Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

L’agonia del Governo Berlusconi IV

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

Segnaliamo il nuovo articolo (che riproduciamo in sintesi) di Padre Bartolomeo Sorge dal titolo  “Il cedimento strutturale della politica italiana” e che è possibile leggere integralmente collegandosi al blog di “Area Solidale Democratica”. Questa agonia: “si trascinava già da molti mesi, nelle ultime settimane ha subito una rapida accelerazione. Dopo l’intervento del 7 novembre 2010 di Gianfranco Fini a Bastia Umbra (PG) e dopo le dimissioni dei finiani membri del Governo (15 novembre), la crisi è giunta a un punto di non ritorno, tanto da poter dire che essa è virtualmente aperta: il Governo ormai ha l’encefalogramma piatto. Un’ulteriore conferma che si tratti di «cedimento strutturale» e non di una crisi politica congiunturale viene dal fatto che maggioranza e opposizione si stanno sfaldando contemporaneamente e in forma pressoché simmetrica. Da un lato, il Popolo delle libertà (pdl) ha cessato di esistere il 29 luglio 2010, quando il cofondatore Gianfranco Fini è stato espulso dal partito e se ne è andato portandosi dietro il gruppo di «Futuro e libertà per l’Italia» (fli). Cosicché del vecchio pdl oggi resta in piedi solo Forza Italia (fi), allargata ad alcuni ex colonnelli di Alleanza Nazionale (an) e seguaci, rimasti legati a doppio filo a Berlusconi. Tuttavia, la stessa Forza Italia è più fragile che mai, insidiata al Nord dall’espansionismo della Lega di Bossi e nel Meridione dalla formazione di Raffaele Lombardo, e da «Forza Sud», fondata da Gianfranco Miccichè, anch’egli uscito dal pdl. A sua volta, il Partito democratico (pd), ulteriormente provato dalla sconfitta del candidato del partito alle primarie a Milano, sembra avviato a un analogo destino: i primi a uscirne sono stati i parlamentari «teodem», seguiti dal cofondatore Francesco Rutelli con il suo gruppo di «Alleanza per l’Italia» (api). Parimenti, il «Movimento democratico» di Walter Veltroni e dei 75 parlamentari e il movimento fiorentino dei «rottamatori» di Matteo Renzi e Giuseppe Civati fanno presagire aria di divisione.
La palese carenza di senso delle istituzioni democratiche e dello Stato di cui ha dato prova, ma soprattutto i suoi comportamenti libertini, hanno tolto al leader non solo dignità e credibilità morale (con grave pregiudizio del buon nome dell’Italia), ma hanno bloccato il dibattito, per mesi e mesi e in forma ossessiva, solo sul gossip.
È assurdo che un Presidente del Consiglio passi le giornate ad attaccare la magistratura e le istituzioni democratiche di garanzia (la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica); che quotidianamente se la prenda con la stampa e i giornalisti; che si mostri intollerante verso qualsiasi manifestazione di dissenso o di critica. Questa grave mancanza di senso democratico ha finito con oscurare anche quanto di buono, nonostante tutto, il Governo è riuscito a fare.
Ora è doveroso interrogarsi per tempo sulle prospettive che si aprono con la caduta ormai imminente del Governo. Tuttavia è possibile individuare già alcuni problemi di fondo con i quali, comunque vadano le cose e qualunque cosa accada, sarà inevitabile confrontarsi: 1) il primo è il problema della riforma elettorale, non più prorogabile; 2) in secondo luogo, bisognerà affrontare la questione delle alleanze e dei nuovi equilibri, tenendo presenti i soggetti politici che stanno emergendo; 3) infine, il mutato quadro politico porrà certamente interrogativi nuovi anche alla presenza dei cattolici.
Com’è possibile — aggiungiamo noi — consentire che il timone della politica italiana sia nelle mani di un partito, la cui cultura e i cui interessi sono esclusivamente regionali e privi d’ogni sensibilità nazionale, come mostra il disprezzo aperto che la Lega Nord ostenta per Roma e per il Sud, per il Tricolore e per il 150° anniversario dell’unità d’Italia? «Per troppo tempo — insiste Fini — si è sottovalutato quel pericolo strisciante che è il motore della Lega Nord: alla Lega non interessa nulla di quello che accade dal fiume Po in giù».
Ovviamente la presenza della nuova destra di Fini è destinata a modificare gli equilibri politici del Paese. Anche per questo, il dibattito sulla possibilità di un «terzo polo» assume un valore e un interesse particolari, in previsione della fine del IV Governo Berlusconi. In realtà, si può dire che in Italia, in certo senso, il «terzo polo» c’è già. L’unica cosa certa è che l’eventualità di una terza forza politica è virtualmente contenuta in quel 40% (indicato da tutti i sondaggi), formato da elettori delusi dalla politica o incerti o restii a recarsi alle urne, che non hanno più fiducia né nel centro-sinistra, né nel centro-destra.
Infatti, sia al Nord sia al Sud del Paese, stanno fermentando esperienze politiche nuove che vanno in questa direzione. Al Nord, per fare un esempio, l’Unione per il Trentino (upt) di Lorenzo Dellai ha fatto rinascere l’interesse per la politica in molti cittadini e ora punta a federarsi con partiti e movimenti di area popolare, con reti civiche locali, senza escludere di partecipare a un progetto federativo nazionale con altre forze omogenee: la «terza forza» appunto. Al Sud, sono in atto tentativi analoghi. Il caso che più ha fatto parlare di sé, ancora da capire e da verificare, è certamente il quarto governo regionale di Raffaele Lombardo in Sicilia, nato dall’accordo tra Movimento per le Autonomie (mpa), pd, fli, api e udc.
Infine, è in atto in Italia un fenomeno che non va sottovalutato: il moltiplicarsi di nuove esperienze di cittadinanza attiva e responsabile; si tratta di soggetti culturali-politici che nascono spontaneamente sul territorio, senza escludere potenzialmente una loro dimensione nazionale. E i cattolici? L’emergere di nuove forme di cittadinanza attiva, responsabile e solidale, interpella in modo speciale i cristiani. I cattolici, infatti, sono particolarmente sensibili ai valori della solidarietà e della comunione a motivo dell’eredità storica di cui sono portatori, alimentata dal Vangelo. Sono i valori di cui il Paese oggi ha maggiormente bisogno per superare l’attuale «cedimento strutturale» della politica.
Infatti, la fine della dc e la conseguente diaspora politica non significano affatto la fine degli ideali e dei valori nei quali i cattolici democratici hanno creduto e credono, per i quali hanno combattuto e oggi sono chiamati a combattere. Il nostro Paese, più di ieri, ne ha bisogno. I cattolici non possono uscire dalla scena politica, né tanto meno la loro presenza può divenire insignificante. Il problema è quello di trovare forme nuove di presenza, più rispondenti alle sfide e ai bisogni della società post-ideologica, pluralistica e secolarizzata, in fedeltà alle acquisizioni del Concilio Vaticano II e dell’insegnamento sociale della Chiesa. Alla necessità di una nuova forma di presenza faceva cenno il documento forse più profetico mai emesso dal Consiglio Permanente della CEI, che a distanza di molti anni mantiene tutta la sua forza: «C’è innanzitutto da assicurare presenza. L’assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione.Auspichiamo, perciò, che l’agonia del IV Governo Berlusconi e la prospettiva della sua fine imminente stimolino i cattolici a impegnarsi attivamente e responsabilmente in aree di solidarietà democratica a livello locale (e nazionale), nel nome dei valori comuni della Costituzione e della dottrina sociale della Chiesa. (Bartolomeo Sorge)

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