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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Roma: stop agli sfratti delle associazioni assegnatarie di spazi del Comune

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

corte dei contiRoma. “La sentenza della Corte dei Conti n. 77/2017, che assolve i dirigenti comunali che non avevano sfrattato le associazioni assegnatarie di spazi del Comune di Roma per fini sociali, obbliga l’amministrazione ad uno stop immediato degli sfratti. La giustizia sta aiutando a fare chiarezza, ma è necessario che la parola torni al Consiglio Comunale e all’amministrazione capitolina. Sono mesi che assistiamo al teatrino delle responsabilità. Ora che la Corte dei Conti si è pronunciata, Roma Capitale non si defili ancora una volta dalle sue responsabilità: si dica stop agli sfratti e si ricominci da capo con un percorso che coinvolga associazioni e mondo del Terzo settore” lo dichiarano in una nota Erica Battaglia e Riccardo Corbucci, coordinatori dei forum “Sociale” e “Legalità” del Partito Democratico di Roma.
“La sentenza spiega chiaramente come i locali individuati e destinati comunque a usi di pubblica utilità sociale e culturale non li rendeva utilizzabili e sfruttabili alla stregua di locali da affittare sul libero mercato, perché rientranti tra quelli per i quali era prevista, dai regolamenti comunali n. 5625/1983, 26/1995 e 202/1996, una utilizzazione a prezzo ridotto e agevolato per le loro finalità” spiegano i democratici. “Ne consegue che la scadenza del termine, senza che fosse intervenuta la concessione definitiva o senza che la stessa fosse stata rinnovata, non poteva di per se cambiare la natura del bene e la sua utilizzabilità alle stesse condizioni agevolate attuate con il provvedimento originario, con conseguente impossibilità di praticare automaticamente, per esso, un prezzo di mercato” continuano Battaglia e Corbucci. “La sentenza sostiene che sarebbe alquanto singolare che l’inosservanza da parte del Comune del rispetto del termine per la conclusione o per il rinnovo del procedimento concessorio, possa persino risolversi in un pregiudizio per la parte che lo subisce” concludono Corbucci e Battaglia. “In sostanza, quindi, dal silenzio dell’amministrazione non può automaticamente derivare la risoluzione del rapporto, in quanto ciò contrasterebbe con l’art. 20 della legge n. 241/1990 di rango superiore rispetto ai regolamenti, che qualifica appunto il silenzio dell’Amministrazione come silenzio assenso”.

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