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Posts Tagged ‘yemen’

In Yemen dall’inizio dell’anno almeno 193 bambini sono morti a causa del colera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Nei primi sei mesi del 2019 sono stati registrati quasi 440.000 casi sospetti, di cui circa 203.000 tra i minori sotto i 15 anni, un numero che ha già superato quelli relativi all’intero anno precedente.Il numero totale di decessi collegati al colera è in aumento, sottolinea Save the Children. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le persone che hanno perso la vita per il colera sono nove volte in più. Oltre 9 milioni di bambine e bambini, inoltre, non hanno adeguato accesso all’acqua potabile, a causa di un conflitto che ha reso fuori uso buona parte delle infrastrutture per l’acqua pulita e i servizi igienici. Anche la disponibilità di carburante è molto precaria, limitando fortemente così la possibilità di pompaggio delle fogne e raccolta dei rifiuti con il rischio che vaste aree del Paese possano diventare terreno fertile per lo sviluppo di malattie infettive, come i colera, che si trasmettono attraverso le acque. Ad essere particolarmente vulnerabili, in tale contesto, sono soprattutto i bambini malnutriti, che hanno tre volte in più la probabilità, rispetto ai loro coetanei, di morire di colera, a causa del loro sistema immunitario ulteriormente indebolito. Malattie diarroiche come il colera contribuiscono a loro volta alla diffusione della malnutrizione. Save the Children, in questo momento, è impegnata per supportare centri per fornire servizi di reidratazione orale e strutture sanitarie di base nella maggior parte dei distretti del Paese dove maggiore è l’emergenza. L’Organizzazione realizza inoltre progetti per la purificazione delle acque e sensibilizzare le comunità sulla prevenzione delle malattie.Solo la fine del cruento conflitto in corso in Yemen – sottolinea tuttavia Save the Children, che quest’anno, per tenere alta l’attenzione sulle conseguenze del conflitto ha lanciato la campagna “Stop alla guerra sui bambini” – servirà a proteggere i bambini dalla diffusione del colera. Per questo l’Organizzazione chiede alle parti in conflitto di ripartire dall’accordo di Stoccolma dello scorso dicembre e di impegnarsi per una pace duratura. È inoltre più che mai urgente rimettere in piedi il sistema sanitario per evitare la perdita di altre vite per cause facilmente curabili e prevenibili come il colera. Save the Children chiede infine alle autorità di assicurare il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolare degli operatori sanitari e degli insegnanti, e di dotare le strutture sanitare del personale necessario affinché possano essere garantite le cure più urgenti e necessarie.

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Yemen: i rifugiati somali decidono di fare ritorno a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Ad oggi quasi 4.300 rifugiati somali hanno fatto ritorno alle proprie case dallo Yemen da quando, nel 2017, è stato lanciato il programma di rimpatrio volontario assistito facilitato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in collaborazione con i propri partner e con le autorità di Yemen e Somalia.L’ultima partenza è stata quella di una nave salpata mercoledì pomeriggio da Aden con a bordo 125 rifugiati somali. L’imbarcazione ha attraccato ieri mattina al porto di Berbera, in Somalia, riportando a casa uomini, donne e bambini in tempo per la festa islamica di Eid al-Fitr, che segna la fine del mese di digiuno di Ramadan e che si celebrerà la settimana prossima.Fra coloro che hanno fatto ritorno questa settimana vi sono somali nati in Yemen da genitori rifugiati e altri che sono nati invece in Somalia e che si sono in seguito recati in Yemen, nella speranza di fuggire da conflitti e instabilità. Dal momento che quella in Yemen è divenuta la crisi umanitaria di più vasta portata a livello mondiale e che i civili sono in costante pericolo di vita, la condizione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti si è aggravata in modo significativo.I rifugiati somali costituiscono circa il 90 per cento della popolazione rifugiata e richiedente asilo dello Yemen, vale a dire circa 250.000 persone. I rifugiati somali hanno iniziato a fuggire dal loro paese diretti in Yemen negli anni Ottanta. Gli esodi sono continuati in seguito allo scoppio della guerra civile in Somalia, durante la quale molti sono fuggiti dalle violenze generalizzate e per il timore di persecuzioni, oltre che per gli effetti della siccità e per l’assenza di opportunità di sostentamento.Lo Yemen accoglie i rifugiati da decenni ed è l’unico paese della penisola araba ad aver firmato la Convenzione sui rifugiati del 1951 e il protocollo addizionale; attualmente, inoltre, lo Yemen accoglie la terza popolazione di rifugiati somali più vasta a livello mondiale.Tuttavia, col prolungarsi del conflitto, l’UNHCR, le autorità nazionali yemenite e i partner umanitari devono far fronte a diversi ostacoli per poter garantire sicurezza, assistenza umanitaria e accesso ai servizi di base ai rifugiati e ai richiedenti asilo nel Paese.Proprio questo mese, vi sono stati dei rifugiati somali fra le persone ferite dai bombardamenti che hanno colpito la capitale dello Yemen, Sana’a. Oltre ai pericoli determinati dal conflitto, molti rifugiati devono far fronte a crescenti privazioni, non possono accedere ai servizi di base, e faticano a soddisfare le esigenze basilari e a sostentarsi a causa delle limitate opportunità economiche e di lavoro.
Di conseguenza, un numero crescente di rifugiati si è rivolto all’UNHCR chiedendo assistenza per ritornare nel proprio Paese, esprimendo preoccupazione in relazione alla propria incolumità, alle condizioni di sicurezza e all’accesso limitato ai servizi. Trentatré partenze organizzate dallo Yemen alla Somalia sono già state effettuate dall’inizio del programma di rimpatrio volontario assistito nel 2017.Tutti coloro che fanno ritorno nel proprio Paese sono assistiti dall’UNHCR e dai suoi partner, fra i quali l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Oltre a ricevere sostegno in Yemen con la documentazione, con il trasporto e tramite supporto finanziario per facilitare il viaggio, le persone che decidono di tornare a casa ricevono assistenza anche nella fase di rimpatrio e di reintegrazione.

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Yemen: l’UNHCR esprime profondo dolore per i civili uccisi a Sana’a

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profondo dolore per l’uccisione e il ferimento di civili durante gli attacchi di giovedì scorso, che hanno colpito la città di Sana’a, in Yemen.In base alle informazioni disponibili, tra i feriti ci sono anche rifugiati, tra cui una rifugiata somala e sua figlia, ricoverate d’urgenza in ospedale.Tragedie simili, che provocano la perdita di vite umane e numerosi feriti, sono la conferma delle drammatiche conseguenze che la guerra in Yemen sta avendo sulla popolazione civile.I civili devono essere protetti e le parti in conflitto devono garantire il rispetto degli obblighi sanciti dal diritto internazionale umanitario.In Yemen ci sono oltre 275.000 rifugiati e richiedenti asilo, la maggior parte dei quali (più del 90%) proviene dalla Somalia.Il conflitto ha notevolmente aggravato la situazione già precaria dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti presenti nel Paese.In risposta alle richieste di aiuto da parte dei rifugiati somali desiderosi di lasciare lo Yemen e far ritorno alle proprie case, nel 2017 l’UNHCR ha avviato il Programma di Rimpatrio Volontario Assistito.L’UNHCR e le organizzazioni partner, tra cui l’OIM, sostengono i rifugiati che scelgono il rimpatrio aiutandoli con la documentazione e il trasferimento, distribuendo aiuti finanziari in Yemen nel tentativo di facilitare il loro viaggio e fornendo assistenza per il rimpatrio e il reinserimento una volta fatto ritorno in Somalia.Nell’ambito del programma di reinsediamento, lunedì 13 maggio 105 rifugiati sono partiti dal porto di Aden diretti al porto di Berbera, in Somalia, per un totale di 4.068 rifugiati che hanno fatto ritorno al proprio paese tramite questo canale.

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Yemen: Save the Children, l’epidemia di colera ha colpito più di 100 mila bambini da inizio anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

Più di 100 mila casi sospetti di colera sono stati registrati, dall’inizio dell’anno in Yemen, tra i bambini di età inferiore ai 15 anni, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Le violente piogge che hanno colpito di recente il Paese, le inondazioni improvvise, la scarsità di carburante e gli scontri in corso – sottolinea Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – stanno contribuendo a peggiorare la situazione, dopo quattro anni di guerra, e a creare le condizioni perfette perché il colera possa diffondersi nei prossimi mesi ancora più velocemente.I bambini, secondo l’Organizzazione, rappresentano quasi la metà di tutti i nuovi casi di colera registrati (45%). In particolare, tra il 1 gennaio e il 19 aprile 2019 sono stati registrati 236.550 casi sospetti, di cui 105.384 sono bambini sotto i 15 anni. Quasi la metà di questi casi sono stati registrati solo nell’ultimo mese, un numero nove volte superiore rispetto a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso.
La mancanza di carburante e l’aumento del prezzo di quest’ultimo stanno mettendo a dura prova la capacità di funzionamento dei sistemi fognari, di fornitura di acqua pulita e di raccolta dei rifiuti. Molte famiglie, infatti, non riescono ad accompagnare i propri figli nelle strutture sanitarie perché non possono permettersi il costo dei trasporti e in molti sono costretti a fare uso di acqua sporca perché l’acqua pulita, a causa dell’incremento del prezzo della benzina, è troppo cara.
Secondo Save the Children i casi di colera potrebbero crescere drasticamente soprattutto nelle zone dove imperversano gli scontri. Ad Hajjah, nel nord-ovest del paese, per esempio, si teme che i combattimenti possano impedire l’accesso all’unica fonte d’acqua a 200.000 persone, già particolarmente vulnerabili in seguito alla fuga dalle proprie abitazioni ed esposte ad alti livelli di insicurezza alimentare.Dopo che l’epidemia di colera aveva colpito più di 1 milione di persone nel 2017, la malattia è stata parzialmente contenuta nel 2018. A febbraio scorso, la comunità internazionale ha annunciato lo stanziamento di 2,6 miliardi di dollari nell’ambito della risposta alla guerra in Yemen, il 65% dei fondi necessari per affrontare i bisogni umanitari in tutto il paese. A due mesi di distanza, tuttavia, quegli impegni non hanno ancora trovato concretezza e alle agenzie impegnate sul terreno sono arrivati solo il 4% dei fondi necessari per gli interventi in materia di salute e il 10% di quelli per i servizi igienico-sanitari, acqua e igiene, cruciali nella lotta alla diffusione della malattia.”Il colera sta nuovamente imperversando in molte parti del paese, minacciando i bambini e le loro famiglie già stremati dal conflitto. Le violenze in corso hanno reso vani i passi in avanti contro il colera compiuti lo scorso anno e stanno costringendo sempre più persone a fuggire dalle loro case, aumentando fame e malnutrizione e portando al collasso i servizi igienico-sanitari. Inoltre, i fondi promessi dalla comunità internazionale non riescono ancora ad arrivare alla popolazione ma bisogna agire in fretta per contenere quanto più la diffusione del colera”, ha affermato Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen.
Senza le necessarie cure, il colera può uccidere in poche ore e a rischio sono soprattutto i bambini il cui sistema immunitario è già indebolito dalla malnutrizione e hanno almeno il triplo delle probabilità di morire dopo il contagio. Diarrea e colera, infine, sono a loro volta tra le principali cause della malnutrizione che, secondo le Nazioni Unite, colpisce in forma acuta due milioni di bambini sotto i cinque anni che devono essere nutriti in modo adeguato entro la fine dell’anno.www.savethechildren.it

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Anniversario conflitto Yemen

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Yemen 26 marzo. Dall’inizio dell’escalation del conflitto in Yemen, quattro anni fa, più di 19 mila raid aerei hanno devastato scuole, ospedali e importanti infrastrutture, 13 al giorno, più di uno ogni 2 ore. Violenze e distruzione che hanno costretto 1,5 milioni di bambini a fuggire dalleloro case e dai loro villaggi e che in molti casi, più di 1 al giorno, sono stati colpiti dai bombardamenti proprio mentre tentavano di ripararsi in un luogo sicuro. Bambine e bambini vittime dirette delle bombe vendute dai governi stranieri alla Coalizione a guida saudita, che ogni mese uccidono o feriscono gravemente 37 minori in un Paese sconvolto da un conflitto cruento e senza fine, dove 10 milioni di minori non hanno accesso a cure mediche adeguate, tantissimi rischiano di morire di fame e 1 ragazza su 3 e 1 ragazzo su 4 non hanno la possibilità di andare a scuola.
Numeri che fotografano le terribili condizioni che sono costretti ad affrontare ogni giorno i bambini in Yemen e che Save the Children – l’Organizzazione nata 100 anni fa proprio per aiutare i bambini vittime della prima guerra mondiale – diffonde alla vigilia del quarto anniversario dell’inizio dell’escalation della guerra, che ricorre il 26marzo.
Un anniversario sul qualeSave the Children ha voluto accendere i riflettori con l’evento pubblico “Stop alla guerra sui bambini”, andato inscena presso la Galleria Alberto Sordi di Roma, che ha visto protagonisti le note del Maestro Giovanni Allevi,Ambasciatore di Save the Children, e lavoce dell’attrice Anna Foglietta, presidente dell’Associazione Every Child is My Child. Un eventoall’insegna della musica e delle parole per portare all’attenzionedell’opinione pubblica il forte appello che arriva dai bambini dello Yemen chechiedono al mondo che la loro voce venga ascoltata e che la guerra possa finireimmediatamente “perché siamo bambini comeogni altro bambino al mondo e non ce la facciamo più a sopportare la guerra”.

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Quasi 100 vittime civili a settimana in Yemen nel 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Donne, uomini e bambini civili continuano a pagare un prezzo molto alto a causa della guerra in Yemen: in media, nel 2018, quasi 100 civili sono morti o rimasti feriti ogni settimana. Lo confermano i dati resi pubblici oggi da Protection Cluster, di cui l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è capofila.Sono oltre 4.800 le vittime e i feriti civili registrate nel corso dell’anno, una media di 93 morti civili ogni settimana, secondo il Civilian Impact Monitoring Report per il 2018.
Le statistiche sul numero di vittime si basano su dati open source che vengono raccolti, analizzati e disseminati nell’ambito del Civilian Impact Monitoring Project (CIMP), che pubblica queste informazioni a sostegno del programma di protezione umanitaria nello Yemen. UNHCR è a capo del Protection Cluster nell’ambito della risposta umanitaria delle Nazioni Unite nello Yemen, con il sostegno, come co-coordinatore, del Danish Refugee Council (DRC).
Nel 2018 il numero maggiore di vittime è stato registrato sulla costa occidentale, che include il governorato di Al Hudaydah, uno degli epicentri del conflitto da giugno 2018. Quasi la metà (il 48 per cento) di tutte le vittime identificate sono state registrate in questa regione, nei governatorati di Sa’ada e Al Jawf, altre aree drammaticamente coinvolte nel conflitto, sono state registrate il il 22 per cento delle vittime. “Il report evidenzia l’incredibile costo umano del conflitto. I civili nello Yemen continuano ad affrontare gravi rischi per la loro sicurezza, benessere e diritti di base. Esposti alla violenza quotidiana, molti vivono nella paura costante e soffrono condizioni sempre peggiori, ricorrendo, nella disperazione, a meccanismi di sopravvivenza pericolosi”, ha affermato Volker Türk, assistente dell’Alto Commissario per i rifugiati. Il 30% dei civili è stato ucciso o ferito mentre si trovava all’interno della propria casa. Altri sono rimasti vittime delle violenze mentre erano in strada, mentre lavoravano o si trovavano in mercati e altre aree civili.Un quinto delle vittime è costituito da bambini (410 hanno perso la vita, mentre 542 sono stati feriti).Oltre alle vittime civili, il rapporto evidenzia l’impatto dei conflitti armati sull’accesso alle infrastrutture e ai servizi essenziali. Le organizzazioni partner di UNHCR che operano sul campo stimano che gli attacchi alle infrastrutture civili abbiano drasticamente limitato l’accesso al cibo, all’acqua, agli aiuti e all’assistenza sanitaria per oltre mezzo milione di famiglie.“L’UNHCR ribadisce il suo appello a tutte le parti in conflitto a fare tutto il possibile per proteggere i civili e le infrastrutture in conformità con il diritto internazionale umanitario. Solo una risoluzione pacifica del conflitto potrà impedire ulteriori sofferenze e permetterà di affrontare l’emergenza umanitaria”, ha affermato Volker Türk.Quattro anni di conflitto in Yemen hanno causato la più grande crisi umanitaria del mondo: la guerra ha reso oltre 14 milioni di persone bisognose di protezione e costretto quasi il 15 per cento dell’intera popolazione, circa 4,3 milioni di persone, a fuggire dalle proprie case. Questo dato include 3,3 milioni di persone ancora sfollate in tutto il paese, mentre un milione di persone ha tentato di fare ritorno a casa.L’UNHCR sta rispondendo ai bisogni degli yemeniti sfollati a causa del conflitto fornendo contributi in denaro, alloggi e altre forme di aiuto per far fronte all’emergenza. Dall’inizio dell’anno l’UNHCR ha fornito assistenza in denaro a quasi 230.000 yemeniti sfollati (33.000 famiglie).L’UNHCR ha inoltre fornito assistenza e protezione alle persone più vulnerabili e a rischio, tra cui donne, bambini, anziani, persone con disabilità e vittime di violenza di genere.

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Yemen: Save the Children, 1,5 milioni di bambini sfollati nel Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

A causa della brutale guerra che dura ormai da quattro anni in Yemen, 1,5 milioni di bambini, pari ad almeno 1 bambino su dieci, sono stati costretti a lasciare la propria casa, esponendosi così a gravi rischi come fame, malattie e violenza. È l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.Solo nel governatorato di Hodeidah, teatro di alcuni dei peggiori combattimenti nel paese Negli ultimi sei mesi, in sei mesi sono stati più di mezzo milione i bambini sfollati. Una media di oltre 2000 bambini ogni giorno da giugno dello scorso anno.
I civili in fuga dalle violenze affrontano viaggi in cui la loro vita è costantemente a rischio. Il pericolo più immediato è la morte o il ferimento a causa di armi esplosive che sono state usate indiscriminatamente da tutte le parti in conflitto, con scarso rispetto degli obblighi di legge previsti per proteggere la popolazione civile.Il 23 agosto dello scorso anno, 22 bambini e quattro donne sono stati uccisi da un attacco aereo che ha colpito il loro veicolo mentre cercavano di fuggire dai combattimenti a Hodeidah. Più recentemente, almeno otto civili sono stati uccisi in un centro per famiglie sfollate a Hajjah, apparentemente a causa di schegge da bombe cadute nelle vicinanze. Solo nella seconda metà del 2018, sono stati registrati almeno 25 attacchi contro gli sfollati interni.Se le famiglie sfollate riescono a sopravvivere ai loro pericolosi viaggi ed evitano attacchi aerei e bombardamenti riuscendo a raggiungere zone relativamente sicure, affrontano ulteriori difficoltà nelle comunità di accoglienza o nei campi, privi di adeguate scorte di cibo e di servizi igienico-sanitari di base. Questo mette i bambini a rischio di malnutrizione e malattie in un paese in cui il sistema sanitario è quasi collassato e circa 14 milioni di persone sono sull’orlo della carestia. Save the Children stima che 85.000 bambini sono già morti per fame estrema dal 2015.

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Yemen: 15 milioni di bambini segnati dalla guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

“Il costo di circa quattro anni del recente conflitto in Yemen è sconvolgente: oltre 2.700 bambini reclutati per combattere una guerra degli adulti; oltre 6.700 bambini morti o gravemente feriti verificati; circa 1,5 milioni di bambini sfollati, molti dei quali vivono una vita che è una mera ombra di ciò che dovrebbe essere un’infanzia.In Yemen oggi 7 milioni di bambini vanno a dormire affamati ogni notte. Ogni singolo giorno 400.000 bambini affrontano una malnutrizione acuta grave che minaccia le loro vite, e potrebbero morire in ogni minuto. Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola e coloro che ci vanno spesso devono accontentarsi di un’istruzione di bassa qualità in classi sovraffollate.Le condizioni di vita di milioni di bambini in Yemen sono vergognose. Non ci sono scuse per giustificare questa triste realtà nel 21esimo secolo. Conflitti, forti crisi economiche e decenni di sottosviluppo non hanno risparmiato un singolo bambino o bambina in Yemen. Le sofferenze dei bambini sono tutte opera dell’uomo.Solo quando si entra direttamente in contatto con i bambini si realizza quanto sono numerose e profonde le loro cicatrici. Dietro ai numeri, ci sono bambini con nomi, volti, famiglie, amici, storie, sogni infranti e vite spezzate.Zakaria, un bambino di 12 anni che ho incontrato in un centro di riabilitazione, stava pascolando le sue capre quando ha calpestato una mina ed è rimasto mutilato a vita. Si chiedeva se avrebbe mai rivisto la sua capra preferita. Alia, di 9 anni, stava dormendo quando la sua casa è stata attaccata. Si è svegliata in un ospedale senza gambe. Alia sogna di diventare un dottore.Questi numeri – e le storie dietro di loro – contano davvero? Avrebbero dovuto sconvolgere il mondo tanto tempo fa e portare a un’azione. La guerra e la crisi economica attuale stanno rendendo una situazione già difficile molto molto peggiore. Gli interessi dei bambini dello Yemen non sono stati praticamente presi in considerazione nelle decisioni per decenni.Oggi quasi ogni singolo bambino in Yemen dipende dall’assistenza umanitaria per sopravvivere. Il supporto dell’UNICEF e di altri partner umanitari sta letteralmente salvando vite e dando ai bambini un barlume di speranza.L’UNICEF sta incrementando la sua risposta, fornendo supporto terapeutico ai bambini malnutriti, aumentando il numero di centri di cura e formando gli operatori sanitari delle comunità a identificare i primi stadi della malnutrizione e orientare i bambini verso le cure di cui hanno urgentemente bisogno. Continuano gli sforzi incessanti per prevenire che i bambini si ammalino, fra cui una campagna di vaccinazione contro la poliomielite in corso, che ha raggiunto finora più di 4 milioni di bambini.Lo Yemen oggi è la più ampia operazione umanitaria nel mondo per l’UNICEF. Per continuare a rispondere ai bisogni dei bambini, l’UNICEF ha lanciato un appello di oltre mezzo miliardo di dollari per il 2019.Ma l’assistenza umanitaria da sola non è la soluzione a questa crisi enorme creata dall’uomo. L’unica via per uscire da questo subbuglio è attraverso una soluzione politica e reinvestimenti massicci nello Yemen, che abbiano al centro i bambini.A questo fine, l’UNICEF accoglie con favore gli immensi sforzi dell’Inviato Speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths. Chiediamo alle parti che si incontreranno in Svezia e a coloro che esercitano influenza sulle stesse a rendere prioritari – per una volta – i bambini e i loro bisogni rispetto a ogni altra agenda politica, militare o finanziaria. Il futuro dei bambini dello Yemen è nelle loro mani. Non deludiamoli di nuovo!”

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Save the Children: 85.000 bambini morti per fame dall’inizio del conflitto

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 novembre 2018

Circa 85.000 i bambini sotto i cinque anni potrebbero essere morti per fame o malattie gravi dall’inizio dell’escalation del conflitto in Yemen. Questa la denuncia di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, che sulla base di un’analisi di dati delle Nazioni Unite stima siano queste le vittime al di sotto dei cinque anni ad aver perso la vita tra aprile 2015 e ottobre 2018. Dopo quasi quattro anni dall’inizio del brutale conflitto nello Yemen, l’ONU ha dichiarato che circa 14 milioni di persone sono a rischio di carestia. Un numero aumentato drammaticamente da quando la coalizione guidata dai sauditi e dagli Emirati ha imposto un assedio di un mese dello Yemen poco più di un anno fa. Da allora, le importazioni commerciali di cibo attraverso il porto di Hodeidah si sono ridotte di oltre 55.000 tonnellate al mese, una quantità di cibo sufficiente per soddisfare i bisogni solo del 16% della popolazione del paese: 4,4 milioni di persone, tra cui 2,2 milioni di bambini. Qualsiasi ulteriore calo delle importazioni potrebbe probabilmente portare direttamente alla carestia. “Circa 85.000 bambini nello Yemen potrebbero aver perso la vita a causa della fame estrema dall’inizio della guerra. Per ogni bambino ucciso da bombe e proiettili, dozzine stanno morendo di fame e si potrebbe prevenire. I bambini che muoiono in questo modo soffrono immensamente: le loro funzioni vitali rallentano e alla fine si fermano, i loro sistemi immunitari sono così deboli che sono più inclini alle infezioni e sono talmente fragili che non riescono nemmeno a piangere. I genitori possono solo rimanere a guardare i loro bambini che stanno morendo senza poter fare nulla”, denuncia Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen. “Nonostante le difficoltà, salviamo vite ogni giorno: abbiamo fornito cibo a 140.000 bambini e curato più di 78.000 bambini per malnutrizione dall’inizio della crisi”.
Combattimenti, assedi e burocrazia hanno costretto Save the Children a portare rifornimenti necessari diretti al nord del paese passando attraverso il porto meridionale di Aden. Di conseguenza, possono essere necessarie fino a tre settimane affinché gli aiuti raggiungano le persone che ne hanno più bisogno, anziché la settimana che sarebbe necessaria se il porto di Hodeidah fosse pienamente operativo. Nelle ultime settimane sono inoltre aumentati drammaticamente gli attacchi aerei su Hodeidah e i combattimenti a Taiz, Saada e Sanaa. “Nelle scorse settimane ci sono stati centinaia di attacchi aerei a Hodeidah e dintorni, mettendo in pericolo le vite di circa 150.000 bambini ancora intrappolati nella città. Save the Children chiede la fine immediata dei combattimenti, per non perdere ulteriori vite umane. I bambini in Yemen sono sull’orlo del baratro ed è necessario fornire loro al più presto alimenti ad alto contenuto di nutrienti per salvarli”, continua Tamer Kirolos. Secondo le Nazioni Unite si stima che 400.000 bambini soffriranno di grave malnutrizione acuta, la forma più letale di fame estrema, nel 2018, 15.000 in più rispetto al 2017.Save the Children lavora in Yemen dal 1963, la prima organizzazione internazionale a operare nel paese. Opera a livello nazionale e locale per promuovere e proteggere i diritti dei bambini, con programmi di educazione, protezione, salute, nutrizione, igiene, igiene, mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare.

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Yemen: 6.000 bambini uccisi o gravemente feriti in oltre 3 anni di conflitto

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

“Il numero crescente di appelli per un cessate il fuoco nello Yemen e la ripresa dei colloqui politici, offrono un barlume di speranza ai bambini yemeniti affinché la pace possa un giorno tornare nel loro paese.Eppure i combattimenti continuano e sono i bambini a sopportare le conseguenze di una guerra dichiarata dagli adulti – vivendo in comunità devastate dalla violenza, dal colera e dalla malnutrizione. Paura e dolore che durano tutta la vita sono stati incisi nei loro giovani cuori.I bambini hanno sofferto terribilmente durante più di tre anni di conflitto – almeno 6.000 sono stati uccisi o gravemente feriti dai combattimenti, mentre oltre 11 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere.
I servizi di base come l’acqua, l’assistenza sanitaria e i servizi igienico-sanitari sono praticamente crollati, e con l’economia in caduta libera, le famiglie non possono permettersi di sfamare i propri figli o di portarli alle strutture sanitarie. Nello Yemen, un bambino muore ogni 10 minuti per cause prevenibili, tra cui la malnutrizione e le malattie a prevenibili con i vaccini.”È mia sincera speranza che, mentre il Consiglio di sicurezza si è riunito (ieri) per discutere dello Yemen e riprendere i colloqui politici nelle prossime settimane, le parti in conflitto e coloro che hanno influenza su di loro ascoltino gli appelli per una pace duratura e pongano gli interessi dei bambini yemeniti davanti e al centro. Tutti i bambini hanno bisogno di pace”.

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Necessario e urgente un cessate il fuoco duraturo nello Yemen

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

L’Inviata Speciale dell’UNHCR Angelina Jolie ha sollecitato oggi l’urgente entrata in vigore di un cessate il fuoco nello Yemen e l’identificazione di una soluzione duratura al conflitto. Jolie ha accolto con favore la recente discussione sulla fine delle ostilità e ha invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, attraverso un lavoro congiunto con i paesi della Regione, a concordare una soluzione al conflitto e a tutelare le leggi internazionali sulla protezione dei civili. Ha fatto appello ad una maggiore comprensione della normativa sulla protezione dei rifugiati e all’impegno di tutti i paesi nel fare la loro parte per alleviare la sofferenza umana nello Yemen.
Angelina Jolie si trova attualmente in Corea del Sud in veste di Inviata Speciale dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per promuovere il sostegno ai rifugiati a livello globale, che è ora di vitale importanza. La sua visita a Seoul segue quella dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, tenutasi il 23-24 ottobre.
Nel suo incontro con il Ministro della giustizia sudcoreano Park Sang-ki, a capo del ministero responsabile per le politiche interne sui rifugiati, Jolie ha espresso apprezzamento per gli sforzi compiuti dalla Corea del Sud per aiutare i circa 500 yemeniti sbarcati a maggio sull’isola turistica di Jeju. Jolie ha riconosciuto l’importanza degli approfonditi controlli e procedure in vigore, nonché degli sforzi finalizzati ad assicurare protezione fino al momento in cui i rifugiati non potranno fare ritorno in sicurezza al loro paese di origine. Jolie ha altresì espresso il desiderio dell’UNHCR di lavorare a più stretto contatto con le autorità coreane per il rafforzamento del sistema di asilo.Angelina Jolie ha trasmesso i ringraziamenti dell’UNHCR al popolo della Corea del Sud per il sostegno offerto ai rifugiati in tutto il mondo. In Corea del Sud il settore privato sta donando milioni, per la maggior parte provenienti da circa 230.000 generosi donatori individuali, a dimostrazione del forte senso di solidarietà dei sudcoreani nei confronti dei rifugiati e dell’UNHCR. Jolie ha sottolineato come la Corea del Sud, che è riuscita a superare guerra ed esodi, e in quanto una delle principali economie a livello mondiale, abbia il potenziale per svolgere un importante ruolo di leadership nella Regione. Jolie ha inoltre accolto con favore i recenti sforzi della Corea del Sud per raggiungere la pace nella penisola coreana.
A Seoul, l’Inviata Speciale ha incontrato anche l’attore sudcoreano e Ambasciatore di Buona Volontà dell’UNHCR, Jung Woo-sung, con il quale ha discusso delle recenti preoccupazioni espresse a livello pubblico in Corea per l’arrivo dei rifugiati yemeniti a Jeju, così come delle rispettive missioni per conto dell’UNHCR. Jolie è stata Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR dal 2001 al 2012, prima di essere nominata Inviata Speciale per l’organizzazione. Jung è diventato Ambasciatore di Buona Volontà dell’UNHCR per la Corea nel 2015.

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«Lo Yemen oggi è un inferno per i bambini»

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

«Nello Yemen ci sono, ogni anno, 1,8 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione acuta. 400.000 bambini che ogni giorno soffrono di una forma di malnutrizione acuta grave e pericolosa per la vita. Il 40% di questi 400.000 bambini vivono a Hodeida e nei governatorati vicini, dove infuria la guerra.30.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per malattie che hanno come concausa la malnutrizione.La metà dei bambini yemeniti (sotto i 5 anni) – la metà – sono cronicamente malnutriti. Questo è un circolo vizioso. 1,1 milioni di donne in gravidanza o in allattamento sono anemiche. Quando partoriscono, queste donne sanno che i loro figli nasceranno di basso peso alla nascita, iniziando quel ciclo di malnutrizione che porta alla malnutrizione cronica e a tutte le conseguenze per la salute di questi ragazzi e ragazze. Come tutti sappiamo, la malnutrizione cronica ha un impatto incredibilmente importante sullo sviluppo cerebrale del bambino. Così il 50% dei bambini yemeniti sotto i 5 anni che oggi sono cronicamente malnutriti sono tutti bambini che non svilupperanno mai il loro pieno potenziale intellettivo. Questo è un male per i bambini e un male per lo Yemen, se vogliamo che lo Yemen sia un paese dove è bello vivere da bambini».
«In Yemen oggi, ogni 10 minuti, muore un bambino per malattie che possono essere facilmente prevenute. I livelli di vaccinazione sono scesi drasticamente dall’inizio della guerra. Già prima della guerra, i livelli di vaccinazione non erano così buoni. Sono scesi ulteriormente. Non esiste un programma nazionale di vaccinazione, quindi assistiamo a focolai di morbillo e difterite, con un impatto fatale sui bambini». «Sono 1,5 milioni le famiglie più vulnerabili e più povere dello Yemen. Le famiglie ricevono mensilmente una piccola somma di denaro dall’UNICEF. Queste famiglie ci hanno detto che non possono più permettersi i prodotti essenziali, come comprare frutta e verdura. Non perché la frutta e la verdura fresca non sono disponibili sul mercato, ma perché hanno prezzi insostenibili». «Tutte le sofferenze di milioni di bambini in Yemen sono state causate dall’uomo. Se oggi ci troviamo di fronte al rischio di una potenziale carestia nello Yemen, non c’è una sola causa naturale. E’ semplicemente per motivi di cui sono responsabili gli adulti, ma per i quali i bambini pagheranno il prezzo più alto».

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Yemen: 18,5 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

“Milioni di bambini e famiglie disperati in Yemen potrebbero presto rimanere senza cibo, acqua pulita o servizi igienico sanitari a causa della profonda crisi economica e delle violenze incessanti al porto della città di Hudaydah. La confluenza di questi due fattori è probabile renda la terribile realtà che i bambini e le famiglie stanno affrontando ancora peggiore mentre sempre più persone stanche della guerra si trovano a dover affrontare una prospettiva reale di morte e malattie. Il prezzo di cibo, carburante e risorse idriche è arrivato alle stelle dato che la valuta della moneta nazionale è precipitata.I servizi idrici e di trattamento delle acque reflue rischiano di collassare per l’elevata crescita del prezzo del carburante – questo significa che molti di quegli stessi bambini e famiglie potrebbero rimanere senza accesso ad acqua sicura e servizi igienico sanitari. A sua volta, tutto questo potrebbe comportare epidemie di malattie e un incremento della malnutrizione – questi due fattori combinati all’insicurezza alimentare fanno crescere il rischio di una carestia. Si stima che altri 1,2 milioni di persone presto saranno in grave bisogno di assistenza idrica di base e di servizi igienico sanitari. Questo numero probabilmente crescerà nei prossimi giorni.Le famiglie che non possono più permettersi alimenti di base potrebbero presto aggiungersi ai 18,5 milioni di persone che già vivono in condizioni di insicurezza alimentare – un numero destinato ad aumentare di 3,5 milioni, compresi circa 1,8 milioni di bambini.
Queste condizioni, già di per sé devastanti, sono aggravate dalla situazione ad Hudaydah dove le violenze minacciano di uccidere i bambini e interrompere la catena di approvvigionamento di base di carburante e degli aiuti umanitari che sostengono 28 milioni di Yemeniti. Se il porto sarà attaccato, danneggiato o bloccato, si stima che altri 4 milioni di bambini nel paese vivranno in condizioni di insicurezza alimentare.L’unico modo per interrompere l’incubo dello Yemen è di ristabilire la pace attraverso esaustive politiche di risoluzione. Fino ad allora, l’UNICEF continuerà a chiedere alle parti in conflitto e a tutti coloro che possono esercitare un’influenza di rispettare gli obblighi legali a porre fine agli attacchi contro le infrastrutture civili – compreso il porto di Hudaydah – e a garantire un accesso sicuro, incondizionato e costante a tutti i bambini che hanno bisogno di aiuto in Yemen”.

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Yemen: i casi sospetti di colera quasi triplicati in soli tre mesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

In soli tre mesi i casi sospetti di colera registrati a Hodeidah, l’area yemenita colpita dalla drammatica escalation dei combattimenti tra gli Houthi e le forze appoggiate dalla Coalizione guidata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, sono quasi triplicati, passando dai quasi 497 casi di giugno ai 1.342 di agosto.Questa la denuncia di Save the Children che sottolinea il rischio di una catastrofe umanitaria se gli scontri attorno al porto di Hodeidah dovessero estendersi anche alle aree più popolose della città o se questa dovesse finire sotto assedio.
I dati registrati nel distretto di Hodeidah, sottolinea Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – sono in linea con un generale incremento dei casi sospetti di colera in tutto lo Yemen, il 30 per cento dei quali riguarda bambini sotto i cinque anni di età. Nel distretto di Hodeidah, attualmente, vivono quasi 100.000 bambini gravemente malnutriti, più di un quarto del totale di minori in tali condizioni in tutto il Paese, per i quali molto più alto è il rischio di contrarre malattie come il colera che possono rivelarsi letali per la loro vita. A partire da giugno, peraltro, più della metà della popolazione di Hodeidah è stata costretta ad abbandonare le proprie abitazioni, trovando rifugio all’interno di altre comunità dove le persone vivono attualmente in condizioni molto precarie, con scarso accesso ad acqua pulita e servizi sanitari.
Con l’intensificarsi dei combattimenti a Hodeidah, sono state danneggiate anche centri sanitari e la principale struttura per il rifornimento d’acqua, come avvenuto ad esempio dopo una serie di attacchi aerei tra il 26 e il 28 luglio. Nelle strutture mediche supportate da Save the Children, in seguito a questi episodi, i casi sospetti di colera sono quasi raddoppiati tra luglio e agosto, passando da 732 a 1.342. A questo proposito, secondo un recente sondaggio delle Nazioni Unite condotto su più di 2.000 persone in tutto il Paese, più della metà ha sottolineato come siano proprio i sistemi idrici le infrastrutture ad essere maggiormente colpite e danneggiate dai combattimenti.”Non ci sono fonti di acqua esterne in Yemen e pertanto la stragrande maggioranza delle comunità dipende interamente da pozzi e autocisterne per soddisfare le loro necessità quotidiane. Anche nelle città i sistemi idrici sono in uno stato di abbandono o sono danneggiati dai combattimenti. La disponibilità limitata spesso porta a pratiche igieniche inadeguate, aumentando il rischio di ulteriori epidemie di colera. La soluzione è semplice: i combattimenti devono fermarsi e le parti in conflitto devono trovare una soluzione politica. Nel frattempo Save the Children continuerà a distribuire medicine e sostenere cliniche per raggiungere i bambini più vulnerabili prima che sia troppo tardi”, ha proseguito Kirolos.
Il colera è una malattia infettiva trasmessa attraverso cibo o acqua contaminati. L’accesso all’acqua pulita è dunque fondamentale per tenere sotto controllo una epidemia. Ma lo Yemen è il paese più povero d’acqua nel mondo arabo. Anche prima dell’inizio della guerra, gli esperti temevano che lo Yemen potesse diventare il primo paese al mondo a rimanere senza acqua utilizzabile. Quasi quattro anni di conflitto non hanno fatto altro che peggiorare ulteriormente la situazione.

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Yemen: almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti in tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

“Le nuove violenze a Hodeidah rappresentano l’ennesimo colpo agli sforzi di pace nello Yemen, un paese che scivola sempre più nel caos e nella miseria. L’escalation di ostilità sta mettendo migliaia di bambini che vivono nella zona e nei dintorni a rischio imminente di essere feriti o di morire. Gli attacchi aerei e i combattimenti a terra potrebbero anche portare a nuove ondate di sfollamenti e ad interruzioni nella fornitura di acqua potabile sicura. Poiché l’accesso a beni e servizi essenziali è già fortemente limitato in gran parte dello Yemen, l’impatto di ulteriori violenze potrebbe essere catastrofico, con il porto di Hodeidah come punto critico di ingresso per le forniture umanitarie salvavita, il carburante e i beni commerciali da cui dipende gran parte del paese per la sopravvivenza.Il mondo ha lanciato appelli forti e chiari affinché il porto sia risparmiato. Questi appelli devono essere onorati. Sono in gioco le vite di decine di migliaia di bambini. Non è troppo tardi per tornare al tavolo dei negoziati e riunirsi agli sforzi di pace dell’Inviato Speciale dell’ONU.Almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti nello Yemen da quando il conflitto si è intensificato tre anni fa. Solo la pace può porre fine a questo spargimento di sangue. Fino a quando non arriverà, chiediamo alle parti la massima moderazione per risparmiare vite umane e consentire l’accesso umanitario”.

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Yemen: 21 bambini uccisi a luglio, altri 55 ad agosto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

“Secondo team delle Nazioni Unite che operano sul campo, 21 bambini sono stati uccisi a causa del conflitto in Yemen a luglio. Altri 55- secondo le notizie- sarebbero stati uccisi in due settimane in agosto. Dopo oltre 3 anni di conflitto, la situazione dei bambini in Yemen continua a peggiorare, non a migliorare. I servizi sociali funzionano a malapena e tutto il paese è sull’orlo del collasso. La maggior parte dei dipendenti pubblici non riceve stipendio da almeno due anni. Le infrastrutture civili già indebolite – comprese reti idriche, scuole e strutture sanitarie – sono state attaccate.
L’offerta dei beni di basi è estremamente scarsa. Quando questi servizi non vengono erogati, i bambini sono i primi a subirne le conseguenze perché i loro bisogni, sanitari, di istruzione e di protezione, vengono trascurati.Se non agiamo adesso, l’impatto di questa guerra ci tormenterà per le prossime generazioni. Anche se il conflitto dovesse finire oggi, ci vorrebbero anni per ricostruire il paese.
Chiedo alle parti in conflitto in Yemen, che dovrebbero riunirsi per i colloqui di pace per la prima volta in tre anni, e ai loro alleati, di porre la protezione dei bambini al centro della discussione e dei risultati che ne verranno.In particolare, chiedo alle parti in conflitto di:
garantire accesso sicuro e senza impedimenti a tutti i bambini che hanno bisogno di aiuto, secondo i principi umanitari e in linea con il diritto umanitario internazionale e i diritti umani.Porre fine agli attacchi aerei e agli attacchi sui civili e le infrastrutture civili, soprattutto per proteggere le vite dei bambini;Interrompere il reclutamento e l’uso di bambini nel conflitto e rilasciare tutti i bambini associati con forze o gruppi armati;Fermare l’arresto arbitrario e la detenzione dei bambini, compresi tutti quelli detenuti per presunta associazione con gruppi d’opposizione armati, il rilascio di tutti i bambini detenuti per accuse legate alla sicurezza e garantire loro supporto per il reintegro.I bambini dello Yemen hanno bisogno di superare tutto questo. Hanno bisogno di giustizia. Hanno bisogno di una pace durevole, adesso”.

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Yemen: dal 2015 quasi 2.400 bambini sono stati uccisi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“Il terribile attentato (ieri) ad un autobus di Sa’ada, nello Yemen, che, secondo quanto riferito, ha ucciso e mutilato decine di bambini, segna un livello davvero basso nella brutale guerra del paese. La questione ora è se sarà anche un punto di svolta – il momento che deve finalmente spingere le parti in conflitto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la comunità internazionale a fare ciò che è giusto per i bambini e porre fine a questo conflitto.
L’UNICEF e altri hanno ripetutamente chiesto la protezione dei bambini e il rispetto del diritto umanitario internazionale. Questi appelli sono stati accolti con totale disprezzo. Dal 2015, quasi 2.400 bambini sono stati uccisi, più di 3.600 feriti e migliaia di vite innocenti sono state danneggiate o distrutte. Gli attacchi contro ospedali, scuole e infrastrutture essenziali sono all’ordine del giorno.Il perdurare del conflitto, i ripetuti attacchi e le restrizioni di accesso dovute all’insicurezza e alla violenza ostacolano anche la nostra capacità di raggiungere i più bisognosi, tra cui 11 milioni di bambini che necessitano di assistenza umanitaria.Quanti altri bambini soffriranno o moriranno prima di coloro che possono agire, mettendo fine a questo flagello? Nelle ultime settimane, un impianto idrico e un centro igienico-sanitario a Hodeida, supportati dall’UNICEF, sono stati attaccati e gravemente danneggiati, mettendo a repentaglio la salute e il benessere di centinaia di migliaia di persone. È difficile credere che viviamo in un mondo in cui i bambini dovrebbero vivere nella paura di tali attacchi, eppure è così. Questa però non deve essere la loro realtà. Le parti in conflitto e coloro che esercitano su di esse un’influenza, compresi i membri del Consiglio di Sicurezza, possono e devono scegliere di porre fine a questa catastrofe per il bene dei bambini dello Yemen”.

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Yemen: Save the Children, decine di bambini uccisi nell’attacco a Saada

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Decine di bambini tra i 6 e i 14 anni sarebbero stati uccisi e molti altri sarebbero stati feriti quando un bus scolastico è stato colpito, probabilmente da un attacco aereo, nella città di Dhahyan, nel governatorato di Saada, nel nord dello Yemen. Gli operatori di Save the Children hanno riferito che, quando è avvenuto l’attacco, gli studenti stavano tornando a scuola dopo pranzo ed erano sul bus momentaneamente in sosta, anche se al momento è impossibile verificare i dettagli dell’accaduto. “Questa è un’altra palese evidenza delle violazioni della legge internazionale sui diritti umani a cui assistiamo in Yemen ormai da tre anni, dagli attacchi sproporzionati e indiscriminati sui civili al rifiuto dell’accesso per gli aiuti umanitari e all’utilizzo della fame come arma di ricatto, e sono le persone, non i combattenti, a pagare il prezzo più alto,” ha dichiarato Sylvia Ghaly, Direttore Advocay in Yemen di di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. Save the Children condanna questo attacco orrendo e chiede un’inchiesta indipendente immediata su questo ed altri recenti attacchi sui civili e su edifici pubblici come scuole e ospedali. Abbiamo assistito ad un crescendo di incidenti senza che alcuno venisse ritenuto responsabile. Anche nella capitale, Saada, ci sono stati duri combattimenti nelle ultime 24 ore, con attacchi aerei che hanno colpito anche in prossimità del nostro ufficio costringendoci a fuggire in cerca di un rifugio.“Non c’è alcuna soluzione militare possibile per questo conflitto. Solo una soluzione politica può porvi fine e ristabilire la pace in Yemen. Chiediamo a tutte le parti di sospendere immediatamente i combattimenti per tornare al tavolo e trattare un cessate il fuoco collaborando con l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths. Risparmiamo altre morti e la miseria al popolo Yemenita.”

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Yemen: 300 mila bambini a rischio nella città portuale di Hodeida

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta H. Fore: “Poiché Hodeida è minacciata da un attacco, sono estremamente preoccupata per l’impatto che avrà sui bambini di questa città portuale e non solo. L’UNICEF stima che almeno 300.000 bambini vivano attualmente nella città di Hodeida e nei dintorni – ragazzi e ragazze che soffrono già da tanto tempo.Milioni di bambini in tutto lo Yemen dipendono per la loro stessa sopravvivenza dai beni umanitari e commerciali che passano per quel porto ogni giorno. Senza importazioni alimentari, una delle peggiori crisi di malnutrizione al mondo non potrà che aggravarsi. Senza le importazioni di carburante, essenziali per pompare l’acqua, l’accesso all’acqua potabile si ridurrà ulteriormente, portando ad un numero ancora maggiore di casi di diarrea acuta e colera acquosa, che possono essere letali per i bambini piccoli.Ci sono 11 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto umanitario in questo paese dilaniato dalla guerra. Soffocare questa ancora di salvezza avrà conseguenze devastanti per ognuno di loro.Solo due giorni fa team dell’UNICEF hanno consegnato ai nostri partner locali di Hodeida antibiotici, siringhe, kit igienici e alimenti biologici e terapeutici pronti all’uso. Ma questo non potrà durare a lungo. Se la situazione della sicurezza dovesse peggiorare, la nostra capacità di risposta sarà gravemente compromessa.Esortiamo tutte le parti in conflitto e tutti coloro che hanno su di esse un’influenza a porre la protezione dei bambini al di sopra di ogni altra considerazione. Occorre compiere ogni sforzo per garantire la sicurezza dei bambini e fornire loro i servizi sanitari, di protezione, idrici, igienico-sanitari, nutrizionali ed educativi di cui hanno disperato bisogno.La distribuzione degli aiuti dovrebbe continuare senza ostacoli e i civili che desiderano trasferirsi in zone sicure dovrebbero poterlo fare.

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Il WFP potenzia la risposta in Yemen per prevenire la carestia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

SANA’A – In Yemen, ogni anno di conflitto causa un aumento di un milione, o più, di persone sull’orlo della carestia. E’ l’allarme lanciato dall’agenzia ONU World Food Programme (WFP) alla vigilia della conferenza dei paesi donatori a Ginevra.Quest’anno, il WFP sta potenziando la sua risposta d’emergenza per raggiungere quasi 10 milioni di persone disperate in un paese in cui il brutale conflitto peggiora una già devastante crisi alimentare. Il WFP continuerà, inoltre, a sostenere gli sforzi degli altri partner attaverso la sua capacità logistica e fornendo supporto per le telecomunicazioni d’emergenza.
In Yemen, circa 18 milioni di persone – oltre il 60 per cento della popolazione – ha bisogno di assistenza alimentare. Nel 2017, al terzo anno di conflitto, 1,6 milioni di persone in più hanno sofferto la fame acuta: complessivamente, sono 8,4 milioni le persone che non possono sopravvivere senza assistenza alimentare.E’ a rischio il potenziale di un’intera generazione: versano in stato di malnutrizione quasi 3 milioni di bambini e di donne incinte e che allattano.
L’operazione del WFP, per avere successo, ha bisogno di ricevere una quantità sufficiente di fondi e di accesso alle persone disperate e affamate, in un contesto nel quale il conflitto e l’insicurezza spesso impediscono all’assistenza alimentare di arrivare a chi ne ha bisogno. I finanziamenti sono necessari e urgenti anche considerato che ci vogliono, in media, circa quattro mesi o più per acquistare il cibo e farlo arrivare in Yemen.Quest’anno, il WFP adotterà nuovi approcci per far fronte alla fame acuta e investire nei bambini dello Yemen. Circa il 21 per cento di tutte le scuole primarie e secondarie sono state chiuse, impedendo a 1,84 milioni di bambini di ricevere un’istruzione. Nel 2018, il WFP comincerà ad implementare il suo programma di alimentazione scolastica a sostegno di oltre mezzo milione di bambini.Il WFP ha bisogno di oltre un miliardo di dollari per assistere, nel 2018, 10 milioni di persone con assistenza alimentare e nutrizionale. Finora, il WFP ha ricevuto contributi dai donatori che includono (in ordine alfabetico): Canada, UN CERF, Commissione Europea, Emirati Arabi Uniti, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Regno dell’Arabia Saudita, Stati Uniti, Svizzera.

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