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Posts Tagged ‘criticità’

Apertura scuole con riduzione dell’orario, crollo del tempo pieno e criticità alunni fragili

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Riattivare la scuola in presenza è stato sin dall’inizio l’obiettivo che si è posto il Governo. Con due corollari: in sicurezza e garantendo il tempo scuola ordinario. Ma le cose stanno andando così? Il primo resta un principio che nessuno ha mai messo in discussione, anche se preoccupa il via libera temporaneo al mancato rispetto del distanziamento di un metro, con uso obbligatorio della mascherina (parere Comitato Tecnico Scientifico del 10 agosto). Una drammatica riduzione degli orari di lezione è invece il prezzo che pagheranno gli studenti in tutti i casi in cui non sarà stato possibile organizzare il servizio in condizioni di sicurezza, per mancanza di spazi o di personale aggiuntivo. A ciò si aggiungerà un numero prevedibilmente fuori dall’ordinario di assenze (per quarantene, sintomi influenzali simil-Covid, etc). Un prezzo che potrebbe essere pesantissimo sui livelli di apprendimento degli studenti, soprattutto di quelli più fragili e non sostenuti dalle famiglie, che si somma al gap accumulato durante il lockdown. Un danno irrecuperabile per una intera generazione.
Ci sono rimedi e soluzioni alternative? Riteniamo che di fronte a rischi come quelli evidenziati non vada lasciato nulla di intentato. L’indirizzo politico di tornare alla scuola di prima non può essere perseguito con rigidità e a tutti i costi, e senza tenere nel giusto conto l’imprevedibilità del virus, che costringerà sia a chiusure a scacchiera di classi e di scuole su tutto il territorio, sia a un numero di assenze assolutamente straordinario, anche solo per quanto risulterà difficile distinguere i primi sintomi di un banale raffreddore da quelli del Covid.
Un altro rischio per l’anno scolastico che sta per iniziare è la scuola diminuita. In assenza di certezze sull’organico, sugli spazi, sui banchi, molte scuole si stanno adattando a organizzare un tempo scuola ridotto, comprimendo l’offerta formativa come denunciato da tempo da Tuttoscuola.
Nell’ultimo quinquennio la crescita di tempo pieno è stata costante sia per numero di alunni sia per classi, toccando nel 2019-20 il 37,8% degli alunni che se ne sono avvalsi e il 36,2% di classi funzionanti con questo modello organizzativo. Ma nel nord-ovest si arriva a un alunno su due. Addirittura il 94% a Milano, il 71% a Torino. Ormai la regione dove è più diffuso è diventata il Lazio con il 54,7%, che ha superato la Lombardia (50,8%): a Roma il 72% degli alunni della primaria fanno tempo pieno. Quest’anno per assicurare nuovi spazi interni a favore delle classi sdoppiate o con capienza non conforme ai parametri di distanziamento, molti dirigenti scolastici sono costretti a utilizzare (oltre alle palestre) i locali adibiti a mensa e anche i laboratori utilizzati per il tempo pieno.
A Milano, dove nel 2019-20 gli alunni in classi a tempo pieno nella scuola primaria sono stati 122.130 (il 94% del totale), nell’ipotesi peggiore (metà classi TP declassate), vi sarebbero 61mila alunni privati del tempo scuola con conseguenti disagi per altrettante famiglie. Se classi declassate fossero un quarto, vi sarebbero oltre 30 mila alunni milanesi orfani di TP.
A Roma, dove gli alunni che si avvalgono del tempo pieno sono 124.819 (72% del totale), nella peggior ipotesi si dovrebbero accontentare del tempo normale in quasi 62.500; se fosse declassato un quarto, vi sarebbero oltre 31 mila alunni romani senza TP.
A Torino, con 63.197 alunni in tempo pieno, sarebbero costretti a utilizzare il tempo normale in 31.600 (ipotesi peggiore) oppure quasi 16 mila (declassamento di un quarto delle classi).
C’è poi la questione DaD, Didattica a distanza. Alla fine (28 agosto) il governo, forse ob torto collo, ha dovuto rassegnarsi a riconoscere che “l’attivazione della didattica a distanza nel corso dell’anno scolastico 2019-2020 è stata una delle modalità di realizzazione del distanziamento sociale, rivelatosi intervento di sanità pubblica cardine per il contenimento della diffusione dell’infezione dal SARS-CoV-2” e che “a fronte di ciò è opportuno, nel rispetto dell’autonomia scolastica, che ciascuna scuola ne definisca le modalità di realizzazione, per classi e per plesso, qualora si dovessero verificare cluster che ne imponga la riattivazione”. La rilegittimazione della DaD (o DDI, Didattica Digitale Integrata) è giunta all’ultimo momento, alla vigilia della riapertura delle scuole, probabilmente perché sia il governo centrale, sia le amministrazioni regionali, percepiscono il rischio che la risalita della curva epidemica possa indurre molte famiglie e molti insegnanti a non rispettare le scadenze previste per l’avvio della didattica in presenza.Così la DaD è stata ripescata all’ultimo, ancora una volta come soluzione di emergenza “qualora si dovessero verificare cluster”. Continuiamo a pensare che sarebbe stato meglio mettere le scuole in condizione di organizzare la DaD e le altre soluzioni non in presenza o miste (classi virtuali, lezioni con webcam con possibilità di seguirle in diretta e in registrata, flipped classroom, alternanza presenza/distanza ecc.) già nel mese di aprile 2020, come da noi ipotizzato e proposto. A nostro avviso poi la disponibilità dei docenti verso la didattica mista è stata colpevolmente trascurata. Il mainstream politico-giornalistico-sindacale ha puntato sulla didattica in presenza come unica e intangibile forma di didattica, un grave errore per due ragioni: in primo luogo perché la didattica mista è considerata in tutto il mondo la didattica del futuro, e poi perché ce ne sarà quasi certamente un gran bisogno anche in Italia nei prossimi mesi, visto l’andamento del virus. Bisognava (bisogna) investire massicciamente sulla formazione di tutti i docenti all’uso della didattica mista e sulle infrastrutture per la connessione veloce e su dispositivi per i non abbienti, facendoli rientrare nelle misure per il diritto allo studio. E poi ancora si dovrebbe dare la possibilità di scegliere tra didattica a distanza e in presenza per alunni e insegnanti fragili.
Ma un’altra polemica scolastica è stata protagonista dell’estate 2020, quella sui banchi monoposto. O meglio, sulle sedie con le rotelle. E la polemica non sembra essersi chiusa con l’arrivo di settembre. Un gruppo di autorevoli medici ortopedici ed ergonomisti ha infatti sottoscritto un documento (primo firmatario il prof. Raoul Saggini, Presidente della Società Italiana di Medicina Riabilitativa-Rigenerativa Interventistica Multidisciplinare) nel quale vengono mosse dure critiche agli arredi (banchi e sedute) che stanno arrivando nelle scuole per la loro “inadeguatezza rispetto alla parametrizzazione anatomico-fisiologica per la struttura corporea degli studenti”. Bisognerà verificare le caratteristiche degli arredi che arrivano alle scuole, che potrebbero essere anche molto diverse, essendo diverse le aziende fornitrici e rilevante il campo di interpretazione delle indicazioni contenute nell’allegato tecnico al Bando. Tuttoscuola ha approfondito criticità e proposte relative al nuovo anno scolastico nel nuovo numero della newsletter settimanale TuttocuolaNEWS. E’ possibile leggerle integralmente su tuttoscuola.com.

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Scuola: Rojc (Pd), ci sono criticità ma sbarramento destra non aiuta

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

“Ci sono ancora criticità sulla strada dell’avvio del nuovo anno scolastico, ma il fuoco di sbarramento della destra non aiuterà a ripartire e lo sanno bene”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd), in vista della riapertura delle scuole.
“La situazione è oggettivamente complessa – osserva la senatrice – a maggior ragione in presenza di un preoccupante aumento di persone contagiate. Un rapporto ancora più stretto con le Regioni può aiutare e lo auspichiamo, proprio perché di una cosa noi democratici siamo fermamente convinti: la scuola deve riaprire tutta il 14 settembre prossimo. Non possiamo minimamente pensare a ritardi o deroghe”.“Al ministro Azzolina – continua Rojc – al Cts e all’intero Governo chiediamo uno sforzo straordinario ed eccezionale per garantire la riapertura certa di tutte le classi in assoluta e totale sicurezza per i nostri ragazzi. Il protocollo sulla sicurezza nelle scuole per l’infanzia siglato ieri è un risultato concreto e importante cui tutti hanno portato il loro contributo, che servirà ancora – conclude – per garantire la riapertura di tutte le altre scuole di ogni ordine e grado”.

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Criticità trasporto marino

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Lo shipping vive con estrema preoccupazione l’evolversi della grave emergenza Covid-19 anche per l’impatto che questa situazione sta avendo e continuerà ad avere sul sistema socioeconomico italiano.L’armamento italiano, le imprese di armamento che operano in Italia e le agenzie marittime si sono sin da subito messe a disposizione, attraverso i loro rappresentanti, delle Autorità nazionali e locali per contribuire alla soluzione di questa crisi sanitaria che ha colpito particolarmente il nostro Paese e che sta discriminando l’Italia e gli italiani nel mondo.Le problematiche che riguardano i trasporti marittimi sono numerose ed è urgente individuare soluzione adeguate a garantire l’operatività delle navi e la regolarità dei traffici.Si riporta in allegato la nota che AssArmatori, Confitarma e Federagenti hanno inviato ai Ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Salute per illustrare le criticità più importanti che il comparto sta riscontrando a livello operativo sin dall’adozione delle prime misure straordinarie adottate dal Governo e che nel progredire della crisi si sono fatte via via più stringenti.Le tre Associazioni auspicano l’urgente insediamento di un tavolo di analisi e di confronto del settore con le Amministrazioni coinvolte, alle quali sin da ora garantiscono la disponibilità a partecipare e a fornire il proprio supporto.

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Crollo viadotto e criticità di tipo idrogeomorfologico

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

“L’evento che si è verificato sull’autostrada A6 Torino-Savona è simile a quello di qualche anno fa in Sicilia, che interessò il viadotto di Scillato. Come esempio cito anche il crollo del ponte sul Rio Santa Lucia, della statale n.195 tra Cagliari e Capoterra dello scorso anno, ma sono purtroppo tante le criticità di tipo idrogeomorfologico che interessano le infrastrutture del Paese”. Queste le parole di Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi intervenendo sul crollo del viadotto ‘Madonna del Monte’ sull’A6 Torino-Savona a causa di una frana. “Si stima – spiega Peduto – che circa il 90% delle problematiche legate alle infrastrutture italiane sono determinate non da fattori strutturali, bensì dovute a criticità idrogeologiche. In tal senso, le parole d’ordine sono sempre le stesse: prevenzione, manutenzione del territorio e delle infrastrutture, monitoraggi strumentali, satellitari e tecnico-esperti attraverso il presidio territoriale. Parole che ripetiamo spesso dopo ogni evento idrogeologico significativo, che purtroppo in Italia non riescono a diventare un fatto concreto” denuncia il Presidente del CNG.“Gli eventi piovosi degli ultimi giorni hanno determinato fenomeni alluvionali e franosi che ancora una volta in diverse parti del Paese hanno causato vittime ed ingenti danni a strutture ed infrastrutture”. Così Lorenzo Benedetto, Consigliere e coordinatore della commissione difesa del suolo del Consiglio Nazionale dei Geologi. “I primi dati disponibili ci fanno ritenere che il crollo di un tratto del viadotto sull’A6 è stato determinato da una frana di colata rapida di fango e detriti innescatasi nella parte alta del versante a causa, molto probabilmente, di ingenti quantitativi d’acqua provenienti da una strada presente nell’area di nicchia. Il materiale staccatosi si è successivamente incanalato nell’impluvio sottostante fino ad arrivare nella parte bassa dove ha impattato sulla struttura stradale determinandone il crollo. Dunque siamo difronte all’ennesima dimostrazione che la sicurezza dei ponti e dei viadotti va assicurata non soltanto monitorando il degrado dei materiali che li costituiscono, ma come sosteniamo da tempo vanno monitorati anche e soprattutto i rischi geologici a cui sono soggetti” afferma Benedetto.Sulla necessità di porre in essere in maniera immediata misure preventive di mitigazione dei rischi da dissesto idrogeologico, interviene anche il Tesoriere del CNG Domenico Angelone, che sottolinea l’importanza del monitoraggio continuo del territorio. “L’esigenza di controllo assiduo dei versanti e dei corsi d’acqua nasce da lontano, da quando nel 1968 fu presentata alla Camera la proposta di legge n. 886 sull’istituzione del geologo di zona, già da allora ritenuto figura atta a <>. Dopo 50 anni quel vuoto non è stato colmato, nonostante quella proposta sia stata reiterata con regolare continuità a tutte le classi politiche che si sono succedute, e nonostante le numerose tragedie che negli ultimi 50 anni hanno devastato il Paese”. “Gli eventi di Savona, – prosegue il geologo – hanno dimostrato come la conoscenza puntuale del territorio non può considerarsi mai acquisita in via definitiva poiché le dinamiche terrestri portano a cambiamenti delle condizioni morfologiche e idrogeologiche distribuite in archi temporali anche molto brevi. Solo la presenza continua di chi sa leggere il territorio, attraverso il presidio territoriale – conclude il Tesoriere del CNG – può consentire di minimizzare i rischi, di proteggere le infrastrutture e di salvare le vite umane”.

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Energia: criticità del settore

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

I risultati del Rapporto Call Center e del Rapporto Reclami sono, almeno in parte, positivi ma mettono anche in luce persistenti criticità nel settore energia. L’attività di monitoraggio è sicuramente importante, tuttavia per la natura stessa del nostro ruolo, ci sentiamo in diritto e in dovere di rivendicare un confronto nel merito con l’Autorità che fino a questo momento è mancato. Le Associazioni dei Consumatori svolgono ogni giorno un minuzioso e fondamentale lavoro di tutela del cittadino e sono in prima fila per la difesa dei diritti degli utenti: proprio per questo auspichiamo che a settembre la ripresa delle attività istituzionali segni un cambio di passo su questo fronte e si apra, finalmente, un dialogo che riteniamo assolutamente necessario. A tale proposito riteniamo opportuno evidenziare che se per i contratti non richiesti la percentuale delle contestazioni è rimasta stabile è anche per merito dell’attività congiunta delle Associazioni dei Consumatori e delle maggiori aziende del settore, che hanno sottoscritto protocolli per facilitare la risoluzione delle controversie. La conciliazione, sia essa presso l’Arera o paritetica, è fondamentale per i cittadini e, tra l’altro, costituisce una buona pratica nata in Italia nata dal rapporto tra le Associazioni dei Consumatori e le aziende ora adottata in tutta Europa. Il dato del 66% relativo agli accordi raggiunti è positivo ma parziale: positivo perché dimostra che in molti casi la controversia si conclude con un accordo che porta soddisfazione al cittadino, parziale perché non fotografa del tutto la situazione reale. A tale proposito è infatti necessario precisare che nei casi in cui la conciliazione viene inoltrata da un’Associazione, la percentuale di accordo addirittura supera il 70% mentre se l’istanza viene presentata da un professionista oltre il 70% delle controversie si conclude invece con un mancato accordo. Numeri, questi, che dimostrano ancora una volta la centralità e l’importanza del ruolo delle Associazioni.Altra questione in sospeso, che riguarda tuttavia il legislatore, è l’Albo Nazionale dei Venditori di cui da anni chiediamo l’istituzione. Nei Report di Arera sono state prese in considerazione le aziende con oltre 50mila clienti: ciò significa lasciare fuori qualche centinaio di società più piccole, che spesso sono anche le più aggressive dal punto di vista commerciale. Continuiamo quindi a sostenere la necessità di creare un Albo come strumento di garanzia e di tutela del consumatore.Ultimo ma non meno rilevante elemento è quel 92% di clienti che risultano poco o per nulla informati sull’argomento: si tratta di una percentuale che conferma l’assoluta necessità di una campagna istituzionale che come Federconsumatori invochiamo tempo e che informi e promuova la conciliazione presso i cittadini.

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Legge difesa: Riforma è passo in avanti, ma rimangono criticità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

“Fratelli d’Italia dedica il voto di oggi sulla riforma della legittima difesa alle numerose vittime di questa legge ingiusta. Questa riforma è un passo in avanti nella difesa e nella tutela di chi ha sofferto le ingiustizie di una normativa sbagliata, sulla quale Fratelli d’Italia ha sempre voluto intervenire. E’ nostra, a mia firma, la prima proposta di Legge oggi definitivamente approvata. Avremmo voluto qualcosa di più per non lasciare dubbi interpretativi che finora hanno consentito, a volte, di tutelare più gli aggressori che gli aggrediti. Avremmo voluto, ad esempio, che chi si sta difendendo in casa da un male ingiusto non fosse chiamato a valutare, in quei drammatici momenti, se l’aggressore sta “desistendo” o meno, aprendo così nuovi spazi di discrezionalità. Ciononostante Fratelli d’Italia ha deciso convintamente di votare a favore. Restano invece incomprensibili le posizioni contrarie di una sinistra che continua a dimostrare di essere incapace di ascoltare le esigenze della gente” Lo ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato.

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Rapporto sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

Ministero saluteRoma, 5 luglio 2017, ore 9.00 Auditorium Cosimo Piccinno, Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1 Convegno “Rapporto sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale: il punto di vista di pazienti e operatori sanitari. Presentazione a Istituzioni, politica e media”, organizzato da Senior Italia FederAnziani.
Il convegno rappresenta un momento strategico di confronto tra pazienti, operatori sanitari, Istituzioni e mondo della politica. Le criticità legate all’accesso alle cure e alla loro omogeneità sul territorio nazionale si uniscono a quelle economiche, giuridiche e amministrative, innescando un meccanismo per il quale l’efficacia dell’azione del medico e la stessa alleanza terapeutica tra medico e paziente rischiano di essere compromessi.
La presentazione alle Istituzioni e alla politica di un “Rapporto” che riassuma tali criticità è parte di un’azione sinergica e concreta che punta a individuare nuovi, ottimali punti di equilibrio tra le esigenze economiche del sistema e i bisogni medico sanitari dei pazienti, ribadendo la centralità della tutela della salute come diritto incomprimibile dell’individuo e interesse fondamentale della collettività.

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Campidoglio, al via potatura e messa in sicurezza 82mila alberi con maggiori criticità

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

alberiRoma. A partire dal 4 luglio saranno firmati i contratti per la potatura e la messa in sicurezza di 82mila alberature di Roma Capitale. Gli interventi sono il risultato di un bando europeo per un valore di 3,5 milioni di euro. Lo riferisce, in una nota, il Campidoglio.“E’ il primo tassello di un percorso finalizzato a garantire un’attenzione costante e puntuale per i 330mila alberi della città. Partiamo dalle situazioni più critiche, ma stiamo lavorando per estendere il raggio d’azione”, spiega l’assessora alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari. “Invertiamo la rotta dopo anni di incuria e di abbandono, garantendo un’oculata programmazione e assoluta trasparenza nelle procedure. Finalmente dopo Mafia Capitale creiamo le condizioni per ristabilire la normalità all’insegna di una pianificazione strategica”, conclude.

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I Circoli del Cinema della FICC e i Circoli Internazionali alla riscossa contro la Legge sul Cinema

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

cultura di cinemaCagliari. Le operatrici e gli operatori della FICC – Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, riunitisi in occasione dei 70 anni della sua costituzione congiuntamente con una delegazione IFFS – International Federation Film of Societies (27 paesi dei diversi continenti), hanno analizzato le criticità della nuova legge sul cinema e audiovisivo in cui ai fini di una più razionale ed efficace distribuzione degli incentivi e dei contributi statali nelle attività di promozione cinematografica e audiovisiva non si riconosce alle Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica il ruolo storico e presente di rappresentanti del pubblico e di specifici soggetti nell’attività primaria di formazione del pubblico da sempre impegnate nella valorizzazione sul piano artistico culturale ed estetico del patrimonio cinematografico italiano e del nuovo cinema (opere ritenute “difficili” per il mercato: opere prime, opere seconde, cortometraggi, documentari).Tutto ciò ha creato in Italia un circuito distributivo “virtuoso” che la nuova legge, grazie all’avvento del digitale, avrebbe dovuto incrementare e sostenere con maggiore interesse.In occasione della tre giorni di incontro, i delegati presenti della IFFS (Catalunya, Ecuador, Brasile, Messico, Burkina Faso, Russia) hanno evidenziato il progredire di esperienze nazionali, interculturali e di cooperazione, che vede:
– in Catalunya il riconoscimento della natura giuridica del cineclub nella legge regionale della Federazione catalana;
– in Ecuador la legge sulla cultura, approvata il 30 dicembre 2016, promuove e finanzia attraverso il suo Sistema Nazionale di Cultura l’Istituto per lo sviluppo delle arti, l’innovazione e la creatività nonché l’Istituto di cinema e creazione audiovisuale. In particolare nell’art. 102 riconosce esplicitamente i diritti del pubblico;
– in Brasile è in vigore una legge sul cinema che riconosce il ruolo svolto dalle Associazioni di Cultura Cinematografica;
– in Messico la legge sulla cultura in vigore dispone all’articolo 19 il riconoscimento giuridico dell’associazionismo cinematografico. Attribuisce inoltre un ruolo fondamentale all’Università di Città del Messico che funge da catalizzatore per tutte le iniziative relative sia all’associazionismo cinematografico che alla formazione del pubblico;
– in Burkina Faso la legge sul cinema attribuisce il riconoscimento giuridico del ruolo dell’associazionismo cinematografico. Da tre anni su richiesta della Federazione dei Circoli del cinema è stata introdotta nella legge la formazione del pubblico dentro le scuole;
– in Russia la legge sul cinema riconosce giuridicamente il ruolo svolto dalla Federazione dei Circoli del Cinema.
A conclusione dell’incontro, le operatrici e gli operatori culturali della FICC con i rappresentanti della IFFS sottolineano l’inadeguatezza dell’attuale “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo” rispetto alla formazione, alla ricerca e alla crescita della coscienza critica del pubblico e alle azioni inclusive e di coesione sociale svolte da 70 anni dalla rete dei Circoli del Cinema della FICC. Si auspica che nella fase di scrittura dei decreti attuativi si intervenga concretamente per limitare i danni e colmare le lacune della nuova legge.

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Superare criticità su valore terreni

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

agricolturaUn’interrogazione ai ministri dell’Economia e Finanze e alle Politiche agricole e forestali per chiedere l’adozione di norme di correzione al fine di sanare alcune criticità contenute nel provvedimento relativo alla riapertura dei termini per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società non quotate, posseduti da persone fisiche per operazioni estranee all’attività di impresa, società semplici, società ed enti ad esse equiparate.
E’ quella presentata dal deputato di Area popolare Nino Minardo, dopo essere stato sollecitato da diversi cittadini che stanno subendo effetti estremamente penalizzanti. “La Legge di Stabilità – spiega Minardo – prevede la possibilità di rideterminare i valori di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola e delle partecipazioni posseduti da persone fisiche al 1° gennaio 2016, con il pagamento di una imposta sostitutiva dell’IRPEF. Il 30 giugno 2016 rappresenta il nuovo termine entro il quale redigere e giurare la perizia di stima, nonché versare l’imposta sostitutiva o la prima rata della stessa (nel caso in cui si opti per il pagamento rateale). Un termine perentorio che penalizza il contribuente nel caso in cui, per una mera dimenticanza del termine di versamento dell’imposta sostitutiva in unica soluzione o del versamento della prima rata, subisce l’inefficacia dell’intera operazione posta in essere, con effetti estremamente penalizzanti”.Nella sua interrogazione parlamentare, Minardo chiede “l’introduzione di elementi correttivi che superino le problematiche evidenziate, tenuto conto che al versamento dell’imposta precedono tutta una serie di comportamenti preordinati alla scelta di usufruire della norma agevolativa, senza voler arrecare alcun danno all’Erario”. “E’ necessario che venga concessa al contribuente la possibilità di sanare il tardivo versamento dell’imposta avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso, entro i termini di presentazione del modello Unico che accoglie le informazioni relative alla rideterminazione dei terreni e partecipazioni. Tra l’altro, proprio con l’art.1, comma 637, della legge di Stabilità 2015, sono state riscritte le norme in materia di ravvedimento operoso, dettate dalla motivazione di una maggiore semplificazione del rapporto tra Fisco e contribuenti, incentivando la ‘compliance fiscale’, volta a ridurre gli ambiti del contenzioso tributario”.

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Criticità in chirurgia oncologica

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2015

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleLa chirurgia è il caposaldo dell’approccio multidisciplinare ai tumori solidi e, come ampiamente dimostrato dalla letteratura internazionale, è determinante per il successo globale del trattamento i cui risultati sono espressi in termini di morbilità e mortalità. Un’importante valutazione delle criticità in chirurgia oncologica è stata compiuta nell’ambito del Programma Nazionale Esiti di AGENAS – Ministero della Salute. Nel Programma è stato preso in considerazione il rapporto tra volume di interventi eseguiti e mortalità entro 30 giorni, riferiti all’attività dei Centri Ospedalieri e Universitari nel 2013. “I risultati sono eclatanti – dichiara il Prof. Alfredo Garofalo, Past President Società Italiana di Chirurgia Oncologica (SICO) – per il colon retto, la mortalità post operatoria a 30 giorni passa dal 15% a meno del 5% quando il volume di attività raggiunge i 50/70 interventi l’anno; per lo stomaco, la mortalità post operatoria a 30 giorni si dimezza passando da più del 20% a meno del 10% quando il volume di attività raggiunge i 20/30 interventi l’anno; per il polmone la mortalità post operatoria a 30 giorni diminuisce decisamente dal 20 a circa il 5% quando il volume di attività raggiunge i 50/70 interventi annui; per la mammella – non potendosi attendere una mortalità operatoria da questo tipo di intervento – le linee guida internazionali dettate da EUSOMA identificano in 150 interventi annui la soglia minima di attività per definire la Breast Unit”. Nel 2013 un Gruppo di Lavoro formato da esperti della SICO, della Federazione italiana della Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e del Ministero della Salute ha individuato una metodologia rigorosa per stabilire, anche sulla base delle SDO, i volumi minimi teorici di attività per singola patologia oncologica, al di sopra dei quali le sole strutture chirurgiche che ne sono in possesso dovrebbero essere abilitate ad affrontare le patologie in oggetto. I risultati sono sfociati in http://www.oncoguida.it, il sito realizzato da AIMaC, Ministero della Salute e ISS, che consente a tutti gli utenti di individuare con rigore metodologico e facilità i Centri di Chirurga Oncologica i cui volumi di attività per tipo di neoplasia siano garanzia di prestazioni che garantiscano sicurezza e qualità. A testimonianza della validità del lavoro svolto, il raffronto tra i risultati ottenuti dal Gruppo di Lavoro FAVO – SICO – Ministero della Salute con i dati dell’AGENAS porta a conclusioni analoghe. “Oncoguida – dichiara il Prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – è lo strumento informativo per consentire al malato di cancro e ai familiari di scegliere i centri “ad alto volume di attività” che assicurino affidabilità ed adeguato standard assistenziale: più alto è il numero degli interventi eseguiti, maggiore è l’affidabilità del Centro”. Si chiude oggi a Napoli il XXXVIII Congresso SICO – Iª Conferenza Internazionale dell’Oncologia Chirurgica, organizzato dalla SICO. Significativi i dati della Campania:
– su 98 centri che trattano chirurgicamente il cancro del colon retto, solo 8 superano la soglia di garanzia stabilita (80 casi per anno), mentre ben 25 centri hanno effettuato solamente da 1 a 10 interventi.
– su 92 centri che trattano chirurgicamente il cancro della mammella, solo 8 superano la soglia (80 casi per anno) e ben 47 (il 51%) hanno effettuato solamente da 1 a 10 interventi
– su 54 centri che trattano chirurgicamente il cancro del polmone, solo 7 superano la soglia (80 casi per anno) e ben 39 (il 72%) hanno effettuato solamente da 1 a 10 interventi
– su 42 centri che trattano chirurgicamente il cancro della prostata, solo 6 superano la soglia (80 casi per anno) e 11 (il 26%) hanno effettuato solamente da 1 a 10 interventi
– su 48 centri che trattano chirurgicamente il cancro del fegato, solo 8 superano la soglia (40 casi per anno) e 24 (il 52%) ne fanno meno di 5
A preoccuparsi però non devono essere solo i cittadini della Campania. Non vi sono infatti sostanziali differenza tra nord e sud. “Ad esempio, con riferimento al trattamento del colon retto – aggiunge il Prof. Garofalo – soltanto in 9 regioni si supera il 20% di centri con un volume di attività uguale o superiore alla soglia minima stabilita (cut off) mentre in altre 9 regioni la percentuale di centri con un volume di attività uguale o superiore al cut off è molto più bassa; ne consegue che nella più favorevole delle ipotesi solo 1 centro su 5 tra quelli che trattano abitualmente il tumore del colon retto ha il volume di attività necessario ad assicurare buoni risultati e comunque il dato si registra solo in metà delle Regioni; dall’11 al 46% dei centri tratta meno di 10 casi per anno”. Il processo di riorganizzazione delle reti ospedaliere, per quanto riguarda l’oncologia chirurgica, non può prescindere dai risultati degli studi AGENAS e FAVO-SICO, considerando i volumi minimi di attività chirurgica come cut off iniziale per individuare i relativi Centri di Riferimento per Patologia e procedere conseguentemente al ridimensionamento dei posti letto e delle risorse. Il problema dell’adeguatezza in chirurgia è cruciale per il buon esito del trattamento terapeutico dei malati di cancro. Il chirurgo oncologo deve essere in grado di esprimere performance adeguate in grado di ottenere i migliori risultati di sopravvivenza registrati in letteratura.
Un intervento chirurgico non adeguato o una strategia integrata non applicata possono compromettere definitivamente l’esito delle cure, comportando ulteriore utilizzo di risorse con ricadute molto negative anche sulla spesa sanitaria, a causa di malati che andranno inevitabilmente in progressione di malattia, obbligando gli specialisti a tentativi terapeutici disperati o a interventi di salvataggio. “Rispetto alle gravi inadempienze delle regioni a chiudere i centri che non assicurano risultati ottimali ai malati di cancro, con i rischi che ne derivano – conclude De Lorenzo – le associazioni dei pazienti chiedono a tutti coloro che devono affrontare un intervento di chirurgia oncologica di documentarsi attentamente su http://www.oncoguida.it scegliendo esclusivamente i centri a più alto volume di casi trattati. Ciò potrebbe comportare automaticamente, e anche senza alcun intervento da parte delle Istituzioni, la disattivazione dei centri a maggior rischio”.

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Fiumicino: criticità e investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2015

aeroporto-romaLa gestione di un Hub internazionale come Fiumicino, con 40 milioni di passeggeri l’anno, è un sistema complesso soggetto a molti fattori, che va armonizzato. I fili da tenere legati sono: 1)controllo del traffico aereo (Enav); 2) servizio a terra ad aeromobili e passeggeri (Società di Handling) spesso svolto con esiti disastrosi, 3) trasporto da e per Roma: una ferrovia inadeguata e un’unica bretella stradale che termina su un intasatissimo GRA; 4) la città di Fiumicino che ha una dotazione di forze di Polizia, Vigili del fuoco, Vigili urbani assolutamente inadeguata. Quindi, per superare la debolezza strutturale, che è frutto di una assenza di pianificazione ultraventennale, occorre un grande lavoro di armonizzazione dei soggetti interessati. E maggiori investimenti, non solo quelli di ADR che pure dal 2013 si stanno attuando.” Lo ha detto il senatore Bruno Astorre intervenendo in aula al Senato durante un’informativa sull’aeroporto di Fiumicino.

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Tumori neuroendocrini

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

Monza. I tumori neuroendocrini colpiscono ogni anno in Italia oltre 1200 persone e nell’ultimo decennio la loro incidenza è cresciuta del 2% ogni 12 mesi. Colpiscono principalmente gli uomini tra i 50 e i 60 anni, possono presentarsi in ogni sede dell’organismo, ma sono più frequenti nel tratto gastroenterico, circa il 70%. Presentano spesso caratteristiche particolari che rendono difficile la loro diagnosi: i sintomi più comuni sono un arrossamento diffuso e crampi addominali, accompagnati talvolta da diarrea. E alcuni di questi tumori sono del tutto asintomatici. Il centro di riferimento, in Italia, per la cura e il trattamento di questa patologia, si chiama Ce.Ri.Ca. (Centro di Riferimento per lo Studio e la Cura dei Carcinoidi e dei Tumori Neuroendocrini) e ha sede presso l’Istituto di Oncologia (IdO) di Monza. Alle forme rare di cancro è dedicato il X Seminario ITMO (Italian Trials in Medical Oncology) dal titolo Neoplasie a bassa incidenza che si svolge oggi al Policlinico di Monza. Un meeting importante che vede la partecipazione di oltre 200 esperti provenienti da tutta Italia per illustrare lo stato dell’arte contro alcuni tumori rari. “Questo convegno nazionale nasce dalla necessità di coordinare il più possibile la lotta contro questi tipi di cancro inusuali, ma non per questo meno pericolosi – afferma il Direttore Scientifico e Clinico dell’IdO prof. Emilio Bajetta -. Lo scopo principale del seminario è capire come affrontare queste patologie che molte volte sono ‘orfane’ di farmaci, e quindi hanno un difficile approccio terapeutico. E’ importante sviluppare la ricerca per giungere alla sperimentazione di nuove molecole”. A questo proposito il Ce.Ri.Ca. svolgerà, in esclusiva mondiale, uno studio clinico per valutare l’efficacia e la sicurezza nei tumori neuroendocrini di una nuova molecola: panitumumab. Si tratta di un farmaco abitualmente utilizzato per il trattamento del carcinoma del colon metastatico, che verrà impiegato, per la prima volta, in pazienti affetti da tumore neuroendocrino. L’annuncio dato dallo stesso prof. Bajetta al convegno ha destato grande interesse fra gli specialisti. Il X seminario ITMO vede la partecipazione anche dei massimi vertici dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “La nostra Società scientifica – afferma Stefano Cascinu presidente nazionale AIOM – ha deciso di supportare il seminario ITMO perché il cancro si può sconfiggere anche grazie alla condivisione delle conoscenze e al confronto costruttivo tra professionisti. Questi principi sono ancora più validi se dobbiamo affrontare neoplasie rare, cioè malattie di cui spesso abbiamo poche informazioni per quanto riguarda diagnosi e terapia”.
L’ITMO e il Ce.Ri.Ca. sono due enti di ricerca di assoluto livello che il professor Bajetta ha portato in “dote” all’Istituto di Oncologia del Policlinico di Monza. “Le attività di ricerca contro i tumori neuroendocrini – sottolinea il Direttore IdO – sono diventate il fiore all’occhiello dell’Istituto. Il nostro Centro si avvale della collaborazione di numerosi professionisti, noti in Italia e all’estero, per la loro competenza clinico – scientifica sviluppata nell’ambito dei NET. La continua ricerca di strategie terapeutiche innovative richiede complessi studi di confronto. Al 2011 l’ITMO ha realizzato 31 protocolli di studio completati mentre 8 sono ancora in corso. Quest’attività di ricerca ha consentito di pubblicare lavori per esteso, abstract e presentazioni a Congressi Nazionali ed Internazionali”. La prima descrizione esatta di un tumore neuroendocrino risale al 1552 A.C. ad opera di un medico egiziano. Ciò nonostante solo recentemente i NET sono stati classificati dalle autorità sanitarie internazionali e soltanto negli ultimi anni si è assistito ad un reale progresso nella comprensione della loro biologia. Tutt’ora le cause di queste rare patologie sono ignote. “C’è ancora molta strada da fare per migliorare le nostre conoscere sui tumori rari. La difformità di queste neoplasie – ricorda il professor Bajetta – e la loro criticità terapeutica richiedono un approccio multidisciplinare. Le loro caratteristiche ne rendono infatti difficile la diagnosi. I tumori neuroendocrini per esempio possono rimanere silenti per anni, crescono lentamente e spesso originano metastasi prima di diventare sintomatici. Difficilmente un clinico può affrontare da solo e con eguale perizia tutti i tumori a bassa incidenza. Serve necessariamente un’alleanza tra oncologo, anatomo-patologo, radiologo, chirurgo e medico nucleare. Infine, è assolutamente necessario concentrare tutte le risorse, conoscenze ed esperienze nella lotta contro le neoplasie rare in centri altamente specializzati e condividere il più possibile tutte le esperienze acquisite”.

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Le mie lettere a Monti

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

Prof. Mario_Monti

Image via Wikipedia

Giorni fa rispondendo ad una mia lettrice ho fatto riferimento ad una mia iniziativa che si è tradotta nello scrivere ben 15 lettere al presidente Monti sui temi di grande attualità e sul modo di pervenire alla crescita competitiva del sistema paese e alla possibilità d’indicare una via diversa ai soliti rimedi da manuale che un’economia capitalista ha scritto e riscritto nei suoi “testi sacri”. La prima domanda che mi sono posto è se la mia iniziativa non fosse un atto di arroganza e di presunzione considerato l’autorevolezza del mio interlocutore rispetto alle mie limitate conoscenze in materia di economia, di bilanci e quanto altro. Poi ho pensato agli esempi che la storia sottopone alla nostra riflessione riguardo personaggi che sono stati in grado d’indicare, tra la diffidenza di tanti, una strada nuova e dimostrare che si può imboccare e percorrerla con successo anche se non si è versati nella disciplina affrontata. Ecco perché non ho ceduto ai limiti che mi riconosco ma, semmai, ho sperato di non essermi imbattuto in colui che possa aver tratto dalla sua dottrina economica un rigido ed esclusivo simulacro. Intendo dire che il “modello capitalistico” che da tempo abbiamo affinato ed esaltato oggi presenta tutti i suoi limiti e se continuiamo ad accettarlo è perché siamo convinti che non vi è alternativa. Possiamo, invece, fare qualcosa di diverso, ma dovremmo anche avere l’apertura mentale per recepirne il messaggio e sperimentarne il percorso senza preclusioni ideologiche. E’ questa la sfida non da poco in quanto ci tocca esplorare un terreno sconosciuto e i timori possono essere tanti ma anche gli interessi e i privilegi acquisiti sono duri a morire.
Quindici lettere non sono di certo riassumibili in poche righe. Mi limito in questa circostanza ad indicare gli argomenti che a mio avviso sono più significativi.
Il primo in assoluto, se non altro per il dibattito che è in atto in queste ore, è quello del lavoro. Oggi la discussione sembra incentrarsi su tre punti cruciali: l’art. 18 indicato come la salvaguardia per il posto di lavoro, l’età pensionabile e il posto fisso. A mio avviso sono dei falsi problemi. Se noi partiamo dal riconoscere un diritto che è quello del lavoro, poiché è un imperativo che ci consente di vivere e di prosperare, allora dovremmo orientarci in modo diverso. Dovremmo partire dal presupposto che si debba stabilire con i lavoratori una regola che consenta loro ogni 10 anni di contributi di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva percetta in detto periodo di tempo. Consideriamo i vantaggi di questo percorso che mette i lavoratori nella possibilità di avere una base, via via, sempre più consistente, economicamente parlando, per affrontare le variabili della vita (disoccupazione, riconversione del lavoro, corsi di aggiornamento e specializzazione, malattie invalidanti, ecc.). Da qui ci caliamo in un altro diritto: quello della salute. In proposito dobbiamo uscire dall’equivoco assistenza pubblica o privata. Se riconosciamo il primato della salute dobbiamo convenire che il problema sta a monte: la salute è un bene universale e la prevenzione universale a questo punto diventa un suo punto vitale. Anche qui abbiamo indicato una ricetta e spiegato come pervenirvi. Per il viatico migratorio un altro progetto è quello di consentire una crescita della ricchezza dei ceti meno abbienti, nelle aree depresse, con uno scambio di conoscenze con la costruzione delle cosiddette “cittadelle del sapere”. Altre soluzioni sono state indicale sul fronte delle questioni carcerarie, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della lotta al lavoro in nero, dell’evasione fiscale, ecc. In tutto questo va precisato che non è tutta farina del mio sacco e che molti spunti sono venuti leggendo, partecipando, ascoltando quanto è stato detto e scritto in proposito, ma che hanno avuto scarsissima audience, per non dire nulla più per interessi partigiani che per intima convinzione. Convengo, quindi, che un modello di società nuova esiste già anche se i nostri occhi non riescono a riconoscerla per tale, abbagliati come siamo da interessi personali e corporativi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Piemonte: allerta maltempo

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2011

maltempo

Image by nociveglia via Flickr

L’allerta maltempo permane e le prossime giornate possono presentare situazioni critiche E’ stata aperta questa mattina la sala operativa della Protezione civile:, e le strutture della protezione civile provinciale (protezione civile, viabilità e difesa del suolo) sono pronte a intervenire con la collaborazione del Coordinamento del volontariato e della Guardie ecologiche volontarie, mentre sono già attivi i presidi territoriali.
“Anche i cittadini però possono contribuire a tutelarsi dai disagi e a mettersi in sicurezza” spiega Saitta. La Protezione civile provinciale invita in particolare a:
– segnalare le criticità e i problemi al proprio Comune di appartenenza;
– evitare di mettersi in viaggio se non è indispensabile, anche perché le precipitazioni possono essere difformi (più o meno diffuse) anche a poche decine di chilometri di distanza;
– evitare di attraversare corsi d’acqua in piena e di sostare nei pressi di ponti, guadi, rive; e verificare con attenzione prima di utilizzare i sottopassi;
– collaborare attivamente con i volontari qualora esistano interruzioni alla viabilità e con i sindaci qualora dispongano evacuazioni preventive;
– evitare di utilizzare scantinati e locali sotterranei, specie se si sono già allagati in precedenza;
– pulire griglie, canaline di scolo, tombini nei pressi delle proprie abitazioni.
“Sono regole semplici, ma efficaci” ha ricordato il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta “non solo la sicurezza deve partire dall’autotutela, ma servono anche a facilitare il lavoro della protezione civile là dove veramente occorre. Certo, magari cambiare i piani del week end può anche essere un sacrificio, ma anche questo è prevenzione”.

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“Energia: Diritti a Viva Voce”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2011

Impianto ad energia eolica presso Osiglia, Lig...

Image via Wikipedia

Parte oggi 1° settembre il progetto “Energia: Diritti a Viva Voce” promosso da 17 associazioni dei consumatori (Federconsumatori, ACU, ADOC, Adiconsum, Altroconsumo, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela consumatori e utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) e finanziato dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas con l’obiettivo di rendere i consumatori più informati e consapevoli in materia di energia e gas. L’esigenza di promuovere questo progetto è nata dalla situazione sopravvenuta alla liberalizzazione del settore energetico, che ha visto l’ingresso di nuovi operatori e quindi di un mercato più ‘movimentato’ favorevole al consumatore ma che in molti casi ha creato criticità, come ad esempio comportamenti commerciali scorretti, situazioni di doppie fatturazioni o semplicemente difficoltà nel passaggio da un venditore all’altro.
I 45 sportelli informativi operativi sul territorio italiano copriranno 16 Regioni e saranno gestiti dalle Associazioni dei Consumatori presenti sul territorio nazionale. Gli operatori degli sportelli forniranno risposte e soluzioni ai clienti finali dei servizi elettrico e gas e saranno in grado di: orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali (anche attraverso l’ausilio del sistema “trova offerte” dell’AEEG); informare ed educare il consumatore sul modo di sfruttare al meglio l’opportunità offerta dalla tariffa bioraria; fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso; supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore; informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.
A questi sportelli e all’App sarà affiancato un servizio di call center, con numero verde gratuito 800 82 12 12 per chiamate da rete fissa, con l’obiettivo di fornire risposte e informazioni ai clienti del servizio elettrico e gas. Il call center sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00-13 e 14-18:00.

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Lampedusa e le promesse della ministra

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Michela Vittoria Brambilla

Image by G.M.Belli via Flickr

“Sono passati più di due mesi dalla conferenza stampa del ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla nella quale ha annunciato un maxi pacchetto-turismo che avrebbe dovuto rilanciare Lampedusa dopo l’emergenza profughi. Tuttavia, tra gli operatori del settore turistico dell’isola siciliana serpeggia molto malumore: scarse presenze, prenotazioni diminuite, volume degli affari ridotto, prospettive pessime per l’alta stagione estiva. Le maggiori criticità riguardano i collegamenti aerei, con orari e tariffe a dir poco proibitivi”. Questo il tema dell’inchiesta pubblicata dal nuovo quotidiano on line di Forza del Sud. Comparando le diverse offerte della compagnie aeree, forzadelsud.itha scoperto che “che per raggiungere Lampedusa da Roma e trascorrevi il prossimo fine settimana ogni singolo viaggiatore dovrebbe spendere, tra andata e ritorno con le compagnie Alitalia o Meridiana, da un minimo di 510 euro fino a un massimo di 1.140 euro (fonteexpedia.it, ricerca effettuate oggi alle 11). Tariffe leggermente inferiori per chi parte da Milano. Se a questi costi – prosegue l’inchiesta condotta dal quotidiano on line del movimento arancione – si aggiungono anche quelli del vitto e dell’alloggio e’ facile comprendere che un italiano medio non prenderebbe nemmeno in considerazione l’ipotesi di trascorrere un weekend o parte delle proprie vacanze estive a Lampedusa”. Discorso a parte per la compagnia aerea Blu Panorama, che su richiesta del Governo, così come annunciato sempre nella conferenza stampa del 29 aprile scorso, ha predisposto un articolato “Piano a supporto del rilancio turistico di Lampedusa” in raccordo con tour operator e agenzie di viaggio, con tariffe particolarmente scontate per la stagione estiva (da 39,98 euro). “Ebbene – si legge suforzadelsud.it – a parte l’esiguità dell’offerta – sono pochi, infatti, i posti disponibili rimasti – e lo stupore di tutte le agenzie di viaggio contattate – che a precisa richiesta di informazioni sulle tariffe agevolate per raggiungere l’isola siciliana, non sapevano nemmeno di cosa stessimo parlando – per raggiungere Lampedusa da Roma il prossimo fine settimana la tariffa e’ di circa 275 euro, pero’ con partenza non il venerdì pomeriggio, ma sabato alle 6 del mattino e ritorno alle 13.30 della domenica. Insomma, un mini weekend ad un prezzo di viaggio conveniente (sic) solo dal punto di vista economico. Discorso non molto diverso se si parte da Milano. Per il weekend del 22 – 24 luglio – continua forzadelsud.it – Lampedusa non e’ raggiungibile, a meno che non si scelga di partire giovedì 21 alle 11.30 del mattino. E comunque l’unico volo Lampedusa-Milano di domenica 24 parte alle 8.25 del mattino. Questa combinazione costerebbe circa 290 euro (fonte bluexpress.com, ricerca effettuata effettuata oggi alle 11)”. In definitiva per il quotidiano on line del movimento arancione “appare evidente che i propositi del governo e del ministro Brambilla sul rilancio turistico di Lampedusa sono destinati a rimanere tali. E come sempre a farne le spese sono i cittadini della più bella isola del Sud”.

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Roma ed emergenze sociali

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

«In merito al rapporto presentato dalla Caritas emergono alcune criticità come quella dei padri separati, divenuta ormai una nuova emergenza sociale, per la quale Roma Capitale ha già da tempo attivato azioni concrete». Così in un nota l’assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale, Sveva Belviso. «Dal 2009 infatti – continua Belviso – sul territorio capitolino è attiva una struttura residenziale dedicata ai papà separati, primo caso in Italia, per i quali l’amministrazione capitolina mette a disposizione venti bilocali, indipendenti e accessoriati di tutto. Grazie all’ausilio degli operatori sociali presenti e ai progetti individuali dedicati, i padri possano intraprendere un percorso di ricostruzione personale che li porti in breve tempo, 12 mesi prorogabili di altri 12 per i casi più complessi, ad una nuova autonomia. La “Casa dei Papà” nasce con la volontà sia di dare un soccorso immediato ai padri caduti in disgrazia, sia di mantenere inalterato i rapporti con i figli, ai quali viene data la possibilità di trascorre ogni momento della giornata in compagnia dei propri cari». «Dall’inizio dell’attività la casa ha accolto 35 papà, 15 dei quali hanno già lasciato la struttura, recuperando la loro autonomia economica e psicologica e reinserendosi attivamente nella società. Roma Capitale inoltre è in procinto di ampliare la struttura offrendo ai padri in difficoltà altri 10 appartamenti. Tra le nuove progettualità dell’amministrazione – conclude Belviso – c’è la modifica della delibera 163/98 del Consiglio comunale, contenuta nel programma operativo del nuovo Piano Regolatore Sociale di Roma Capitale, che prevede l’equiparazione di un padre separato non affidatario, che ha subito una sentenza di abbandono della casa coniugale, a una sentenza di sfratto. Tale modifica consentirà, di fatto, ai papà separati di poter accedere alle liste per l’assegnazione di una casa popolare e di beneficiare di un contributo economico mensile. Queste iniziative sono solo alcune tra le azioni messe in campo dall’amministrazione per rispondere concretamente alle nuove povertà emergenti».

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Più sicurezza e certezze sulle autostrade

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2011

Perché pur disponendo di un monitoraggio con ben 9 Centri radio Informativi nonché il numero telefonico 840 04 2121su una rete autostradale di soli 2.854 chilometri dotata di 2.140 telecamere, numerose spire e boe, nonché disponendo delle comunicazioni telefoniche e/o via radio che vi giungono:
dal personale della manutenzione e della viabilità delle nove Direzioni di Tronco,
dai direttori dei lavori degli innumerevoli cantieri in essere,
dal personale della Polizia Stradale,
dagli utenti che rilevano incidenti o veicoli in difficoltà o fattori metereologici avversi,
dai conducenti di veicoli di servizi di pubblico interesse (Carabinieri, Forze Armate, Vigili del Fuoco, ambulanze),
allorquando il traffico autostradale ha delle criticità, non vediamo in tempo reale ai caselli di entrata dei pannelli luminosi variabili con la scritta: NON ENTRARE? Perché all’ingresso in autostrada non esistono dei pannelli luminosi variabili con la scritta: NON ENTRARE quando il traffico è critico? Negli anni sono innumerevoli i casi e milioni di utenti, rimasti intrappolati per ore in autostrada, oltre al danno inerente i consumi e le ore e contratti di lavoro persi, sono stati anche costretti a pagare il pedaggio.
È il momento di contribuire al riavvio dell’economia nazionale (economia basata sul movimento delle persone e delle merci) e compito del Governo è attivarsi affinché i gestori delle autostrade:
siano duramente penalizzati quando non comunicano in tempo reale le criticità
siano costretti ad allestire all’ingresso in autostrada non esistono dei pannelli luminosi variabili per informare gli utenti e renderli in grado di cambiare percorso. (Pier Luigi Ciolli) per la sicurezza stradale

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L’economia mondiale ed elementi di criticità

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2011

Le stime recenti (vedasi Fondo Monetario internazionale e degli analisti economici) lasciano intravedere la prosecuzione della ripresa in atto e la tenuta del commercio mondiale. Vi sono, tuttavia, delle eccezioni riguardo i maggiori progressi come il Giappone, alcuni paesi del Sud e centro America (Argentina, Brasile, Cile e Messico) che di una parte dell’Europa orientale (Russia, Ucraina, Polonia, Ungheria e Turchia). Non bene, invece, va sul fronte dell’occupazione con percentuali di senza lavoro ancora elevate soprattutto nei paesi occidentali. Un altro elemento di criticità è dato dagli squilibri commerciali con disavanzi delle economie già in deficit e avanzi in quelle in surplus. Nell’area degli avanzi risultano esservi la Germania, la Cina, la Russia, Taiwan, Hong Kong e Singapore mentre il Giappone in seguito al recente terremoto vede ridursi la dinamica produttiva. Vi è poi la variabile dei tassi d’interesse condizionati dai minori interventi a favore delle economie reali, dei mercati finanziari e del settore creditizio. Ciò potrebbe favorire una qualche riduzione dei disavanzi pubblici sebbene il peso del debito pubblico sul Pil sembra ancora destinato ad aumentare.

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