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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

“Anticipare e contenere l’evolversi dell’epidemia perché non è possibile inseguire il virus”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

“Non è possibile inseguire il virus ma dobbiamo anticipare e contenere l’evolversi dell’epidemia. Altrimenti l’unica cosa che possiamo fare è adottare misure da ultima spiaggia, come le varie chiusure che si susseguono in queste settimane. I virus sono geneticamente programmati per diffondersi e non possiamo pensare di inseguirli alla meglio come stiamo facendo: è una battaglia persa in partenza”. Non ha dubbi il professore Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), che indica anche la possibile strada da intraprendere: “Si tratta di adottare un approccio scientifico, attraverso progetti pilota, in un momento di grande confusione. Provare sul campo se l’adozione di alcune strategie o tecnologie sono più o meno efficaci di altre: è l’unico modo per orientare correttamente le scelte dei decisori”. Arriva da Milano, emblema dell’Italia ripiombata nelle restrizioni legate al Covid-19, la proposta congiunta di 4 importanti realtà scientifiche – Società Italiana di Sanità Pubblica e Digitale, Società Italiana di Medicina Ambientale, Cattedra UNESCO per l’Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile e Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo – ai Presidenti di Regione, perché si attivino una serie di esperienze pilota nelle scuole per testare l’efficacia di possibili misure preventive in alcuni comuni o province, al fine di estenderle a livello regionale in caso si rivelino utili a contenere l’epidemia.“La prima proposta concreta che rivolgiamo alle Regioni in cui la ripresa o il proseguimento delle attività scolastiche in presenza nelle scuole primarie e medie prevede l’obbligo di mascherina è quella di ridurre a 45 minuti ciascuna ora di lezione, perché è impensabile che bambini o ragazzi di 6-12 anni possano affrontare in questo modo 5-6 ore di scuola” – dichiara la professoressa Maria Triassi, Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica all’Università di Napoli Federico II e Presidente della Società Italiana di Sanità Pubblica e Digitale (SISPED). – “La riduzione del tempo scuola a 45 minuti per il computo di ogni ora di lezione è già previsto per la didattica a distanza per impedire uno sforzo prolungato degli alunni davanti agli schermi; allo stesso modo il dover indossare una mascherina in maniera continuativa per molte ore non è di certo ottimale per la salute psico-fisica dei giovanissimi, come sperimentiamo anche noi adulti sul posto di lavoro. La riduzione oraria a 45 minuti è l’unica misura a costo zero oggi a disposizione immediata dei presidi nell’ambito dell’autonomia scolastica, in accordo con gli uffici scolastici regionali e provinciali, visto lo stato emergenziale”.“Per non limitarsi a subire passivamente l’impatto dell’epidemia – continua Miani – bisogna mettere in campo strategie pro-attive nei comparti lavorativi più esposti al contatto interpersonale, avviando anche in questo caso delle esperienze pilota – a partire dal personale sanitario o di RSA, agenti di commercio, esercizi e uffici aperti al pubblico – con l’esecuzione e la ripetizione dei test rapidi più affidabili a nostra disposizione, che ad oggi sembrano essere i tamponi antigenici, senza escludere le potenzialità dei più maneggevoli test salivari, al fine di recuperare in rapidità quel che si perde in sensibilità o specificità. Nel comparto scuola questa attività cadenzata di test rapidi dovrebbe riguardare tutto il personale docente e non docente ma anche gli studenti o continueremo a chiudere intere classi o plessi scolastici. Idealmente, ogni 15 giorni tutti i docenti e gli studenti dovrebbero essere ritestati. Tutto ciò deve essere fatto subito mobilitando il personale sanitario a qualunque titolo impiegato nei distretti sanitari delle ASL, anche con l’aiuto della sanità militare e il volontariato sociale del settore. Inoltre, per quanto riguarda diagnosi e tracciamento, sarebbe necessario liberalizzare l’accesso in farmacia e nei laboratori ai test diagnostici rapidi, collegandoli con piattaforme digitali sanitarie ufficiali”.Sul tema scuola interviene anche la professoressa Annamaria Colao, titolare della Cattedra UNESCO per l’Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile: “Nel mese di luglio, in concomitanza con l’approvazione del documento ministeriale sulle scuole promotrici di salute, abbiamo affrontato il problema della qualità dell’aria pubblicando specifiche raccomandazioni in 15 punti su riviste scientifiche internazionali. Le scuole vanno riaperte per garantire a tutti il diritto all’istruzione, alla cultura e quindi alla salute, tutti in stretta correlazione. E per farlo bisogna programmare da subito in maniera dettagliata come affrontare i veri nodi della sicurezza degli studenti e dei docenti – che ad oggi non sono realmente garantiti o affrontati al meglio delle possibilità – senza pregiudizi o ideologie di sorta. Solo l’avvio di esperienze pilota sul campo potranno aiutare i decisori a prendere a livello locale – differenziandole per aree – le decisioni più equilibrate e fondate unicamente sui dati epidemiologici, la disponibilità tecnologica e l’evidenza scientifica”. Cristina Depaoli

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