Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Archive for 22 gennaio 2020

La pirateria del mondo del libro vale 528 milioni, danno per il sistema Paese di 1,3 miliardi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

L’indagine Ipsos per AIE presentata nel primo incontro de Gli Editori (AIE e FIEG): in fumo 8.800 posti di lavoro. La pirateria sottrae ogni anno al mondo del libro 528 milioni, pari al 23% del valore del mercato (escludendo scolastica ed export), 1,3 miliardi complessivi al sistema Paese e 216 milioni al fisco: persi in termini di mancata occupazione 8.800 posti di lavoro, di cui 3.600 nella filiera del libro. Per la prima volta una ricerca commissionata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Ipsos traccia le dimensioni del fenomeno: ogni giorno nel nostro Paese si compiono circa 300.000 atti di pirateria (293.000) ai danni del mondo del libro, 107 milioni in un anno. Il fenomeno coinvolge più di un italiano su tre sopra i 15 anni (il 36%), addirittura il 61% dei professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri) e il 90% degli studenti universitari (la sintesi è in allegato).
Per questo Gli Editori, l’accordo di consultazione e azione comune di AIE e Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), chiede al governo di intervenire: “Sono dati drammatici che vanno al di là di qualsiasi previsione – ha dichiarato il presidente di AIE Ricardo Franco Levi –. Dati che richiedono e impongono una forte azione di contrasto attraverso la repressione dei fenomeni illegali e l’educazione degli utenti, non sempre pienamente consapevoli degli effetti dei loro comportamenti; è inoltre necessario un forte sostegno alla domanda che consenta di esercitare in forma legale la richiesta di informazione e di cultura. 18App da riportare alla dotazione originale e detrazione fiscale per l’acquisto dei libri sono gli strumenti decisivi”.
“Il digitale ha portato opportunità ma anche rischi – ha osservato il presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, richiamando l’attenzione sulle molteplici forme di utilizzo abusivo dei contenuti –: dalle rassegne stampa online realizzate e diffuse senza autorizzazione, alla condivisione non autorizzata di pdf di giornali, anche attraverso piattaforme social, applicazioni telefoniche o di messaggistica. È necessario migliorare gli strumenti di tutela contro ogni forma di sfruttamento parassitario del diritto d’autore”. Riffeser ha quindi lanciato un appello alle Istituzioni affinché “supportino una campagna di comunicazione per la lettura di giornali e libri. I dati sulla lettura, infatti, confermano il grande interesse per l’informazione, nonostante le vendite continuino a scendere. Occorre, inoltre, garantire una diffusione capillare dei giornali, per raggiungere i lettori e facilitarne l’acquisto, anche con la crescita degli abbonamenti”.
“Come governo non possiamo ignorare i dati emersi da questa ricerca e la richiesta di aiuto che viene dal settore dell’editoria – ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Andrea Martella -. La pirateria va combattuta con la repressione dei comportamenti illegali, promuovendo l’educazione alla legalità ma anche con il sostegno a tutta la filiera, così gravemente colpita. Attraverso editoria 5.0 stiamo studiando nuovi strumenti di supporto per l’editoria periodica e quotidiana perché, come ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita all’agenzia Ansa la settimana scorsa, l’informazione primaria “costituisce un elemento decisivo per la democrazia nel nostro Paese. Questo fa comprendere le esigenze di sostegno da parte delle istituzioni”. L’impegno, coerentemente con quanto affermato dal Ministro Franceschini, è quindi quello di lavorare ad un progetto analogo anche per l’editoria libraria, a partire dalle richieste che ci vengono dal settore con particolare attenzione al sostegno alla domanda”.
Secondo la ricerca presentata dal presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, gli italiani (popolazione sopra i 15 anni) sono consapevoli che piratare libri, e-book, accedere a banche dati è illecito e illegale (risponde affermativamente l’84% del campione di 4.000 intervistati), ma una buona fetta lo considera un comportamento poco o per niente grave (39%) e una decisa maggioranza (il 66%) ritiene poco o per nulla probabile che gli illeciti vengano scoperti e puniti.
La maggior parte degli atti di pirateria passa attraverso il web: un italiano su quattro sopra i 15 anni (il 25%) ha scaricato gratuitamente almeno una volta un ebook o audiolibro da siti o piattaforme illegali su Internet; il 17% ha ricevuto da amici/familiari almeno un ebook, l’8% ha ricevuto da amici/conoscenti almeno un libro fotocopiato, il 7% ha acquistato almeno un libro fotocopiato. L’incidenza della pirateria è particolarmente alta tra i lettori forti (lettura giornaliera o settimanale) di libri cartacei (45%), tra quelli di ebook (68%), e tra quelli di audiolibri e podcast (66%).
Ad essere danneggiati sono tutti i settori del mondo editoriale, non solo l’editoria universitaria: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 29,2 milioni di copie (libri ed ebook) all’anno, per un mancato fatturato di 324 milioni di euro. Le copie perse nel settore universitario sono 4 milioni, per un fatturato di 105 milioni di euro, quelle nel settore professionale e banche dati 2,9 milioni, pari a 99 milioni di euro.

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Addio a Emanuele Severino, maestro del pensiero e amico del festivalfilosofia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

“Il Consorzio per il festivalfilosofia partecipa con cordoglio alla scomparsa di Emanuele Severino, maestro del pensiero e tante volte ospite della nostra manifestazione. Severino è stato un pensatore di livello europeo e grande protagonista dell’eredità classica della filosofia. Con la sua dottrina dell’Essere ha presentato anche al pubblico del festival l’esercizio del pensiero nella sua forma più pura”. Così Daniele Francesconi, direttore del festivalfilosofia, ricorda uno dei più grandi filosofi, scrittori e intellettuali del nostro tempo. (n.r. La Fidest si associa)

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Coronavirus cinese: tutto ciò che c’è da sapere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Lo scorso 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi hanno reso nota la presenza di un focolaio di sindrome febbrile, associata a polmonite di origine sconosciuta, tra gli abitanti di Wuhan, città di circa 11 milioni di abitanti situata nella provincia di Hubei, nella cina Centro-meridionale, alla confluenza tra il Fiume Azzurro e il fiume Han, a circa 1.100 chilometri da Pechino, 800 da Shangai, 1.000 da Hong Kong.
Come ha avuto origine il focolaio?
Il punto di partenza è stato identificato nel mercato del pesce e di altri animali vivi selvatici di Huanan, al centro della città di Wuhan, che è stato prontamente chiuso, e il primo paziente è stato segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità il 31 dicembre.
A cosa è dovuta l’infezione?
L’agente patogeno responsabile dell’epidemia è stato isolato in tempi rapidissimi grazie all’esperienza maturata durante le epidemie di SARS, influenza aviaria e MERS: si tratta di un nuovo beta-coronavirus, che è stato denominato 2019-nCoV ed è molto simile al virus della SARS.
Che cosa sono i coronavirus?
I coronavirus, così chiamati per la caratteristica forma a coroncina visibile al microscopio, sono ben conosciuti dai ricercatori: si tratta infatti di virus molto diffusi in natura, che colpiscono sia uomini che animali e possono causare sintomi respiratori a volte anche gravi.
Come è avvenuto il contagio?
I coronavirus vengono veicolati all’uomo da ospiti intermedi, che per la Mers sono stati i dromedari, per la Sars forse lo zibetto. Il contagio, anche in questo caso, sembrerebbe essere di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale ad uomo, non a caso l’epicentro dell’epidemia è un mercato dove venivano venduti animali vivi selvatici. Non sappiamo ancora però quale sia stato l’animale che ha trasmesso il virus all’uomo.
Quanto è diffusa l’epidemia?
Ad oggi sono stati segnalati dalle autorità cinesi quasi 300 casi totali confermati di infezione da 2019-n-CoV nella città di Wuhan: molti ancora ricoverati e sostanzialmente stabili, alcuni dei quali critici. Sei sono stati i decessi. Vi sono inoltre, sempre in territorio cinese, altri casi a Pechino, Schenzhen, Guandong e Shangai, tutti apparentemente collegati con la città di Wuhan. Sono stati segnalati casi di importazione (non tutti confermati) al di fuori del territorio cinese, in Thailandia, Corea, Giappone, Vietnam, Singapore e Hong Kong.
Il virus può trasmettersi da uomo a uomo?
Sono stati colpiti dal contagio anche alcuni operatori sanitari, il che farebbe ipotizzare che il virus possa trasmettersi anche da uomo a uomo. D’altra parte l’assenza di link epidemiologici tra i pazienti in Giappone e Thailandia con il mercato di Wuhan, e la presenza di pazienti all’interno di un cluster familiare, fanno propendere per la possibilità di una trasmissione inter-umana del virus con modalità ancora non note.
Quanto è pericoloso questo virus?
È presto per dirlo, una risposta potrà essere data soltanto se e quando il quadro e i numeri dell’epidemia saranno più ampi. Il virus della SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave), tra il 2002 e 2003 sparse 8mila contagi e 775 morti, mentre la MERS ((Sindrome Respiratoria Medio Orientale) tra il 2012 e il 2019 ha contato 2.500 casi e 858 morti, in prevalenza nella penisola arabica. Al momento si contano circa 300 casi e sei decessi di pazienti che avevano un quadro clinico complicato da altre patologie: numeri non allarmanti.
Quali sono i sintomi della malattia? Come si cura?
I sintomi sono tipicamente respiratori: febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, grave affaticamento polmonare. Al momento non esiste né un vaccino né terapie specifiche per i coronavirus. La malattia si cura come i gravi casi di influenza con terapie di supporto (antifebbrili, idratazione), ma contrariamente all’influenza non sono disponibili antivirali specifici. Nei casi più gravi ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione.
Come è possibile proteggersi?
Le raccomandazioni standard per ridurre l’esposizione e la trasmissione delle malattie da coronavirus comprendono il mantenimento dell’igiene di base delle mani e delle vie respiratorie, e pratiche alimentari sicure. È importante inoltre evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie, come tosse e starnuti.
Ci sono pericoli per l’Italia? Dobbiamo essere preoccupati?
I rischi che il contagio si diffonda anche in Italia sono al momento estremamente bassi. Bisogna prendere in considerazione la possibilità di aver contratto il virus solo se si è stati nella zona interessata dall’epidemia. Secondo il centro di controllo per le malattie infettive europeo il rischio di importazione e diffusione del nuovo virus in Europa è estremamente limitato, e questo vale anche per l’Italia. La stessa agenzia però ricorda che è imminente la celebrazione del Nuovo Anno Cinese, e che quindi aumenterà lo spostamento di persone all’interno della Cina e verso l’Europa. La sanità aerea di Fiumicino ha attivato la sorveglianza sui passeggeri in arrivo col volo diretto trisettimanale Wuhan-Roma della China Southern Airlines.
Cosa fare se si è soggiornato di recente a Wuhan?
Se nei 14 giorni successivi al rientro da Wuhan si sviluppano i sintomi sopra descritti, occorre immediatamente rivolgersi ad un medico ed informarlo del viaggio, evitando il più possibile i contatti con terze persone per evitare di diffondere il contagio.
L’Italia è pronta per una eventuale emergenza?
L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (INMI), centro di riferimento nazionale per la ricerca e cura sulle malattie infettive, è Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le malattie altamente contagiose. L’INMI è come sempre pronto a mettere in atto tutte le procedure per eventuali emergenze con la valutazione dei livelli di rischio e l’isolamento di eventuali casi sospetti. Il laboratorio di virologia è già in grado di diagnosticare il nuovo virus, mentre per quanto riguarda la gestione clinica dei pazienti l’Istituto dispone di posti letto ad alto isolamento per accogliere pazienti che risultassero avere avuto contratto il virus. L’INMI dispone di personale continuamente formato su corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. L’isolamento tempestivo di eventuali casi sospetti in strutture ad elevato livello di protezione permette di ridurre il rischio per la comunità. (by Salvatore Curiale) (fonte: Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.)

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Parlare bene e razzolare male

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Oggi ci siamo riempiti la bocca di concetti quali la libertà e la democrazia per sostenere i diritti dell’uomo, ma, in effetti, abbiamo cercato solo una copertura ideologica per disattendere, in pratica, tali principi. Abbiamo reso inconcepibile l’atteggiamento di un monarca o di un despota che intende governare concentrando nella sua persona tutti i poteri, ignorando i naturali diritti inerenti alla persona e oramai acquisiti anche dagli strati più bassi della popolazione urbana e agricola, ma siamo stati bravissimi ad aggirare le posizioni acquisite con dittature dall’acre sapore di giustizia proletaria, di governo del popolo, di popolo sovrano. Così siamo passati dai traditori della corona ai traditori del popolo. Abbiamo decapitato Luigi XVI e con lui centinaia di teste di cittadini sospettati di ordire trame contro la rivoluzione e abbiamo continuato a farlo passando dalla rivoluzione d’Ottobre in Russia a tutte le rivoluzione che hanno scosso il mondo sino ad oggi per un ideale di popolo o supposto tale. Un popolo che fu considerato ora l’artefice, spesso a sua insaputa, di una rivolta corale e ora il destinatario naturale per liberarlo dal bisogno e per riscattarlo dalle sue miserie. Sta di fatto che è rimasto povero, allora e lo è tutt’oggi. Partimmo con l’abolizione dei titoli nobiliari, con l’abrogazione dei diritti feudali e dei privilegi e ci ritrovammo a dover difendere le riforme annunciate e timidamente attuate pagandole con il prezzo del sangue spesso d’innocenti o di gente pacifica o in buona fede. La storia ha i suoi ideologi, i suoi detrattori, i suoi limiti, le sue leggi, i suoi ritmi e spesso i fatti che non possono essere smentiti sono talvolta ingigantiti o minimizzati o sottaciuti o forzati, mostrando, machiavellicamente, le finalità che si vogliono raggiungere, vanificando o giustificando i mezzi che alla fine si rivelano in contrasto con la nobiltà di un fine votato alla tutela dei valori e dei principi di una democrazia compiuta.
Su di essa oggi pesa il giudizio dei cronisti sulla politica e sugli uomini che la gestiscono in nome del “popolo sovrano” come lo fu per gli storici della Rivoluzione francese. Allora come oggi non tutti i pareri sono concordi. Allora si trattò di personaggi quali De Torqueville, Blanc, Taine, Burke, Bloch, Fichie e Hegel per citare i più noti. Nel loro insieme ho tratto la convinzione che gli ideologi della rivo-luzione avevano finito con il calpestare, in nome degli stessi diritti, i valori universali.
La contraddizione in termini in cui erano e continuano a cadere i difensori della libertà sta in questo, che la libertà stessa veniva negata a chi non vedeva nella rivoluzione garantiti tutti i diritti. E ancora di più: con la condanna a morte di coloro che la pensavano diversamente, era eliminato il presupposto su cui detta libertà necessariamente si fonda la vita.
La storia, nel frattempo, deve ancora emettere l’ultimo verdetto sulla verità della Rivoluzione francese e sui reali influssi esercitati sulle generazioni che ne seguirono, che già altri verdetti l’attendono in tempi più recenti. Quante sono state le vittime innocenti, o che hanno avuto il coraggio delle proprie opinioni, contro i cosiddetti difensori della libertà, che gridano da due secoli a questa parte che sia fatta giustizia nei confronti di coloro che in nome di vaghi sospetti hanno operato delle vere e proprie carneficine? (Riccardo Alfonso)

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Spettacolo: Sangue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Roma dal 30 gennaio al 2 febbraio 2020 CineTeatro L’Aura Via Pietro Blaserna, 37 (Angolo Vicolo di Pietra Papa, 64 zona Viale Marconi) Dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18 Il costo del biglietto è 13 € biglietto intero / 10 € biglietto ridotto, più 2 € di tessera associativa obbligatoria. Uno spettacolo di emozioni scritto e diretto da Mariella Pizziconi. La prima e la seconda guerra mondiale narrate attraverso i racconti e le lettere dei soldati italiani al fronte. Diversi dialetti, ma un’unica indicibile sofferenza: il dolore, il freddo, le ferite, i soprusi, l’ignoranza… e una stampa bugiarda che provava a nascondere tutto. Al fronte si ritrovano uomini esautorati della loro umanità, mandati a morire mentre gli ufficiali restavano nascosti e al sicuro. Attimi di vita intima, raccontata spesso in modo sgrammaticato, ma vero. Una testimonianza sugli aspetti più tragici di una guerra assurda… uno spettacolo ricco di sensazioni, suoni, rumori, odori e poesia che solo la vita vera sa dare.I racconti saranno portati in scena dai bravissimi Simona Ciammaruconi, e Ivan Ristalo accompagnati dalla musica dal vivo della chitarra da Kristian Maroncelli. Un emozionante spettacolo che ci fa riflettere sull’inutilità e l’insensatezza della guerra attraverso i racconti di chi l’ha vissuta.

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Teatro: il Venditore di sigari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Roma dal 24 al 27 gennaio 2020 Spazio Diamante Via Prenestina 230B lunedì-venerdì h. 12:00/19:00, sabato h 14:00/19:00, domenica h 14:00/18:00 (Prezzo biglietti Intero € 18,00, Ridotto (Universitari, Under 30, Over 65, Residenti Municipio V) 15 euro
Orario Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21:00 – Domenica ore 17:00), Il venditore di sigari di Amos Kamil traduzione di Flavia Tolnay con la collaborazione di Alberto Oliva con Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza regia Alberto Oliva scene e costumi Francesca Pedrotti – realizzazione scenografica Ahmad Shalabi disegno luci Fulvio Melli – direzione di Produzione Elisa Mondadori
durata dello spettacolo: 1 ora e 20 minuti.
Berlino 1947, ore sei e trenta. Nella Germania appena uscita dalla guerra, tutte le mattine alla stessa ora, due uomini si incontrano: un professore ebreo che vuole partire per fondare lo Stato di Israele e il proprietario di una tabaccheria, dall’aspetto tipicamente tedesco. Sono sopravvissuti alla tragedia che ha appena sconvolto e quasi annientato un popolo intero. Si attaccano, si rinfacciano colpe reciproche e recriminano sui torti subiti, fino a scoprire dolorosamente quanto gli obblighi della Storia possano condizionare il modo di agire dei singoli individui, quando, completamente soli, devono affrontare il proprio destino. Si gioca una partita in cui è impossibile giudicare vincitori e vinti, perché vittime e carnefici camminano su un piano sempre in bilico.
Nascere tedesco nel 1920 significava essere condannato a diventare un carnefice. Nascere ebreo nello stesso anno era la condanna ad essere una vittima. In entrambi i casi, la ribellione a questo destino poteva costare molto cara. A quali compromessi un essere umano, da solo, è disposto a scendere quando si trova sull’orlo dell’abisso? Lo spettacolo, partendo dalla questione ebraica in un momento cruciale della sua evoluzione, parla a tutti, perché tutti prima o poi siamo chiamati a fare i conti con la nostra identità e a scegliere i tempi e i modi della nostra partecipazione sociale.

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Teatro: “Il topo del sottosuolo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Roma dal 24 al 26 gennaio Teatro Basilica Piazza Porta S. Giovanni, andrà in scena “Il topo del sottosuolo” adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni con Mino Manni regia di Alberto Oliva. Svidrigajlov, incallito giocatore che scommette su se stesso per tutta la vita, giocando ai limiti del consentito una partita senza esclusione di colpi col destino, si innamora di Dunja, la candida sorella di Raskolnikov e incrocia il destino del protagonista anche perché origlia una scomoda confessione che egli fa a Sonja. Da questi intrecci Dostoevskij si discosta per farci conoscere Svidrigajlov dall’interno, penetrando in soggettiva nella sua mente contorta e piena di contraddizioni e raccontandoci il passato di un uomo che si definisce “malato”, come il protagonista delle Memorie dal sottosuolo. E anche lui, infatti, è un personaggio del sottosuolo, anzi, un topo, come quelli che vede in un delirio di allucinazioni nell’ultima notte della sua vita, quella che precede il suicidio, estremo e definitivo atto di coraggio e di sfida alla morte. Biglietti 15 euro Orario spettacoli dal martedì al sabato ore 21.00 Domenica ore 18.00

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Reti Transnazionali tra Industrie e PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Bruxelles. 31 marzo / 1 Aprile 2020. L’utilizzo di Tecnologie avanzate nei nuovi sistemi di Sicurezza e Difesa sta conoscendo una fase di rapido sviluppo. Applicazioni legate ai Big Data, all’Intelligenza Artificiale, alla Cybersecurity, alla Rilevazione Satellitare, sono ormai alla base di ogni strategia militare e di intelligence.Diversi Programmi Europei finanziano queste applicazioni in ambito civile e militare, integrando i fondi a disposizione dei singoli Stati. Ai Programmi internazionali si aggiungono le richieste di Tecnologie per la Difesa, provenienti dalla Nato, dall’Occar e dall’ European Defence Agency, attraverso specifiche procedure di Procurement.Su questi temi GreenHillAdvisory promuove un Workshop a Bruxelles, in collaborazione con la Commissione Europea, dedicato alle Aziende Italiane di hightech interessate ad entrare in questo mercato estremamente competitivo.Un’occasione per conoscere i Programmi Europei di finanziamento e le fasi di Procurement in ambito Sicurezza e Difesa. Un’opportunità di networking nei confronti di tutte le Istituzioni coinvolte nei processi decisionali: Commissione Europea DG Space and Defence / DG Grow, European Defence Agency, European Space Agency, Nato, Occar, Rappresentanze Italiane presso la Ue e la Nato. (fonte: CEO, GreenHillAdvisory http://www.greenhilladvisory.com.

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Un nuovo iconico brand sbarca in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Accor annuncia l’ingresso del nuovo brand Mondrian con due aperture in Francia. La prima, il Grand Hotel di Cannes, affacciato sulla Croisette, che riaprirà nel 2021 e avrà 75 camere distribuite su 11 piani, un ristorante e un bar che si affacciano sui 4.000 m² di giardino della struttura, meeting room e una spiaggia privata di fronte all’hotel. Sarà proprio quest’ultima, al momento della sua inaugurazione nel 2020, a svelare il posizionamento lifestyle del nuovo brand all’interno della Riviera Francese.Per quanto riguarda l’altra apertura, nella seconda metà del 2021, Accor si sposta invece verso la città di Bordeaux. L’hotel, costruito intorno al 19esimo secolo, disporrà di 97 camere su tre diversi piani, ciascuna tra i 25 e i 50 m². A rendere la struttura ancora più raffinata, un ristorante con un lounge-bar da 460m², una spa, un’area per meeting e una terrazza open space da 225 m². L’elegante ed ambizioso progetto verrà lanciato nella primavera 2020 in occasione di un’originale e innovativa cerimonia, alla presenza di tutti gli stakeholder che hanno contribuito a realizzare questo obiettivo.Mondrian rappresenta un vero e proprio stile di viaggio: il suo design rivoluzionario e la sua configurazione futuristica lo rendono un “must” tanto per i viaggiatori quanto per i local. Cuore pulsante delle più accattivanti scene culturali mondiali, Mondrian mette creatività e innovazione alla portata di tutti. Gli hotel del nuovo brand offriranno ai loro ospiti un paradiso di stile, grazie alla collaborazione con i più grandi nomi del settore e alle incantevoli serate accompagnate da un’offerta F&B di altissima qualità.

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Seconda edizione del Festival delle Lezioni di Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Napoli Lunedì 27 gennaio alle ore 12 presso il Teatro Bellini (via Conte di Ruvo, 14) presentazione della seconda edizione del Lezioni di Storia Festival e nelle sedi di altre cinque prestigiose istituzioni culturali napoletane, partner di Laterza nella progettazione dell’iniziativa: Accademia di Belle Arti, Conservatorio di San Pietro a Majella, Museo MANN, Museo MADRE, Liceo Vittorio Emanuele II.
Intervengono il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’editore Giuseppe Laterza e il direttore artistico del Teatro Bellini Gabriele Russo. Il programma prevede oltre 40 lezioni, incontri ed eventi di musica e spettacolo con i più autorevoli storici italiani e stranieri. Quattordici saranno invece gli appuntamenti collaterali. Il Festival è progettato e ideato da Editori Laterza con la Regione Campania ed è organizzato dall’Associazione “A voce alta” e dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, con la partnership di MANN, Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Accademia di Belle Arti, Conservatorio San Pietro a Majella e Liceo Vittorio Emanuele II. Promozione e Comunicazione sono a cura della Scabec, società inhouse della Regione Campania. Saranno presenti in sala i direttori e i responsabili delle varie sedi, delle associazioni, degli istituti culturali e delle librerie coinvolte.

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Il 20 gennaio 1920 nasceva a Rimini Federico Fellini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Per l’anno delle celebrazioni del centenario dalla nascita, arriverà al cinema nei prossimi mesi, distribuito da Nexo Digital come uscita evento, “Fellini degli Spiriti” di Anselma Dell’Olio, prodotto da Mad Entertainment con Rai Cinema in coproduzione con Walking the Dog, Profondamente innamorato della vita, Fellini ha attraversato la sua esistenza cercandone sempre il senso. Il documentario indaga in profondità la sua passione per quello che lui definiva, in breve, il mistero, l’esoterico, il “mondo non visto” in una ricerca incessante di altre possibilità, altre dimensioni, altri viaggi e di tutto quello che può far volare lo spirito e la mente.Questi aspetti, presenti in tutta la sua cinematografia, sono stati suo oggetto d’indagine inizialmente con il grande psicoanalista junghiano Ernst Bernhard, che non solo gli ha svelato i segreti dell’Inconscio, ma gli ha anche mostrato una nuova visione del mondo attraverso la lettura dei Tarocchi e la consultazione degli IChing. Ma sarà l’incontro con il professor Gustavo Rol, conosciuto per “Giulietta degli Spiriti”, che, attraverso i suoi esperimenti, gli proverà che esistono davvero altre dimensioni e che non c’è un termine al viaggio degli esseri umani.A raccontare il mondo magico di Fellini tante voci, dalla cartomante che Fellini consultava sempre a Terry Gilliam, da Giuditta Mascioscia, la sensitiva amica di Gustavo Rol al regista Damien Chazelle, dai collaboratori e amici più stretti di Fellini ai registi Premi Oscar come William Friedkin.Attraverso straordinari materiali d’archivio di Rai Teche e Istituto Luce e materiali d’archivio internazionali, le immagini dei suoi film e interviste agli intellettuali che più hanno studiato il suo lavoro, “Fellini degli Spiriti” è un ritratto inedito, intimo e spirituale del grande regista.

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La pirateria nel mondo del libro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Per la prima volta un’indagine condotta su tutto il territorio nazionale alza il velo sui danni che la pirateria arreca al mondo del libro e all’economia nazionale. Sarà presentata il prossimo 22 gennaio a Roma, durante il convegno “La pirateria nel mondo del libro. Danni e indispensabile contrasto”, organizzato da Gli Editori, l’accordo di consultazione e azione comune dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG). Con questa iniziativa viene così inaugurata la collaborazione tra l’associazione degli editori di libri e quella degli editori di quotidiani e periodici su un tema fondamentale per l’intero mondo dell’industria culturale e informativa.La ricerca, condotta da Ipsos per AIE, sarà presentata dal suo presidente Nando Pagnoncelli durante una giornata di confronto che si terrà a partire dalle 11 (registrazione e welcome coffe dalle 10.30) alla Sala Spadolini del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e a cui parteciperanno i principali protagonisti del settore e interlocutori istituzionali.La ricerca fotografa l’ampiezza del fenomeno, i danni arrecati all’industria del libro nel suo complesso e ai principali settori (editoria di varia, editoria universitaria, editoria professionale), l’impatto sull’economia nazionale e i mancati introiti per il fisco. Verranno proposte iniziative per il contrasto all’illegalità e il sostegno alla domanda legale.Il programma. Dopo l’introduzione dei presidenti di AIE e FIEG, Ricardo Franco Levi e Andrea Riffeser Monti, ci sarà un saluto del sottosegretario per i beni e le attività culturali e per il turismo Anna Laura Orrico, cui seguiranno, dopo l’illustrazione della ricerca, gli interventi di Innocenzo Cipolletta (presidente Confindustria Cultura Italia), dello scrittore Giacomo Mazzariol, di Angelo Marcello Cardani (presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), di Renzo Nisi, generale di brigata e comandante del nucleo speciale beni e servizi della Guardia di Finanza. Le conclusioni saranno a cura di Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria.

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Oil Outlook: offerta in aumento, domanda debole e scenari geopolitici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La volatilità sul prezzo del petrolio scatenata dalla recente crisi in Medio Oriente ha riportato l’attenzione dei mercati sul tema del prezzo del greggio. Questa variabile è di fondamentale importanza nel determinare l’andamento dei mercati finanziari e crediamo che, visto l’attuale posizionamento dei mercati, lo sia particolarmente.L’attuale equilibrio di mercato, infatti, è supportato in buona parte dall’assunto che la politica monetaria – in Usa e in Europa – non rallenti la propria azione a sostegno dell’economia. Nell’ultimo trimestre abbiamo visto un risveglio dell’inflazione nell’Europa Core, oltre a segnali di vitalità economica. Un’accelerata improvvisa dell’inflazione potrebbe avere conseguenze sulle aspettative di inflazione, con inevitabili ripercussioni sulle valutazioni degli asset finanziari, che oggi incorporano in gran parte l’assunto che il livello dei prezzi non accelererà nel 2020.Quali sono le variabili che incideranno sul prezzo del petrolio nei prossimi mesi e dove immaginiamo il valore target? Con una prospettiva più lunga, da tenere d’occhio sono la dinamica di domanda e l’offerta globale. Nel breve periodo, invece, le tensioni geopolitiche che stiamo osservando hanno tutto il potenziale di causare degli shock di prezzo temporanei ma difficilmente prevedibili. Analizzeremo questi due fattori.
Il prezzo del petrolio Brent a seguito della recente impennata dovuta alle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente ha corretto a ribasso e non ha raggiunto i livelli dell’aprile scorso. Sicuramente l’offerta in aumento ha influito negativamente sull’andamento del prezzo, ma anche la domanda debole ha avuto il suo impatto. Entrando nel 2020, i principali fattori di depressione della domanda (in particolare l’escalation delle tensioni commerciali e una contrazione dell’attività economica globale) sembrano allontanarsi. Nonostante ciò, un’impennata del prezzo sembra oggi improbabile, in parte per l’abbondanza di output (con gli Stati Uniti che hanno aumentato l’offerta più del previsto, con) e in parte per le tendenze di medio termine che riguardano la relazione tra l’andamento del Pil e il prezzo del petrolio. L’economia globale sta utilizzando l’energia in modo più efficiente. Dal 1990, l’intensità energetica del PIL (le unità di energia necessarie per produrre ciascuna unità di produzione) è diminuita ad un tasso medio dell’1,5% all’anno. Nel 1990 ci sono voluti 7,6 Megajoule per produrre ogni dollaro di PIL reale, nel 2015 ha richiesto solo 5,1 Megajoule. Se questa tendenza continuerà, l’economia mondiale dovrà crescere di oltre l’1,5% ogni anno per generare più domanda di energia. La crescita prevista del Fondo Monetario Internazionale è di circa il 3,5% all’anno per i prossimi anni, un livello che dovrebbe teoricamente sostenere la domanda se non dovessero intervenire fenomeni recessivi, che per adesso non sembrano all’orizzonte. Una maggiore domanda di energia, tuttavia, non significa automaticamente una maggiore domanda di petrolio: infatti il mix energetico è cambiato nel tempo. Probabilmente, anche il 2020 sarà caratterizzato da ampia offerta di petrolio e domanda debole. La IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia) prevede che la crescita dell’offerta non OPEC raggiungerà 2,2 milioni di barili al giorno, più che assorbendo tutta la crescita della domanda (1,2 milioni di barili al giorno). L’eccesso di approvvigionamento sarà superiore a 1 milione di barili al giorno se l’OPEC sostiene gli attuali livelli di produzione. In questo scenario probabilmente i produttori di petrolio convenzionali dell’OPEC taglieranno ulteriormente la produzione per aiutare a bilanciare il mercato, ma difficilmente ciò sarà sufficiente.Le prospettive ribassiste sono condivise dai mercati finanziari. La previsione del consenso prevede un prezzo per il petrolio intorno ai $60 medi al barile nel 2020, in calo rispetto ai $64 previsti per il 2019. La curva dei futures indica un calo ancora più marcato, consolidando le views prudenti prevalenti sul mercato.
In Moneyfarm riteniamo ragionevoli le proiezioni del consensus. A nostro avviso la domanda e l’offerta globali sono fattori più importanti nel lungo periodo delle tensioni geopolitiche. Tuttavia, non crediamo si debba sottovalutare l’importanza strategica che riveste lo Stretto di Hormuz, vista la quantità di greggio che lo attraversa quotidianamente. Anche se rimane difficile prevedere cosa accadrà da un punto di vista geopolitico, possiamo provare a tracciare degli scenari. Alle condizioni attuali il fabbisogno mondiale di petrolio non ha sufficiente capacità di riserva per sostituire interruzioni potenzialmente significative dal Medio Oriente.Uno scenario di escalation limitata tra l’Iran e gli Stati Uniti comporterebbe un’influenza minima sulla produzione di petrolio nella regione. Dopotutto, l’Iraq ha assistito a proteste per mesi con un’interruzione minima della produzione.Se l’escalation portasse a interruzioni dell’approvvigionamento in Iran o Iraq (scenario che comunque per ora non prevediamo) potrebbero esserci delle ripercussioni significative. Nonostante le sanzioni statunitensi, l’Iran produce ancora più di 2 milioni di barili di petrolio al giorno, l’Iraq circa 4,7 milioni di barili al giorno e non c’è abbastanza capacità di riserva globale per sostituirlo.Lo scenario estremo è una diffusione del conflitto nel più ampio Medio Oriente. Ciò potrebbe assumere la forma di un’interruzione dei flussi di greggio nel Golfo o di attacchi agli impianti petroliferi nella regione simili a quelli osservati lo scorso settembre. A rischio sono oltre 20 milioni di barili di produzione giornaliera di petrolio (circa il 20% della fornitura mondiale). Probabilmente non è nell’interesse di nessuno che le tensioni raggiungano tali livelli, ma i numeri danno un’idea del potenziale impatto che potremmo avere in caso di un’interruzione dei flussi dallo stretto di Hormuz.

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Immobilismo riformista della sanità italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

“La riforma sanitaria del 1978 ha portato ad un maggiore divario nei livelli di assistenza nell’ambito delle singole Regioni”. E ancora; “Aumentando il divario tra le regioni più progredite e quelle a più basso grado di sviluppo, risultato questo che costituisce una grave contraddizione rispetto ad uno dei principi fondamentali della riforma”.Non è un dibattito di oggi, ma quello che il CNEL diceva in audizione nel 1984 (allegata) sulla riforma sanitaria del 1978. E che lo stesso CNEL ha paradossalmente ribadito e rilanciato (quasi) del tutto nella sua Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini.Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche ha ripreso l’audizione di ben 36 anni fa del CNEL, dimostrando che la sanità si è sempre mossa in un vero percorso a ostacoli.Per il CNEL una delle priorità nel 1984 era quella “di aumentare e rendere più efficaci e penetranti i poteri del Ministero della sanità per quanto concerne l’indirizzo e il coordinamento… il modo con cui il Servizio è stato organizzato nell’ambito delle varie Regioni e zone del paese si presenta con differenze essenziali, per cui l’indirizzo e il coordinamento sembrano importanti”.L’esempio più evidente che Aceti riporta è quello relativo ad uno dei principali adempimenti previsti dalla Legge 833/78: l’adozione del Piano Sanitario Nazionale e dei conseguenti Piani Sanitari Regionali.Ma perché dopo tanti anni su molti di questi argomenti si è fatto ancora troppo poco o nulla?Secondo Aceti le cause sono molteplici e ne elenca alcune tra le principali:
la mancata volontà politica di colmare realmente il divario nord-sud, perché il divario serve a qualcuno ma non ai cittadini;
scelte politiche guidate dalle scadenze elettorali, che non hanno guardato sempre alla Salute dei cittadini e alle “evidenze” quanto piuttosto al campanilismo, agli interessi delle lobby negative e ad altri tipi di interessi che non hanno nulla a che vedere con quelli dei cittadini;
la moda di smantellare ciò che è stato costruito dalla controparte politica, a prescindere dal merito delle scelte fatte, dagli esiti e dalle evidenze;
fragile stabilità dei Governi e orizzonti temporali troppo stretti per la programmazione (anche economica) del SSN e per i sistemi di valutazione dei centri di responsabilità della sanità;
interessi contrastanti dei diversi soggetti che operano nel mondo della sanità e la contestuale incapacità della politica di allinearli e metterli in equilibrio;
la moda delle “nozze con i fichi secchi” e i ripetuti tagli al finanziamento programmato del SSN;
la scarsa priorità data alla Salute e alla sanità pubblica nell’agenda della politica, portando il SSN ad essere considerato come costo e non al contrario come un investimento straordinario per il diritto alla Salute e per la coesione sociale;
subordinazione della Salute all’Economia, lo squilibrio tra l’esigenza di tenuta dei conti e la garanzia dei LEA, nonché la gestione problematica dei Piani di rientro dal disavanzo in sanità;
l’incapacità di ammodernare e innovare realmente il SSN per allinearlo velocemente con l’evoluzione dei bisogni della popolazione e l’epidemiologia, oltre che la mancanza di volontà di farlo veramente;
legalità, trasparenza, valutazione e meritocrazia in affanno per troppi anni e a macchia di leopardo
mancanza di una politica nazionale forte in sanità che non ha garantito adeguatamente verifiche, interventi e coordinamento nei confronti delle Regioni e che non ha neanche saputo fornire a quest’ultime le risposte che chiedevano, con il conseguente aumento del divario Nord-Sud e in genarle tra le Regioni; e quindi crescita delle disuguaglianze;
problemi evidenti nelle scelte e nella programmazione tra Governo e Regioni, testimoniati dai contenziosi anche a livello costituzionale che non accennano a cessare. “L’ultima Legge di Bilancio – commenta infine il portavoce FNOPI – ha iniziato a dare alcune risposte concrete. Anche il nuovo Patto per la Salute offre alcune importanti soluzioni a molti di questi problemi. Ora la sfida da vincere è quella di dargli gambe, attuarlo veramente in tutto il Paese e farne percepire gli effetti ai cittadini. In altre parole – conclude – è ora di cambiare davvero!”.

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Nutrizione umana e conoscenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Nizza FR. “Durante la formazione medica presso l’Università gli studenti dovrebbero ricevere informazioni obbligatorie sulla nutrizione umana nei suoi tre diversi settori, tra cui nutrizione di base, nutrizione applicata o di sanità pubblica e nutrizione clinica”, come indicato nel “Manifesto per l’implementazione dell’educazione nutrizionale” appena rilasciato a Nizza durante l’incontro ESPEN-NEMS.”Il modo di organizzare questi temi nel curriculum, compresi anche nuovi strumenti di insegnamento, risorse di Internet e e-learning, dipenderà da ciascun centro universitario, prendendo in considerazione i diversi possibili modelli di insegnamento (parallelo, integrato o basato sulla risoluzione di casi) , la disponibilità di insegnanti e la distribuzione di tempo e crediti con il resto delle materie di insegnamento “, afferma il Manifesto.Sebbene l’insegnamento della nutrizione sia un elemento essenziale della formazione medica, un recente sondaggio (1) ha dimostrato che esiste un’estrema variabilità negli standard educativi di questa materia nelle scuole mediche di tutto il mondo. Di conseguenza, ci sono differenze nell’accesso e nella qualità dei trattamenti ricevuti dai pazienti.In tutto il mondo, oltre 2 miliardi di adulti sono in sovrappeso, 600 milioni di obesi e 462 milioni di malnutriti. Queste condizioni contribuiscono al 60% della morte cardiovascolare e al 35% della morte tumorale. Ancora meno noto è che il 35% dei pazienti ospedalizzati sviluppa malnutrizione correlata alla malattia, una vera “malattia in una malattia”.”La perdita di peso nei pazienti cronici, oncologici, anziani e fragili è un problema sottovalutato e sotto diagnosticato”, spiega il professor Rocco Barazzoni, presidente di ESPEN. “La perdita di peso e massa muscolare porta a un più alto tasso di complicanze, peggiore risposta alle terapie, maggiore mortalità e aumento delle spese sanitarie. Ciò si verifica nonostante l’impatto ben documentato positivo ed economico della terapia nutrizionale sugli effetti collaterali del trattamento e sugli esiti della malattia”.”L’implementazione della formazione è urgente” fa eco il professor Maurizio Muscaritoli, coordinatore dell’iniziativa NEMS insieme alla professoressa spagnola Cristina Cuerda. “L’apprendimento della nutrizione è obbligatorio per i futuri medici. La ricerca di sostegno politico, la creazione di commissioni ad hoc per lo sviluppo di curricula e le modalità di insegnamento sono tra i fattori chiave per consentire l’attuazione della formazione nutrizionale nelle università”.”L’insegnamento della nutrizione nelle scuole di medicina universitaria è eterogenea e fortemente sottovalutata”, afferma il professor Cuerda, e aggiunge: “insegnanti e studenti ritengono che il tempo dedicato all’insegnamento della nutrizione sia insufficiente e lontano da ciò che sarebbe necessario”.Il documento di posizione ESPEN pubblicato di recente ha identificato la “conoscenza minima del curriculum” in nutrizione che serve a migliorare la formazione dei futuri medici. Questo è stato trasferito nel Manifesto che è stato emesso e firmato dai 51 partecipanti, inclusi i delegati di 13 scuole mediche europee, in rappresentanza di 34 paesi.

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Inps: Reddito e pensione cittadinanza a 2,5 mln di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono nel complesso 1.041.462, pari a 2.513.925 persone coinvolte.”Bene, ma non basta. Si è coperto solo il 57,2% delle famiglie povere, pari a 1 milione e 822 mila, e meno del 50% (49,9%) degli individui poveri, pari a 5 mln e 40 persone” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre l’importo medio, pari a 493 euro, è insufficiente persino a coprire la soglia di povertà più bassa in assoluto, quella di un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, pari a 500,01 euro. Figurarsi per la soglia più alta di oltre 2 mln al mese, valida per le famiglie da 5 componenti che vivono in un centro area metropolitana del Nord” conclude Dona.

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Talvolta la storia ci insegna qualcosa sui mali di oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Allora si poteva evitare un bagno di sangue “rivoluzionario” se solo il giovane re Luigi XIV avesse ascoltato, tra le altre, le parole del filosofo e pedagogista Fenelon che indirizzò al re aspre critiche elencando gli errori sia commessi in politica estera sia interna, disattendendo così gli elementari principi e calpestando gli inalienabili diritti nella persona dei suoi sudditi, pensando esclusivamente a “rendere grande il suo nome e potente lo Stato”. All’immagine del principe sovrano e del monarca assoluto con poteri illimitati, auspicato dal filosofo Hobbes, fa riscontro quella del principe illuminato e del monarca costituzionale voluto dai filosofi: l’olandese Spinoza e l’inglese Locke come difensori dei diritti del singolo e assertori della libertà dei popoli. Vi furono nazioni che compresero il messaggio di questi ultimi come la Gran Bretagna e l’Olanda mentre non sortì lo stesso effetto in Francia e altrove. Oggi se è stato superato l’assolutismo monarchico, non è stato così per gli altri assolutismi a partire dalle logiche del consumismo di stampo capitalista, dall’imperialismo che si regge sugli inneschi delle bombe atomiche, delle minacce batteriologiche, delle guerre chimiche e si nutre degli arrembaggi pirateschi per il controllo delle risorse energetiche mondiali, e per finire allo sfruttamento delle aree depresse. Persino l’ordinamento giuridico ispirato da Montesquieu che vedeva nella tripartizione dei poteri non tanto la sovranità del popolo, come nel contratto sociale di Rousseau, ma un reciproco controllo inteso ad evitare la preminenza di un potere sull’altro, oggi è stato messo in crisi dall’arroganza di chi ci governa, pur restando ancorati in linea di principio ad una democrazia compiuta. È caduto il comunismo, dopo settanta anni di sognatori e di fieri oppositori per un ideale di vita ma ancora vi sono i nostalgici che richiamano il passato per farlo rivivere al presente, ma in loro non c’è futuro. Sia chiaro. L’idea era e resta buona. È mancato, semmai, il modo di rappresentare il diverso con uomini giusti. E l’errore prosegue se anche tra i leader cosiddetti di sinistra oggi si continua a parlare di riforme mentre il prezzo più alto si continua a farlo pagare ai ceti meno abbienti. Così tutte le cose che la politica propone hanno un grosso limite: non riescono ad andare oltre la barriera del presente e il “male oscuro” è sempre lo stesso: l’idea del potere che ci rende homo homini lupus. È e resta, come lo fu, dalla rivoluzione ateniese a oggi una negatività che si riflette un po’ da tutte le parti. (Riccardo Alfonso)

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Non riusciamo più a soffermarci per riflettere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La storia incomincia subito. Il passato e il futuro non danno tregua. Entrambi incalzano. C’è chi cerca di riservarsi un posticino privilegiato nella storia dei ricordi, a futura memoria, e l’altro ha fretta di scoprire cosa si nasconde dietro l’angolo della via di casa e, una volta rivelatosi, sempre più in là oltre i confini del pensiero e dell’immaginazione.
Questa fretta è figlia del nostro tempo. Essa si è messa in mostra come una sirena che scaturisce dalle onde spumeggianti del mare e, con il suo sinuoso canto, cerca di attrarre a sé, in un abbraccio mortale, i naviganti. Non vi è più Ulisse a proteggere i suoi compagni e sé stesso. Non vi è più l’antica saggezza, che riposa nel vecchio, che racconta lunghe storie intorno ad un camino, in una sera gelida, e riscalda i cuori dei bambini e persino quelli dei distratti adulti. Oggi si vuole apprendere in fretta. È uopo crescere e si vuole andare sempre più avanti. Non c’è tempo per una riflessione, per un momento di pausa, per guardarci intorno con più attenzione, scegliendo i ritmi lenti del nostro divenire. Ecco come il presente è schiacciato tra il passato e il futuro. In questa frenesia corriamo persino il rischio di cancellare altre cose e valori e fonti di sapere e d’apprendimento. Molte cose diventano obsolete. Lo sono perché pensano al presente, ma non si proiettano al futuro. Ciò provoca, nella migliore delle ipotesi, insofferenza, intolleranza, rifiuto.
Eppure, indelebili sono rimasti i segni della nostra cultura antica dalla rivoluzione ateniese all’illuminismo germinata dall’elaborazione del concetto di filosofia reso possibile nella nuova atmosfera culturale, che si era formata sotto la spinta cartesiana. Lo dovemmo, in particolare, all’illustre matematico e filosofo J. B. D’Alembert con il suo saggio redatto nel 1751 sul “Discorso preliminare all’Enciclopedia”. Esso ci dà un rapido sguardo della cultura fino alla metà del ‘700 sia dal punto di vista filosofico che storico-politico, tecnico-scientifico, etico-religioso e artistico-letterario. Si fa cenno alla gnoseologia del Condillac il cui sensismo non si era spinto fino al materialismo. Si critica la metafisica classica. Si parla di una morale utilitaristica di tipo Humiano. Infine, si tende a svalutare il passato, visto come un insieme di fatti permeati di errori, dei quali lo storico deve guardare, allo scopo di conoscere per dare un chiaro giudizio onde evitare errori futuri. Ognuno di questi motivi costituisce il filo conduttore della filosofia dell’illuminismo.
Devo quindi annotare questi due passaggi del sapere ateniese e dell’illuminismo, nei quali si tentò di realizzare quella emancipazione della ragione che Kant attribuisce in modo particolare al secolo XVIII. Vorrei, in proposito, cogliere nelle parole di Croce desunte dalla sua “Teoria e storia della storiografia” l’idea che ci portiamo “al momento in cui gli uomini imparano a pensare rettificando le loro idee, e tutta la storia passata si dipinge ai loro occhi come il mare tempestoso a chi è sbarcato sulla terra ferma. Certamente nei nuovi tempi non ogni cosa è da lodare anzi molto è da biasimare… Tutti sentono che si è usciti non solo dalle tenebre ma dai chiarori antelucani e il sole della ragione è alto sull’orizzonte e rischiara gli intelletti e li irradia di una luce vivissima. Luce, rischiaramento, onde il nome di età dei lumi o illuminismo che si dà a quel periodo che va da Cartesio a Kant”.
In tale conoscenza l’uomo è al centro e, pertanto, prende conoscenza dei suoi diritti e dei suoi doveri inserendosi in un ambiente sociale, da cui ne era stato escluso da tempi immemorabili, per affermare la propria personalità. È la tesi dell’abate Sieyès che nella sua opera “Che cos’è il Terzo stato?” asserisce che da nulla, com’è sempre strato considerato, l’uomo vuole diventare politicamente qualcuno. Un’opera indicativa che denuncia chiaramente la condizione sociale del suddito sotto le monarchie assolute e la situazione politico-economica di quel periodo particolarmente drammatico. Gli economisti che si succedono prima della rivoluzione per risolvere i gravi problemi finanziari dello Stato ravvisarono la necessità di ridurre gli appannaggi dei principi, gli sperperi della corte, ma non riuscirono nel loro intento, perché ostacolati dalla nobiltà e dall’alto clero, che vedevano in quel programma lesi i loro interessi.
A questo punto mi giunge spontaneo pensare alla politica di oggi. Essa non ci appaga perché pensa troppo al passato. Abbiamo creduto di averlo del tutto cancellato, per lo meno nella sua parte deteriore. Se considero, infatti, quanto avveniva nel XVIII e lo rapportiamo ai giorni nostri potremmo cogliere nelle parole di allora le attualità del nostro disagio esistenziale. Si parlava dell’abolizione della corvè, dell’eliminazione della mano morta nei domini della corona, dell’abolizione delle imposte doganali, delle nuove imposte territoriali sostitutive delle vigesime, estese a tutti i sudditi dello Stato senza distinzioni di classi, dell’abolizione della tortura preliminare all’istruttoria penale. Possiamo aver cambiato, nel frattempo, le parole, adottate in modi diversi, ma la sostanza non muta. In quel tempo le riforme non attuate per rimettere in sesto i bilanci pubblici accesero la miccia che avrebbe portato allo scoppio della rivoluzione. Oggi il malessere ci ha portato il collasso del socialismo reale di stampo comunista, all’involuzione capitalista con i regimi di destra, alle guerre regionali, e a un disagio diffuso e qualunquista di larghi strati della popolazione mondiale. Allora mettemmo in crisi l’istituzione monarchica francese e poi, negli anni che seguirono, altre monarchie europee, oggi è l’istituzione repubblicana e la cosiddetta democrazia compiuta ad entrare in crisi. Le ragioni di fondo restano immutate. (Riccardo Alfonso)

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Fixed Income – Perché il 2020 potrebbe essere importante per il mercato obbligazionario asiatico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management. Il 2020 si sta profilando come un anno chiave per i mercati obbligazionari asiatici. Con l’intensificarsi dei legami commerciali e finanziari intra-regionali tra i Paesi asiatici, le loro singole economie continueranno ad allontanarsi dagli Stati Uniti e ad avvicinarsi alla Cina e al renminbi (RMB).Questa zona monetaria che ruota attorno alla Cina – o blocco del renminbi, come è meglio identificata – è destinata a superare quella dell’euro nel prossimo anno, quando diventerà l’area valutaria più grande al mondo dopo quella del dollaro.Ciò dovrebbe aiutare il RMB e le altre valute asiatiche a recuperare vigore nel 2020 e oltre, dopo aver speso gran parte dello scorso anno a curarsi le ferite provocate dalla guerra commerciale.Questo è importante per gli investitori nelle obbligazioni asiatiche in valuta locale. L’apprezzamento valutario è stato, infatti, una fonte chiave di rendimento per obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti nello scorso decennio, rappresentando circa un quarto del rendimento totale di questa classe di attivi.Ovunque gli investitori guardino, è evidente che a vent’anni dalla crisi delle valute asiatiche, le economie della regione stanno costruendo legami economici, commerciali e finanziari più stretti.Secondo McKinsey, il 60% delle merci scambiate dalle economie asiatiche è intra-regionale, così come il 59% degli investimenti esteri diretti. Inoltre, più dei due terzi degli investimenti asiatici in start-up è rivolto a società che si trovano nella regione.Ciò ha contribuito a rafforzare lo status del renminbi come valuta di riferimento per l’Asia.Le economie emergenti asiatiche firmano sempre più contratti in valuta cinese, usando i depositi in RMB che accumulano in quanto esportatori netti verso la Cina. Molte economie asiatiche stanno anche considerando l’ipotesi di aggiungere il RMB al fondo regionale per le riserve in valuta estera creato dopo il crollo del 1997. Se ciò dovesse succedere, ridurrebbe ulteriormente la loro dipendenza dal dollaro.I nostri calcoli, eseguiti utilizzando un modello di regressione valutaria, indicano che fino al 19% dei movimenti delle valute asiatiche può adesso essere attribuito a variazioni nel RMB, rispetto allo 0% del 2006.Il won coreano si distingue come la valuta più sensibile di tutte: le nostre analisi indicano che circa il 40% dei suoi movimenti è riconducibile al renminbi. Quindi, sebbene il dollaro continui a prevalere, la sua influenza sulle valute asiatiche si è ridotta all’81% dal picco del 90% nel 2008. A questo ritmo, è solo questione di tempo, prima che il blocco del RMB eclissi l’eurozona e diventi il secondo blocco mondiale per dimensioni.
L’importanza crescente del renminbi nel sistema finanziario internazionale dovrebbe fornire un supporto strutturale a lungo termine alla valuta.La moneta ha subito un brusco crollo lo scorso anno, coinvolgendo nel processo al ribasso altre valute asiatiche, all’intensificarsi dei timori sulla guerra commerciale. Tuttavia, in base ai nostri modelli di calcolo del valore equo, il RMB è attualmente sottovalutato di oltre il 22% rispetto al dollaro. I fondamentali suggeriscono che il divario potrebbe presto essere colmato. Per cominciare, l’economia cinese è più in salute di quanto indichino i dati sulla crescita. Sebbene il suo PIL abbia registrato il tasso di crescita annuo più debole degli ultimi 30 anni, riteniamo che tale rallentamento sia in linea con il tasso di crescita potenziale del 6%, che prende in considerazione l’effetto del riassetto strutturale e dei cambiamenti nella demografia del Paese.Riteniamo che l’economia avrebbe subito un rallentamento ancora più deciso se Pechino non avesse attuato misure di politica monetaria anticicliche.Il pacchetto di stimoli attuato lo scorso anno, che comprendeva riduzioni delle imposte sul reddito delle famiglie, progetti infrastrutturali e sgravi fiscali sulle esportazioni, ammontava a 1500 miliardi di RMB, ovvero l’1,6% del PIL, ed è stato il più importante dal 2009.Riteniamo che le autorità siano pronte a un ulteriore allentamento per sostenere i segmenti dell’economia più esposti agli effetti della guerra commerciale. A dimostrazione della portata del sostegno combinato monetario e fiscale di Pechino, l’impulso al credito cinese, un’ampia misura del credito e della liquidità per l’economia reale, è entrato in territorio positivo.
Anche i timori che le aziende estere lasciassero la Cina in massa non si sono concretizzati. Il numero di aziende estere nel Paese ha raggiunto il livello massimo di sempre a quota 593.000 a fine 2018, trainato da un numero record di nuove registrazioni lo scorso anno. Gli investimenti esteri diretti in Cina sono stabili, in crescita ad un ritmo medio di lungo periodo del 3% annuo.Temendo gli effetti della guerra commerciale, anche altri Paesi asiatici stanno adottando misure difensive tramite stimoli fiscali.A livello regionale, l’Asia emergente è al momento la regione a più rapida crescita al mondo, con un’economia in espansione di poco più del 6% annuo.La resilienza della crescita economica asiatica è completata da un’inflazione debole, che è al livello minimo dal 2009.Tutto ciò considerato, intravediamo prospettive più luminose nel lungo termine per il renminbi e le altre valute asiatiche.Prevediamo che la valuta cinese guadagnerà almeno il 2% annuo per i prossimi cinque anni. Ciò contribuirà a risollevare le valute asiatiche dai livelli più bassi degli ultimi 10 anni: a nostro avviso, seguiranno il RMB, offrendo guadagni annui pari ad almeno il 2% fino al 2023.Tutto ciò rafforza la nostra opinione che l’Asia si aggiudicherà una porzione importante degli investimenti nel reddito fisso, trasformandosi in una classe di attivi strategica. Gli investitori dovranno modificare la composizione del loro portafoglio per riflettere il peso crescente dell’economia asiatica.
Il XIX secolo è appartenuto all’Europa e il XX agli Stati Uniti. Il XXI è destinato a essere all’insegna dell’Asia.

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Inps: Reddito e pensione cittadinanza a 2,5 mln di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono nel complesso 1.041.462, pari a 2.513.925 persone coinvolte.”Bene, ma non basta. Si è coperto solo il 57,2% delle famiglie povere, pari a 1 milione e 822 mila, e meno del 50% (49,9%) degli individui poveri, pari a 5 mln e 40 persone” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre l’importo medio, pari a 493 euro, è insufficiente persino a coprire la soglia di povertà più bassa in assoluto, quella di un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, pari a 500,01 euro. Figurarsi per la soglia più alta di oltre 2 mila euro al mese, valida per le famiglie da 5 componenti che vivono in un centro area metropolitana del Nord” conclude Dona.

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