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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Archive for 2 gennaio 2020

Scuola: Anief pubblica il calendario dell’attività sindacale nel 2019, un anno di successi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

La certificazione della rappresentatività nel comparto istruzione e ricerca nel decennale della fondazione, il 46° Consiglio nazionale e le nuove sfide. Emendamenti, audizioni in Parlamento sulle principali norme. La campagna #nonunoradimeno sul sostegno. Cinque scioperi nazionali. L’intervento in Europa con Cesi e Commissione UE. Gli incontri con le Istituzioni. L’operazione verità con le RSU e le linee guida per il rinnovo del CCNL. “Questa è la forza di un sindacato che continua a crescere e oggi rappresenta più di 50 mila delegati, il decimo in Italia per numero di iscritti,” dichiara Marcello Pacifico, il suo presidente.Se si scorrono i mesi di quest’anno appena trascorso, si comprende come l’azione corale di più di 400 dirigenti sindacali oltre alle mille RSU elette sia stata frenetica, a volte incisiva e certamente rilevante nella politica scolastica e in generale della pubblica amministrazione portata avanti dai Governi presieduti dal premier Conte, in base alle scelte discusse e assunte in sei Consigli nazionali, per non parlare del contenzioso patrocinato da più di cento avvocati presso i tribunali nazionali ed europei.Nelle relazioni sindacali l’esclusione dell’Anief dai tavoli, durante l’accertamento della rappresentatività, e la sua opposizione alle intese raggiunte in primavera (26 aprile) e d’estate (12 settembre) tra il Governo e i sindacati firmatari di contratto, i cinque scioperi generali (27 febbraio, 8 marzo, 10 maggio, 17 maggio insieme ai sindacati di base, 12 novembre autonomo) hanno certamente costretto le altre organizzazioni sindacali a cambiare idea e a proclamare lo Stato di agitazione del personale – poi revocato a seguito di una conciliazione con un ministro che una settimana dopo si è dimesso. Se il ministro Bussetti è stato commissariato per i posti di strumento musicale non attivati, il ministro Fioramonti ha fatto approvare un decreto scuola – oggi legge n. 159/190, come spesso dal presidente Pacifico invocato, che tuttavia nella sua stesura ha continuato a non risolvere il problema della supplentite. In autunno si sono svolti i primi incontri ufficiali di una delegazione Anief, presieduta dal presidente nazionale Marcello Pacifico presso il Miur, l’Aran, il Senato, la Funzione Pubblica.Centinaia sono stati gli emendamenti presentati dai parlamentari su richiesta dell’Anief sui principali provvedimenti d’urgenza (decreto semplificazione – oggi legge 12/2019, quota 100 e reddito di cittadinanza – oggi legge 26/2019, concretezza p.a. – oggi legge 56/19, crescita – oggi legge 58/2019, scuola – oggi legge 159/2019, inclusione – oggi d.lgs. 96/19, legge di bilancio – oggi legge 160/2019, educazione civica – oggi legge 92/2019), con alcune proposte approvate. Il giovane sindacato ha approvato anche alcune linee guida per il rinnovo del CCNL, una piattaforma per il personale ATA e la revisione dei suoi profili presentata in Aran, e lanciato un’operazione verità con le RSU in alcune istituzioni scolastiche. Migliaia i partecipanti agli incontri formativi organizzati in collaborazione con Eurosofia e diverse le consulenze richieste a Cedan su materia fiscale e ai patronati afferenti alla Cisal in materia previdenziale.Le vertenze legali come illustrato nella XX conferenza organizzativa hanno prodotto, nei soli ultimi due anni, 20 milioni di risarcimenti a favore dei lavoratori precari della scuola, nell’anno in cui la Cassazione ha chiarito come in tutti i decreti di ricostruzione di carriera emessi debba essere valutato per intero tutto il servizio effettivamente prestato, nei cedolini dei supplenti brevi e saltuari debba essere riconosciuto il salario accessorio, e la Corte dei Conti ha chiarito come per il personale ATA nei passaggi di ruolo sia facoltativa la temporizzazione. La campagna #nonunoradimeno, alla sua sesta edizione, continua a garantire le ore di sostegno alle famiglie che lo richiedono in base al PEI con risarcimenti che hanno convinto il legislatore, nell’ultima Legge di bilancio, ad aumentare di mille posti l’organico di diritto in esecuzione alle sentenze. In Europa il giovane sindacato ha contribuito a realizzare per la CESI (Confederazione europea che rappresenta più di 5 milioni di lavoratori e dirigenti del lavoro pubblico e privato) la Carta dei docenti e con l’Accademia Cesi un progetto per la formazione dei quadri sindacali sulla tutela dei lavoratori a termine che ha visto il primo incontro internazionale svolgersi a Palermo. Presso la Corte di giustizia il sindacato si è costituito nella causa relativa ai contratti a tempo determinato dei ricercatori universitari, mentre a seguito dei continui interventi sulla procedura d’infrazione NIF 4231/2014, la Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora nei confronti dello Stato italiano in estate.Certamente, la data da ricordare rimane il 19 novembre 2019, giorno della sottoscrizione da parte di tutte le sigle sindacali ad eccezione della CGIL e della CISL dell’Accordo quadro per l’attribuzione delle prerogative sindacali per le organizzazioni rappresentative nelle aree e nei comparti del pubblico impiego per il triennio 2019-2021. “Da quel giorno, abbiamo iniziato a costruire una nuova storia, conclude Marcello Pacifico, sempre fermi nei nostri ideali e cultori del diritto, pronti a continuare a lottare per realizzare nel 2020 una scuola più giusta, equa e solidale”.

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Universo scuola: Adesione agli scioperi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

(novembre) – Nell’ultimo anno sono stati proclamati 12 scioperi nella scuola, quasi sempre per iniziativa di piccole sigle sindacali: l’adesione è stata tra lo 0,50% e l’1,62%. Eppure ogni volta moltissime classi sono rimaste chiuse, con tanti alunni a casa e il personale scolastico che non ha aderito allo sciopero e che non può svolgere la normale attività. Si possono stimare – come emerge dal dossier di Tuttoscuola – in due milioni e mezzo le ore di lezione perse negli ultimi 12 mesi dagli studenti, e in oltre 60 milioni di euro il relativo costo per lo Stato. Tutto si deve a un accordo allegato al contratto nazionale di vent’anni fa, che ha previsto la “comunicazione volontaria circa l’adesione allo sciopero…”. In mancanza di dati certi sull’adesione allo sciopero, i dirigenti scolastici comunicano alle famiglie che il servizio non viene garantito. E molte famiglie, pur con grave disagio, non mandano i figli a scuola. Il tutto da vent’anni, e il più delle volte per iniziativa di piccoli sindacati con pochissimi iscritti.
(settembre) – Nel corso del 2017 tre Regioni del Nord, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (le prime due dopo un referendum), presentarono al governo, allora presieduto da Paolo Gentiloni, un testo di norme volte a ottenere l’autonomia differenziata regionale in un consistente numero di materie. Tra le materie indicate compariva tra l’altro anche l’organizzazione del servizio scolastico con riferimento alla gestione degli organici, con possibilità per la Regione di integrarli con altro personale a spese proprie, e maggiori competenze in campo programmatorio. Con l’avvento del governo giallo-verde (giugno 2018) l’autonomia regionale fu inserita nel ‘contratto’, ma il M5S ne frenò il perfezionamento legislativo anche a seguito delle forti resistenze e proteste dei suoi parlamentari e ministri rappresentanti delle Regioni del Sud. Sempre ferma l’opposizione dei sindacati. La situazione è rimasta sostanzialmente invariata anche dopo l’entrata in carica del nuovo governo giallo-rosso (settembre 2019). La cultura dell’immissione in ruolo ope legis contro il dettato costituzionale che richiede il concorso per accedere ai posti pubblici ha fatto prima di Natale una vittima illustre: il sottosegretario all’istruzione on. Lucia Azzolina.
La sua colpa è l’aver difeso nel decreto scuola salva-precari (DL 126) la via del reclutamento attraverso concorsi ordinari e straordinari, anziché l’immissione diretta in ruolo dei precari storici carichi di servizio. Su Facebook alcuni precari esagitati l’hanno pesantemente attaccata, con ingiurie, minacce e auguri di morte. Da questi docenti che siedono in cattedra con un ruolo che dovrebbe essere anche educativo, si sono dissociati altri precari che, pur dissentendo nel merito della nuova norma, non hanno condiviso il clima d’odio di quei messaggi. Numerosi gli attestati di solidarietà nei confronti del sottosegretario, a cui in modo incondizionato si aggiunge anche quello della redazione di Tuttoscuola. A volte si può dissentire nel merito di alcune proposte, ma è inaccettabile si vada oltre la critica, passando agli insulti – talvolta anche odiosamente sessisti – e alle minacce di morte. Ed è preoccupante che ad oltrepassare il limite siano anche coloro che dovrebbero guidare le giovani generazioni alla convivenza democratica. Non sono nemmeno immuni da responsabilità esponenti del mondo sindacale e politico che hanno illuso molti precari, sostenendo un loro presunto diritto alla stabilizzazione senza se e senza ma. Nel corso della conferenza stampa di fine anno, il premier Giuseppe Conte ha dato l’annuncio: il nuovo ministro dell’Istruzione sarà Lucia Azzolina. Lucia Azzolina è laureata in filosofia e in giurisprudenza, Specializzazione all’insegnamento di storia e filosofia, prossima vincitrice concorso DS, Abilitazione all’insegnamento con gli studenti disabili; Insegnante di scuola secondaria superiore (Diritto). Sottosegretario al MIUR con il ministro Fioramonti, Lucia Azzolina ha a suo favore il fatto di conoscere bene i dossier aperti al MIUR e quello di essere molto apprezzata all’interno del Movimento 5 Stelle. Tuttoscuola augura buon lavoro al nuovo Ministro. (fonte tuttoscuola)

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Il problema della discernibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Alla fine ci siamo trovati ad affrontare il problema della discernibilità e dell’individualità non solo in chiave astratta e filosofica ma anche scientificamente con tutte le sue interazioni e possibili implicazioni sull’uomo e sugli altri esseri viventi. Oggi, comunque, si colloca entro questo genere di percorso un nuovo motivo di inquietudine.Infatti per quanto l’uomo abbia cercato da tempo di modificare la genetica degli animali di allevamento, allo scopo di migliorare alcune caratteristiche mediante la paziente e laboriosa selezione degli incroci, il cui risultato finale era l’ottenimento di determinati caratteri ereditari, mai era intervenuto su se stesso in misura così sistematica e generalizzata come si sta cercando di fare ai nostri tempi. In effetti nemmeno le istituzioni sanitarie naziste con la scrupolosa selezione, dal lato biologico, di ragazze ritenute ariane per farle accoppiare con altrettanti selezionati maschi riuscirono a produrre quella “razza eletta” tanto decantata dal regime. Eppure l’eugenetica ha rappresentato una costante nell’impegno razziale nazista per la difesa e la purezza della stirpe.Analogo discorso è valso con la tecnica della stimolazione precoce ed intensiva dei bambini “superdotati” (Gifted and Talented, G, & T.) o con il criterio di riprodurre una specie eletta vendendo lo “sperma surgelato” prelevato da insigni premi Nobel. Per entrambi i casi l’errore derivò dal fatto che i modelli di arricchimento “naturali” e psicologici previsti erano sostanzialmente estranei alla realtà culturale, familiare ed emotiva sia del feto, dato che il bambino non inizia ad apprendere solo dalla nascita, che del nascituro e del ragazzo.
La prova di quanto asserito l’abbiamo avuta dalle intelligenti e metodologicamente sofisticate ricerche di Sandra Scarr-Salapateck che riguardano i gemelli monovulari adottati in famiglie di diverso livello socioeconomico: l’influenza dell’ambiente, a parità di corredo genetico, emerge qui in modo significativo. In effetti l’intelligenza è un fenomeno quanto mai dinamico. Essa coinvolge processi differenziati, i quali innestano disposizioni ereditarie su differenti impatti sui diversi fattori ambientali. In ogni caso il “prodotto” non si può manipolare a proprio piacimento anche se presenta particolari caratteristiche di adattabilità.Ci riferiamo nello specifico a bambini già dotati di particolari capacità intellettuali. Per essi la tecnica di assoggettarli ad immagini visive inconsuete e vivide, a tecniche di autoregolazione delle onde cerebrali, a diete e farmaci tali da rafforzare la memoria, di addestrarli alla logica deduttiva e induttiva, di farli ragionare su analogie, relazioni ed ipotesi innovative, non è efficace più di tanto per arrivare ad un comportamento individuale o di “gruppo” con risultati omogenei e significativi. Si traduce spesso solo in violenza indebita.D’altra parte l’uomo ha sempre cercato di capire e di sezionare il temperamento che rende una persona diversa dall’altra. Lo aveva in precedenza sperimentato Socrate allorché tuonava col suo “Conosci te stesso” e Aristotele più o meno nel 350 a.C. aveva pienamente riconosciuto il potere potenziale del temperamento umano. Oggi gli psicologi hanno riaffermato le vecchie teorie già abbozzate da Wilhem Wundt in 4 principali stili comportamentali, ciascuno dei quali presente in maggiore o minore misura in ogni individuo e rappresentanti il materiale grezzo, da cui si forma la personalità: il temperamento artistico, impulsivo, socievole e negativo. (Riccardo Alfonso)

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Sorriso e pianto sembrano caratterizzare il percorso dell’uomo

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Tragedia e commedia lo attraversano, ma appaiono, nel loro insieme, un gioco ora piacevole ed ora perverso, ora dolce ed ora amaro. Ed il tutto si compie lungo un breve tragitto quanto può esserlo un segmento posto lungo una retta della quale non si conosce la provenienza ed il luogo dove si dirige. Posso solo aggiungere che le mie letture mi hanno portato alla convinzione che esistono due mondi di cui uno compenetra l’altro. Il primo è senza tempo ed il secondo è il frutto di un pensiero che si sofferma creando il tempo. Il primo non ha bisogno della luce per vedere ed il secondo appaga con la vista la debolezza del suo ideare speculativo e fa del sole la sua luce.Tra i due momenti vi è un sottile legame che potremmo definire poco poeticamente “micro-buco-nero”. Al di qua vi è la creazione della materia, il tempo e la luce e al di là il suo annichilimento ed il silenzio dell’eternità. Chiederci, a questo punto, se al di là della vita vi è un’altra vita è un non senso: l’eternità è vita e non vita in ugual misura e non è una contraddizione nei termini. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo e l’universo che lo circonda e lo compenetra

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Scriveva Isaac Asimov: “Eccoci in un piccolo pianeta di una stella media persa nella galassia che contiene centinaia di miliardi di stelle in altre centinaia di miliardi di galassie.Perché ci dovrebbe essere solo per noi un universo così vasto da non poter essere immaginato?” Ed aggiunge: “Ciò che accadde dopo il big bang deve essere stato di una natura tale da permettere alle stelle e alle galassie di formarsi. Anche piccole differenze lo avrebbero reso impossibile.Se non fosse per gli atomi, le stelle e le galassie che sono possibili perché lo sono, noi stessi non saremmo possibili. Anche la terra non sarebbe abitabile se la sua orbita cambiasse anche di poco o si modificasse la massa solare.Ugualmente, piccole modifiche della chimica, per esempio, se l’acqua non si espandesse quando diventa ghiaccio o se gli atomi di carbonio non si agganciassero gli uni agli altri, avrebbero reso impossibile la vita.”La teoria dei quantum ci fa pure apparire indispensabili. Secondo questa teoria, ci sono condizioni in cui è impossibile dire come un elettrone si comporta sino al momento in cui esso viene osservato. Quando l’elettrone non è osservato, non è possibile neppure la teoria decidere come si sta comportando. Secondo alcuni scienziati, ciò significa che l’universo non può esistere senza i suoi osservatori.Con questa logica dobbiamo pensare che anche i dinosauri siano stati degli osservatori?A questo punto del ragionamento il coinvolgimento religioso diventa inevitabile. Sempre secondo un “forte principio antropico” l’universo fu formato da Dio soltanto a beneficio degli esseri umani. Ed è, dunque, Dio l’osservatore universale che presiede su tutto il cosmo?
Le risposte da dare a tali interrogativi sono controverse. Vi sono degli scienziati che propendono per un “debole principio antropico”. Essi sostengono che l’uomo non è solo nel mondo.Vi possono anche essere luoghi dove non è possibile vivere alle condizioni dei terrestri, ma ciò non esclude una possibilità alternativa e un grado di compatibilità con il luogo in cui si è inseriti. Lo stesso accade per certi animali sul nostro pianeta con la loro caratteristica di stare a proprio agio nell’acqua e di morire se si trasferiscono sulla terra o vice versa.Ci riferiamo ai pesci e alle piante acquatiche che vivono negli abissi dei mari e a tutte quelle altre forme di “vita” che l’ambiente terrestre rende impossibile il soggiorno.Ed ecco come il forte ed il debole principio antropico che alberga fuori dal nostro pianeta ci fa rivivere le nostre conflittualità di “persona” nella sua origine etimologica dal latino “personare”, ossia suonare attraverso, come la voce degli attori per la maschera teatrale che portavano sulla scena. (Riccardo Alfonso)

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La conflittualità permanente tra ciò che appare e ciò che è

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

E i conflitti che l’uomo ha dovuto affrontare non sono stati solo quelli contingenti, ma anche di natura ideale come il desiderio di essere libero, di costruirsi la propria vita modellandola secondo i propri gusti e personali inclinazioni e di ricercare un modo, il meno cruento possibile, per poter coesistere con i propri simili accordando, in tal modo, le proprie inclinazioni con quelle degli altri. Ecco perché i comportamenti dell’uomo e di tutto il creato si somigliano e si integrano nel bene e nel male, hanno una loro logica spiegazione anche nella violenza, nell’arbitrio e nel suscitare sentimenti di avversione o di attrazione fatale. E non vi è cultura che possa soddisfarci e ricondurre ad un unicum queste emozioni, apparentemente scomposte, degli esseri viventi se non ritroviamo una nostra più autentica identità.Ed allora quando parliamo di uno scienziato o di un pecoraio noi dobbiamo pensare che prima di tutto dietro quella faccia e quel corpo vi è un essere umano e non il mestiere che esercita. Entrambi appartengono al comune esercito che si avvia sulla strada del futuro dando un contributo temporale alla sua costruzione e definizione per quanto fatiscente e superficiale possa apparire nelle loro soggettive funzioni. Ecco perché noi guardiamo con diffidenza chi si autodefinisce un saggio o un dotto ed esibisce i suoi titoli. Non è certo un pezzo di carta e certi studi a dare all’uomo una patente di onorabilità. Essa si conquista sul campo e sul modo come si mette a frutto la sua capacità all’apprendimento e le fortune che lo attraversano per metterle a frutto. Quel pastorello di nome Giotto non sarebbe andato molto al di là nel disegnare i suoi cerchi perfettamente rotondi se un giorno non si fosse imbattuto con l’uomo giusto che ne avrebbe esaltate le doti e….così potremmo dire di molti altri personaggi. Ma a questo proposito dovremmo fare una distinzione tra gli uomini cosiddetti di successo. Tra coloro che lo perseguono perché, senza di esso, hanno l’impressione di non essere nessuno e coloro che, raggiunti dal successo senza averlo cercato, ne possono fare tranquillamente a meno. I primi di gran lunga più numerosi si riducono con il tempo a dei poveri diavoli: sono condannati a spiare ossessivamente ogni oscillazione della fortuna, a trepidare davanti ad ogni tiepidissimo segno di sfavore.I secondi disdegnano qualsiasi rapporto di servitù e di dipendenza con gli altri simili in specie se costoro si sommano in opinione come in una sorta di tribunale che decide del valore altrui. E se ben consideriamo l’insieme di tali rapporti ci rendiamo conto che l’uomo sarà completo solo se riuscirà a valutare da solo i momenti cruciali della propria esistenza, anche se nel fare talune scelte sbaglia. Il confronto che può seguirne con i propri simili deve essere impostato in condizioni paritarie. Esso deve maturarsi ed evolversi attraverso una riflessione personale, una capacità di discernimento propria e non condizionata da fattori esterni privi di logica e di obiettività di giudizio. E sembra quasi una favola germinata da una creatura dalla mentalità troppo accesa che il principio antropico, dal greco “ciò che riguarda l’uomo”, abbia come presupposto un piccolo punto in un mondo quasi senza confini. Solo se usciamo da questi schemi convenzionali l’individuo sarà in grado di portarsi ad un livello più alto delle potenzialità insite nella propria specie. (Riccardo Alfonso)

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Il vaso di pandora dell’ingegneria genetica

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Non lo è, ovviamente, se con l’ingegneria genetica diamo il via alla creazione di nuovi ceppi di batteri o di virus resistenti agli antibiotici sinora conosciuti. Lo stesso discorso vale anche per la fauna e la flora, in generale, allorché si interviene a livello genetico per lenire i crescenti bisogni di alimentazione terrestri attraverso la produzione di animali transgenici per ricavarvi specie più resistenti alle malattie e per diminuire i costi di gestione dell’allevamento. L’unica cautela da prendere è che le modifiche genetiche introdotte non nuocino, per altra via, alla salute di chi se ne ciba. Ma il problema non è solo quello di “riprodurre” ma anche di “conservare”. Attualmente sono numerose le specie animali e vegetali in estinzione. “Basta pensare – osserva l’Accademico dei Lincei Claudio Barigozzi – a un esempio famoso: la formazione delle specie di equini da lontane epoche geologiche fino alla comparsa del cavallo attuale.”“L’albero di derivazione o filogenetico è, per Barigozzi, abbastanza solito da meritare di essere discusso in un corso universitario, anche se non vi mancano incertezze di connessione fra le varie specie fossili che lo compongono. Siccome le specie estinte degli equini hanno portato, attraverso questa o quella combinazione di meccanismi evolutivi, al cavallo domestico e a qualche specie selvatica, di cui una è tuttora vivente, (l’Equus przywalski della steppa nord-asiatica), dovrebbe essere evidente che la estinzione di questa seconda specie equivarrebbe alla scomparsa del solo ed insostituibile materiale di studio per analizzare le differenze fra cavallo selvatico e cavallo domestico.”Il concetto di insostituibilità di ogni specie è quello davanti al quale dovrebbero recedere tutti i mezzi di estinzione. E seguendo proprio questa diversa chiave di lettura, espressa in più epoche e in più forme di discernimento e di conoscenze acquisite man mano, si è maturato il mondo dei pensieri dell’homo faber e dei suoi nipoti. E’ un rapporto che si è sviluppato con fasi alterne e si è manifestato con un confronto stressante finché non si è acquistata l’autorevolezza sufficiente per entrambi sul comune terreno della ricompattazione e della ridefinizione dei rispettivi ruoli. A distinguerli come sempre è rimasta solo la forma ma non la sostanza. A differenziarli è subentrata unicamente una scelta di vita e circostanze casuali ad essa collegabili come la necessità primaria di cercarsi un qualsiasi lavoro per vivere o quella di essere eredi occasionali di fortune accumulate da altri. (Riccardo Alfonso)

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L’intelligenza umana si può modificare o superare specializzandola?

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Se, a questo punto, riuscissimo a fare tesoro delle diversità emerse e delle complessità emergenti e il possibile modo di ovviarle, considerando che il cervello mentre pensiamo si modifica, saremmo più cauti nel pensare sia ad un modello di essere umano “preconfezionato” sia al modo di apportare delle varianti sostanziali al “prodotto finito”.Basti pensare che anche chi ha un basso quoziente di intelligenza può manifestare ad un certo momento della propria vita grandi capacità mentali. Infatti è dimostrato che alcuni ritardati possono mostrare dei comportamenti straordinari. Ancora oggi la scienza non sa dare una spiegazione razionale al fatto che soggetti incapaci, a volte, di formulare una frase sensata siano in grado di fare calcoli matematici più velocemente di un computer o di scolpire o di dipingere opere d’arte da vero artista. Per contro oggi tale metodica selettiva può avere più successo sull’uomo, allorché si incomincia ad adottare trattamenti più sofisticati, inserendo o eliminando uno o più geni dal patrimonio genetico.Lo si deve alla biologia molecolare con i suoi studi sui geni e sul loro costituente il DNA o acido desossiribonucleico. Queste molecole di DNA portatrici di determinate caratteristiche possono essere sintetizzate in laboratorio. Le loro particolari doti vengono poi distinte ed inserite in esseri viventi, ottenendo in altri termini, ma per una via molto più breve e con maggiore efficacia, quello che si otteneva da millenni mediante gli incroci. Un organismo così ottenuto viene detto “transgenico”. E’ un genere d’intervento che, se applicato sull’uomo, diventa senza dubbio positivo se resta preminentemente terapeutico. In effetti le carenze genetiche di un individuo possono provocare gravi malanni quali l’emofilia, la fibrosi cistica e via dicendo e intervenire su di essi è estremamente positivo. (Riccardo Alfonso)

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Il temperamento umano alla conquista del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Nel suo rapporto con la natura e i propri simili l’essere umano si distingue per le sue diverse sensibilità. Lo ritroviamo, infatti, a misurarsi con il suo temperamento artistico, impulsivo, socievole e negativo.Il temperamento artistico si riconosce dalla capacità di discernere la bellezza in senso lato. E’ un genere di comportamento che troviamo anche in chi non ha alcuna inclinazione verso fantasie artistiche. Le tappe del processo creativo sono essenzialmente tre: la capacità di recepire e di immagazzinare una serie di informazioni importanti, l’abilità di rielaborarle più o meno coscientemente, si dice che la solitudine sia la scuola del genio, e l’improvvisa illuminazione che si concretizza poi nell’opera d’arte. La creatività è essenziale e funzionale al processo di adattabilità della specie e l’atto creativo del singolo si riflette sul presente e sull’avvenire dell’intera comunità.
L’impulsività si estrae da soggetti che amano il rischio misto ad uno spiccato senso di intraprendenza. Un temperamento impulsivo spinto agli estremi porta ad effetti deleteri, cioè alla ricerca dell’eccitazione a tutti i costi. Per contro un grado equilibrato di impulsività può rappresentare una buona spinta.Il socievole e il suo opposto entrano nella categoria degli introversi e degli estroversi. Sono sempre esistiti. Gli estroversi non avranno mai chiusure davanti ad un estraneo. Gli introversi, invece, rimarranno timidi ed isolati tutta la vita. L’ideale sarebbe quello di stabilire un equilibrio tra queste due tendenze. Per i soggetti introversi esiste una base neurologica per il loro lato caratteriale con bassi livelli di capacità di eccitazione per cui necessiterebbero di più stimoli rispetto agli introversi più “autosoddisfacenti”. Sull’argomento ne ha parlato diffusamente il psicologo americano Perry Buffington, in un recente convegno.La figura negativa, a sua volta, è da ritenersi la componente caratteriale più studiata. Si tratta della propensione individuale a rispondere in modo positivo o negativo ad una situazione stabilita. Ad un lato estremo troviamo rabbia, depressione, ansietà e preoccupazione e dal lato opposto felicità, allegria e serenità. Ed è proprio la componente “negatività” quella che si è mostrata più importante per la salute psichica e fisica dell’uomo. I soggetti con preponderanza di “negatività” tendono ad ammalarsi più di frequente ed impiegano più tempo a guarire. Sono in genere individui che hanno un’opinione negativa di se stessi. Si preoccupano più degli insuccessi che dei successi. Invecchiando hanno più disturbi e dolori degli altri. (Riccardo Alfonso)

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La paura della morte

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

La considero l’espressione più drammatica dell’Io narcisistico che si oppone all’universo. Chi è tranquillo davanti alla prospettiva della morte rivela di aver fatto un grande salto dalla identificazione con il sé alla identificazione con l’essere. Un nulla che abbiamo voluto, in un moto estremo d’orgoglio frammisto a presunzione, riempire di un qualcosa che ci appaghi. Ma è una pura illusione. Noi nasciamo poiché si compongono due sistemi creativi: quello per clonazione e l’altro per un atto sessuale. Il primo ci duplica ed il secondo ci differenzia. Il primo finirebbe con il renderci tutti uguali fisicamente e mentalmente mentre il secondo determina le opportune variazioni per farci sentire diversi per quel poco che basta per riempire d’orgoglio o per annichilire le nostre mire personalistiche. Esse si riconducono al desiderio di quanti ricercano la lode, l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso e si tormentano se non ce l’hanno. Che poi costoro, arsi dal successo, riescano, pur privi dell’elogio e del consenso degli altri, a ritrovare per altri versi, una loro identità resta un fatto puramente illusorio. A pensarci bene, è lo stato più precario in cui si possa trovare un essere umano. (Riccardo Alfonso)

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La mia mente sembra essersi “illuminata d’immenso”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Sono le parole del famoso verso di Ungaretti aprendo la finestra al primo sole mattutino. Svegliarsi dopo un sonno profondo, appagati dal ritrovato riposo, pone la mente nella posizione ideale nel mettere le cose in una sorta di sintonia creativa con quelle che ancora non sono: arte, natura e armonia con la scrittura. E’ forse così che nasce la cultura dominante e a portare a fondo una certa visione del mondo. E’ la visione di Nietzsche, teorico del superuomo, e la visione di Heidegger teorico della morte dell’uomo.
E’ come imprimermi nella mente la locuzione latina “Cogito ergo sum” (penso dunque sono) richiamata da Cartesio per esprimere la certezza che l’uomo ha di se stesso poiché soggetto pensante.
Io sono sveglio, la vita scorre intorno a me, c’è chi accanto mi sorride e mi parla dolcemente, il pendolo segna l’ora, i rumori della casa si fanno sentire con l’acqua del rubinetto che scorre per chi si sta lavando, del frigorifero il cui motore si mette in moto con un brontolio e ancora il cigolio di una porta che si apre e la televisione che entra in funzione per comunicarci le notizie dell’ultima ora.
Ma questi due aspetti per essere compresi vanno analizzati meglio. Incominciamo con il dire che le cosiddette “megalopoli”, una parola coniata da Gottmann, un geografo che ai problemi dell’urbanesimo ha dedicato l’intera vita ed è l’autore di un libro “La città invincibile” (editore Calogero Muscarà) , non sono più il frutto della rivoluzione industriale che è degenerata nelle black Countries inglesi. Oggi si presentano in modo diverso perché accolgono non solo la grande metropoli, che si identificano nell’organismo forte dell’insieme, ma anche la città media e la città piccola e persino il villaggio. Sono delle “entità legate – per il geografo Eugenio Turri – ad una molteplicità di funzioni dentro un quadro unitario che sembra richiamare il sinecismo greco. Nel loro tessuto ciascuna di esse non contiene solo edificazioni senza respiro, ma anche spazi verdi, parchi e tutte quelle differenti infrastrutture per la produzione, lo studio, lo sport, il tempo libero, che consideriamo gli imprescindibili servizi del moderno vivere urbano. Megalopoli come spazio dell’uomo e per l’uomo e in altre parole: il suo spazio di massima umanizzazione, tutto predisposto per i suoi molteplici bisogni.”
E sempre per Turri “Il fatto stesso che la megalopoli sia costruita di città piccole e grandi sta a testimoniare che essa tende di per sé a rifuggire dalla grande inumana concentrazione. Essa ha il suo punto focale nelle cities, nei centri fitti di grattacieli, dove la contiguità è indispensabile per quelle attività quaternarie, direttive, transnazionali, internazionalizzanti, che stanno al vertice dell’organismo megalopolitano. “Tutte queste considerazioni vogliono dire una sola cosa per noi. Stiamo portandoci, un poco alla volta, ad una seconda trasformazione delle megalopoli dopo quella succedutasi all’era della rivoluzione industriale. La stessa fuga dei cittadini verso le aree verdi denota la nostra incapacità di pervenire ad una riformulazione delle aree urbane, densamente popolate, in tempi brevi. Una tendenza che è invece considerata da qualcuno come un primo tentativo di rarefazione da parte degli uomini alla concentrazione. In pratica essa è in atto ma si verifica dentro l’area delle megalopoli come per dire che il criterio della urbanizzazione non va rinnegato ma ciò che si chiede in più è uno spazio maggiore nel rapporto uomo-ambiente. Oggi le distanze possono essere ricoperte agevolmente e in minor tempo rispetto al passato con i nuovi mezzi di comunicazione e questo facilita la creazione di trame urbane continue. Oggi lo sono già le aree periferiche alle grandi città o le distanze che rientrano in una fascia di 35/60 km dal suo centro storico. Pensiamo ad esempio a Parigi con i suoi treni a grande velocità per raggiungere la “banlieue” che si allunga rispetto al centro della capitale francese di almeno 40/50 Km. e forse più.
Un altro criterio di sviluppo delle “megalopoli” è quello legato alla “ecumenopoli” immaginata da Doxiadis con la definitiva trasformazione della terra in città dell’uomo ovvero la definitiva sistemazione dell’antroposfera dentro la biosfera. Un criterio che immagina una massiva presenza dell’uomo e non quella, di certo, di un contenimento o riduzione della sua presenza numerica. Per altri l’immagine di riferimento, come nei primi racconti di Marco Polo a Kublai Kan, è quella dataci da Italo Calvino nelle sue Città invisibili, “All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio di una città”. Una città, dunque, immaginata come rifugio e conforto dalle asprezze della vita primitiva tant’è che se ci soffermiamo sui numeri della precedente tabella notiamo che le metropoli che crescono di più sono proprio quelle dei paesi sottosviluppati o in via di industrializzazione come la Cina. Per tutti questi Paesi la vita “rurale” è ai limiti della sopravvivenza. Ma questa “tendenza” sembra invece affievolirsi negli altri grandi aggregati umani. Lo dimostra l’incessante flusso di persone che sceglie il pendolarismo. Pare di notare che da una parte la città è vista come un miraggio da toccare e godere e dall’altra vi è chi fugge da essa come da un inferno. Probabilmente è un fatto soggettivo. Dipende per lo più dal come la città viene percepita e, a sua volta, dalla sua capacità di offrire dei servizi validi e ben distribuiti. Resta, infatti, un dato oggettivo. Le grandi aree metropolitane non possono affrontare i fenomeni di “gigantismo” senza dotarsi di efficienti strutture dove lo spazio dell’uomo deve rendersi più a sua misura e non essere soffocato dalle costruzioni, dal traffico, dalle carenze dei servizi ed in primo luogo dei trasporti. Nello stesso tempo è impensabile che le grandi città debbano farsi carico delle conseguenze dell’incremento demografico mondiale che, a nostro avviso, ha già superato la linea di guardia. Lo dimostrano gli slums a ridosso dei grattacieli, i ghetti con la povertà spinta sino alla miseria e all’abiezione e la stabile presenza dell’accattone all’angolo di strada sia nei quartieri residenziali che in quelli popolari. Per non parlare della minicriminalità, delle micro rivolte sociali e via dicendo. Così mentre il discorso sulle possibili trasformazioni delle nostre megalopoli diventa “accademico” noi, con più realismo ci stiamo appuntando quelli che sono già i nuovi segnali che provengono dall’uso che facciamo di tali insediamenti urbani, dai rischi oltre che dai vantaggi che presentano per capire le strade possibili da percorrere e che l’uomo, forse inconsapevolmente, sta tracciando per incamminarvisi per raggiungere un futuro prossimo o remoto che sia e che oggi purtroppo riusciamo solo a mescolare confusamente. (Riccardo Alfonso)

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Emergenza freddo

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Europa, Medio Oriente e Asia sotto la morsa del freddo: sono circa 6,9 milioni i bambini costretti a concludere questo anno da sfollati, lontano dalle proprie case, in tende leggere, rifugi inadeguati o addirittura all’aperto, rischiando la vita a causa dell’abbassamento delle temperature che sono già scese sotto lo zero. È l’allarme lanciato oggi da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, alla vigilia della fine dell’anno. Durante la scorsa stagione fredda, nel giro di poche settimane, le temperature gelide e le difficili condizioni hanno ucciso solo in Siria quindici bambini che erano fuggiti dal conflitto”, spiega Rachael Cummings, Responsabile dell’intervento sanitario di Save the Children.In Siria 2,6 milioni di bambini sono sfollati a causa dei quasi nove anni di conflitto ininterrotto. Sebbene si tratti di una situazione complessa che si differenzia a seconda delle diverse aree del Paese, prima delle recenti escalation nei combattimenti nel nord del paese, il 14% delle famiglie di sfollati erano costrette a vivere in luoghi fatiscenti, campi troppo estesi e altri rifugi, molti dei quali senza energia elettrica, dove è quasi impossibile garantire la salute dei bambini. Ad esempio il campo di Areesha, nel nord est della Siria, è seriamente sovraffollato e le inondazioni ripetute in inverno hanno aggravato la situazione già compromessa delle famiglie, molte delle quali sono dovute fuggire dal conflitto più volte. “Mi sono dovuta spostare quindici volte all’interno di questo campo durante lo scorso inverno, l’intero campo si è allagato, la tenda si è inzuppata d’acqua e il terreno si è trasformato in una palude. I miei figli non avevano vestiti adeguati, non avevamo il riscaldamento e nemmeno la legna per accendere il fuoco! Siamo spaventati da ciò che sta arrivando, abbiamo davvero paura della pioggia. Molti bambini hanno perso la vita lo scorso inverno a causa del freddo e delle inondazioni” ha raccontato agli operatori di Save the Children Hamida*, 40 anni, madre di sette figli.Il conflitto siriano ha costretto anche 2,5 milioni di bambini a fuggire in altri paesi che potrebbero raggiungere temperature molto rigide nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. In alcune parti del Libano, le temperature sono diminuite improvvisamente negli ultimi giorni. I bambini che vivono nei campi della valle della Bekaa sono indeboliti dalle tempeste come quelle che hanno colpito il paese nel gennaio 2019. I rifugi si sono allagati, bagnando e danneggiando i pochi beni preziosi delle famiglie e lasciandole a rischio di ipotermia. Situazione analoga per i profughi che, fuggendo da violenze e conflitti, si trovano sulla rotta balcanica: più di 28.000 rifugiati e migranti sono arrivati in Bosnia ed Erzegovina quest’anno e più di 8.000 sono ancora nel paese[4] che è già stato colpito da forti nevicate. Molti di loro, compresi i bambini, occupano edifici in disuso e bruciano plastica per riscaldarsi oppure alloggiano in container vuoti. Tra di loro Jakey*, 15 anni, fuggito senza i suoi genitori dalle persecuzioni dei talebani in Afghanistan: vive in un container in un’ex fabbrica senza luce naturale e senza riscaldamento. “Il percorso durante il mio viaggio è stato difficile, faceva molto freddo. Ho visto che due persone sono morte a causa del freddo” ha raccontato Jakey. In Bosnia ed Erzegovina Save the Children ha recentemente contribuito a evacuare un accampamento poco dignitoso, gelido e coperto di neve che si era sviluppato in un ex sito di rifiuti, che evidenzia la sfida enorme di mantenere i bambini al sicuro e al caldo in ambienti caotici e pericolosi.
Dopo 18 anni di guerra le famiglie sfollate vivono spesso in case fatte di terra, senza elettricità, e lottano per procurare vestiti caldi o addirittura scarpe ai propri figli. Molti bruciano plastica e legno per riscaldare le stanze, mentre le temperature hanno già raggiunto i -5 °C questo inverno e potrebbero abbassarsi ulteriormente.

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Droga ricreativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Ci risiamo, è ripartito il convoglio dei ricchi premi e cotillon per il divertimento assicurato di giovanissimi e meno giovani, ma tutti insieme a sballarsi appassionatamente. Non costituirà più reato coltivare in minima quantità e per uso personale, la cannabis in casa propria. Questa pietra tombale erroneamente definita epocale è delle sezioni unite penali della Cassazione, il massimo organo della Corte. Così è stato deliberato, tra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, la farà franca nuovamente il detto-luogo comune: tranquillo popolo genitoriale-professorale, in fin dei conti sono solo ragazzate. Saranno solo poche piantine, poca roba per strafarsi comodamente in casa propria, il principio attivo passa in secondo piano, come il chi assume, perché sulla carta certamente saranno esclusi i minori dalla grande abbuffata, dopodichè quei giovanissimi saranno ospiti privilegiati di cortigiani furbacchioni e commensali delle grandi occasioni. Insomma nuovamente a pagare il dazio più pesante risulteranno i più giovani, proprio quelli che ipocritamente uno Stato dovrebbe maggiormente tutelare. Con tono roboante è stabilito che la salute pubblica non verrà inficiata, come collettività non pagheremo alcunché, se non gli inciampi, le cadute, le tragedie che ne scaturiranno, perché dietro questa apertura-ariete travestita di bene giuridico, c’è la malattia, la sofferenza, infine anche le assenze che diverranno presenze costanti per chi alla propria coscienza non fa buona manutenzione. Insomma siamo il paese di un passo avanti e due indietro, del decido io, anche se non mi compete, in fin dei conti il legislatore è diventato poco più di un assente ingiustificato, ed anche se la scienza ci dice che è un suicidio autorizzare la roba, noi dobbiamo stare sereni, perché all’arrivo eventuale dei controlli, ogni cosa, ogni seme, ogni foglia, sarà al suo posto, come giusto e legale che sia, e se magari qualcosa di altro sarà fuori posto, sarà fuori quadro, addirittura mancherà all’appello, ah beh allora ce ne faremo una ragione, in fin dei conti è con questo metro di misura che anche la vita umana perde il suo valore. Siamo all’impatto e al ribaltamento di ogni principio fino a ieri sancito ed erogato senza se e senza ma, come a voler significare che intuizione e creatività in ambito “ricreativo”adesso potranno esprimersi ai più alti livelli, sempre che l’artificio sia partorito in quantità abbordabili, in spazi del nucleo familiare preferito o meglio apprezzato per il proprio divertimento. Ah dimenticavo, questa revolution giuridico sociale sarebbe l’antidoto per evitare eventuali inserimenti nel mercato illegale degli stupefacenti, una difesa ben pensata per proteggere chi ne fa uso personale e non venderà né favorirà alcuno con la propria mercanzia. Mi chiedo se il rispetto sia ancora la prima forma d’amore tra gli esseri umani, è importante dare risposta a questo quesito, perché in base all’interlocuzione, obbligatoriamente dovrà trasformarsi in una relazione educativa. L’impressione è che questa nuova impostazione giuridico culturale sulle sostanze altro non sia che una ferita che mina profondamente il formarsi di una struttura psicologica tendenzialmente sana. Quando un adolescente si sentirà legittimato a farne uso (anche rimanendo escluso per la minore età ma introdotto nelle quiete stanze dal gruppo dei pari e soprattutto dalle orde di adulti infantilizzati) difficilmente potrà orientarsi verso la scelta consapevole che sta a libertà, e quindi nel rispetto per se stessi, per l’ambiente, per le cose, per gli altri. Non si può insegnare il valore del rispetto ferendo la dignità altrui, perché avere dignità sottende la consapevolezza di ognuno e di ciascuno di valere qualcosa e soprattutto di non giungere mai a usare gli altri. Non si tratta di esprimere un’obiezione ideologica sulla droga, ma una opposizione basata sulla non accettazione che esistano droghe buone e droghe cattive, bensì esiste la droga e fa male. Su questo solco invalicabile, la scelta di non andare a ingrossare le fila di una indifferenza sociale. Perché l’approccio alla salute pubblica ha un impatto positivo recuperando buona parte dei giovani e non certamente affascinando con la roba non più agli angoli della strada ma addirittura dentro casa. (by Vincenzo Andraous)

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La Settima Nota

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

E’ alla scoperta e alla valorizzazione di musicisti, cantanti e autori capaci di esprimere talento e impegno. La Settima Nota si distingue da iniziative analoghe per il fatto di essere basato su un inedito format registrato SIAE di gara musicale sviluppato su un innovativo progetto di comunicazione social. Principale sponsor del concorso è la casa editrice musicale milanese LONG DIGITAL PLAYING, principalmente interessata nella individuazione di talenti sui quali confluire investimenti orientati alla crescita professionale e di immagine; anche per tale motivo la partecipazione al concorso è e rimane GRATUITA.Tutti i partecipanti del concorso entreranno di diritto nella compilation dell’etichetta LDP e ai primi tre finalisti del Concorso verrà data la possibilità di realizzare un proprio videoclip musicale in studio a Milano, mettendo gratuitamente a disposizione il set fotografico attrezzato e l’operatore professionista di ripresa.Il primo premio del concorso consiste in un contratto discografico per la pubblicazione di un album con etichetta LDP che verrà promosso e distribuito sulle maggiori piattaforme digitali.Ai primi tre finalisti del Fuoriconcorso – SI MINORE verrà dato il diritto di partecipare ad una delle successive edizioni del concorso, a far data dal conseguimento della maggiore età e senza dover sostenere la fase di pre-selezione.

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Il colesterolo non-HDL è utile per la stratificazione del rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Secondo i risultati di uno studio appena pubblicato su The Lancet, primo autore Fabian Brunner del dipartimento di Cardiologia all’University Heart & Vascular Center di Amburgo, le concentrazioni nel sangue di colesterolo non-HDL si associano in modo significativo al rischio a lungo termine di eventi cardiovascolari.«L’importanza delle concentrazioni di lipidi nel sangue e della terapia ipolipemizzante nella prognosi a lungo termine delle malattie cardiovascolari non è del tutto chiara» scrivono i ricercatori, che per meglio valutarla hanno messo a punto un semplice strumento in grado di stimare con buona approssimazione le probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare all’età di 75 anni. «L’algoritmo, utilizzando l’età, il genere e i fattori di rischio di ogni paziente, calcola la riduzione del rischio cardiovascolare ipotizzando una diminuzione del 50% dei valori di colesterolo non-HDL» spiega il ricercatore.
Per metterlo a punto gli autori hanno utilizzato i dati provenienti da 19 paesi riguardanti 398.846 persone. Dell’intera popolazione oggetto di studio, 199.415 soggetti sono stati inclusi nella coorte di derivazione e 199.431 in quella di validazione. «Durante un follow-up massimo di 43,6 anni si sono verificati 54.542 eventi cardiovascolari» scrivono i ricercatori, che usando la curva di incidenza hanno scoperto che l’aumento delle categorie di colesterolo non-HDL si associa a percentuali di eventi cardiovascolari progressivamente più alte a partire dai 30 anni di età. Ma non solo: anche i risultati dell’analisi multivariata indicano una correlazione significativa tra concentrazione di colesterolo non-HDL e malattie cardiovascolari. «I livelli di colesterolo non HDL nel sangue sono fortemente associati al rischio a lungo termine di malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Questi dati potrebbero essere utili per la comunicazione medico-paziente sulle strategie di prevenzione primaria» conclude Brunner. (fonte Doctor33)

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Il 2020 anno della guerra allo sfruttamento. Per fermare la strage dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Il 2019 ci lascia con una contabilità di omicidi sul lavoro di gran lunga superiore a quella degli anni precedenti. Al 26 dicembre erano 696 i morti nei luoghi di lavoro, che raddoppiano contando le vittime in itinere: 1395. Il 25% delle morti ha interessato ultrasessantenni, grazie alla Fornero; il 13% lavoratori immigrati fuggiti da guerre, povertà e cambiamento climatico. Nel complesso gli infortuni sul lavoro al 30 novembre assommavano a 600.000.Una contabilità fredda, che non dà l’idea del dolore e dello strazio che ognuna di queste morti ha prodotto, e nemmeno delle lacerazioni provocate nel tessuto connettivo del Paese. E contabilità è il termine usato per sminuire la portata degli eventi drammatici a cui si riferisce.Non abbiamo assistito ad alcun fremito di sdegno per le incessanti notizie di tragedie nei cantieri, nelle campagne o nelle piccole e piccolissime aziende che costituiscono l’identità della nostra impresa. Non un titolone sparato in prima pagina per indurre nei lettori una riflessione, un ripensamento sul modo di produzione capitalistico che sempre è alla base degli omicidi. Sfruttamento, incuria, inosservanza delle norme, certezza dell’impunibilità, a volte autosfruttamento per tenere in piedi la baracca e resistere alle intemperie della crisi, supportati dalle complicità del sistema armano quella che alcuni ancora osano chiamare fatalità.Chiudiamo l’anno con 1400 lavoratrici e lavoratori in meno, con altrettante famiglie che spesso al dolore della perdita di un proprio caro devono sommare l’improvvisa perdita di un reddito e quindi di una forma di sicurezza – spesso soltanto una parvenza – per il proprio futuro.Sicurezza è la parola che sempre riaffiora quando suona la campana della lugubre contabilità per avvertirci che il numeratore è cambiato. Ma sicurezza sta diventando sempre più una parola vuota, recitata come una litania per dimostrare di conoscerne il significato e contemporaneamente di ignorarne la funzione strategica. Quanto costa la sicurezza nei luoghi di lavoro? Quanto costa dotare gli impianti di quei dispositivi in grado di ridurre se non di impedire le probabilità che un incidente accada?
Molti pensano che i costi siano alti e convenga rischiare l’ispezione – che arriva solo molto raramente visto lo scientifico smantellamento dei programmi di prevenzione e di repressione, di chi non adotta i sistemi di sicurezza – la multa, l’imprevisto che però, in questo frangente, si traduce in mutilazioni e morti.C’è la certezza dell’impunità, la sicumera di chi sa che potrà sempre contare sul silenzio dei media, sull’indifferenza della società, sull’ignoranza diffusa delle norme e dei sistemi di prevenzione in cui vengono scientemente tenuti lavoratori e lavoratrici che quindi non potranno esigere, in un Paese che ha un enorme esercito di disoccupati e precari pronti a rimpiazzare senza fiatare i caduti, di veder rispettare il proprio diritto a lavorare in sicurezza.Chi denuncia, chi avverte del pericolo che si corre a lavorare senza tutele e garanzie viene fatto oggetto di repressione e mobbing, quando non direttamente licenziato come sempre più spesso sta avvenendo nei confronti di RLS o semplici delegati coraggiosi che denunciano la mancanza delle minime condizioni per poter lavorare senza correre il rischio di incidenti.Il 2020 non sarà diverso dal 2019 se non saremo capaci di intraprendere una lotta senza quartiere che riporti al centro la guerra allo sfruttamento e ai suoi frutti avvelenati. Non basta oggi e non basterà domani chiedere misure più severe e cogenti se non aggrediamo con forza il tema dello sfruttamento e il suo essere considerato normale nel lessico della nostra società. È la lotta di classe che potrà interrompere la drammatica contabilità degli omicidi, è la riscoperta della consapevolezza dei propri diritti che può fare la differenza. È l’impegno che assumiamo ancora con più forza per il l’anno che arriva.

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Scuola: I ricorsi in tribunale servono: un anno di successi dell’ufficio legale Anief

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Dalla Cassazione al Consiglio di Stato, dalla Corte di appello al Tar: sono importanti le vittorie ottenute nel 2019 per i ricorrenti iscritti al giovane sindacato su politica sociale (precariato, gradoni e ricostruzione di carriera), assegnazione cattedre di sostegno, accesso ai concorsi e valutazione dei titoli, mobilità e contrattazione integrativa. Tra le conseguenze delle campagne giudiziarie, oltre a milioni di euro di risarcimenti per l’abuso dei contratti a termine, si riscontra l’aumento di 400 posti di prof di strumento musicale nei licei, di 1.090 posti di sostegno ex in deroga, del reinserimento del personale cancellato dalle GaE, un nuovo concorso riservato al personale precario per il quale si prefigura un grande contenzioso per via delle esclusioni e una lettera di messa in mora della Commissione Ue sull’aperta procedura d’infrazione dell’Italia per abuso di precariato. La fine di un anno è anche l’opportunità per la valutazione dei risultati raggiunti: quelli che per Anief sono ampiamente positivi. Risultano infatti innumerevoli le sentenze dell’anno che si sta per concludere patrocinate dal sindacato autonomo, non solo con esito favorevole per i lavoratori vessati o privati dei loro diritti. Esemplari sono quelle emesse dalla Cassazione, scritte dagli ermellini della sezione lavoro sul diritto alla ricostruzione di carriera per tutto il periodo pre-ruolo, ma anche sul diritto all’istruzione di ogni alunno con disabilità, per i quali i legali del giovane sindacato hanno ottenuto l’attivazione di centinaia di posti in deroga in base a quanto previsto nel Piano educativo individualizzato. Come storiche appaiono le sentenze del Consiglio sull’illegittimità dell’algoritmo utilizzato nei trasferimenti e quelle sul reinserimento a domanda dei docenti cancellati dalle GaE.

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A Nerd Show: comics, videogames e cultura pop

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

BolognaFiere. L’8 e il 9 febbraio i padiglioni del Quartiere fieristico si tingeranno di tutti i sorprendenti e inaspettati colori del mondo nerd. Oltre 250 celebrità saranno ospiti della manifestazione: tra loro gli youtuber Space Valley, che hanno conquistato più di 850 mila iscritti ai loro canali online proponendo un originale e divertente talk show. I grandi interpreti delle sigle dei cartoni animati: sabato Giorgio Vanni, domenica Cristina D’Avena con i Gem Boy, pronti a divertire i ragazzi di ieri e quelli di oggi. Ben 120 autori italiani e internazionali impreziosiranno poi l’artist alley, rendendola la più grande e ricca d’Italia. I visitatori potranno farsi incantare dalle monumentali costruzioni di mattoncini, o divertirsi grazie alle 500 postazioni dell’area gaming che sarà teatro di elettrizzanti sfide a colpi di joypad.
Giunta alla sua terza edizione Nerd Show è sempre più grande e ricca, ben 4 padiglioni per 34mila metri quadrati, così che i visitatori possano uscire dall’ordinario e perdersi nello straordinario, passeggiando tra supereroi e personaggi dei cartoni animati, divertendosi nelle aree a tema e lasciandosi tentare dalle migliaia di gadget in vendita negli oltre 10mila metri quadrati di mostra mercato. Più di 250 ospiti italiani e internazionali, un centinaio di eventi e 10 palchi continuamente animati contribuiranno a rendere ancora più poliedrica una manifestazione che diverte intere famiglie, bambini, ragazzi e adulti, intrattenendo in egual misura gli appassionati e gli assoluti neofiti del mondo nerd. Nerd Show unisce le generazioni grazie a una serie di attrattive e contenuti adatti a tutte le età. Genitori e figli potranno ammirare insieme le costruzioni monumentali di mattoncini, ascoltare le sigle dei cartoni animati cantate dai loro interpreti originali, giocare ai videogiochi del passato ea quelli più recenti.

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Stangata 2020 per le famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha stilato l’andamento dei prezzi per l’acquisto di beni e servizi e l’impatto che avranno sulle famiglie. Per il 2020 si prevede un deciso aumento per le famiglie, pari a +630,65 Euro annui. A determinare tali andamenti sono, da un lato, alcune scelte assunte nella manovra di bilancio e nel Decreto Milleproroghe, dall’altro alcuni trend, come quello relativo agli aumenti nel campo delle assicurazioni, già in atto negli ultimi giorni dell’anno. Si prospettano lievi discese dei costi per quanto riguarda i ticket sanitari (che saranno legati al reddito) e le tariffe dell’acqua. È opportuno specificare che, per quanto riguarda il settore idrico e quello dei rifiuti, vi potranno essere delle modifiche rispetto a tali stime, alla luce della regolazione secondo i nuovi piani tariffari che ARERA stabilità entro la metà del 2020. In tema di rifiuti è certo, comunque, che la questione della gestione delle discariche e di piani regolatori inciderà in maniera non indifferente sulle tasche dei cittadini. Non bisogna trascurare il fatto che tali aumenti avvengono in un contesto delicato, in cui il Paese stenta ancora a riprendersi e in cui manca un serio piano di crescita improntato allo sviluppo, alla ricerca, al rilancio dell’andamento dell’occupazionale. Per questo torniamo a chiedere con decisione che, nel 2020 una riforma degli ormai iniqui oneri di sistema, che pesano in maniera spropositata sulle bollette dell’energia, ci auguriamo che il Governo non si sottragga ad operare una seria rimodulazione delle aliquote IVA, in modo da non tassare come beni di lusso alcuni beni e prodotti che invece sono di largo consumo.

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Natural Products Clients Encourage Healthy Living at BPM

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

BPM, one of the 50 largest public accounting and advisory firms in the country, has been recognized for the eighth consecutive year by the North Bay Business Journal as one of the “Healthiest Companies in the North Bay.” While the Firm continues to serve a record number of health-conscious and natural products companies in the North Bay and beyond, this accolade cements its commitment to the health of its own people. “Our growing Natural Products client base continues to inspire our North Bay team and motivate us to live healthier and happier every day,” said Carol Spindler O’Hara, Partner in Charge of BPM’s North Bay offices. “At BPM, we know we’re only as strong as our people, and that is why we invest time and resources into our team’s wellbeing.” Following an extensive nomination process, including company survey responses and review analysis, the publication selected 18 winners in Sonoma, Solano, Marin and Napa counties for their outstanding health and wellness initiatives and programs. The North Bay Business Journal featured the winners in its December 30th publication.”Health and wellness are an integral part of everyone’s lives, whether you are an accountant or grape grower,” said Lisa DeGisi, BPM’s Benefits and Wellness Manager. “At BPM, we cultivate an environment for our employees that is conducive to high quality work and the ability to live a happy life. We want our employees to come to work with a positive mindset, and our Wellness Program offers a multifaceted approach to health that keeps our employees motivated to stay active.” Through its partnership with Aduro, BPM’s Wellness Program encompasses every aspect of an employee’s life, including health and fitness (via a Gympass membership), personal growth and development, financial prosperity, contribution and sustainability. Under its wellness umbrella, employees can get biometric screenings, answer health assessments, compete in challenges with co-workers, attend monthly webinars or work with health coaches to address particular health or wellbeing matters. Employees earn points for participating in these events, which can be used for gift cards, discounts on insurance premiums and entry into raffle drawings, among others.

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