studioso di energie sottili e Tecniche Energetico Vibrazionali.

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Alessio Forgione: Il nostro meglio

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Collana Oceani, pp. 288, 17 euro in libreria dal 9 settembre. Dopo l’esordio con Napoli mon amour e il successivo Giovanissimi, accolti entrambi con grande successo da critica e pubblico, Forgione entra adesso nel catalogo della Nave di Teseo con un libro più maturo e personale: un folgorante romanzo di perdite e conquiste; un nuovo, impetuoso lessico famigliare del nostro tempo. Tra l’infanzia a Bagnoli e l’età adulta a Soccavo, prende corpo una storia di una bellezza struggente e malinconica, eppure vitale e impetuosa, capace di farci riflettere su aspetti della nostra vita che forse spesso ci sfuggono. Quanto in noi rimane delle persone che siamo state, mi chiedo.Amoresano è cresciuto a Bagnoli con i nonni, una famiglia semplice con una vita fatta di piccole cose, bestemmie senza cattiveria e una saggezza popolare che tocca il cuore delle cose. Ora Amoresano vive con i genitori a Soccavo, va all’università. Osserva tutti e parla poco, con la fidanzata le cose non vanno, il suo rifugio è la lettura, le frasi che annota sono la sua ribellione silenziosa. Suona la chitarra e, a volte, sogna quasi di fare un disco con l’amico Angelo, che freme per fuggire a Londra. Nel mondo di Amoresano, sui treni che prende girando attorno a Napoli e ai suoi desideri, il pensiero torna sempre a quella nonna che l’ha cresciuto, che gli pare più avanti di tutti, che preferisce i murales ai muri abbandonati, che sa scegliere il momento migliore per arrabbiarsi, che insegna a voler bene alle persone giuste. Come cambia la nostra vita quando dobbiamo fare a meno di ciò a cui teniamo di più? Amoresano rincorre la sua risposta nei passi fino alla tabaccheria di Maria Rosaria, nella traiettoria del suo sguardo diverso eppure uguale, dentro le notti di un’estate calda e possibile, a scambiarsi libri e film come domande, millimetri di pelle come tentativi. Una ricerca confusa e inquieta che rimbalza sul terrazzo di Anna, in un’isola fuori stagione, a bordo di motorini lanciati nei viali della città a improvvisare fughe, a scrivere ritirate. Nuotando nella memoria, il suo bene più urgente, osando e rifiutando bellezza, che pure non basta quando pensiamo di non meritarla, inseguendo un dolore inevitabile per vedere fin dove ne arrivano le diramazioni, Amoresano scopre il prezzo rovente dell’amore che abbiamo ricevuto e di quello che non sappiamo dare. Alessio Forgione è nato a Napoli nel 1986. Scrive perché ama leggere e ama leggere perché crede che una sola vita non sia abbastanza. Il suo romanzo d’esordio, Napoli mon amour, (2018) ha vinto il premio Giuseppe Berto 2019, il Premio Intersezioni Italia-Russia 2019, il Prix Méditeraneé Etranger 2021, è tradotto in russo e francese, e in corso di traduzione in Grecia. Giovanissimi (2020), è stato selezionato nella dozzina del premio Strega 2020 ed è in corso di traduzione in Francia.

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Medici italiani tornano a emigrare

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Dopo l’arresto nei mesi di lotta al Covid-19, torna forte l’emorragia di medici dall’Italia verso gli stati esteri. In media un medico ogni 40 emigra verso Emirati, Qatar o Nordamerica. L’allarme lo lancia il presidente Omceo Mi Roberto Carlo Rossi segnalando che ogni anno firma oltre 500 certificati “good standing” per consentire l’espatrio a medici italiani (su 27 mila iscritti, a Roma Antonio Magi ne firma 1000 su 42 mila iscritti). Per una proporzione corretta bisogna aggiungere gli espatri di medici italiani verso paesi dell’Unione europea, gestiti con una procedura di attestazione della “buona condotta” che coinvolge ministero della Salute e Fnomceo. Rossi aggiunge che non vanno via solo giovani camici ma anche medici 45-50enni, specialisti della dirigenza pubblica, dipendenti del privato. Tra convenzione e dipendenza, un distinguo: «In convenzione la maggior parte dei medici è a 10-15 anni alla pensione, c’è poi uno zoccolo non nutritissimo di quarantenni, infine ci sono i giovani, e in quella fascia la tendenza alla mobilità, anche verso l’estero, è più elevata che in passato. Nella dipendenza invece tendono ad andare via anche i quarantenni, molti in piena carriera», dice Rossi. «Cardiochirurghi da un giorno all’altro si stabiliscono negli Emirati, e li capisco; un direttore di dipartimento responsabile di più unità dove si effettuano migliaia di prestazioni delicate, con annessi rischi legali, incassa 4500 euro mensili, meno che nel resto dei paesi industrializzati. Gli stipendi dei medici italiani a tutto il 2019 erano i peggiori in Europa occidentale eccezion fatta per la Spagna (di cui non conosco i limiti posti dalle incompatibilità); oggi forse siamo all’ultimo posto». Tra i medici di famiglia è prevedibile che a breve qualcuno, più giovane o avvezzo alle lingue straniere, chiuda la convenzione ed emigri? «Anche la nostra categoria è meno remunerata rispetto alle omologhe nel resto d’Europa, con buona pace dei Beppe Grillo secondo cui guadagneremmo come i cardiochirurghi, del ministro Giancarlo Giorgetti per il quale non serviamo più e della giornalista Milena Gabanelli nei cui pezzi leggiamo di entrate per noi cospicue (a fronte di un lavoro minimo) ma non dei costi dello studio e del personale. La realtà è diversa – dice Rossi – in una grande città le entrate non coprono le uscite, mentre in montagna il carico di lavoro e di chilometri è spesso superiore alle possibilità umane. Il turnover sarà sempre più precario e in certi casi potrà fallire, a meno di affrontarlo con due soluzioni alternative. Una è far entrare il privato nella medicina territoriale, aprendo una competizione che vedrà arretrare il servizio sanitario pubblico e i livelli di assistenza rispetto a quanto oggi erogato. L’altra è aumentare gli stipendi ai medici; osservo una certa timidezza dei sindacati nel parlare di aumenti ma per consentire al medico di respirare si potrebbe puntare alla rimozione di alcune incompatibilità».In effetti proprio lo Snami in questi mesi con il presidente Angelo Testa chiede l’abolizione di molte incompatibilità sia dei medici che già esercitano sia dei corsisti di medicina generale «per non lasciar scoperte cliniche private, guardie mediche, Rsa e 118». «La strada è quella – dice Rossi – già nel 2005 mi chiedevo come si sarebbe potuti andare avanti con un medico di famiglia garante dei Lea senza offrire a questa professione motivazioni per crescere. Oggi, peraltro i margini di libera professione rimasti sono residuali. Il lavoro prende gran parte delle nostre energie; non c’è più il rischio di un medico con più lavori, alcuni dei quali in contrasto, quel “mito” che diede il destro alla riforma bindiana e all’introduzione dell’indennità di esclusività in ospedale (pochi soldi in confronto a quanto danno all’estero, si veda Israele). Bene sarebbe concedere a chi ha residue energie e ha bisogno di soldi di poter effettuare altre attività, anche complementari a quelle rientranti nei livelli essenziali di assistenza. Anziché far entrare il privato nei Lea, daremmo al medico di fiducia la possibilità di fare qualcosa di più, di andare oltre, a fronte di prospettive economiche. Del resto, un nodo certo sta per venire al pettine: televisite e teleconsulti sono all’ordine del giorno nella medicina generale, i pazienti ce li chiedono, spesso noi riusciamo a offrirli senza problemi. Ma è lavoro supplementare e va pagato a parte». By Mauro Miserendino fonte: Doctor33.

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Covid-19: terza dose, obbligo vaccinale e green pass, le novità in vista

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Terza dose, obbligo vaccinale ed estensione del Green pass. Sono i nodi della strategia anti Covid-19 su cui è più acceso il dibattito politico di questi giorni e su cui ieri dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro della Salute Roberto Speranza è stata indicata la strada che intende prendere il Governo. Con novità che, nelle intenzioni, potrebbero arrivare già da fine settembre.Un primo nodo riguarda l’introduzione dell’obbligo vaccinale, un tema su cui ieri in conferenza stampa si sono espressi chiaramente il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro della salute Roberto Speranza: «La direzione è quella» sono concordi. «L’obbligo nel nostro Paese è già disposto da norma primaria per quanto riguarda il personale sanitario. È già applicato ad un pezzo della nostra società ed è una possibilità che resta potenzialmente a disposizione delle istituzioni, del governo, del Parlamento». Da sfondo ci sono i dati del report settimanale della struttura commissariale sulla vaccinazione, diffusi oggi in bozza, secondo cui sono quasi 3 milioni e 700mila (3.694.858) le persone con più di 50 anni ancora totalmente scoperte dal vaccino. Nel dettaglio, “nella fascia di età 50-59 anni, i soggetti che non hanno ricevuto alcuna dose sono 1.846.352, pari al 19,13% della popolazione che comprende 9.651.5417 persone, mentre nella fascia 60 -69 anni sono 1.021.269, pari 13,52% delle 7.553.486 che la compongono. «La campagna vaccinale» tuttavia, per Draghi «procede spedita: verso la fine di settembre sarà vaccinata l’80% della popolazione», mentre positivo è il dato relativo ai «giovani tra i 16 e i 19 anni, dove circa il 70% ha ricevuto almeno una dose di vaccino e quasi la metà è pienamente vaccinata».Sull’indicazione dell’obbligo vaccinale, a ogni modo, si è sollevato il dibattito tra politici, esperti e giuristi e in particolare da questi ultimi viene rilevato che si tratterebbe di una possibilità ammessa dall’ordinamento del nostro paese. Ma nel merito c’è chi, come Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata e consulente del generale Figliuolo per la campagna vaccinale, sottolinea la necessità di “agire per gradi. Si è iniziato per categorie e si va avanti secondo necessità, per esempio estendendo il Green pass alle forze dell’ordine e alle categorie a maggiore contatto col pubblico. E se non bastasse si metterà l’obbligo”, per arrivare a coprire “il 100% nelle categorie che dimostrano di essere più esposte. Ma tutto si deve basare sulle evidenze scientifiche, per non creare strappi e opposizioni”. Un altro nodo su cui da Draghi e Speranza ieri è stata segnata la strada è la terza dose: «c’è un confronto in corso proprio in queste ore» ha detto Speranza «che porterà alla scelta della terza dose. Si inizierà credo già alla fine di questo mese. E si partirà dalle persone che hanno una risposta immunitaria molto fragile. Questa indicazione, su cui il nostro Cts ha già espresso un’opinione, è arrivata anche dall’Ema, dall’Ecdc, dalle autorità europee. Il riferimento è all’uscita di ieri: secondo Ema ed Ecdc, “in una situazione in cui circa un adulto su tre nell’Ue non è ancora completamente vaccinato, la priorità dovrebbe essere quella di vaccinare tutti gli individui idonei che non hanno ancora completato il ciclo di vaccinazione raccomandato. In generale, “non è urgente la somministrazione di dosi di richiamo di vaccini contro il Covid a individui completamente vaccinati nella popolazione generale”. Resta quindi “importante distinguere tra dosi di richiamo per le persone con un sistema immunitario normale e dosi aggiuntive per quelle con un sistema immunitario indebolito. Alcuni studi riportano che una dose aggiuntiva di vaccino può migliorare la risposta immunitaria in individui immunocompromessi”. In tali casi dovrebbero essere “prese in considerazione dosi aggiuntive”. Sul punto interviene anche Giorgio Palù, presidente dell’Aifa e membro del Cts, in una intervista di oggi a Sky TG24: “Gli studi clinici dimostrano una scarsa risposta in soggetti immunodepressi e anziani, anche se queste sono decisioni di sanità pubblica. Prevenire è sempre meglio che curare e in questi casi è addirittura giustificato agire anche prima che le agenzie regolatorie si esprimano, perché lo fanno unicamente sui dati forniti dall’industria farmaceutica. L’Ema dovrebbe appena aver ricevuto i dati da Pfizer sulla terza dose e li sta ricevendo da Moderna. Si esprimerà non prima di un mese, un mese e mezzo. E anche in questo caso non diventa un problema di enti regolatori ma di sanità pubblica: se ne deve far carico in prima istanza il Ministero della Salute. Mentre per quanto riguarda i bambini è inutile parlare di vaccinare la fascia da 0-6 e 6-12: bisogna attendere gli studi in corso e poi si valuteranno rischi e benefici per questa fasce d’età».Tra i temi presi in considerazione non è mancato poi anche l’estensione del Green Pass: «l’orientamento» spiega Draghi «è verso il sì: verrà esteso e per decidere esattamente quali sono i vari passi, quali sono i settori che dovranno averlo prima, eventualmente faremo una cabina di regia, come peraltro è stato chiesto dal senatore Salvini. Ma la direzione è quella». Quello che occorrerà decidere, chiarisce è «”A chi”, non “se”, e quanto svelti». Francesca Giani fonte Farmacista33)

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Campagna del pomodoro da industria a gonfie vele in tutto il Nord Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Ad oggi risulta già raccolto il 70% della materia prima contrattata al Nord dove per il 2021 sono stati coltivati 38.621 ettari.“Il pomodoro è stato consegnato alle imprese di trasformazione in modo continuo e fluente – spiega Tiberio Rabboni, presidente dell’Organizzazione interprofessionale Oi Pomodoro da industria del Nord Italia – senza subire interruzioni a causa delle piogge, assenti nel mese di agosto. L’avvio della campagna non era stato dei più semplici sotto il profilo climatico, in particolare per i gravi episodi grandinigeni del 26 luglio, che avevano colpito gravemente oltre 2.000 ettari coltivati a pomodoro nel territorio settentrionale”.Le consegne di agosto sono poi state da record con quantitativi di conferimento all’industria mai registrati prima e di circa 400.000 tonnellate a settimana.“Tutto questo – sottolinea Rabboni – è il risultato di un’attenta programmazione dei trapianti in primavera, di una grande efficienza nella raccolta, di una perfetta organizzazione nei trasporti e di un’ottima sinergia con la velocità di ricezione e di lavorazione da parte dell’industria. In particolare, la programmazione dei trapianti, scaglionata su un lungo periodo, ha consentito di evitare il problema della sovramaturazione nelle settimane centrali di agosto”.Anche la qualità è eccellente con un grado brix elevato, con un valore di quasi 5°, prossimo ai massimi storici, e con un ottimo risultato in colore e nella tenuta della bacca.“Le imprese di trasformazione – conclude Rabboni – stanno realizzando ottimi prodotti per i mercati nazionali e internazionali. I conti si faranno a fine campagna, ma si attendono rese di campo più elevate del valore medio storico. Alle buone rese in campo si aggiunge un indice di pagamento prossimo al 100 da parte dell’industria agli agricoltori, risultato della buona qualità e del poco scarto del pomodoro consegnato. Il buon indice di pagamento, applicato ad un prezzo di riferimento più alto rispetto egli anni passati, si traduce in una reale distribuzione del valore lunga la filiera”.

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Giustizia. Balboni (FdI): riforma Cartabia su processo civile peggiore di quella Bonafede

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

“La riforma del processo civile proposta dal ministro Cartabia è addirittura peggiorativa del testo Bonafede. Gli emendamenti presentati dal governo in Commissione giustizia introducono un sistema ferreo di preclusioni e decadenze mesi prima dell’udienza di comparizione con conseguenze molto gravi a carico delle parti. Fratelli d’Italia non crede che la celerità del processo possa ottenersi a scapito dei diritti che si devono far valere in giudizio. Il rispetto del principio del contraddittorio può essere garantito soltanto attraverso il confronto con il giudice in udienza alla presenza delle parti e non con memorie da depositare mesi prima, che avviliscono il processo a uno scambio astratto di atti tra attore e convenuto. E ancor più inaccettabile è che a fronte di questa drastica compressione dei diritti delle parti non sia previsto alcun rimedio alla prassi diffusissima in molti Tribunali di rinvii abnormi, anche di anni, spesso privi di una vera giustificazione. Per questo ci batteremo in Commissione ed in aula con i nostri emendamenti per impedire questo ennesimo arretramento della nostra civiltà giuridica nel campo della tutela dei diritti e del processo civile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia.

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Vaccinati covid oltre il 70%. Ce l’abbiamo fatta? No!

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Oltre il 70% degli italiani è vaccinato (1 o 2 dosi) e si diffonde un senso di sicurezza e di “ritorno” alla normalità (sono anche tornati a livelli percentuali “normali” gli incidenti stradali, i furti, le violenze di vario tipo, e i consumi sono sulle percentuali altalenanti tipiche). “Ritorno” che implica anche un certo abbassamento del livello individuale di guardia, nonché le tolleranze verso gli inadempienti da parte delle autorità… a parte la super-sorveglianza del green pass, ché è un “giochino” nuovo. E le “esuberanze” degli anti-vax e anti green pass sono più circoscritte, quasi relegate ai social e, come sempre accade nelle minoranze ideologizzate, con la crescita di manifestazioni di “violenza proto-terroristica” (assalti ai centri vaccinali, minacce a personale sanitario, etc). Tutto nella giusta direzione? No, non va bene. Non si tratta della ricerca di una perfezione (impossibile in ogni dove, soprattutto in regimi democratici), ma del fatto che ancora oggi i non-vaccinati costituiscono un problema per il sistema sanitario e per i vaccinati (che non sono immuni al 100%). I dati di infezioni e ricoveri sono preoccupanti… e siamo alla vigilia dell’autunno, presumibilmente non di grande ostacolo al virus.Come ci sono altri vaccini obbligatori non contestati, non si capisce perché si deve contestare l’anti-covid. Certo, gli aspetti scientifici… ma lasciamo ragionare gli scienziati con chi ci amministra, che decide di conseguenza. Nell’opinione pubblica è bene che se ne discuta, ma lo Stato non deve decidere in base a quel che dice l’opinione pubblica, bensì in base a ciò che dice la scienza, che al momento sembra tendere verso l’obbligo.Auspichiamo che la saggezza di chi ci governa prenda (come sembra) questa strada e, soprattutto, non usi forme estreme contro chi si oppone, che va convinto per vincere insieme contro il virus, e non combattuto. Vincenzo Donvito, Aduc

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Evening Sale Including Thinking Italian

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

LONDON. Christie’s 20th / 21st Century: Evening Sale Including Thinking Italian, London will be highlighted by Peter Doig’s Hill Houses (Green Version) (1991, estimate: £3,500,000-4,500,000), being sold by the Estate of Donald R. Sobey, and Alighiero Boetti’s Mappa (1988-89, estimate: £1,200,000-1,800,000). Proceeds from Peter Doig’s Hill Houses (Green Version) will support the promotion and exhibition of contemporary indigenous art from Canada around the world. The 20th / 21st Century: Evening Sale Including Thinking Italian, London, coinciding with Frieze Week, will bring together iconic works by artists from the 20th century whose defining influence can be seen on the artists and artistic movements that subsequently followed in the 21st Century. Together, across the two centuries, these artists radicalised artistic practice, challenging what had come before to continually diversify the trajectory of art throughout the last 140 years. Hill Houses (Green Version) is a rare early work that stands among Peter Doig’s first explorations of his celebrated cabin motif and was acquired by Donald R. Sobey in 2003. The painting will be unveiled in New York on 7 September, remaining on view until 12 September, before being toured to Zurich from 18 to 19 September 2021. Held in the same collection since 1998, and on long term loan to MART in Rovereto for more than 20 years, Mappa is part of the celebrated series of Mappe which occupied Alighiero Boetti for over two decades of his career. Katharine Arnold, Co-Head of Post-War and Contemporary Art Europe and Mariolina Bassetti, Chairman, Post-War and Contemporary Art, Continental Europe and Chairman Christie’s Italy: “October’s Frieze Week in London is defined by the vibrant presentation of artists in dialogue with one another across continents and centuries. This is the ethos that has shaped Christie’s 20th / 21st Century: Evening Sale Including Thinking Italian, London and we are thrilled to offer two iconic works by Peter Doig and Alighiero Boetti as leading highlights. We look forward to welcoming clients to the galleries and the saleroom where we will be joined via livestream by our colleagues in Hong Kong and New York.”

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