Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Pandemia e famiglie senza cure e medicine

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

I numeri della pandemia continuano a crescere e nel mondo. Sono oltre 62,5 milioni i casi confermati con quasi 1,5 milioni di morti. L’impatto del virus produce conseguenze medico-sanitarie, ma anche psicologiche, sociali, economiche e politiche, amplificate purtroppo per le persone, le famiglie, i gruppi sociali, i Paesi più fragili e più poveri.Offrire una risposta rapida ed efficace, garantendo nel contempo che l’assistenza necessaria raggiunga i più bisognosi, è fondamentale. Chi vive nella povertà, è povero di tutto, anche di farmaci e la sua salute è più vulnerabile. La priorità deve essere quella di adottare le misure adeguate che garantiscano a tutti l’accesso ai vaccini contro il Coronavirus e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati. Se proprio bisogna privilegiare qualcuno, questi dovrebbero essere i più poveri.Al di là delle cure sperimentali costosissime che restano appannaggio dei più ricchi, anche per l’accesso alle cure ordinarie in molti paesi del mondo si verifica una vera e propria ‘selezione sociale’.Negli Stati Uniti, in città come Chicago, gli afroamericani rappresentano solo il 30% della popolazione, ma costituiscono invece più del 50% dei casi di contagio e circa il 70% dei decessi per il COVID-19. Senza contare le conseguenze sulla salute mentale, già visibili su coloro che appartengono ai gruppi sociali più colpiti dalle conseguenze socio-economiche della pandemia.Quanto si è osservato negli Stati Uniti si riproduce nei paesi del ‘sud globale’, dove, accanto a una maggiore incertezza sulle stime quantitative vi è la preoccupazione per i sistemi sanitari e di protezione oggettivamente più fragili, spesso con carenza di respiratori, di ossigeno, di personale.Milioni di famiglie povere e impoverite oltre ad essere più esposte al rischio di contagio, in questa emergenza, rischiano di rimanere senza cure e medicine per mancanza di soldi, oppure non accedono più ad alcuni servizi.Secondo uno studio dell’OMS, la pandemia sta causando una crisi massiccia dei servizi di salute mentale, neurologica e di cura delle dipendenze da sostanze, fino, in molti casi, alla completa interruzione dei servizi. I motivi di questa crisi sono da ricercarsi nel numero insufficiente o del reimpiego di operatori sanitari in servizi collegati alla risposta COVID-19, ad esempio l’uso di strutture per la salute mentale come strutture di quarantena o di trattamento per il virus oppure la fornitura insufficiente dei dispositivi di protezione individuale.Occorre poi sottolineare che i Paesi ricchi, che rappresentano il 13% della popolazione mondiale, si sono accaparrati già più di 2 miliardi di dosi dei futuri vaccini, mentre l’accesso a questi ultimi sembra essere tutt’altro che vicino per i cittadini del sud globale. Un rischio reso possibile dal ‘TRIPS’, il trattato su Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, vale a dire il trattato internazionale che regola i brevetti e la proprietà intellettuale e che potrebbe rendere ‘privata’ la proprietà dei vaccini COVID19 che verranno prodotti, anche grazie alle ingenti risorse messe a disposizione dal settore pubblico. Non c’è dubbio che il regime di proprietà intellettuale abbia già provocato danni gravissimi sia ai paesi più poveri, come nel caso di patologie come HIV/AIDS, malaria, polmonite, ma anche nei paesi più ricchi. In Italia, ad esempio, il sistema sanitario è costretto a spendere cifre esorbitanti per rendere disponibile, a chi ne ha bisogno, la nuova terapia contro l’epatite C. Esiste un’iniziativa in India e Sudafrica per ottenere una deroga ai diritti di proprietà intellettuale in riferimento a farmaci, vaccini, mezzi diagnostici, dispositivi di protezione personale e tutte le tecnologie necessarie a fare fronte alla pandemia. È una proposta ragionevole che ha il sostegno di molti paesi, di organizzazioni internazionali, di personalità ed esperti, e anche da parte dalla Santa Sede.Lo stesso Papa Francesco ha esortato nei mesi scorsi a “globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni”, sottolineando che “per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti.” La barca dell’Umanità sarà in grado di far questo? Una risposta dobbiamo cercarla tutti insieme, altrimenti non c’è futuro.

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