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Posts Tagged ‘libia’

Operazione Irini blocca nave sospetta diretta in Libia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Violazione dell’embargo di armi, questa è la ragione per cui alle 07:00 circa di oggi una Unità navale dell’Operazione EUNAVFOR MED Irini ha bloccato ed ispezionato il mercantile Royal Diamond 7 in acque internazionali a circa 150 km a nord della città libica di Derna (Cirenaica). La nave, segnalata dal Panel of Experts dell’Onu per la Libia, è partita dal porto di Sharjah negli Emirati Arabi verso Bengasi in Libia con un cargo di kerosene per aerei, destinato presumibilmente a scopi militari. Tale carburante viene considerato alla stregua di “materiale militare” dall’ONU e quindi trova applicazione la risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’embargo delle armi verso la Libia, confermata e prorogata dalla risoluzione 2526 (2020). La nave tedesca Hamburg, supportata dalla nave italiana Margottini da cui l’Ammiraglio Ettore Socci – comandante in mare degli assetti assegnati all’Operazione IRINI – ha condotto l’attività, ha impedito al mercantile l’accesso alle acque territoriali libiche e la sta dirottando verso un porto dell’Unione europea per ulteriori verifiche ed indagini.
Operazione Irini è la concreta dimostrazione dell’impegno dell’Unione europea a favore del processo di Berlino, per contribuire alla stabilizzazione della Libia e garantire la pace alla sua popolazione.
L’Operazione Irini (in greco “pace”) è stata pianificata in pochissimo tempo e lanciata il 31 marzo a seguito di una decisione del Consiglio dell’Unione Europea.

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Basta conflitti e violenza contro i civili, i migranti, le donne e i bambini in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Cosi il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,Foad Aodi nonché membro registro esperti Fnomceo ,commenta l’annuncio del cessate il fuoco da parte di Sarraji che arriva in un momento tragico per la popolazione libica dal punto di vista umanitario e sanitario e gli ospedali sono paralizzati in mancanza di tutto come ci riferiscono i medici locali e aumentano i contagiati con Coronavirus.Inoltre Aodi mette in evidenza le altre cause che hanno spinto Sarraji a questo annuncio; debolezza e corruzioni tra i generali e militari di tutte e due governi libici, aumentano le tragedie dei migranti irregolari ,i conflitti internazionali per la Libia si stanno intensificando specialmente per interesse del petrolio e di Leadership sulla pelle dei libici e la Libia .infine Aodi si augura che l’Italia possa recuperare il terreno perso in Libia e di riprendersi una posizione di primo piano e decisiva a favore della stabilità e del processo politico e concretizzare la proposta di elezioni a Marzo.

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Spartizione tra Russia e Turchia nel silenzio del governo italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

“A Misurata una base navale turca, a Sirte quella russa. La spartizione della Libia nel silenzio attonito del governo. Traditi gli interessi vitali dell’Italia”. Lo scrive su twitter il senatore Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, secondo cui “il ministro degli Esteri spieghi in Parlamento quella che appare come la più grave sconfitta della nostra storia repubblicana. Il destino dell’Italia non si gioca a Pomigliano ma nel Mediterraneo dove stiamo perdendo su tutto il fronte. In Libia come in Libano, in Siria come nel Mediterraneo orientale, altre Nazioni occupano il ruolo che era dell’Italia”.

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Libia: Urso (FdI), governo riferisca subito in Parlamento e al Copasir

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

“La “nuova” Libia che emerge dallo scontro in atto sarà di fatto divisa in due sfere di influenza: la Tripolitana sotto il tallone di Erdogan e la Cirenaica protetta da Putin. Italia fuori gioco? Il premier Conte riferisca in Parlamento. Questa è la peggiore sconfitta della storia della Repubblica Italiana”. È quanto ha scritto su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir. “Credo che il governo abbia il dovere di riferire in Parlamento, in Aula e nel Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono in gioco i nostri interessi nazionali nella Regione che è sempre stata considerata come di prioritario interesse strategico per l’Italia, sia sotto il fronte della sicurezza sia sotto quello dell’approviggionamento energetico”, conclude il senatore Urso.

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Libia: l’inasprirsi del conflitto e la minaccia del COVID-19 aggravano la crisi umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte che, a un anno dal lancio dell’offensiva militare avvenuta a Tripoli, in Libia, all’ulteriore intensificarsi degli scontri, si è aggiunta ora la minaccia di diffusione del COVID-19. Da aprile dell’anno scorso più di 300 civili sono rimasti uccisi e altre 150.000 persone sono state costrette alla fuga. Nonostante l’accordo provvisorio di tregua umanitaria, nell’arco dell’ultima settimana gli scontri si sono intensificati in modo significativo. Inoltre, il deteriorarsi della situazione ha messo a rischio le possibilità di decine di migliaia di sfollati di fare ritorno in condizioni sicure verso le proprie aree di origine. Nel frattempo, le autorità hanno confermato che attualmente in Libia si registrano dieci casi di COVID-19 e un decesso, suscitando nuovi timori in merito alle capacità di risposta dei servizi sanitari del Paese già al collasso.“Insieme al conflitto in corso, la diffusione del COVID-19, se non contenuta, potrebbe causare in Libia una catastrofe umanitaria”, ha avvertito Jean-Paul Cavalieri, Capo missione UNHCR in Libia.“La vita quotidiana delle persone sta divenendo sempre più difficile in Libia”, ha affermato. “Molti, tra cui sfollati libici, rifugiati e richiedenti asilo, non hanno un alloggio adeguato e vivono in condizioni di sovraffollamento con accesso limitato a servizi igienico-sanitari. I prezzi di affitti, alimenti e carburanti hanno subito un’impennata ed è necessario far fronte a serie difficoltà per soddisfare le esigenze essenziali”.Il perdurare del conflitto ha colpito gravemente le capacità del sistema sanitario e dei servizi medici del Paese, i quali dispongono di risorse finanziarie limitate e devono far fronte alla carenza di attrezzature e farmaci essenziali. Inoltre, numerosi ospedali e ambulatori situati in aree prossime al conflitto sono stati danneggiati o hanno chiuso.L’UNHCR e i partner stanno fornendo generatori, ambulanze, alloggi container, e cliniche da campo a sostegno dei servizi di assistenza sanitaria locali. L’Agenzia, inoltre, sta svolgendo attività di sensibilizzazione in materia di salute pubblica tra rifugiati, richiedenti asilo e cittadini libici mediante poster, SMS e social media, al fine di attenuare i rischi di esposizione al COVID-19.
Insieme ad altre agenzie umanitarie, l’UNHCR si appella alle autorità libiche affinché assicurino l’accesso e l’inclusione di tutti i gruppi che compongono la popolazione presente in Libia ai piani e alle attività di sorveglianza, preparazione e risposta sanitaria.
L’UNHCR, inoltre, rinnova gli appelli per il rilascio secondo procedure ordinate di quanti sono trattenuti in stato di detenzione. Richiedenti asilo e rifugiati, detenuti in quanto privi di documeti legali, sono particolarmente vulnerabili ed esposti, date l’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari, l’assistenza medica limitata e le condizioni di sovraffollamento in cui vivono. Molti centri di detenzione, inoltre, sono situati in prossimità del fronte degli scontri.L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per la crescente carenza di alloggi a prezzi abbordabili e per l’aumento dei costi degli affitti, in una fase in cui un ulteriore numero di libici è stato costretto a fuggire, anche per la seconda volta da casa e a cercare nuovi alloggi in affitto. Tale situazione ha colpito particolarmente i rifugiati e i richiedenti asilo che non sono in grado di trovare un lavoro regolare. Le testimonianze dei rifugiati raccolte dall’UNHCR riferiscono che i prezzi di affitto di una camera singola sono aumentati di sei volte, mentre quelli per un’intera abitazione sono triplicati. Molti vivono in edifici affollati, non terminati e privi di arredo o all’interno di garage, a volte arrivando a condividere lo spazio di una singola stanza con dieci persone.In alcune aree della città in prossimità del fronte dei combattimenti, le persone stanno faticando enormemente anche ad avere accesso ai beni essenziali e ai servizi pubblici, oltre che a trovare lavoro. La situazione di instabilità, inoltre, ha prodotto un aumento dei casi di criminalità, in particolare di rapine e aggressioni mirate.L’UNHCR continua a operare in Libia per contribuire ad assicurare protezione e assistenza a rifugiati, richiedenti asilo, libici sfollati interni e rimpatriati, ma gli interventi sono stati seriamente ostacolati dai severi protocolli di sicurezza in materia di circolazione e dalla ridotta presenza del personale sul campo. Nell’arco degli ultimi dodici mesi, l’UNHCR ha assicurato consulenza medica a più di 25.500 persone, distribuito beni di prima necessità a oltre 42.700 persone, ed erogato assistenza in denaro contante a quasi 2.500 persone. L’Agenzia, inoltre, ha sostenuto 37 progetti volti a promuovere la coesistenza pacifica tra rifugiati, sfollati libici, rimpatriati e comunità di accoglienza, anche mediante il ripristino di infrastrutture sociali quali le strutture sanitarie e quelle scolastiche.L’UNHCR ribadisce l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a esortare tutte le parti in conflitto nel mondo a cessare le ostilità a sostegno della risposta alla minaccia della pandemia da COVID-19.

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Libia. Rauti (FdI): FdI preoccupata per difesa e sicurezza nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

“Fratelli d’Italia è preoccupata per la difesa e la sicurezza nazionale, perchè dal ministro Di Maio non sono giunte risposte chiare sulla nuova missione europea che sostituirà l’operazione ‘Sophia’ ma soltanto generici ‘vedremo’ e ‘faremo notare’. Inoltre, stigmatizziamo il silenzio sulla nostra reiterata richiesta di un blocco navale, quella ‘interdizione marittima’ che, peraltro, lo stesso Di Maio aveva invocato prima della Conferenza di Berlino”. A dirlo il vicepresidente vicario del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato e componente della Commissione Difesa, Isabella Rauti, nel corso del question time con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.”La nuova missione annunciata dimostra che, se si possono schierare navi per garantire l’embargo sulle armi, si può farlo anche per attuare il blocco navale impedendo così agli scafisti e ai barconi della morte di partire. Rimane però il problema di chi guiderà la nuova missione, che probabilmente sarà molto più utile alla Francia che all’Italia, e quali saranno i parametri di riferimento per misurare il rischio di ‘pull factor’, stabilendo quale sia la ‘soglia’ di un’ondata migratoria. Il rischio che intravediamo è quello di un aumento incontrollato dei flussi migratori, degli sbarchi in Italia, oltre quello di abbassare la guardia nell’azione di contrasto ai trafficanti di esseri umani. Temi su cui il governo non ha dato finora risposte serie e si è limitato ad enfatizzare gli ‘Accordi di Malta’ come una soluzione, mentre ad oggi non c’è nessun accordo europeo sugli sbarchi e sulla distribuzione dei migranti”, conclude la senatrice Rauti.

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La Libia è un trampolino verso l’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

«Ottenere la pace e la riconciliazione non sarà facile. In Libia vi sono delle divisioni profonde e le parti in conflitto sono molto distanti. È perfino difficile trovare il modo di far sedere tutti ad uno stesso tavolo». Così il vicario apostolico di Tripoli, monsignor George Bugeja, descrive ad Aiuto alla Chiesa che Soffre l’attuale situazione nel Paese nordafricano.Pur constatando come la recente Conferenza di Berlino abbia rappresentato un «indubbio segno positivo», il presule sottolinea come il cammino della Libia sia ancora lungo e quanto sia importante che «i vari Paesi che hanno preso parte all’incontro nella capitale tedesca tengano fede agli impegni presi nel corso della conferenza berlinese».Monsignor Bugeja fa inoltre realisticamente notare come la tregua indetta il mese scorso sia stata più volte violata. «A Tripoli vi sono stati degli scontri e ciò crea inevitabilmente tensioni. L’aeroporto della città apre e chiude a seconda della situazione, ma fortunatamente almeno in centro le scuole e gli uffici sono ancora aperti».L’incerto e instabile scenario libico influisce anche sulla crisi dei rifugiati. Tuttavia il vicario di Tripoli invita ad andare alla radice del fenomeno. «La Libia è un trampolino verso l’Europa, ma non è la causa scatenante della crisi migratoria. Molti dei rifugiati giungono qui dall’Africa sub-sahariana e dunque se si vuole rifermare o ridurre il flusso dei migranti si devono risolvere le problematiche esistenti nei loro Paesi d’origine. Altrimenti decine di migliaia di persone continueranno ad emigrare in cerca di un futuro migliore, anche a costo di mettere a rischio la loro vita».La Chiesa cattolica locale cerca di offrire il proprio aiuto sia ai migranti che transitano per la Libia che alla popolazione locale. «Abbiamo delle limitazioni e poche risorse, ma facciamo del nostro meglio per assistere le persone, in primis con la nostra presenza. La Chiesa cattolica è rimasta nel Paese durante tutta la durata del conflitto, anche quando le altre Chiese sono andate via e tutti gli Stati europei hanno chiuso le proprie ambasciate. La nostra presenza è un segno di incoraggiamento per i fedeli».La prossima settimana, monsignor Bugeja prenderà parte a Bari all’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. «Per noi vescovi sarà un’occasione per discutere e raccontare le difficoltà di ogni diocesi. Sostenendoci l’un l’altro e imparando dalle esperienze altrui».

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Libia. Urso (FdI): serve missione europea navale e terrestre

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

“Sì, in politica estera bisogna essere assolutamente uniti ma anche avere con chiarezza una strategia condivisa che persegua con convinzione l’interesse nazionale, tanto più in aree vitali per il nostro Paese, come la Libia, il Mediterraneo Orientale, il Golfo Persico”: a dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso dell’informativa del ministro degli Esteri sulla situazione in Iran, Iraq e Libia.
Per il senatore di FdI il nostro Paese “ha manifestato purtroppo in questi ultimi anni un atteggiamento ambiguo, spesso contraddittorio, che talvolta è apparso inaffidabile ai nostri tradizionali alleati, ciò ha probabilmente determinato il disimpegno degli Stati Uniti, che ha fatto precipitare la situazione in Libia. Non è sufficiente realizzare una girandola di incontri per aver peso, se non si ha anche una precisa strategia su come tornare in campo. Ci colpisce l’ondeggiare di posizioni, gli stop and go, che anche oggi si sono riproposti per esempio sulla possibilità di un intervento condiviso e multilaterale in Libia”.”Noi lo diciamo con coerenza e senza infingimenti: è assolutamente necessario che l’Italia in modo chiaro e coeso chieda all’UE di realizzare una missione militare di interposizione terreste, navale ed aerea, per evitare le interferenze esterne e porre le promesse di pace e stabilità nell’area. Se questa diventa la posizione del governo espressa con chiarezza nelle sedi internazionali, noi ci siamo e ci saremo sempre, a tutela della Nazione, dei suoi interessi, del suo futuro” conclude il senatore Urso.

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Sassoli sulla Libia: “Stop alle armi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

“Con il Presidente del Consiglio Nazionale e Primo ministro libico Fayez Mustafa al Sarraj abbiamo esaminato gli sviluppi della situazione in Libia. Ho rinnovato l’appello per uno stop immediato al conflitto militare che arreca soltanto lutti e sofferenze alla popolazione civile. La soluzione alla crisi non può essere militare ma passa solo attraverso un processo politico inclusivo di tutte le componenti del paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite e senza alcuna ingerenza esterna. La UE è pronta a fare la sua parte nel favorire il dialogo fra tutti i principali attori. Siamo impegnati a sostenere gli sforzi dell’Alto Rappresentante Josep Borrell per una soluzione pacifica in Libia nel quadro del processo di Berlino”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. (n.r. Non dimentichiamo che la comunità Europea non ha una politica estera che si esprima con una sola voce e non ha un proprio esercito: Si vis pacempara bellum e questa faillance condiziona enormemente la capacità persuasiva degli europei poiché se i combattimenti sono in atto, e da mesi, la moral suasion vale, praticamente, molto poco e si rischia persino di diventare ridicoli).

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Libia: Serracchiani, Conte deve prendere iniziativa

Posted by fidest press agency su sabato, 4 gennaio 2020

“Gli scenari di crescente instabilità in aree come l’Iraq, la Siria e soprattutto la Libia sono giunti a un punto tale di rischio per gli interessi dell’Italia che dovrebbe essere il premier Conte a prendere un’iniziativa al massimo livello, sia in ambito Ue sia con i Paesi più direttamente coinvolti”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, commentando decisione del Parlamento turco di promuovere un intervento militare in Libia e gli sviluppi sugli altri fronti del Medio Oriente.
“L’intervento turco rappresenta un fattore di grande destabilizzazione ma – osserva la parlamentare – si inserisce nel vuoto di qualsiasi iniziativa europea e purtroppo anche italiana in Libia. Veniamo di fatto espulsi da quella che era una nostra sfera d’influenza strategica e assistiamo inerti all’espansione militare di una potenza d’area. Se il precedente governo ha colpe gravissime in politica estera, questo è un motivo in più per segnare discontinuità. Gli appelli – conclude – ora lasciano il tempo che trovano”.

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“La Turchia manda truppe in Libia a sostegno di Sarraj”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

“E si appresta a spartirsi il territorio con la Russia che appoggia Haftar. L’Europa a un passo dall’irrilevanza e gli interessi nazionali italiani messi a rischio. Per questo grandioso risultato bisogna ringraziare la geniale strategia dei Napoleone da operetta Sarkozy e Macron che hanno alimentato il caos libico in chiave anti italiana e nella speranza di avvantaggiare la Francia. Ora il Governo italiano si faccia sentire nelle sedi opportune, chieda conto alla Francia di anni di atteggiamenti spregiudicati e irresponsabili e pretenda di dettare la linea dell’Intera Unione Europea nel dossier libico”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Assistenza ai rifugiati che vivono nelle aree urbane della Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha annunciato ieri che sta intensificando il sostegno destinato a rifugiati e richiedenti asilo presenti nelle aree urbane della Libia e rivalutando il ruolo e il funzionamento del Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) I rifugiati e i richiedenti asilo che vivono nelle aree urbane sono già circa 40.000, tra i quali alcuni estremamente vulnerabili e in disperato bisogno di aiuto. L’assistenza umanitaria per rifugiati e richiedenti asilo è disponibile presso il Centro comunitario diurno (Community Day Centre/CDC) dell’UNHCR attivo a Gurji, nel distretto di Tripoli, dove coloro che ne hanno necessità possono accedere a servizi quali cure primarie, registrazione e assistenza in denaro per soddisfare le esigenze legate a cibo e alloggio.L’agenzia, inoltre, sta rivalutando il ruolo del GDF alla luce delle gravi e insostenibili condizioni di sovraffollamento. Il GDF è stato inaugurato un anno fa come centro di transito per rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili, principalmente donne e minori non accompagnati a rischio più elevato in stato di detenzione e per i quali erano state individuate soluzioni fuori dalla Libia. Tali soluzioni restano estremamente limitate e richiedono che l’UNHCR individui e dia priorità ai casi di vulnerabilità più gravi in seno a una popolazione molto più ampia, composta da molte persone in stato di forte bisogno. L’UNHCR e i partner operano all’interno della struttura, la quale ricade sotto la giurisdizione complessiva del Ministero dell’Interno libico.Tuttavia, a partire da luglio, in seguito all’attacco aereo che ha colpito il centro di detenzione di Tajoura, provocando diverse vittime, centinaia di ex detenuti si sono recati presso il GDF. A fine ottobre, a questi si è aggiunto un altro gruppo di circa 400 persone provenienti dal centro di detenzione di Abu Salim, nonché fino ad altre 200 persone dalle aree urbane. Fanno parte di una popolazione più ampia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti che in Libia sono vulnerabili e esposti a rischi – ma ai cui casi non è stata data priorità per l’evacuazione o il reinsediamento.Il GDF è ora in condizioni di grave sovraffollamento: a fronte di una capacità di circa 600 persone, attualmente ne ospita quasi il doppio, molte delle quali da diversi mesi. L’UNHCR, altre agenzie delle Nazioni Unite e i partner hanno fornito loro assistenza umanitaria, offrendo cure mediche, supporto psicosociale, pasti caldi e biscotti ad alto contenuto energetico. Tuttavia, la situazione presso il GDF non è sostenibile e la struttura non funziona più come centro di transito, ostacolando la capacità dell’UNHCR di evacuare i rifugiati più vulnerabili per i quali sono state individuate soluzioni al di fuori della Libia, fuori dai centri di detenzione e in luoghi sicuri.
Data l’introduzione di un pacchetto di assistenza urbana di portata più ampia, l’UNHCR eliminerà gradualmente il servizio di ristorazione erogato presso il GDF a partire dall’inizio dell’anno. L’UNHCR continuerà a garantire informazioni e consulenza a quanti hanno fatto ingresso informalmente nel GDF in merito alle opzioni a loro disposizione e al pacchetto di assistenza urbana. Coloro che presentano profili per cui è necessaria la protezione internazionale stanno ricevendo sostegno per lasciare il GDF tramite il pacchetto di assistenza urbana, il quale include denaro di emergenza in contanti per i primi due mesi, beni di prima necessità, accesso alle cure primarie e invio a visite specialistiche. Inoltre, ai beneficiari verrà data la possibilità di sostenere colloqui col personale dell’UNHCR per individuare vulnerabilità e soluzioni specifiche. L’UNHCR continua a chiedere risorse supplementari che permetterebbero di fornire un sostegno più sostanzioso e continuo.Circa 40 persone hanno già accettato quest’opzione, il che non esclude che possano usufruire in futuro di possibili evacuazioni o reinsediamenti al di fuori della Libia. A titolo di esempio, a quattro persone che hanno accettato il pacchetto è stata riconosciuta l’ammissibilità all’evacuazione umanitaria a seguito dei colloqui di valutazione delle esigenze di protezione.L’esame dei casi individuali, comprese la valutazione delle esigenze di protezione e l’individuazione di possibili soluzioni durature al di fuori della Libia, continuerà a essere effettuato presso l’ufficio di registrazione dell’UNHCR operativo a Sarraj, al fine di assicurare l’integrità delle procedure previste dall’UNHCR.L’UNHCR ribadisce che le opzioni di reinsediamento purtroppo continuano a essere estremamente limitate, con il numero di posti disponibili a livello mondiale drammaticamente inferiore rispetto alle esigenze. Ogni anno, meno dell’1 per cento dei rifugiati ritenuti in stato di necessità dall’UNHCR può essere reinsediato. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esorta la comunità internazionale a garantire più posti per il reinsediamento e procedure più rapide per consentire di evacuare un numero più elevato di rifugiati che necessitano di essere reinsediati in luoghi sicuri.

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UNHCR evacua un nuovo gruppo di rifugiati dalla Libia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Un gruppo di 98 rifugiati è stato evacuato oggi dalla Libia in Italia. Si tratta della terza evacuazione umanitaria diretta realizzata quest’anno verso il paese.Con il conflitto che continua a infuriare in Libia, le operazioni di evacuazione rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati più vulnerabili che si trovano nei centri di detenzione e in contesti urbani e che hanno un disperato bisogno di sicurezza e protezione.Le persone evacuate provengono da Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan, e tra esse vi sono anche 52 minori non accompagnati. Il più piccolo è Yousef, un bimbo somalo di sette mesi nato in un centro di detenzione e in viaggio insieme ai genitori. La maggior parte dei rifugiati è stata a lungo trattenuta nei centri di detenzione in Libia, alcuni per oltre otto mesi.“Oggi abbiamo trasferito al sicuro 98 persone, ma sono ancora poche rispetto alle migliaia che hanno bisogno di aiuto. Nei centri di detenzione ci sono ancora oltre 3.600 rifugiati. Dobbiamo urgentemente trovare una soluzione per loro, come per migliaia di rifugiati più vulnerabili in contesti urbani,” ha dichiarato Jean-Paul Cavalieri, Capo della Missione per la Libia dell’UNHCR.
L’UNHCR esprime la propria gratitudine per la cooperazione del Ministero dell’Interno libico e per il supporto dell’organizzazione partner LibAid nel garantire il rilascio e il trasferimento dei rifugiati dai centri di detenzione.“L’evacuazione di oggi è un esempio di solidarietà, ringraziamo il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno e la Polizia di Frontiera per averlo reso possibile. Ci auguriamo che altri paesi seguano questo esempio e realizzino simili operazioni umanitarie salva-vita,” ha dichiarato Roland Schilling, Rappresentante Regionale per il Sud Europa dell’UNHCR.Prima dell’evacuzione, l’UNHCR ha ottenuto il rilascio dei rifugiati dai centri di detenzione e li ha trasferiti in un Centro di Raccolta e Partenza (Gathering and Departure Facility – GDF) a Tripoli, dove hanno ricevuto cibo, riparo, cure mediche, supporto psico-sociale nonché abiti e prodotti igienici.Con questa operazione sale a 1.474 il numero di rifugiati vulnerabili assistiti dall’UNHCR ed evacuati dalla Libia nel 2019; tra essi, 710 sono stati trasferiti in Niger, 393 in Italia, e 371 sono stati reinsediati in Europa e Canada.

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Istituito un meccanismo di transito per evacuazione rifugiati dalla Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Il Governo del Ruanda, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’Unione Africana hanno firmato oggi un memorandum d’intesa per istituire un meccanismo di transito che consenta l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia.In base all’accordo, il Governo del Ruanda accoglierà e darà protezione a rifugiati e richiedenti asilo che si trovano attualmente nei centri di detenzione in Libia, e che saranno portati al sicuro in Ruanda su base volontaria.
Verrà evacuato un primo gruppo di 500 persone, provenienti prevalentemente dal Corno d’Africa, tra cui vi sono anche bambini e adolescenti a rischio. Dopo l’arrivo dei rifugiati e richiedenti asilo evacuati, l’UNHCR continuerà a cercare soluzioni alla loro situazione.
Mentre alcuni potrebbero beneficiare del reinsediamento in paesi terzi, altri riceveranno assistenza per tornare nel paese dove hanno precedentemente ricevuto asilo, oppure per fare ritorno nel proprio paese qualora le condizioni di sicurezza lo permettano. Alcuni potrebbero rimanere in Ruanda, previa autorizzazione da parte delle autorità competenti.I voli di evacuazione dovrebbero cominciare nelle prossime settimane, e verranno organizzati in collaborazione con le autorità ruandesi e libiche. L’Unione Africana fornirà assistenza alle evacuazioni, un supporto politico strategico comprensivo di formazione e coordinamento, e un aiuto per mobilizzare le risorse. L’UNHCR fornirà i servizi di protezione e l’assistenza umanitaria necessaria, compresi cibo, acqua, alloggi, istruzione e cure mediche.L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale affinché vengano messe a disposizione le risorse necessarie all’implementazione dell’accordo.
Dal 2017, l’UNHCR ha evacuato oltre 4.400 rifugiati e richiedenti asilo dalla Libia in altri Paesi, tra cui 2.900 persone attraverso il Meccanismo per il transito di Emergenza in Niger e altre 425 in Paesi europei attraverso Il Centro di transito di Emergenza in Romania.Tuttavia, si stima che circa 4.700 persone siano attualmente trattenute in condizioni terribili nei centri di detenzione in Libia. Hanno urgente bisogno di essere trasferite al sicuro e di ricevere protezione, assistenza salvavita e soluzioni durevoli alla loro situazione.

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Migranti dalla Libia e blocco navale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

“Il blocco navale rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perchè è la stessa Europa che lo vuole. Il Consiglio Europeo del giugno 2017 si concluse con l’ipotesi di attuare un blocco navale nelle acque libiche per fermare i flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo centrale. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel, visto che all’inizio di questo mese il Parlamento tedesco ha approvato il “Migration-paket”. Un provvedimento che prevede la detenzione per un massimo di 18 mesi in centri sorvegliati di chi entra illegalmente in uno Stato membro, per qualsiasi motivo lo faccia, anche se richiedente asilo, e l’immediata espulsione di chi non ha diritto ad essere accolto”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir nel corso del convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi”.
“In questo senso il decreto Sicurezza bis è stata un’occasione persa visto che su questo non c’è alcun riferimento. Fratelli d’Italia già in occasione del primo decreto criticò il limite dei 180 giorni per trattenere i migranti come un periodo insufficiente. Questo provvedimento poteva essere l’occasione per fare di più e creare quei Centri di sorveglianza che già esistono in Germania e che sono fondamentali per organizzare i rimpatri con i voli charter. Fratelli d’Italia ribadisce, perciò, la sua posizione: chi entra illegalmente va considerato clandestino fino a prova contraria, e va trattenuto come accade in Germania fino a 18 mesi, per avere il tempo necessario per valutare l’ipotesi di riconoscere al migrante lo status di rifugiato, oppure di rimpatriarlo” conclude il senatore Urso.

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Libia: “Italia sta sottovalutando situazione. Rischio di una nuova Siria”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Convegno di Lettera22 oggi in Senato. “L’Italia sta sottovalutando quanto sta accadendo in Libia. La Libia ormai è in balia di sé stessa e rischia di diventare una nuova Siria. È necessaria un’iniziativa strategica che vada oltre l’intervento militare e che coinvolga politicamente l’Italia e l’Unione europea”. Questo il messaggio che giunge dal convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi” che si è tenuto oggi in Senato. Sullo sfondo il libro di Fausto Biloslavo “Libia Kaputt”, che attraverso i fumetti racconta i recenti momenti più drammatici della storia libica, dalla caduta di Gheddafi all’esplosione della bomba migranti.Crisi in Libia, che come ha fatto notare il generale, già comandante del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Marco Bertolini “è stata una sveglia per l’Italia, nel senso che si ha fatto capire che la guerra è nel nostro giardino di casa e non possiamo fare finta di nulla”. Da qui però a pensare a un intervento diretto delle forze militari italiane ce ne passa. “Lo strumento militare – continua Bertolini – è importante ma ha un costo finanziario e militare. Ma soprattutto impone uno sforzo corale e una compattezza del cosiddetto fronte interno che al momento non c’è. Basti pensare alle divisioni che nella nostra Nazione esistono su altri temi fondamentali, come ad esempio sulla definizione di famiglia”. Ma dal punto di vista diplomatico l’Italia ha commesso numerosi errori, come sottolinea il corrispondente di guerra de La Stampa, Francesco Semprini: “Il nostro Paese in Libia era in una posizione di privilegio ma l’aver richiamato l’ambasciatore, ha garantito una posizione di vantaggio alle altre Nazioni, tra cui in particolare la Francia, con la conseguenza di penalizzare l’Italia. Oggi la Libia è in balia di sé stessa. Bisogna creare un partenariato, superare l’atteggiamento miope di questi anni e mettere in campo politiche strategiche che vadano oltre l’emergenza, e che fronteggino la questione migratoria del Sud del Paese”. E sul fronte politico sia il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri, Andrea Delmastro, e il senatore di FdI, Adolfo Urso, vicepresidente Copasir, ribadiscono la necessità di un più serio e concreto impegno politico del nostro governo direttamente in Libia, pur non confidando nelle capacità del ‘Governo del Cambiamento’, e nel Parlamento europeo dove “il nostro eccellente gruppo di europarlamentari saprà indicare le scelte migliori” soprattutto nella difesa dei nostri interessi contro Parigi “il cui obiettivo è rimpiazziare Eni con Total e scatenare una tempesta di migranti che si riversi sull’Italia”. È necessario realizzare il blocco navale, sottolineando, che questo “rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perché è la stessa Europa ad aver previsto l’ipotesi “blocco navale” al Consiglio Europeo del giugno 2017. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel nel contrasto all’immigrazione”. E su un’azione più efficace dell’Italia è convinto anche il giornalista corrispondente di guerra de Il Giornale, Fausto Biloslavo che concludendo i lavori rilancia: “L’Italia dovrebbe intervenire di più e anche da sola se non c’è l’Europa. Abbiamo una presenza militare che potrebbe obbligare i contendenti a sedersi attorno ad un tavolo, e potrebbe anche farlo come forza di intermediazione, che fa da cuscinetto fra il governo e Haftar. La situazione è disastrosa. Rischiamo di avere uno scenario siriano ma alle porte di casa, e con l’ingerenza straniera di tutti gli attori regionali. Per questo non possiamo continuare a voltarci dall’altro lato”.

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Osservazioni sulla Libia di Charlie Yaxley, portavoce di UNHCR

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Ginevra (Svizzera) Questa mattina, in risposta alle domande formulate durante la conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni, il Portavoce dell’UNHCR Charlie Yaxley ha presentato le seguenti osservazioni sulla Libia: L’UNHCR rimane preoccupato per le condizioni di sicurezza a Tripoli, mentre proseguono gli scontri e gli attacchi aerei in città e nei dintorni. Negli ultimi giorni raid aerei e attacchi di artiglieria hanno colpito Ain Zara, Tajoura e le vicinanze dell’Aeroporto Internazionale di Tripoli. Ogni giorno, migliaia di civili si spostano verso aree più sicure nelle città costiere e verso l’altopiano del Jebel Nafusa. L’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento a causa della scarsità di cibo e di medicinali, oltre che della difficoltà di movimento all’interno della città. L’UNHCR continua a monitorare i bisogni della popolazione sfollata, e distribuisce coperte, materassi e altri beni di prima necessità.L’UNHCR è molto preoccupato per la sicurezza di circa 3.300 rifugiati e migranti bloccati nei centri di detenzione. In molti di questi centri, soprattutto nella zona occidentale, le persone hanno urgente bisogno di assistenza medica; a causa delle difficoltà di accesso per gli operatori anche il cibo scarseggia, mentre gli impianti idrici e i servizi igienico-sanitari sono in pessimo stato.Il 9 maggio, l’UNHCR ha trasferito 239 rifugiati dai centri di detenzione di Azzawya, Al-Sabah e Tajoura alla Struttura di Raccolta e Partenza – Gathering and Departure Facility (GDF). Due giorni prima, un attacco aereo aveva colpito una struttura nei pressi del centro di detenzione di Tajoura. L’UNHCR è impegnato in una corsa contro il tempo per trasferire con urgenza rifugiati e migranti dai centri di detenzione ad aree più sicure, e fa appello alla comunità internazionale perché si faccia avanti per offrire possibilità di evacuazione, corridoi umanitari, o qualunque altro mezzo per portare queste persone al sicuro.La scorsa settimana, circa 944 persone sono partite dalle coste libiche. Tra esse, almeno 65 persone hanno perso la vita al largo delle coste tunisine, mentre il 65% degli 879 sopravvissuti è stato riportato in Libia. L’UNHCR ribadisce che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. È necessario un duplice approccio che, da un lato, incrementi le capacità di ricerca e soccorso delle navi delle Ong e degli Stati e, dall’altro, che aumenti le evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione a Tripoli.Le navi delle Ong hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite umane in mare, pertanto esortiamo gli Stati ad abolire le restrizioni legali e logistiche che ne impediscono le operazioni. Facciamo inoltre appello agli Stati perché offrano canali legali e sicuri di accesso all’asilo, per evitare innanzitutto che le persone siano costrette a salire sui barconi per cercare di mettersi al sicuro.

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146 rifugiati evacuati in Italia dalla Libia, teatro di scontri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Nella giornata di ieri 146 rifugiati sono stati evacuati dalla Libia grazie a un’operazione congiunta dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e delle autorità italiane e libiche. Dall’inizio dei recenti scontri, l’Italia è il primo Paese ad accogliere persone evacuate dalla Libia. L’evacuazione è stata organizzata in collaborazione con il Ministero degli Interni libico.
Il gruppo, di cui fanno parte anche 46 minori separati dalle loro famiglie, è partito dall’aeroporto libico di Misurata ed è da poco atterrato a Roma. I rifugiati evacuati saranno ospitati in centri di accoglienza straordinaria.“Questa operazione di evacuazione è un’àncora di salvezza per le persone che hanno affrontato gravi minacce e pericoli in Libia,” ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Ora è di fondamentale importanza che anche altri Stati mettano in atto simili gesti di generosità, offrendo opportunità di evacuazione per i rifugiati coinvolti nel conflitto. Fingere di non vedere quanto sta accadendo avrà conseguenze drammatiche e reali.” Intanto, a Tripoli, le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare a causa del protrarsi dei combattimenti tra forze rivali. Nei giorni scorsi, i raid aerei hanno causato numerose vittime tra i civili e distrutto diverse infrastrutture.Migliaia di rifugiati e migranti continuano a essere prigionieri nei centri di detenzione, dove anche prima dell’inizio del recente conflitto vivevano in condizioni drammatiche. Le persone detenute hanno riferito di temere per le loro vite e di aver sentito spari e attacchi aerei nelle vicinanze. Se i combattimenti dovessero raggiungere i luoghi di detenzione, queste persone rischierebbero di essere abbandonate o coinvolte nel conflitto.
L’UNHCR esorta la comunità internazionale a evacuare tutti i rifugiati rimasti nei centri di detenzione a Tripoli e a portarli al sicuro. Poiché gli scontri non accennano ad arrestarsi, la rapidità è un elemento essenziale.Al momento più di 3.300 persone sono particolarmente a rischio, intrappolate all’interno dei centri di detenzione in prossimità degli scontri in corso e imminenti. L’UNHCR ha già evacuato centinaia di rifugiati e migranti lontano dai pericoli più immediati; tra essi, circa 500 persone sono state trasferite nel nostro Centro di Raccolta e Partenza a Tripoli, mentre altre 163 persone sono state portate in Niger nell’ambito del Meccanismo di Transito di Emergenza (Emergency Transit Mechanism). Tuttavia, poiché queste strutture sono al limite delle loro capacità, le evacuazioni dirette dalla Libia diventeranno presto la sola àncora di salvezza disponibile per i rifugiati vulnerabili. Il deteriorarsi della situazione di sicurezza sta già notevolmente ostacolando gli sforzi compiuti dall’UNHCR per raggiungere alcuni centri di detenzione, e la situazione è destinata a peggiorare qualora la violenza dovesse diffondersi ulteriormente.

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Libia:Foad Aodi (Amsi) 262 morti di cui 80 bambini, 18 professionisti della sanità e una donna incinta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Amsi 1550 feriti di cui 400 gravi e più di 35 mila sfollati e numerose ambulanze distrutte e ospedali colpiti e 45 famiglie evacuate.Queste sono le cifre che fotografano la situazione tragica a Tripoli in Libia, aggiornata con i morti di oggi alle ore 16.00 del 22.04 ,seguita dal Fondatore dellAmsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) e Consigliere OMCEO di Roma – Foad Aodi – che é in contatto con i medici libici locali che soccorrono e certificano la morte di bambini ,donne violentate, feriti gravi sia in ospedale che nelle strade e periferie della capitale. La situazione ormai è entrata in una fase cruciale e viene chiamata dall’esercito di Haftar la seconda fase e aspettano il semaforo verde proprio dallo stesso Haftar per il colpo finale prima dell’inizio del mese di Ramadan.La situazione degli ospedali peggiora giorno per giorno e non riesce a curare e operare tutti i feriti e sono a rischio anche i pazienti cronici ed i dializzati ,la direttrice del centro di dialisi di Ain Zara ha trasferito il materiale del deposito per la dialisi insieme ai medici libici in un posto più sicuro. Inoltre sono state distribuiti alimenti e cibo a più di 400 famiglie delle 800 registrate per ricevere sostegno e cibo nel sud della capitale. I combattenti stanno utilizzando i bambini, le donne e gli ospedali come scudo umano continua Aodi che denuncia l’utilizzo ancora più massiccio dei migranti irregolari nei conflitti specialmente quelli che sono stati fatti fuggire da Bengasi e Tobrok per mancanza di cibo e medicinali sufficienti per tutti i migranti e per poi reclutarli nel conflitto. Si parla di aerei che arrivano direttamente dall’estero con giovani reduci dalla Siria e nello stesso tempo la fuga di generali da Tripoli verso paesi amici a loro. Di recente è stata chiusa la strada verso l’aeroporto di Tripoli. Sicuramente la situazione tragica e la sofferenza della popolazione libica e il reclutamento dei bambini e migranti irregolari nel conflitto da parte di tutte e due le parti rimarrà una macchia pesante nella storia e sulla coscienza di chi sostiene uno contro l’altro senza pensare un attimo al popolo libico, ai migranti,alle donne e ai bambini sfruttati e violentati e sta aumentando giorno dopo giorno il pericolo di violenza sessuale sui minorenni e pedofilia ,il mercato nero e clandistino dei trapianti d’organi tra i numerosi orfani di numerose famiglie scomparse completamente conclude Aodi ricordando l’appello Amsi e Co-mai #SalviamolaLibia e la sua popolazione ,compreso i bambini e le donne ,dai giochi e conflitti politici internazionali e di leadership e di interesse economico più grande di lei.

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Francia y Emiratos Árabes Unidos ‎bombardean Libia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Drones de las fuerzas armadas de Francia y aeronaves de Emiratos Árabes Unidos están realizando ‎desde el 4 de abril operaciones de bombardeo contra las fuerzas del Gobierno de Unión Nacional ‎de Libia, gobierno encabezado por Fayez el-Sarraj y respaldado por la ONU.‎Francia afirma ser neutral en Libia y estar tratando de reconciliar a los actores libios ‎en conflicto… pero sus fuerzas especiales están ayudando al general Khalifa Haftar en su ofensiva ‎contra el gobierno respaldado por la ONU.‎Oficialmente, Francia supuestamente no dispone de drones armados. Pero en 2013 compró ‎‎16 drones MQ-9 Reaper a Estados Unidos y los equipó posteriormente con misiles AGM-114 ‎Hellfire en el marco de un acuerdo firmado con el fabricante estadounidense General Atomics. ‎Por su parte, Emiratos Árabes Unidos instaló una base militar en al-Khadim, donde –según la ‎publicación especializada estadounidense Jane’s– equipó con armamento 6 aviones ‎estadounidenses IOMAX AT-802i BPA, 2 drones chinos CAIG Wing Loong y 2 helicópteros ‎estadounidenses UH-60 Black Hawk.‎Al parecer, fuerzas de Emiratos Árabes Unidos son responsables de los bombardeos registrados en ‎Wadi al-Rabi’a y Tajura.‎ (by https://www.voltairenet.org/article206195.html – valeria sonda )
سكك حديدية
بقلم تييري ميسان
دمشق (سوريا)
لا يمكن لسورية أن تعتمد في عملية إعادة إعمارها إلا على نفسها فقط، لأن أياً من الذين أنفقوا مئات المليارات من الدولارات لتدميرها، على استعداد لدفع فلس واحد لإعادة إعمارها.
وفي مثل هذه الظروف يتوقف مستقبل البلد على إعادة ارتباطه بماضيه، حين كان نقطة عبور إلزامية بين المحيط الهندي والبحر الأبيض المتوسط، وحين كان طريق الحرير في العصور الغابرة يبدأ من العاصمة الصينية القديمة شيان، وينتهي في كل من أنطاكية وصور.
لم يكن هذا الطريق مجرد طريق تجاري حيث يجري تداول السلع بين مدينة وأخرى فحسب، بل كان أيضاً طريقاً ثقافياً انتشرت على جانبيه الفلسفة الصينية في عموم قارة (…)

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