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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Mascherine anti-covid. Facciamo il punto su usi e costumi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Il nostro nuovo capo d’abbigliamento, la mascherina, è bene conoscerla nei minimi particolari. Indosseremmo un paio di mutande che ci provocherebbero fastidi/ infiammazioni alle parti intime? No. Bene, lo stesso vale per la mascherina, con l’aggiunta che l’eventuale danno non sarebbe solo un’infiammazione, ma il contagio planetario del secolo. Facciamo il punto rispetto ad informazioni diffuse. Ovviamente non possiamo essere esaustivi, ma intendiamo fornire alcune indicazioni orientative, per cui, per i casi particolari (fisici e psicologici), sarò bene rivolgersi ad un proprio medico di fiducia. Le mascherine chirurgiche: difendono gli altri dal nostro respiro ma non chi le indossa dal respiro altrui. Dal laboratorio Gemtex di Ensait a Roubaix (Francia), apprendiamo che la mascherina chirurgica deriva la sua efficacia da due punti. Primo, il suo materiale, costituito da tre spessori: uno strato di meltblown, un tessuto non tessuto molto filtrante derivato dal polipropilene, inserito tra due strati di spunbond, con fibre molto più grandi e che funge da materiale di supporto. In secondo luogo, a questa mascherina viene aggiunta una carica elettrostatica che “trattiene” le particelle virali. Sempre secondo questo laboratorio, quando si bagna, la mascherina perde la sua carica elettrostatica: per questo si consiglia di cambiarla quando è bagnata. “Ma poiché questa mascherina ha un’efficienza complessivamente maggiore rispetto ad altre mascherine, anche dopo essere stata lavata e quindi perso la sua carica elettrostatica, rimane complessivamente più efficace delle altre”. Una volta lavato, il meltblown filtra ancora il 95% delle particelle inferiori a tre micron, contro il 90% delle maschere in tessuto. A conferma di questo, secondo i test condotti da UFC-Que Choisir (https://www.quechoisir.org/actualite-masques-chirurgicaux-vous-pouvez-les-laver-et-les-reutiliser-n85015/), sembra che le mascherine chirurgiche mantengano buone capacità di filtrazione anche dopo 10 lavaggi in lavatrice a 60 gradi. L’associazione francese dei consumatori ha effettuato test su tre modelli acquistati in supermercati e farmacie che mostrano una capacità di filtrazione compresa tra il 90% e il 100% anche dopo 10 lavaggi, e altrettante volte in asciugatrice e stiratura delicata. “Nonostante un leggero infeltrimento, le maschere chirurgiche lavate sono quindi alla pari, e non solo, con le maschere in tessuto più efficienti con garanzia Afnor / DGA”, attesta l’UFC-Que Choisir. Per l’associazione, le maschere usa e getta sono quindi altrettanto efficienti, pur essendo meno costose per unità. Una maschera usa e getta viene così venduta tra i 10 ei 60 centesimi ciascuna, contro 3/15 euro per una maschera in tessuto, riutilizzabile anche 10 volte. A ottobre, un gruppo di ricercatori ha sostenuto la “tecnica della busta” (https://www.adioscorona.org/questions-reponses/2020-10-01-pollution-masque-chirurgical-plusieurs-fois-porter-utiliser-mer-ocean.html), che consiste nel riporre le maschere in buste di carta per una settimana, in modo da poterle riutilizzare. “Il 99,9% dei coronavirus SARS-CoV-2 è inattivo dopo sette giorni sulla facciata esterna e quattro giorni sulla facciata interna, certificano i ricercatori. Possiamo così conservare la maschera per un tempo molto lungo e riciclarla almeno 20 o 30 volte, il che consente più di sei mesi di utilizzo.” Le mascherine di protezione delle nostre vie aeree e quelle degli altri Sono di diversi tipi – FFP1, con copertura da patogeni dell’80%, ma riducono l’ossigeno dal 5 al 20%, quindi non tutti sono in grado di utilizzare e non sono ideali quando fa caldo. – FFP2 (N95), son le più efficaci per limitare i contagi. Sono infatti quelle che usate dagli operatori sanitari, che stanno a contatto con persone affette da Covid-19. Queste mascherine riescono a bloccare il 94% delle particelle sospese nell’aria, tra cui il coronavirus e diversi altri patogeni. Con il caldo però non vanno utilizzate perché non lasciano fluire il calore, facendo quindi aumentare la temperatura del viso. Queste mascherine, indossate per molto tempo provocano anche un significativo aumento dell’umidità, della difficoltà respiratoria e un generale disagio. – FFP3, offrono la migliore filtrazione e proteggono anche da particelle molto fini, come per esempio quelle dell’amianto. Mascherine lavabili certificate.Registrate dal Ministero della salute e testate secondo le normative vigenti, sono sanificate e pronte all’uso. Tessuto traspirabile e resistenti a numerosi lavaggi. In tessuto, 100% cotone ed uno strato protettivo esterno 100% tnt. Si possono lavare a mano o in lavatrice con igienizzanti o disinfettanti, non superando i 40 gradi. Proteggono dalle goccioline di saliva e riducono la diffusione di agenti infettivi che possono essere emessi da starnuti o tosse. L’obbligo ad indossarle è dai 6 anni in poi. Importante è trovarle di dimesnioni ridotte rispetto a quelle standard sì da aderire e coprire naso e bocca. Per invogliare i bambini ad indossarle (chirurgiche o in tessuto) in commercio ce ne sono colorate o con motivi da loro amati, come quelli dei cartoni animati. Come per gli adulti, anche per i bambini è bene ricordarsi che l’uso prolungato delle ffp2 non permette una buona ventilazione.

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