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Archive for 5 gennaio 2016

Atmosfere fatate per il nuovo anno

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

PoschnerLugano Giovedì 7 gennaio 2016 – 20.30 Sala Teatro LAC Inizia un anno nuovo per LuganoMusica, con un brillante appuntamento sinfonico affidato all’orchestra di casa, l’OSI. Il programma, interamente romantico, riunisce pagine nate tra gli anni Venti e gli anni Quaranta dell’Ottocento, dalla penna di due grandissimi maestri tedeschi quali Carl Maria von Weber e Felix Mendelssohn. Il primo è noto soprattutto come pioniere dell’opera romantica in tedesco, grazie al suo Freischütz, di cui il pubblico del LAC ascolterà l’Ouverture. Un magistrale esempio dell’innovativa tecnica di orchestrazione di Weber, che crea impasti timbrici inediti, inventando letteralmente un colore orchestrale mai udito prima di lui. Di Mendelssohn verranno proposte due opere della piena maturità: il famosissimo Concerto in mi minore per violino, in cui virtuosismo e lirismo raggiungono un equilibrio miracoloso, e una serie di estratti dalle musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Musiche che hanno anch’esse qualcosa di miracoloso, dal momento che furono concepite come pezzi d’occasione, per accompagnare una rappresentazione teatrale alla Reggia prussiana di Sans Souci, e che, per la loro bellezza, furono assorbite a pieno titolo nel grande repertorio delle orchestre sinfoniche.
In questo percorso incantato nel romanticismo tedesco, l’OSI sarà guidata dal suo direttore principale, Markus Poschner, impegnato anche come Generalmusikdirektor a Brema e come primo direttore ospite della Deutsches Kammerorchester Berlin. Solista nel Concerto di Mendelssohn, un artista che il pubblico di Lugano ha già avuto modo di ascoltare, Ilya Gringolts, formatosi tra San Ilya GringoltsPietroburgo e New York, dove è stato allievo del grande Itzhak Perlman. Risultato nel 1998 il più giovane violinista a conquistare l’ambìto Premio Paganini a Genova, Gringolts è noto per la versatilità, che lo porta a muoversi negli ambiti apparentemente più distanti, dalla musica barocca eseguita con strumenti d’epoca alla realizzazione di nuove pagine contemporanee, spesso scritte apposta per lui. Tra i suoi partner in ambito cameristico si contano nomi del calibro di Yuri Bashmet, Nicolas Angelich e Maxim Vengerov. Gringolts affianca all’attività solistica e cameristica quella di docente presso la Scuola universitaria di Zurigo.
Il concerto verrà trasmesso in diretta radiofonica da RSI Rete 2 e sarà seguito, alle ore 22.30, da “Mendelssohn Reloaded”, quarto appuntamento del ciclo Late Night Modern presso il Teatrostudio. Late Night Modern è un progetto di rilettura creativa in chiave contemporanea delle opere eseguite durante alcuni dei concerti di LuganoMusica, in coproduzione con OGGIMUSICA. (foto: Poschner, Ilya Gringolts)

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LuganoMusica lancia l’Artist in Residence

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

Daniil TrifonovDaniil Trifonov1Lugano tre concerti – il 16 e il 22 gennaio e il 6 giugno presso la Sala Teatro LAC. Per il primo dei tre concerti, sabato 16 gennaio alle 20.30, Daniil Trifonov si presenterà con un recital solistico. Il concerto del 16 gennaio sarà preceduto, alle ore 18.30 presso la Sala 4 del LAC, dalla proiezione del film Daniil Trifonov. La magia della musica prodotto dalla RSI nel 2015 per la regia di Christopher Nupen. Un appuntamento interessante – gratuito per i possessori del biglietto del concerto serale – per avvicinarsi alla personalità dell’artista in residence di LuganoMusica 2015/16.
Il pubblico avrà modo di godere di alcune pagine decisamente rare: la serata si aprirà con la Ciaccona dalla Partita n. 2 BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, nella singolare trascrizione pianistica per la sola mano sinistra realizzata da Johannes Brahms. Il concerto di Trifonov proseguirà con la serie degli Studi op. 10 di Chopin, seguiti dalla Sonata n. 1 in re minore op. 28 di Sergej Rachmaninov, una pagina spesso negletta e perciò sconosciuta alla maggior parte degli ascoltatori. (foto: Daniil Trifonov)

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In memoria di deportati razziali e politici

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

memorie d'inciampoRoma lunedì 11 gennaio 2016 alle ore 12 in via Po 42 alla presenza del Presidente del Municipio di Roma II Giuseppe Gerace per installare 11 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in memoria di deportati razziali e politici. Memorie d’inciampo a Roma è promosso da: ANED (Associazione Nazionale ex Deportati); ANEI (Associazione Nazionale ex Internati); Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane di Italia; Fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), IRSIFAR (Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza); Museo Storico della Liberazione; in collaborazione con le Biblioteche di Roma ed è organizzato dall’Associazione Arte in memoria. Posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha il Patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Roma. Curato da Adachiara Zevi, il progetto si avvale di un Comitato scientifico composto da Anna Maria Casavola, Annabella Gioia, Elisa Guida, Antonio Parisella, Liliana Picciotto, Micaela Procaccia e Michele Sarfatti; e di un Comitato organizzativo composto da Marina Levi Fiorentino, Bice Migliau, Eugenio Iafrate e Sandra Terracina.
L’idea di Demnig risale al 1993 quando l’artista è invitato a Colonia per una installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: ebrei, politici, militari, rom, omosessuali, testimoni di Geova, disabili. Con un segno concreto e tangibile ma discreto e antimonumentale, a conferma che la memoria deve costituire parte integrante della nostra vita quotidiana. Sceglie dunque il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto i deportati e vi installa altrettante “pietre d’inciampo”, sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (10×10 cm.). Li distingue solo la superficie superiore, perché di ottone lucente.
Su di essa sono incisi: nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
Il giorno e l’ora della collocazione delle pietre è annunciata agli inquilini da una lettera del Municipio in cui si spiega che il progetto vuole “ricordare abitanti del quartiere uccisi e perseguitati dai fascisti e dai nazisti, deportati, vittime del criminale programma di eutanasia o oggetto di persecuzione perché omosessuali”.L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.I primi Stolpersteine sono stati installati a Colonia nel 1995; da allora questa straordinaria mappa della memoria europea si è estesa sino a includere oltre 50.000 pietre. Invitato per la prima volta in Italia nel 2010, Gunter Demnig ha consentito al nostro paese di entrare a far parte di questo grande circuito internazionale della memoria.Gli Stolpersteine sono finanziati da sottoscrizioni private; il costo di ognuno, compresa l’installazione, è di 120 euro. (foto: memorie d’inciampo)

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Cycle “Suono Italiano Madrid”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

andaloroMadrid Miércoles, 14 de enero Palacio de Abrantes (c/ Mayor, 86) a las 20,00 horas y será de ACCESO LIBRE. Las entradas -dos por persona- podrán retirarse desde una hora antes del comienzo. Un conspicuo repertorio de música para teclado, donde la Italia barroca ofrece una contribución notable a partir de Frescobaldi para terminar con Domenico Scarlatti. El talentoso Andaloro interpreta al piano moderno algunas obras maestras del final del siglo XVI y del primer Barroco, compuestas desde Venecia a Nápoles. El recital empieza con la Toccata del secondo tono del toscano Bernardo Pasquini que, en línea con la idea de composición unitaria, está caracterizada por un fluir de notas en el teclado donde, sin embargo aún se perciben, sin cesuras, pequeñas distinciones entre tres secciones principales. En las Toccate de Frescobaldi, que seguirá a Pasquini y de las cuales se propone la Toccata Seconda del Secondo Libro (1627), las interrupciones son en cambio, evidentes.Seguirán Ricercare dei primi toni de Giovanni Pierluigi da Palestrina, Aria con Variazioni detta “La Frescobalda” y Partita sopra l’aria di Follia del mismo Frescobaldi, la Sonata Cromática de Tarquinio Merula, le Consonanze Stravaganti de Giovanni Trabaci, para terminar con Domenico Scarlatti: Sonata en re menor K 1, Sonata en Mi mayor andaloro1K 380, Sonata en re menor K 9 y Sonata en Si bemol mayor K 551.De esta brillante manera continúa su trayecto el ciclo “Suono Italiano Madrid”, que el Instituto Italiano dedica al singular talento de músicos italianos, y que ha puesto en marcha nuevamente junto al Cidim (Comitato Nazionale Italiano Musica) y con el patrocinio de Unión Fenosa Gas.
GIUSEPPE ANDALORO (Palermo, 1982) lleva a cabo desde muy joven una apasionada e intensa actividad concertística. Su repertorio abarca desde la música italiana del renacimiento a la música moderna y contemporánea. (foto: andaloro)

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Filippo Grandi nuovo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

Onu palaceDal primo gennaio è iniziato il mandato quinquennale di Filippo Grandi come nuovo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Funzionario delle Nazioni Unite che ha lavorato nel settore dell’asilo e degli affari politici in Medio Oriente, Africa e Asia, Filippo Grandi succede ad António Guterres, il cui mandato, durato più di 10 anni, si è concluso la settimana scorsa.
L’Alto Commissario Grandi, arrivato nella giornata odierna nel quartier generale dell’UNHCR di Ginevra, assume questa posizione in un momento di sfide senza precedenti nel campo delle migrazioni forzate. Un numero record di persone nel mondo sono costrette a fuggire da guerre e persecuzioni, tra cui più di un milione di rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa nel corso dell’anno appena passato. Tra le altre sfide si evidenziano le gravi carenze negli aiuti umanitari soprattutto in termini di fondi, il numero più basso di rimpatri volontari degli ultimi trent’anni, il tempo di permanenza in esilio che tende sempre più ad allungarsi, e in molti paesi una maggiore politicizzazione delle questioni relative ai rifugiati.”L’UNHCR sta navigando in acque straordinariamente difficili”, ha dichiarato Grandi. “È molto pericolosa la combinazione di molteplici conflitti e i conseguenti esodi di massa, insieme con le nuove sfide per l’asilo, il divario tra le esigenze umanitarie e le risorse a disposizione e la crescente xenofobia. La strada da percorrere è molto impegnativa, ma spero che – lavorando con i governi, la società civile e altri partner – faremo progressi nel garantire protezione internazionale e nel migliorare le condizioni di vita di milioni di rifugiati, sfollati interni e apolidi. Spero anche che le soluzioni alle crisi relative alle migrazioni forzate verranno perseguite con rinnovata determinazione, affrontando le cause profonde e investendo adeguate risorse politiche e materiali. L’UNHCR, il cui mandato comprende la ricerca di soluzioni, è pronto a lavorare con tutti coloro che perseguono questo obiettivo.”Filippo Grandi, 58 anni, italiano, ha lavorato negli affari internazionali per oltre trent’anni, 27 dei quali con le Nazioni Unite. E’ stato a capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), e ancor prima ha lavorato per la Missione di Assistenza ONU in Afghanistan (UNAMA) in qualità di Vice rappresentante speciale, a seguito di una lunga carriera con l’UNHCR in Africa, Asia, in Medio Oriente e presso il quartier generale dell’organizzazione a Ginevra.L’UNHCR lavora in tutto il mondo per proteggere, assistere e trovare soluzioni a favore di persone rifugiate, sfollate interne e apolidi. Sono 9.700 gli operatori dell’Agenzia dislocati in 126 paesi, molti dei quali operativi nelle emergenze umanitarie e in prossimità delle zone di conflitto. Nel giugno del 2015 le migrazioni forzate a livello mondiale hanno raggiunto il livello più elevato dopo la seconda guerra mondiale, con 59,5 milioni di persone. Da allora in avanti le migrazioni forzate hanno continuato ad aumentare, dato che si è reso più evidente con la situazione di oltre un milione di rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa nel corso del 2015.

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Convegno sull’Africa presso il Ministero degli Affari Esteri

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

farnesinaRoma martedì 12 gennaio, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 Presso la Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale – Palazzo della Farnesina. Il Centro Studi e Ricerche IDOS inizia il nuovo anno collaborando per la realizzazione di un importante evento imperniato sul tema “Migrazioni e relazioni internazionali. L’Agenda Italia-Africa”, realizzato dal Centro Piemontese di Studi Africani con la partecipazione di varie organizzazioni e il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per il quale interverrà anche il Ministro Paolo Gentiloni mentre per il Marocco interverrà il Ministro delle migrazioni e delle diaspore Anis Birrou.
Relatori della 1.a sessione: Pietro Marcenaro, Ferruccio Pastore, Gianni Bonvicini e Luigi Manconi nella prima sessione, moderatore Alberto Negri de “Il Sole 24 Ore.
Relatori della 2.a sessione: Massimo Livi Bacci, Lia Quartapelle, Mario Deaglio, Piero Fassino. Moderatore Ugo Melchionda, presidente di IDOS.

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Islam contro Islam. Le anime del Corano, oltre il fanatismo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

islam2Noi cattolici cresciuti nell’ambito della cultura occidentale, figli del “Piano Marshall”, siamo chiamati ad affrontare una serie di comportamenti portati avanti da alcune componenti del mondo islamico, che rischiano di essere liquidati come “fondamentalismo islamico”, come sinonimo di fanatismo e, quindi, come terreno di cultura del terrorismo. Il concetto di fondamentalismo in occidente è stato usato a proposito da alcune correnti religiose che, soprattutto in America, propugnavano una interpretazione letterale della Bibbia (per esempio a proposito della creazione) con conseguente rigetto dell’evoluzionismo. Il termine fondamentalismo è stato oggi esteso al modello di vita di alcune componenti islamiche. Questa interpretazione rischia di essere riduttiva se cerchiamo di analizzare e capire un fenomeno antropologico dei tempi moderni riducendolo alla categoria del fondamentalismo, poiché movimenti che si sono posti l’obiettivo di promuovere un ritorno alle origini nei secoli passati li ritroviamo nell’ambito delle varie religioni.
Ogni credo religioso prende le mosse da un gruppo ristretto di persone che, come gli Apostoli, condividono la fede in un’idea trascendente. Se riesce a toccare i cuori, il credo si diffonde e diventa un fenomeno di massa, viene fatto proprio da popoli interi e ne forgia le civiltà; mentre attira nuovi fedeli, rischia di farsi contaminare dalla mondanità del tempo e perde di intensità. Mentre le prime persone che hanno aderito alla fede erano spinte da una scelta personale, per le generazioni islam1successive diventa una condizione che si acquisisce con la nascita. Periodicamente sorgono quindi nell’ambito del credo religioso movimenti che rinnovano il messaggio iniziale e dichiarano di voler “tornare al principio”. Per noi cattolici l’esempio è San Francesco, il quale di fronte ad una chiesa troppo mondanizzata, troppo vicina agli interessi del contesto secolare, troppo lontana dagli ideali dei tempi evangelici, propugnò la povertà e l’umiltà. La comparsa di questi movimenti crea scompiglio perché modifica consuetudini consolidate, così anche se alcuni rimangono nella ortodossia, altri ne fuoriescono. Già nel secolo passato movimenti che intendevano tornare “alle origini” erano presenti e attivi anche nel mondo islamico: il movimento più importante che propugnava tale ritorno al passato può essere individuato nel “movimento salafita”, che ha avuto alterne fortune nel secolo passato in conseguenza delle due guerre mondiali e dei protettorati occidentali diretti o indiretti. Per inquadrare nella giusta dimensione il fenomeno non possiamo utilizzare la metodologia figlia della teologia cristiana occidentale. Il movimento salafita si rifà ai primi seguaci dell’islam, il termina salafita ha un significato corrispondente a quello che ha nel mondo cristiano il termine “evangelico”, propugna quindi un ritorno alle origini, alla purezza dell’insegnamento dell’islam, un islam non contaminato dalle tradizioni dei vari popoli, dai compromessi con le esigenze politiche ed economiche. Un islam purificato da tutte le influenze provenienti dal mondo occidentale cristiano e, peggio ancora, ateo.
Questa lettura della realtà rischia di non essere compresa nella sua interezza se letta con categorie non appartenenti alla religione islamica. Nel mondo cattolico da Paolo VI in poi ci si è confrontati con i cosiddetti “lefreviani”, un movimento definito “tradizionalista” che nella sua accezione è molto distante dal movimento salafita. Quest’ultimo fa della lotta alle tradizioni un suo punto di forza, nemmeno può essere tacciato di essere nazionalista, di favorire la nascita di “chiese nazionali” come avviene nel mondo di religione ortodossa, perché intende combattere tutti i nazionalismi: le regole dell’Islam non debbono essere calate in questa o quella realtà nazionale, valgono per tutti e per sempre.
islamIl credo islamico non fa distinzioni tra le nazioni, la causa dell’islam non è la causa di un popolo particolare ma dell’umanità intera. Nessuna differenza fra neri e bianchi, fra orientali o occidentali. L’unica differenza è fra “muslim” (credenti) e “kafir” (non credenti). Il pensiero salafita viene contestato da altre componenti dell’islam. Nell’ambito del salafismo un particolare rilievo e risonanza hanno i “Wahabiti”, che si oppongono a un islamismo popolare intriso di magia e tradizioni locali, condannano rigidamente l’iconografia, l’intercessione di personaggi ritenuti santi, in particolare il culto delle tombe e ogni innovazione di culto posteriore alla predicazione coranica. Questo programma rappresenta un ritorno integrale alle origini.
Altra componente molto importante dell’islam è quella “sciita”, che si distingue dalla wahabita. Nelle tradizioni sciite infatti assumono notevole importanza i pellegrinaggi alle tombe e addirittura esporre e portare in processione immagini dei dodici imam, il tutto con una forte venatura messianica, nell’attesa della ricomparsa del dodicesimo imam.
Per cercare di comprendere il modo diverso di professare la fede tra cristianesimo e islamismo
dobbiamo capire che la religione islamica ha un carattere eminentemente normativo. AL contrario, il cristianesimo dove vi è un ampio contenuto teologico, che indica una serie di principi etici generali e da questi ultimi la comunità dei fedeli trae poi delle norme più o meno precise da seguire. Pertanto i movimenti innovativi, le sette, gli scismi, le eresie nel Cristianesimo hanno un carattere prevalentemente dottrinale e teologico, derivanti da diverse letture e interpretazioni delle sacre scritture. Non è un caso che le eresie cristologiche dessero una diversa interpretazione della figura del Cristo; i luterani un diversa idea della grazia e delle opere; ecc. L’islam invece, a somiglianza dell’antica fede ebraica, è essenzialmente una “legge” che il fedele deve seguire.
Considerati gli ultimi avvenimenti, per evitare di “fare di tutta l’erba un fascio”, occorre approfondire i criteri che guidano il credente islamico. Nell’ambito islamico viene distinto il “din”, cioè la fede in Dio e quindi la volontà di vivere secondo il suo insegnamento che può essere di tutti gli uomini anche non mussulmani, compresi i popoli del libro, cioè cristiani ed ebrei, dalla “shari’ah” che significa in arabo “via” o meglio “cammino verso la fonte “. Con quest’ultima si intende l’insieme delle prescrizioni legali che sono considerate derivanti dalla “Rilevazione Divina”. Con Maometto si è enunciata la legge definitiva, che non potrà mai essere modificata, essa infatti è stata dettata direttamente da Dio, in lingua araba, e Maometto semplicemente la ha ripetuta a voce, “recitatata” – Corano appunto significa “recitazione”. Il mussulmano pio quindi vuole seguire la volontà di Dio come è stata formulata. Così se nel cristianesimo quindi il dotto o il rinnovatore è sostanzialmente un teologo, un filosofo (si pensi a S. Tommaso, Ario o Lutero), nell’Islam invece tale figura può più paragonarsi al giurista.
È dunque vero che le prescrizioni coraniche sono precise, tuttavia, come per le leggi civili, occorrono esperti, giuristi, per armonizzarle e interpretarle cosi che gli iman, gli ayatollah sono dei conoscitori delle complesse leggi che regolano l’islam.
Il movimento salafita interpreta e applica in modo rigido le prescrizioni religiose. Alla loro interpretazione si oppongono quelle correnti che vengono considerate moderniste. Ad esempio, prendendo in esame una delle tradizioni che più ci impressiona in quanto occidentali, quella relativa al velo islamico, per i modernisti la prescrizione che si ritrova nel Corano viene interpretata come un richiamo generale alla modestia e al pudore femminile, senza che esso debba essere necessariamente indossato. Al contrario, per i salafiti invece la prescrizione coranica va presa alla lettera e quindi esso deve essere effettivamente e obbligatoriamente indossato dalle donne, senza eccezione. Allo stesso modo, i salafiti presentano tutta una serie molto complessa di regole che il fedele deve seguire se vuole veramente seguire la volontà divina e considerarsi un vero islamico.
In questa epoca parliamo di scontro di civiltà, ma in una società globalizzata e multirazziale occorre comprendere bene l’oggetto del contendere. La visione salafita è contraria a tutto ciò che non è contenuto nell’islam delle origini, è contraria a tutti gli influssi provenienti dall’occidente, civiltà non islamica, espressione del cristianesimo ma ancora cosa più grave, anima percorsa dall’ateismo o comunque dal laicismo, che nega la validità della legge divina nel mondo, dove l’egoismo è eretto a sistema, l’immoralità e la prostituzione eretti a principi morali. Occorre purificare l’islam da ogni influsso occidentale, senza rinunciare alle scoperte scientifiche e al progresso tecnico degli occidentali ma rifiutandone le concezioni etico politiche.
Le periferie delle grandi città occidentali debbono fare i conti la condizione che vivono i giovani mussulmani nati e cresciuti in occidente, una condizione di marginalità che li lascia sospesi tra due identità diverse e spesso contrapposte. Un musulmano che vive in occidente viene percepito “diverso” dagli occidentali perché mussulmano e dai suoi compatrioti perché cittadino occidentale. In Francia un emigrante nord-africano di terza generazione non verrà percepito come francese dai francesi ma nemmeno come arabo dagli arabi: la sua identità rimane sospesa, incerta, indefinita. A questo giovane il movimento salafista offre una identità che va oltre il tempo e lo spazio, è una condizione particolarmente adatta a chi non riesce più a identificarsi in nessuna patria e in nessuna tradizione.
In questa fase lo scontro di civiltà non deve diventare scontro tra persone, soprattutto considerando che nulla accomuna il praticante mussulmano che vuole seguire alla lettera i precetti, che fa la scelta di essere particolarmente pio, con il mussulmano terrorista.
Pur volendo “dimenticare” che storicamente il salafismo non è stato sempre “nemico” dell’Occidente, rimane il fatto che attualmente le organizzazioni terroristiche che hanno operano in occidente si richiamano alla ideologia salafista e comunque all’integralismo islamico.
Per comprendere tale rapporto, di difficile assimilazione per noi occidentali, bisogna partire da una analisi del mondo arabo e musulmano in generale. Prima degli anni ‘80 hanno prevalso in esso correnti che più o meno si ispirarono alla cultura occidentale, sia che si riferissero al modello liberista che a quello socialista, anch’esso tutto interno alla cultura occidentale. Alcuni stati erano allora filo occidentali, altri filo russi con tutte le possibili gradazioni ed equilibri. Ma questa opera di modernizzazione non ha dato i frutti sperati. A questo punto le correnti islamiche più integraliste, che si è cercato di indicare con il temine generico di salafismo, hanno ripreso consistenza e rilievo ed è nata quindi una lotta intestina al mondo arabo musulmano. Uno scontro cruento tra coloro che intendono portare avanti l’opera di modernizzazione in senso occidentale e coloro che invece ritengono che il rinnovamento possa avvenire solo con un ritorno integrale all’islam. In questo momento storico è più che mai importante che le diverse culture si incontrino e si confrontino con le loro particolari e ben definite identità, rendendosi disponibili al dialogo e al rispetto reciproco, unite dalla fede nel valore supremo della vita e della pace. (Corrado Tocci) (foto: islam)

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