Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 16 settembre 2021

Il cibo che protegge e quello che danneggia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

L’alimentazione che per tanti anni è stata un po’ snobbata dalla medicina, intesa come terapia farmacologica, è stata ormai pienamente riscoperta dalla scienza come il miglior mezzo per la prevenzione delle patologie cardiovascolari e oncologiche. “Il cibo – spiega la dottoressa Anna Villarini, biologa nutrizionista, professoressa a contratto all’Università di Milano e ricercatrice presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano – può rappresentare una difesa in più per proteggerci, ma può fare anche dei danni. Già semplicemente mangiare troppo (le ‘grandi mangiate’ sono un elemento purtroppo caratteristico della cultura italiana, soprattutto al Centro-Sud) e aumentare di peso, soprattutto a livello addominale, comporta la produzione di sostanze ad azione infiammatoria che, liberate in circolo, favoriscono l’insorgenza delle malattie cardiovascolari”. Insomma è un dato di fatto purtroppo: mangiamo ancora troppo e mangiamo male. “Tutti sanno che il sale è uno di quei condimenti che possono aumentare il rischio di ipertensione arteriosa – soprattutto negli anziani – e l’ipertensione è il principale fattore di rischio per le patologie cardiovascolari. Nonostante ciò consumiamo ogni giorno tantissimi alimenti salati (formaggi, salumi, cibi in scatola) e usiamo troppo sale come condimento; l’eccesso lo fa diventare un cibo che danneggia. Consumiamo anche troppi zuccheri semplici non solo come tali o all’interno dei dolci. Soft drink, bibite e succhi confezionati possono infatti contenere molto zucchero; per questo le grandi società scientifiche di cardiologia, sia europee che americane, sconsigliano il consumo di bevande zuccherate.Ma il cibo ci può far anche bene. “Mangiare frutta e soprattutto verdura di stagione – afferma la dottoressa Villarini – aiuta molto la salute cardiovascolare perché apporta sostanze antiossidanti e fibre. Le fibre, oltre a indurre senso di sazietà, riducono l’assorbimento di grassi saturi e del colesterolo e questo rappresenta già un elemento positivo. Gli antiossidanti contrastano gli effetti di quelle sostanze ossidanti che potrebbero andare a danneggiare arterie, tessuti e cuore. Sempre tra i vegetali, devono entrare a far parte di una dieta sana legumi e cereali, non raffinati, ma integrali, anch’essi ricchi di fibre che aiutano a controllare l’apporto di zuccheri e grassi. Anche la frutta a guscio, come le noci, ricche di omega-3, in piccole quantità (sono molto caloriche, dunque non bisogna superare i 30 g al giorno) può entrare a far parte di una dieta amica del cuore. Sul versante delle proteine, è consigliabile ridurre il consumo di carne e aumentare invece quello di pesce, in particolare di quello grasso, ricco di omega-3 ad azione antinfiammatoria e protettiva per il cuore e le arterie. Il consumo di crostacei, ricchi di colesterolo, va limitato a una volta a settimana, ma non va demonizzato perché sono comunque più sani dei grassi saturi contenuti nei formaggi che consumiamo su base quotidiana, anche sotto forma di grana grattugiato sulla pasta”. “L’olio extravergine d’oliva – spiega la dottoressa Villarini – è fatto principalmente da oleico, un grasso insaturo amico del cuore (attenzione però, deve essere ‘extravergine’ e non ‘olio d’oliva’), naturalmente nelle giuste quantità; se non si superano i 30 gr al giorno, non si ingrassa e proteggiamo cuore e arterie. I grassi vegetali sono generalmente buoni, a meno che non vengano ‘lavorati’ cioè estratti con dei solventi e poi raffinati per eliminare le tracce dei solventi, come accade per esempio con l’olio di palma e con altri oli vegetali. Quando vengono lavorati, questi grassi, pur essendo vegetali, diventano ‘cattivi’, al punto da essere indicati come il principale fattore di rischio cardiovascolare legato al consumo di grassi. Nel corso della raffinazione infatti la molecola di questi grassi cambia, il riscaldamento ne modifica la conformazione, facendola ‘girare’; questa ‘rotazione’ si verifica più o meno nel 50% delle molecole di un grasso vegetale raffinato (succede anche nel grasso del dado vegetale). I grassi che ne derivano si chiamano in configurazione ‘trans’ (sono i famosi grassi ‘trans’) e sono particolarmente pericolosi per le arterie e per il cuore”. anche tra i grassi animali troviamo dei ‘Robin Hood’ della salute cardiovascolare: sono gli omega-3 del pesce azzurro (che è anche il pesce più economico)e quelli contenuti nella frutta secca a guscio. Fanno benissimo alla salute del cuore ma attenzione a non esagerare con le quantità perché, come tutti i cibi ricchi in grassi, sono un concentrato di calorie.

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Pillola ‘multi-tasking’ per trattare il fattore di rischio ‘occulto’

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

La scarsa aderenza alla terapia va considerata come un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare. Ma è un fattore di rischio ‘occulto’, del quale il medico spesso non si rende conto. Si tende infatti a non considerare l’eventualità che il paziente possa non prendere i farmaci o non li assuma regolarmente. “Una possibile soluzionecontroil fattore di rischio ‘occulto’ è la polipillola – afferma il professor Massimo Volpe, Presidente della SIPREC – cioè una combinazione fissa di farmaci appartenenti a diverse categorie (ad esempio antipertensivi, anti-colesterolo, magari anche con l’aggiunta di aspirina) all’interno di un’unica pillola. Numerosi studi e una recentissima metanalisi di Lancet hanno dimostrato come la terapia di combinazione inserita in una polipillolapossa garantire un’efficace protezione cardiovascolare,determinando una riduzione di quasi il 40% degli eventi e mortalitàcardiovascolari nei pazienti in prevenzione primaria”. “Può sembrare lapalissiano – afferma il professor Giovambattista Desideri, direttore Cattedra di Geriatria Università de L’Aquila, ordinario di Medicina Interna e Geriatra – ma il cuore del problema è che i farmaci funzionano solo in chi li prende. Se parliamo ancora di problema dell’aderenza è perché la non adeguata osservanza da parte del paziente della prescrizione del medico, in termini di numero di farmaci e di tempi di assunzione, rappresenta ancora uno dei principali determinanti del non completo successo terapeutico degli interventi di prevenzione. Si stima che meno della metà dei pazienti con problematiche croniche, quali ipertensione o dislipidemia,sia adeguatamente aderente ai trattamenti prescritti e, dopo un anno dalla prima prescrizione, meno del 50% dei pazienti continui ad assumere con regolarità il trattamento, come dimostrano i dati l’Osservatorio sull’Uso dei Farmaci in Italia.Ma la ‘colpa’ non è certo solo del paziente. Oltre alla scarsa disponibilità e convinzione del paziente, c’è anche la scarsa disponibilità del medico a spiegare l’importanza di un’adeguata prevenzione e la sua inerzia nell’adeguare il trattamento. “Solo una parte, una quota insoddisfacente, dei nostri pazienti– ammette il professor Desideri – raggiungere il target di trattamento. In Italia, dove si contano 18 milioni di ipertesi, molti non assumono alcun farmaco e molti altri sono trattati in maniera non soddisfacente;mediamente nel nostro Paese circa il 60% dei pazienti ipertesi raggiunge l’obiettivo terapeutico (inferiore a 140/90 mmHg). Stesso discorso vale per la colesterolemia,meno diun terzo dei pazienti ad alto rischio raggiunge il target terapeutico (inferiore a 70 mg/dl di colesterolo LDL)”.Il terzo determinante della mancata aderenza, forse il più importante, è la complessità dello schema farmacologico. “Se mettiamo il paziente in condizione di dover assumere una manciata di farmaci al giorno – riflette il professor Desideri – è piuttosto improbabile che possa seguirelo schema con precisione”. Ma la novità degli ultimi anni è la possibilità di avere all’interno della stessa compressa farmaci di categorie di diverse, come quelli che riducono la pressione e la colesterolemia. E questo è il concetto di polipillola. “Queste combinazioni di farmaci di classi diverse (antipertensivi e ipolipemizzanti)– afferma il professor Desideri – hanno ormai profonde evidenze di efficacia e semplificano la gestione terapeutica del paziente. Dunque una soluzione ottima, ma non per tutti. Nonpossiamo trattare un paziente che non abbia mai assunto un farmaco antipertensivo o ipolipemizzante con unapolipillola; questa è invece un’ottima soluzione per i pazienti che stiano già assumendo quei principi attivi; riunire quei farmaci nella stessa compressa, semplificalo schema terapeutico e garantisce una maggior aderenza. I risultati di una meta-analisi presentata all’ultimo congresso della European Society of Cardiology e pubblicata su Lancetdimostrano che una polipillolacontenente almeno 2 farmaci antipertensivi, una statina ed eventualmente aspirina a basse dosi, riduce del 48% il rischio di infarto miocardico, dell’ictus del 41% e della morte per cause cardiovascolari del 35% in prevenzione primaria (cioè in soggetti che non avevano ancora avuto eventi cardiovascolari).

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Buon compleanno Venezia!

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Happy birthday, buon compleanno Venezia! Una pioggia di auguri “stellati” sulla città di Venezia è arrivata dai vip mondiali che in questi giorni hanno sfilato sul red carpet del Lido. Tra flash, interviste e selfie, molti attori e registi protagonisti della 78° Mostra del Cinema di Venezia hanno voluto partecipare al compleanno della città, che quest’anno compie 1600 anni, con un augurio, un bacio, un messaggio di amicizia. Come il regista spagnolo Pedro Almodóvar, che ha firmato tante famose pellicole e che quest’anno era al Lido con “Madres Paralelas” che porta sulla scena una delle sue attrici iconiche: Penelope Cruz. “Cara Venezia, buon compleanno! – ha esordito – Ormai sei grande, sei già adulta. E sei il luogo nel quale, ogni volta che vengo, sono felice. Tantissimi auguri”. L’attore americano Peter Sarsgaard – che quest’anno ha solcato la passerella insieme alla moglie Maggie Gyllenhall in occasione della presentazione del film “The lost daughter”, da lei diretto – ha scherzosamente salutato Venezia con un “Happy Birthday Venice, you are quite quite old” (“Tanti auguri Venezia, sei davvero piuttosto vecchia”). Così anche la bellissima attrice Jessica Chastain e l’attore guatemalteco Oscar Isaac, al Festival per presentare la nuova miniserie televisiva “Scenes From A Marriage” (Scene da un matrimonio), tratta dal capolavoro del regista Ingmar Bergman del 1973. “Tanti auguri Venezia, buon compleanno” ha detto lei sorridente, mentre il collega e amico ha lanciato un bacio ben augurale alla città. Fra i tanti speciali auguri non potevano mancare quelli di Antonio Banderas e della regina degli scacchi Anya Taylor, la giovane attrice che a Venezia è venuta a presentare “Last Night in Soho”, insieme al regista Edgar Wright che ha promesso a Venezia “una tiratina d’orecchie”. Ha partecipato ai festeggianti anche il grande regista italiano Giuseppe Tornatore che ha augurato “altri secoli di vita a Venezia”. Insieme a lui hanno partecipato agli auguri i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, registi e sceneggiatori del film “America Latina” e l’attore Fabrizio Ferracane, Dori Ghezzi che a Venezia ha partecipato con il film “”De Andrè, storia di un impiegato”, Iaia Forte e Maria Nazionale al Lido con la pellicola “Qui rido io” di Mario Martone. Anche l’attore Claudio Santamaria ha fatto i complimenti alla città con “auguri VenezIa, 1600 anni portati divinamente”.

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Cingolani: prossimo trimestre bolletta elettrica aumenta 40%

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Secondo il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, il prossimo trimestre la bolletta elettrica aumenterà del 40%.”Un aumento di tale portata, se fosse davvero confermato, sarebbe letale per famiglie e imprese. Per una famiglia tipo sarebbe equivalente a 247 euro su base annua” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un rincaro così astronomico sarebbe un serio freno alla ripresa economica, innalzando i costi delle imprese e gravando pesantemente sulle tasche delle famiglie, con effetti deleteri sulla ripartenza dei consumi” prosegue Vignola. “Governo e il Parlamento devono comunque porre subito rimedio, decidendo di destinare i proventi delle aste di mercato dei permessi di emissione di CO2 all’abbassamento delle bollette, eliminando gli oneri di sistema oramai superati, come quelli per la messa in sicurezza del nucleare o le agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario, spostando sulla fiscalità generale gli altri, come gli incentivi alle fonti rinnovabili, che ora invece finiscono in fattura” conclude Vignola.

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USA e Cina: uguali nella disuguaglianza?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Guardando il coefficiente di Gini (indicatore della disuguaglianza nella distribuzione del reddito) di Cina e Stati Uniti, a qualcuno potrebbe venire da sorridere: i due Paesi, agli antipodi per sistema politico ed economico nonché contrapposti nella lotta per la leadership mondiale, presentano un livello di disuguaglianza estremamente simile e, peraltro, prossimo a quello di molti Paesi in via di sviluppo nonostante si tratti delle prime due economie al mondo. Le diverse forme di capitalismo dei due colossi hanno prodotto, quindi, risultati assimilabili dal punto di vista della (scarsa) distribuzione della ricchezza. Andando con ordine, a Pechino la nuova direzione da percorrere è stata indicata con il termine “common prosperity”, che non significa egualitarismo, ma una ricchezza condivisa tra tutti i cittadini, sia a livello economico che culturale. Dopo essere uscita dalla povertà , quindi, la Cina ora mira a raggiungere un benessere materiale e culturale diffuso. Prima di tutto, attraverso una rigida vigilanza anti-monopolistica che impedisca un’eccessiva concentrazione di potere economico-finanziario nelle mani di poche aziende e dei relativi manager, quindi con una lotta senza frontiera alle forme di guadagno illegali e, infine, incoraggiando le donazioni di beneficenza (emblematica, da questo punto di vista, è stata la donazione di oltre 15 miliardi di dollari effettuata dal colosso tech Alibaba in favore del progetto governativo della common prosperity). La nuova linea non sorprende, viste le avvisaglie nei discorsi di Xi Jinping nei mesi precedenti. Sorprende semmai la (voluta?) incapacità di dialogare con i mercati finanziari. La brutalità con cui il Partito ha preso e comunicato le decisioni ha spaventato non poco i mercati, che hanno visto per esempio trasformare in modo coatto le redditizie aziende di tutoring doposcuola in società no-profit, una mossa volta a ridurre il costo dell’istruzione per le famiglie, ma con cui di fatto un intero settore è stato spazzato via dall’universo investibile degli investitori internazionali. Ancora una volta, quindi, il governo cinese ha dimostrato l’incapacità – e probabilmente lo scarso interesse – di interagire in modo morbido con i mercati finanziari. Anche perché l’intervento di Pechino è destinato ad essere molto ampio: nel tentativo di bilanciare la crescita economica con maggiore uguaglianza sociale, sicurezza e sostenibilità, le incursioni normative impatteranno tanto sui colossi tecnologici che su settori quali l’immobiliare, la sanità e il sistema finanziario. Sull’altro lato dell’Oceano Pacifico, negli Stati Uniti, la problematica delle disuguaglianze, acuite dalla pandemia anche a causa della mancanza di adeguati ammortizzatori sociali, è stata più volte sottolineata sia dai vertici della Federal Reserve che da rappresentanti dell’amministrazione Biden. Ad oggi, tuttavia, le principali misure dirette a ridurre il gap tra le diverse classi di reddito paiono delegate a parte del piano fiscale al varo in autunno. Come detto, però, l’obiettivo di supportare le fasce di popolazione meno abbienti è condiviso anche delle istituzioni monetarie, che guardano attentamente all’evoluzione del mercato del lavoro. Su questo fronte, l’impegno di Fed e governo sta dando i suoi frutti, con il tasso di disoccupazione ormai prossimo al 5% dopo il picco del 20% toccato l’anno passato nel momento peggiore della crisi. Affinché l’obiettivo della piena occupazione (al quale si affianca quello di ampliare il tasso di partecipazione e riguadagnare forza lavoro) possa essere raggiunto, è necessario recuperare ancora almeno 2/3 dei 10 milioni di posti di lavoro persi dallo scoppio della pandemia. In tal senso, sarà fondamentale favorire l’incrocio tra domanda (datori di lavoro) e offerta (lavoratori) che al momento fanno fatica a incontrarsi: negli Stati Uniti, è infatti disponibile più di un posto di lavoro libero per ogni lavoratore disoccupato, un disallineamento probabilmente frutto della paura che molte persone hanno di contrarre il COVID e della difficoltà di reperire le nuove competenze richieste da un’economia che ha subito una rapida e brusca trasformazione. Questa inusuale circostanza sta, tuttavia, contribuendo al recupero di potere di acquisto da parte dei lavoratori (che hanno conservato il lavoro), visto che da qualche mese la crescita dei salari risulta superiore a quella dei prezzi, una dinamica sicuramente virtuosa per i consumi americani. Il rischio in questo caso è che, una volta esauritosi l’effetto base che ha portato l’inflazione headline USA a superare il livello del 5% su base annua, si possa assistere a una nuova risalita dei prezzi dettata invece dall’inflazione salariale, certamente capace di innescare una tendenza più persistente. Da valutare, quindi, se la Fed manterrà il suo atteggiamento attendista e tollerante nei confronti dell’inflazione, continuando a giudicarla come un fenomeno transitorio. Ad oggi, a supporto della linea morbida della banca centrale va ascritto anche il fatto che, se depurata dalla componente più sensibile al COVID (come la spesa per computer, televisori o noleggio di auto) e dall’effetto base, l’inflazione core statunitense pare a dire il vero su livelli sostenibili, inferiori al 2% . Verosimilmente, quando con la ripartenza definitiva dell’economia a guidare l’inflazione sarà il settore dei servizi, più duramente colpito dalla pandemia, l’inflazione sui beni sarà già in fase discendente. In ogni caso, la Fed pare propensa ad accettare un surriscaldamento temporaneo dei prezzi in quanto necessario per realizzare gli obiettivi sul mercato del lavoro. Nel contesto delineato, come spesso accade, tra i due litiganti il terzo gode. Come detto, infatti, le preoccupazioni al momento si concentrano su Stati Uniti e Cina (o in modo più ampio sulla regione asiatica, dove anche il Giappone mostra segni di rallentamento), mentre i dati europei risultano più robusti. Il Vecchio Continente pare ciclicamente avvantaggiato, anche in virtù di un leggero ritardo accumulato nell’implementazione delle politiche fiscali, che iniziano solamente ora a produrre i primi effetti (il Recovery Plan si sta sostanziando nei singoli programmi di riforma nazionali proprio in queste settimane). Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/09/usa-e-cina-uguali-nella-disuguaglianza#PAM_Section_5

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Emerging market fixed income: ecco dove trovare opportunità di rendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A cura di Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel. La performance del reddito fisso dei mercati emergenti è stata ampiamente positiva nell’ultimo periodo. Sebbene le preoccupazioni per il rallentamento della crescita globale abbiano pesato sulle asset class più rischiose all’inizio di agosto, il debito emergente ha retto e ha registrato profitti, in quanto il mercato ha beneficiato dei toni misurati della view della Fed a Jackson Hole.I rendimenti complessivi del credito sovrano e societario in valuta forte sono stati positivi, con l’high yield che ha sovraperformato ed i differenziali di rendimento hanno subito un’inversione di rotta rispetto all’espansione registrata a luglio.Anche i mercati delle valute locali hanno retto; le valute dei paesi emergenti hanno dimostrato di essere il motore del rendimento, mentre i rendimenti locali sono saliti marginalmente. I mercati primari hanno subito un rallentamento con la tipica stagionalità di agosto. Il contesto dei flussi è stato moderato, con modesti afflussi nei fondi in valuta locale compensati dai deflussi dai fondi in valuta forte. L’aumento dei rendimenti ed i segnali di inasprimento della politica monetaria sui mercati sviluppati dovrebbero rimanere i principali ostacoli per i rendimenti del debito dei Paesi emergenti nel 2021. Riteniamo che i tassi più elevati siano tuttavia gestibili per l’asset class, in quanto si inseriscono nel contesto di una maggiore crescita, di prezzi elevati delle materie prime e di conti pubblici ben bilanciati.L’aumento dell’inflazione, guidato da fattori ciclici ha portato alcune banche centrali dei Paesi emergenti ad inasprire la politica monetaria. Tuttavia, molte banche centrali ritengono che le recenti pressioni sui prezzi potrebbero rivelarsi transitorie.Sebbene le ondate pandemiche rappresentino ancora un problema per alcune regioni, nel complesso, i Paesi emergenti stanno evitando pesanti restrizioni, la ripresa delle attività non ha subito battute d’arresto significative e riteniamo che la diffusione del vaccino, nonostante il lento rilascio iniziale, continuerà a migliorare nel corso dell’anno. Il 2022 sarà anno di elezioni per diversi Paesi emergenti e questa sarà un’occasione per fare luce sull’evoluzione delle loro dinamiche sociali e politiche.Mentre i Paesi dimostrano la capacità di navigare tra i persistenti rischi della pandemia, riteniamo che la crescita dei mercati emergenti sia destinata a mantenersi stabile. In un contesto in cui i rendimenti dei mercati sviluppati sono ancora molto bassi e il valore in molti settori appaia limitato, riteniamo che le valutazioni del debito emergente in valuta forte e locale rimangano attraenti e che un indebolimento del dollaro statunitense potrebbe fornire un’ulteriore spinta per queste asset.

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Columbia Threadneedle: la variante Delta rallenta la ripresa economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021


A cura di Paul DiGiacomo, Head of Equity Research di Columbia Threadneedle Investments.La variante delta del coronavirus ha ritardato la normalizzazione della vita sociale, secondo la società di gestione Columbia Threadneedle Investments. Questo si riflette nell’ indice del ritorno alla “normalità” di Columbia Threadneedle, che è sceso all’84% all’inizio di settembre dall’86% dell’inizio di agosto. Un valore di 100% segna il livello normale prima della pandemia.Il team di ricerca azionaria globale di Columbia Threadneedle pubblica l’indice ogni mese come indicatore economico principale. Include quattro dimensioni: ritorno a scuola, ritorno ai viaggi e al tempo libero, ritorno sul luogo di lavoro e ritorno agli acquisti nei negozi fisici. Si tratta di consumatori statunitensi, poiché il consumo privato negli Stati Uniti, la più grande economia del mondo, ha un’importanza globale. Gli esperti utilizzano grandi quantità di dati pubblicamente disponibili (Big Data) per analizzare il tempo e il denaro che le persone spendono per le quattro dimensioni menzionate.”L’indice è scambiato leggermente al di sotto del suo picco, principalmente a causa della componente di ritorno agli acquisti nei negozi”, scrive Paul DiGiacomo, responsabile della ricerca azionaria alla Columbia Threadneedle, in un recente commento. “Mentre la gente continua a frequentare i negozi, l’attività è diminuita. Questo ha frenato l’avanzamento costante dell’indice dalla primavera del 2021. Il barometro era al 58% all’inizio di febbraio, al 66% in aprile e al 76% in giugno. In vista della ripresa forte e sostenuta durante l’estate, Columbia Threadneedle aveva presentato a fine luglio come scenario di base la prospettiva di un “ritorno alla normalità” dell’indice entro la fine di settembre. Questo è diventato discutibile alla luce dei recenti sviluppi, ha detto. “Se dovessimo vedere un forte aumento dei ricoveri o nuovi dati negativi sull’efficacia dei vaccini, questo potrebbe rendere più difficile il ritorno a livelli normali”, ha scritto DiGiacomo.

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Multiutulity: Mura (Pd), ottimali per nuove politiche del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

“Le multiutility sono uno spazio ottimale per sperimentare una nuova tipologia di politiche attive del lavoro, in cui sono trainanti strumenti come la formazione permanente, l’acquisizione di competenze, gli incentivi alla riorganizzazione del lavoro. Iniziative come il Fondo nuove competenze varato dal Governo devono aiutare ad abbracciare la trasformazione digitale ed ecologica assieme alla transizione sociale, secondo un approccio di equità”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd) oggi a Verona al convegno “Multiutility. Il valore delle partnership”, organizzato dalla Uiltec. Sottolineando che “la ricostruzione a valere sul PNRR si fa investendo su un fattore produttivo marginalizzato per decenni, cioè il lavoro di qualità” Mura ha parlato del “nanismo imprenditoriale” come di “una delle variabili che negli anni ha condizionato le dinamiche occupazionali. La competitività si è perseguita abbattendo il costo del lavoro anziché valorizzando le competenze e il capitale umano”.

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Esce Incontro alla vita! di Ibrahim Saeed ed Elena Del Coco

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno una nuova pubblicazione che testimonia la bellezza della vita in tutte le sue sfaccettature dalle gradazioni più tenui a quelle più forti. La novità editoriale ha per titolo “Incontro alla vita!” di Ibrahim Saeed ed Elena Del Coco (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). “Un librino prezioso, da leggere e diffondere, reso possibile dall’umanità dell’editore Stefano Donno che non ha esitato un solo minuto a sposare questo progetto e trasformarlo in una delle più lucide testimonianze degli ultimi anni del dramma che si perpetua quotidianamente sulle coste e nel bel mezzo del glorioso Mare Nostrum mentre la vecchia Europa resta colpevolmente a guardare” (dalla prefazione di Livio Romano)“Ho imparato che posso accogliere il dolore e la sofferenza per tramutarli in Forza, Coraggio, Amore e Volare più in alto che posso!” Ibrahim Saeed. Elena e Ibrahim si sono conosciuti nel settembre del 2018. “Ibra” come da subito Elena ha cominciato a chiamarlo, era in Italia da pochi mesi. Elena: “Ogni ragazzo è speciale a suo modo ma Ibrahim, determinato e sicuro di sé, aveva nello sguardo una Luce particolare che si accendeva, aumentava o sfumava ogni volta che parlava, irradiando tutto ciò lo circondasse”! È un ragazzo in gamba che va incontro alla vita nonostante tutto, con grande fiducia e uno splendido sorriso! Ibrahim: “Elena è uguale alla mia mamma biologica, però è bianca! Questa è l’unica differenza tra loro. Dice le stesse cose che mi diceva la mia mamma, parla con me come ad un figlio, insegnandomi ad essere libero, sempre! La grafica della copertina è a cura di Don Pierluigi Lanotte.

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La prima guida italiana a Sandman

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A oltre trent’anni dalla sua pubblicazione (1988) e venticinque dall’uscita dell’ultimo episodio della serie regolare (1996), il «Sandman» di Neil Gaiman continua ad essere ripubblicato ed è ormai coralmente considerato un classico della letteratura a fumetti. Nata come opera seriale accanto a fumetti supereroistici, ha catturato l’attenzione di lettori anche al di fuori del circuito mainstream ed estranei al mondo del fumetto. Il protagonista, Morfeo, il Re del Sogno, è (non “rappresenta”) la capacità dei viventi di comprendere l’universo. Uno stato di crisi che pone domande e offre spunti ma non fornisce risposte, stimolando quindi una partecipazione attiva nella lettura.L’opera, nella sua complessità e con la grande quantità di riferimenti infratestuali ed extratestuali, ha accorciato le distanze tra la letteratura scritta e quella disegnata, portando nel tempo a numerosi e opportuni studi analitici sulle caratteristiche tecniche, sulla natura del linguaggio e sul processo creativo. Il volume «Guida non ufficiale a Sandman», pubblicato da Edizioni NPE, torna alla storia e ai suoi protagonisti, restituendo l’essenza profonda dell’opera, la sua natura di racconto, in un confronto diretto con le relazioni e motivazioni dei personaggi e la struttura dell’universo nel quale agiscono. Un volume, questo di Simone Rastelli, esperto conoscitore dell’opera, che mira a far recuperare il piacere della lettura di «Sandman», a rileggerne la storia prima ancora della letteratura critica che la riguarda.

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Scuola: Immissioni in ruolo, per Anief è uno scandalo: bisogna cambiare rotta

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Il Ministero dell’Istruzione ha reso pubblici i dati nazionali sui contratti a tempo indeterminato stipulati: sono 87.209 i posti aggiuntivi in deroga concessi sul sostegno agli alunni portatori di disabilità, ci sono 59.425 docenti (di cui 12.840 incarichi conferiti in base alle procedure del decreto sostegni bis) e 10.729 tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “sono numeri che registrano il fallimento delle politiche del reclutamento degli ultimi anni. Va in ruolo solo la metà degli insegnanti che il Mef aveva autorizzato e appena 12mila con le Gps, dove rimangono in attesa centinaia di migliaia di precari con 24-36 mesi, molti dei quali in base a direttive e risoluzioni UE, oltre che per la Corte di Giustizia europea, dovevano invece essere immessi in ruolo in modo automatico e dire così basta all’abuso dei contratti a termine. E che dire delle cattedre di sostegno? Quelle in deroga, non utilizzabili per assunzioni a tempo indeterminato e mobilità, sono quasi 90mila. Cosa aspettiamo a specializzare con Tfa non selettivo in entrata tutti i docenti che lo chiedono, senza più limitare i loro ingressi sulla base delle esigenze degli atenei e non a quelle effettive dei territori? Cosa attendiamo a spostare in organico di diritto tutti i posti di sostegno, facendo cadere la Legge 128/2013 che autorizza le deroghe fino al 30 giugno? E che dire dell’esiguo numero di amministrativi, tecnici e ausiliari stabilizzati, dopo avere cancellato 50mila posti negli ultimi 12 anni?

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Scuola: La metà degli studenti è tornata in classe, ma in condizioni difficili

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Secondo il recente dossier di Tuttoscuola “Classi pollaio, ora basta!” sono il 3,8% del totale, pari a circa 14mila classi; al ministero dell’Istruzione ne risultano meno, il 2,9%, pari a circa 10mila classi. La rivista specializzata ritiene che potrebbe essere “stato diverso il posizionamento dell’asticella (limite massimo di alunni per classe: 26 oppure 27), oppure il perimetro: i dati presi in considerazione nel dossier includono la scuola dell’infanzia, forse quelli passati al ministro Bianchi no”. L’associazione Cittadinanzattiva ha calcolato in queste ore che “nonostante l’emergenza Covid in 17mila classi sono presenti più di 25 alunni, appartenenti nel 55% dei casi agli istituti di secondo grado”.Sempre Cittadinanzattiva ha chiesto al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e al Governo di “abrogare il decreto legge 81 del 2009, cosiddetto Tremonti-Gelmini, che consente fino a 30 alunni per classe nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, per ritornare ai parametri stabiliti dalla normativa antincendio (DM 26.08.1992) che fissano il numero massimo in 25 alunni (26 con l’insegnante) e a quelli del DM del 18.12.1975 che prevede uno spazio ‘vitale’ per alunno di mq 1,80 e mq 1,96 secondo il tipo di scuola”.Anief ritiene che il punto non è stabilire la reale consistenza degli alunni concentrati in classi over size, ma proprio la necessità fatta emergere da Cittadinanzattiva di andare a cancellare una volta per tutte il DL 81/2009 voluto dell’ultimo Governo a guida Silvio Berlusconi. Quei limiti, che permettono agli Uffici scolastici di autorizzare classi anche da 30 e più iscritti, non erano compatibili con la didattica e con la sicurezza prima del Covid, figuriamoci ora che ci troviamo in piena pandemia. L’occasione per arrivare a questa abrogazione è quella di utilizzare i fondi in arrivo del Pnrr: andando ad utilizzare un terzo degli oltre 30 miliardi del Recovery plan, si potrebbero certamente superare quelle deroghe che oggi legalizzano le classi pollaio. Altrimenti, presto, già in autunno, ci ritroveremo con il proliferare dei contagi, delle quarantene e della dad, con una parte degli alunni lasciati a casa e un’altra parte in presenza a scuola.

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Diritto dei bambini e dei ragazzi alla vaccinazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

L’Associazione degli Ospedali Pediatrici Italiani e la Società Italiana di Pediatria, nel ribadire l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione contro il SARS-CoV 2 in tutte le fasce di età in cui è stata praticata nel mondo, in miliardi di dosi, difendono il diritto di bambini e ragazzi a avere la propria salute tutelata attraverso la vaccinazione. In Italia, grazie all’eccellenza dell’assistenza garantita all’età 0-18 anni dal SSN italiano, riconosciuto come uno dei migliori al mondo, il numero di decessi in età evolutiva dovuti al COVID è contenuto, ma sono numerosi i casi di forme gravi che hanno necessitato di cure intensive (sindrome infiammatoria multiorgano pediatrica – MIS-C) curate e guarite negli ospedali italiani. In accordo con i suggerimenti dell’American Academy of Pediatrics , di altre società scientifiche nel mondo e in particolare l’European Academy of Pediatrics, esprimiamo apprezzamento per l’opportunità offerta agli adolescenti (12-16 anni) di potere tutelare la propria salute contro un virus responsabile della più devastante pandemia dell’epoca contemporanea. Auspichiamo la possibilità che il vaccino contro il COVID, confermando i promettenti dati ad oggi disponibili, dimostri la propria efficacia e la propria sicurezza anche nei soggetti da 0 a 12 anni in modo che, completato l’iter previsto dalle norme, anche i più piccoli possano usufruire della stessa possibilità di prevenzione contro il SARS-CoV 2. I dati della letteratura scientifica internazionale confermano che, seppur raramente, il COVID può determinare il decesso anche in età evolutiva e che non sono rari i casi gravi, in particolare la MIS-C. Sosteniamo con fermezza il diritto di tutti i soggetti in età evolutiva a poter fruire delle vaccinazioni disponibili per le fasce di età in cui già esiste un vaccino autorizzato (12-16 anni) e di poter offrire, appena disponibili, la stessa opportunità anche ai soggetti in età inferiore ai 12 anni. A oggi la vaccinazione è il solo provvedimento che porta quasi a zero il rischio morte e rende minimo il rischio di contrarre forme cliniche gravi. Per tale motivo è importante che le stesse opportunità di salute vengano offerte anche ai cittadini dell’età evolutiva. I benefici della vaccinazione per bambini e adolescenti sono molteplici: proteggere la loro salute dal COVID-19; normalizzare la loro vita (scuola, socializzazione); ridurre la circolazione virale nell’intera popolazione. Rappresentando gran parte delle istituzioni pediatriche nelle quali afferiscono bambini e ragazzi affetti dalle forme gravi di COVID, ribadiamo la necessità di provvedere nei tempi più rapidi alla vaccinazione dei soggetti per i quali sono già disponibili i vaccini e auspichiamo il massimo impegno di tutte le componenti della società al fine di garantire la vaccinazione a tutti coloro per i quali vaccini saranno approvati.

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Trasmissione Covid in famiglia più probabile dai bambini più piccoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

I più piccoli avrebbero una probabilità maggiore di trasmettere il Sars-CoV-2 in famiglia rispetto ai bambini più grandi. A dirlo è un ampio studio canadese pubblicato su Jama Pediatrics, i cui autori mostrano che la probabilità più alta si riscontra con bambini tra gli 0 e i 3 anni. In particolare, nello studio sono stati inclusi i 6.280 nuclei domestici in Ontario nei quali, tra il 1 giugno e il 31 dicembre 2020, vi era stato un caso indice di infezione da Sars-CoV-2 in un individuo con meno di 18 anni (età media poco oltre i 10 anni e quasi il 46% femmine).I casi sono stati poi suddivisi in 4 gruppi: 0-3, 4-8, 9-13 e 14-17 anni. Si è andati quindi ad analizzare la trasmissione secondaria a livello domestico, definita come almeno 1 caso di infezione a distanza di 1-14 giorni dal caso indice. Ebbene, tale trasmissione si è verificata nel 27,3% delle famiglie con caso indice iniziali, e cioè in 1.717. Rispetto ai ragazzi tra i 14 e i 17 anni, i bambini tra gli 0 e i 3 avevano la più alta probabilità di trasmettere il virus ai loro contatti familiari (odds ratio 1,43). L’associazione restava anche nelle analisi di sensibilità, in cui i casi secondari considerati erano quelli verificatisi tra i 2 e i 14 giorni o i 4 e i 14 giorni dopo il caso indice. «Quest’associazione si osservava a prescindere dai fattori quali la presenza di sintomi, la riapertura di scuole/asili o l’associazione con epidemie in scuole/asili» riassumono gli autori. È stato inoltre notata una maggior probabilità di trasmissione nei bambini tra i 4 e gli 8 anni (odds ratio 1,40) e in quelli tra i 9 e i 13 (odds ratio 1,13). Per i ricercatori il fatto che l’infettività sia diversa a seconda del gruppo di età ha implicazioni per il controllo della prevenzione dell’infezione in famiglia e a scuola.«Anche se i bambini non sembrano trasmettere l’infezione così frequentemente come gli adulti, i caregivers dovrebbero essere consapevoli del rischio di trasmissione mentre si prendono cura dei bambini malati negli ambienti familiari» scrivono. «Poiché è difficile e spesso impossibile isolarsi socialmente dai bambini malati, i caregivers dovrebbero, dove possibile, applicare altre misure per il controllo dell’infezione, come l’uso della mascherina, un maggior lavaggio delle mani e la separazione dei fratelli» concludono. Per gli autori di un editoriale correlato, è difficile immaginare comportamenti simili in famiglia. «L’ovvia soluzione per proteggere il nucleo familiare con un bambino piccolo o ai primi passi malato è quello di assicurarsi che tutti i membri eleggibili della famiglia siano vaccinati» affermano. (fonte: Doctor33)

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The Bridge at Aix en Provence

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

LONDON. Estimate: £1,500,000-2,500,000) by Sir Winston Churchill will highlight Christie’s Modern British Art Evening Auction on 20 October 2021, a key auction in the 20th / 21st Century October Season, which encompasses sales in both London and Paris. The painting was originally gifted to the Swiss paint manufacturer Willy Sax who supplied Churchill with his artistic materials and would become a lifelong friend. Churchill had already been using oil paint produced by Sax Farben, a family run paint manufacturer just outside of Zurich, when the pair formed an incredibly strong bond after their first meeting in Switzerland in September 1946. The resulting close relationship ensued for the rest of their lives. The scene depicted in The Bridge at Aix en Provence would have been especially appealing to Churchill, not only due to his love of painting water, but also because this particular vista was also visited by one of the most important artists of the 20th Century, Paul Cézanne, who inspired Churchill. Trois Sautets, which translates as ‘three small jumps’, is an elegant bridge that arches over the River Arc. In the last year of his life, Cézanne produced two watercolours of the scene, Baigneuses sous un pont (New York, Metropolitan Museum of Art) and Le Pont des Trois Sautets (Cincinnati Art Museum). In 1948, Willy Sax and the Swiss artist Charles Montag visited Churchill in the South of France, where he painted The Bridge at Aix en Provence, one of two paintings of the subject he executed. Nick Orchard, Head of Modern British Art, Christie’s: “As with the majestic scenes Churchill committed to paint in Marrakesh, The Bridge at Aix en Provence demonstrates his preference for painting en plein air, and is one of the finest examples of his favoured subject, water. The bond between Sax and Churchill was so strong when the two were introduced in 1946 that from then on, they often holidayed together. That Sax was present when Churchill created this seminal work is testament to his lasting influence on the former Prime Minister and in a nod to that, Churchill gifted the work to him, cementing a lifelong friendship. We are delighted to offer the painting as a major highlight of our Modern British Evening Sale on 20 October and expect international interest.” Sax’s contribution to Churchill’s artistic practice extended beyond the supply of materials, also demonstrating how to exploit their properties to maximum effect. Their shared passion for the medium of oil paint resulted in the conception of a handful of products specifically for Churchill. ‘Royal Blue’, which was previously named ‘Churchill Blue’, was a colour made specifically for the war-time leader in light and deep shades. Churchill, favouring to work on larger canvases than is usually expected by amateurs for en plen air painting, preferred to paint quickly, using colours directly from the tube if possible. He had not experienced a colour that came close to the hues he could see in the sky, so Sax created the colour specifically for his purposes. Sax also created a specific medium for Churchill to use with his oil paints, the recipe of which had been kept secret until recently. They also went on many painting trips together, where Sax introduced Churchill to many of his artist connections, including the Swiss painter Cuno Amiet. Sax was also a keen sports fisherman, and to the left of the vista, one can see that Churchill has suggested the figure of someone fishing, using only a few carefully placed brushstrokes, adding a personal touch to the composition.

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