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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘libia’

Libia:Foad Aodi (Amsi) 262 morti di cui 80 bambini, 18 professionisti della sanità e una donna incinta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Amsi 1550 feriti di cui 400 gravi e più di 35 mila sfollati e numerose ambulanze distrutte e ospedali colpiti e 45 famiglie evacuate.Queste sono le cifre che fotografano la situazione tragica a Tripoli in Libia, aggiornata con i morti di oggi alle ore 16.00 del 22.04 ,seguita dal Fondatore dellAmsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) e Consigliere OMCEO di Roma – Foad Aodi – che é in contatto con i medici libici locali che soccorrono e certificano la morte di bambini ,donne violentate, feriti gravi sia in ospedale che nelle strade e periferie della capitale. La situazione ormai è entrata in una fase cruciale e viene chiamata dall’esercito di Haftar la seconda fase e aspettano il semaforo verde proprio dallo stesso Haftar per il colpo finale prima dell’inizio del mese di Ramadan.La situazione degli ospedali peggiora giorno per giorno e non riesce a curare e operare tutti i feriti e sono a rischio anche i pazienti cronici ed i dializzati ,la direttrice del centro di dialisi di Ain Zara ha trasferito il materiale del deposito per la dialisi insieme ai medici libici in un posto più sicuro. Inoltre sono state distribuiti alimenti e cibo a più di 400 famiglie delle 800 registrate per ricevere sostegno e cibo nel sud della capitale. I combattenti stanno utilizzando i bambini, le donne e gli ospedali come scudo umano continua Aodi che denuncia l’utilizzo ancora più massiccio dei migranti irregolari nei conflitti specialmente quelli che sono stati fatti fuggire da Bengasi e Tobrok per mancanza di cibo e medicinali sufficienti per tutti i migranti e per poi reclutarli nel conflitto. Si parla di aerei che arrivano direttamente dall’estero con giovani reduci dalla Siria e nello stesso tempo la fuga di generali da Tripoli verso paesi amici a loro. Di recente è stata chiusa la strada verso l’aeroporto di Tripoli. Sicuramente la situazione tragica e la sofferenza della popolazione libica e il reclutamento dei bambini e migranti irregolari nel conflitto da parte di tutte e due le parti rimarrà una macchia pesante nella storia e sulla coscienza di chi sostiene uno contro l’altro senza pensare un attimo al popolo libico, ai migranti,alle donne e ai bambini sfruttati e violentati e sta aumentando giorno dopo giorno il pericolo di violenza sessuale sui minorenni e pedofilia ,il mercato nero e clandistino dei trapianti d’organi tra i numerosi orfani di numerose famiglie scomparse completamente conclude Aodi ricordando l’appello Amsi e Co-mai #SalviamolaLibia e la sua popolazione ,compreso i bambini e le donne ,dai giochi e conflitti politici internazionali e di leadership e di interesse economico più grande di lei.

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Francia y Emiratos Árabes Unidos ‎bombardean Libia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Drones de las fuerzas armadas de Francia y aeronaves de Emiratos Árabes Unidos están realizando ‎desde el 4 de abril operaciones de bombardeo contra las fuerzas del Gobierno de Unión Nacional ‎de Libia, gobierno encabezado por Fayez el-Sarraj y respaldado por la ONU.‎Francia afirma ser neutral en Libia y estar tratando de reconciliar a los actores libios ‎en conflicto… pero sus fuerzas especiales están ayudando al general Khalifa Haftar en su ofensiva ‎contra el gobierno respaldado por la ONU.‎Oficialmente, Francia supuestamente no dispone de drones armados. Pero en 2013 compró ‎‎16 drones MQ-9 Reaper a Estados Unidos y los equipó posteriormente con misiles AGM-114 ‎Hellfire en el marco de un acuerdo firmado con el fabricante estadounidense General Atomics. ‎Por su parte, Emiratos Árabes Unidos instaló una base militar en al-Khadim, donde –según la ‎publicación especializada estadounidense Jane’s– equipó con armamento 6 aviones ‎estadounidenses IOMAX AT-802i BPA, 2 drones chinos CAIG Wing Loong y 2 helicópteros ‎estadounidenses UH-60 Black Hawk.‎Al parecer, fuerzas de Emiratos Árabes Unidos son responsables de los bombardeos registrados en ‎Wadi al-Rabi’a y Tajura.‎ (by https://www.voltairenet.org/article206195.html – valeria sonda )
سكك حديدية
بقلم تييري ميسان
دمشق (سوريا)
لا يمكن لسورية أن تعتمد في عملية إعادة إعمارها إلا على نفسها فقط، لأن أياً من الذين أنفقوا مئات المليارات من الدولارات لتدميرها، على استعداد لدفع فلس واحد لإعادة إعمارها.
وفي مثل هذه الظروف يتوقف مستقبل البلد على إعادة ارتباطه بماضيه، حين كان نقطة عبور إلزامية بين المحيط الهندي والبحر الأبيض المتوسط، وحين كان طريق الحرير في العصور الغابرة يبدأ من العاصمة الصينية القديمة شيان، وينتهي في كل من أنطاكية وصور.
لم يكن هذا الطريق مجرد طريق تجاري حيث يجري تداول السلع بين مدينة وأخرى فحسب، بل كان أيضاً طريقاً ثقافياً انتشرت على جانبيه الفلسفة الصينية في عموم قارة (…)

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Libia: la vita e il benessere dei bambini in pericolo mentre si intensificano i combattimenti a Tripoli

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

“Un numero crescente di bambini è a rischio imminente di ferite o morte a causa dell’escalation dei combattimenti – i peggiori degli ultimi anni – a Tripoli e dintorni.Ricordiamo a tutte le parti in guerra in Libia l’obbligo di proteggere i bambini in ogni momento, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Uccidere, ferire e reclutare bambini, gli attacchi su strutture scolastiche, mediche e idriche sono tutte gravi violazioni dei diritti dei bambini e devono cessare immediatamente. Devono essere messe in atto misure di prevenzione per proteggere meglio i bambini, in linea con la risoluzione 2427 del Consiglio di sicurezza.Esortiamo inoltre ad un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per tutti i bambini bisognosi, e ad un cessate il fuoco per consentire ai civili di lasciare in sicurezza le aree in conflitto.Quasi 1.800 bambini sono tra i civili che hanno urgente bisogno di essere evacuati dalle zone in prima linea di combattimento, mentre 7.300 bambini sono già stati sfollati dalle loro case a causa delle violenze. Si stima che circa 500.000 bambini siano stati colpiti dalla violenza in tutta la Libia occidentale.I bambini intrappolati nelle zone di conflitto rischiano di finire il cibo e di perdere l’accesso alle cure mediche. Non potendo lasciare queste zone, non possono cercare protezione o assistenza in tutta sicurezza.La violenza ha anche messo in grave pericolo i quasi 1.000 bambini rifugiati e migranti tenuti nei centri di detenzione. Dovrebbero essere immediatamente rilasciati e dotati di un rifugio sicuro fino a quando le loro richieste di asilo potranno essere esaminate o potranno ottenere assistenza per un rimpatrio sicuro con le loro famiglie. Il principio del non respingimento deve essere rispettato. I minorenni non accompagnati, molti dei quali sono in transito nel paese, sono a rischio di gravi violazioni, tra cui il reclutamento, la violenza sessuale o il rapimento.I combattimenti stanno anche privando i bambini del loro diritto all’istruzione. L’anno scolastico è stato sospeso in tutte le scuole nelle zone colpite dal conflitto, e sette scuole stanno attualmente ospitando famiglie sfollate. Un recente attacco a un magazzino scolastico ha distrutto 5 milioni di libri di testo e i risultati degli esami scolastici nazionali.La Libia ha sofferto per più di sette anni di conflitto persistente che ha lasciato almeno 820.000 persone, tra cui circa 250.000 bambini, nel disperato bisogno di assistenza umanitaria e la situazione si sta nuovamente deteriorando. Per il loro bene, e per il futuro del paese, i combattimenti devono cessare”.

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Libia: guerra civile, l’ombra di Macron e l’Italia sotto “scacco matto”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, venga immediatamente a riferire sulla situazione libica sull’orlo della guerra civile scatenata, per procura, da Macron. L’Italia, per l’approvvigionamento energetico e per la sicurezza interna, non può restare inerme di fronte alla polveriera scatenata dal duo Haftar e Macron in Libia. I toni vanagloriosi della conferenza di Palermo e trionfalistici della famosa (o fumosa) cabina di regia sulla Libia con Trump sono distanti e dopo il fumo rimangono le macerie di un governo inerme e imbelle. È interesse nazionale cambiare passo: se Conte vuole smettere con gli annunci e cominciare una seria strategia sulla Libia, noi ci siamo perché è in gioco l’interesse nazionale. Diversamente, più che l’avvocato degli italiani, verrà ricordato come lo scendiletto di Macron”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo Fdi in commissione Esteri.

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In Libia dobbiamo evitare il caos e una nuova crisi migratoria

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani riguardo gli accadimenti in Libia ha dichiarato: “Sono molto preoccupato per l’evoluzione della situazione in Libia. Mi appello a tutte le parti affinché si fermino e evitino qualsiasi azione violenta.Non vi può essere una soluzione militare alla crisi libica. Un nuovo conflitto causerebbe solo altre perdite di vite umane e danni enormi al Paese e alla sua popolazione. Rischiamo anche una nuova crisi migratoria, con l’aumento di flussi, principalmente verso l’Italia e gli altri Paesi mediterranei.Di fronte a questa escalation, l’Unione europea deve intervenire immediatamente e parlare con una voce unica e autorevole, contribuendo a una soluzione pacifica e democratica, nel quadro delle Nazioni Unite, come chiesto a più riprese dal Parlamento europeo.L’avanzata delle milizie di Haftar verso Tripoli e possibili scontri nella capitale, porterebbero il Paese al caos di una guerra civile, rompendo il fragile equilibrio instauratosi nel quadro del processo di pace guidato dall’ONU. Rischia anche di interrompersi definitivamente il percorso verso elezioni libere e democratiche, che devono essere le fondamenta su cui ricostruire uno Stato libico basato sulla partecipazione e la riconciliazione.Solo uno Stato di diritto, con istituzioni elette, può davvero garantire la sicurezza dei cittadini e rilanciare l’economia, dando solide prospettive al Paese.La Libia è un partner strategico dell’Unione europea. Quanto sta accadendo a Tripoli non può non avere ripercussioni sulla stabilità e la sicurezza di tutta l’area del Sud del Mediterraneo e del Sahel. Il Paese gioca anche un ruolo chiave nella gestione dei flussi migratori”.

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Libia. Ciriani (FdI): FdI chiede formalmente che governo riferisca in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“L’Italia rispetto a quanto sta accadendo in Libia non può limitarsi, come finora ha fatto, al semplice ruolo da spettatrice, ma deve cercare di assumere un atteggiamento attivo individuando soluzioni politiche a livello internazionale. Purtroppo l’approccio ondivago e confusionario del governo in politica estera ha impedito all’Italia di avere un ruolo autorevole in questa crisi, ed oggi ci troviamo a subire quanto sta accadendo in Libia e più in generale nello scacchiere mediterraneo. Perciò, abbiamo appena inviato alla presidente del Senato la richiesta ufficiale di un’informativa urgente del governo in Aula, affinchè riferisca su quanto sta accadendo in Libia e su come l’Esecutivo intende affrontare questa grave crisi”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Libia. Urso (FdI): aprire riflessione dopo accordo al Serraj-Haftar

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Sulla situazione libica e sul ruolo dell’Italia al riguardo, in particolar modo dopo l’accordo raggiunto ad Abu Dhabi tra il presidente del Governo di accordo nazionale Fayez al Serraj e il maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico, è necessario aprire una riflessione. Questo perchè l’accordo riscrive l’architettura internazionale libica e pone una data, se verrà rispettata, per potenziali elezioni generali. La nostra politica nazionale dovrebbe utilizzare un solo linguaggio, volto a tutelare i nostri interessi, ma purtroppo finora tutto ciò non c’è stato. Lo conferma l’incontro di queste ore a Roma del vicepremier Salvini con il suo omologo libico, per cercare disperatamente di rimediare ad una difficile situazione di isolamento determinata proprio dal Governo con le sue posizioni arroganti. A questo si aggiunge una carenza complessiva di considerazione di quello che è l’interesse nazionale e dei prioritari interessi strategici di politica estera, militare ed economica su cui dislocare le forze che noi abbiamo. E purtroppo, giorno dopo giorno, questa maggioranza non ha idea di quelli che sono gli interessi della nostra Nazione e come essi vadano declinati”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso del convegno “Francia vs Italia: addio Libia”.

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Carteggio Dipartimento Stato Usa su guerra in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

«Rivolgo un appello al ministro Di Maio, che dopo Fratelli d’Italia è stato coraggioso nel denunciare la questione del Franco CFA e del neocolonialismo francese in Africa: FdI chiede al governo di convocare l’ambasciatore francese per chiedere conto del carteggio pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e sulle cause che avrebbero spinto la Francia a bombardare la Libia, generando l’attuale caos immigrazione che subiamo». Lo dice in un video pubblicato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Il presidente di FdI è intevenuto anche su Libero Quotidiano. «Finalmente siamo riusciti a far conoscere a tutti la vicenda del neocolonialismo francese e del Franco CFA che la Francia stampa per 14 Nazioni africane. Ovviamente la sinistra italiana ha cominciato a difendere i francesi e il neocolonialismo che fanno a queste povere nazioni africane e ci ha tenuto a dirci che non c’è alcun nesso tra la moneta coloniale francese e quello che è accaduto con l’immigrazione che arriva da noi. Approfittao per chiedere una cosa alla sinistra ma soprattutto al governo italiano: questa è una mail resa nota dal Dipartimento di Stato americano nel 2015. È una mail che fu mandata a Hillary Clinton quand’era Segretario di Stato americano che parla della vicenda della Libia. Secondo questo funzionario americano che scrive alla Clinton, i francesi avevano scoperto che Gheddafi aveva un piano per sostituire la moneta coloniale francese con una moneta africana basata su quella libica. Secondo questo funzionario americano, questa ragione sarebbe alla base del bombardamento della Libia nel 2011 da parte della Francia e dell’omicidio del colonnello Gheddafi. Credo sia vergognoso che nessuno abbia mai ritenuto di approfondire questo documento pubblico e di risalire alle reali cause che hanno scatenato il caos in Libia e generato il caos immigrazione che arriva da noi. Perché e quello che c’è scritto qui fosse anche lontanamente vero, significherebbe che la Francia non è esattamente un filantropo che stampa queste monete, ma ha un interesse a difendere questa moneta coloniale».

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“Bombardamento Libia vera causa emergenza umanitaria”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“Non accettiamo lezioni dai francesi che, come emerge dal carteggio pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e mostrato oggi da Giorgia Meloni, prima bombardano la Libia per difendere il franco Cfa e poi ci fanno la morale sull’accoglienza. Le politiche francesi di sfruttamento dell’Africa sono la vera causa dell’emergenza umanitaria che stiamo vivendo”. Lo ha detto il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, intervenendo alla trasmissione “Studio 24″ su Rai News 24.”Stando ad un’informativa inviata da un funzionario Usa all’allora Segretario di Stato Usa Hillary Clinton – ha detto Donzelli – i francesi avrebbero bombardato Gheddafi per contrastare il suo progetto di creare una moneta panafricana per liberarsi dal franco coloniale, che la Francia tutt’oggi impone a 14 nazioni africane, e favorire così la loro autodeterminazione. La Francia prima sfrutta le nazioni povere e poi scarica su di noi la responsabilità dell’accoglienza. Ora l’unico modo per fermare le partenze ed evitare le morti in mare è un blocco navale al largo delle coste della Libia, chi non ha diritto di stare in Italia deve essere espulso: su questo saremo vigili e incalzeremo il governo. Le altre nazioni europee prima di riempirsi la bocca inizino a prendersi in carico gli immigrati come avevano promesso – ha concluso Donzelli – tutti vogliono insegnare come si fa accoglienza in Italia: facile essere accoglienti con i porti altrui”.

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Rifugiati: evacuazione salvavita dalla Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Un anno dopo che l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha avviato le prime operazioni di evacuazione salvavita dalla Libia, quasi 2.500 rifugiati e richiedenti asilo più vulnerabili precedentemente detenuti in Libia sono stati trasferiti in Niger, Italia e Romania.Con l’ultima evacuazione, 132 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui donne e bambini, sono stati trasferiti ieri da Tripoli al Niger, dove sono ospitati presso un centro di transito di emergenza dell’UNHCR, mentre per loro vengono ricercate soluzioni a più lungo termine in paesi terzi.Tutte le persone evacuate erano detenute nelle strutture di Triq Al Sikka e Abu Salim a Tripoli. Quarantuno di loro sono minori non accompagnati.La maggior parte è stata portata in detenzione dopo essere stata intercettata o soccorsa in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia all’Europa.Considerati i pericoli che rifugiati e migranti corrono in Libia, l’UNHCR non ritiene che questo paese rappresenti un luogo sicuro per lo sbarco e ha anche sconsigliato i ritorni in Libia in seguito alle operazioni di ricerca e soccorso in mare.”I rifugiati in Libia si trovano di fronte a uno scenario da incubo. Sono fuggiti dalle loro case in cerca di sicurezza e protezione solo per finire incarcerati, languendo indefinitamente in condizioni squallide”, ha detto Roberto Mignone, capo della missione dell’UNHCR in Libia.”È riprovevole che siano detenuti invece che protetti. Ciò nonostante il fatto che possano essere trovate valide alternative alla detenzione in Libia, anche attraverso la struttura di raccolta e partenza che stiamo aspettando di aprire da luglio, e che potrebbe offrire protezione immediata e sicurezza alle persone più vulnerabili”.Una volta aperta, la struttura di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility) sarebbe la prima del suo genere nel paese a proteggere i rifugiati vulnerabili fino a quando non potranno essere evacuati dalla Libia. Sebbene l’impianto sia pronto per l’uso, l’UNHCR sta ancora negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto.Considerate le difficili circostanze in cui si trovano i rifugiati e i richiedenti asilo intrappolati in Libia, l’UNHCR continua a sostenere alternative alla detenzione e chiede maggiore sostegno alle operazioni di evacuazione, che rimangono un’ancora di salvezza cruciale per i più vulnerabili.Nonostante i pericoli significativi per la sicurezza e le limitazioni sui movimenti, dal novembre 2017 l’UNHCR ha portato a termine 23 evacuazioni dalla Libia. 2.476 rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili sono stati liberati dai centri di detenzione ed evacuati dalla Libia in Niger (2.069), Italia (312) e Romania (95).

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Libia: Urso (FdI), governo evasivo e ondivago, serve posizione chiara con risoluzione del Parlamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

“La posizione del governo espressa in Commissione dai ministri Moavero e Trenta è evasiva, ondivaga, priva di reali scelte e prospettive, serve una posizione netta e condivisa che riaffermi il ruolo dell’Italia nell’area di nostro prioritario interesse nazionale, soprattutto in vista della Conferenza internazionale che speriamo si tenga davvero in Sicilia”. E’ quanto ha sostenuto il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, intervenendo nelle Commissione riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Quali sono state le assicurazioni che furono date a Conte dal presidente Trump e prima ancora dal presidente Macron? Quali sono state le intese in merito nell’incontro tra Di Maio e Al Sisi di pochi giorni fa? In questi cento giorni il governo è sembrato muoversi con grande ingenuità sulla materia, fidandosi di assicurazioni poi rivelatesi prive di fondamento, ed ora i rischi sono evidenti a tutti. Non si può derubricare gli scontri a Tripoli di questi giorni a fattori interni, non politici. È necessario chiarire dinanzi al Parlamento, con un dibattito in Aula che definisca la nostra politica estera tanto più a fronte di quanto stanno facendo gli altri attori internazionali che hanno interessi diversi e conflittuali dai nostri” conclude il senatore Urso.

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Trafficanti s’impersonano membri dello staff dell’Agenzia in Libia per circuire i rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Tripoli. L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è sgomenta per la notizia secondo la quale alcuni trafficanti si presenterebbero come personale dell’UNHCR in Libia e chiede alle autorità di agire contro tutti i criminali che cercano di colpire rifugiati e migranti disperati.
Le informazioni in possesso dell’UNHCR provengono da rifugiati che riferiscono di essere stati venduti ai trafficanti in Libia e sono stati oggetto di abusi e torture, anche dopo essere stati intercettati in mare. L’UNHCR sta raccogliendo maggiori informazioni e indagando su queste accuse.In Libia, l’UNHCR ed i suoi partner sono presenti nei punti ufficiali di sbarco per fornire assistenza umanitaria e medica, compresi cibo, acqua, vestiti, per salvare la vita a rifugiati e migranti.Una volta che le persone trafficate tornano a terra, le autorità libiche li trasportano in centri di detenzione, gestiti dalla Direzione per la lotta alla migrazione illegale (sotto la competenza del Ministero degli Interni). I team dell’UNHCR sono presenti anche lì per monitorare la situazione, aiutare e identificare i più vulnerabili per cercare di trovare soluzioni, specialmente nei paesi terzi.L’UNHCR non è coinvolto nel trasferimento di rifugiati dai punti di sbarco ai centri di detenzione.
L’UNHCR ha ricevuto segnalazioni di atrocità indicibili commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli, tra cui stupri, rapimenti e torture. Una donna ha detto all’UNHCR che criminali sconosciuti hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato suo figlio di un anno. La donna ha detto che il bambino è stato denudato e molestato sessualmente dai criminali.L’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo, ma è presente nei luoghi in cui si trovano i rifugiati per fornire loro assistenza salvavita.
L’UNHCR chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili.

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I disordini in Libia e gli interessi italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

“Il governo Conte, di concerto con le opposizioni, nomini subito un Commissario straordinario per la Libia che coordini l’attività a tutti i livelli dello Stato italiano per dar forza alla strategia italiana e tutelare il nostro interesse nazionale in Libia”.
Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri Andrea Delmastro all’esito dell’audizione congiunta del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e della Difesa Elisabetta Trenta.
“La Libia – ha aggiunto Delmastro – per l’approvvigionamento energetico, la sicurezza internazionale e nazionale e il contrasto all’immigrazione illegale, deve essere considerata la priorità geopolitica dell’Italia. Altri Paesi europei potrebbero avere interessi contrapposti ai nostri e sperare o operare, affinché l’attuale situazione caotica si protragga sine die. Il governo Conte non resti fermo ad osservare la situazione. Si impegni con forza per una Libia stabile perché anche da questa dipenderà il futuro dell’Italia”.
“Inoltre – conclude il deputato di Fratelli d’Italia – alla luce del nuovo caos libico, ancora di più emerge la necessità di realizzare immediatamente il blocco navale più volte sollecitato da Giorgia Meloni, visti gli allarmi lanciati dalla intelligence non solo italiana sul rischio di infiltrazioni jihadiste sui barconi.”

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Le milizie sgomberano e disperdono 1.900 persone sfollate all’interno della Libia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per lo sgombero forzato – da parte di alcune milizie – di 1.900 sfollati interni dall’insediamento di Triq Al Matar a Tripoli, in Libia. Triq Al Matar era il più grande insediamento di sfollati interni a Tripoli, dove sin dalla sua creazione nel 2011 vivevano 370 famiglie originarie della città di Tawergha.Secondo i residenti, la scorsa settimana una milizia locale ha costretto l’intera popolazione di Triq Al Matar a fuggire dalle proprie case, dopo tre notti di incursioni indiscriminate e l’arresto arbitrario di 94 residenti, 12 dei quali sono tutt’ora detenuti dalle milizie in condizioni terribili. Alcune donne e ragazze sono state minacciate di stupro. Tutti hanno dovuto abbandonare loro case con breve preavviso, portando con sé solo il minimo indispensabile.Queste persone sono ora disperse, vivono in diverse aree in cui hanno parenti o conoscenti, anche all’interno di altri insediamenti di sfollati interni. Alcune famiglie che possiedono un’automobile si trovano a dormire al suo interno.L’UNHCR esprime preoccupazione per il rischio a cui potrebbero essere esposte le persone che risiedono in altri insediamenti a Tripoli a causa di possibili ulteriori sgomberi. Alcune famiglie di Tawergha che vivono in altri insediamenti a Tripoli sono già fuggite dalle loro case per paura di essere attaccate. L’UNHCR chiede il rispetto dei diritti umani, la protezione dei civili e il diritto delle persone sfollate a decidere sul proprio futuro. L’Agenzia segue la situazione da vicino e collabora con tutte le parti per assicurare che vengano soddisfatte i bisogni essenziali degli sfollati interni e che vengano evitati altri eventuali sgomberi.La popolazione di Tawergha costituisce una minoranza etnica, circa 40mila persone che sono state costrette a fuggire dalle proprie case nel 2011. Nella maggior parte dei casi hanno cercato un luogo sicuro all’interno di insediamenti informali intorno all’area di Tripoli o Bengasi. Vivono lì da sette anni in attesa di poter tornare a casa, dopo un recente accordo tra le parti in causa.
In Libia, circa 192mila sfollati all’interno del Paese vivono da anni in condizioni terribili. L’UNHCR richiede soluzioni urgenti per porre fine alle loro sofferenze e per garantire il loro ritorno a casa in modo volontario, sicuro e dignitoso.

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È la Libia il vero obiettivo di Macron

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Un presidente francese che si atteggia a vittima del «nazionalismo» degli altri è davvero il classico bue che dà del cornuto all’asino. Sì, di tutto si potrà accusare Emmanuel Macron tranne che non abbia sovrano sprezzo del ridicolo. Diversamente, non si sarebbe prodotto in un attacco così sventato al governo italiano bollando come «populisti lebbrosi» i partiti che lo sostengono. Una mitragliata che fa il paio con un’altra dello stesso tenore di qualche giorno prima e che come questa era riuscita a sollevare una pressoché generale reazione di sdegno. Ora come allora il tema sono gli immigrati. Macron ha dalla sua tutta la retorica discesa dal trittico libertè, fraternitè, egalitè ma non i migranti. L’Italia cattiva, che ha invece partorito il fascismo e le legge razziali, ne è stata praticamente invasa, grazie soprattutto alle porte spalancate dai governi a guida Pd. Il buon Minniti, che pure qualche apprezzabile risultato lo ha ottenuto, è arrivato al Viminale troppo tardi, a buoi già scappati. Ora Salvini ha dichiarato finita la ricreazione facendo capire che a Roma è cambiata pure la musica e non solo i musicanti. Un cambio di spartito che a Macron non piace. Non perché abbia a cuore le sorti dei disperati su cui lucrano un po’ tutti, dagli scafisti ad alcune Ong passando per i gestori dei centri d’accoglienza (ne hanno appena arrestato uno a Benevento che circolava in Ferrari), ma perché vuole gestire in solitaria il dossier libico con tutta la sua enorme montagna di interessi. In questo, Macron è solo il continuatore di Nicolas Sarkozy “sorrisi e cannoni”, a giudicare dall’ironia anti-Berlusconi esibita in un summit europeo e dal brutale cinismo con cui eliminò politicamente e fisicamente il suo munifico elemosiniere Mouammhar al Gheddafi. Un vero omicidio politico consumato non in omaggio alle “primavere arabe”, ma solo per scacciare l’Italia dalla Libia. Ecco, la posta in gioco è questa e si chiama Mediterraneo. Quello stesso mare che per molti è la “via” e che per noi è la “vita”. Finalmente, lo abbiamo capito anche noi. (fonte: Secolo d’Italia)

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Libia: i deputati propongono misure per combattere immigrazione e terrorismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Una stabilità politica della Libia è essenziale per affrontare il fenomeno migratorio da un lato, combattere il terrorismo dall’altro, hanno affermato i deputati nelle loro raccomandazioni al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l’azione esterna, approvate mercoledì con 486 voti favorevoli, 150 contrari e 44 astensioni.Devono essere i libici a decidere la forma che assumerà il loro Stato, hanno ribadito i deputati, i quali chiedono di sostenere il processo in corso per lo svolgimento di una conferenza nazionale in Libia volta a raggiungere un accordo tra le diverse parti sulle prossime tappe per completare la transizione. I deputati sostengono anche le elezioni nel 2018, da svolgersi non appena una nuova costituzione sarà adottata.
Inoltre, per combattere il terrorismo e la criminalità, i deputati hanno chiesto l’uso di strumenti di intelligence, ma anche la promozione di programmi per la sanità e l’istruzione, che promuovano il dialogo e la convivenza pacifica e progetti di sviluppo economico per offrire, soprattutto ai giovani, un’alternativa ai traffici illegali.I deputati hanno sottolineato la necessità di sostenere la guardia costiera libica nelle operazioni di soccorso in mare e nella creazione di un registro di tutte le persone sbarcate sulle coste libiche, anche per garantire che siano adeguatamente assistite in conformità delle norme umanitarie internazionali.
Il Parlamento chiede alle autorità libiche di migliorare la protezione degli immigrati e dei rifugiati nel territorio e le loro condizioni nei centri di detenzione, e di chiudere quanto prima le strutture che non sono in regola con gli standard internazionali. Si sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi internazionali per smantellare le reti di traffico di migranti e di tratta di esseri umani e proseguire e intensificare il lavoro dell’operazione EUNAVFOR Med Sophia.

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Libia: i deputati europei propongono misure per combattere immigrazione e terrorismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Un governo di ampio consenso nazionale e strumenti di cooperazione e sviluppo economico sono necessari per affrontare immigrazione e terrorismo, affermano i deputati.Una stabilità politica della Libia è essenziale per affrontare il fenomeno migratorio da un lato, combattere il terrorismo dall’altro, hanno affermato i deputati nelle loro raccomandazioni al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l’azione esterna, approvate mercoledì con 486 voti favorevoli, 150 contrari e 44 astensioni.
Devono essere i libici a decidere la forma che assumerà il loro Stato, hanno ribadito i deputati, i quali chiedono di sostenere il processo in corso per lo svolgimento di una conferenza nazionale in Libia volta a raggiungere un accordo tra le diverse parti sulle prossime tappe per completare la transizione. I deputati sostengono anche le elezioni nel 2018, da svolgersi non appena una nuova costituzione sarà adottata.Inoltre, per combattere il terrorismo e la criminalità, i deputati hanno chiesto l’uso di strumenti di intelligence, ma anche la promozione di programmi per la sanità e l’istruzione, che promuovano il dialogo e la convivenza pacifica e progetti di sviluppo economico per offrire, soprattutto ai giovani, un’alternativa ai traffici illegali.I deputati hanno sottolineato la necessità di sostenere la guardia costiera libica nelle operazioni di soccorso in mare e nella creazione di un registro di tutte le persone sbarcate sulle coste libiche, anche per garantire che siano adeguatamente assistite in conformità delle norme umanitarie internazionali.Il Parlamento chiede alle autorità libiche di migliorare la protezione degli immigrati e dei rifugiati nel territorio e le loro condizioni nei centri di detenzione, e di chiudere quanto prima le strutture che non sono in regola con gli standard internazionali. Si sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi internazionali per smantellare le reti di traffico di migranti e di tratta di esseri umani e proseguire e intensificare il lavoro dell’operazione EUNAVFOR Med Sophia.Nonostante il numero totale degli sbarchi sulle coste italiane sia significativamente diminuito rispetto al 2017, il numero di immigrati provenienti dalla Libia e sbarcati in Italia tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2018 registra un aumento del 50% rispetto allo stesso periodo del 2017.

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Libia: missione archeologica italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

Nei giorni scorsi una delegazione di archeologi italiani si è recata a Tripoli (Libia) per valutare l’esito di un importante progetto di cooperazione culturale. L’operazione prevede la salvaguardia del ricco patrimonio artistico del sito romano di Villa Silin. La professoressa Luisa Musso (decano degli archeologi italiani in Libia) ha affermato: “Questo intervento di restauro della Villa di Silin, che ha consentito di salvare un monumento unico nel suo genere, rappresenta un efficace strumento di diplomazia e di dialogo mediterraneo, nel quadro delle relazioni bilaterali tra l’Italia e la Libia. Per tutti coloro che hanno fatto e continuano a fare dell’archeologia in Libia il baricentro dei propri interessi scientifici, ma anche per quanti credono che l’eredità culturale della propria terra rappresenti un valore ineludibile di identità e coesione sociale, oggi è una grande giornata” Fabian Baroni – Segretario della Fondazione che ha sostenuto l’iniziativa con un contributo di 230mila euro – ha aggiunto: “La Fondazione MedA – Mediterraneo Antico Onlus è orgogliosa di aver contributo alla messa in sicurezza della Villa di Silin. Siamo certi che l’impegno profuso dalle Istituzioni italiane e libiche, pubbliche e private, contribuirà a rafforzare i legami storici, culturali e sociali tra due paesi che condividono oltre allo stesso mare, gli stessi valori mediterranei. Ci auguriamo che a questo primo, emergenziale, intervento faccia seguito un programma concreto di restauro e valorizzazione del sito di Silin”.La direzione scientifica del cantiere è stata affidata alla Missione Archeologica, diretta dalla prof.ssa Luisa Musso mentre il Department of Antiquities libico si è fatto carico della direzione tecnica; il progetto delle nuove coperture è stato realizzato dall’ingegnere strutturista prof. Andrea Giannantoni dell’Università di Ferrara.La villa di Silin, scoperta il 13 dicembre 1974, è il miglior esempio conservato di villae extraurbana di età imperiale in Tripolitania. L’abitazione, situata sulla costa a pochi chilometri da Leptis Magna, si estende per circa 3600 mq e fu rinvenuta in uno stato di conservazione eccezionale. La maggior parte degli ambienti – per una superficie complessiva di 900 mq – è arricchita da pavimenti a mosaico a soggetto geometrico e figurato e da una ricca decorazione parietale costituita da pitture e stucchi per un’estensione complessiva di circa 300 mq.Tracce di un comune passato che vedono il nostro Paese (anche in altri difficili contesti) in prima linea per difendere il patrimonio dell’umanità minacciata da conflitti, incuria e terrorismo.

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Convoglio UNHCR raggiunge le persone sfollate nel sud della Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Nel corso della settimana, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è riuscito a consegnare aiuti d’emergenza a centinaia di famiglie libiche costrette a fuggire nella città di Murzuk, nel sud della paese. In questa regione della Libia le persone hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria in quanto i recenti scontri tra gruppi armati all’interno e nei pressi della città di Sabha, situata a circa 760 km a sud di Tripoli, hanno costretto circa 1.900 famiglie a fuggire dalle proprie case. Il convoglio UNHCR con gli aiuti di emergenza è partito dalla capitale Tripoli il 4 aprile. I sette camion carichi di beni di primo soccorso sono riusciti a raggiungere Sabha il giorno seguente, dove gli operatori UNHCR hanno distribuito aiuti umanitari a 850 famiglie sfollate. L’accesso a Murzuq e Oubari, più a sud, era inizialmente bloccato per ragioni di sicurezza e gli aiuti sono stati trattenuti a Sabha.Tuttavia, all’inizio di questa settimana, la popolazione locale ha iniziato a utilizzare le strade principali da Sabha a Murzuk. Ciò ha dato all’UNHCR un margine di manovra per consegnare urgentemente beni di prima necessità alla città di Murzuk, dove mercoledì 18 aprile 370 famiglie sfollate hanno finalmente ricevuto gli aiuti necessari.
La popolazione libica sfollata a sud ha estremo bisogno di alloggi adeguati e di beni di base tra cui kit per l’igiene, materassini, materassi e set da cucina. A peggiorare le cose, l’accesso umanitario a queste zone della Libia è stato limitato per settimane e la situazione rimane estremamente instabile. Molti hanno cercato rifugio nelle scuole locali, negli ospedali e in altri edifici pubblici.In Libia, attualmente sono più di 184.000 le persone sfollate all’interno del paese bisognose di assistenza umanitaria e 368.000 sono coloro che di recente hanno fatto ritorno alle proprie case. L’UNHCR continua a operare nel loro interesse e a fornire assistenza finché non si arriverà a individuare soluzioni durature, compreso il ritorno a casa su base volontaria, in condizioni di dignità e sicurezza.Per rispondere ai bisogni di oltre mezzo milione di libici costretti ad abbandonare le proprie case a causa della guerra, negli ultimi mesi l’UNHCR ha rafforzato la propria capacità di azione e le risorse del 300 percento.

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Libia: cresce preoccupazione per le persone bloccate da lungo tempo a Tawergha

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime preoccupazione per le diverse centinaia di famiglie libiche che si trovano in serie difficoltà dopo essere state bloccate da gruppi armati mentre tentavano di fare ritorno verso le proprie case nella città di Tawaregha. Gli abitanti della comunità di Tawergha vivono nella condizione di sfollati in tutto il paese dal 2011, quando in 40.000 furono costretti a fuggire.Queste famiglie hanno provato a fare ritorno a Tawaregha, dopo che il decreto del Consiglio di Presidenza del 1 febbraio aveva dato loro il permesso di farlo. Circa 2.000 persone provenienti da varie località della Libia, quali Bani Walid, Tripoli e Bengasi, si sono dirette verso la città ma sono state fermate dai gruppi armati.Dopo essere stati respinti, molti si sono temporaneamente spostati verso due aree, a Qararat al-Qataf, a circa 40 km da Tawergha, e ad Harawa, a circa 60 km a est di Sirte. In queste località, versano in gravi condizioni più di 1.200 persone, perlopiù donne e bambini.Nelle ultime tre settimane, l’UNHCR e l’organizzazione partner LibAid hanno fornito l’assistenza necessaria distribuendo tende, coperte e vestiti pesanti dato che le temperature in quest’area sono molto basse. Estremamente necessari sono dei ripari, l’acqua potabile, il cibo, l’assistenza medica e il supporto specifico per neonati e bambini.In Libia, sono più di 180.000 al momento gli sfollati interni che necessitano assistenza e lo stesso vale per le circa 335.000 persone che hanno recentemente fatto ritorno alle loro case. L’UNHCR continua a fornire assistenza a queste persone in attesa di trovare soluzioni durevoli, quali il ritorno volontario in condizioni dignitose e in sicurezza.L’UNHCR negli ultimi mesi ha aumentato le proprie risorse e i propri sforzi del 300 percento per rispondere ai bisogni di oltre mezzo milione di persone sradicate dal conflitto.L’UNHCR sta sostenendo gli sfollati interni con assistenza umanitaria, inclusi piccoli progetti per le comunità, assistenza in denaro e protezione. L’anno scorso l’UNHCR ha distribuito beni di prima necessità a oltre 60.000 sfollati interni e fornito assistenza in denaro a 14.000 persone in tutta la Libia. Quest’anno sono oltre 200 i progetti a impatto rapido che verranno implementati in tutto il paese.

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