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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Archive for 20 dicembre 2019

Ritrovo delle Scuderie Ferrari Club di tutta la Sicilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

ferrari trapani 2019Trapani 21 e 22 dicembre 2019. I motori cominceranno a rombare dalle 11.00 di sabato 21 dicembre, quando è previsto il ritrovo e la registrazione delle vetture a Piazza Vittorio Emanuele, a Trapani. Le più belle fuoriserie realizzate dalla casa di Maranello si schiereranno ai nastri di partenza per la due giorni di eventi unica del suo genere in Sicilia. Modelli come la 308 GTS, 348 TS, 355 Spider 360 Modena, 430, 458 Speciale, fino ad arrivare alla 488 ed alla 612 Scaglietti. Auto che hanno fatto la storia Ferrari tutte insieme per regalarci momenti indimenticabili. Si prosegue alle 12.00 con un aperitivo al Ristobar Life e poi la partenza con destinazione la Riserva delle Saline di Trapani e Paceco. Dopo una visita al Baglio Soria, dove si terrà un piccolo buffet con degustazioni di vini, i motori si riaccenderanno alle 16.00 quando è previsto il ritorno a Trapani, sfilando per la Via G.B. Fardella per poi schierarsi nella Piazza Vittorio Emanuele per la mostra statica. Gli ospiti nel pomeriggio faranno una passeggiata nel centro storico di Trapani e, grazie alla collaborazione dell’Associazione Agorà, saranno guidati alla scoperta dei tesori culturali trapanesi. Sosteranno quindi da Modes dove sarà offerto loro un aperitivo. Alle 21.00 infine si sposteranno al Sub Club per la Cena Natalizia.
L’evento è organizzato dalla Scuderia Ferrari Club di Trapani con il patrocinio dei Comuni di Trapani, Erice, Paceco, aziende e partner locali, tra cui diversi marchi prestigiosi del territorio, con l’obiettivo di valorizzare le bellezze artistiche, culturali ed enogastronomiche del trapanese partendo dalla passione per le Ferrari.
Tra le personalità di spicco saranno presenti Leo Isolani, pilota molto legato al nostro territorio per via delle tante partecipazioni alle gare in salita della Monte Erice; Mauro Apicella, Direttore Generale della Scuderia Ferrari Club; Giuseppe Rosignolo, Delegato Regionale della Scuderia Ferrari Club Sicilia.
Alle ore 18.00, nella Piazza Ex Mercato del Pesce a Trapani, il presidente della Scuderia Ferrari Club di Trapani Carmelo Martinico e il pilota Leo Isolani saranno ospiti di un talk show moderato dal giornalista sportivo Italo Cucci. Il talk show fa parte del programma del “Premio Saturno Winter”, la Trapani che produce, manifestazione organizzata dall’emittente televisiva Telesud.
Ricchissimo anche il programma di domenica 22 dicembre quando ci sarà l’abbraccio tra le Ferrari e il borgo medievale di Erice. Alle 10.30, infatti, è prevista la partenza per Erice, non prima di fare una sosta presso i Cantieri Stabile, dove verrà offerta loro una colazione dalla boutique La Marina Home. Poi si salirà alla volta del borgo ericino, ammirando gli splendidi paesaggi panoramici durante la salita. Una volta in vetta, gli equipaggi saranno ospiti del sindaco Daniela Toscano e sarà previsto un rinfresco con i prodotti tipici ericini accompagnati dall’esibizione degli zampognari.
Alle 14.30, poi, le Rosse faranno tappa negli stabilimenti della storica azienda Castiglione, dove verrà loro mostrata e raccontata la lavorazione del tonno, con un piccolo tour dello stabilimento e l’immancabile degustazione dei prodotti di tonnara. Alle 16.00 il rientro in Piazza Vittorio Emanuele per schierarsi in mostra statica. In tutte le tappe del tour, ma così come in Piazza, verrà offerto agli equipaggi una degustazione di vini grazie al contributo delle case vinicole appartenenti all’ Associazione Strada del Vino Erice Doc.
Alle ore 18.00 sarà prevista la consegna degli attestati, un’estrazione di premi e i saluti finali. Per la due giorni, ogni sera, a partire dalle 18.00, Piazza Vittorio Emanuele si trasformerà in un village con degustazioni di vini, sfincie e intrattenimento musicale. Le degustazioni saranno accompagnate dai musicisti dell’Ottava Drum School, con una sorta di percorso multisensoriale. Seguirà l’esibizione dei giovanissimi Sara Martinico (cantante) accompagnata alla chitarra classica da Carlo Martinico.
Ed ancora altri giovani artisti si esibiranno sul palco: Serena Daidone alla voce, accompagnata da Salvatore Messina alla chitarra e Fernando Daidone al basso elettrico. Il repertorio spazierà dalla musica di autori come Prince, Stevie Wonder a brani del repertorio pop internazionale. Seguirà un momento con Marco Lo Monaco Lupin IT Dj, giovane artista alcamese Dj e Producer, appassionato di musica in vinile, che proporrà un mix di una ricercata selezione musicale tra i generi house e funky-house. La Scuderia Ferrari Club di Trapani è stata costituita ad Aprile di quest’anno, e vanta già più di 70 iscritti tra i quali diversi possessori di vetture Ferrari. Il club in breve tempo è divenuto un punto di riferimento in città per tutti gli amanti della Formula 1, competizioni automobilistiche ma soprattutto di tutto ciò che riguarda la Scuderia Ferrari. Tra le tante iniziative, oltre manifestazioni ed eventi locali, sono in programma l’organizzazione di trasferte per poter assistere a Gran Premi, Test di Formula 1, visite in Fabbrica a Maranello. Il club non si propone finalità di lucro o di politica, ma la valorizzazione del Mito Ferrari e la sua diffusione nel nostro territorio. Scuderia Ferrari Club Trapani (Copyright © 2019 Simona Licata, All rights reserved)

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2019: l’anno d’oro del volo in deltaplano e parapendio

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

ploner-medaglia-2019.jpgL’anno che si sta per chiudere ha visto i piloti italiani di parapendio e deltaplano assoluti protagonisti del palcoscenico mondiale del volo libero, vale a dire senza motore. Per la prima volta l’Italia nel corso del 16° Campionato del Mondo di volo in parapendio ha conquistato i titoli iridati a squadre e quello individuale con Joachim Oberhauser, pilota di Termeno (Bolzano), 43 anni, esperto di macchine agricole nella vita.
Facevano parte della compagine azzurra anche la milanese Silvia Buzzi Ferraris, Christian Biasi di Rovereto (Trento), Marco Busetta di Paternò (Catania) residente nel messinese, Alberto Vitale pilota ragusano trapiantato a Bologna e Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano) in veste di CT.Il successo si è concretizzato nei cieli di Krushevo in Macedonia lo scorso agosto davanti a 150 piloti iscritti in rappresentanza di 48 nazioni. Per il volo in deltaplano si è consolidata la ultra decennale supremazia azzurra con il conseguimento nei cieli casalinghi del Friuli del decimo titolo mondiale e sesto consecutivo. Azzurre anche le medaglie d’oro e d’argento nell’individuale con Alessandro Ploner, pilota di San Cassiano (Bolzano), e Christian Ciech trentino trapiantato a Varese. Per Ploner è il suo terzo successo mentre Ciech aveva vinto il titolo mondiale nel 2015.Gli altri azzurri in gara: Filippo Oppici di Sala Baganza (Parma), Marco Laurenzi di Veroli (Frosinone), Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Tullio Gervasoni di Brescia, Suan Selenati di Enemonzo (Udine) e Manuel Revelli di Cervasca (Cuneo). CT della squadra Flavio Tebaldi di Castiglione Olona (Varese), coadiuvato da Elia Piccinini di Castellarano (Reggio Emilia).La XXII edizione dei Campionati del Mondo di deltaplano ha visto schierati 120 piloti in rappresentanza di 29 nazioni durante lo scorso luglio.Se contiamo i titoli europei e le tante medaglie individuali, non si ricorda una disciplina sportiva come il volo in deltaplano e parapendio nella quale rappresentanze tricolori abbiano vinto di più. (foto: ploner-medaglia-2019)

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Prima donna eletta come coordinatrice del sindacato aeronautica militare

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

A Taranto si è costituito il Comitato locale che abbraccia le realtà aeronautiche della Scuola di Taranto e del 16° Stormo di Martina Franca. Eletta all’unanimità dall’assemblea è la Coordinatrice Valentina Delli Carri e suo Vice Nicola Semeraro. “E’ la prima donna nel SIAM ad essere eletta Coordinatrice di un comitato locale, afferma il Segretario Generale Paolo MELIS, e andiamo orgogliosi di questo risultato”. I Comitati Locali del Sindacato Aeronautica Militare nascono con l’obiettivo di radicare nel territorio il SIAM, di avvicinarsi quindi al personale e dare risposte sui temi di interesse. Sono anche attive in tutta Italia le convenzioni con i CAAF CGIL, un servizio di assistenza sul sito e di assistenza legale laddove necessaria.”Un grande lavoro di squadra, sostiene MELIS, è l’unico modo per crescere e far partecipare democraticamente i colleghi allo sviluppo di questo progetto”.Infatti il SIAM è una realtà che si sta sempre più consolidando nonostante le “resistenze del sistema” che punta a screditare, sminuire e, talvolta, a mentire sulla vera natura dei Sindacati Militare proprio per limitarne lo sviluppo in questa fase delicata di Start-up. Non sono nuove le notizie che arrivano un poco da ogni base dove alcuni sostengono, erroneamente, che i sindacati militari non siano legali o autorizzati, disconoscendo evidentemente le norme, i decreti ministeriali di autorizzazione e la stessa sentenza della Corte Costituzionale. “Continueremo nella nostra opera, conclude il Segretario, e grazie a questi nascenti comitati che i colleghi avranno il SIAM in ogni base, pronto a tutelare gli interessi di tutti.”

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Mostra Mario Schifano

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Milano dal 22 gennaio al 20 marzo 2020 dalle 19 alle 21 Galleria GióMARCONI Via Tadino, 20. La galleria Gió Marconi ha il piacere di presentare la mostra Mario Schifano. Qualcos’altro dedicata ad un nucleo di monocromi compresi tra il 1960 e il 1962, curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano.L’artista comincia a realizzare questi smalti su carta intelata a partire dal 1959, dopo alcune esperienze informali. Li presenta per la prima volta a Roma, alla galleria La Salita (1960), nella collettiva 5 pittori cui partecipano Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli, e successivamente, in una personale alla Tartaruga (1961). In anticipo rispetto ad altri protagonisti della scena romana, Schifano intende con i suoi monocromi non solo azzerare la superficie del quadro, anche come risposta all’informale, ma attribuirle un altro punto di vista, “inquadrarla”, proporre un nuovo modo di vedere e di fare pittura.Il primo a capire che la superficie dei monocromi è semplicemente uno schermo sarà Maurizio Calvesi che così scrive nel catalogo della mostra alla Galleria Odyssia (1963): “Erano quadri originalissimi: verniciati con una sola tinta o due, a coprire l’intero rettangolo della superficie o due rettangoli accostati… Un numero o delle lettere (ma solo talvolta) isolati o marcati simmetricamente; qualche gobba della carta, qualche scolatura: il movimento della pittura era tutto lì.” Comune denominatore di un’intera generazione di artisti da Lucio Fontana a Enrico Castellani, da Piero Manzoni a Yves Klein, il monocromo non è una novità tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta e Schifano ne è perfettamente consapevole. “Pensavo che dipingere significasse partire da qualcosa di assolutamente primario…”, racconta l’artista, “I primi quadri soltanto gialli con dentro niente, immagini vuote, non volevano dir nulla. Andavano di là, o di qua, di qualsiasi intenzione culturale. Volevano essere loro stessi… Fare un quadro giallo era fare un quadro giallo e basta”. Azzeramento del gesto e del senso, dunque, un semplice pretesto per fare una pittura che riparta da zero, un incipit a qualcosa di diverso. La grammatica dei monocromi di Schifano è molto semplice: smalti industriali dall’effetto lucido e coprente; colore “grondante” steso in maniera libera e non uniforme sulla ruvida superficie della carta da pacchi. L’intento è dare l’idea di una pittura da cartellone pubblicitario. La superficie dei quadri, dai colori accesi e privi di sfumature, alla stregua di una lastra fotografica, prelude all’impressione di nuove immagini: è un nuovo spazio da indagare, un campo di germinazione che si dispone a produrre qualcos’altro.
L’emblematico titolo di questa mostra si riferisce a un’opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte. Con efficace sinteticità da messaggio pubblicitario Qualcos’altro sta forse a indicare che ciò che l’artista intendeva dipingere doveva essere diverso da quanto si vedeva in giro; ma è anche un intento programmatico espresso in due parole: il monocromo, inteso come tabula rasa, è già pronto a trasformarsi in luogo di proiezione, campo fotografico in cui si metteranno a fuoco dettagli, particolari, frazioni di immagini.Qualcos’altro ha un sapore quasi profetico, se si pensa che questi “schermi” si riempiranno presto dei nuovi segni della vita moderna. È alla luce di tutto questo che la mostra si concentra sui monocromi, a sessant’anni dalla loro nascita, in quanto tappa cruciale del cammino creativo di Mario Schifano e genesi della sua invenzione pittorica.Alle opere verrà affiancato un nucleo di lavori su carta degli stessi anni e, per l’occasione, sarà pubblicato un giornale della mostra in formato tabloid con contenuti inediti dell’artista e un contributo di Riccardo Venturi e Alberto Salvadori.

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Concorso ordinario infanzia e primaria, bando in arrivo: c’è anche il sostegno

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Manca poco alla pubblicazione del bando di concorso ordinario per la scuola dell’Infanzia e Primaria: si stanno ultimando i conteggi dei posti vacanti e disponibili per gli anni 2020/21 e 2021/22, conferma Orizzonte Scuola. Per Anief non risolverà la supplentite. Rimane prioritario confermare i ruoli, evitare i licenziamenti, garantire l’inserimento nelle Gae o reclutare da graduatorie d’istituto e aprire anche un nuovo riservato. Marcello Pacifico (presidente Anief): “Perché bandire un nuovo concorso ordinario quando ci sono migliaia di maestre inserite con riserva nei ruoli dopo aver superato l’anno di prova o nelle Gae? Quante volte devono dimostrare merito ed esperienza? È assurdo continuare a penalizzare la scuola pubblica e mortificare la continuità didattica” I posti a disposizione sono noti da tempo, poiché in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il DPCM di autorizzazione all’assunzione di 16.959 docenti con concorso ordinario: 10.624 per l’anno scolastico 2020/2021 e 6.335 per l’anno scolastico 2021/2022. Per accedere non serviranno esperienze pregresse e nemmeno i 24 creduti formativi universitari richiesti per la secondaria. Previste tre prove e la valutazione dei titoli.In attesa del bando, è già delineato il percorso da svolgere per partecipare al concorso ordinario per la scuola dell’Infanzia e Primaria: sarà aperto a tutti coloro che sono in possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso, ma non saranno richiesti i 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche (richiesti solo ai laureati per l’accesso al concorso della secondaria), né requisiti di servizio di insegnamento). E potranno partecipare anche i docenti di ruolo.Per i posti comuni, sarà richiesta la laurea in Scienze della formazione primaria oppure il diploma magistrale con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/02. Sarà ritenuto utile all’accesso anche un analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto dal Miur. Per i posti di sostegno sarà necessario essere in possesso, oltre a uno dei titoli suddetti, del titolo di specializzazione sul sostegno conseguito ai sensi della normativa vigente o di analogo titolo di specializzazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente.

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Legge di Bilancio 2020 ignora la cooperazione allo sviluppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Mai come ora lo stato della cooperazione italiana allo sviluppo può definirsi “comatoso”. A cinque anni dall’approvazione della Legge n. 125 del 2014, che si impegnava a rilanciare la cooperazione allo sviluppo italiana con un sistema moderno, al passo con i tempi e con le tante sfide presenti e future, tanti impegni restano ancora ‘sulla carta’.Uno su tutti è rappresentato dagli investimenti. Scarso è infatti il peso quantitativo della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese: tra il 2017 e il 2018 si è passati da 5,19 miliardi a 4,15 miliardi di euro e anche dal Disegno di Legge di Bilancio 2020-2022 non arriva nessun segnale di ripresa.Con questa prospettiva, il rapporto fra Aiuto Pubblico allo Sviluppo e ricchezza nazionale si terrà con ogni probabilità sotto la soglia dello 0,25%, anni luce di distanza dall’obiettivo dello 0,70% da raggiungere entro il 2030. AOI, CINI e Link2007, rappresentanze delle Organizzazioni Non Governative italiane, consapevoli della gravità di questo disimpegno istituzionale nel settore, si sono impegnate affinché il DdL Bilancio contenesse maggiori risorse e misure che rilanciassero lo stato della cooperazione allo sviluppo italiana. In particolare l’attenzione delle Ong si è concentrata sull’adeguamento degli stanziamenti per l’APS, il trasferimento dal Ministero degli Interni al Ministero degli Esteri e Cooperazione dei fondi non impegnati nell’accoglienza dei migranti, ed il completamento degli organici per la piena operatività dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione.Con il voto di fiducia dell’Aula del Senato, si prende atto con amarezza e sconcerto di un nulla di fatto.Di fronte ad un quadro sconfortante, le centinaia di organizzazioni aderenti ad AOI, CINI e Link2007 chiedono al Governo e alle forze politiche rappresentate in Parlamento impegni seri per rilanciare il ruolo dell’Italia come attore solidale e di sviluppo. AOi Associazione Ong Italiane, CINI Coordinamento Italiano Ngo Internazionali, LINK2007 cooperazione ın rete.

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Reddito cittadinanza: platea e importi troppo bassi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito (890.756) e pensione di cittadinanza (123.673) sono nel complesso 1.014.429. In media l’importo per famiglia è di 484,44 euro. “Considerato che per l’Istat i poveri assoluti sono 1 milione e 822 mila, vuol dire che si è raggiunto solo il 55,7% della platea di chi avrebbe bisogno di un sostegno economico. Ma quello che non va, soprattutto, è che l’importo è troppo basso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non solo l’importo medio per famiglia è sotto anche al beneficio massimo previsto per i single. Ma il famoso importo di 780 euro andrebbe addirittura alzato a 829 euro. I 780 euro, infatti, erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo del Rapporto annuale Istat del 2014, ma i dati resi noti a dicembre 2019 ci dicono che il reddito per le persone sole è salito a 16.571 euro, quindi ora il dato equivale a 828,55 euro” conclude Dona.

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Autotrasporto: Serracchiani, ok nuove regole Ue contro dumping sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

“L’accordo delle istituzioni europee sul ‘pacchetto mobilità’ è un passo avanti positivo per l’autotrasporto italiano, rispetto a una condizione che vede finora le nostre imprese subire una concorrenza sleale consumata soprattutto sulla pelle dei lavoratori distaccati, e che colpisce in modo particolare il Nordest”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, commentando l’accordo sul testo del “Pacchetto mobilità” raggiunto a Bruxelles dal processo decisionale del Trilogo, con importanti decisioni relative alle norme sul trasporto stradale internazionale. Per la parlamentare “un cabotaggio più difficile, distacchi più controllati, tempi di guida e di riposo, uso esteso del tachigrafo e altro sono punti qualificanti della nuova normativa. Ma, come sempre, a poco servono leggi e norme senza adeguati controlli, e quelli già ora dovrebbero essere intensificati”. “E’ nell’interesse nazionale – ha aggiunto Serracchiani – che l’iter delle approvazioni formali in Europa sia rapido e rispettoso del testo normativo concordato, per arrivare presto alla ratifica dei singoli Stati”.

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Atradius: agroalimentare italiano in crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Continua la corsa dell’agroalimentare italiano che con una crescita prevista del 3% nel 2019 e dell’1,4% nel 2020 conferma il suo ruolo trainante nell’industria del Made in Italy. Restano tuttavia alcune criticità sui tempi di pagamento legate ad un mercato estremamente frammentato e caratterizzato da una forte concorrenza, con molte aziende di piccole dimensioni.In particolare nel 2020, i grandi rivenditori grazie ai forti flussi di cassa, incrementeranno i propri investimenti e le acquisizioni al fine di guadagnare quote di mercato. Questo comporterà per le imprese di piccola taglia maggiore affanno in termini di liquidità, e conseguenti difficoltà a rispettare le tempistiche di pagamento delle fatture emesse dai propri fornitori. E’ questo, in sintesi, il quadro delineato dallo studio sull’andamento del settore agroalimentare del nostro Paese “Market Monitor Alimentare Italia – Dicembre 2019” condotto da Atradius, tra i Gruppi leader nel mondo nell’assicurazione del credito commerciale, cauzioni e recupero crediti. In linea generale, all’interno del comparto italiano, si osserva un sostanziale rispetto dei termini di pagamento ex lege che stabiliscono un limite massimo di 30 giorni per le merci deperibili e di 60 giorni per quelle non deperibili. Tuttavia, alcuni player di dimensioni più piccole e con i margini sotto pressione si troveranno a dover prorogare i pagamenti per gestire la scarsa liquidità, situazione che si ripercuoterà negativamente sui ritardi di pagamento, per i quali Atradius prevede un aumento, seppur di modesto, nel 2020 mentre si attende una stabilizzazione delle insolvenze.Secondo l’analisi Atradius, le tariffe doganali imposte dagli Stati Uniti (che rappresentano il 10% del totale delle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani) su alcuni formaggi italiani, come Parmigiano e Grana Padano, potrebbe impattare negativamente sull’andamento positivo del segmento caseario. Allo stesso modo, potrebbe essere colpito quello dei liquori nel sottosettore delle bevande, ad eccezione del vino che continua ad avere una buona performance a livello nazionale e internazionale.L’UE rimane il principale mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano, ricoprendo una quota di due terzi, e dato che fino ad ora solo pochi prodotti sono stati colpiti dalle tariffe statunitensi, per il momento l’impatto sul rischio credito di alcuni segmenti dovrebbe restare contenuto. Un elemento di criticità per il settore è rappresentato dalla crescita delle frodi alimentari che Atradius ha registrato nei primi mesi del 2019, principalmente nell’ambito delle vendite all’ingrosso di prodotti alimentari, carne e pesce.

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Banca Popolare di Bari: quante banche dovranno saltare prima di renderci conto che il sistema non funziona?

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

E così sembra concludersi la vicenda della Banca Popolare di Bari nel senso in cui la nostra associazione scrive ormai da molto tempo, prendendosi anche una denuncia per questo. Nel 2018 scrivevamo: “A meno che qualche altro “navigato” se ne accorga in tempo (è rimasta solo la Banca d’Italia), il futuro è scritto: tra alcuni mesi la Banca Popolare di Bari sarà oggetto di interessamento da parte del Governo (e non solo)”. A febbraio abbiamo scritto: “Tradotto dall’inglese vuol dire: La Banca Popolare di Bari è già fallita, ma nemmeno stavolta ve lo diciamo“. Non eravamo dei veggenti, bastava leggere le carte. Ma cosa faceva la Banca d’Italia nel frattempo? Perché, ancora una volta, si è permesso che tutto questo accadesse? Quante altre banche dovranno saltare prima che ci si renda conto che la banca non è un’impresa come tutte le altre e non può essere lasciata al così detto “libero mercato”, il ché significa che quando c’è da fare i profitti li fanno i privati e quando c’è da ripianare le perdite ci pensa il pubblico. Il sistema bancario va ripensato da capo a fondo così come il ruolo della moneta. Lo diciamo da anni, come – come dimostra anche questa vicenda – i grilli parlanti, in genere, non fanno un bella fine. I risparmiatori che hanno perso soldi in questa vicenda, molto probabilmente, vedranno una situazione simile a quelli che sono incappati nei “salvataggi” delle altre banche come Banca Etruria, le banche Venete ecc. Gli azionisti, naturalmente, saranno quelli più penalizzati e vedranno molto probabilmente un ristoro solo nell’ordine del 30%. Ancora non ci sono provvedimenti specifici pubblici, ma sarebbe molto strano che si procedesse in modo diverso rispetto a quanto si è già fatto per altri investitori incappati in situazioni simili. (Alessandro Pedone Responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Bernhard Schlink: Il lettore

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Germania, fine anni Cinquanta. Mentre il paese cerca di archiviare definitivamente gli orrori della guerra, il quindicenne Michael Berg cerca di lasciarsi alle spalle i giorni maledetti della sua adolescenza. Svanita l’itterizia che lo ha costretto a letto per un intero inverno, ora può avventurarsi di nuovo per le strade della sua città, e raggiungere la casa di Hanna Schmitz, la sconosciuta trentenne che lo ha soccorso un giorno d’ottobre in cui, di ritorno dalla scuola, la malattia si era fatta sentire con violenza.
Occhi azzurri, capelli biondo cenere, il volto spigoloso ma femminile, Hanna Schmitz esercita un’attrazione fatale sul ragazzo. Nella sua casa, un modesto appartamento in cui la stanza più grande è la cucina, Michael riceve la sua iniziazione alla vita sentimentale. Un’iniziazione fatta di travolgente passione e pudori, interrotti di tanto in tanto da uno strano rituale imposto dalla donna: la lettura ad alta voce da parte del ragazzo dei classici della letteratura tedesca. Un giorno, però, Hanna svanisce nel nulla senza lasciare traccia, gettando Michael nella più cupa disperazione. Alcuni anni dopo, il ragazzo, divenuto studente di legge, la rivede in un’aula di tribunale in cui si celebrano i cosiddetti Auschwitzprozesse… in veste di imputata. Apparso per la prima volta in Germania nel 1995, Il lettore è uno dei romanzi fondamentali della narrativa tedesca contemporanea. Tradotto in più di cinquanta lingue, vincitore di numerosi premi letterari – tra gli altri, il Premio Grinzane-Cavour in Italia, dove fu pubblicato nel 1996 con il titolo A voce alta –, trasposto con successo sullo schermo da Stephen Daldry (The Reader, con Kate Winslet e Ralph Fiennes), il libro viene riproposto oggi in una nuova traduzione che ne conferma il carattere di vero e proprio «evento letterario» (Der Spiegel), capace di segnare un passaggio importante nella trattazione della Shoah. Traduzione di Chiara Ujka 200 pagine €16,00. neri Pozza Editore
Bernhard Schlink (Bielefeld, 6 luglio 1944) è uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei. Ha esercitato la professione di giudice presso la Corte Costituzionale della Renania Settentrionale-Vestfalia sino al 2006. Nel 2006 è stato ordinato professore di Filosofia del diritto presso la prestigiosa Humboldt Universität di Berlino. È autore di una raccolta di racconti, Fughe d’amore (Garzanti 2002), e di numerosi romanzi tra i quali I conti del passato (Garzanti 2004), L’inganno di Selb (Garzanti 2005), L’omicidio di Selb (Garzanti 2004), La nostalgia del ritorno (Garzanti 2007), Il fine settimana (Garzanti 2010), Olga (Neri Pozza 2018) e Il lettore (Neri Pozza 2018).

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Annette Hess: L’interprete

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Francoforte, 1963. In una gelida domenica d’Avvento, Eva Bruhns, giovane interprete dal polacco, riceve una inattesa telefonata dalla sua agenzia. In un ufficio al centro della città, dove pare stiano approntando le carte per un processo, hanno urgente bisogno di qualcuno che traduca dal polacco, dopo che un problema col visto ha impedito all’interprete incaricato di essere presente.
Eva abbandona in tutta fretta l’appartamento paterno e di lí a poco si ritrova in una stanza angusta dove tre uomini sono in attesa, avvolti da fumo di sigaretta. Uno di loro, un uomo anziano, di bassa statura, siede impettito su una sedia al centro, come se l’intera stanza, l’intera casa, forse persino l’intera città fossero state costruite intorno a lui. È il signor Josef Gabor, da Varsavia.
Eva tira fuori bloc notes e matita e si aspetta di avere a che fare con le solite cause legali per risarcimento danni. Ma, con stupore, deve ricredersi: Josef Gabor parla di tragici avvenimenti accaduti nel 1941, di prigionieri asfissiati dal gas, di baracche e campi di reclusione. Fatti ignoti a una ragazza tedesca del 1963, fatti che Eva traduce con difficoltà visto che l’anziano polacco parla un dialetto di campagna e lei è abituata a trattare di contratti e faccende economiche.
Quella sera Eva torna al Deutsches Haus, “Casa tedesca”, il ristorante di proprietà della sua famiglia, turbata e piena di interrogativi. Che cosa è accaduto davvero nel 1941? Di che cosa parlava l’anziano polacco? chiede. I suoi genitori si mostrano subito restii ad affrontare l’argomento. Il suo fidanzato, Jürgen, la invita a rinunciare all’incarico, inadatto, secondo lui, a una ragazza sul punto di sposarsi.
Quando, tuttavia, l’indomani Eva apprende dal giornale che due degli uomini incontrati nella stanza piena di fumo sono il procuratore capo e il procuratore generale del processo in procinto di svolgersi contro alcuni ex membri delle SS, vinta dalla curiosità accetta l’incarico.
Nei giorni successivi dovrà fare i conti col trauma proprio dei figli della generazione del Terzo Reich, la scoperta della Shoah e dell’orrendo crimine perpetrato dai nazisti. Un crimine di cui non soltanto sono ancora ignoti numerosi autori, ma che è stato colpevolmente taciuto e rimosso in ogni casa tedesca, nei lunghi anni del dopoguerra.
Con una prosa lucida e impeccabile, Annette Hess consegna al lettore, attraverso l’accurata ricostruzione del processo di Francoforte, un autentico ritratto della Germania post-bellica, mostrando quanto sia sottile la linea che separa l’accettazione dalla negazione e dando vita a un complesso affresco storico che riguarda profondamente il nostro presente. Traduzione di Chiara Ujka 320 pagine €18,00 Neri Pozza Editore.
Annette Hess è sceneggiatrice pluripremiata di serie tv di grande successo come Weissensee e Ku’damm 56/59, trasmessa in Italia con il titolo Una strada verso il domani. L’interprete è il suo primo romanzo.

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Erich Maria Remarque: La terra promessa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

La terra promessa è l’ultimo romanzo di Erich Maria Remarque, l’opera a cui lavorò fino alla sua morte, avvenuta nel 1970, e che non ebbe perciò il tempo di terminare. Come tuttavia scrive Maurizio Serra nello scritto che accompagna questa edizione, «l’incompiutezza di quest’opera ne illumina la tormentata grandezza».
Romanzo di formazione, alla stregua del Wilhelm Meister di Goethe che Remarque aveva sempre sul tavolino, il libro narra dell’esilio di Ludwig Sommer dalla Germania nazista e del suo impossibile approdo, negli Stati Uniti, all’autentica terra promessa.
A New York, mentre i suoi compagni d’emigrazione, gli Emigranten rifugiatisi nel fatiscente hotel Rausch, sono preda di ripicche, delazioni e ambizioni frustrate, Sommer diventa un ricco e stimato mercante d’arte, capace di conquistare il cuore di Maria Fiola, un’enigmatica giovane donna dall’«eleganza severa, quasi pericolosa». La trasformazione, però, è soltanto esteriore. In quella città senza passato, fatta di pietra, cemento e asfalto, dove dall’alto non si scorgono passanti, ma soltanto semafori e file d’automobili, la vita dell’esule Sommer scorre come in un sogno in cui tutto ciò che accade, persino l’amore, è accolto sotto lo stigma dell’estraneità. Basta però una visita a Yorkville, il quartiere tedesco sull’Ottantaseiesima Strada, in compagnia di Maria Fiola, perché l’atmosfera quieta, quel miscuglio di tradizione, asettica cordialità e acritica obbedienza ridestino in Sommer il ricordo crudele del passato, dei campi di concentramento in cui i gerani fiorivano davanti alle baracche della morte e la domenica l’orchestra suonava mentre i deportati venivano frustati a sangue o impiccati lentamente. E allora riaffiora nella sua mente il pensiero che lo tormenta dalla fuga dalla Germania, l’idea che niente possa andare avanti, niente possa realmente accadere finché gli assassini non abbiano pagato con la vita gli orrendi crimini commessi. Come tutti gli eroi di Remarque, anche Ludwig Sommer si trascina così dietro «un conto da regolare con il male» (Maurizio Serra). Traduzione di Alessandra Luise 464 pagine €17,00. Neri Pozza Editore
Erich Maria Remarque nacque a Osnabrück nel 1898. Nel 1916, in piena Grande Guerra, fu spinto ad arruolarsi volontariamente e nel 1917 fu spedito sul fronte occidentale, dove rimase gravemente ferito. Il suo primo romanzo pacifista, Niente di nuovo sul fronte occidentale, fu pubblicato nel 1929. Nel 1933 i nazisti bruciarono e misero al bando le sue opere. Riparato in Svizzera, vi risiedette fino al 1939, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti. Nel 1948 tornò in Svizzera, dove visse e continuò a scrivere fino alla morte, nel 1970. Neri Pozza ne sta ripubblicando l’opera omnia.

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Angelo D’Orsi: L’intellettuale antifascista

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Una vita intensa quanto breve, quella di Leone Ginzburg, consumata fra il 1909 e il 1944, fra Odessa, dove nacque, in un’agiata famiglia israelitica, e Roma, a Regina Coeli, dove trovò la morte nel Braccio del carcere controllato dai nazisti, ai quali era stato consegnato dai fascisti italiani. Da Viareggio e Forte dei Marmi, dove trascorreva le vacanze, a Torino, dove compí quasi tutti gli studi, dalle amicizie giovanili, in particolare quella con il compagno di banco Norberto Bobbio al Liceo D’Azeglio, fino al lavoro
editoriale presso la casa editrice Einaudi, di cui fu fondatore con Giulio e con Cesare Pavese, l’intera esperienza biografica di Leone Ginzburg s’inscrive nel modello gobettiano di intransigenza politica e apertura culturale. La prima è tuttavia predominante, e culmina nel rifiuto del giuramento di fedeltà al regime imposto dal governo fascista ai liberi docenti, e prosegue con la militanza in «Giustizia e Libertà », la carcerazione, il lavoro clandestino nel Partito d’Azione, il confino e, dopo il 25 luglio, l’impegno nella Resistenza romana. Ginzburg fu uno straordinario suscitatore di cultura, sia nel lavoro per la casa Einaudi, che portò avanti anche durante il carcere e il confino, sia in altre imprese giornalistiche ed editoriali. La biografia firmata da Angelo d’Orsi ci restituisce, in modo integrale, toccandone ogni aspetto, questa splendida figura d’intellettuale, che alla carriera accademica – alla quale era naturalmente portato, sulla base di una
intelligenza superiore e di un eccezionale bagaglio culturale – preferí l’azione diretta per la libertà di tutti, fino a pagarne le conseguenze con la sua stessa vita. In un’epoca in cui gli intellettuali si piegarono, nella quasi totalità, al potere mussoliniano, Ginzburg rappresentò la splendida eccezione; fu, davvero, «l’intellettuale antifascista». 432 pagine €19,00 Neri Pozza Editore.
Angelo d’Orsi, già Ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino, si occupa di storia delle idee e degli intellettuali, di nazionalismo e fascismo, di guerra, e di temi di teoria politica e di metodo storico. È membro dell’Edizione Nazionale degli scritti di Antonio Labriola e di quella di Antonio Gramsci, autore al quale ha dedicato numerosissimi studi. Ha ideato e dirige le riviste «Historia Magistra» e «Gramsciana». I suoi più recenti titoli sono 1917. L’anno della rivoluzione (Laterza, 2016); Gramsci. Una nuova biografia (Feltrinelli, 2017; ed. riv. e accr., 2018).

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Jurek Becker: I figli di Bronstein

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Hans e Martha si amano di un amore folle e travolgente, consumato al riparo delle quattro mura di una baita fuori città, di proprietà del padre di Hans, Arno. In quella casa sperduta nel bosco, i due giovani si sono sfiorati per la prima volta, e soltanto lì sono scomparsi paura e pudore. Hans ha perciò provveduto a fare una copia delle chiavi della baita, gelosamente custodite da suo padre.
Un giorno, però, giunto davanti all’ingresso della casetta per incontrarsi con Martha, il giovane ha un’amara sorpresa: nella radura dinnanzi all’abitazione è parcheggiata l’auto gialla di Gordon Kwart, un amico di suo padre.
Accostatosi alla finestra, Hans avvicina l’orecchio al muro e sente un grido provenire dall’interno, uno straziante grido di dolore e poi una voce agitata. Benché sia spaventato a morte, afferra la sua chiave, apre la porta e si trova al cospetto di una scena sconvolgente. Nella stanza in cui aleggia un acre odore d’urina, un uomo seduto su un letto di ferro, i piedi legati con una cintura di cuoio, la camicia un tempo bianca macchiata di cibo, ripete: «Perché io sono… stato sorvegliante in un lager…», mentre Arno Bronstein gli colpisce bruscamente lo sterno a ogni sillaba…
Con I figli di Bronstein, pubblicato per la prima volta nel 1986, che riprende e varia molti temi già presenti in Jakob il bugiardo, Becker torna sul tema della Shoah, raccontando con drammatica lucidità l’impotente violenza delle vittime che si trasformano in persecutori, senza per questo riuscire a sfuggire all’angoscia e al risentimento. 304 pagine €15,00 Neri Pozza editore.
Jurek Becker (1937-1997), nato a Lodz, in Polonia, da genitori ebrei, scampò ai lager nazisti di Ravensbrück e Sachsenhausen. Trasferitosi nel dopoguerra a Berlino, nel 1978 lasciò la Germania orientale per quella occidentale. Fu spesso invitato a tenere lezioni e corsi nelle università estere. Jakob il bugiardo ha vinto il premio Heinrich Mann nella Repubblica democratica tedesca e il premio Charles Veillon in Svizzera, è stato tradotto in varie lingue e la sua prima versione cinematografica è stata premiata al Festival di Berlino del 1975.

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Cassazione: alt all’utilizzo indiscriminato degli autovelox

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

La Suprema Corte torna a bacchettare l’indiscriminato utilizzo dell’autovelox sulla conformità sì, ma non retroattiva. Dopo la sentenza 113/15 della Corte costituzionale tutti gli apparecchi che misurano le velocità dei veicoli sulle strade devono essere sottoposti a verifica e taratura periodica, pena l’annullamento della multa. Ma la dichiarazione di conformità dello strumento elettronico non vale ad attestare la funzionalità rispetto a infrazioni effettuate in epoca precedente la sua redazione. È quanto emerge dall’ordinanza 33164/19, pubblicata il 16 dicembre dalla seconda sezione civile della Cassazione. Accolto il ricorso proposto dalla società cui è stato notificato il verbale per l’infrazione ex articolo 142 comma nono Cds, dunque con sanzione pecuniaria e taglio dei punti sulla patente. Sbaglia il Tribunale a ritenere legittimo il provvedimento adottato nei confronti del veicolo di proprietà della snc: manca infatti la prova della taratura e della conformità dell’autovelox utilizzato per rilevare l’infrazione. Quando il trasgressore contesta l’affidabilità dell’apparecchio, il giudice risulta tenuto ad accertare se lo strumento è stato sottoposto ai controlli necessari dopo la pronuncia della Consulta e l’onere della prova deve ritenersi costituito a carico dell’amministrazione. Ma nessun valore giuridico può avere la dichiarazione di conformità dello strumento rispetto alle infrazioni rilevate prima della sua emissione. Di recente la Suprema corte ha chiarito come l’obbligo di verifica non valga per strumenti elettronici come il photored che sono sì utilizzati per rilevare le infrazioni stradali, ma non misurano la velocità dei veicoli (cfr. Cassazione 31818/19). Parola al giudice del rinvio.Nuovi “Stop” della Cassazione contro gli autovelox per “far cassa” dopo altre recenti decisioni segnalate dallo “Sportello dei Diritti”. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non basta premurarsi per fare multe a gogo se poi non si pensa effettivamente alla sicurezza stradale, alla certezza delle rilevazioni ed al rispetto del diritto di difesa dei presunti trasgressori.

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Regione Lazio. Trasporti ferroviari: Un disastro

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Il Lazio è al secondo e terzo posto delle peggiore linee ferroviarie italiane. Questa la classifica, secondo il rapporto della Legambiente, delle tratte laziali Roma-Ostia e Roma-Viterbo.
La linea Roma-Ostia Lido fu completata nel 1924, lunga 27 km, collega la Capitale con un proprio Municipio situato sul litorale.
La linea Roma-Civitacastellana-Viterbo fu completata nel 1932, è lunga 102 km, collega Roma con Viterbo.
Le tratte sono di proprietà della Regione Lazio che le ha date in gestione all’Atac, l’azienda dei trasporti del Comune di Roma. Si può immaginare come siano gestite, tant’è che puntualmente si rinnova la classifica negativa. Che aspetta la Regione a togliere all’Atac la gestione di queste due linee ferroviarie e indire una gara europea? Era stato proposto un projet financing della società Ratp per trasformare la linea Roma-Ostia in metropolitana. La procedura è stata interrotta dalla Regione, ma il Tar aveva dato ragione alla Ratp.
A che punto siamo? Non è dato di sapere.Nel 2017, il Centro di ricerca per il trasporto e la logistica dell’Università degli Studi di Roma, la Sapienza, aveva consegnato il Piano regionale della mobilità.
Si programmavano linee ferroviarie, stradali, porti, aeroporti, addirittura piste ciclabili. Lo studio, commissionato dalla Regione, è costato circa 1 milione di euro.A che punto siamo? Non è dato di sapere.L’urgenza, comunque, di ammodernare le due linee ferroviarie è nota da tempo, anche per la quantità di utenti trasportati, si pensi che solo la linea Roma-Ostia trasporta giornalmente 55 mila passeggeri.Che vuole fare il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti? E’ da 6 anni che dirige la Regione e sarebbe il caso che si occupasse del problema.I cittadini aspettano, sempre più impazienti.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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L’economia sostenibile e la dottrina sociale della Chiesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Mentre il mondo della finanza e dell’impresa, pur con ritardi e possibili opportunismi, prende decisamente l’iniziativa per un’evoluzione delle logiche di mercato verso una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e sociale, quelli che dovrebbero essere i suoi naturali interlocutori tacciono (il sindacato) o si rifugiano in una visione vetero-statalista, dai sentori vagamente marxisti (la Chiesa Cattolica). Se il tacere dei primi non consente purtroppo, al momento, l’apertura di un confronto, la loquacità della Chiesa cattolica suscita in chi scrive un doloroso senso di frustrazione, per il venir meno di un interlocutore che ha sempre contribuito e spesso guidato l’evoluzione della civiltà occidentale, e un bisogno di reagire.
E, ovviamente, il sancta sanctorum di queste iniquità è l’industria finanziaria che è dipinta come “un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali”. Delle tremende tragedie della storia emerse nel ‘900 e che credevamo derivassero dai deliri di onnipotenza della politica, ecco che la finanza acquista un ruolo “che ha pochi uguali” come dannosità per la collettività. A sostegno di questa tesi vengono utilizzati vetusti strumenti retorici marxisti, come la trasformazione del denaro da mezzo a fine (la famosa inversione del ciclo merce-denaro-merce in denaro-merce-denaro della teoria del valore) e “la predominanza della rendita da capitale rispetto al reddito da lavoro”: il capitale, secondo questa visione, non produrrebbe altro che una parassitaria “rendita”, a fronte del virtuoso “reddito” derivante dal lavoro. Tutte le altre forme di intermediazione finanziaria vengono accusate di essere asservitea “scopi prevalentemente speculativi” che rischiano di “soppiantare tutti gli altri principali intenti che sostanziano l’umana libertà”. Oggetto di riprovazione diventano anche concetti come “efficienza”, “competizione”, “leadership”, “merito” poiché “tendono ad occupare tutto lo spazio della nostra società civile, assumendo un significato che finisce per impoverire la qualità degli scambi, ridotta a meri coefficienti numerici”.
Un esempio paradigmatico delle nefandezze della speculazione finanziaria viene poi rilevato “quando il mero intento di guadagno da parte di pochi – magari di importanti fondi di investimento – mediante l’azzardo di una speculazione volta a provocare artificiosi (sic!) ribassi dei prezzi dei titoli del debito pubblico, non si cura di aggravare la situazione economica di interi Paesi, mettendo a repentaglio non solo progetti pubblici di risanamento ma la stessa stabilità economica di milioni di famiglie, costringendo nel contempo le autorità governative a intervenire con ingenti quantità di denaro pubblico, e giungendo perfino a determinare artificiosamente il corretto finanziamento dei sistemi politici”. Riecheggiano in queste litanie le tesi tremontiane dei complotti orditi dai mercati per impedire il dispiegarsi delle “magnifiche sorti e progressive” di una politica “unta dal Signore”. Non quindi l’irresponsabilità di governi che hanno portato al dissesto delle finanze pubbliche, con conseguente disaffezione dei loro disperanti creditori, ma una congiura speculativa che ostacola il risanamento e turba l’esercizio della sovranità popolare, sotto l’impulso di un demoniaco cupio dissolvi.
Tutte le considerazioni sono poi pervase da uno spirito apocalittico per il presunto prevalere dell’economia finanziaria sull’economia reale, dove a farla da padrone è quel “capitale finanziario” del quale già negli anni ’30 del secolo scorso gli epigoni di Marx (si pensi all’omonimo testo di Hilferding) denunciavano il carattere rapace da “fase finale del capitalismo”.
E su un piano più legato alla politica economica si riconosce “come il debito pubblico spesso è anche generato da una malaccorta – quando non dolosa – gestione del sistema amministrativo pubblico. Tale debito, vale a dire l’insieme delle passività finanziarie che pesa sugli Stati, rappresenta oggi uno dei maggiori ostacoli al buon funzionamento della crescita delle varie economie nazionali”.
Questa lucida visione del ruolo dell’impresa come luogo del manifestarsi della libertà umana e al contempo come vettore delle relazioni sociali culmina nell’osservazione che “la naturale circolarità che esiste tra profitto – fattore intrinsecamente necessario ad ogni sistema economico –e responsabilità sociale – elemento necessario di ogni forma civile di convivenza – è chiamata a rivelare tutta la sua fecondità, mostrando altresì il nesso indissolubile, che il peccato tende a nascondere, fra un’etica rispettosa delle persone e del bene comune e la reale funzionalità di ogni sistema economico e finanziario”. Mal si conciliano, a parere di chi scrive, queste solide premesse concettuali con le approssimative diagnosi della situazione attuale del sistema economico e finanziario e soprattutto con le stantie terapie stataliste suggerite nella pretesa pars construens delle “Considerazioni”. È comunque dalla profondità delle prime che è possibile trarre quel contributo di “verità” che la Chiesa può portare al dibattito in corso sugli “scopi” dell’impresa e dell’economia finanziaria nella quale l’impresa è indissolubilmente inserita. In abstract https://isrilstudi.wordpress.com)

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Rule of law in Poland and Hungary: MEPs ask for better protection of EU values

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

In a debate with Commissioner Reynders and Minister Tuppurainen, committee MEPs condemned the lack of progress in ongoing processes and asked for a permanent EU-wide mechanism.The Civil Liberties Committee debated with the Commissioner for Justice Didier Reynders and Finland’s Minister for European Affairs Tytti Tuppurainen on behalf of the Council the two Article 7(1) procedures on Hungary and Poland and the evaluation of the annual rule of law dialogue. The majority of MEPs who took the floor criticised the lack of concrete progress on the Article 7(1) process (initiated by Parliament in the case of Hungary and by the Commission in the case of Poland), especially in light of continued attacks on the rule of law in these countries. They also praised the efforts and determination of the Finnish Presidency and highlighted that the upcoming Croatian Presidency should continue its work, while highlighting that hearings on the situation in both countries were organised too late – over a year after Parliament’s 2018 reasoned proposal. The Committee Chair and rapporteur for Poland Juan López Aguilar (S&D, ES) and the rapporteur for Hungary Gwendolin Delbos-Corfield (Greens, FR), as well as other MEPs, further condemned the continued failure of the Council to formally include Parliament in the Article 7(1) process for Hungary. MEPs stressed that threats to the rule of law need to be addressed in a much more effective and consistent manner, using the entirety of tools currently available (including recourse to the judiciary mechanisms of the EU) but also through the establishment of a permanent monitoring and enforcement mechanism. This would ensure that EU values are respected across the all member states, with many drawing links between EU funding and adherence to the principles enshrined in the Treaty. Most MEPs highlighted that they continue to be concerned about judicial independence, freedom of expression, corruption, rights of minorities, and the situation of migrants and refugees in Hungary. In the case of Poland, MEPs are still worried about the separation of powers, the independence of the judiciary and fundamental rights.

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AlmirallShare is responsible for 50% of the private-public collaborations of Almirall

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Almirall has just started four new collaborations with the Dublin City University, IDIBAPS in Barcelona, the University of Turin and the Université de Namur.Since its launch in 2017, over 850 scientists have subscribed to the platform and have submitted nearly 350 proposals. So far, Almirall is currently working on 6 research collaborations.AlmirallShare, the open innovation platform of Almirall, S.A. (ALM), is responsible for around 50% of the private-public collaborations driven by Almirall. Since its launch in 2017, more than 850 scientists have shown interest in participating and nearly 350 proposals have been received. Currently, there are six projects ongoing including new collaborations with the School of Biotechnology of Dublin City University, the Institut d’Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer (IDIBAPS), EvoBiotech (spin-off from the University of Turin) and the Université de Namur. Additionally, three new collaborative projects are expected to start very soon.
The main objective of AlmirallShare is to facilitate the establishment of collaborations in dermatological research and find innovative solutions for skin health. By putting together the science and creativity of experts around the world and Almirall’s own expertise, AlmirallShare accelerates the generation of new treatments for skin conditions.AlmirallShare was launched in 2017 as an R&D platform designed to interact with different reference centres in dermatology and advance breakthrough research in this field, offering funding and scientific support to the selected proposals. “We are very excited about the response that this innovation platform has had among the scientific community around the world. AlmirallShare has become an important tool to implement strategic collaborations in Almirall R&D,” has concluded Maribel Crespo, AlmirallShare’s leader.
The collaborative project lead by Dr. M. Freeley and Dr. P. Leonard from the School of Biotechnology of Dublin City University aims to identify novel therapeutic targets on skin-homing T-cells that could be of use for the identification of new treatments for inflammatory skin disorders, such as psoriasis and atopic dermatitis.
The Institut d’Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer (IDIBAPS), through his Principal Investigator Prof. F. Lozano from the immune receptors of the innate and adaptative system group, will work in cooperation with Almirall to analyse the immunomodulatory properties of soluble human CD6 (shCD6) in experimental models of inflammatory skin diseases.
The partnership with EvoBiotech, a spin-off of the University of Turin lead by Prof. Dr. G. Camussi will assess the use of therapeutic activity of extracellular vesicles (EVs) derived from mesenchymal stem cells (MSCs) on atopic dermatitis.
Researchers led by Prof. Y. Poumay from the Namur Research Institute for Life Sciences (Narilis) at the University of Namur (Belgium) are exploring the involvement of novel receptors and signaling pathways in the phenotypic alterations of keratinocytes in atopic dermatitis, investigating their potential relevance for this disease and treatments.

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