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Posts Tagged ‘libia’

Saif Al-Islam, secondogenito di Muammar Gheddafi, ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali in Libia

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

Lo ha reso noto il The Libya Observer su Twitter affermando che Saif Al-Islam Gheddafi, ha presentato ufficialmente per le elezioni del 24 dicembre la candidatura all’ufficio dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica di Sabha. Nei giorni scorsi, l’impegno della comunità internazionale per una Libia sovrana, unita e democratica, e l’appello dei leader per elezioni libere il 24 dicembre, con la minaccia di sanzioni contro chi ostacolerà il processo elettorale. Saif Al-Islam Gheddafi ha presentato i documenti per la sua candidatura alla Commissione elettorale a Sabha, nel sud della Libia. Saif, il cui nome significa “spada dell’Islam”, è il secondo degli otto figli di Gheddafi e primogenito della sua seconda moglie Safiya.Già nel luglio scorso, nella sua prima intervista con un giornale straniero in un decennio, Saif Al-Islam aveva dichiarato al New York Times che stava organizzando un ritorno politico per candidarsi alla presidenza. Secondo una stima i “geddafiani” sarebbero ancora il 65% dei libici.

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La Libia entra nella quarta fase con contagi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2021

Continua la diffusione del coronavirus e le varianti in Africa e nei paesi arabi dove si registrano numeri alti di contagiati e si scoprono nuove varanti legate ai vari paesi dove il coronavirus si è ambientato al clima del paese e alla sua popolazione con nuove mutazioni specifiche nelle stesse varianti più conosciute, come è successo in Algeria con la variante algerina oltre che in numerosi paesi africani , in Tunisia e in Libia. Proprio in Libia ,ieri 18.07 si è registrato un numero record di contagiati 4061 e 28 morti con una percentuale di 44 contagi su ogni 100 mila persone ;il tutto è stato diagnosticato su 22 laboratori distribuiti sul territorio libico. Ad oggi sono stati vaccinati 450 mila persone. “Siamo molto preoccupati per la situazione in Libia come ci informano i nostri medici e giornalisti locali con notizie molto allarmanti; l’aumento continuo dei contagi da coronavirus e le sue varianti conosciute a livello internazionale come la Delta ,Alfa Beta e Gamma ma anche con mutazioni sviluppate nei vari paesi arabi e africani. Inoltre mancano i vaccini e gli ospedali sono in difficoltà ; in alcuni paesi sono al collasso ed i medici sono costretti a scegliere il paziente più grave come stanno facendo i medici tunisini per mancanza dei posti letto” – cosi dichiara Foad Aodi presidente Amsi ,UMEM e membro Commissione Salute Globale che il 18.07 sera sulla TV Libica in una lunga trasmissione di approfondimento dedicata alla situazione libica e tunisina ha discusso con esperti ,medici libici ,giornalisti e ex rappresentati dell’OMS dove tutti hanno messo in evidenza la situazione grave e la mancanza di vaccini e che non vengono rispettate tutte le raccomandazioni per la prevenzione dalla popolazione.Per tutti i motivi sopra illustrati , come anche in altre circostanze dichiarato dalla Comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai) ,Associazione medici di origine straniera in Italia(Amsi) ,l’Unione Medica Euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire che anche oggi ribadiscono l’urgenza di dare vita ad una alleanza Araba-Africana per combattere la diffusione del Coronavirus , iniziare a programmare la produzione dei vaccini 8come stanno facendo in Marocco ,Emirati Arabi )e collaborare tutti uniti con OMS ,ONU ,Commissione Europea ,Lega Araba e Lega Africana altrimenti sarà molto difficile arrivare ad una immunità di gregge mondiale ,con conseguenze molto gravi dalle varianti locali e nonché con dall’immigrazione non controllata tra i vari paesi e in Europa.

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Controversia Libia-Italia in materia di zone di protezione della pesca

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

Montecitorio ha tracciato le linee di intervento affinché le vicende dei pescherecci ‘Afrodite’ e ‘Aliseo’ diventino solo un triste ricordo e non si verifichino più. Con l’accordo unanime delle forze politiche di maggioranza, infatti, il Governo è stato impegnato a lavorare per trovare una soluzione definitiva alla controversia con la Libia che diventerà un impegno diplomatico primario e imprescindibile per il nostro Paese”. Lo dichiara il deputato Dedalo Pignatone (M5S) a seguito dell’approvazione, nelle commissioni Esteri e Agricoltura della Camera, della risoluzione congiunta sulla controversia tra Italia e Libia in materia di zone di protezione della pesca (ZPP).“Accanto a un deciso dialogo diplomatico – prosegue – il Governo si è impegnato a definire un accordo di partenariato sulla pesca, sul modello di quelli già stipulati con alcuni Paesi della costa occidentale dell’Africa, che consenta ai nostri pescatori di accedere, legalmente e in sicurezza, alla zona di pesca libica, favorendo iniziative di cooperazione tra marinerie nel rispetto delle legittime aspettative dei rispettivi comparti. Attenzione verrà posta poi sulle tradizioni di pesca di specifiche realtà imprenditoriali e geografiche italiane che per più lungo tempo hanno esercitato attività di pesca nelle zone su cui la Libia ha dichiarato propri diritti di sovranità esclusiva”.“Il Mediterraneo deve divenire luogo di scambio e confronto – aggiunge il parlamentare -, per questo chiediamo l’organizzazione di una ‘Conferenza mediterranea’ con la partecipazione di tutti i Paesi rivieraschi mentre sarà il tavolo tecnico interministeriale tra Maeci, Difesa, Trasporti, Mipaaf, Mise e Lavoro, di concerto con la Conferenza Stato-Regioni, a sviluppare soluzioni anche al fine di predisporre strumenti straordinari di sostegno per i pescherecci che operavano tradizionalmente nelle acque della ZPP libica o a rendere strutturali i sussidi alle famiglie danneggiate dall’interruzione dell’attività di pesca” conclude.

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Libia. Rauti (FdI): 200 militari italiani bloccati da 10 mesi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

“Oltre 200 militari italiani sono bloccati in Libia da aprile scorso, senza poter fare ritorno in patria” lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, capogruppo in Commissione Difesa. “Il contingente italiano, prosegue la senatrice di FdI, impegnato nella missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (MIASIT), doveva essere avvicendato dopo i 6 mesi di ingaggio ma le autorità libiche non rilasciano le autorizzazioni necessarie all’ingresso dei militari del nuovo contingente. E non si tratta dell’unico blocco imposto dai libici. Infatti, anche i carichi di rifornimenti alimentari che partono dall’Italia, e che sono destinati al nostro contingente, restano fermi per mesi nei porti libici con il conseguente deterioramento delle merci”. “Ho presentato un’interrogazione ai ministri degli Esteri Di Maio e della Difesa Guerini per ottenere informazioni e chiarimenti sulla vicenda, che appare vergognosa nei suoi duplici aspetti, e per sollecitare una soluzione tempestiva. Non possiamo consentire che i nostri militari siano trattenuti ulteriormente. Subire tale prepotenza significa ledere la dignità dei nostri soldati e l’importanza della missione, nonché perdere autorevolezza a livello internazionale come Nazione”, conclude la senatrice Rauti.

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Libia. Urso (FdI): audizioni Copasir chiariranno vicenda pescatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

“Le modalità della liberazione dei nostri pescatori sequestrati in Libia potranno ora essere chiarite nell’organo parlamentare competente con i vincoli che la legge ci impone”: è quanto rileva su Twitter il senatore di Fratello d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, commentando la decisione dell’Ufficio di presidenza del Copasir di audire in merito il presidente del Consiglio Conte, il ministro degli esteri Di Maio e il direttore dell’Aise Caravelli. La richiesta era stata fatta nei giorni scorsi proprio da Urso che aveva evidenziato la necessità di far luce su quali siano state le condizioni della liberazione dopo oltre 108 giorni di prigionia, “tanto più alla luce delle agghiaccianti testimonianze dei nostri pescatori sulla loro detenzione e delle varie diverse interpretazioni emerse in questi giorni sulle modalità della liberazione. Occorre appurare anche se e in che modo ciò possa condizionare la politica estera e di sicurezza del Paese nell’area di prioritario interesse nazionale, in Libia e nel Mediterraneo”

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Libia: l’Europa agisca anche con mezzi “persuasivi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

“Ove l’appello lanciato ieri dall’Unione Europea, peraltro tardivo, non avesse immediato effetto con il rilascio dei nostri pescatori detenuti in Libia da oltre 100 giorni, occorre attuare misure persuasive dando mandato alla flotta europea impiegata nella missione Irini di attuare un blocco navale effettivo e generale nei confronti di chi ha attuato il sequestro, sino al raggiungimento dell’obiettivo”: è quanto rileva il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, capogruppo in Commisione Esteri e vicepresidente del Copasir. “Non possiamo più aspettare, persino le autorità religiose chiedono che si intervenga con ogni mezzo. L’Europa faccia sentire ora più che mai tutto il suo peso, senza se e senza ma”.

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Libia: Un progetto per l’assistenza medica d’urgenza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

A soli 20 chilometri dal confine Tunisino, sulla strada per Tripoli e poco prima del grande porto di Zuwara c’è un’ isola-penisola che si allunga per 8 -10 km parallela alla costa, a circa 2 km di distanza dalla battigia delle spiagge di Abu Kammash.Si tratta dell’isola di Farwah che si trova giusto di fronte alla cittadina di Abu Kammash ed al suo piccolo porto di pescatori. Sull’isola, già dai primi anni del periodo fascista, è operativo un faro di aiuto alla navigazione e, nelle sue adiacenze, vi sono diverse piccole costruzioni atte al riparo del personale di guardia. Tutta l’area si trova, da sempre, nella zona del popolo degli Amazigh, ovvero i Berberi. Nell’anno 2004 sotto il regime di Gheddafi era stato sviluppato un progetto per realizzare un’ importante campo da golf, con le relative strutture di accoglienza per i turisti. Ma il progetto non fu mai realizzato.Dieci anni dopo, nel 2014, al fine di garantire un servizio medico di emergenza per la popolazione Berbera, era stato sviluppato il progetto per realizzare un eliporto per i collegamenti tra piccoli villaggi sparsi sul vasto territorio berbero e i centri di assistenza medica di Tripoli.Anche questo interessante progetto non fu mai realizzato.. In questi mesi è tornata di urgente necessità l’ipotesi di realizzare una piccola base con un paio di elicotteri per voli umanitari e per i collegamenti per le urgenze mediche di tutta questa grande area della regione Berbera..

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Embargo di armi alla Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Nella giornata di ieri l’equipaggio di una delle navi dell’Operazione EUNAVFOR MED Irini è salito a bordo e ha ispezionato la nave mercantile CAPT ABEDA, in applicazione della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 2292 del 2016 e 2526 del 2020 riguardanti l’embargo di armi alla Libia. La nave mercantile CAPT ABEDA, registrata in Siria, è partita dal porto di Akdeniz nel Sudest della Turchia lo scoros 21 ottobre ed era diretta a Misurata in Libia. L’equipaggio della Fregata francese Latouche-Tréville, che agisce nell’ambito dell’Operazione EUNAVFOR MED IRINI, ha abbordato il mercantile CAPT ABEDA in acque internazionali, a 150 miglia nautiche a Nordest di Tobruk, in Libia.L’equipaggio francese, una volta a bordo, ha esaminato la documentazione disponibile e ispezionato il cargo che conteneva cemento in grossi sacchi. Non è emerso nulla di sospetto, così i militari francesi impiegati nell’abbordaggio sono ritornati sulla propria unità e la nave mercantile ha proseguito per la sua rotta. L’abbordaggio ha avuto luogo senza imprevisti, in un’atmosfera collaborativa sia da parte del comandante della nave che dell’equipaggio.L’attività si è svolta nel rispetto di tutte le precauzioni previste dal protocollo anti COVID-19.L’Operazione Irini è la dimostrazione tangibile della volontà dell’Unione Europea di dare concretezza al Processo di Berlino, volto a ristabilire le condizioni di pace e sicurezza in Libia. L’Operazione IRINI (in greco “pace”) è stata pianificata in pochissimo tempo e lanciata il 31 marzo 2020 a seguito di una decisione del Consiglio dell’Unione Europea. Il compito principale è quello di implementare l’embargo delle armi da e per la Libia previsto dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Tra i suoi compiti secondari c’è anche il monitoraggio e la raccolta di informazioni sul traffico illegale di petrolio.

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Operazione Irini blocca nave sospetta diretta in Libia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Violazione dell’embargo di armi, questa è la ragione per cui alle 07:00 circa di oggi una Unità navale dell’Operazione EUNAVFOR MED Irini ha bloccato ed ispezionato il mercantile Royal Diamond 7 in acque internazionali a circa 150 km a nord della città libica di Derna (Cirenaica). La nave, segnalata dal Panel of Experts dell’Onu per la Libia, è partita dal porto di Sharjah negli Emirati Arabi verso Bengasi in Libia con un cargo di kerosene per aerei, destinato presumibilmente a scopi militari. Tale carburante viene considerato alla stregua di “materiale militare” dall’ONU e quindi trova applicazione la risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’embargo delle armi verso la Libia, confermata e prorogata dalla risoluzione 2526 (2020). La nave tedesca Hamburg, supportata dalla nave italiana Margottini da cui l’Ammiraglio Ettore Socci – comandante in mare degli assetti assegnati all’Operazione IRINI – ha condotto l’attività, ha impedito al mercantile l’accesso alle acque territoriali libiche e la sta dirottando verso un porto dell’Unione europea per ulteriori verifiche ed indagini.
Operazione Irini è la concreta dimostrazione dell’impegno dell’Unione europea a favore del processo di Berlino, per contribuire alla stabilizzazione della Libia e garantire la pace alla sua popolazione.
L’Operazione Irini (in greco “pace”) è stata pianificata in pochissimo tempo e lanciata il 31 marzo a seguito di una decisione del Consiglio dell’Unione Europea.

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Basta conflitti e violenza contro i civili, i migranti, le donne e i bambini in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Cosi il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,Foad Aodi nonché membro registro esperti Fnomceo ,commenta l’annuncio del cessate il fuoco da parte di Sarraji che arriva in un momento tragico per la popolazione libica dal punto di vista umanitario e sanitario e gli ospedali sono paralizzati in mancanza di tutto come ci riferiscono i medici locali e aumentano i contagiati con Coronavirus.Inoltre Aodi mette in evidenza le altre cause che hanno spinto Sarraji a questo annuncio; debolezza e corruzioni tra i generali e militari di tutte e due governi libici, aumentano le tragedie dei migranti irregolari ,i conflitti internazionali per la Libia si stanno intensificando specialmente per interesse del petrolio e di Leadership sulla pelle dei libici e la Libia .infine Aodi si augura che l’Italia possa recuperare il terreno perso in Libia e di riprendersi una posizione di primo piano e decisiva a favore della stabilità e del processo politico e concretizzare la proposta di elezioni a Marzo.

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Spartizione tra Russia e Turchia nel silenzio del governo italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

“A Misurata una base navale turca, a Sirte quella russa. La spartizione della Libia nel silenzio attonito del governo. Traditi gli interessi vitali dell’Italia”. Lo scrive su twitter il senatore Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, secondo cui “il ministro degli Esteri spieghi in Parlamento quella che appare come la più grave sconfitta della nostra storia repubblicana. Il destino dell’Italia non si gioca a Pomigliano ma nel Mediterraneo dove stiamo perdendo su tutto il fronte. In Libia come in Libano, in Siria come nel Mediterraneo orientale, altre Nazioni occupano il ruolo che era dell’Italia”.

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Libia: Urso (FdI), governo riferisca subito in Parlamento e al Copasir

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

“La “nuova” Libia che emerge dallo scontro in atto sarà di fatto divisa in due sfere di influenza: la Tripolitana sotto il tallone di Erdogan e la Cirenaica protetta da Putin. Italia fuori gioco? Il premier Conte riferisca in Parlamento. Questa è la peggiore sconfitta della storia della Repubblica Italiana”. È quanto ha scritto su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir. “Credo che il governo abbia il dovere di riferire in Parlamento, in Aula e nel Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono in gioco i nostri interessi nazionali nella Regione che è sempre stata considerata come di prioritario interesse strategico per l’Italia, sia sotto il fronte della sicurezza sia sotto quello dell’approviggionamento energetico”, conclude il senatore Urso.

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Libia: l’inasprirsi del conflitto e la minaccia del COVID-19 aggravano la crisi umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte che, a un anno dal lancio dell’offensiva militare avvenuta a Tripoli, in Libia, all’ulteriore intensificarsi degli scontri, si è aggiunta ora la minaccia di diffusione del COVID-19. Da aprile dell’anno scorso più di 300 civili sono rimasti uccisi e altre 150.000 persone sono state costrette alla fuga. Nonostante l’accordo provvisorio di tregua umanitaria, nell’arco dell’ultima settimana gli scontri si sono intensificati in modo significativo. Inoltre, il deteriorarsi della situazione ha messo a rischio le possibilità di decine di migliaia di sfollati di fare ritorno in condizioni sicure verso le proprie aree di origine. Nel frattempo, le autorità hanno confermato che attualmente in Libia si registrano dieci casi di COVID-19 e un decesso, suscitando nuovi timori in merito alle capacità di risposta dei servizi sanitari del Paese già al collasso.“Insieme al conflitto in corso, la diffusione del COVID-19, se non contenuta, potrebbe causare in Libia una catastrofe umanitaria”, ha avvertito Jean-Paul Cavalieri, Capo missione UNHCR in Libia.“La vita quotidiana delle persone sta divenendo sempre più difficile in Libia”, ha affermato. “Molti, tra cui sfollati libici, rifugiati e richiedenti asilo, non hanno un alloggio adeguato e vivono in condizioni di sovraffollamento con accesso limitato a servizi igienico-sanitari. I prezzi di affitti, alimenti e carburanti hanno subito un’impennata ed è necessario far fronte a serie difficoltà per soddisfare le esigenze essenziali”.Il perdurare del conflitto ha colpito gravemente le capacità del sistema sanitario e dei servizi medici del Paese, i quali dispongono di risorse finanziarie limitate e devono far fronte alla carenza di attrezzature e farmaci essenziali. Inoltre, numerosi ospedali e ambulatori situati in aree prossime al conflitto sono stati danneggiati o hanno chiuso.L’UNHCR e i partner stanno fornendo generatori, ambulanze, alloggi container, e cliniche da campo a sostegno dei servizi di assistenza sanitaria locali. L’Agenzia, inoltre, sta svolgendo attività di sensibilizzazione in materia di salute pubblica tra rifugiati, richiedenti asilo e cittadini libici mediante poster, SMS e social media, al fine di attenuare i rischi di esposizione al COVID-19.
Insieme ad altre agenzie umanitarie, l’UNHCR si appella alle autorità libiche affinché assicurino l’accesso e l’inclusione di tutti i gruppi che compongono la popolazione presente in Libia ai piani e alle attività di sorveglianza, preparazione e risposta sanitaria.
L’UNHCR, inoltre, rinnova gli appelli per il rilascio secondo procedure ordinate di quanti sono trattenuti in stato di detenzione. Richiedenti asilo e rifugiati, detenuti in quanto privi di documeti legali, sono particolarmente vulnerabili ed esposti, date l’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari, l’assistenza medica limitata e le condizioni di sovraffollamento in cui vivono. Molti centri di detenzione, inoltre, sono situati in prossimità del fronte degli scontri.L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per la crescente carenza di alloggi a prezzi abbordabili e per l’aumento dei costi degli affitti, in una fase in cui un ulteriore numero di libici è stato costretto a fuggire, anche per la seconda volta da casa e a cercare nuovi alloggi in affitto. Tale situazione ha colpito particolarmente i rifugiati e i richiedenti asilo che non sono in grado di trovare un lavoro regolare. Le testimonianze dei rifugiati raccolte dall’UNHCR riferiscono che i prezzi di affitto di una camera singola sono aumentati di sei volte, mentre quelli per un’intera abitazione sono triplicati. Molti vivono in edifici affollati, non terminati e privi di arredo o all’interno di garage, a volte arrivando a condividere lo spazio di una singola stanza con dieci persone.In alcune aree della città in prossimità del fronte dei combattimenti, le persone stanno faticando enormemente anche ad avere accesso ai beni essenziali e ai servizi pubblici, oltre che a trovare lavoro. La situazione di instabilità, inoltre, ha prodotto un aumento dei casi di criminalità, in particolare di rapine e aggressioni mirate.L’UNHCR continua a operare in Libia per contribuire ad assicurare protezione e assistenza a rifugiati, richiedenti asilo, libici sfollati interni e rimpatriati, ma gli interventi sono stati seriamente ostacolati dai severi protocolli di sicurezza in materia di circolazione e dalla ridotta presenza del personale sul campo. Nell’arco degli ultimi dodici mesi, l’UNHCR ha assicurato consulenza medica a più di 25.500 persone, distribuito beni di prima necessità a oltre 42.700 persone, ed erogato assistenza in denaro contante a quasi 2.500 persone. L’Agenzia, inoltre, ha sostenuto 37 progetti volti a promuovere la coesistenza pacifica tra rifugiati, sfollati libici, rimpatriati e comunità di accoglienza, anche mediante il ripristino di infrastrutture sociali quali le strutture sanitarie e quelle scolastiche.L’UNHCR ribadisce l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a esortare tutte le parti in conflitto nel mondo a cessare le ostilità a sostegno della risposta alla minaccia della pandemia da COVID-19.

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Libia. Rauti (FdI): FdI preoccupata per difesa e sicurezza nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

“Fratelli d’Italia è preoccupata per la difesa e la sicurezza nazionale, perchè dal ministro Di Maio non sono giunte risposte chiare sulla nuova missione europea che sostituirà l’operazione ‘Sophia’ ma soltanto generici ‘vedremo’ e ‘faremo notare’. Inoltre, stigmatizziamo il silenzio sulla nostra reiterata richiesta di un blocco navale, quella ‘interdizione marittima’ che, peraltro, lo stesso Di Maio aveva invocato prima della Conferenza di Berlino”. A dirlo il vicepresidente vicario del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato e componente della Commissione Difesa, Isabella Rauti, nel corso del question time con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.”La nuova missione annunciata dimostra che, se si possono schierare navi per garantire l’embargo sulle armi, si può farlo anche per attuare il blocco navale impedendo così agli scafisti e ai barconi della morte di partire. Rimane però il problema di chi guiderà la nuova missione, che probabilmente sarà molto più utile alla Francia che all’Italia, e quali saranno i parametri di riferimento per misurare il rischio di ‘pull factor’, stabilendo quale sia la ‘soglia’ di un’ondata migratoria. Il rischio che intravediamo è quello di un aumento incontrollato dei flussi migratori, degli sbarchi in Italia, oltre quello di abbassare la guardia nell’azione di contrasto ai trafficanti di esseri umani. Temi su cui il governo non ha dato finora risposte serie e si è limitato ad enfatizzare gli ‘Accordi di Malta’ come una soluzione, mentre ad oggi non c’è nessun accordo europeo sugli sbarchi e sulla distribuzione dei migranti”, conclude la senatrice Rauti.

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La Libia è un trampolino verso l’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

«Ottenere la pace e la riconciliazione non sarà facile. In Libia vi sono delle divisioni profonde e le parti in conflitto sono molto distanti. È perfino difficile trovare il modo di far sedere tutti ad uno stesso tavolo». Così il vicario apostolico di Tripoli, monsignor George Bugeja, descrive ad Aiuto alla Chiesa che Soffre l’attuale situazione nel Paese nordafricano.Pur constatando come la recente Conferenza di Berlino abbia rappresentato un «indubbio segno positivo», il presule sottolinea come il cammino della Libia sia ancora lungo e quanto sia importante che «i vari Paesi che hanno preso parte all’incontro nella capitale tedesca tengano fede agli impegni presi nel corso della conferenza berlinese».Monsignor Bugeja fa inoltre realisticamente notare come la tregua indetta il mese scorso sia stata più volte violata. «A Tripoli vi sono stati degli scontri e ciò crea inevitabilmente tensioni. L’aeroporto della città apre e chiude a seconda della situazione, ma fortunatamente almeno in centro le scuole e gli uffici sono ancora aperti».L’incerto e instabile scenario libico influisce anche sulla crisi dei rifugiati. Tuttavia il vicario di Tripoli invita ad andare alla radice del fenomeno. «La Libia è un trampolino verso l’Europa, ma non è la causa scatenante della crisi migratoria. Molti dei rifugiati giungono qui dall’Africa sub-sahariana e dunque se si vuole rifermare o ridurre il flusso dei migranti si devono risolvere le problematiche esistenti nei loro Paesi d’origine. Altrimenti decine di migliaia di persone continueranno ad emigrare in cerca di un futuro migliore, anche a costo di mettere a rischio la loro vita».La Chiesa cattolica locale cerca di offrire il proprio aiuto sia ai migranti che transitano per la Libia che alla popolazione locale. «Abbiamo delle limitazioni e poche risorse, ma facciamo del nostro meglio per assistere le persone, in primis con la nostra presenza. La Chiesa cattolica è rimasta nel Paese durante tutta la durata del conflitto, anche quando le altre Chiese sono andate via e tutti gli Stati europei hanno chiuso le proprie ambasciate. La nostra presenza è un segno di incoraggiamento per i fedeli».La prossima settimana, monsignor Bugeja prenderà parte a Bari all’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. «Per noi vescovi sarà un’occasione per discutere e raccontare le difficoltà di ogni diocesi. Sostenendoci l’un l’altro e imparando dalle esperienze altrui».

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Libia. Urso (FdI): serve missione europea navale e terrestre

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

“Sì, in politica estera bisogna essere assolutamente uniti ma anche avere con chiarezza una strategia condivisa che persegua con convinzione l’interesse nazionale, tanto più in aree vitali per il nostro Paese, come la Libia, il Mediterraneo Orientale, il Golfo Persico”: a dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso dell’informativa del ministro degli Esteri sulla situazione in Iran, Iraq e Libia.
Per il senatore di FdI il nostro Paese “ha manifestato purtroppo in questi ultimi anni un atteggiamento ambiguo, spesso contraddittorio, che talvolta è apparso inaffidabile ai nostri tradizionali alleati, ciò ha probabilmente determinato il disimpegno degli Stati Uniti, che ha fatto precipitare la situazione in Libia. Non è sufficiente realizzare una girandola di incontri per aver peso, se non si ha anche una precisa strategia su come tornare in campo. Ci colpisce l’ondeggiare di posizioni, gli stop and go, che anche oggi si sono riproposti per esempio sulla possibilità di un intervento condiviso e multilaterale in Libia”.”Noi lo diciamo con coerenza e senza infingimenti: è assolutamente necessario che l’Italia in modo chiaro e coeso chieda all’UE di realizzare una missione militare di interposizione terreste, navale ed aerea, per evitare le interferenze esterne e porre le promesse di pace e stabilità nell’area. Se questa diventa la posizione del governo espressa con chiarezza nelle sedi internazionali, noi ci siamo e ci saremo sempre, a tutela della Nazione, dei suoi interessi, del suo futuro” conclude il senatore Urso.

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Sassoli sulla Libia: “Stop alle armi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

“Con il Presidente del Consiglio Nazionale e Primo ministro libico Fayez Mustafa al Sarraj abbiamo esaminato gli sviluppi della situazione in Libia. Ho rinnovato l’appello per uno stop immediato al conflitto militare che arreca soltanto lutti e sofferenze alla popolazione civile. La soluzione alla crisi non può essere militare ma passa solo attraverso un processo politico inclusivo di tutte le componenti del paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite e senza alcuna ingerenza esterna. La UE è pronta a fare la sua parte nel favorire il dialogo fra tutti i principali attori. Siamo impegnati a sostenere gli sforzi dell’Alto Rappresentante Josep Borrell per una soluzione pacifica in Libia nel quadro del processo di Berlino”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. (n.r. Non dimentichiamo che la comunità Europea non ha una politica estera che si esprima con una sola voce e non ha un proprio esercito: Si vis pacempara bellum e questa faillance condiziona enormemente la capacità persuasiva degli europei poiché se i combattimenti sono in atto, e da mesi, la moral suasion vale, praticamente, molto poco e si rischia persino di diventare ridicoli).

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Libia: Serracchiani, Conte deve prendere iniziativa

Posted by fidest press agency su sabato, 4 gennaio 2020

“Gli scenari di crescente instabilità in aree come l’Iraq, la Siria e soprattutto la Libia sono giunti a un punto tale di rischio per gli interessi dell’Italia che dovrebbe essere il premier Conte a prendere un’iniziativa al massimo livello, sia in ambito Ue sia con i Paesi più direttamente coinvolti”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, commentando decisione del Parlamento turco di promuovere un intervento militare in Libia e gli sviluppi sugli altri fronti del Medio Oriente.
“L’intervento turco rappresenta un fattore di grande destabilizzazione ma – osserva la parlamentare – si inserisce nel vuoto di qualsiasi iniziativa europea e purtroppo anche italiana in Libia. Veniamo di fatto espulsi da quella che era una nostra sfera d’influenza strategica e assistiamo inerti all’espansione militare di una potenza d’area. Se il precedente governo ha colpe gravissime in politica estera, questo è un motivo in più per segnare discontinuità. Gli appelli – conclude – ora lasciano il tempo che trovano”.

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“La Turchia manda truppe in Libia a sostegno di Sarraj”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

“E si appresta a spartirsi il territorio con la Russia che appoggia Haftar. L’Europa a un passo dall’irrilevanza e gli interessi nazionali italiani messi a rischio. Per questo grandioso risultato bisogna ringraziare la geniale strategia dei Napoleone da operetta Sarkozy e Macron che hanno alimentato il caos libico in chiave anti italiana e nella speranza di avvantaggiare la Francia. Ora il Governo italiano si faccia sentire nelle sedi opportune, chieda conto alla Francia di anni di atteggiamenti spregiudicati e irresponsabili e pretenda di dettare la linea dell’Intera Unione Europea nel dossier libico”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Assistenza ai rifugiati che vivono nelle aree urbane della Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha annunciato ieri che sta intensificando il sostegno destinato a rifugiati e richiedenti asilo presenti nelle aree urbane della Libia e rivalutando il ruolo e il funzionamento del Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) I rifugiati e i richiedenti asilo che vivono nelle aree urbane sono già circa 40.000, tra i quali alcuni estremamente vulnerabili e in disperato bisogno di aiuto. L’assistenza umanitaria per rifugiati e richiedenti asilo è disponibile presso il Centro comunitario diurno (Community Day Centre/CDC) dell’UNHCR attivo a Gurji, nel distretto di Tripoli, dove coloro che ne hanno necessità possono accedere a servizi quali cure primarie, registrazione e assistenza in denaro per soddisfare le esigenze legate a cibo e alloggio.L’agenzia, inoltre, sta rivalutando il ruolo del GDF alla luce delle gravi e insostenibili condizioni di sovraffollamento. Il GDF è stato inaugurato un anno fa come centro di transito per rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili, principalmente donne e minori non accompagnati a rischio più elevato in stato di detenzione e per i quali erano state individuate soluzioni fuori dalla Libia. Tali soluzioni restano estremamente limitate e richiedono che l’UNHCR individui e dia priorità ai casi di vulnerabilità più gravi in seno a una popolazione molto più ampia, composta da molte persone in stato di forte bisogno. L’UNHCR e i partner operano all’interno della struttura, la quale ricade sotto la giurisdizione complessiva del Ministero dell’Interno libico.Tuttavia, a partire da luglio, in seguito all’attacco aereo che ha colpito il centro di detenzione di Tajoura, provocando diverse vittime, centinaia di ex detenuti si sono recati presso il GDF. A fine ottobre, a questi si è aggiunto un altro gruppo di circa 400 persone provenienti dal centro di detenzione di Abu Salim, nonché fino ad altre 200 persone dalle aree urbane. Fanno parte di una popolazione più ampia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti che in Libia sono vulnerabili e esposti a rischi – ma ai cui casi non è stata data priorità per l’evacuazione o il reinsediamento.Il GDF è ora in condizioni di grave sovraffollamento: a fronte di una capacità di circa 600 persone, attualmente ne ospita quasi il doppio, molte delle quali da diversi mesi. L’UNHCR, altre agenzie delle Nazioni Unite e i partner hanno fornito loro assistenza umanitaria, offrendo cure mediche, supporto psicosociale, pasti caldi e biscotti ad alto contenuto energetico. Tuttavia, la situazione presso il GDF non è sostenibile e la struttura non funziona più come centro di transito, ostacolando la capacità dell’UNHCR di evacuare i rifugiati più vulnerabili per i quali sono state individuate soluzioni al di fuori della Libia, fuori dai centri di detenzione e in luoghi sicuri.
Data l’introduzione di un pacchetto di assistenza urbana di portata più ampia, l’UNHCR eliminerà gradualmente il servizio di ristorazione erogato presso il GDF a partire dall’inizio dell’anno. L’UNHCR continuerà a garantire informazioni e consulenza a quanti hanno fatto ingresso informalmente nel GDF in merito alle opzioni a loro disposizione e al pacchetto di assistenza urbana. Coloro che presentano profili per cui è necessaria la protezione internazionale stanno ricevendo sostegno per lasciare il GDF tramite il pacchetto di assistenza urbana, il quale include denaro di emergenza in contanti per i primi due mesi, beni di prima necessità, accesso alle cure primarie e invio a visite specialistiche. Inoltre, ai beneficiari verrà data la possibilità di sostenere colloqui col personale dell’UNHCR per individuare vulnerabilità e soluzioni specifiche. L’UNHCR continua a chiedere risorse supplementari che permetterebbero di fornire un sostegno più sostanzioso e continuo.Circa 40 persone hanno già accettato quest’opzione, il che non esclude che possano usufruire in futuro di possibili evacuazioni o reinsediamenti al di fuori della Libia. A titolo di esempio, a quattro persone che hanno accettato il pacchetto è stata riconosciuta l’ammissibilità all’evacuazione umanitaria a seguito dei colloqui di valutazione delle esigenze di protezione.L’esame dei casi individuali, comprese la valutazione delle esigenze di protezione e l’individuazione di possibili soluzioni durature al di fuori della Libia, continuerà a essere effettuato presso l’ufficio di registrazione dell’UNHCR operativo a Sarraj, al fine di assicurare l’integrità delle procedure previste dall’UNHCR.L’UNHCR ribadisce che le opzioni di reinsediamento purtroppo continuano a essere estremamente limitate, con il numero di posti disponibili a livello mondiale drammaticamente inferiore rispetto alle esigenze. Ogni anno, meno dell’1 per cento dei rifugiati ritenuti in stato di necessità dall’UNHCR può essere reinsediato. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esorta la comunità internazionale a garantire più posti per il reinsediamento e procedure più rapide per consentire di evacuare un numero più elevato di rifugiati che necessitano di essere reinsediati in luoghi sicuri.

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