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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘libia’

Migranti dalla Libia e blocco navale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

“Il blocco navale rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perchè è la stessa Europa che lo vuole. Il Consiglio Europeo del giugno 2017 si concluse con l’ipotesi di attuare un blocco navale nelle acque libiche per fermare i flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo centrale. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel, visto che all’inizio di questo mese il Parlamento tedesco ha approvato il “Migration-paket”. Un provvedimento che prevede la detenzione per un massimo di 18 mesi in centri sorvegliati di chi entra illegalmente in uno Stato membro, per qualsiasi motivo lo faccia, anche se richiedente asilo, e l’immediata espulsione di chi non ha diritto ad essere accolto”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir nel corso del convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi”.
“In questo senso il decreto Sicurezza bis è stata un’occasione persa visto che su questo non c’è alcun riferimento. Fratelli d’Italia già in occasione del primo decreto criticò il limite dei 180 giorni per trattenere i migranti come un periodo insufficiente. Questo provvedimento poteva essere l’occasione per fare di più e creare quei Centri di sorveglianza che già esistono in Germania e che sono fondamentali per organizzare i rimpatri con i voli charter. Fratelli d’Italia ribadisce, perciò, la sua posizione: chi entra illegalmente va considerato clandestino fino a prova contraria, e va trattenuto come accade in Germania fino a 18 mesi, per avere il tempo necessario per valutare l’ipotesi di riconoscere al migrante lo status di rifugiato, oppure di rimpatriarlo” conclude il senatore Urso.

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Libia: “Italia sta sottovalutando situazione. Rischio di una nuova Siria”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Convegno di Lettera22 oggi in Senato. “L’Italia sta sottovalutando quanto sta accadendo in Libia. La Libia ormai è in balia di sé stessa e rischia di diventare una nuova Siria. È necessaria un’iniziativa strategica che vada oltre l’intervento militare e che coinvolga politicamente l’Italia e l’Unione europea”. Questo il messaggio che giunge dal convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi” che si è tenuto oggi in Senato. Sullo sfondo il libro di Fausto Biloslavo “Libia Kaputt”, che attraverso i fumetti racconta i recenti momenti più drammatici della storia libica, dalla caduta di Gheddafi all’esplosione della bomba migranti.Crisi in Libia, che come ha fatto notare il generale, già comandante del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Marco Bertolini “è stata una sveglia per l’Italia, nel senso che si ha fatto capire che la guerra è nel nostro giardino di casa e non possiamo fare finta di nulla”. Da qui però a pensare a un intervento diretto delle forze militari italiane ce ne passa. “Lo strumento militare – continua Bertolini – è importante ma ha un costo finanziario e militare. Ma soprattutto impone uno sforzo corale e una compattezza del cosiddetto fronte interno che al momento non c’è. Basti pensare alle divisioni che nella nostra Nazione esistono su altri temi fondamentali, come ad esempio sulla definizione di famiglia”. Ma dal punto di vista diplomatico l’Italia ha commesso numerosi errori, come sottolinea il corrispondente di guerra de La Stampa, Francesco Semprini: “Il nostro Paese in Libia era in una posizione di privilegio ma l’aver richiamato l’ambasciatore, ha garantito una posizione di vantaggio alle altre Nazioni, tra cui in particolare la Francia, con la conseguenza di penalizzare l’Italia. Oggi la Libia è in balia di sé stessa. Bisogna creare un partenariato, superare l’atteggiamento miope di questi anni e mettere in campo politiche strategiche che vadano oltre l’emergenza, e che fronteggino la questione migratoria del Sud del Paese”. E sul fronte politico sia il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri, Andrea Delmastro, e il senatore di FdI, Adolfo Urso, vicepresidente Copasir, ribadiscono la necessità di un più serio e concreto impegno politico del nostro governo direttamente in Libia, pur non confidando nelle capacità del ‘Governo del Cambiamento’, e nel Parlamento europeo dove “il nostro eccellente gruppo di europarlamentari saprà indicare le scelte migliori” soprattutto nella difesa dei nostri interessi contro Parigi “il cui obiettivo è rimpiazziare Eni con Total e scatenare una tempesta di migranti che si riversi sull’Italia”. È necessario realizzare il blocco navale, sottolineando, che questo “rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perché è la stessa Europa ad aver previsto l’ipotesi “blocco navale” al Consiglio Europeo del giugno 2017. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel nel contrasto all’immigrazione”. E su un’azione più efficace dell’Italia è convinto anche il giornalista corrispondente di guerra de Il Giornale, Fausto Biloslavo che concludendo i lavori rilancia: “L’Italia dovrebbe intervenire di più e anche da sola se non c’è l’Europa. Abbiamo una presenza militare che potrebbe obbligare i contendenti a sedersi attorno ad un tavolo, e potrebbe anche farlo come forza di intermediazione, che fa da cuscinetto fra il governo e Haftar. La situazione è disastrosa. Rischiamo di avere uno scenario siriano ma alle porte di casa, e con l’ingerenza straniera di tutti gli attori regionali. Per questo non possiamo continuare a voltarci dall’altro lato”.

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Osservazioni sulla Libia di Charlie Yaxley, portavoce di UNHCR

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Ginevra (Svizzera) Questa mattina, in risposta alle domande formulate durante la conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni, il Portavoce dell’UNHCR Charlie Yaxley ha presentato le seguenti osservazioni sulla Libia: L’UNHCR rimane preoccupato per le condizioni di sicurezza a Tripoli, mentre proseguono gli scontri e gli attacchi aerei in città e nei dintorni. Negli ultimi giorni raid aerei e attacchi di artiglieria hanno colpito Ain Zara, Tajoura e le vicinanze dell’Aeroporto Internazionale di Tripoli. Ogni giorno, migliaia di civili si spostano verso aree più sicure nelle città costiere e verso l’altopiano del Jebel Nafusa. L’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento a causa della scarsità di cibo e di medicinali, oltre che della difficoltà di movimento all’interno della città. L’UNHCR continua a monitorare i bisogni della popolazione sfollata, e distribuisce coperte, materassi e altri beni di prima necessità.L’UNHCR è molto preoccupato per la sicurezza di circa 3.300 rifugiati e migranti bloccati nei centri di detenzione. In molti di questi centri, soprattutto nella zona occidentale, le persone hanno urgente bisogno di assistenza medica; a causa delle difficoltà di accesso per gli operatori anche il cibo scarseggia, mentre gli impianti idrici e i servizi igienico-sanitari sono in pessimo stato.Il 9 maggio, l’UNHCR ha trasferito 239 rifugiati dai centri di detenzione di Azzawya, Al-Sabah e Tajoura alla Struttura di Raccolta e Partenza – Gathering and Departure Facility (GDF). Due giorni prima, un attacco aereo aveva colpito una struttura nei pressi del centro di detenzione di Tajoura. L’UNHCR è impegnato in una corsa contro il tempo per trasferire con urgenza rifugiati e migranti dai centri di detenzione ad aree più sicure, e fa appello alla comunità internazionale perché si faccia avanti per offrire possibilità di evacuazione, corridoi umanitari, o qualunque altro mezzo per portare queste persone al sicuro.La scorsa settimana, circa 944 persone sono partite dalle coste libiche. Tra esse, almeno 65 persone hanno perso la vita al largo delle coste tunisine, mentre il 65% degli 879 sopravvissuti è stato riportato in Libia. L’UNHCR ribadisce che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. È necessario un duplice approccio che, da un lato, incrementi le capacità di ricerca e soccorso delle navi delle Ong e degli Stati e, dall’altro, che aumenti le evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione a Tripoli.Le navi delle Ong hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite umane in mare, pertanto esortiamo gli Stati ad abolire le restrizioni legali e logistiche che ne impediscono le operazioni. Facciamo inoltre appello agli Stati perché offrano canali legali e sicuri di accesso all’asilo, per evitare innanzitutto che le persone siano costrette a salire sui barconi per cercare di mettersi al sicuro.

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146 rifugiati evacuati in Italia dalla Libia, teatro di scontri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Nella giornata di ieri 146 rifugiati sono stati evacuati dalla Libia grazie a un’operazione congiunta dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e delle autorità italiane e libiche. Dall’inizio dei recenti scontri, l’Italia è il primo Paese ad accogliere persone evacuate dalla Libia. L’evacuazione è stata organizzata in collaborazione con il Ministero degli Interni libico.
Il gruppo, di cui fanno parte anche 46 minori separati dalle loro famiglie, è partito dall’aeroporto libico di Misurata ed è da poco atterrato a Roma. I rifugiati evacuati saranno ospitati in centri di accoglienza straordinaria.“Questa operazione di evacuazione è un’àncora di salvezza per le persone che hanno affrontato gravi minacce e pericoli in Libia,” ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Ora è di fondamentale importanza che anche altri Stati mettano in atto simili gesti di generosità, offrendo opportunità di evacuazione per i rifugiati coinvolti nel conflitto. Fingere di non vedere quanto sta accadendo avrà conseguenze drammatiche e reali.” Intanto, a Tripoli, le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare a causa del protrarsi dei combattimenti tra forze rivali. Nei giorni scorsi, i raid aerei hanno causato numerose vittime tra i civili e distrutto diverse infrastrutture.Migliaia di rifugiati e migranti continuano a essere prigionieri nei centri di detenzione, dove anche prima dell’inizio del recente conflitto vivevano in condizioni drammatiche. Le persone detenute hanno riferito di temere per le loro vite e di aver sentito spari e attacchi aerei nelle vicinanze. Se i combattimenti dovessero raggiungere i luoghi di detenzione, queste persone rischierebbero di essere abbandonate o coinvolte nel conflitto.
L’UNHCR esorta la comunità internazionale a evacuare tutti i rifugiati rimasti nei centri di detenzione a Tripoli e a portarli al sicuro. Poiché gli scontri non accennano ad arrestarsi, la rapidità è un elemento essenziale.Al momento più di 3.300 persone sono particolarmente a rischio, intrappolate all’interno dei centri di detenzione in prossimità degli scontri in corso e imminenti. L’UNHCR ha già evacuato centinaia di rifugiati e migranti lontano dai pericoli più immediati; tra essi, circa 500 persone sono state trasferite nel nostro Centro di Raccolta e Partenza a Tripoli, mentre altre 163 persone sono state portate in Niger nell’ambito del Meccanismo di Transito di Emergenza (Emergency Transit Mechanism). Tuttavia, poiché queste strutture sono al limite delle loro capacità, le evacuazioni dirette dalla Libia diventeranno presto la sola àncora di salvezza disponibile per i rifugiati vulnerabili. Il deteriorarsi della situazione di sicurezza sta già notevolmente ostacolando gli sforzi compiuti dall’UNHCR per raggiungere alcuni centri di detenzione, e la situazione è destinata a peggiorare qualora la violenza dovesse diffondersi ulteriormente.

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Libia:Foad Aodi (Amsi) 262 morti di cui 80 bambini, 18 professionisti della sanità e una donna incinta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Amsi 1550 feriti di cui 400 gravi e più di 35 mila sfollati e numerose ambulanze distrutte e ospedali colpiti e 45 famiglie evacuate.Queste sono le cifre che fotografano la situazione tragica a Tripoli in Libia, aggiornata con i morti di oggi alle ore 16.00 del 22.04 ,seguita dal Fondatore dellAmsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) e Consigliere OMCEO di Roma – Foad Aodi – che é in contatto con i medici libici locali che soccorrono e certificano la morte di bambini ,donne violentate, feriti gravi sia in ospedale che nelle strade e periferie della capitale. La situazione ormai è entrata in una fase cruciale e viene chiamata dall’esercito di Haftar la seconda fase e aspettano il semaforo verde proprio dallo stesso Haftar per il colpo finale prima dell’inizio del mese di Ramadan.La situazione degli ospedali peggiora giorno per giorno e non riesce a curare e operare tutti i feriti e sono a rischio anche i pazienti cronici ed i dializzati ,la direttrice del centro di dialisi di Ain Zara ha trasferito il materiale del deposito per la dialisi insieme ai medici libici in un posto più sicuro. Inoltre sono state distribuiti alimenti e cibo a più di 400 famiglie delle 800 registrate per ricevere sostegno e cibo nel sud della capitale. I combattenti stanno utilizzando i bambini, le donne e gli ospedali come scudo umano continua Aodi che denuncia l’utilizzo ancora più massiccio dei migranti irregolari nei conflitti specialmente quelli che sono stati fatti fuggire da Bengasi e Tobrok per mancanza di cibo e medicinali sufficienti per tutti i migranti e per poi reclutarli nel conflitto. Si parla di aerei che arrivano direttamente dall’estero con giovani reduci dalla Siria e nello stesso tempo la fuga di generali da Tripoli verso paesi amici a loro. Di recente è stata chiusa la strada verso l’aeroporto di Tripoli. Sicuramente la situazione tragica e la sofferenza della popolazione libica e il reclutamento dei bambini e migranti irregolari nel conflitto da parte di tutte e due le parti rimarrà una macchia pesante nella storia e sulla coscienza di chi sostiene uno contro l’altro senza pensare un attimo al popolo libico, ai migranti,alle donne e ai bambini sfruttati e violentati e sta aumentando giorno dopo giorno il pericolo di violenza sessuale sui minorenni e pedofilia ,il mercato nero e clandistino dei trapianti d’organi tra i numerosi orfani di numerose famiglie scomparse completamente conclude Aodi ricordando l’appello Amsi e Co-mai #SalviamolaLibia e la sua popolazione ,compreso i bambini e le donne ,dai giochi e conflitti politici internazionali e di leadership e di interesse economico più grande di lei.

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Francia y Emiratos Árabes Unidos ‎bombardean Libia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Drones de las fuerzas armadas de Francia y aeronaves de Emiratos Árabes Unidos están realizando ‎desde el 4 de abril operaciones de bombardeo contra las fuerzas del Gobierno de Unión Nacional ‎de Libia, gobierno encabezado por Fayez el-Sarraj y respaldado por la ONU.‎Francia afirma ser neutral en Libia y estar tratando de reconciliar a los actores libios ‎en conflicto… pero sus fuerzas especiales están ayudando al general Khalifa Haftar en su ofensiva ‎contra el gobierno respaldado por la ONU.‎Oficialmente, Francia supuestamente no dispone de drones armados. Pero en 2013 compró ‎‎16 drones MQ-9 Reaper a Estados Unidos y los equipó posteriormente con misiles AGM-114 ‎Hellfire en el marco de un acuerdo firmado con el fabricante estadounidense General Atomics. ‎Por su parte, Emiratos Árabes Unidos instaló una base militar en al-Khadim, donde –según la ‎publicación especializada estadounidense Jane’s– equipó con armamento 6 aviones ‎estadounidenses IOMAX AT-802i BPA, 2 drones chinos CAIG Wing Loong y 2 helicópteros ‎estadounidenses UH-60 Black Hawk.‎Al parecer, fuerzas de Emiratos Árabes Unidos son responsables de los bombardeos registrados en ‎Wadi al-Rabi’a y Tajura.‎ (by https://www.voltairenet.org/article206195.html – valeria sonda )
سكك حديدية
بقلم تييري ميسان
دمشق (سوريا)
لا يمكن لسورية أن تعتمد في عملية إعادة إعمارها إلا على نفسها فقط، لأن أياً من الذين أنفقوا مئات المليارات من الدولارات لتدميرها، على استعداد لدفع فلس واحد لإعادة إعمارها.
وفي مثل هذه الظروف يتوقف مستقبل البلد على إعادة ارتباطه بماضيه، حين كان نقطة عبور إلزامية بين المحيط الهندي والبحر الأبيض المتوسط، وحين كان طريق الحرير في العصور الغابرة يبدأ من العاصمة الصينية القديمة شيان، وينتهي في كل من أنطاكية وصور.
لم يكن هذا الطريق مجرد طريق تجاري حيث يجري تداول السلع بين مدينة وأخرى فحسب، بل كان أيضاً طريقاً ثقافياً انتشرت على جانبيه الفلسفة الصينية في عموم قارة (…)

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Libia: la vita e il benessere dei bambini in pericolo mentre si intensificano i combattimenti a Tripoli

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

“Un numero crescente di bambini è a rischio imminente di ferite o morte a causa dell’escalation dei combattimenti – i peggiori degli ultimi anni – a Tripoli e dintorni.Ricordiamo a tutte le parti in guerra in Libia l’obbligo di proteggere i bambini in ogni momento, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Uccidere, ferire e reclutare bambini, gli attacchi su strutture scolastiche, mediche e idriche sono tutte gravi violazioni dei diritti dei bambini e devono cessare immediatamente. Devono essere messe in atto misure di prevenzione per proteggere meglio i bambini, in linea con la risoluzione 2427 del Consiglio di sicurezza.Esortiamo inoltre ad un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per tutti i bambini bisognosi, e ad un cessate il fuoco per consentire ai civili di lasciare in sicurezza le aree in conflitto.Quasi 1.800 bambini sono tra i civili che hanno urgente bisogno di essere evacuati dalle zone in prima linea di combattimento, mentre 7.300 bambini sono già stati sfollati dalle loro case a causa delle violenze. Si stima che circa 500.000 bambini siano stati colpiti dalla violenza in tutta la Libia occidentale.I bambini intrappolati nelle zone di conflitto rischiano di finire il cibo e di perdere l’accesso alle cure mediche. Non potendo lasciare queste zone, non possono cercare protezione o assistenza in tutta sicurezza.La violenza ha anche messo in grave pericolo i quasi 1.000 bambini rifugiati e migranti tenuti nei centri di detenzione. Dovrebbero essere immediatamente rilasciati e dotati di un rifugio sicuro fino a quando le loro richieste di asilo potranno essere esaminate o potranno ottenere assistenza per un rimpatrio sicuro con le loro famiglie. Il principio del non respingimento deve essere rispettato. I minorenni non accompagnati, molti dei quali sono in transito nel paese, sono a rischio di gravi violazioni, tra cui il reclutamento, la violenza sessuale o il rapimento.I combattimenti stanno anche privando i bambini del loro diritto all’istruzione. L’anno scolastico è stato sospeso in tutte le scuole nelle zone colpite dal conflitto, e sette scuole stanno attualmente ospitando famiglie sfollate. Un recente attacco a un magazzino scolastico ha distrutto 5 milioni di libri di testo e i risultati degli esami scolastici nazionali.La Libia ha sofferto per più di sette anni di conflitto persistente che ha lasciato almeno 820.000 persone, tra cui circa 250.000 bambini, nel disperato bisogno di assistenza umanitaria e la situazione si sta nuovamente deteriorando. Per il loro bene, e per il futuro del paese, i combattimenti devono cessare”.

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Libia: guerra civile, l’ombra di Macron e l’Italia sotto “scacco matto”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, venga immediatamente a riferire sulla situazione libica sull’orlo della guerra civile scatenata, per procura, da Macron. L’Italia, per l’approvvigionamento energetico e per la sicurezza interna, non può restare inerme di fronte alla polveriera scatenata dal duo Haftar e Macron in Libia. I toni vanagloriosi della conferenza di Palermo e trionfalistici della famosa (o fumosa) cabina di regia sulla Libia con Trump sono distanti e dopo il fumo rimangono le macerie di un governo inerme e imbelle. È interesse nazionale cambiare passo: se Conte vuole smettere con gli annunci e cominciare una seria strategia sulla Libia, noi ci siamo perché è in gioco l’interesse nazionale. Diversamente, più che l’avvocato degli italiani, verrà ricordato come lo scendiletto di Macron”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo Fdi in commissione Esteri.

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In Libia dobbiamo evitare il caos e una nuova crisi migratoria

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani riguardo gli accadimenti in Libia ha dichiarato: “Sono molto preoccupato per l’evoluzione della situazione in Libia. Mi appello a tutte le parti affinché si fermino e evitino qualsiasi azione violenta.Non vi può essere una soluzione militare alla crisi libica. Un nuovo conflitto causerebbe solo altre perdite di vite umane e danni enormi al Paese e alla sua popolazione. Rischiamo anche una nuova crisi migratoria, con l’aumento di flussi, principalmente verso l’Italia e gli altri Paesi mediterranei.Di fronte a questa escalation, l’Unione europea deve intervenire immediatamente e parlare con una voce unica e autorevole, contribuendo a una soluzione pacifica e democratica, nel quadro delle Nazioni Unite, come chiesto a più riprese dal Parlamento europeo.L’avanzata delle milizie di Haftar verso Tripoli e possibili scontri nella capitale, porterebbero il Paese al caos di una guerra civile, rompendo il fragile equilibrio instauratosi nel quadro del processo di pace guidato dall’ONU. Rischia anche di interrompersi definitivamente il percorso verso elezioni libere e democratiche, che devono essere le fondamenta su cui ricostruire uno Stato libico basato sulla partecipazione e la riconciliazione.Solo uno Stato di diritto, con istituzioni elette, può davvero garantire la sicurezza dei cittadini e rilanciare l’economia, dando solide prospettive al Paese.La Libia è un partner strategico dell’Unione europea. Quanto sta accadendo a Tripoli non può non avere ripercussioni sulla stabilità e la sicurezza di tutta l’area del Sud del Mediterraneo e del Sahel. Il Paese gioca anche un ruolo chiave nella gestione dei flussi migratori”.

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Libia. Ciriani (FdI): FdI chiede formalmente che governo riferisca in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“L’Italia rispetto a quanto sta accadendo in Libia non può limitarsi, come finora ha fatto, al semplice ruolo da spettatrice, ma deve cercare di assumere un atteggiamento attivo individuando soluzioni politiche a livello internazionale. Purtroppo l’approccio ondivago e confusionario del governo in politica estera ha impedito all’Italia di avere un ruolo autorevole in questa crisi, ed oggi ci troviamo a subire quanto sta accadendo in Libia e più in generale nello scacchiere mediterraneo. Perciò, abbiamo appena inviato alla presidente del Senato la richiesta ufficiale di un’informativa urgente del governo in Aula, affinchè riferisca su quanto sta accadendo in Libia e su come l’Esecutivo intende affrontare questa grave crisi”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Libia. Urso (FdI): aprire riflessione dopo accordo al Serraj-Haftar

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Sulla situazione libica e sul ruolo dell’Italia al riguardo, in particolar modo dopo l’accordo raggiunto ad Abu Dhabi tra il presidente del Governo di accordo nazionale Fayez al Serraj e il maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico, è necessario aprire una riflessione. Questo perchè l’accordo riscrive l’architettura internazionale libica e pone una data, se verrà rispettata, per potenziali elezioni generali. La nostra politica nazionale dovrebbe utilizzare un solo linguaggio, volto a tutelare i nostri interessi, ma purtroppo finora tutto ciò non c’è stato. Lo conferma l’incontro di queste ore a Roma del vicepremier Salvini con il suo omologo libico, per cercare disperatamente di rimediare ad una difficile situazione di isolamento determinata proprio dal Governo con le sue posizioni arroganti. A questo si aggiunge una carenza complessiva di considerazione di quello che è l’interesse nazionale e dei prioritari interessi strategici di politica estera, militare ed economica su cui dislocare le forze che noi abbiamo. E purtroppo, giorno dopo giorno, questa maggioranza non ha idea di quelli che sono gli interessi della nostra Nazione e come essi vadano declinati”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso del convegno “Francia vs Italia: addio Libia”.

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Carteggio Dipartimento Stato Usa su guerra in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

«Rivolgo un appello al ministro Di Maio, che dopo Fratelli d’Italia è stato coraggioso nel denunciare la questione del Franco CFA e del neocolonialismo francese in Africa: FdI chiede al governo di convocare l’ambasciatore francese per chiedere conto del carteggio pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e sulle cause che avrebbero spinto la Francia a bombardare la Libia, generando l’attuale caos immigrazione che subiamo». Lo dice in un video pubblicato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Il presidente di FdI è intevenuto anche su Libero Quotidiano. «Finalmente siamo riusciti a far conoscere a tutti la vicenda del neocolonialismo francese e del Franco CFA che la Francia stampa per 14 Nazioni africane. Ovviamente la sinistra italiana ha cominciato a difendere i francesi e il neocolonialismo che fanno a queste povere nazioni africane e ci ha tenuto a dirci che non c’è alcun nesso tra la moneta coloniale francese e quello che è accaduto con l’immigrazione che arriva da noi. Approfittao per chiedere una cosa alla sinistra ma soprattutto al governo italiano: questa è una mail resa nota dal Dipartimento di Stato americano nel 2015. È una mail che fu mandata a Hillary Clinton quand’era Segretario di Stato americano che parla della vicenda della Libia. Secondo questo funzionario americano che scrive alla Clinton, i francesi avevano scoperto che Gheddafi aveva un piano per sostituire la moneta coloniale francese con una moneta africana basata su quella libica. Secondo questo funzionario americano, questa ragione sarebbe alla base del bombardamento della Libia nel 2011 da parte della Francia e dell’omicidio del colonnello Gheddafi. Credo sia vergognoso che nessuno abbia mai ritenuto di approfondire questo documento pubblico e di risalire alle reali cause che hanno scatenato il caos in Libia e generato il caos immigrazione che arriva da noi. Perché e quello che c’è scritto qui fosse anche lontanamente vero, significherebbe che la Francia non è esattamente un filantropo che stampa queste monete, ma ha un interesse a difendere questa moneta coloniale».

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“Bombardamento Libia vera causa emergenza umanitaria”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“Non accettiamo lezioni dai francesi che, come emerge dal carteggio pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e mostrato oggi da Giorgia Meloni, prima bombardano la Libia per difendere il franco Cfa e poi ci fanno la morale sull’accoglienza. Le politiche francesi di sfruttamento dell’Africa sono la vera causa dell’emergenza umanitaria che stiamo vivendo”. Lo ha detto il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, intervenendo alla trasmissione “Studio 24″ su Rai News 24.”Stando ad un’informativa inviata da un funzionario Usa all’allora Segretario di Stato Usa Hillary Clinton – ha detto Donzelli – i francesi avrebbero bombardato Gheddafi per contrastare il suo progetto di creare una moneta panafricana per liberarsi dal franco coloniale, che la Francia tutt’oggi impone a 14 nazioni africane, e favorire così la loro autodeterminazione. La Francia prima sfrutta le nazioni povere e poi scarica su di noi la responsabilità dell’accoglienza. Ora l’unico modo per fermare le partenze ed evitare le morti in mare è un blocco navale al largo delle coste della Libia, chi non ha diritto di stare in Italia deve essere espulso: su questo saremo vigili e incalzeremo il governo. Le altre nazioni europee prima di riempirsi la bocca inizino a prendersi in carico gli immigrati come avevano promesso – ha concluso Donzelli – tutti vogliono insegnare come si fa accoglienza in Italia: facile essere accoglienti con i porti altrui”.

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Rifugiati: evacuazione salvavita dalla Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Un anno dopo che l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha avviato le prime operazioni di evacuazione salvavita dalla Libia, quasi 2.500 rifugiati e richiedenti asilo più vulnerabili precedentemente detenuti in Libia sono stati trasferiti in Niger, Italia e Romania.Con l’ultima evacuazione, 132 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui donne e bambini, sono stati trasferiti ieri da Tripoli al Niger, dove sono ospitati presso un centro di transito di emergenza dell’UNHCR, mentre per loro vengono ricercate soluzioni a più lungo termine in paesi terzi.Tutte le persone evacuate erano detenute nelle strutture di Triq Al Sikka e Abu Salim a Tripoli. Quarantuno di loro sono minori non accompagnati.La maggior parte è stata portata in detenzione dopo essere stata intercettata o soccorsa in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia all’Europa.Considerati i pericoli che rifugiati e migranti corrono in Libia, l’UNHCR non ritiene che questo paese rappresenti un luogo sicuro per lo sbarco e ha anche sconsigliato i ritorni in Libia in seguito alle operazioni di ricerca e soccorso in mare.”I rifugiati in Libia si trovano di fronte a uno scenario da incubo. Sono fuggiti dalle loro case in cerca di sicurezza e protezione solo per finire incarcerati, languendo indefinitamente in condizioni squallide”, ha detto Roberto Mignone, capo della missione dell’UNHCR in Libia.”È riprovevole che siano detenuti invece che protetti. Ciò nonostante il fatto che possano essere trovate valide alternative alla detenzione in Libia, anche attraverso la struttura di raccolta e partenza che stiamo aspettando di aprire da luglio, e che potrebbe offrire protezione immediata e sicurezza alle persone più vulnerabili”.Una volta aperta, la struttura di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility) sarebbe la prima del suo genere nel paese a proteggere i rifugiati vulnerabili fino a quando non potranno essere evacuati dalla Libia. Sebbene l’impianto sia pronto per l’uso, l’UNHCR sta ancora negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto.Considerate le difficili circostanze in cui si trovano i rifugiati e i richiedenti asilo intrappolati in Libia, l’UNHCR continua a sostenere alternative alla detenzione e chiede maggiore sostegno alle operazioni di evacuazione, che rimangono un’ancora di salvezza cruciale per i più vulnerabili.Nonostante i pericoli significativi per la sicurezza e le limitazioni sui movimenti, dal novembre 2017 l’UNHCR ha portato a termine 23 evacuazioni dalla Libia. 2.476 rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili sono stati liberati dai centri di detenzione ed evacuati dalla Libia in Niger (2.069), Italia (312) e Romania (95).

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Libia: Urso (FdI), governo evasivo e ondivago, serve posizione chiara con risoluzione del Parlamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

“La posizione del governo espressa in Commissione dai ministri Moavero e Trenta è evasiva, ondivaga, priva di reali scelte e prospettive, serve una posizione netta e condivisa che riaffermi il ruolo dell’Italia nell’area di nostro prioritario interesse nazionale, soprattutto in vista della Conferenza internazionale che speriamo si tenga davvero in Sicilia”. E’ quanto ha sostenuto il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, intervenendo nelle Commissione riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Quali sono state le assicurazioni che furono date a Conte dal presidente Trump e prima ancora dal presidente Macron? Quali sono state le intese in merito nell’incontro tra Di Maio e Al Sisi di pochi giorni fa? In questi cento giorni il governo è sembrato muoversi con grande ingenuità sulla materia, fidandosi di assicurazioni poi rivelatesi prive di fondamento, ed ora i rischi sono evidenti a tutti. Non si può derubricare gli scontri a Tripoli di questi giorni a fattori interni, non politici. È necessario chiarire dinanzi al Parlamento, con un dibattito in Aula che definisca la nostra politica estera tanto più a fronte di quanto stanno facendo gli altri attori internazionali che hanno interessi diversi e conflittuali dai nostri” conclude il senatore Urso.

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Trafficanti s’impersonano membri dello staff dell’Agenzia in Libia per circuire i rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Tripoli. L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è sgomenta per la notizia secondo la quale alcuni trafficanti si presenterebbero come personale dell’UNHCR in Libia e chiede alle autorità di agire contro tutti i criminali che cercano di colpire rifugiati e migranti disperati.
Le informazioni in possesso dell’UNHCR provengono da rifugiati che riferiscono di essere stati venduti ai trafficanti in Libia e sono stati oggetto di abusi e torture, anche dopo essere stati intercettati in mare. L’UNHCR sta raccogliendo maggiori informazioni e indagando su queste accuse.In Libia, l’UNHCR ed i suoi partner sono presenti nei punti ufficiali di sbarco per fornire assistenza umanitaria e medica, compresi cibo, acqua, vestiti, per salvare la vita a rifugiati e migranti.Una volta che le persone trafficate tornano a terra, le autorità libiche li trasportano in centri di detenzione, gestiti dalla Direzione per la lotta alla migrazione illegale (sotto la competenza del Ministero degli Interni). I team dell’UNHCR sono presenti anche lì per monitorare la situazione, aiutare e identificare i più vulnerabili per cercare di trovare soluzioni, specialmente nei paesi terzi.L’UNHCR non è coinvolto nel trasferimento di rifugiati dai punti di sbarco ai centri di detenzione.
L’UNHCR ha ricevuto segnalazioni di atrocità indicibili commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli, tra cui stupri, rapimenti e torture. Una donna ha detto all’UNHCR che criminali sconosciuti hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato suo figlio di un anno. La donna ha detto che il bambino è stato denudato e molestato sessualmente dai criminali.L’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo, ma è presente nei luoghi in cui si trovano i rifugiati per fornire loro assistenza salvavita.
L’UNHCR chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili.

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I disordini in Libia e gli interessi italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

“Il governo Conte, di concerto con le opposizioni, nomini subito un Commissario straordinario per la Libia che coordini l’attività a tutti i livelli dello Stato italiano per dar forza alla strategia italiana e tutelare il nostro interesse nazionale in Libia”.
Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri Andrea Delmastro all’esito dell’audizione congiunta del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e della Difesa Elisabetta Trenta.
“La Libia – ha aggiunto Delmastro – per l’approvvigionamento energetico, la sicurezza internazionale e nazionale e il contrasto all’immigrazione illegale, deve essere considerata la priorità geopolitica dell’Italia. Altri Paesi europei potrebbero avere interessi contrapposti ai nostri e sperare o operare, affinché l’attuale situazione caotica si protragga sine die. Il governo Conte non resti fermo ad osservare la situazione. Si impegni con forza per una Libia stabile perché anche da questa dipenderà il futuro dell’Italia”.
“Inoltre – conclude il deputato di Fratelli d’Italia – alla luce del nuovo caos libico, ancora di più emerge la necessità di realizzare immediatamente il blocco navale più volte sollecitato da Giorgia Meloni, visti gli allarmi lanciati dalla intelligence non solo italiana sul rischio di infiltrazioni jihadiste sui barconi.”

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Le milizie sgomberano e disperdono 1.900 persone sfollate all’interno della Libia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per lo sgombero forzato – da parte di alcune milizie – di 1.900 sfollati interni dall’insediamento di Triq Al Matar a Tripoli, in Libia. Triq Al Matar era il più grande insediamento di sfollati interni a Tripoli, dove sin dalla sua creazione nel 2011 vivevano 370 famiglie originarie della città di Tawergha.Secondo i residenti, la scorsa settimana una milizia locale ha costretto l’intera popolazione di Triq Al Matar a fuggire dalle proprie case, dopo tre notti di incursioni indiscriminate e l’arresto arbitrario di 94 residenti, 12 dei quali sono tutt’ora detenuti dalle milizie in condizioni terribili. Alcune donne e ragazze sono state minacciate di stupro. Tutti hanno dovuto abbandonare loro case con breve preavviso, portando con sé solo il minimo indispensabile.Queste persone sono ora disperse, vivono in diverse aree in cui hanno parenti o conoscenti, anche all’interno di altri insediamenti di sfollati interni. Alcune famiglie che possiedono un’automobile si trovano a dormire al suo interno.L’UNHCR esprime preoccupazione per il rischio a cui potrebbero essere esposte le persone che risiedono in altri insediamenti a Tripoli a causa di possibili ulteriori sgomberi. Alcune famiglie di Tawergha che vivono in altri insediamenti a Tripoli sono già fuggite dalle loro case per paura di essere attaccate. L’UNHCR chiede il rispetto dei diritti umani, la protezione dei civili e il diritto delle persone sfollate a decidere sul proprio futuro. L’Agenzia segue la situazione da vicino e collabora con tutte le parti per assicurare che vengano soddisfatte i bisogni essenziali degli sfollati interni e che vengano evitati altri eventuali sgomberi.La popolazione di Tawergha costituisce una minoranza etnica, circa 40mila persone che sono state costrette a fuggire dalle proprie case nel 2011. Nella maggior parte dei casi hanno cercato un luogo sicuro all’interno di insediamenti informali intorno all’area di Tripoli o Bengasi. Vivono lì da sette anni in attesa di poter tornare a casa, dopo un recente accordo tra le parti in causa.
In Libia, circa 192mila sfollati all’interno del Paese vivono da anni in condizioni terribili. L’UNHCR richiede soluzioni urgenti per porre fine alle loro sofferenze e per garantire il loro ritorno a casa in modo volontario, sicuro e dignitoso.

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È la Libia il vero obiettivo di Macron

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Un presidente francese che si atteggia a vittima del «nazionalismo» degli altri è davvero il classico bue che dà del cornuto all’asino. Sì, di tutto si potrà accusare Emmanuel Macron tranne che non abbia sovrano sprezzo del ridicolo. Diversamente, non si sarebbe prodotto in un attacco così sventato al governo italiano bollando come «populisti lebbrosi» i partiti che lo sostengono. Una mitragliata che fa il paio con un’altra dello stesso tenore di qualche giorno prima e che come questa era riuscita a sollevare una pressoché generale reazione di sdegno. Ora come allora il tema sono gli immigrati. Macron ha dalla sua tutta la retorica discesa dal trittico libertè, fraternitè, egalitè ma non i migranti. L’Italia cattiva, che ha invece partorito il fascismo e le legge razziali, ne è stata praticamente invasa, grazie soprattutto alle porte spalancate dai governi a guida Pd. Il buon Minniti, che pure qualche apprezzabile risultato lo ha ottenuto, è arrivato al Viminale troppo tardi, a buoi già scappati. Ora Salvini ha dichiarato finita la ricreazione facendo capire che a Roma è cambiata pure la musica e non solo i musicanti. Un cambio di spartito che a Macron non piace. Non perché abbia a cuore le sorti dei disperati su cui lucrano un po’ tutti, dagli scafisti ad alcune Ong passando per i gestori dei centri d’accoglienza (ne hanno appena arrestato uno a Benevento che circolava in Ferrari), ma perché vuole gestire in solitaria il dossier libico con tutta la sua enorme montagna di interessi. In questo, Macron è solo il continuatore di Nicolas Sarkozy “sorrisi e cannoni”, a giudicare dall’ironia anti-Berlusconi esibita in un summit europeo e dal brutale cinismo con cui eliminò politicamente e fisicamente il suo munifico elemosiniere Mouammhar al Gheddafi. Un vero omicidio politico consumato non in omaggio alle “primavere arabe”, ma solo per scacciare l’Italia dalla Libia. Ecco, la posta in gioco è questa e si chiama Mediterraneo. Quello stesso mare che per molti è la “via” e che per noi è la “vita”. Finalmente, lo abbiamo capito anche noi. (fonte: Secolo d’Italia)

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Libia: i deputati propongono misure per combattere immigrazione e terrorismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Una stabilità politica della Libia è essenziale per affrontare il fenomeno migratorio da un lato, combattere il terrorismo dall’altro, hanno affermato i deputati nelle loro raccomandazioni al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l’azione esterna, approvate mercoledì con 486 voti favorevoli, 150 contrari e 44 astensioni.Devono essere i libici a decidere la forma che assumerà il loro Stato, hanno ribadito i deputati, i quali chiedono di sostenere il processo in corso per lo svolgimento di una conferenza nazionale in Libia volta a raggiungere un accordo tra le diverse parti sulle prossime tappe per completare la transizione. I deputati sostengono anche le elezioni nel 2018, da svolgersi non appena una nuova costituzione sarà adottata.
Inoltre, per combattere il terrorismo e la criminalità, i deputati hanno chiesto l’uso di strumenti di intelligence, ma anche la promozione di programmi per la sanità e l’istruzione, che promuovano il dialogo e la convivenza pacifica e progetti di sviluppo economico per offrire, soprattutto ai giovani, un’alternativa ai traffici illegali.I deputati hanno sottolineato la necessità di sostenere la guardia costiera libica nelle operazioni di soccorso in mare e nella creazione di un registro di tutte le persone sbarcate sulle coste libiche, anche per garantire che siano adeguatamente assistite in conformità delle norme umanitarie internazionali.
Il Parlamento chiede alle autorità libiche di migliorare la protezione degli immigrati e dei rifugiati nel territorio e le loro condizioni nei centri di detenzione, e di chiudere quanto prima le strutture che non sono in regola con gli standard internazionali. Si sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi internazionali per smantellare le reti di traffico di migranti e di tratta di esseri umani e proseguire e intensificare il lavoro dell’operazione EUNAVFOR Med Sophia.

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