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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 60

Archive for 26 dicembre 2019

Carabinieri: Rojc (Pd), grazie a chi vigila su nostre feste

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Rojc visita carabinieri Duino.jpg“Grazie all’Arma dei Carabinieri e a tutto il personale del comparto sicurezza che vigila sulla serenità delle nostre feste, sempre sul territorio e sempre a disposizione dei cittadini. In questi giorni in particolare dobbiamo ricordarci di chi, specie nei reparti territoriali, continua a lavorare in un settore particolarmente delicato della vita civile”. Lo ha detto la senatrice Tatjana Rojc, membro della commissione Difesa a Palazzo Madama, oggi nel corso della tradizionale visita per gli auguri di Natale alla stazione dei Carabinieri di Duino Aurisina (Trieste).
“Questi auguri – ha spiegato Rojc – sono simbolicamente rivolti a tutte le donne e gli uomini che indossano la gloriosa divisa dei Carabinieri, operando sul territorio nazionale e all’estero. Le misure contenute nella manovra appena approvata devono essere solo il primo capitolo di un lavoro organico di rafforzamento e ammodernamento”.
Con il comandante della compagnia, capitano Cristian Giavedoni, coadiuvato dal luogotenente Corrado Pipp, la senatrice ha fatto il punto su varie problematiche del territorio di competenza dei CC di Duino Aurisina, tra cui il fenomeno delle violenze familiari, della rotta balcanica e dell’operazione Strade sicure. (foto: Rojc visita carabinieri di Duino)

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La scuola nel caos

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Le dimissioni del ministro dell’istruzione, università e ricerca Lorenzo Fioramonti sono un fatto pressoché inedito per il palazzo della Minerva: ricordiamo un solo precedente, peraltro illustre, quello dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel luglio 1990 si dimise da ministro della Pubblica Istruzione insieme ad altri quattro ministri della sinistra DC non condividendo la linea assunta dal Governo (presieduto da Giulio Andreotti) favorevole alla legge Mammì sul sistema radiotelevisivo. Altri tempi. L’uscita di scena di Fioramonti crea notevoli problemi operativi per il funzionamento della scuola. Tuttoscuola passa in rassegna i principali.Oltre a diverse questioni che riguardano la scuola (dispersione scolastica, formazione dei docenti, stabilizzazione del sistema, procedure di avvio del prossimo anno scolastico, ecc.) ce ne sono alcune nuove conseguenti al recente decreto legge 126 sul salva precari e alla legge di stabilità (entrambi attesi alla pubblicazione in GU nei prossimi giorni). Tra questi:
• Regolamenti dei concorsi per nuovi dirigenti tecnici e per insegnanti di religione cattolica (il primo e unico concorso si è tenuto ben 15 anni fa).
• Eventuale integrazione degli attuali regolamenti dei concorsi (ordinario per docenti infanzia, primaria e secondaria, per 48 mila posti complessivi, e concorsi straordinari per scuola secondaria di primo e secondo grado) a seguito delle modifiche introdotte dal DL 126/19 (es. candidati in corso di specializzazione per il sostegno)
Decreto per definire l’attuazione della nuova legge sull’educazione civica
• Decreto per individuare i settori universitari preposti alla formazione della didattica digitale e alla programmazione informatica (coding).
• Decreto per nuova regolamentazione sulla sicurezza (molta attesa dai dirigenti scolastici)
• Utilizzo delle nuove risorse per la sicurezza degli edifici scolastici
• Regolamentazione dell’impiego del bonus docenti a favore di tutto il personale
• Stabilizzazione di una quota di posti per il sostegno pari ad oltre mille unità (un pannicello caldo per coprire gli oltre 73 mila posti in deroga, cioè assegnati ai precari)
• Decreto per la distribuzione di 390 posti dell’organico potenziato a favore della scuola dell’infanzia.
• Indicazioni per la formazione dei docenti per l’inclusione e la prevenzione del bullismo.
• Modalità di incremento del piano nazionale della scuola digitale (sul quale si scontano crescenti ritardi)
• Accordo per l’impiego di fondi di edilizia scolastica per asili nido e scuole dell’infanzia.
• Concertazione interministeriale per la definizione degli obiettivi per il rinnovo del CCNL
Le dimissioni del ministro impattano su tutti questi fronti, ai quali si aggiunge una situazione critica delle Direzioni generali del Ministero, che erano già in attesa di nuovi vertici. Le domande vanno presentate entro il 27 dicembre, ma senza un Ministro che scelga e sottoscriva le nomine, la macchina ministeriale resta bloccata. Chi firmerà i vari decreti direttoriali, salvo quelli più urgenti, per i quali subentrano i Capi dipartimento del Miur? (fonte: tuttoscuola)

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La scuola Cenerentola: Analisi dimissioni ministro

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Le dimissioni del ministro dell’istruzione, università e ricerca Lorenzo Fioramonti sono la conseguenza di questioni di principio sulle scelte del paese – come il diretto interessato ha evidenziato – o anche di meno “alti” riposizionamenti nello scacchiere politico, in particolare all’interno del partito a cui appartiene il ministro (o ex ministro, se le dimissioni verranno accettate dal premier Conte)? Al momento non è chiaro. Quel che è certo è che dal punto di vista operativo e organizzativo creano forti criticità per il sistema di istruzione. Inoltre dal gesto di Fioramonti risuonano in maniera assordante alcune verità, peraltro ben note. In primo luogo il ruolo di Cenerentola assegnato all’istruzione e alla formazione nel nostro paese. Come aveva scritto Tuttoscuola nel report “Il dibattito sulla crisi e sul futuro del Paese: la grande assente è la scuola. Eppure c’è un grande opportunità…”, pubblicato nei giorni in cui si stava costituendo la nuova maggioranza giallorossa. Facevamo un appello alla politica: la scuola sia posta al centro dell’agenda del Paese, andando oltre l’ottica di breve periodo. Le dimissioni di Fioramonti certificano che, ancora una volta, l’appello è caduto nel vuoto.Secondo punto: l’assenza di una visione strategica sul modello educativo che vogliamo, se non oggi, tra 10 o 20 anni. Qual è il progetto? Dove sono le idee e il dibattito? Perché non si esce dalle logiche di emergenza e di corto respiro, dalla tutela degli interessi delle singole sottocategorie, e non si pensa a come costruire un percorso che porti tra qualche lustro (perché questa è la tempistica per effettuare cambiamenti sostanziali del sistema di istruzione) a realizzare la scuola che sogniamo, di cui il paese ha un estremo bisogno?
Negli ultimi 6 anni si sono avvicendati a Viale Trastevere ben cinque ministri. Qual è stata la continuità della loro azione? Quale disegno strategico hanno concorso a realizzare? Nelle due legislature in cui hanno operato, quale idea di scuola è stata discussa in Parlamento?
Di questo passo non ci si può lamentare se il 30 per cento degli italiani è analfabeta funzionale (addirittura il doppio della media europea) o se il 35% degli alunni di terza media non è in grado di comprendere un testo in italiano. Andrà ancora peggio, mentre la deriva in cui si trova il paese continuerà inesorabilmente, perché l’inversione di rotta passa (anche) da un sistema formativo forte e competitivo. Che è ben lontano non solo dall’essere realizzato, ma prima ancora dall’essere immaginato, progettato, discusso e condiviso. E poi realizzato da chi di volta in volta si troverà a governare, senza continuamente disfare e ritessere la tela mentre le esigenze e le aspettative della società che corre sempre più veloce e le caratteristiche quasi immobili del sistema di istruzione divergono sempre di più.

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Vittorio Sgarbi esprime solidarietà al ministro dimissionario dell’Istruzione Lorenzo Fieramonti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

“Lo aveva promesso in Parlamento e lo ha fatto. Apprezzo – osserva Sgarbi – la sua decisione che indica i limiti gravi del Governo rispetto ai temi dell’istruzione e della cultura. La coerenza del ministro indica che la sua non era una minaccia propagandistica ma una presa di coscienza di un limite oggettivo e insuperato”“Io stesso – spiega Sgarbi – avevo suggerito al ministro e dunque al Governo la possibilità di recuperare un finanziamento di 3 miliardi di euro dall’inverosimile spesa (50 miliardi di euro!) prevista per le cosiddette energie rinnovabili, che sono, sulla base di quello che le inchieste ci hanno rivelato in questi anni, una colossale truffa gestita dalla mafia.”“Il Governo – aggiunge Sgarbi – aveva dunque la possibilità di soddisfare le richieste e del ministro e non lo ha fatto. Le sue dimissioni – conclude Sgarbi – dunque non appaiono una generica minaccia ma una reale contrapposizione culturale”.

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Opposizione plaude alle dimissioni del ministro Fioramonti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Scrive Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi: ““Il Governo ha rifilato agli italiani una pessima manovra a crescita zero. Le dimissioni di Fioramonti – da ministro più preoccupato di chiudere l’Eni o di bandire il crocifisso nelle aule che a porre con forza il tema dell’edilizia scolastica – confermano i pessimi giudizi sulla legge di bilancio, zero servizi e crescita zero. Tagliare fondi per scuola, ricerca e università significa sottrarre ai nostri ragazzi altro futuro, non bastasse quello già funestato dal debito pubblico.
Da questo versante a Fioramonti nn si può dare torto, semmai il problema è che dovrebbero dimettersi in blocco ben altri ministri dal bilancio fallimentare, a iniziare da quelli preposti agli affari sociali ed economici, in perfetta continuità con i peggiori governi avuto dalla Repubblica italiana. Nessuno di loro pare voler capire che il nostro problema sta nell’incapacità di creare ricchezza e, per farlo, occorre uno shock fiscale per far ripartire ed espandere le aziende nostrane”. Si aggiunge Giorgia Meloni con un comunicato trasmesso dalla sua segreteria: “Non sentiremo la mancanza del ministro Fioramonti, che avrebbe dovuto rassegnare le sue dimissioni già da tempo per i suoi post ignobili e deliranti contro le Forze dell’Ordine e le donne. Lo ha fatto solo dopo l’approvazione della manovra, ammettendo il fallimento su scuola e università di un Governo guidato da un professore. La sua eredità è un pessimo decreto scuola e la sciagurata invenzione di sugar e plastic tax, due folli tasse che mettono a rischio migliaia di posti di lavoro in Italia. Senza contare la sua proposta di aumentare l’Iva, come ci riportano alcune indiscrezioni di stampa di queste ore. Se ne va uno dei peggiori ministri che l’Italia repubblicana abbia avuto. E ora questo Governo faccia un altro bel regalo agli italiani: vada a casa”.

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“Racconti a Natale” con la proiezione del film “Le confessioni di una donna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Palermo 28 dicembre ore 18.30 – Real Teatro Santa Cecilia  Piazza Teatro Santa Cecilia 5, ingresso gratuito, con la proiezione della pellicola cinematografica “Le confessioni di una donna”, un film muto del 1920 ambientato in alcuni suggestivi luoghi della Sicilia, tra Taormina, Palermo, Mondello e Siracusa. La sonorizzazione è affidata ad alcuni Maestri della Scuola Popolare di Musica del Brass, e ai solisti dell’Orchestra Jazz Siciliana. Diversi i Maestri del Brass che eseguiranno le musiche dal vivo tra cui Vito Giordano, Umberto Porcaro, Diego Spitaleri, Fabio Lannino ed il giovane allievo Ciccio Drummer Foresta. Presenti durante l’esecuzione live anche i solisti dell’Orchestra Jazz Siciliana, fiore all’occhiello del Brass che di recente ha accompagnato artisti come Billy Cobham e Christian Tumalan, big del panorama musicale internazionale. Tra i Maestri dell’OJS presenti nello storico teatro che accompagneranno con improvvisazioni la pellicola cinematografica ci saranno Ninni Pedone, Francesco Marchese, Salvatore Pizzurro, Faro Riina, con la consulenza del Direttore OJS Domenico Riina. Saranno eseguite delle musiche secondo la tradizione jazzistica, alternando composizioni originali a sessioni di improvvisazione, per l’intera durata della proiezione. Un regalo in musica che le due Fondazioni intendono fare all’insegna della cultura e della promozione della musica jazz a tutta la cittadinanza. Gli eventi continueranno con la proiezione dello stesso film a Taormina il 30 dicembre alla Casa del Cinema, sempre ad ingresso gratuito e con la stessa formazione musicale. “Racconti a Natale” proseguirà il 29 dicembre alle 18.30 al Blue Brass allo Spasimo con l’esibizione “Fantasia di Natale” con Giovanni Renzo al pianoforte e con il concerto delle “Ladies” il 31 dicembre alle ore 11.30 al Teatro Antico di Taormina.

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Manovra economica per una decisa riduzione delle disuguaglianze sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

“Alcune delle misure della manovra economica appena approvata rappresentano un primo passo necessario, ma non di per sé ancora sufficiente, verso un riequilibrio delle disuguaglianze sociali che colpiscono il futuro dei bambini e delle bambine”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. L’anno che si avvia alla conclusione, sottolinea l’Organizzazione, ha fatto registrare ancora record negativi sia per la povertà minorile, con più di 1,2 milioni di minori (il 12,5% del totale) in condizioni di povertà assoluta senza disporre dei beni indispensabili per condurre una vita accettabile, che per quanto riguarda la natalità, con meno di 440 mila nati nel 2018 (meno 18 mila sul 2017). Inoltre, la copertura dei servizi per la prima infanzia di qualità su tutto il territorio nazionale presenta ancora oggi troppe differenze a livello territoriale, con una copertura che raggiunge il 19,6% nei comuni del nord-est ma che si ferma a poco più del 5% al sud. Nel 2018, per il secondo anno consecutivo, risale poi la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi, attestandosi al 14,5%.
“Analizzando la manovra dal punto di vista dei bambini, è chiaro che i mancati investimenti in questi settori strategici avranno un effetto a lungo termine, producendo come in un circolo vizioso maggiore abbandono scolastico, fallimenti formativi, mancato accesso alle opportunità di relazione, sviluppo culturale e ricreativo e, in definitiva, maggiore povertà”, ha proseguito Raffaela Milano.
“Ề apprezzabile l’intento di sostenere le famiglie nel pagamento delle rette dei servizi educativi per la prima infanzia e il loro contestuale e progressivo aumento con la costituzione di un fondo che, come abbiamo fortemente sostenuto, concentrerà parte delle risorse verso i territori più deprivati, dove a partire dal 2021 verranno sperimentati servizi innovativi in grado di rispondere al bisogno di flessibilità espresso da sempre più famiglie, attraverso la riconversione di spazi delle scuole dell’infanzia attualmente inutilizzati a causa del calo demografico. E’ indispensabile che questo tipo di investimenti strutturali sia coordinato con gli interventi di sostegno alla gestione ordinaria dei servizi e che sia attentamente monitorata la capacità di spesa effettiva dei fondi da parte dei Comuni, a partire da quelli che ad oggi hanno un’offerta di servizi pari quasi a zero”, ha affermato Raffaela Milano.I servizi educativi per la prima infanzia sono fondamentali per ridurre il gap educativo che già a 3 anni pesa sui bambini e sulle bambine più svantaggiati dal punto di vista socio-economico e dovrebbero diventare dei veri e propri hub territoriali che garantiscano alle famiglie anche l’accesso ad un presidio comunitario multiservizi di riferimento. Dispiace invece, sottolinea Save the Children, che il congedo di paternità sia rimasto fissato a 7 giorni, e non a 10 come richiesto anche dalla Direttiva europea in materia di conciliazione della vita privata e lavorativa.Importante anche la considerazione per i minorenni vittime di bullismo, cyberbullismo e violenza di genere, a favore dei quali vengono stanziati 3 milioni di euro per potenziare la formazione dei docenti per prevenire e contrastare questi fenomeni. Nel 2020 si attende inoltre l’approvazione della legge per garantire il diritto alla sicurezza scolastica per i circa 4 milioni e mezzo di studenti tra i 6 e i 16 anni che vivono in province in tutto o in parte rientranti in aree a rischio sismico. Dall’inizio dell’anno scolastico 2018-2019 ogni tre giorni si sono registrati episodi di distacchi di intonaco e crolli all’interno di edifici scolastici.
Della legge di bilancio l’Organizzazione apprezza l’attenzione dedicata al tema dei minorenni più vulnerabili, come i minori fuori famiglia, tra cui i minori stranieri non accompagnati, a favore dei quali la manovra ha previsto l’esenzione dal ticket sanitario. Istituito anche un Fondo per sostenere l’impegno assunto dagli oltre 3 mila tutori volontari iscritti a fine anno negli appositi elenchi dei tribunali per i minorenni, per il supporto degli oltre 6 mila minorenni stranieri non accompagnati presenti ad oggi nelle strutture di accoglienza del territorio. Tali misure, fortemente sostenute dall’Organizzazione, arrivano il giorno seguente all’adozione, dopo oltre due anni di attesa, di uno dei tre decreti attuativi previsti dalla L. 47/2017, in materia di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.
Il 2020 sarà inoltre un anno decisivo per valutare gli effetti delle politiche messe in campo in tema di violenza sulle donne e sui loro figli. Un fenomeno la cui gravità è stata confermata dai dati del Rapporto BES 2019, secondo cui su 133 omicidi di donne più della metà sono avvenute per mano del partner attuale o del precedente. Importanti risorse sono state stanziate nel 2019 a favore delle vittime di violenza e degli orfani di femminicidio, ma anche in questo caso l’attuazione concreta è ancora tutta da verificare.
L’Organizzazione mette infine in evidenza la criticità in tema di risorse per la cooperazione allo sviluppo, che ancora una volta si dimostra non essere fra le priorità di Governo. Dalla legge di Bilancio non arriva infatti nessun segnale di ripresa rispetto al trend negativo che vede l’Italia sempre più lontana dal raggiungimento dell’obiettivo definito dall’Agenda 2030 di destinare all’aiuto allo sviluppo lo 0,7% del PIL, un’altra occasione persa, dunque, per sostenere milioni di bambini e bambine nel mondo.

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La “cifra” della riforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Con gli auguri vi offriamo, collegandovi sul sito di chiesadituttichiesadeipoveri.it, il discorso alla Curia di papa Francesco, che si potrebbe definire epocale, nel senso di un passaggio da un’epoca all’altra che la Chiesa non può affrontare facendo solo finta di cambiare alla maniera del Gattopardo, che Francesco evoca come monito. Il discorso del 21 dicembre non è come gli altri discorsi alla Curia perché corregga i suoi errori e si lasci riformare. È il discorso della riforma della Chiesa, ma così profonda che parte dall’evento originario di Dio che “ha preso un corpo umano e lo ha fatto proprio per sempre”, secondo le parole molto realistiche del mistico egiziano moderno Matta el Meskin citate dal papa, e giunge fino all’interrogativo drammatico del cardinale Suhard prima del Concilio se si fosse all’ora dell’“Agonia della Chiesa”, fino al lamento del cardinale Martini su una Chiesa in ritardo di due secoli, fino alla svolta del Concilio Vaticano II e all’annunzio dirompente del Dio della misericordia, nonviolento e tanto giusto da non scartare nessuno di papa Bergoglio. Nel discorso c’è una frase non nuova, ma che suona come il grido che suggella una intera storia e apre a una storia nuova e tutta diversa: “Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più!”. La fede non è più un presupposto scontato del vivere comune, anzi è proprio il contrario. Dunque tutto dipende dalla testimonianza della fede, e non dal suo “deposito” come per prima deve capire la Congregazione “per la dottrina della fede” e quella “per l’evangelizzazione dei popoli”, compresi i popoli che passavano per essere già evangelizzati.
Ma la cosa riguarda ancor più il nuovo Dicastero per lo sviluppo umano integrale, perché l’integralità dello sviluppo non vuol dire solo che, ben oltre l’economico, va promosso tutto l’uomo, ma che vanno promossi tutti gli uomini, tutti gli uomini e le donne, tutti integralmente umani. Perché la novità è questa (forse la meravigliosa eresia di cui accusano papa Francesco) che “l’umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma (della Chiesa)”. L’integralità infatti è che “l’umanità ci accomuna in quanto figli di un unico Padre”, “l’umanità chiama, interpella e provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il cambiamento”.
Usciamo dunque anche noi: l’umanità frammentata e divisa, anche per le cattive rappresentazioni di Dio, deve e può diventare una cosa sola. E questo è il Natale.

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Raccontami di e con Isa Danieli

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Napoli Venerdì 27>domenica 29 dicembre 2019 @ Teatro Nuovo via Montecalvario 16 Inizio spettacoli ore 21.00 (venerdì), ore 19.00 (sabato), ore 18.30 (domenica) Raccontami è un percorso di donna e di attrice che ha attraversato, e attraversa, i generi più diversi delle forme teatrali esistenti. Dal gradino più basso, quello della sceneggiata, alla tragedia greca di Euripide e di Eschilo, fino a incarnare le parole di autori contemporanei che hanno scritto per lei. Da Lina Wertmuller a Ugo Chiti, da Annibale Ruccello a Manlio Santanelli, e poi Enzo Moscato, Letizia Russo e Antonio Tarantino, fino al recente Ruggero Cappuccio.Una tradizione teatrale antichissima, ”tradita” e amata al tempo stesso. Parole soffiate fino al cuore di chi ascolta, per trattenerle, perché rimbalzino in un’eco mai rassegnata e muta.“Sono contenta di stare in scena – così la Danieli in una nota – per condividere un privilegio specialissimo: quello di aver dato voce, per un quarto di secolo, come attrice, ad autori e autrici che hanno scritto per me storie che narravano quegli anni e questi anni. La forza, la fragilità, i vizi e le virtù dei personaggi che ho interpretato, sono imbrigliati nei ricordi e in questa lettura ce n’è una testimonianza, che a me fa piacere salutare insieme a voi”.Isa Danieli si trasforma sempre, ma non c’è da stupirsi, giacchè, da quando ha cominciato a calcare il palcoscenico in età adolescente, ha abituato il suo pubblico a infinite e perfette metamorfosi.Protagonista del teatro napoletano e italiano, ha intessuto la sua carriera fra magia e mistero, legandosi professionalmente a grandi autori e senza avere la minima idea di cosa fosse il look di un’attrice.La “passeggiata” di Isa Danieli tra gli autori che hanno segnato la sua carriera di attrice racchiude tutte le sfumature della parola, ripercorrendo alcune tappe fondamentali della sua vita sul palcoscenico.Pezzi d’autore che hanno fatto la storia del teatro, e che lei porta in scena con il suo impeto elegante, la sua raffinata passione di gran signora del teatro.

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Teatro: Falstaff e il suo servo

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Roma dal 7 al 12 gennaio 2020 Teatro Argentina Largo Argentina 1 orari spettacoli: prima ore 21 martedì e venerdì ore 21 mercoledì e sabato ore 19 e giovedì e domenica ore 17. (Biglietti: intero 40 euro – ridotto 12 euro). Franco Branciaroli e Massimo De Francovich in coppia sul palcoscenico del Teatro Argentina diretti da Antonio Calenda in FALSTAFF E IL SUO SERVO, uno spettacolo dedicato al più tragicomico dei personaggi shakespeariani, non solo quale protagonista di uno dei suoi copioni, Le allegre comari di Windsor, ma anche per il suo ruolo nelle due parti di Enrico IV e la sua presenza/assenza ingombrante nell’Enrico V.Uomo di disperata vitalità, con il suo insistente ottimismo, Falstaff scombina il conflitto tra volontà e destino che attraversa tutti i testi di Shakespeare: e l’alter ego di ogni grande protagonista del suo teatro. Lo spettacolo trasferisce questo duello «nel cuore delle vicende di Falstaff, uomo che confonde i piaceri con la natura, la furbizia con il caso, mettendolo a confronto con un altro personaggio, un Servo che, come Iago, crede di poter manipolare la realtà o, come Puck, pensa di poter «mettere una cintura al mondo – così spiegano gli autori del testo Nicola Fano e lo stesso Calenda – Il conflitto tra i due, sempre giocato tra comicità e drammaticità, rievoca altre coppie celebri del canone shakespeariano (Lear e il suo Matto, Iago e Roderigo, Antonio e Shylock) e della letteratura teatrale (da Don Giovanni e Sganarello a Vladimiro ed Estragone)».L’eccezionale coppia di attori, Branciaroli-De Francovich, ripercorre gli ultimi giorni di vita del protagonista (subito prima della sua tragica morte nell’Enrico V) e racconta il catalogo delle beffe subite da questo eroe tragicomico fino all’epilogo drammatico: un teatro nel teatro nel quale il Servo assume il ruolo di regista demiurgo (tale era lo stesso Shakespeare, quando metteva in scena i suoi copioni con i Lord Chamberlain’s Men) e Falstaff quello di eroe tragicomico, biglia impazzita nel gioco della vita. Ne viene fuori un catalogo delle beffe (tutto il mondo è beffa, dirà lucidamente il Falstaff di Verdi/Boito) subite dal personaggio fino all’epilogo drammatico: la rottura con l’amico/allievo di sempre Enrico e l’abbandono in solitudine, lontano da quella guerra di Agincourt dove tutti gli altri – non lui – conquisteranno gloria eterna. In questa cavalcata nella propria vita, Falstaff avrà accanto i sodali che Shakespeare gli aveva assegnato: le comari di Windsor, l’Ostessa, ma anche i compagni di bevute Bardolph e Francis. Anzi, saranno proprio a issarlo su un grande cavallo dal quale egli cadrà definitivamente nella polvere, assecondando il piano terribile del Servo che, grazie a lui, cercherà di trasformarsi definitivamente in un padrone. Uno spettacolo comico e drammatico insieme: una cavalcata nelle atmosfere shakespeariane, rielaborate per un pubblico di oggi, in grado di cogliere l’eternità del duello tra Caso e Ragione.

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Dall’immateria il Natale della materia: nel Novecento la più grande rivoluzione di sempre

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Il 99,99% delle persone non ne sa niente. Neppure i fisici teorici, che pure nella materia ci sguazzano, sembrano essersene resi conto. Qualche filosofo? forse. Qualche teologo? vagamente. I più attenti divulgatori scientifici (come il nostro Piero Angela), nulla di nulla. Inspiegabile. Persino nel celebratissimo film “Novecento”, Bertolucci se ne dimostra completamente all’oscuro. Eppure si tratta della più grande rivoluzione di sempre. In silenzio, troppo in silenzio, nel Novecento è avvenuta la madre di tutte le scoperte: la materia ha origine e sostanza immateriale (proprio nel senso etimologico di sub- stantia). La più famosa equazione della storia, quell’ E = Mc2 di Albert Einstein, dice soprattutto questo, sancisce l’equivalenza tra materia ed energia.Ma l’equivalenza non era solo quantitativa. Dalla intuizione dell’atome primitif dello scienziato gesuita Lemaitre, padre del big bang, negli anni venti del XX secolo (questi sì formidabili, altro che nostalgie di bacchettoni sessantottini) – proveniva la conseguenza scientifica che “in principio” era l’immateria (logos? pensiero? Dio?) e da questa, per un fenomeno di cui la scienza non conosce modi e riproducibilità, avveniva il misterioso natale della materia. Il mistero che si realizzava nel big-bang è tale che nessun vocabolario possiede un termine specifico per rappresentarlo. In genere per spiegare il big bang si ricorre al termine “esplosione”, termine del tutto inadeguato, anzi errato, perché l’esplosione tradizionalmente indica trasformazione di materia in energia, mentre nel big bang avviene tutto il contrario. E’ l’energia che vi si trasforma in materia.
Ecco perché con le scoperte del Novecento viene data una spallata definitiva al modo di vedere ultramillenario, con la implicita sentenza di morte di tutte le concezioni materialistiche sfornate nei secoli. La materia infatti si riconosce figlia dell’energia, ma l’energia nessuno sa che cosa sia, tanto che chi scrive s’è visto costretto ad introdurre un neologismo, l’immateria. Perchè la fisica definisce l’energia con un raggiro intelligente: guardando al suo effetto, la definisce capacità di produrre lavoro, guardandosi bene dal prendere di petto la definizione di energia. Nessun testo di Fisica si azzarda a farlo, perché il travaso nell’immisurabile, nell’ascientifico, sarebbe inevitabile.
Quali le conseguenze della incommensurabile scoperta novecentesca? Numerose e terremotanti.Il Natale cristiano, che celebriamo ogni anno, è l’evento mediante il quale Dio si incarna, usiamo dire. Ma incarnarsi significa appunto assumere corpo, assumere materia, materializzarsi. Ebbene, la trasmutazione del big bang, con la trasmutazione dell’energia in massa, dell’immateria nella materia, rivela nel Novecento la sorprendente coincidenza dell’evento scientifico del big bang col mistero dell’Incarnazione, dal Dio all’Uomo-Dio, quale elaborata dalla teologia cristiana. Persino il mistero del Concepimento verginale della giovanetta Maria si apre ad interpretazioni profonde.Ma non finisce qui. La sostanziale appartenenza dell’intera materia, di tutti i corpi all’universo dell’Immateria, provoca terremoti teologici insospettati. Il mistero e le tribolazioni logiche e teologiche della doppia natura umana e divina del Gesù storico potrebbero trovare una pacificazione, nell’accertamento che tutto è fondamentalmente Immateria, e la materia altro non è che un mero carattere avvertibile dai sensi materiali, ossia sensibile, ma dalle strutturale substantia e provenienza immateriale. Fermo l’analisi qui, per brevità, ma forte di questa notizia passo ad augurare la rivisitazione del Natale, oltre all’augurio di un prospero nuovo anno. Chi ha interesse ad approfondire le rivoluzionarie scoperte della Fisica del Novecento, sostenendo qualche impegnativo tecnicismo, può leggere l’e-book o ordinarne il cartaceo su “Amazon”. (Fausto Carratù)

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ll leader iraniano Ali Khamenei continua a negare la Shoah

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Per farlo l’Ayatollah ha attaccato la Francia e ha difeso Roger Garaudy, perseverando nell’idea che i lager nazisti siano un falso storico.
Khamenei ha dispensato errate lezioni di storia su Twitter, dove ha scritto: “Nel suo libro, #RogerGaraudy, il filosofo francese, ha espresso dubbi sul numero delle vittime #olocausto. Il governo francese non solo vietò il suo libro, ma portò anche Garaudy in giudizio. Questi sono i sostenitori della difesa di #FreedomOfSpeech”.Il leader iraniano ha voluto ricordare così l’anniversario della fine del processo contro Garaudy, che si concluse il 16 dicembre 1998, con una condanna a sei mesi e diverse ammende per aver messo in dubbio la Shoah, reato contrario alla legge sul negazionismo approvata in Francia nel 1990.Le false tesi di Garaudy, che nel 1982 si convertì all’islamismo e adottò il nome di Ragaa, si basano sul fatto che gli ebrei siano morti a causa del tifo e che i forni crematori siano stati utilizzati per bruciare i cadaveri delle vittime della malattia.Non solo, perché lo scrittore e attivista francese scomparso nel 2012, sosteneva che le camere a gas non fossero mai esistite e che la loro scoperta fosse stata ottenuta dalle confessioni dei soldati tedeschi torturati.Già in passato Khamenei aveva messo in dubbio la Shoah:“L’Olocausto è un evento la cui realtà è incerta e se è accaduto, non è sicuro di come sia successo. Esprimere un’opinione sull’Olocausto o mettere in dubbio ciò è uno dei più grandi peccati in Occidente. Lo impediscono, arrestano i dubbiosi, li provano mentre affermano di essere un paese libero”. Già la tesi alberga nella fantasia, ma tirare in ballo la mancata libertà in altri paesi diventa una presa in giro.Come può un leader iraniano parlare di libertà quando nel suo paese le minoranze sono colpite, le donne lapidate e i gay uccisi? Non ci risulta che gli ebrei deportati fossero malati di tifo. Non ci risulta che negare la Shoah porti inevitabilmente all’arresto.Ci risulta, invece, che sei milioni di ebrei vennero uccisi dalla malvagità della Germania nazista e da tutti i suoi complici.

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Il comunismo edulcorato o integralista

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

I vari distinguo, che i neonati partiti facevano, per affermare un ruolo meno o più di “sinistra”, erano la controprova di un’avvertita esigenza di stabilità attraverso l’interclassismo moderato. Ognuno cercava una risposta più confacente al rapporto con la società e alle sue sempre più evidenti discrasie. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare i “clamori” delle opposte fazioni. In proposito le manifestazioni di piazza operaie che avvenivano dal 1918 al 1920 suscitavano grossi timori nel ceto medio. I manifestanti non esitavano a “aggredire” gli ex-combattenti, definendoli guerrafondai, ed invocando la nascita di uno stato socialista, anticapitalista nel quale sembrava non vi fosse posto per nessun altro e meno che mai da parte di quella borghesia elitaria accusata d’essere complice di un potere irrimediabilmente corrotto e malato.
Queste cose accadevano soprattutto in Germania e in Italia e, in forma minore, altrove. La Germania, rispetto all’Italia, era uscita perdente dalla grande guerra, mentre l’Italia, pur essendo vincitrice, aveva speso il meglio delle sue energie, per reggere lo sforzo bellico, ritrovandosi più povera di prima.
Intanto prendeva piede un dualismo, sulla visione della vita lavorativa e sociale, particolarmente “acceso”. Esso, inevitabilmente, finì con l’avere una ricaduta non tanto politica quanto economica andando a “minare” gli stessi principi capitalistici allora in auge e considerati irrinunciabili. Tutto concorreva a far assumere ai due schieramenti, che andavano a formarsi e a consolidarsi, una rigida contrapposizione. Essa diventava ideologica e tendeva a uscire dai confini di uno stato per internazionalizzarsi.
Assumeva, quindi, un pericolo concreto capace di far saltare tutti gli equilibri sino allora faticosamente ricomposti, sia pure con varie “pezze” aggiunte qua e là, al liso abito di società, per ricoprire i vari strappi. Da qui partì una sorta di geniale trovata nel voler imbrigliare la spinta comunista edulcorandola con la socialdemocrazia. Intendeva essere una sorta di compromesso tra le due ideologie imperanti attenuandone gli aspetti più barricadieri. La risposta non si fece attendere spingendo più a sinistra talune frange di comunisti e gli altri a strizzare l’occhiolino alla destra capitalista. (Riccardo Alfonso)

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Al cinema Lupin III

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Diretto da Takashi Yamazaki (Doraemon – Il film, Dragon Guest: Your Story), LUPIN III – The First arriverà nelle sale italiane dal 27 febbraio distribuito da Anime Factory, etichetta di proprietà di Koch Media. Lupin III ritorna in una colossale rapina in giro per il mondo per rubare il misterioso Diario di Bresson: l’unico oggetto che suo nonno non è stato in grado di trafugare. Il Diario racchiuderebbe oscuri segreti di grandissimo interesse anche per una malvagia organizzazione contro cui Lupin, Jigen, Goemon, Fujiko e perfino Zenigata, dovranno scontrarsi per impossessarsi delle enigmatiche memorie di Bresson. Da Parigi al Brasile, Lupin e la sua banda, insieme alla loro nuova complice Laetitia, una giovane aspirante archeologa, vivranno un’epica avventura mai vista prima!

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Consumo di proteine. Ecco le raccomandazioni della Sipps

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

In tema di proteine, essenziali nella crescita dei bambini ma anche potenzialmente nocive specie per i più piccoli, arrivano nell’ambito del progetto nutrizionale Nutripiatto http://www.nutripiatto.nestle.it le raccomandazioni della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). Fondamentali in tutte le fasi della vita, ma soprattutto in età pediatrica, le proteine sono i mattoni necessari a costruire nuovi tessuti e a riparare quelli danneggiati. Ricordando le 5 categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine (carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati), la SIPPS sottolinea che i bambini di età inferiore ai 3 anni non devono superare il 12% di apporto proteico giornaliero. Gli esperti precisano inoltre che la giusta ripartizione nell’arco di una settimana sono 4 porzioni di legumi, 4 di pesce, 1 uovo a settimana, 1 porzione di carne rossa, 2 porzioni di carne bianca e 2 porzioni di formaggio. Tuttavia, le proteine sono contenute, in quantità inferiori, anche in altri alimenti: pasta, cereali, orzo, farro, avena, frutta secca, castagne, persino alcuni frutti e ortaggi. Basti pensare che una porzione di crusca di frumento ha lo stesso contenuto proteico di un vasetto di yogurt. «È importante prestare attenzione al nostro introito proteico e consumare una sola fonte primaria di proteine a ogni pasto da scegliere tra legumi, carne, pesce, uova o latte e derivati, mai combinandole nello stesso pasto» spiega Giuseppe Di Mauro, presidente SIPPS. E Lisa Mariotti, nutrizionista pediatrica presso il Dipartimento medicina dell’infanzia e dell’età evolutiva dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, aggiunge: «Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana, 2014) per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere, in quanto un consumo eccessivo può portare a complicanze renali, a sovrappeso/obesità e a modifiche dell’appetito». Conclude Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS: «Le proteine non sono tutte uguali: quelle di origine animale si definiscono complete, dato che una singola porzione dell’alimento che le veicola soddisfa il fabbisogno proteico dell’organismo. Al contrario, quelle vegetali quali i legumi sono definite incomplete, ossia una singola porzione non copre il fabbisogno proteico dell’organismo; per raggiungerlo è necessario un’altra fonte alimentare. Il classico esempio è la pasta e fagioli: combinando legumi e cereali la qualità proteica migliora grazie alla reciproca integrazione, raggiungendo il fabbisogno ideale». (fonte Doctor33)

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Ricerca Co-mai e Amsi su 500 coppie miste

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

In Italia secondo i dati Istat nel 2018 vi sono stati 195.778 matrimoni (in diminuzione), di cui 23.916 misti tra uno sposo italiano e uno straniero (in leggero aumento) e 10.017 con entrambi i coniugi stranieri (in leggero aumento). L’altro dato che ci colpisce è quello del tasso di fertilità delle donne: 1,21 per le donne italiane (in diminuzione) e 1,94 per le donne straniere (in diminuzione). I matrimoni misti sono uno dei parametri che più apertamente testimoniano la trasformazione della nostra società dovuta principalmente all’immigrazione, perciò per valutare il significato di questa trasformazione è importante sottolineare il contesto sociale in cui si parla dei matrimoni misti, le dinamiche fondamentali dell’essere “miste”, che riguardano le differenze di cultura d’origine o di religione. In particolare, il confronto quotidiano, sia con l’ambiente esterno che con quello interno della coppia, fra quei valori, stili e abitudini diverse che influenzano il pensiero e i comportamenti personali e sociali nonchè l’effetto del rapporto tra identità diverse sulla percezione identitaria dei figli e sulla loro educazione. Le Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) in collaborazione con l’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), il movimento internazionale Uniti per Unire e con il Contributo di Claudio Rossi, Sociologo e Coordinatore Organizzativo del Movimento Uniti per Unire ,Kamel Belaitouche ,interprete e Segretario generale Co-mai, Mihai Baleanu ,Master in Chirurgia del Piede e Portavoce Amsi, Daniela Seres Coordinatrice Dipartimento Donne di Uniti per Unire ,Donatella Arezzini Coordinatrice Dipartimento Scuola e Istruzione di Uniti per Unire e Nadir Aodi ,laureando in Podologia e Coordinatore del Dipartimento “Gioventù e Seconda Generazione” svolto, proprio per i motivi illustrati sopra, una ricerca sulla situazione coinvolgendo in 3 mesi 500 coppie miste insieme alla prima, seconda e terza generazione, analizzando tipologia, nazionalità, religione, studi, situazione matrimoniale e lavorativa e individuandone i lati positivi e le criticità. Prima di tutto illustriamo le tre fasi di immigrazione in Italia per capire meglio come sono composte le coppie miste.
Prima fase: arrivo prevalentemente di studenti dagli anni ’70 fino all’89, principalmente da paesi arabi, africani ed europei.
Seconda fase: dopo la caduta del muro di Berlino, arrivo prevalentemente di lavoratori e professionisti già laureati, dai paesi dell’Est, Cina, Sud America, Asia, Corno D’Africa e Nord Africa.
Terza Fase con l’inizio della primavera araba.
Tipologia delle coppie miste in Italia:
– il 40% sono matrimoni tra ex studenti e laureati in Italia con italiane, sono le più riuscite visto che gli studenti arrivavano da giovani e che per loro il contesto degli studi rendeva più facile il percorso d’integrazione. Oggi pensano alla seconda generazione e ai loro figli che studiano nelle università italiane (medicina, infermieristica, economia, scienze politiche, fisioterapia, podologia, legge, interpretariato e insegnamento), sono maggiormente provenienti da paesi arabi (Palestina, Giordania, Libano, Siria, Egitto, Marocco), paesi africani (Congo, Camerun, Nigeria, Sud Africa) e paesi europei (Grecia, Francia, Germania);
– 35% matrimoni tra cittadini dei paesi dell’Est e Sud America con cittadini italiani di tutti e due i sessi, di cui il 20% con donne dei paesi dell’est già sposate e separate e con almeno un figlio nel loro paese di origine (Russia, Ucraina, Moldavia, Romania, Albania, Polonia) ed il 15% con donne sudamericane, cinesi, filippine (la maggioranza sono professionisti della sanità e laureati nei loro paesi di origine);
– 20% matrimoni tra cittadini di origine straniera della stessa religione e nazionalità (arabi, cinesi, filippini, asiatici, sudamericani, paesi dell’est, europei e americani);
– 5%, infine, matrimoni tra cittadini di origine straniera di diverse nazionalità e religioni (maggiormente arabi e sudamericani con persone provenienti da paesi dell’est).
“I matrimoni misti in Italia sono una realtà molto importante che non va trascurata – ammonisce Foad Aodi Presidente delle Co-mai, Amsi e membro del Gruppo di lavoro Salute Globale della Fnomceo – Riguardo agli effetti positivi e critici della reciproca conoscenza culturale e religiosa,
su 500 coppie miste della nostra ricerca il 90% festeggia con rispetto reciproco il Natale e le altre feste e tradizioni culturali e religiose, senza muri ma con apertura al dialogo senza paura. Infatti l’albero di Natale non manca quasi mai nel periodo delle festività.”
Invece il 25% delle coppie miste ha dovuto affrontare problematiche relative ai figli: battesimo, circoncisione, nomi, cibo, scuola, matrimoni, vestiti, madrelingua, crisi d’identità, rapporti con i familiari e con i paesi di origine.
Concludendo Aodi ricorda che questi sono tutti argomenti che come società italiana stiamo sottovalutando e la cui mancanza di conoscenza rende a noi molto più difficile capire come si sta costruendo la nuova Italia e spesso ci impedisce di cogliere tutte le potenzialità positive, che pur con tutte le difficoltà che anche le coppie miste evidenziano, il processo d’integrazione della nuova cittadinanza immigrata, piaccia o no, indubbiamente possiede.

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Un’Italia tutta da far conoscere soprattutto a Natale

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Un’Italia tutta da ammirare anche a Natale. A Genga, paesino delle Marche, c’è un Presepe Vivente con 300 figuranti nelle grotte! Escursione con Guida Ambientale Escursionistica, nel giorno di Santo Stefano, il 26 Dicembre, al termine della quale si potrà ammirare il Presepe vivente di Genga: E’ il più grande del mondo per estensione! Il presepe, sarà nel cuore della grotta e si snoderà su un percorso di 30.000 metri quadri, lungo il costone roccioso che conduce al tempio di Valadier e alla grotta. Il Presepe Vivente di Genga si svolge nella gola di Frasassi con 300 figuranti: soldati romani, pastori, artigiani”. Lo ha affermato Davide Galli, Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche dell’AIGAE.
Dalle Marche al Friuli Venezia Giulia per il Presepe vivente di Stolvizza con la discesa della Grande Stella. In Val Resia, una valle d’argento vivo, escursione a piedi attraverso il “Bel sentiero” il Ta Lipa Pot. Si attraverseranno numerosi borghi curati dalle associazioni locali. Meravigliose saranno le vedute panoramiche sulla argentea valle di ghiaccio. Sullo sfondo si avranno le vette giuliane. La sera, a Stolvizza, si svolgerà l’attesa tradizione della discesa della Grande Stella sul Presepe Vivente . L’iniziativa è promossa dal Parco Prealpi Giulie e inserita all’interno del Calendario Invernale 2019!” Dal piccolo borgo nel comune di Fiumalbo, reso famoso dalle Capanne Celtiche, caratteristiche abitazioniche che testimoniamo il passaggio di popolazioni nordiche in appennino.
Nel modenese una ciaspolata con la leggenda del Lago della Ninfa. Abetaie secolari, vasti panorami e una conca di origine glaciale che custodisce un lago dalle acque cristalline, dai riflessi verde smeraldo, in uno dei contesti di maggior pregio naturalistico dell’Appennino.
Saremo con ciaspole ai piedi sulla sponda destra della conca lacustre e vi racconteremo un’antica leggenda, per poi proseguire nella fitta foresta seguendo le tracce degli animali selvatici, affiancando e guardando a più riprese piccoli ruscelli gonfi dalle acque del disgelo. Usciremo dal bosco e attraverseremo un’estesa area prativa per giungere nei pressi di un agriturismo ,risaliremo in direzione di un passo assai panoramico ove faremo una breve e meritata pausa con magnifica vista sul comprensorio del Monte Cimone e tutto l’arco appenninico fino al bolognese. Riprenderemo salendo in direzione di un colle dalle dolci pendenze attraverso una fitta pineta, quindi rientreremo sui nostri passi variando a tratti il percorso d’andata per raggiungere un ultimo rifugio e “planare” sul lago seguendone al ritorno la sponda sinistra fino al punto di partenza”.
In Abruzzo ci imbattiamo in uno “Splendido anello ai piedi del Monte Morrone nel Parco Nazionale della Majella che in soli 11 km ci permetterà di ammirare il Tempio italico di Ercole Curino, l’Eremo della Santa Croce e l’ Eremo di S. Onofrio. Luoghi che hanno da sempre affascinato l’uomo. Infatti Pietro da Morrone divenuto poi Papa Celestino V – ha continuato Galli – si rifugiò qui al ritorno del suo viaggio a Roma nel 1240, e nel 1294 il re di Napoli Carlo II D’Angiò, giunse sul Morrone per annunziare a Pietro l’elezione a Papa e condurlo a L’Aquila per l’inconorazione.
Ed ancora in Emilia -Romagna il 26 Dicembre escursione post-natalizia a Campigna (FC), nelle zone più alte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Raggiungeremo le cime del Monte Falco e del Falterona e ammireremo il panorama sui versanti romagnolo e toscano del Parco. L’itinerario esatto verrà deciso in base alla presenza e alla quantità di neve a terra, oltre che alle condizioni meteo”.
In Basilicata abbiamo “Il vallone della Loe è l’ultimo dei vari presenti nella gravina materana, l’unico ancora “vero”, non modificato dal turismo di massa, dal rumore. Non di solo Sassi è fatta questa città incredibile, Matera e il vallone della Loe lo dimostra in tutto il suo incredibile valore storico e naturalistico. In Toscana, invece vedremo Faggete e Crinali innevati. Ammireremo l’Incanto delle vette innevate. Escursione Ciaspe ai piedi nella magnifica Foresta del Teso, per salire fin sul crinale Tosco Emiliano ad ammirare lo spettacolo dell’Inverno. E poi a Budrio, nel bolognese, per conoscere due alberi secolari in un contesto ambientale piuttosto particolare.Sono stati censiti e catalogati dalla Regione Emilia Romagna tramite la L.R. 2/77 come patriarchi monumentali e quindi degni di tutela e protezione e rispetto, come in realtà dovrebbero essere tutte le forme di vita, non solo vegetale. E visto il clima di festa e celebrazione natalizia – ha concluso Davide Galli – in questa camminata ci sarà la possibilità di “festeggiare insieme”.
Nel modenese è possibile inoltrarsi nel fitto di una rigogliosa foresta di faggio, ove si possono seguire le tracce ben evidenti delle lepri e degli altri animali selvatici. Si può attaversare una fitta abetaia per raggiungere la piana che nasconde le sponde ghiacciate del Lago della Ninfa e scendere nella conca lacustre per una breve e meritata pausa. E’ quella parte dell’Italia, ma non è la sola, da tutelare, da amare, da vivere, sempre!

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Italia: Siamo poveri o ricchi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Secondo l’Istat, nel nostro Paese ci sono 5 milioni di poveri assoluti, ma coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza sono 2,4 milioni, meno della metà dei poveri assoluti dichiarati, il che significa che solo il 4% della popolazione è povera assoluta; non va bene, ovviamente, ma questa diversità di numeri è dovuta alla modalità di ricerca, infatti, è basata sulla dichiarazione delle persone sui propri consumi, non sul reddito o sul patrimonio. Il tasso di disoccupazione è del 9,7%, quindi alto. C’è poca offerta di lavoro, si dice, ma l’economia non osservata, vale a dire in nero, vale circa 211 miliardi di euro, una cifra enorme; significa che quel 9,7% di disoccupati non è reale, è minore, perchè quando si lavora, in tutto o in parte, in nero non si è inclusi in quella percentuale.Il mercato finanziario è asfittico, si dice, ma la borsa italiana quest’anno è cresciuta del 31% (indice FTSE MIB), una performance che ci pone al primo posto in Europa.Non si arriva a fine mese, si dice, ma ci sono 1.400 miliardi in contanti e depositi bancari e la ricchezza netta delle famiglie italiane, mobiliare e immobiliare, è maggiore di quella dei tedeschi, ed è pari a 9.743 miliardi di euro, dei quali 4.374 miliardi in attività finanziarie. Vero è che la ricchezza non è distribuita omogeneamente ma, ricordiamo, che le famiglie detengono il 92% del valore del patrimonio residenziale complessivo e la disponibilità di terreni coltivati è per quasi il 90% di proprietà delle famiglie. Siamo abbandonati dallo Stato, si dice, ma spendiamo il 52% del bilancio pubblico in welfare, cioè, pensioni, sanità e assistenza. Tutto bene, dunque? No, ovviamente, lo abbiamo già scritto e non vogliamo ripeterci, giacchè l’elenco sarebbe lungo, ma prendiamo atto dei numeri e invitiamo a prestare attenzione a chi ha più bisogno di noi. Non solo a Natale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Fortinet annuncia l’acquisizione di CyberSponse, provider SOAR

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cyber sicurezza integrate e automatizzate, annuncia di aver completato l’acquisizione di CyberSponse, provider della piattaforma leader in security orchestration, automation e response (SOAR) con sede ad Arlington, Virginia. CyberSponse, già partner Fortinet Security Fabric, consentirà di ampliare ulteriormente le capacità di automazione è di incident response di FortiAnalyzer, FortiSIEM e FortiGate, semplificando ancora di più le security operations.
Al giorno d’oggi il panorama delle minacce informatiche è in costante evoluzione. Inoltre, il numero crescente di prodotti point security aggiunge complessità in un ambiente – quello delle security operations – già di per sé articolato e che si trova a dover affrontare una carenza di competenze in ambito cybersecurity. Per contrastare questa complessità, le aziende e i service provider devono poter semplificare le proprie operations e massimizzare l’efficienza degli attuali Security Operations Centers (SOCs) consolidando e filtrando gli alert provenienti da un’ampia gamma di prodotti per la sicurezza informatica, automatizzando l’analisi e le task più ripetitive per risparmiare le risorse di maggior valore e far leva su playbook ben definitivi per permettere un incident response in tempo reale.
La combinazione di Fortinet e CyberSponse fornirà ai security analyst di aziende di tutte le dimensioni una soluzione valida, competitiva, brevettata, unica e differenziata, che include:
Un’architettura enterprise-grade, scalabile, con una multi-tenancy distribuita che aumenta il numero di SOC operations semplificate e consente ai MSSP di offrire servizi di MDR (Managed Detection and Response) con facilità.
Oltre 325 connettori per integrarsi facilmente con tutti i più importanti security vendor e tecnologie e offrire un punto di visibilità e controllo unico e centralizzato.
Più di 200 playbook out-of-the-box e facili da configurare che automatizzano l’incident response, le sequenze di azioni e le task di routine.
I moduli più avanzati per il case management con cronologia degli incidenti e visibilità sulla correlazione degli asset, oltre a uno strumento di misurazione del ROI o dei risparmi completamente automatizzato
La garanzia di un controllo granulare degli accessi in base al ruolo per proteggere i dati relativi agli utenti.
I termini dell’accordo non sono stati resi noti.

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Difficile ottenere giustizia in Pakistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

«Non è che io non abbia paura per la mia vita, ma considero assistere i cristiani perseguitati come una missione ed un servizio reso a Dio e alla mia Chiesa. E non saranno delle minacce a fermarmi». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Tabassum Yousaf, avvocato dell’Alta Corte del Sindh, la provincia pachistana che ha come capoluogo Karachi. La giovane avvocatessa cattolica pachistana, 38 anni e madre di due figli, difende i genitori di Huma Younus, 14enne cristiana rapita e costretta a convertirsi all’Islam e a sposare il proprio aguzzino. Recentemente, il sequestratore di Huma, Abdul Jabbar, ha minacciato i genitori della ragazza e l’avvocato di accusarli di blasfemia. «Non è raro che ciò avvenga – spiega la Yousaf, che ha già seguito molti altri casi di conversioni e matrimoni forzati – Gli aggressori musulmani spesso minacciano genitori e avvocati, servendosi della legge anti-blasfemia. Dicono: “se non smettete di cercare vostra figlia, strappiamo delle pagine del Corano, le mettiamo davanti casa vostra e diciamo che avete profanato il libro sacro”».
Difficile ottenere giustizia in Pakistan, se si appartiene ad una minoranza religiosa. «Molti cristiani non sanno di avere dei diritti al pari dei musulmani. La povertà e la mancanza di educazione dei nostri fratelli nella fede permette ai fondamentalisti islamici di abusare dei loro poteri sociali, politici, economici e religiosi per perseguitare i cristiani. E la magistratura subisce una forte pressione da parte dei partiti politici, i quali non assicurano alle minoranze il giusto sostegno a livello giuridico».«Ecco perché è fondamentale – continua – che Aiuto alla Chiesa che Soffre si faccia carico delle spese legali. Questo ci consentirà di avvalerci del sostegno di un avvocato musulmano di grande esperienza con il quale, se necessario, porteremo il caso dinanzi alla Corte Suprema».La giovane avvocatessa difende pro bono numerosi cristiani e lavora a stretto contatto con l’arcidiocesi di Karachi guidata dal Cardinale Joseph Coutts e con la Commissione Giustizia e Pace diocesana. Inoltre collabora frequentemente con Aiuto alla Chiesa che Soffre, per tenere alta l’attenzione mediatica internazionale sulle gravi difficoltà vissute dai cristiani in Pakistan. «La liberazione di Asia Bibi è stata una vittoria, ma le condizioni dei cristiani in Pakistan non sono cambiate. Per questo non dobbiamo spegnere i riflettori su casi come quello di Huma. Soltanto così riusciremo a far intervenire le alte cariche politiche locali. E se vinceremo e riporteremo Huma a casa, una simile sentenza aiuterà molto anche le tante altre ragazze cristiane rapite e convertite con la forza all’Islam. Ma per farlo c’è bisogno della pressione internazionale, perché nonostante i nostri sforzi per attirare l’attenzione sul caso, in Pakistan tutto è fermo».

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