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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘conflitto’

Conflitto d’interesse: regole

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Mag 2015

palazzo chigi«La nuova priorità del Governo Renzi è la legge sul conflitto di interessi. Traduco: l’Esecutivo fa qualsiasi cosa pur di non occuparsi dei problemi reali degli italiani. Ma se proprio vogliono fare questa legge, Fratelli d’Italia ha dei contributi da dare: 1. Non è consentito a un sindaco nominare in aziende comunali un amico che gli ha pagato per anni l’affitto di casa; 2. L’azienda di famiglia di un sindaco non può prendere prestiti tramite fondi di garanzia garantiti da strutture pubbliche collegate con il sindaco stesso e non le è consentito non restituire il prestito. 3. Non è consentito a un presidente di provincia farsi pagare dallo Stato i contributi previdenziali di un contratto fatto con la propria azienda di famiglia e firmato pochi giorni prima la propria nomina; 4. Non è consentito mettere a capo del ministero che vigila sul patrimonio cooperativo chi è stato a capo del mondo cooperativo; 5. Non è consentito ai ministri fare provvedimenti che agevolino le banche dove lavorano i propri familiari; 6. Non è consentito affidare lo sviluppo economico della Nazione a chi possiede colossi aziendali che lavorano con realtà industriali pubbliche; 7. Non è consentito dare in affidamento diretto la gestione della ristorazione ai finanziatori del premier in eventi pagati con soldi pubblici; 8.Non è consentito fare condoni miliardari a società che finanziano membri del Governo o fondazioni politiche a questi collegate; 9. Non è consentito al premier nominare nei Consigli di amministrazione delle grandi aziende pubbliche i membri e i sostenitori della fondazione con la quale raccoglie i fondi per le sue campagne elettorali; 10. Non è consentito proporre alla nomina di Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica italiana i finanzieri amici e sponsor del premier, a maggior ragione quando le loro attività dovessero avere sede in un paradiso fiscale. Questi sono solo i primi contributi che Fratelli d’Italia darà alla legge sul conflitto di interessi. Ma la lista di emendamenti sarà molto, molto più lunga». È quanto scrive il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in un editoriale pubblicato da “Il Fatto Quotidiano”.

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Rifugiati: situazione in Yemen

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2015

YemenI rifugiati provenienti dallo Yemen continuano ad arrivare a Gibuti e in Somalia, per un totale di 1.260 persone arrivate in barca in entrambi i paesi nel corso delle ultime due settimane. A Gibuti, la maggior parte delle persone arrivate sono cittadini yemeniti, insieme a tre siriani. Gli ultimi arrivati sono fuggiti dalle intense violenze che stanno colpendo Aden, mentre le ondate precedenti provenivano per lo più da Bab el-Mandeb.A Gibuti, i rifugiati sono accolti presso il centro di transito di Al-Rhama o in un vicino centro sportivo dove vengono registrati e sotto sottoposti a controlli medici e vaccinazioni prima di essere trasferiti nel nuovo campo di Markazi. Un altro campo è in costruzione: 70 tende sono già state montate, mentre le latrine sono in via di completamento.
Un totale di 915 persone (tra cui 156 yemeniti) sono arrivate nel Somaliland e nel Puntland. I recenti arrivi al porto di Bossaso nel Puntland provengono dal porto di Al Mukalla in Yemen, e tra di essi vi sono donne e bambini, arrivati molto assestati e bisognosi d’acqua. Una donna che era quasi al termine della gravidanza è stata portata al centro di salute di Bosaso per dare alla luce il suo bambino. Gli ultimi arrivi nel porto di Berbera nel Somaliland sono partiti invece dal porto di Mukha in Yemen, data la chiusura degli altri porti. I rifugiati dichiarano di aver pagato 50 dollari a persona e che ci sono molte altre persone in attesa di partire.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) di concerto con i suoi partner sta predisponendo un piano d’emergenza per accogliere fino a 30.000 rifugiati a Gibuti e fino a 100.000 rifugiati in Somalia nel corso dei prossimi sei mesi.La situazione umanitaria continua a peggiorare con il diffondersi del conflitto in tutto il paese. Attualmente i governatorati interessati dal conflitto sono 18 su 22, facendo registrare negli ultimi cinque giorni un incremento rispetto ai 14 governatorati precedentemente coinvolti.
Molti dei 250.000 rifugiati (principalmente somali) presenti in Yemen sono a loro volta colpiti dal conflitto e l’UNHCR rileva un aumento sempre più consistente di persone che si spostano dalle zone urbane attorno ad Aden al campo profughi di Kharaz, che normalmente ospita 18.000 persone. Nei giorni scorsi più di 2.000 rifugiati si sono trasferiti nel campo dove l’UNHCR e i suoi partner stanno continuando a fornire servizi, nonostante la carenza di elettricità che ha colpito anche il resto del paese. L’Agenzia deve riorganizzare l’erogazione dell’elettricità del campo, riducendo l’offerta da 16 a 8 ore al giorno per poter assicurare in funzionamento della clinica di emergenza e ambulatoriale.Intanto le barche continuano ad arrivare in Yemen. Domenica scorsa (il 12 aprile) 251 persone (principalmente etiopi ma anche somali) sono arrivate a Mayfa’a. I partner dell’UNHCR e il personale dell’Agenzia stanno registrando I nuovi arrivati.In alcune parti della città di Aden e Abyan sia le linee dei telefoni fissi che le reti di telefonia cellulare sarebbero fuori uso. Stanno peggiorando anche le interruzioni di corrente. I media locali riferiscono che la Electricity Corporation yemenita ha carenza di carburante e la fornitura elettrica nazionale potrebbe non essere garantita nei prossimi giorni.

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Aleppo: tragedia umanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2015

aleppo“Ad Aleppo continuano a morire cittadini innocenti senza che la comunità internazionale proponga un’iniziativa per salvare la popolazione di Aleppo da un conflitto che in oltre due anni ha provocato migliaia di vittime e di sfollati”. Dopo il recente bombardamento della scuola Saed al-Ansari, nel distretto di Mashhad ad Aleppo, che ha causato la morte di cinque alunni tra i 12 e i 15 anni e di tre insegnanti, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, invoca una tregua che permetta la cessazione degli scontri e il soccorso degli abitanti:“Non è più possibile restare fermi di fronte al quotidiano moltiplicarsi delle vittime, ad una tragedia che vede spegnersi sempre più una città che rappresentava un luogo di secolare coabitazione tra cristiani e musulmani. La comunità internazionale deve intervenire con urgenza sulle parti in conflitto per giungere all’immediata apertura di un corridoio umanitario che permetta il soccorso degli abitanti. Non far nulla equivale alla scelta di far morire in tempi terribilmente brevi chi è rimasto in città”.Andrea Riccardi è l’autore di “Save Aleppo”, un appello lanciato il 22 giugno 2014, che ha riscosso l’adesione di migliaia di firme tra cui un buon numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura. “Salvare Aleppo – si legge nell’appello – vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili” nella convinzione che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre” e “ricostruire un futuro per questo storico crocevia per tanti popoli”.

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900 nuovi arrivi di rifugiati provenienti dallo Yemen

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2015

Con l’escalation del conflitto di Yemen, l’UNHCR ha registrato un aumento del numero di persone che fuggono via mare, attraverso il Golfo di Aden, alla volta dei paesi del Corno d’Africa – una rotta storicamente percorsa da rifugiati e migranti diretti in direzione opposta, cioè dal Corno d’Africa verso lo Yemen. Negli ultimi dieci giorni, 317 profughi yemeniti sono arrivati ​​a Obock, in Djibouti. Nella regione somala del Puntland, al porto di Bossaso, e nel Somaliland, nei porti di Berbera e Lughaya (circa 200 km a ovest di Berbera), sono stati registrati 582 arrivi, in gran parte somali ma anche yemeniti e un piccolo gruppo di cittadini etiopi e di Djibouti. Tutti hanno ricevuto cibo e acqua e sono stati sottoposti a controlli sanitari e medici al momento del loro arrivo.Secondo quanto testimoniato dai rifugiati, ci sarebbero molte altre persone che stanno cercando di lasciare lo Yemen, ma che sono bloccati a causa della scarsità di carburante e degli elevati costi del viaggio. Le informazioni disponibili parlano di porti chiusi e di barche a cui viene negato il permesso di salpare. Un uomo somalo che è stato separato dalla moglie e dalla figlia mentre fuggiva da un attacco nel distretto di Basatin, nella città di Aden, ha affermato di essere rimasto nascosto per tre giorni nel porto prima di riuscire ad imbarcarsi per partire in cerca di sicurezza. Durante il viaggio in barca, durato 24 ore, insieme a lui c’erano una donna etiope, riconosciuta come rifugiata in Yemen nel 2002, e i suoi tre figli. La donna ha dichiarato di non aver dovuto aspettare per imbarcarsi, dal momento che i trafficanti danno la priorità a donne e bambini, ma che suo marito era ancora ad Aden in attesa di trovare un posto su una barca.L’UNHCR esprime grave preoccupazione per i pericoli fronteggiati da chiunque tenti di fuggire attraverso il Mar Rosso e il Golfo di Aden, dove non sono previste operazioni di ricerca e soccorso. L’anno scorso 246 persone sono morte nel tentativo di raggiungere lo Yemen via mare. L’Agenzia fa appello a tutte le navi nella zona affinché rimangano vigili e prestino assistenza ad eventuali imbarcazioni in difficoltà. L’UNHCR chiede inoltre che i paesi che possiedono imbarcazioni nelle acque vicino allo Yemen – comprese le navi di sorveglianza e anti-pirateria – istruiscano i propri equipaggi affinché possano aiutare nelle operazioni di salvataggio. Con l’aumento della richieste di partenza, infatti, le barche potrebbero diventare più affollate e i costi di un passaggio più elevati.A Djibouti, i rifugiati appena arrivati ​​sono stati registrati presso il centro di transito temporaneo di Al-Rahma, vicino Obock, dove hanno ricevuto cibo, acqua, cure mediche e altra assistenza. Le autorità hanno individuato un sito dove allestire un campo profughi, a quattro chilometri da Markazi. Djibouti accoglie già quasi 15.000 rifugiati, in gran parte provenienti dalla Somalia. Molti di loro vivono in due campi d’accoglienza nel sud del paese. L’Agenzia sta predisponendo dei piani di emergenza per essere in grado di ricevere fino a 30.000 rifugiati a Djibouti nel corso dei prossimi sei mesi.Nel Somaliland e nella regione somala del Puntland, l’Agenzia sta ristrutturando due edifici che potranno essere adibiti a centri di accoglienza e transito per i rifugiati provenienti dallo Yemen e per i somali che potrebbero tornare a casa a causa della crisi. L’UNHCR, di concerto con i propri partner, ha avviato i preparativi per riuscire ad accogliere fino a 100.000 persone nell’arco di sei mesi.

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Conflitto in Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2015

attacchi chimici sirianiDichiarazione congiunta di: Valerie Amos, Sotto Segretario Generale per gli Affari Umanitari
Zainab Hawa Bangura, Rappresentante Speciale per la Violenza Sessuale nei Conflitti
Margaret Chan, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
Ertharin Cousin, Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale
Antonio Guterres, Alto Commissario per i Rifugiati
Pierre Krähenbühl, Commissario Generale di UNRWA
Anthony Lake, Direttore Esecutivo di UNICEF
Leila Zerrougui, Rappresentante Speciale per l’Infanzia e il Conflitto Armato
La sconvolgente crisi in Siria giunge al suo quinto anno. Una crisi per cui si continua a pagare un incalcolabile prezzo umano. Una crisi che la comunità internazionale non è riuscita a fermare. Più di 200.000 persone sono state uccise. Bambini e giovani vivono violenze, disperazione e deprivazione. Donne e ragazze, e uomini e ragazzi in detenzione rischiano in maniera particolare di subire violenza sessuale. Più di 12,2 milioni di persone in Siria hanno bisogno di assistenza d’emergenza, e 3,9 milioni di rifugiati sono fuggiti oltrepassando le frontiere in cerca di salvezza e sicurezza. Abbbiamo espresso il nostro orrore, la nostra indignazione, la nostra frustrazione, osservando la tragedia dispiegarsi sotto i nostri occhi. In qualità di leader umanitari, siamo impegnati a proseguire al massimo dei nostri sforzi l’assistenza a quanti si trovano intrappolati in questa guerra. Persone vulnerabili. Assediate. Senza un posto dove andare. Chiediamo che i leader del mondo mettano da parte le loro differenze e utilizzino la loro influenza per produrre un cambiamento reale in Siria; che facciano pressione sulle parti in conflitto per porre fine agli attacchi indiscriminati contro i civili; che assicurino la fine dell’assedio che per mesi ha intrappolato più di 212.000 persone senza cibo; che permettano la distribuzione di materiale vitale, medico, chirurgico e di altro tipo; che cessino la punizione collettiva dei civili attraverso l’interruzione dei rifornimenti idrici ed energetici; che impediscano il collasso completo del sistema scolastico. Il popolo siriano – e le persone di tutto il mondo – vogliono che le sofferenze cessino. Chiediamo: ‘cosa ci vuole’, ‘what does it take’, per porre fine alla crisi? E’ in gioco il futuro di un’intera generazione. E’ in gioco la credibilità della comunità internazionale.

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Nigeria: gli estremisti di Boko Haram continuano ad avanzare

Posted by fidest press agency su domenica, 14 settembre 2014

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]In Nigeria i terroristi di Boko Haram continuano la loro avanzata. 150 giorni dopo il rapimento violento di centinaia di studentesse da parte degli estremisti, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo e le forze di sicurezza nigeriane del fallimento nel proteggere la popolazione civile dal terrore della setta islamista radicale. Di 219 delle studentesse rapite di Chibok manca fino ad oggi qualunque segnale di vita. Polizia, esercito e governo nigeriani hanno ripetutamente annunciato la loro rapida liberazione, ma fino ad oggi non si è visto nessun risultato concreto. Il tragico destino dellee studentesse di Chibok è tipico della situazione di tutta la popolazione civile. La Nigeria del Nord rischia una deflagrazione del conflitto come nel nord dell’Iraq.Boko Haram è sempre meglio armata e fronteggia sempre meglio l’esercito nigeriano. I combattenti della setta, non si spostano più solamente con fuoristrada, ma usano armi pesanti e carri armati proprio come un esercito convenzionale. In questo modo il gruppo terroristico da luglio 2014 è riuscito a conquistare solamente nello stato di Borno ben sette città. Inoltre si è avvicinato fino a 70 km dalla metropoli di Maiduguri, dove hanno cercato rifugio centinaia di migliaia di profughi dal nord della Nigeria. Secondo le stime delle Nazioni Unite da gennaio 2014 almeno 650.000 persone sono fuggite in seguito alle azioni terroristiche di Boko Haram. Altre stime parlano invece di un numero di nuovi rifugiati che arriva a fino a 3,3 milioni di persone.Il governo e l’esercito della Nigeria cercano di propagandare un senso di fiducia e regolarmente annunciano la distruzione di Boko Haram. La realtà invece è molto diversa. Il gruppo terroristico è oggi più forte che mai e costringe il governo e le forze armate della Nigeria a mostrare tutta la loro incapacità. Invece di cercare congiuntamente soluzioni per la lotta contro il gruppo terroristico e per una più efficace protezione della popolazione civile, i politici nigeriani sfruttano il terrore per i propri fini politici e per la campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali del febbraio 2015. Se la politica della Nigeria non sarà in grado di dare una risposta credibile e definitiva alla sfida di Boko Haram, il gruppo terrorista potrebbe diventare una grave minaccia per la sopravvivenza dell’Africa occidentale.

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Guerra Balcani: 20 anni dopo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

 

Venti anni dopo lo scoppio della guerra nei Balcani, il Visionaria Film Festival Internazionale che quest’anno è dedicato al cinema del reale, riaccende i riflettori su una delle pagine dimenticate della storia recente del Vecchio Continente. Alla riflessione sul conflitto dei territori dell’ex Jugoslavia sarà dedicata, infatti, la giornata di martedì 17 aprile della rassegna promossa dall’associazione culturale Visionaria con il contributo di Comune di Piombino, Galsi, Inail, Toremar, Unicredit, Dal Pont, Cave di Campiglia e in programma dal 14 al 21 aprile a Piombino.
L’evento speciale dal titolo “Nema Problema, la Jugoslavia venti anni fa” vedrà la proiezione dei documentari “Cinema Komunisto” di Mila Turajlic e “Bijelo Dugme” di Igor Stoimenov che raccontano la società jugoslava prima dell’entrata in guerra che ha cancellato decenni di convivenza senza però raccontare la cronaca di quegli anni maattraverso il racconto di due forme artistiche: il cinema e la musica. Spazio anche alla proiezione di “Mostar United” di Claudia Tosi, sensibile e attenta documentarista. I registi, ospiti della rassegna prenderanno parte alla tavola rotonda alla quale parteciperanno anche la scrittrice Silvia Badon autrice del libro “Esperienze di cinema dalle ceneri della Jugoslavia – Bosnia Erzegovina” per Gabbiano editore e Stefano Landucci, autore del libro fotografico “Srebrenica, per non dimenticare. Silvia Badon saggista e ricercatrice nel suo libro racconta gli ultimi venti anni di cinema bosniaco, il cinema nato dalla cesura della guerra, che arriva “dopo la pioggia”, quella pioggia che al cinema ci ha fatto scoprire l’orrore del conflitto nel bellissimo film di Milcho Manchevski (Prima della pioggia, 1994). Stefano Landucci invece è un attento e curioso viaggiatore che ha saputo raccontare e mostrare in un libro scritto e fotografato con Marco Bani, l’orrore che tarda a lasciare Srebrenica, un passato che pesantemente ricopre le belle pagine fotografiche del libro. «Per il titolo dell’evento ci siamo ispirati alla frase Nema Problema che spesso era ripetuta durante la guerra o nelle settimane che l’hanno preceduta quando nessuno credeva che la situazione potesse precipitare – spiega Giuseppe Gori Savellini curatore dell’evento – una frase che incarna lo spirito fatalista di un popolo catapultato nell’orrore di un conflitto del quale probabilmente ignorava l’entità. Non vogliamo però parlare solo della fatalità di una guerra civile che si è rivelata cruentissima, ma anche dell’ottimismo legato alla ricostruzione, attraverso la lente del cinema». (Natascia Maesi) (bd poster, 2010 cinema komun)

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Unicef: in Libia dopo la fine del conflitto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2012

Flag of UNICEF

Image via Wikipedia

Più di 1,2 milioni di bambini sono tornati a scuola in Libia, 10 mesi dopo l’evacuazione dalle classi a causa dei combattimenti durante la rivolta popolare. Il conflitto ha comportato la chiusura delle scuole, danneggiate e utilizzate per fini militari e umanitari. Molti bambini hanno subito ferite profonde, dalle violenze alla perdita dei propri cari. “E’ stata un’operazione massiccia e una grande conquista per il popolo libico” – ha dichiarato Maria Calivis, Direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e Nord Africa -“In un momento di grande speranza e di sconvolgimento, nessun settore ha più potenziale dell’istruzione per migliorare la società e riportare i bambini alla normalità”. Con il sostegno dell’UNICEF e di altri partner, il governo ha lavorato giorno e notte per ripristinare le infrastrutture e pulire le scuole da macerie, mine e ordigni inesplosi. 27 milioni di libri di testo sono in corso di stampa, di questi 10 milioni sono già stati distribuiti dal Ministero della Pubblica Istruzione in tutto il paese. I bambini in grave difficoltà e le loro famiglie stanno ricevendo supporto psico – sociale. Inoltre, si sta lavorando per rintracciare i bambini sfollati ed assicurare che vengano iscritti. Sono ancora molte le sfide, però, tra cui la difficile situazione degli sfollati, la carenza di banchi e di libri per bambini e il problema trasporti da e per le scuole. Con il sostegno dell’Unione Europea e di altri donatori, l’UNICEF
appoggerà le autorità libiche nel portare avanti riforme di ampio raggio. La Libia ha buoni livelli negli indicatori riguardanti l’istruzione, anche se sono richiesti una migliore qualità e un insegnamento più pertinente per fare in modo che il sistema sia in grado di rispondere ai problemi delle minoranze, a quelli dei bambini con disabilità e alle disparità di genere L’UNICEF sostiene una ricerca sulla scuola a livello nazionale, che sarà lanciata questo mese per raccogliere dati al fine di pianificare le necessità delle scuole, in termini di attrezzature, forniture, materiali didattici, insegnanti e numero di iscrizione. “L’investimento sui bambini e su un’istruzione inclusiva sono un primo passo verso la costruzione di una società tollerante e produttiva”, ha dichiarato Calivis.

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Afghanistan: riflettere senza ipocrisie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

“Esprimo le più sentite condoglianze ai familiari del primo caporal maggiore Roberto Marchini, ennesima vittima del servizio, del dovere e dello Stato.” –Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Pdm – “E’ triste –prosegue Comellini- dover assistere a questo continuo stillicidio di giovani vite mentre gli esponenti del Governo e della sua maggioranza continuano a mentire a se stessi e agli italiani sulla reale situazione del conflitto Afgano, annunciando inverosimili vittorie politiche e altrettanto improbabili riduzioni numeriche in un contesto dove l’unica cosa certa è il fallimento della “cooperazione allo sviluppo” ormai soverchiata dal tentativo di imporre a quelle popolazioni il concetto occidentale di democrazia privilegiando l’uso delle armi. È chiaro, –aggiunge- e sarebbe da ipocriti affermare il contrario, che seppure nelle prossime ore il decreto di rinnovo di queste missioni dovesse trovare il consenso del Capo dello Stato, e successivamente quello del Parlamento, non avrà mai quello della maggioranza degli Italiani. Noi -conclude Comellini- non discutiamo sulla necessita degli interventi umanitari di pace ma siamo convinti che vi siano strade alternative per realizzare una concreta azione di cooperazione allo sviluppo che non necessariamente debbano prevedere la presenza dei militari e dei loro armamenti da guerra.”.

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Rappresentante mediazione e conciliazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

Come è noto ormai a molti, a partire dal 21 marzo è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 che ha introdotto in Italia un nuovo istituto di diritto, la “Mediazione Civile”, che ha lo scopo di far addivenire le parti ad una conciliazione attraverso l’opera di un mediatore, vale a dire un soggetto professionale, qualificato e terzo che aiuti le parti in conflitto a comporre una controversia in via extragiudiziale e che è già obbligatoria per determinate questioni in materia civile stabilite dall’articolo 5 del suddetto decreto legislativo. In data 7 luglio è stato nominato il consiglio di amministrazione nazionale di Assomediazioni, organizzazione che si prefige lo scopo di sostenere la mediazione civile e commerciale dinanzi alle Istituzioni.
Aprile Group S.r.l. è lieta comunicare che nella stessa sede l’unico organismo pugliese eletto a rappresentare a livello nazionale Assomediazioni, è l’ostunese Dr. Aldo Italo Pignatelli, 54 anni imprenditore nel settore della formazione nonché responsabile delle strutture esterne di Aprile Group S.r.l. L’Organismo che oltre a Lecce ha già sedi operative a Brindisi, Biella, Taranto, Tricase, Roma e Potenza ha avviato la creazione di sedi anche ad Altamura, Andria, Anzio, Barletta, Cagliari, Falconara Marittima, Maglie, Nettuno, Ostuni, Santeramo in Colle, Sassari, Trani, Ugento, e Venezia. Tutte le informazioni sul “Centro Nazionale di Mediazione e Conciliazione – Aprile Group S.r.l.” sono rintracciabili su http://www.cnmcaprilegroup.it/

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Göran Schildt: Vent’anni di Mediterraneo

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Poco dopo la Seconda guerra mondiale, l’autore, noto storico dell’arte e scrittore finlandese, famoso per i suoi resoconti di viaggio, partì dalla Svezia insieme alla moglie alla volta del Mediterraneo. Era qualcosa di più di una vacanza, era un modo per ritrovare, dopo l’atroce conflitto, un senso alla vita. In queste pagine Schildt riepiloga i momenti più significativi di quei viaggi e anticipa in tutta la sua drammatica dimensione e attualità il problema del degrado ambientale e delle condizioni di vita e la difficoltà per trovare uno spazio in cui l’individuo possa avere un minimo di semplicità, di genuinità e di libertà. Pagine 348 Euro 15,00 Codice 17795T EAN 978-88-425-4799-0. Mursia editore.

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Berlusconi e lo “scherzo da preti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Berlusconi: «Ho troppi impegni per fissare il mio funerale» (Il Messaggero del 31 maggio) e Rosario Amico Roxas commenta: “Gli impegni più urgenti riguardano l’estremo tentativo di frenare il crollo in borsa delle azioni mediaset e mediolanum; come certifica Il Sole 24 h di oggi 31 maggio 2011… ma il meglio deve ancora arrivare ! “L’unico titolo a non partecipare al rialzo è Mediaset (-0,27%) che risente dell’esito dell’ultima tornata elettorale che ha decretato una netta vittoria del centro-sinistra sul Pdl.” Ciò dimostra definitivamente il conflitto di interessi e le ragioni per le quali esige di rimanere al governo. Trascura però che l’accumularsi della tensione politica giocherà uno scherzo “da preti” alle aspettative del cavaliere. E non si tratta di un modo di dire, ma proprio di uno scherzo da preti nel vero senso della parola. Ciò che si aspetta il cavaliere è l’intervento a sostegno delle azioni; intervento che fin ora è stato garantito dalle grandi aziende che hanno ottenuto benefici internazionali, versando “il pizzo” rappresentato dall’impegno di intervenire sui mercati azionari per mantenere le azioni mediset e Mediolanum ad un valore superiore a 5,6, cosa che rappresenta, nell’insieme, per il cavaliere un bottino di oltre 1,5 miliardi di euro. Le medesime aziende ora non hanno più e sentono di non poter avere l’ombrello protettivo della presidenza del consiglio, per cui non osano esporsi, in quanto nessuno dei responsabili intende assumersi l’onere di una decisione che potrebbe identificarsi come fallimentare.
Cosa rimane? O meglio… chi rimane?
Lo IOR; ed è qui lo “scherzo da preti”; in tempi, apparentemente, non sospetti, il presidente della CEI ha annunciato una presa di distanza dalla politica cavalleresca, cosa che mi ha fatto pensare ad un disimpegno di CL e dell’Opus Dei nella tornata elettorale; la perdita su Milano di oltre 80.000 voti ha questa origine, perché nessun altro partito ha ottenuto quei voti mancanti. Si aggiunga a ciò il messaggio che Formigoni ha lanciato al cavaliere: “Un passo indietro, cessione di Palazzo Ghigi, in attesa della poltrona più alta del colle”; messaggio criptato, ma di una chiarezza lapalissiana, che non riesce a nascondere le aspettative dello stesso Formigoni che coincidono con le aspettative dello IOR/Vaticano. La mancanza di concertazione omogenea nell’opposizione che ha vinto le elezioni, rischia di identificare i risultati elettorali in una vittoria di Pirro, perchè non si intravedono le trame nascoste, ma non occulte, che stanno dietro l’esito elettorale. Occorre convincersi che la sconfitta ha coinvolto tutti, indistintamente; hanno perso i partiti, sia a Napoli che a Milano, non riuscendo ad imporre una linea politica univoca, ha perso Berlusconi, ma di sua mano, senza interventi estranei, come un suicidio politico aggravato dalla presunzione di poter affascinare ancora l’elettorato e trainarlo nella condanna di quanti il cavaliere identifica come suoi persecutori. Una indagine “fai da te” che abbiamo sviluppato a Milano alla ricerca degli exit pool (che ci ha regalato la soddisfazione di centrare il risultato finale da noi collocato e divulgato tra 55 e 56%), ha fornito un dato sconcertante; agli elettori che dichiaravano di aver votato Pisapia è stata posta la domanda successiva: “Perché?”; una maggioranza superiore ai 2/3 ha risposto: “Per mandare a casa Berlusconi”. Il voto a Pisapia è diventato, così, il mezzo per un fine immediato e non un fine in vista di una più efficace amministrazione dedita al bene pubblico e non più all’interesse privato. Così si rischia di trasformare una vittoria elettorale in una vittoria di Pirro, venendo a mancare il significato politico che non guarda, ossessivamente, al presente, ma si proietta razionalmente verso il futuro. Alla emotività, che è stata palpabile nell’intervento di Vendola in Piazza Duomo, deve succedere la razionalità, fosse anche arida, purchè sostenuta dalla voglia di cambiamento in meglio e non di un cambiamento solo fine a se stesso.La vittoria deve essere ancora costruita, e lo sarà solo se gli intendimenti individuali dei singoli partiti verranno amalgamati nell’interesse comune, con la mediazione e il compromesso. Nessuno ostacolerà questa ricerca; lo ha confermato lo stesso cavaliere: «Ho troppi impegni per fissare il mio funerale» (Rosario Amico Roxas)

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“No a riduzione militari in Libano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

“Esprimo tutta la mia vicinanza e solidarietà ai militari italiani feriti nei due attentati in Libano ed Afghanistan e alle loro famiglie”. Lo ha dichiarato l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia è già Sottosegretario agli Affari esteri, intervenendo in Aula alla Camera dopo l’informativa urgente del Ministro della difesa La Russa. “Ritengo che Unifil II – ha continuato Vernetti – sia una missione importante perché dopo il conflitto dell’estate del 2006 ha permesso di difendere con efficacia i confini tra Libano e Israele, garantendo la stabilità ed evitando scontri a ridosso della frontiera”. “Un bilancio positivo – ha continuato l’on. Vernetti – nonostante il pericoloso riarmo della milizia sciita di Hezbollah che, secondo alcune fonti, sarebbe riuscita ad accumulare quantitativi di armi maggiori rispetto a quelli precedenti la guerra del 2006. Hezbollah rappresenta un fattore di instabilità, soprattutto in relazione ai legami che questa milizia libanese ha con l’Iran e con la vicina Siria”. “Auspichiamo, pertanto – ha continuato l’on. Vernetti – che il Governo libanese collabori con l’Italia per scoprire gli autori dell’attentato che ha coinvolto i nostri militari. Su questo punto riteniamo sbagliato parlare di una riduzione del contingente militare italiano in Libano, proprio perché valutiamo di fondamentale importanza il lavoro di stabilizzazione per l’intera regione che i nostri militari stanno portando avanti”.

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Göran Schildt: Vent’anni di mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Mag 2011

Poco dopo la Seconda guerra mondiale, l’autore, noto storico dell’arte e scrittore finlandese, famoso per i suoi resoconti di viaggio, partì dalla Svezia insieme alla moglie alla volta del Mediterraneo. Era qualcosa di più di una vacanza, era un modo per ritrovare, dopo l’atroce conflitto, un senso alla vita. In queste pagine Schildt riepiloga i momenti più significativi di quei viaggi e anticipa in tutta la sua drammatica dimensione e attualità il problema del degrado ambientale e delle condizioni di vita e la difficoltà per trovare uno spazio in cui l’individuo possa avere un minimo di semplicità, di genuinità e di libertà. Pagine 348 Euro 15,00 Codice 17795T EAN 978-88-425-4799-0. Mursia editore.

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Processo Ruby

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

Sarà la Corte Costituzionalea decidere quale tribunale celebrerà il ‘processo-Ruby’. Il ricorso presentato dalla Camera alla Consulta, solleva un presunto ‘conflitto di attribuzioni’ sull’udienza del  prossimo 31 maggio  nei confronti del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, imputato di concussione e prostituzione minorile. L’ennesimo tentativo ‘blocca-processi’ sarebbe stato avanzato per evidenziare una inadeguata attribuzione alla magistratura di Milano della competenza funzionale, che secondola Cameraspetterebbe al tribunale dei Ministri. “Ogni giorno ce n’è una nuova – osserva Giuliano Girlando, responsabile perla Giustiziadell’Italia dei Diritti -, è sempre più evidente l’attacco e l’accanimento dimostrato nei confronti della magistratura”.   Fanno discutere anche le recenti parole di Maurizio Paniz, membro Pdl della commissione Giustizia, secondo il quale il sistema attuale non sarebbe corretto, forse addirittura anticostituzionale, in quanto secondo lui il conflitto di attribuzione è sollevato dalla magistratura, automaticamente il processo si blocca, ma se è sollevato da un’altra istituzione comela Camerail processo non si blocca.  In merito, l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro ha commentato duramente la dichiarazione del berlusconiano: “Paniz segue semplicemente la linea d’attacco ai magistrati, di cui abbiamo avuto esplicito esempio nelle espressioni del Premier sul tribunale di Milano, la scorsa settimana. Si dovrebbero tenere a mente le parole del Presidente della Repubblica. Non mi pare che Paniz abbia ben chiaro quanto raccomandato da Napolitano, in particolare sull’insindacabilità delle sentenze deliberate dai giudici. Aspettiamo la decisione della Consulta – conclude Girlando -, sperando che venga quanto prima ristabilito il giusto ruolo alla magistratura”.

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Libia libera: difendiamo i civili

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

«È giusto intervenire, purtroppo anche con la forza, per difendere i civili che lottano per la loro libertà, da massacri ed epurazioni perpetuate dal dittatore Gheddafi, che da oltre quarant’anni tiene la Libia sotto il suo dominio». Dichiara Vincenzo Galizia, Presidente nazionale del movimento Fronte Verde Ecologisti Indipendenti sulla risoluzione votata ieri alla Camera per l’intervento in Libia. «La scelta di partecipare al conflitto era inevitabile, bisogna però avere chiarezza di intenti, soprattutto per quanto riguarda il comando delle operazioni militari, triste constatare come in questa occasione il premier Berlusconi sia stato assente ieri in aula, doveva, visto soprattutto i suoi precedenti di amicizia con Gheddafi, metterci “la faccia” dando il peso necessario all’intervento italiano. La comunità internazionale, deve ricordare che il loro intervento è solo in difesa dei civili e non per i loro interessi economici» conclude l’intervento Galizia. (libia libera)

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Libia: stop al conflitto

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

“Abbiamo subito condiviso lo spirito e i principi ispiratori della Risoluzione ONU 1973 sulla Libia, rivendichiamo ora il rispetto di tali principi e un immediato stop dello stato di conflittualità” lo dichiara l’On. Americo Porfidia di Noi Sud-Ir membro Commissione Difesa alla Camera “Invitiamo il Governo e in particolare il Ministro degli esteri a fare pressione affinché le armi si fermino immediatamente e la parola torni alla diplomazia. L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo centrale per la risoluzione pacifica di questa situazione: all’interno del quadro degli obblighi internazionali i nostri compiti – sostiene Porfidia – sono i seguenti: Garantire la sicurezza di tutta la popolazione libica; mantenere in vita i principi ispiratori del Trattato di Bengasi del 2008 che è il frutto di una decennale attività diplomatica italo-libica. Capire con precisione e accuratezza d’analisi chi sono e quali intenzioni hanno per il futuro politico della Libia i rivoltosi cirenaici, assicurandoci che non vi siano tra loro reali o potenziali corpi dell’estremismo islamico; Assicurare alle popolazioni nordafricane colpite direttamente o indirettamente dalla guerra il livello massimo di sicurezza sanitaria e alimentare. Riguardo ai profughi – conclude Porfidia – l’Italia deve dimostrare ancora una volta tutta la sua forza nazionale e farsi trovare unita e solidale nell’aiutare uomini, donne e bambini in grandi difficoltà. Allo stesso tempo agire nei confronti dei paesi membri della UE affinché condividano con l’Italia l’onore della gestione degli sbarchi di immigrati, crediamo questa sia l’unica autentica guerra umanitaria da dover combattere”

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Libia: Roma alza il livello di sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Il sindaco, Gianni Alemanno, ha telefonato ieri pomeriggio al Questore di Roma, Francesco Tagliente, per conoscere il livello di prevenzione messo in atto dalle strutture di sicurezza pubbliche in seguito alla crisi internazionale libica. «Seguendo le direttive nazionali date dal Ministero dell’Interno – ha spiegato il sindaco Alemanno – la Questura di Roma ha messo in atto tutte le misure di prevenzione e di sorveglianza necessarie in questo momento di conflitto nell’area mediterranea. Non esistono specifici motivi di allarme per gli obiettivi sensibili di Roma ma è comunque necessario innalzare il livello di sicurezza della Capitale, sede di Ambasciate e Istituzioni. Roma Capitale rimane in stretto contatto con la Questura e la Prefettura per monitorare l’evolversi della situazione».

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L’agonia politica di Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Il punto oggi non è solo o tanto la notizia del rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per reati gravissimi e infamanti come la concussione o la prostituzione minorile. Il punto è un paese che non ne può più di un governo e di un presidente del Consiglio irresponsabili che stanno trascinando tutto  e tutti in un clima insostenibile da guerra civile e da conflitto permanente tra le istituzioni dello Stato.  Quei sondaggi che il nostro premier ama tanto oggi dicono che gli italiani hanno ben chiaro di chi sia la colpa di questo conflitto tutto giocato sulla pelle del paese, se è vero che due italiani su tre non hanno più alcuna fiducia  in Berlusconi. E che nelle intenzioni di voto il governo e le forze che lo sostengono, sono ormai netta minoranza nel paese, raccogliendo meno del 40% nelle intenzioni di voto. Ormai voi siete maggioranza soltanto all’interno di quest’aula in quest’Aula ma anche questa è una maggioranza solo virtuale. Questo è diventato un Parlamento sordo e cieco alle richieste che vengono dal Paese, reso inutile da un governo e da una maggioranza che lo fanno lavorare un solo giorno alla settimana. Siamo alla paralisi legislativa ed i numeri sono inoppugnabili. La scorsa settimana la Camera dei Deputati ha lavorato tre ore e venticinque minuti. In un mese abbiamo approvato una sola legge. Dal 30 luglio 2010 ad oggi, ribadisco, dal 30 luglio 2010, non si approva un provvedimento in materia economica, per favorire il rilancio del sistema Paese. In questo spaccato pesa ora come un macigno la vicenda giudiziaria del presidente del consiglio. Una vicenda che non si può ridurre alla vecchia favola della persecuzione giudiziaria, né declassare a fatto privato, perché quando si è chiamati a rispondere di reati come concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, la vita privata di un uomo pubblico è pubblica a sua volta e chiama in causa il modello di vita e di contegno al quale non si può sottrarre chi ricopre i più alti incarichi istituzionali. Ma ancora più grave è il crollo della credibilità internazionale del nostro Paese. C’è un governo che è minoritario nel Paese. Una maggioranza che non esiste più. Un paese solo ed isolato nello scenario internazionale. Un Parlamento bloccato da una paralisi legislativa che non conosce precedenti. Noi riteniamo, e con noi lo ritengono la maggior parte degli italiani, che L’Italia meriti molto di più. L’agonia di Berlusconi non può essere e non deve diventare quella di un intero Paese. Per questo chiediamo un atto di responsabilità al presidente del Consiglio: le immediate dimissioni, di farsi da parte, per dare a questo paese la possibilità di scrivere una pagina nuova. (massimo Donadi parlamentare Udc, in sintesi)

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“Il Pdl rappresenta un pericolo per la democrazia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2011

“Berlusconi ha perduto la testa e il Pdl rappresenta un pericolo per la democrazia”. Così interviene l’esponente finiano, Granata, alla Zanzara su Radio 24 e prosegue: ” E’ un problema serio per la democrazia. Questo è un conflitto che sarà portato in altre sedi. Io e la mia famiglia non abbiamo mai preso un solo soldo, mai fatto affari,   (si riferisce all’inchiesta di Panorama domani in edicola, su Briguglio, Bocchino e Granata stesso, ndr), mai un bonifico nulla di tutto questo.  Faccio politica in modo assolutamente trasparente, vivo blindato da qualche anno e non ho scheletri nell’armadio: mettersi contro Berlusconi significa sottoporsi a questa dinamica. Dietro tutto ciò che è partito, contro Fini e il Fli, il mandante è Berlusconi. Dietro tutto questo fango c’è Berlusconi: dall’inchiesta di Panorama, dal fango del Giornale, dall’uso della televisione pubblica e non per ultimo la comunicazione di oggi in Senato da parte di Frattini: tutto ciò è deplorevole. Noi l’abbiamo denunciato. A questo punto si apre un conflitto politico e dovranno risponderne in altre sedi ” conclude Granata a Radio 24.

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