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Archive for 14 settembre 2021

Energia. Ricchiuti (FdI): governo in legge Bilancio affronti nodo tariffe PMI

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“Il ministro Cingolani conferma che da ottobre, le bollette elettriche aumenteranno del 40 per cento che si somma al +20 per cento del trimestre precedente, dovuto al rincaro delle materie prime sul mercato internazionale, aggiungendo che ‘queste cose vanno dette’. Più che dette andrebbero evitate. Questa cosa è inaccettabile. Il governo deve intervenire immediatamente su IVA, accise e oneri di sistema e convocare Enel e gli altri operatori per ridurre tariffe e profitti. Famiglie e imprese hanno già dato. Mi auguro, inoltre, che già dalla prossima legge di Bilancio si affronti il nodo delle tariffe energetiche totalmente a sfavore delle PMI che pagano mediamente, rispetto alle grandi industrie, il doppio sull’energia elettrica e quasi il triplo per quella del gas. In nessun altro paese dell’Unione Europea, c’è un disallineamento delle tariffe energetiche così elevato tra queste due classi”. Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile del Dipartimento Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

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Energia prezzi alle stelle. Lo Stato potrebbe intervenire, ma…. rivoluzionare politica ed economia?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Il ministro della Transizione ecologica ha fatto sapere quello che tutti già sapevano ma che facevano finta di ignorare: le bollette energetiche schizzeranno molto in alto (+40% luce e +31% gas). E già sono al lavoro i vari giustificatori che, addirittura, ci spiegano che è un’emergenza che finirà a metà 2022 *. Nessuno è in grado di sapere cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato energetico, legato ad umori geopolitici che, al momento, è quasi impossibile prevenire e gestire (rapporti Paesi arabi e Russia), motivo per cui crediamo sia necessario, oltre che “sperare” nel futuro, intervenire subito… facendo tesoro che il generale movimento dei prezzi verso l’alto, dato generalmente assodato per una economia che si dice sia in ripartenza, non è detto che debba essere parte di questa ripartenza. A fine giugno il Governo, a fronte di un aumento del 9,9% per la luce e del 15,3% del gas, ha spalmato 1,3 miliardi come compensazione sulle bollette. Ora non si sa se il presunto intervento sarà simile oppure verranno riviste le voci in bolletta come gli 11 miliardi annui di incentivi alle rinnovabili da spalmare in alternativa sulla fiscalità generale (e quindi sempre a carico del consumatore/contribuente). Per le decisioni da prendere, alcune cose sono certe: degli incentivi stanziati a luglio nessuno se n’è accorto e stiamo entrando nelle stagioni più fredde con consumi in crescita. Contesto in cui, anche se le previsioni geopolitiche dovessero azzeccarci, i consumatori di energia arriverebbero sfiniti alla ipotizzata ripresa… e quindi nuovi incentivi per rimediarvi? Sarebbe l’abituale politica di “mettere pezze”, senza incastonarne una che dia certezza, stabilità e futuro. Ci vorrebbe lungimiranza e dinamismo. Invece di continuare con interventi/sussidi a pioggia che rimandano problemi e scadenze, ci vorrebbe un intervento “pesante”, anzi “pesantissimo”. Lo Stato si dovrebbe far carico non solo di tutti gli aumenti distraendoli da quelli a pioggia, ma diminuire anche i prezzi correnti energetici con – perché no – inclusi i carburanti (su cui grava quasi il 70% di imposte). Non è una novità che i mercati energetici trainano tutte le economie, di produzione e di consumo. Sarebbe un’inversione di tendenza, dove lo Stato aiuta i consumi e non le posizioni di rendita (contributi di vario tipo all’esistenza di aziende e singoli): defiscalizzazione di ciò che rende ricchi aziende e consumatori quando producono e consumano. Ma…. Occorrerebbe metter mano a tutti gli equilibri politici che si basano sul favorire questa o quell’altra categoria grazie alla forza di chi se ne fa portavoce (categorie/corporazioni e partiti più o meno opportunisti ché pronti a cavalcare qualunque cosa credono porti loro consenso). Vincenzo Donvito, Aduc URL: http://www.aduc.it

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Benzina: Unc, schizzano i prezzi carburanti

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica, salgono i prezzi dei carburanti, che si attestano, in modalità self service, a 1,662 euro al litro per la benzina e a 1,510 euro per il gasolio.”Schizzano verso l’alto i prezzi dei carburanti. La benzina svetta a 1,662 euro al litro, un record dal 15 ottobre 2018, mentre il gasolio arrivando a 1,510 euro al litro tocca il valore massimo dal 3 giugno 2019, quando si attestò a 1.514 euro al litro” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dall’inizio dell’anno, dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 11 euro e 3 cent per la benzina e di 9 euro e 55 cent per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, del 15,3% e del 14,5%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 265 euro all’anno per la benzina e 229 euro per il gasolio” prosegue Dona. “In un anno, dalla rilevazione del 14 settembre 2020, quando la benzina era pari a 1.392 euro al litro e il gasolio a 1.274 euro al litro, un pieno da 50 litri costa 13 euro e 50 cent in più per la benzina e 11 euro e 79 cent in più per il gasolio, con un rialzo, rispettivamente, del 19,4% e del 18,5%. Un rincaro che equivale, su base annua, a una mazzata pari a 324 euro all’anno per la benzina e a 283 euro per il gasolio” conclude Dona.

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L’Europa affronta l’impennata dei prezzi dell’energia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

I primi impatti sulla bolletta del consumatore si fanno sentire, sottolineano i quotidiano economici. Per una famiglia media, si registra un aumento di 133 euro all’anno rispetto al 2019. I prezzi sono in aumento da tempo, così come l’elettricità nei mercati all’ingrosso. Sui mercati a termine dell’energia elettrica è stata recentemente superata la soglia simbolica di 80 euro per MWh (contro i 30 euro al culmine del confinamento). Lato gas è stato superato il traguardo dei 50 euro al MWh, arrivando anche a 60 euro la scorsa settimana. La domanda è in aumento a causa della ripresa economica dalla crisi del coronavirus, mentre l’offerta da Russia e Norvegia non tiene il passo. Jef Currie, analista della banca d’investimento di Goldman Sachs, avverte di un picco dei prezzi quest’inverno, poiché anche le azioni sono state schiacciate dalla crisi del coronavirus. Un inverno più freddo del normale, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rischia di far salire i prezzi dell’energia, minacciando i settori ad alta intensità energetica.

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Biden completa l’agenda di Trump sull’Afghanistan: giusta mossa ma nessun dividendo politico

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

By Domenico Maceri. Donald Trump spesso assumeva i suoi collaboratori guardando la Fox News, la rete di televisione conservatrice, scegliendo da coloro che rispecchiavano le sue idee. Il caso del colonnello in pensione Douglas MacGregor è tipico. Nel mese di aprile del 2020, l’allora presidente degli Usa lo vide in televisione e lo invitò alla Casa Bianca dopo avergli sentito dire che gli Stati Uniti dovevano andarsene dall’Afghanistan. Subito dopo essere stato assunto come consigliere al presidente, MacGregor ricevette semplici direzioni in un foglio di carta da Trump ordinandogli che il suo compito era di “Andare via dall’Afghanistan”. Subito dopo il consigliere preparò una pagina di istruzioni che avrebbe fissato il ritiro dei soldati americani per il 12 gennaio 2021, proprio mentre Trump si apprestava ad uscire dalla Casa Bianca, a conclusione delle elezioni del 2020. Trump voleva riportare le truppe a casa al più presto ma poi si accordò con i talebani per il primo maggio del 2021. Questo accordo creò serie apprensioni nei vertici delle forze armate americane. Biden seguì lo stesso percorso tracciato dal predecessore rimandando però la data al 31 agosto.In realtà era stato Trump a seguire la strada tracciata da Biden quando da vicepresidente di Barack Obama aveva raccomandato già dal 2009 di riportare a casa le truppe dall’Afghanistan. Nel suo libro “Promesse da mantenere” Biden reitera i consigli dati a Obama quando scrive che in Afghanistan “altri dieci anni non avrebbero ottenuto” risultati diversi. Obama non seguì il consiglio e nemmeno Trump nei suoi quattro anni da presidente riuscì a finire la guerra. Biden lo ha fatto. Una decisione giusta anche se gli è costata capitale politico a causa del modo affrettatissimo del ritiro, causato dal fatto che i soldati del governo afghano non hanno combattuto i talebani. Il presidente afghano Ashraf Ghani e i soldati al suo comando fecero un accordo coi Talebani che rese molto più rapido il loro controllo del Paese, cogliendo Biden di sorpresa. In effetti, senza il supporto americano il governo afghano si squagliò e il presidente Ghani abbandonò il Paese.Trump non ha riconosciuto che il suo successore alla Casa Bianca ha fatto proprio quello che non era riuscito a lui. Con la sua tipica ipocrisia, l’ex inquilino della Casa Bianca ha dichiarato ai suoi sostenitori che Biden ha “consegnato una grande vittoria a tutti i nemici dell’America” riportando a casa “i grandi soldati dall’Afghanistan”. Anche Mike Pompeo, segretario di Stato nell’amministrazione di Trump, ha criticato l’azione di Biden, dimenticando ovviamente che era stato proprio lui a negoziare il ritiro, fissandolo per il primo maggio. Altri leader di ambedue i partiti hanno dimostrato il disappunto in particolare per le scene caotiche all’aeroporto di Kabul e ovviamente anche per la morte di tredici soldati americani a causa dell’attacco suicida dell’Isis-K.MacGregor, però, l’ex consigliere di Trump, ha lodato il ritiro, asserendo in un’intervista alla Abc che la guerra equivaleva a “un’enorme perdita di tempo, soldi, risorse e vite umane”, concludendo che Biden ha avuto completamente ragione. Gli americani sono d’accordo secondo parecchi sondaggi anche se molto meno sul metodo del ritiro. Secondo il Pew Research Center, un think tank non partisan con sede a Washington D. C., il 54 percento degli americani approva il ritiro delle truppe ma solo il 42 percento sostiene che Biden abbia gestito bene la situazione. L’indice di gradimento di Biden è sceso e adesso il 44 percento approva il suo operato, 7 punti in meno degli ultimi sondaggi. Un recentissimo sondaggio della Cnn, però, ci informa che Biden riceve il 52 percento di approvazione, molto meglio del 37 percento di Trump a questo punto della sua presidenza.Nel suo discorso alla nazione Biden ha spiegato le ragioni del ritorno delle truppe citando il successo straordinario delle evacuazioni (125 mila fra americani e afghani che avevano assistito le truppe). Ha anche asserito che non voleva essere il quarto presidente a rimandare al suo successore la patata bollente e che gli Stati Uniti non possono “costruire nazioni”. Ha anche reiterato i costi che secondo uno studio della Brown University hanno raggiunto più di 6 mila miliardi di dollari e hanno causato la morte di 7 mila americani.Gli americani dunque hanno ripetuto quello fatto dai britannici i quali invasero l’Afghanistan per ben tre volte, poi i sovietici, e infine gli americani, arrivando alla conclusione che il Paese del Sudest asiatico è veramente “un cimitero di imperi”. Nei venti anni di presenza americana in Afghanistan il governo locale non è riuscito a controllare i talebani anche se bisogna ammettere che progressi sociali sono avvenuti, specialmente nelle grosse città e nella capitale Kabul. Con il ritorno al potere dei talebani e il loro annuncio del recentissimo governo provvisorio la situazione delle donne diviene preoccupante anche se molto è cambiato in venti anni.Anche Biden dovrebbe preoccuparsi. Il ritiro delle truppe dall’Afghanistan gli è costato politicamente. Verrà dimenticato alla luce delle prossime elezioni di midterm del 2022 e quelle presidenziali del 2024. Agli americani importa la politica estera ma viene messa in secondo luogo alle questioni domestiche. Anche qui l’ultimo mese non promette bene per Biden. La pandemia, che era sotto controllo, ha ripreso gli aumenti dei casi positivi soprattutto dovuti alla variante Delta. Inoltre ci sono anche da affrontare i danni causati dagli uragani nel Sud del Paese, gli incendi nell’Ovest, e l’economia. Il numero dei posti di lavoro creati nei primi mesi dell’amministrazione di Biden era promettente ma nel mese di agosto solo 235 mila posti di lavoro sono stati creati invece dei 725 mila che gli economisti si aspettavano.Nonostante tutto, però, Biden in futuro sarà riconosciuto come il presidente che mise fine ad una guerra iniziata da George W. Bush con ragioni molto dubbie. Questo conflitto è stato poi seguito da quello in Iraq, con la scusa delle armi di distruzione massiva possedute da Saddam Hussein che difatti non esistevano. L’attuale inquilino della Casa Bianca avrebbe però potuto anche insistere sull’insostenibilità delle spese militari non solo in Afghanistan ma in altre parti del mondo. Considerando il fatto che il 53 percento del bilancio Usa viene speso per la difesa, con approvazione bipartisan, difficile capire come non pochi politici americani continuino a dire che non ci sono fondi per le spese domestiche. Trump, nonostante tutti i suoi difetti, aveva intuito quest’idea ma non fece nulla al riguardo, eccetto strillare agli alleati, minacciandoli che dovevano pagare di più per la loro difesa. Biden ha perso un’opportunità per tracciare una rivalutazione delle spese militari totali. Dopotutto, però, Biden è un centrista, che quando si tratta di spendere per la difesa non si tirava e continua a non tirarsi mai indietro. Quanto tempo si potranno sostenere soldati americani sparsi in 150 Paesi del mondo? Non se ne parla perché potrebbe aumentare i sospetti che l’impero americano stia per finire? Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Pierpaolo Vettori vince la V edizione del Premio di Letteratura Neri Pozza

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Va allo scrittore torinese Pierpaolo Vettori il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza. Laureato in lingue e letterature straniere all’Università di Torino con una tesi sul cinema della Swinging London, già due volte finalista al Premio Calvino, Vettori ha pubblicato nel 2012 il romanzo Le sorelle Soffici, e nel 2018 Lanterna per illusionisti.Vettori è stato proclamato vincitore durante la cerimonia appena conclusasi presso il Teatro Olimpico di Vicenza, con il romanzo Un uomo sottile.È un libro dedicato alla figura dello scrittore appena scomparso Daniele Del Giudice: il narratore dialoga con i personaggi dei libri di Del Giudice, come fossero persone reali, per raccontare una storia privata di sofferenza, simile a quella che ha colpito l’autore de Lo stadio di Wimbledon e gli ha impedito di continuare a scrivere. Per il Comitato di Lettura, composto dallo scrittore ed editor della Narrativa Italiana Neri Pozza Roberto Cotroneo, dalla scrittrice Francesca Diotallevi, dall’editor e giornalista Laura Lepri, dalle scrittrici Wanda Marasco e Sandra Petrignani, dal direttore editoriale Neri Pozza Giuseppe Russo, dallo scrittore Andrea Tarabbia e dall’agente letterario Marco Vigevani, il verdetto è stato quasi unanime.Non ci sono stati dubbi nonostante l’ottima qualità dei cinque romanzi finalisti. Vettori si è aggiudicato la vittoria con un importante distacco dai secondi classificati ex aequo Luca Saltini, con Fino al confine, e Luca Illetterati, con Rimane sempre qualcosa (ogni giurato ha espresso una valutazione anonima per ciascun libro, assegnando un voto da 1 a 10). Al termine della cerimonia, l’autore ha ricevuto un assegno di 25.000 euro e la targa con un’incisione di Neri Pozza. Il libro sarà pubblicato da Neri Pozza Editore.Con un meticoloso e attento romanzo storico, L’ultima candela di Krujë, ambientato nella metà del Quattrocento in Albania ai margini dell’Impero Ottomano, Stefano Amato, calabrese, professore di storia dell’arte, si aggiudica il premio della Sezione Giovani indetta all’interno del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, in collaborazione con il Circolo dei Lettori di Milano diretto da Laura Lepri e riservata ai partecipanti al Premio di età inferiore ai 35 anni. Il libro sarà pubblicato da Neri Pozza Editore.

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“Il cuore del potere – dal signoraggio bancario alla desovranizzazione degli stati” di Andrea Breschi

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

E’ uscito a settembre in tutte le librerie e nei web stores Il cuore del potere. Dal signoraggio bancario alla desovranizzazione degli stati, opera di Andrea Breschi edita da Terre Sommerse. L’opera propone una ricostruzione dei più significativi eventi del secolo scorso legati alla progressiva affermazione della moneta a debito nelle economie dei popoli, risale a documenti storici ufficiali, dichiarazioni di economisti, uomini illustri e premi Nobel che negli ultimi decenni hanno dato importanti contributi a questi temi. Propone inoltre dichiarazioni di rappresentanti della politica e delle istituzioni che hanno avuto un ruolo determinante nei cambiamenti politici ed economici, in chiave globalista, di molte nazioni.Questo lavoro fa finalmente luce sul signoraggio bancario, con una trattazione comprensibile e svincolata dai tecnicismi tipici delle materie economiche e finanziarie, aprendo uno squarcio su un argomento taciuto dai media generalisti e trattato con reticenza anche dalla contro informazione; chiarisce nel contempo quali sono le dinamiche legate alla creazione della moneta, quali relazioni ci sono tra la perdita di Sovranità monetaria ed il crescente debito pubblico delle nazioni e lascia intuire quale sia il reale peso dei governi nazionali nelle decisioni di natura economica globale.Le argomentazioni presentate dall’Autore, accompagnano il lettore in un percorso di analisi e di scoperta al termine del quale risulterà naturale interrogarsi se la moneta vada ancora vista solo come mero e semplice mezzo di pagamento, o debba piuttosto essere concepita come strumento di dominio, particolarmente efficace per ridurre popoli e nazioni alla sottomissione.

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Scuola: Ancora una volta, la questione dell’abuso dei contratti e termine non è stata affrontata e debellata

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, “quando si discute sul patto per la scuola non si può dimenticare il personale precario: purtroppo, nel decreto Sostegni bis non è stato data risposta all’altro Patto che era stato stipulato il 20 maggio a Palazzo Chigi tra le Confederazioni sindacali e il Governo. Questo, perché alla fine la montagna ha davvero partorito il topolino: appena 10mila precari sono stati assunti in ruolo con le ultime decisioni prese dal Governo e dai precedenti. In totale, sono 60mila i supplenti immessi in ruolo quest’anno rispetto ai 120mila posti vacanti e disponibili”. Secondo il sindacalista “è tutto ancora da costruire. L’Unione europea ci dice che dobbiamo assumere nei ruoli 70mila precari entro un anno, se non vogliamo tornare indietro rispetto alle risorse del Pnrr”. Su questo, “Anief ha delle idee chiare e semplici. E le ha sempre portare avanti: il doppio canale come sistema di reclutamento è il tema da affrontare e da portare avanti, per potere così garantire la stabilizzazione dei precari della scuola italiana. E se qualcuno dice: ‘Come è possibile assumere chi non è abilitato?’. Ricordiamo che basterebbe che lo Stato organizzi un percorso abilitante universitario, anche di specializzazione su sostegno, per la conferma nei ruoli”. In conclusione, per il sindacato “la domanda importante da porsi è invece: per quale motivo allo stesso docente che insegna ai nostri figli da precario, viene poi negato di insegnare come docente di ruolo? Per rispondere” con i fatti “dobbiamo creare le condizioni per stabilizzare i precari che sono stati messi ai margini dallo Stato italiano: è una battaglia che Anief ha fatto da quando è nata e continuerà a fare”, ha concluso il suo presidente nazionale.

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Previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“Il leggero calo produttivo del 9%, pari a 44,5 milioni di ettolitri, si tramuterà in una migliore qualità di vino che fa ben sperare per la ripresa economica post pandemia. Esprimo la mia vicinanza al settore vitivinicolo che ha saputo fronteggiare la chiusura del canale Ho.re.ca e proiettarsi già oltre, portando quasi a conclusione un percorso per la valorizzazione delle produzioni sostenibili avviato con il mio emendamento al decreto Rilancio”. Lo ha dichiarato il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini.“Il calo della produzione – prosegue -, che in alcune regioni si registra in maniera rilevante come nel caso di Toscana (-25%), Umbria (-18%) e Marche (-13%), è dovuto alle sempre più mutevoli condizioni climatiche. Ciò impone un attento monitoraggio da parte dei vignaioli e degli enologi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. Accanto alla promozione della sostenibilità del vino, ritengo che sia opportuno cogliere l’occasione che ci fornisce la nuova Politica Agricola Comune (PAC) per la realizzazione di un fondo di mutualizzazione nazionale”. “Dinanzi al ripetersi di eccezionali eventi calamitosi, infatti – conclude Gallinella – dobbiamo mettere in campo strumenti di tutela delle produzioni e del reddito degli imprenditori agricoli, coprendo ciò che le assicurazioni oggi non riescono a garantire e raggiungendo quei territori, specie al Sud Italia, tuttora scettici verso queste soluzioni”.

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Il bio Made in Italy cresce del 5,1% come superfici coltivate

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Superfici, operatori e consumi bio ancora in crescita. È questo il dato principale che emerge dalle analisi presentate alla 33esima edizione di SANA – Rivoluzione Bio 2021.I numeri forniti da SINAB per il Mipaaf, confermano che la superficie biologica nel 2020 è aumentata rispetto all’anno precedente di +5,1 punti percentuali, evidenziando tuttavia un trend di sviluppo più modesto rispetto ai maggiori Paesi europei. I terreni coltivati a biologico hanno attualmente superato i 2,1 milioni di ettari.In crescita, inoltre, il numero degli operatori del settore che ha raggiunto le 81.731 unità, con un incremento dell’+1,3%.Anche gli andamenti del mercato confermano la rilevanza del biologico. Secondo i dati dell’Osservatorio SANA, promosso da Bologna Fiere e curato da Nomisma, nel 2021 (anno terminante a luglio) i consumi interni hanno registrato una crescita del 5%, rispetto all’anno precedente. La spesa delle famiglie italiane si è attestata a 4,6 miliardi di euro: 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto biologico nell’anno in corso.Negli ultimi dieci anni i consumi interni hanno registrato un’impennata del 133%.Notevole l’incremento dell’export che, sempre nell’ultimo anno, è aumentato dell’11%, raggiungendo quota 2,9 miliardi di euro, con una crescita negli ultimi dieci anni del 156%.L’Italia si posiziona al secondo posto per export dopo gli Stati Uniti.

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Biologico: Cia, appello a mobilitazione agricoltori

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“E’ finito il tempo dei dibattiti sterili nel mondo della rappresentanza. La legge sul biologico venga ora approvata definitivamente alla Camera dopo il consenso vastissimo raccolto da tutto l’arco costituzionale, con un unico voto contrario in Senato”. Il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, lancia un appello alla mobilitazione di tutti gli agricoltori per stimolare la politica a fare un passo decisivo in merito alla norma sulle “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”. Scanavino chiede, dunque, la tempestiva approvazione della legge, visto l’ok al provvedimento a fine luglio in Commissione Agricoltura, che non ha apportato alcuna modifica al testo del Senato.Una legge nazionale sul biologico rappresenta il pilastro fondamentale per la costruzione del futuro agricolo del Paese, come indicato dal Green Deal Ue, che vede proprio nel biologico uno dei driver principali per la transizione del sistema agroalimentare verso la sostenibilità. L’Italia è, attualmente, leader del comparto in Europa con 80mila operatori e 2 mln di ettari coltivati. Secondo i dati dell’Osservatorio SANA, in corso in questi giorni a Bologna Fiere, i consumi interni sono cresciuti del 5% rispetto al 2020 e il carrello della spesa bio degli italiani si è attestato su 4,6 miliardi di euro. Ma anche nell’export, l’Italia è la seconda nazione al mondo (la prima in Ue) e il biologico rappresenta il 6% delle nostre esportazioni nell’agroalimentare. La rivoluzione bio è, dunque, già in atto ma il settore non può rischiare un arretramento rispetto ai Paesi competitor europei, sempre più agguerriti. Tocca ora alla politica rendere pienamente applicabili i principi dell’agroecologia per consentire al biologico italiano di continuare a produrre valore per il Paese, recependo le esigenze dei cittadini e in coerenza con le diverse strategie Ue.

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Biologico: Cia, solo il 5% delle sementi è bio, servono nuove e maggiori varietà

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

In Italia solo poco più del 5% della superficie sementiera nazionale è destinata alla produzione di sementi bio. Si tratta di quasi 11.000 ettari sui 203.000 complessivi riservati all’attività di moltiplicazione del seme. Questo vuol dire che, per la maggior parte delle coltivazioni, sono disponibili soltanto poche nuove varietà adatte all’agricoltura biologica e, spesso, notevolmente più costose. Ecco perché Cia-Agricoltori Italiani, assieme alla sua associazione dedicata Anabio, ha lanciato dal SANA 2021 il “Progetto Sementi Biologiche”. Obiettivo migliorare e accrescere la disponibilità e la qualità di sementi bio, puntando da una parte alla stipula di accordi interprofessionali con le ditte sementiere, e dall’altra chiedendo al Mipaaf di avviare finalmente il Piano nazionale di ricerca per le sementi biologiche. Il primo accordo è stato firmato a BolognaFiere con lo scopo di favorire l’incontro tra domanda e offerta di sementi bio. Nel protocollo d’intesa – firmato tra Anabio Cia e Arcoiris srl, C.A.C., Co.Na.Se. Consorzio Nazionale Sementi, cooperativa La Terra e il Cielo, CGS spa, Guerresi srl e Prometeo srl, ma aperto a ulteriori partner interessati al progetto – le aziende sementiere coinvolte si impegnano a mettere a punto un assortimento di varietà disponibili alla produzione di sementi bio certificate. Anabio, da parte sua, farà da punto di raccolta delle richieste delle imprese associate formulando veri e propri pre-ordini con i quantitativi di ciascuna specie. In questo modo, le ditte sementiere si garantiscono una domanda che permette loro di programmare la produzione con un’auspicabile economia di scala che consentirà di contenere i costi; dall’altro lato gli agricoltori associati di Anabio-Cia potranno usufruire del seme bio certificato a costi competitivi. Se il processo evolve, potrà essere applicato su scala più ampia e consentire un circolo virtuoso che permetterà alle aziende sementiere di dedicare una parte del loro budget di ricerca e sviluppo alla costituzione di nuove varietà appositamente selezionate per essere coltivate in ambiente bio. “Con il Green Deal, la Ue si è data l’imperativo di far crescere il biologico fino a raggiungere il 25% della superficie agricola utilizzata entro il 2030 -ha ricordato il presidente nazionale di Anabio, Federico Marchini-. In questo contesto, la sfida delle sementi bio è una delle più importanti. A fronte del successo crescente del metodo biologico nel settore primario (2 milioni di ettari in Italia per un valore alla produzione di 3 miliardi di euro), ora bisogna far decollare lo stesso metodo nel comparto sementiero. Anche a tutela della biodiversità e, quindi, della salute della terra”.Attivare questo processo vuol dire, inoltre, guardare alla scadenza del 2036, quando non sarà più possibile fare ricorso al sistema delle autorizzazioni in deroga, previsto anche dalle norme Ue, per l’impiego di sementi convenzionali anche nell’agricoltura bio. Oggi già 2 specie non sono più in deroga (erba medica e trifoglio alessandrino), a cui se ne potrebbero aggiungere altre 15 nel corso del 2022 (come frumento duro e tenero, avena, lenticchia, fava, farro, orzo). Anche in virtù di questo, secondo Anabio-Cia, la Banca Dati Sementi, operativa dal 2019 e che al momento contiene 878 varietà, se opportunamente revisionata, può diventare davvero lo strumento di gestione per la moltiplicazione vegetativa con metodo biologico. Ma non basta. E’ altrettanto necessario che il Ministero delle Politiche agricole acceleri sulla definizione e sul finanziamento di un nuovo Piano nazionale per le sementi biologiche, annunciato da oltre un anno, ma ancora bloccato nell’iter amministrativo.

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Picasso Ceramics Sale Now Live for Bidding

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

London – Picasso Ceramics, an online-only sale of ceramics that exude Pablo Picasso’s celebrated joie de vivre, is live for bidding from 10 – 22 September 2021. Expressed through the artist’s characteristically energetic colours and playful forms, these whimsical works celebrate an unrivalled period in Picasso’s career. Following the uncertainty of the war years, the artist revelled in his newfound zest for life, absorbing and delighting in the light, colour and deep-seated traditions of the South of France which re-energised his work. Highlights include Tarasque (A.R. 247) (1954, estimate: £50,000-80,000) which is executed in a limited edition of 50 examples. The work is based on a fearsome mythological creature found in medieval poetry and illuminated manuscripts. The beast was said to have had poisonous breath that could kill its victims. Picasso exuberantly portrays this mythical beast and includes as the neck of the work a tower with small human figures hiding from the Tarasque’s wrath.Taureau (A.R. 255) (1955, estimate: £60,000-80,000) is another expression of the artist’s ingenious exploration of playful forms at the time. It humorously depicts a sinuous and virile bull, the archetypal figure with whom Picasso identified, and a lively reference to his Spanish heritage.Another coveted work in the sale is the Vase aztèque aux quatre visages (A.R. 402) (1957, estimate: £55,000-75,000), a sophisticated ceramic that imaginatively references Pre-Columbian motifs.This auction follows the hugely successful Picasso Ceramics online sale held at Christie’s New York in May, where 90% of lots sold above high estimate and 3 lots sold above $200,000 hammer. Highlights from the Picasso Ceramics sale will be on view at Christie’s headquarters in London as part of the pre-sale exhibition from 10 to 22 September 2021.

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Will America’s vaccine mandates work?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

A glance at the chart of global vaccine scepticism shows an alarming trend for Americans: while other rich countries see a steadily downward slope, America is flatlining. The highly contagious Delta variant continues its march across the country, wreaking exceptional havoc on the South, one of the country’s least-vaccinated regions. Even the filling up of local hospitals does not dent vaccine scepticism. Joe Biden is introducing vaccine mandates covering 100m people. But with legal challenges inevitable, the mandates face an uncertain fate.All through 2020 and the early part of this year, South-East Asia remained relatively unscathed by the pandemic. By the end of August, however, the region had recorded some 217,000 deaths from covid-19, about 2.6 times its total just three months earlier. The Delta variant has brought devastation.A big study in Bangladesh found simple ways to encourage mask use. Symptomatic infections of covid-19 went down as the use of masks went up.Our finance and economics writers look at the new economics of global cities. As national economies come back to life from the pandemic, cities are lagging seriously behind, as activity spreads outward from urban centres.In Britain, scientists have been purposely infecting volunteers with covid-19. In our Science section, we look at how such controversial “human challenge trials” may help answer important questions about the virus quickly.Our Bartleby columnist writes on how the pandemic has refashioned corporate dress codes. The Delta variant may be forcing companies to delay a return to the office, but when workers are eventually back at their desks, new sartorial rules may be required. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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I frutti del castello di Paderna

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Pontenure (Piacenza) Sabato 2 e domenica 3 ottobre 2021, circa 150 espositori di piante, fiori, frutti, alto artigianato e agricoltura, sono protagonisti al Castello di Paderna a Pontenure (PC) per lo storico evento del florovivaismo italiano, alla sua XXVI edizione con un nome rinnovato. Gli espositori giungeranno al Castello di Paderna da diverse regioni italiane, presentando piante e fiori di ogni tipo e colore, anche i più insoliti, tra ortolani pronti a mettere in mostra le delizie della stagione, artigiani professionisti, che stupiranno con le loro opere uniche e agricoltori che dispenseranno consigli sui modi di coltivare rispettando il territorio. Tra i protagonisti, anche ADIPA Lunigiana, Associazione per la diffusione di piante fra amatori, che ha la sede centrale nell’Orto Botanico di Lucca e che promuove la divulgazione, la conoscenza e la diffusione non commerciale di piante insolite di tutti i tipi, a partire dal seme. La sezione della Lunigiana allestirà una mostra sulle solanacee e la presentazione di un libro sul mondo del pomodoro. Orario: sabato 2 e domenica 3 ottobre, dalle ore 9.00 alle 18.30. L’ingresso a I Frutti del Castello è con biglietto unico, al costo di 8 euro a persona. Omaggio per i bambini fino a 12 anni.Sito Web: http://www.fruttidelcastello.it

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Andamento piogge con Invasi Abruzzo e Molise a secco

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Da Nord a Sud d’Italia stanno virando, verso una conclamata aridità, territori finora caratterizzati da piogge “a macchia di leopardo” e sempre più rade. Così anche il Molise, finora considerato un’oasi del Centro-Sud Italia, si scopre siccitoso con la diga del Liscione, a Guardalfiera, che segna livelli inferiori di oltre 2 metri a quanto fatto registrate nel 2017 caratterizzato da forte siccità (fonte Molise Acque: 2017, m.111,54; 2021, m. 109,29). Non va meglio nel confinante Abruzzo, dove è stato sospeso il servizio irriguo dalla diga di Penne per esaurimento della disponibilità d’acqua (contiene solo 0,6milioni di metri cubi contro una capacità di Mmc.8,80).Risalendo la dorsale adriatica, nelle Marche le dighe trattengono volumi idrici, inferiori di circa 10 milioni di metri cubi alla media degli ultimi 5 anni; anche i fiumi della regione non segnalano significativi miglioramenti nelle portate, ma anzi il Sentino segna il record negativo, scendendo a -40 centimetri sullo zero idrometrico (fonte: Protezione Civile Marche). Le zone costiere della siccitosa Romagna sono ormai vicinissime alla zona rossa per l’assenza di precipitazioni, dove entreranno probabilmente già dalla settimana prossima. In Emilia, i corsi d’acqua minori si mantengono su livelli bassi, mentre i fiumi Trebbia e Taro sono addirittura “a secco” dalla terza decade di agosto (portata: mc/s 0); anche l’Enza è sotto il minimo storico mensile, mentre le dighe del Molato e di Mignano, nel piacentino, sono in media con l’anno scorso.Altra regione in sofferenza è la Toscana, dove i fiumi scendono tutti sotto media con Serchio ed Ombrone, che hanno livelli ben al di sotto del Deflusso Minimo Vitale. Anche in Umbria le precipitazioni, seguendo un’alternanza annuale, sono inferiori alla media e la diga di Maroggia è ai livelli minimi. Al Nord, Il fiume Po è in regime di magra ordinaria, seppur presenti portate dimezzate sia rispetto alla media storica che all’anno scorso; tra gli altri fiumi piemontesi (tutti con portate inferiori allo scorso anno), va segnalato il Tanaro che, pur in leggera ripresa, ha una portata ridotta a meno del 30% sul livello 2020. Secondo l’indice SPI (Standardized Precipitation Index) di Agosto, si rileva una siccità estrema per tutta la fascia centro orientale della regione (fonte: A.R.P.A. Piemonte). In controtendenza sono le abbondanti portate della Dora Baltea in Valle d’Aosta (mc/sec 70,20 contro una media settembrina di mc/sec 10,00)Per quanto riguarda i grandi bacini settentrionali, sono tutti in decrescita stagionale (solo il Garda si mantiene sopra media ed il bacino artificiale d’Idro è sceso all 11,4% della disponibilità); dal calo dei livelli del lago di Como consegue la perdita di portata del fiume Adda in Lombardia, dove sono stati significativamente ridotti anche i prelievi dal lago Maggiore.In Veneto, si segnalano un record negativo nel livello del fiume Adige (solo nel 2015 registrò una portata inferiore in questo periodo) e -20% di precipitazioni in Agosto (fonte A.R.P.A.V.).“Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche conferma così la gravità dei fenomeni siccitosi sul Centro-Nord Italia, durante questa estate ed il perdurare della carenza di significative precipitazioni sta creando seri problemi di approvvigionamento idrico specialmente nelle regioni adriatiche” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).“Come abbiamo dimostrato nei nostri workshop al salone fieristico Macfrut di Rimini, la risposta per incrementare la capacità di resilienza dei territori non può che essere duplice, pena forti ripercussioni sull’economia non solo agricola del Paese; è necessario, cioè, l’efficientamento e l’ampliamento della rete irrigua del Paese, ma contestualmente anche la realizzazione di nuovi invasi: dai mille laghetti del progetto congiunto con Coldiretti ai 23 nuovi bacini, che abbiamo proposto per essere inseriti nel P.N.R.R.” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Scendendo al Centro-Sud, nel Lazio, i fiumi Liri e Sacco segnano invece le migliori performance dal 2018.In Campania, le portate dei fiumi Sele, Volturno e Garigliano risultano in aumento, mentre sono stabili quelle del Sarno nel tratto medio. I volumi del lago di Conza della Campania e degli invasi del Cilento risultano in calo, ma con riserve elevate (fonti: Regione Campania, Centro Funzionale Protezione Civile ed Ente per l’Irrigazione di Puglia Lucania e Irpinia).I bacini appulo-lucani, che l’anno scorso erano in forte crisi di approvvigionamento, continuano a servire efficientemente gli utenti irrigatori (le dighe della Basilicata trattengono ancora quasi 296 milioni di metri cubi d’acqua, mentre quelle pugliesi oltre 115 milioni).Gli invasi della Sicilia registrano invece i dati peggiori dal 2010. In Sardegna, infine, la situazione degli invasi è leggermente migliore dell’anno scorso, ma la tendenza è alla diminuzione dall’inizio del decennio: si è passati dagli oltre 1400 milioni di metri cubi dell’Agosto 2010 ai meno di 1200 dell’Agosto di quest’anno.

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