Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 341

Archive for 23 luglio 2020

I carabinieri spacciatori di Piacenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Per chi avesse ancora dei dubbi, i carabinieri sono esseri umani, come i poliziotti, i militari e tutti coloro che hanno alla base della loro attività un giuramento di fedeltà alla nostra Repubblica. E gli esseri umani fanno non solo quello che hanno fatto i carabinieri nella città emiliana, ma anche di peggio, basta sfogliare le cronache quotidiane e qualunque libro di storia. Ci dispiace per la bella Piacenza che vedrà accorpato il proprio nome a questo evento, ma… questa volta è toccato a lei. E, ovviamente, ci dispiace per i Carabinieri, che è molto raro siano come quelli della caserma Levante, ma anche in questo caso… è toccato a loro. Storie di umanità.Nelle informazioni mediatiche su quanto accaduto, apprendiamo che il Procuratore capo di Piacenza ha proceduto agli arresti dopo 6 mesi di indagini, 75 mila intercettazioni e oltre 2 milioni di dati analizzati.
Cioè che erano sei mesi che si sapeva (anche se non in modo certo) quello che facevano i carabinieri di quella caserma. La procura ha avuto bisogno di una certezza che per lei è diventata tale dopo sei mesi e, per esempio, magari in modo discreto, non ha ritenuto opportuno intervenire prima, non certamente per arrestarli ma quantomeno per sospendere questi carabinieri: non si è ritenuto che il delicato servizio (in periodo di confinamento, poi…) svolto da queste forze dell’ordine potesse essere soggetto ad un provvedimento preventivo per il pericolo di ulteriori danni.La logica della procura è probabile che fosse del tipo “abbiamo bisogno del cadavere per procedere e se li sospendiamo, ci dimentichiamo il cadavere”.La logica che noi qui cerchiamo di presentare invece è un’altra: vale la pena attendere il cadavere a fronte anche di “piccoli” reati di cui magari si aveva già contezza, come essere attori in una guerra tra spacciatori di droghe illegali… è meglio sospendere/arrestare qualcuno per un “piccolo” reato o è meglio farlo quando il reato è “grosso” (cadavere)? Conta di più il “grosso” risultato (che innegabilmente oggi c’è) o il “piccolo” (solo, magari, da cronaca locale e non da titoli nazionali di prima pagina), impedendo il protrarsi e il nascere di una situazione che porta al cadavere? Le nostre domande sono retoriche e la nostra opinione è ovvia. A maggior ragione se pensiamo ad altri contesti in cui, per garantire l’ordine pubblico, le Autorità non si fanno tanti scrupoli e, per esempio, vietano l’accesso ad alcune zone urbane a persone sospette per il solo fatto di avere un giudizio in corso (non una condanna o un qualche provvedimento di divieto di frequentazione).Quanto sopra ci porta a ritenere che probabilmente la prevenzione e la repressione dei crimini abbiamo due pesi e due misure.Una, anche illegale come nel caso fiorentino, verso il comune cittadino, l’altra “garantista” verso i tutori dell’ordine pubblico, al punto di far continuare reati in corso per meglio intervenire su quello che abbiamo chiamato cadavere. Questo proprio non ci piace. Ma prendiamo atto che oggi è così. Speriamo che possa essere di lezione per una prevenzione e una repressione che metta al primo posto la sicurezza pubblica e non il coefficiente di delinquenza dei presunti rei. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Fortinet vince il premio “Commercial Marketplace Partner of the Year 2020” di Microsoft

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Fortinet®, leader globale nel settore delle soluzioni di cybersecurity ampie, integrate e automatizzate, annuncia di aver vinto il premio “Commercial Marketplace Partner of the Year 2020″ di Microsoft. Fortinet è stata riconosciuta tra i migliori partner Microsoft a livello globale per aver garantito eccellenza nell’innovazione e nell’implementazione di soluzioni per i clienti basate sulla tecnologia Microsoft.Le aziende spesso sono limitate in termini di risorse e competenze in materia di cloud security, e quindi preferiscono utilizzare alcune funzionalità come la Security-as-a-Service e i modelli pay-as-you-go. Tenendo presente queste premesse, Fortinet offre la più ampia gamma di soluzioni di sicurezza nativamente integrate con Azure e disponibili su Azure Marketplace. I prodotti disponibili attraverso Azure Marketplace includono il pluripremiato FortiGate Next-Generation Firewall (NGFW) di Fortinet e FortiWeb Cloud as a service.”Questo premio testimonia la comprovata crescita e il successo dell’offerta di Fortinet su Marketplace Azure; dal lato nostro continuiamo a vedere una significativa richiesta da parte dei clienti. Siamo felici di consolidare il nostro impegno comune per far sì che i clienti possano adottare il cloud in tutta tranquillità, consentendo un’implementazione – rapida e semplice – dei nuovi servizi di sicurezza”, spiega John Maddison, EVP of Products e CMO di Fortinet.  Il riconoscimento “Commercial Marketplace Partner of the Year 2020″ di Microsoft premia Fortinet per aver eccelso nel settore: Il Microsoft Partner of the Year Award valorizza i partner Microsoft che nell’ultimo anno hanno sviluppato e fornito soluzioni all’avanguardia basate su tecnologia Microsoft. I vincitori sono stati classificati in diverse categorie, tra una serie di oltre 3.300 candidati provenienti da più di 100 Paesi in tutto il mondo.”È un vero onore premiare i vincitori e i finalisti dei Microsoft Partner of the Year Awards 2020”, ha dichiarato Gavriella Schuster, Corporate Vice President One Commercial Partner in Microsoft. “Questi partner sono capaci di guardare oltre, offrendo soluzioni mirate che aiutano le aziende di tutto il mondo a risolvere le complesse sfide che si trovano ad affrontare – dalla comunicazione e la collaboration virtuale fino al supporto ai clienti a sfruttare appieno il proprio potenziale con i servizi cloud Azure, e molto altro. Personalmente posso dirmi orgogliosa di premiare ogni singolo vincitore e finalista”.

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“Il rating: uno strumento vitale per le Pmi tra credit crunch e lockdown”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

A cura di Valentino Pediroda, AD di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito. Tra le dinamiche che il Covid ha contribuito ad accelerare ce n’è una che fa tremare le imprese: ed è il credit crunch. I numeri sono noti: le piccole imprese, secondo Confesercenti, hanno perso 45 miliardi in 12 mesi pre-Covid – tanto per citare la categoria più bistrattata in questo ambito – tanto che la stessa Confesercenti, a settembre, definiva “una chimera” l’accesso al credito delle Pmi. Quanto è successo nel 2020 con il lockdown non farà che esacerbare la situazione. Anche perché per effetto delle regole di Basilea da anni è stato imposto alle banche di assegnare alle imprese più piccole un indice di rischiosità aggiuntiva anche a parità di tutte le altre condizioni (lo spiega bene questo documento di Bankitalia). Così nel tempo le banche hanno stretto i cordoni per preservare la qualità della propria patrimonializzazione.Tuttavia, le imprese hanno diverse frecce al proprio arco per rendersi più appetibili agli occhi di banche o altri soggetti eroganti finanziamenti. Una di queste, probabilmente la principale, è il rating. Dotarsene, con un atteggiamento proattivo, può essere un primo passo per l’accesso a fonti di finanziamento anche alternative al credito bancario, come i minibond.Intanto, un’analisi condotta a inizio 2020 da modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito, su un campione di 187mila aziende con fatturato tra i 2 e i 50 milioni di euro, mostrava una fotografia piuttosto positiva in termini di merito di credito per queste Pmi. Il 65% di esse si colloca nella fascia di rating intermedio identificata da BBB a B: ovvero presenta una situazione economico-finanziaria equilibrata, pur se con margini compressi.È vero anche che si tratta della stessa categoria in cui, secondo i risultati di un successivo stress test condotto con il modello previsionale For-ST (Forecasting-StressTest) di modefinance, esiste il maggior rischio default ingenerato dalla crisi da Covid. Per la classe B la situazione è la più critica: con fatturati in calo del 20%, la probabilità di default si moltiplica, passando dallo 0,98% al 3,29% e diventando di gran lunga superiore a quella della tripla C al 2,38%.Il rating è la misura del merito creditizio di un’impresa , un parametro che consente di valutare le capacità di un soggetto di ripagare i debiti contratti. Il processo che porta all’emissione del rating si compone di tre fasi. La prima è l’analisi dei dati quantitativi che si concretizza nel calcolo del credit score, un punteggio di affidabilità creditizia calcolato sulla base dei dati di bilancio, inteso a valutare l’equilibrio economico-finanziario dell’impresa. Segue poi l’analisi andamentale, che valuta i rapporti intrattenuti dall’impresa con il sistema bancario, attraverso la lettura dei dati forniti dalla Centrale Rischi della Banca d’Italia e dai sistemi di informazione creditizia (SIC), e l’analisi degli aspetti qualitativi che possono influenzare l’andamento della società (capacità gestionali dell’impresa, situazioni politiche avverse, eventi imprevisti, ecc.). Di questi step, quello che maggiormente contribuisce alla definizione del rating finale è il risultato dell’analisi qualitativa sugli ultimi dati di bilancio.
Nel 2020, l’analisi qualitativa viene effettuata sui bilanci 2019 perciò prima che il diffondersi dell’epidemia di Coronavirus in Italia imponesse la chiusura delle attività. Certo, gli effetti della crisi potranno essere visibili dall’analisi della storia creditizia dell’azienda che, indagando le ultime segnalazioni inviate alla Centrale Rischi, fornisce un’informativa più aggiornata sulla salute dell’impresa. Ma il risultato dell’analisi qualitativa e andamentale potrà influire solo limitatamente sul rating finale assegnato all’impresa.Inoltre, le banche non sono le sole a erogare credito alle imprese. Molte iniziative vengono dalla finanza alternativa, un insieme di canali in grado di portare liquidità alle imprese in brevissimo tempo. Come l’emissione di minibond, attraverso cui le PMI possono raccogliere fino a 500 milioni di euro dagli investitori qualificati. Negli ultimi mesi, la Consob ha esteso la platea di piattaforme di crowdfunding autorizzate a collocare minibond e la conversione in legge del Decreto Liquidità ha esteso alle imprese emittenti prestiti obbligazionari la possibilità di ottenere la copertura della garanzia SACE. A patto che la società emittente abbia ottenuto una valutazione investment grade da parte di una Agenzia di Rating.I vantaggi dei minibond per le imprese sono diversi: è un canale che consente di diversificare le fonti di finanziamento e di ridurre la dipendenza dal credito bancario; ma anche e soprattutto avvicina le aziende al mondo finanziario in vista di eventuali future quotazioni (IPO), costituendosi come un primo passo per una maggiore e più sofisticata apertura del capitale. Il database del sesto Report italiano sui minibond del Politecnico di Milano conta 801 emissioni di minibond effettuate dalle imprese del campione a partire da novembre 2012. Il valore nominale totale dei minibond supera 5,5 miliardi di euro mentre la raccolta netta, dedotto il capitale già rimborsato nel corso del tempo, è pari a circa 4,75 miliardi. Il 2019 ha contribuito con 1,18 miliardi di euro arrivati da 207 emissioni: altro record storico (+21,1% la raccolta, +24,7% le emissioni rispetto al 2018). Tuttavia, il valore medio delle emissioni è al minimo tendenziale storico (4,68 milioni nel secondo semestre 2019).Nel campione totale, il 63% delle emissioni è sotto la soglia di 5 milioni e nel 2019 la percentuale sale quasi al 68%: il che indica che lo strumento inizia a essere apprezzato proprio da quelle piccole imprese più vessate dal credit crunch.L’accesso a finanziamenti a medio-lungo termine incrementa la liquidità, migliorando in generale l’equilibrio economico-finanziario dell’azienda. Ciò può portare a sua volta a una valutazione più alta dell’affidabilità creditizia, migliorando le condizioni di accesso al credito bancario. Un circolo virtuoso che si innesca a partire dalla richiesta di rating e che sul rating ha un effetto benefico. (By Diana Ferla)

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L’Europa che vorremmo e che non c’è e probabilmente non ci sarà

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Se tralasciamo il discorso su ciò che i nostri padri pensavano sull’Europa da europei e ci limitiamo a considerare i fatti odierni dobbiamo renderci conto che dopo tanti sforzi unitari e le relative accelerazioni annettendo, senza farci molti scrupoli, paesi che non avevano ancora maturato l’idea dello stare insieme e le regole che avrebbero dovuto condividere e alla possibile perdita di parte della loro sovranità in tema di politica estera, di economia, di finanza, di giustizia, di certo la loro vocazione unitaria avrebbe mostrato non poche crepe. E il caso di questi giorni dell’Olanda e dei cosiddetti paesi “frugali”. E non solo.
E’ questo, a mio avviso, il tallone di Achille di una comunità che pensa ai propri confini, ai propri interessi in termini nazionali e non di certo sovranazionali. L’Europa sembra oggi insofferente al conto che la storia le presenta dopo decenni di colonialismo, post colonialismo e di governi fantoccio in paesi dove l’ordine di scuderia era quello di sfruttare, impoverire, immiserire in nome del profitto fine a se stesso. Eravamo tanto invasati alla ricerca diplomatica di un primato fra gli Imperi Europei che abbiamo saputo solo dar seguito naturale alle feluche dei propri ministri, diplomatici, accademici sostituendole con gli elmi del guerriero e scatenare guerre sanguinose e immani distruzioni. Ora che i tempi del guerreggiare in armi sono passati di moda un’altra cultura si è affermata affinando l’ingegno di taluni paesi europei verso un modo di pensare più ricercato per ottenere sempre e comunque lauti profitti a scapito degli altri partner. Il caso dell’Olanda insegna.
Questo doppio binario di politica interna ed internazionale messo in piedi da chi continua a sentirsi storicamente erede di un passato imperiale è destinato a far pagare un prezzo molto elevato a quelle nazioni in Europa e altrove che hanno subito il fascino del più forte e dei più egoisti e fanatici e non compreso l’insidia che nascondeva. Se questa è l’Europa che vogliamo abbiamo sbagliato alla grande perché non vi è dignità per i sudditi. E qui mi fermo.(Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguate? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. È la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Parlamentari volta gabbana: Dura lex sed lex

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendessero in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Quanto costa una pena senza redenzione?

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Il settore penale degli adulti risulta ancora legato più a esigenze custodialistiche che riabilitative. Eppure ci sono tutte le premesse che i nostri padri costituenti non sottacerono. Il discorso fu infatti introdotto nella Costituzione italiana del 1948 (art. 27 terzo comma) asserendo il principio che le pene non possono consistere in un trattamento contrario al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Ma cosa si deve intendere per rieducazione? Riguarda un processo pedagogico e curativo suscettibile di modificare in senso socialmente adeguato il comportamento del soggetto, tale da rendere favorevole la prognosi per un suo reinserimento nella vita sociale. Passiamo, quindi, da una concezione punitiva e difensiva della pena a una essenzialmente rieducativa. Per i detenuti in attesa di giudizio (di primo grado, appellanti o ricorrenti) l’attività di sostegno è indirizzata a interventi che mirano a preservare i loro interessi umani, culturali e lavorativi. Questo genere di detenuto deve confrontarsi con meccanismi istituzionali che richiedono un suo adattamento alle regole di comportamento.
Nel complesso si può dire che l’osservazione scientifica della personalità che è soggetta a particolari restrizioni può determinare mancanze fisiopsichiche, affettive, educative e sociali che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione. Da tutto questo si evince una situazione carceraria italiana poco edificante con un problema carceri da dover seriamente affrontare, tra leggi e leggine, a volte emanate troppo frettolosamente e sull’impeto di populistiche (e neanche tanto) richieste. Si è, invece, fatta lievitare la popolazione carceraria oltre i limiti della vivibilità, riempiendo le carceri di persone che avrebbero avuto bisogno di essere reintegrate socialmente o espulse (stranieri e tossicodipendenti) e non invece emarginate in un carcere, portando l’Italia a disattendere almeno tre articoli della Dichiarazione Universale dei diritti Umani delle Nazioni Unite, quattro articoli della Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea e 2 articoli della Costituzione italiana.
L’attuazione delle misure alternative, la comprensione della loro importanza, quale strumento indispensabile nell’offrire una risposta concreta al fenomeno della dissocialità, si impone oggi, unitamente ad una ridefinizione e a un ripensamento degli istituti penitenziari, quale motivo principale della logica operativa dell’amministrazione penitenziaria. Si è gradualmente compreso che, se fino ad oggi per i reati più gravi non si sia trovato un valido sostituto alla prigione, per tutta una serie di comportamenti criminali minori occorreva attuare dei sistemi meno inutilmente afflittivi, meno costosi e più utili alla rieducazione del reo. Non dimentichiamo che oggi tra oneri diretti e indiretti ogni detenuto costa 160 euro al giorno e, per un trattamento alberghiero, si fa per dire, di pessimo ordine, la spesa è del tutto fuori luogo. Occorre una svolta radicale, da subito per non ritrovarci a dover fare i conti con una scuola di violenza e di violenti e che costoro una volta rimessi in libertà non sapranno fare altro che continuare a percorrere la strada sbagliata non solo per il loro demerito ma anche per il nostro. (Riccardo Alfonso)

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Legge elettorale: Il sistema maggioritario o proporzionale in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Forse è necessaria una semplificazione per meglio mettere a fuoco quest’aspetto della governance italiana. Nel nostro paese, anche se si parla tanto di maggioritario, in specie quando si adombra l’idea che in questo modo avremmo due soli partiti che si contendono la leadership del paese, diventa in pratica un modello difficilmente attuabile. Manca, si dice, la rappresentatività di tutte le anime del Paese e si pensa soprattutto ai partiti e non certo alla società civile. Il proporzionale invece, sia pure con uno sbarramento per quei partiti che a livello nazionale non raggiungono una certa soglia percentuale stabilita convenzionalmente, consente d’offrire uno spazio “onorevole” ai partiti e ai movimenti minori che si mettono il lizza per far eleggere i loro rappresentanti che alla fine si possono associare, una volta eletti, alle formazioni più copiose e diventare, a volte, l’ago della bilancia che fa propendere le maggioranze da una parte in luogo di un’altra. Ora se ci portiamo all’attualità e facciamo l’esempio italiano dei Pentastellati che, grosso modo, da circa tre legislature sono presenti nell’agone politico ci rendiamo conto che il loro ruolo mal si concilia con il maggioritario, ma potrebbe meglio adattarsi con il proporzionale. Ma in entrambi i casi essi sono condannati ad una vita grama perché non sono riusciti a determinare una scelta di governo con il loro 25% di consensi ed è stata una presenza ancora insufficiente dopo aver raggiunto la volta successiva il 32%. Lo hanno ben compreso i partiti che si richiamano al centro-destra che si sono coalizzati per raggiungere il 51% e non riuscendovi hanno cambiato strategia fagocitando la forza politica più esposta ad un rischio di logoramento per la sua stessa natura. I Pentastellati, infatti, sono nati come movimento di protesta ed hanno raccolto i consensi di quella parte dell’elettorato insoddisfatto delle politiche condotte sia dal centro destra sia dal centro sinistra. Ciò significa che se fosse stata garantita una certa condotta programmatica avrebbero potuto imbarcarsi con entrambe le coalizioni di centro destra e di centro sinistra pur scartando quei partiti che al loro interno consideravano troppo compromessi con il passato come ritengono lo fossero Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dalle più recenti intenzioni di voto dobbiamo registrare una forte caduta di consensi per i Pentastellati e una vigorosa ascesa della Lega. Se le cose restano in questo modo il maggioritario conviene al Centro destra ma non allo schieramento opposto. E i pentastellati? Perderli sarebbe un grave errore per quella parte laboriosa del paese che in questo modo potrebbe contare su una sensibilità maggiore sui valori rispetto alle altre coalizioni di partiti. Cerchiamo, a questo punto di capire cosa si deve fare per conservare e ancor più per far lievitare questo spirito di rinascita del paese attraverso una politica che sappia restituire alla gente il gusto di ritrovare la propria identità in una sana politica. Possiamo solo dire che sarebbe un gravissimo errore escludere i pentastellati da questa sorta di rivoluzione copernicana. (Riccardo Alfonso)

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Responsible party government

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Il cambio del primo ministro durante la legislatura o anche il caso in cui il primo ministro non abbia avuto una investitura “popolare” ma un voto parlamentare sta diventando il “tormentone” delle opposizioni. Se rivolgiamo la nostra attenzione all’esperienza britannica, notoriamente sensibile a questi cambi di passo istituzionali, l’esempio più vistoso si è avuto con la sostituzione, nel 1990, della signora Thatcher nella leadership del partito conservatore. Al suo posto fu nominato il collega di partito John Major senza bisogno di procedere a nuove elezioni. Tutto ciò, allora come oggi, non incrina il ruolo fondamentale del corpo elettorale nell’investitura di governo. Dopo tutto il Parlamento rappresenta il popolo e la verifica di tale designazione è stata determinata con una scadenza, in Italia, quinquennale. Ciò che preme, infatti, sottolineare che in quest’arco di tempo vada assicurata la continuità della maggioranza politica uscita dalle elezioni di cui entrambi i rami del parlamento ne sono i garanti. Vi è poi un passaggio intermedio allorché il Parlamento sfiduci il Governo. In questo caso sono attribuibili due varianti una cosiddetta “forte” e l’altra “debole”. Nel primo caso la sfiducia comporta sempre il ricorso a nuove elezioni mentre nel secondo ritorniamo all’esempio anglosassone. Se poi spostiamo la nostra attenzione sulla ingovernabilità dell’esecutivo determinato da una incapacità decisionale, tipica di forme di governo “debole” si innesca, inevitabilmente, una crisi di sistema che può aprire la strada a richieste di semplificazione eccessiva della politica e, in ultima istanza, a spinte plebiscitarie. Una eventualità che si presta a “derive plebiscitarie” causando un’eccessiva personalizzazione della competizione politica. E in questo senso, ritornando ai dibattiti odierni di taluni politici dell’opposizione da Salvini alla Meloni, s’innesta l’idea di una deriva “autoritaria” come inevitabile conseguenza per permettere la governabilità del sistema paese oggi attraversato da troppa litigiosità e spinte centrifughe dei partiti tra di loro e al loro interno. Ora mi chiedo ne sono consapevoli gli italiani e con loro i partiti? O vogliamo rassegnarci? (Riccardo Alfonso)

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Roma Sinfonietta porta tre concerti al Teatro Tor Bella Monaca

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Roma via Bruno Cirino venerdì 24 luglio, lunedì 27 e mercoledì 29, sempre alle 21.00. I protagonisti sono tre delle più belle giovani realtà della musica italiana: il chitarrista Gian Marco Ciampa, i percussionisti del Thauma Trio e la flautista Bianca Maria Fiorito.
Venerdì 24 Gian Marco Ciampa esegue musiche dei quattro principali compositori che tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento furono gli artefici della rinascita della chitarra classica, iniziando con Passacaille del polacco Alexander Tansman e proseguendo con il brasiliano Heitor Vill-Lobos, lo spagnolo Francisco Tarrega (la Fantasia su “La Traviata” di Verdi), il messicano Manuel Ponce e l’italiano Giulio Regondi, grande virtuoso del periodo romantico, bambino prodigio e raffinatissimo compositore dalle grandi abilità tecniche. Oggi trentenne, Ciampa svolge fin da giovanissimo un’intensa attività concertistica che lo ha portato a esibirsi e a tenere masterclass in quattro continenti, dall’Australia al Giappone, dagli Stati Uniti all’Argentina, dalla Cina alla Danimarca, e poi Germania, Francia, Spagna, Croazia, Grecia e altri paesi ancora.
Lunedì 27 è di scena il Thauma Trio. Quest’ensemble, composto dai percussionisti Fabio Macchia, Giulio Cintoni e Simone Buttà si basa sul concetto del “thauma”, che nel greco antico indicava terrore e terribile stupore: questo è proprio ciò che il trio vuole indurre nel pubblico. Il suo repertorio spazia dalla musica originale per percussione a quella elettronica fino alle performance di teatro musicale. In quest’occasione eseguiranno musiche di Chick Corea, Giovanni Sollima, Mark Applebuam, Nebojsa Zivkovich ed Ennio Morricone, cui sarà riservato un ampio omaggio consistente in due medley delle sue musiche per il cinema.
Mercoledì 29 luglio chiude questa serie di tre concerti la flautista Bianca Maria Fiorito, che a poco più di ven’anni ha vinto vari importanti concorsi internazionali, come quello intitolato a Severino Gazzelloni, il Grand Prize Virtuoso di Londra, il Concorso Internazionale AudiMozart e altri ancora. Il suo concerto inizia con due compositori del Settecento, il francese barocco di Marin Marais e il tedesco Georg Philipp Telemann, passa per l’Ottocento di Saverio Mercadante e arriva al Novecento di Astor Piazzolla, Artur Honegger, André Jolivet e di due compositori di raro ascolto quali il tedesco Sigfrid Karg-Elert – le cui opere furono inserite nella “lista nera” del nazismo nel 1936 e mai più eseguite in Germania – e l’italo-francese Eugène Bozza, particolarmente legato a Roma, dove da giovane studiò e visse per cinque anni come borsista dell’Accademia di Francia a Villa Medici.I biglietti si possono acquistare al costo di € 10,00 (€ 7,50 per gli over 65; € 5,00 per gli studenti), prenotandoli telefonicamente allo 06 2010579 (lunedì – venerdì dalle 11 alle 19.30).Per questi tre concerti valgono gli abbonamenti alla stagione concertistica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Gli abbonati dovranno assolutamente prenotare il loro posto telefonando allo 06 2010579.

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Al via la campagna del Parlamento europeo per l’ambiente

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Attivisti, imprenditori e testimonial green d’eccezione uniscono le loro voci per la tutela del nostro pianeta. “Voglio un pianeta così” è il nome della campagna di comunicazione che il Parlamento europeo in Italia diffonderà sui suoi canali on-line durante l’estate 2020. L’obiettivo è sensibilizzare sui temi legati alla sostenibilità e stimolare la partecipazione attiva di ciascuno a tutela della Terra. Alessandro Gassman, Bianca Balti, Lorenzo Baglioni, Klaus-Tudor Laurini (in arte Klaus), Eugenio in via di gioia, Mario Tozzi, Licia Colò: sono tanti i personaggi pubblici che hanno aderito alla campagna e che dai loro canali social racconteranno il pianeta che vogliono, un pianeta più sostenibile, più attento alle energie rinnovabili, alla qualità dell’aria, con cittadini più consapevoli dei danni ambientali causati dai cambiamenti climatici.La campagna #vogliounpianetacosì si articolerà in una serie di video sui canali social del Parlamento europeo in Italia. Racconterà la percezione che gli italiani hanno delle tematiche ambientali e descriverà realtà e progetti del nostro Paese per la promozione della sostenibilità. In particolare i temi su cui si articolerà la campagna saranno: spreco alimentare, inquinamento atmosferico, biodiversità, utilizzo della plastica e impatto dei cambiamenti climatici.La campagna si rivolge a tutti, con l’invito a condividere la propria visione “verde e blu” del mondo e suggerire comportamente o accorgimenti per assicurare la salvaguardia del pianeta. Per partecipare la richiesta è di utilizzare l’hashtag #vogliounpianetacosì ed eventualmente taggare le pagine del Parlamento europeo in Italia Facebook @PEITALIA; Twitter e Instagram @PE_Italia. L’Unione europea vuole continuare a essere in prima linea nella lotta al riscaldamento globale e raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050. La lotta all’inquinamento e il Green Deal europeo intendono indirizzare la ripresa e lo sviluppo di una nuova forma di economia, innovativa e sostenibile.

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Scuola: Personale Ata in smart working sino a fine anno? Anief: è facile a dirsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Quando riprenderà la scuola, il personale amministrativo potrebbe continuare a lavorare a distanza: lo stato di emergenza epidemiologica verrà con ogni probabilità prolungato fino al 31 ottobre o addirittura fino alla fine del 2020. Ad oggi, vale quanto indicato nel DPCM del 14 luglio 2020 che impegna infatti il governo a “confermare le misure di prevenzione previste dal decreto del presidente del Consiglio dell’11 giugno scorso” prorogandole fino alla fine del mese di luglio. Si prevede, tuttavia, una proroga ulteriore della modalità di lavoro agile. “Se così dovesse essere – scrive Orizzonte Scuola -, il personale Ata, in particolare gli assistenti amministrativi, seguendo le indicazioni della nota sopraddetta, potrebbe dover lavorare in smart working fino al termine dello stato di emergenza, andando a scuola solo per le attività indifferibili”. L’Anief ricorda che negli ultimi mesi il personale Ata ha operato da casa in condizioni operative inadeguate utilizzando propri computer e software, connessioni internet ed energia elettrica a proprie spese. Inoltre si è avvalso di una banca dati inesistente e di un portale ministeriale lentissimo. Per non parlare dell’assenza totale della tutela della saluta, ad iniziare dall’ergonomia della postazione di lavoro, prevista invece il Dlgs 81/2008. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ritiene che “se si vuole seriamente regolamentare lo smart working nella scuola, vanno prima definite le condizioni a livello contrattuale prevedendo una adeguata formazione e strumentazione all’uopo. Come vanno introdotti i profili professionali bloccati e mai valorizzati, a partire dagli assistenti tecnici e amministrativi. E va previsto il lavoro straordinario. Pensare di regolarizzare lo smart working senza prima definirne i contorni contrattuali, professionali e di tutela della salute sarebbe uno smacco verso la categoria già meno remunerata di tutta la PA. Perché non si parla di formazione propedeutica al lavoro a distanza? Perché non si organizzano corsi teorici ed esercitazioni disciplinati da un protocollo negoziato? Perché non si definisce un documento, con i sindacati, che contenga i rischi generali e specifici associati all’operare in sicurezza pure da casa? Perché non si predispongono dei dispositivi personali per proteggere i dati aziendali e personali? Perché non si risolvono una volta per tutte gli annosi problemi di reclutamento, con oltre 30 mila posti vacanti, niente potenziamento e tanti profili perennemente bistrattati?”.

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La Corte Suprema bacchetta Trump ma non troppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

“Duecento anni fa, un grande giurista della nostra Corte ha stabilito che nessun cittadino, nemmeno il presidente, è al di sopra del dovere comune di produrre evidenza se viene citato in un’indagine penale”. Così John Roberts, presidente della Corte Suprema statunitense, ha confermato che Donald Trump deve produrre i documenti richiesti dalla procura di New York che sta indagando illeciti nella campagna elettorale del 2016. Si tratta dei tentativi della campagna del 45esimo presidente di silenziare due presunti rapporti con la pornostar Stormy Daniels e l’ex modella di Playboy Karen McDougal. Il procuratore Cyrus Vance Jr. potrà dunque avere accesso ai documenti relativi a tasse e contabilità dell’attuale inquilino della Casa Bianca da usare nel Gran Giurì, il che significa che resteranno fuori dalla conoscenza del pubblico.La sconfitta di Trump (7-2) nella Corte Suprema è stata però raddolcita dall’altra sulle richieste delle dichiarazioni dei redditi di Trump da parte di tre Commissioni del Congresso. In questo caso la Corte ha rimandato la richiesta a una Corte di grado inferiore, considerando le richieste delle Commissioni non abbastanza specifiche. Secondo gli analisti, ci vorrà tempo e quindi gli americani non vedranno le dichiarazioni dei redditi del presidente come hanno potuto fare con quasi tutti gli altri candidati presidenziali negli ultimi decenni.Nonostante le due apparenti sconfitte Trump ne esce bene poiché la Corte non ha imposto la consegna immediata di questi documenti. Vance dovrà ancora lottare per ottenerli e i presidenti delle tre Commissioni dovranno ancora sudare sette camice per arrivare alla loro meta. Si crede che ciò potrebbe arrivare a dopo l’elezione del 3 novembre. La Corte ha dunque bacchettato Trump sulla questione della sua immunità assoluta ma allo stesso tempo gli ha dato tempo per continuare le battaglie legali e continuare a mantenere segreti i suoi affari. Ovviamente, se Trump non fa vedere le sue dichiarazioni di redditi aumenta i sospetti che esiste qualcosa di poco limpido. Fino ad adesso ciò non lo ha danneggiato politicamente ma Joe Biden userà questo tema per aumentare i dubbi sul suo avversario.Il fatto che Trump non possiede immunità assoluta ha rassicurato tutti poiché ci conferma che la Corte Suprema ha fatto il suo dovere ed ha agito da contrappeso alle tendenze autoritarie dell’attuale inquilino alla Casa Bianca. Gli lega le mani anche se non troppo. Conferma però il concetto basico che l’attuale presidente e quelli del futuro hanno dei limiti nei loro considerevoli poteri. Considerando che i repubblicani al Senato hanno chiuso non uno ma ambedue gli occhi alle trasgressioni di Trump almeno uno dei tre rami del potere americano ha fatto valere la sua voce. Ciononostante la decisione manda un messaggio poco rassicurante. Un presidente che non vuole cooperare con il Congresso e rispettare gli atti di comparizione può cercare di seguire la strada tracciata da Trump, cioè di ritardare e fare scadere l’orologio. Dimostra anche che la giustizia non è uguale per tutti poiché quelli con risorse, come Trump, possono usare il sistema legale facendo uso di avvocati e farla franca o almeno decelerare le decisioni e spingerle nel futuro finché i loro avversari si stanchino e alla fine prevalere.La “vittoria” del 45esimo presidente però si potrebbe rivelare una vittoria di Pirro. Tutte le previsioni ci dicono che Trump perderà le elezioni e in sei mesi dovrà uscire dalla Casa Bianca. Non avrà più dunque i poteri del presidente e dovrà difendersi usando completamente le sue risorse di cittadino privato. Trump potrebbe concedersi la grazia come ha indicato in un tweet del 2018 in cui asserisce di avere il “potere assoluto di concedersi la grazia”. In tale eventualità lancerebbe di nuovo un’altra sfida alla Corte Suprema di decidere poiché la Costituzione non è chiara se il potere presidenziale di concedere la grazia include anche il presidente stesso. Trump potrebbe anche dimettersi e farsi graziare da Mike Pence, il suo vice, il quale avrebbe l’opportunità di divenire il 46esimo presidente, anche se per poco tempo. La grazia però sarebbe valida solo in questioni federali e non si applica ai suoi problemi legali con la procura di New York che verte su questioni statali. Quindi l’ipotesi di correre il rischio per frode fiscale e elettorale rimane.Il rischio di condanna non è remoto. Come ha testimoniato il suo ex avvocato Michael Cohen, è molto probabile che Trump abbia mentito nelle sue richieste di prestiti alle banche gonfiando il valore delle sue proprietà ma poi sgonfiandolo quando ha fatto le sue dichiarazioni fiscali. Da aggiungere anche che, nel caso di frode elettorale che ha causato a Cohen il carcere, si cita che l’ex avvocato ha agito in coordinazione con “l’individuo numero 1”, cioè Trump stesso, i cui assegni firmati dal presidente sono stati presentati al Congresso. Queste sono alcune ipotesi che il procuratore Vance affronterà al più presto non appena riuscirà ad ottenere le informazioni richieste che la Corte Suprema ha deciso dovranno essergli consegnate. I legali di Trump hanno già intrapreso le vie legali per ostacolare o almeno ritardare di consegnare questi documenti.Nulla sarà in ogni caso di aiuto a Biden per le elezioni del 3 novembre. I procuratori e i giudici non vogliono agire nel periodo vicino alle elezioni per non essere accusati di interferenza di parte e influenzare l’esito di un’elezione presidenziale. Il pericolo per Trump però esiste. La mezza sconfitta della Corte Suprema potrebbe rivelarsi pericolosa.Nel suo recente comizio a Tulsa Oklahoma Trump si è auto congratulato per i “due grandi giudici alla Corte Suprema”, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, da lui nominati. Anche loro però hanno votato contro di lui, dimostrando una certa indipendenza, capendo molto bene che Trump scomparirà dalla scena fra breve e la loro carica invece durerà per parecchi decenni. Il 45esimo presidente si è sentito “tradito” e lo avrebbe espresso ai suoi collaboratori. A differenza dei suoi altri collaboratori, però, Trump non può licenziare i giudici come ha recentemente fatto con Brad Parscale, il manager della sua campagna elettorale, a cui ha addossato la colpa per la situazione disastrosa in cui si trova secondo tutti i sondaggi.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Alla scoperta delle dimore storiche del pinerolese

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Torino. Domenica 26 luglio riprendono gli appuntamenti con l’Itinerario Dimore Storiche del Pinerolese, un’iniziativa dei proprietari iscritti all’Associazione Dimore Storiche Italiane. Si possono visitare undici tra castelli, palazzi e antiche ville private, normalmente non accessibili al pubblico e inseriti nel circuito “Castelli e Dimore Storiche 2020” dell’ATL “Turismo Torino e provincia”. In tutte le residenze i visitatori devono essere muniti di mascherina protettiva e mantenere il distanziamento sociale.All’ingresso si può richiedere il Passaporto dell’Itinerario delle Dimore Storiche del Pinerolese, che agevola le visite successive e permette di collezionare i timbri delle residenze aderenti.
Nel millenario Castello di Marchierù di via San Giovanni 77 a Villafranca Piemonte le visite sono guidate dai proprietari, che accompagnano gli ospiti alla scoperta del parco, della cappella gentilizia, delle scuderie settecentesche e delle sale medioevali del maniero.Le visite iniziano alle 10, alle 11, alle 12, alle 15, alle 16, alle 17 e alle 18. Il 26 luglio è in programma alle 12 un pic-nic all’ombra delle piante secolari del parco. Adagiati su cuscini e plaid forniti dai proprietari, i visitatori potranno degustare le specialità preparate dallo chef Massimo Agù e confezionate in un cestino da pic-nic. La visita guidata abbinata al pic-nic costa 30 Euro per gli adulti e 15 per i bambini fino a 10 anni, mentre la sola visita guidata costa 8 Euro per gli adulti ed è gratis per i bambini. Per i titolati del Passport e della Torino Piemontecard la quota è di 5 Euro. La prenotazione è obbligatoria chiamando il numero telefonico 340-5266980 per il pic-nic entro sabato 25 luglio e chiamando il 339-4105153 per le sole visite. Si può anche scrivere a segreteria@castellodimarchieru.it In caso di maltempo, l’apertura avverrà egualmente e il pic-nic si svolgerà nelle scuderie.
Nel Castello di Miradolo in via Cardonata 2 a San Secondo di Pinerolo sarà possibile visitare la mostra dedicata al fotografo Oliviero Toscani. Nelle sale del castello e nel parco l’ingresso è possibile esclusivamente su prenotazione al numero telefonico 0121-502761 o all’indirizzo e-mail prenotazioni@fgondazionecosso.it.
Al Castello di Osasco si può effettuare la visita del giardino all’italiana, del parco settecentesco opera dell’architetto Benedetto Alfieri e di alcune sale interne. Le visite iniziano alle 10,30, alle 12, alle 14 e alle 17. L’ingresso costa 8 Euro per gli adulti, ridotto a 5 per i possessori del Passport Itinerario Dimore del Pinerolese. Per prenotazioni e informazioni si può chiamare il 333-8036044 o scrivere a maddalena.dosasco@gmail.com
Nella Villa Giacosa Valfrè di Bonzo di via Principe Amedeo 80 a Pancalieri le visite consentono di imparare tutto sulla coltivazione della menta e sugli innumerevoli utilizzi dell’erba officinale. La prenotazione è obbligatoria telefonando allo 011-9734120.
Il Palazzo Castelvecchio di via Vittorio Emanuele II 15 a Bricherasio è visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 14,30 alle 17,30. Il biglietto d’ingresso intero costa 8 Euro, il ridotto sino a 14 anni 5 Euro. Per le prenotazioni si può chiamare il 338-7020341.
La Villa Il Torrione di strada del Galoppatoio 20 a Pinerolo è aperta dalle 14,30 alle 18, con l’ultimo ingresso alle 17,15. È obbligatoria la prenotazione al numero 0121-323358. Visitando il parco storico della villa alle porte di Pinerolo si può ammirare la mostra “Tre secoli di giardini a confronto”, curata da Paola Gullino e abbinata alla proiezione di un video curato da Rosanna Castrini e dedicato all’evoluzione del giardino nei secoli. L’ingresso costa 6 Euro per gli adulti ed è gratuito per i bambini e ragazzi fino a 12 anni.
Il Palazzotto Juva di via Agnelli 77 a Volvera è aperto al pubblico dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Le visite guidate iniziano alle 10, alle 15, alle 16 e alle 17. È possibile consumare il proprio pic-nic o una merenda nei prati. L’ingresso costa 8 Euro per gli adulti, ridotto 5 Euro. La Cascina Pascolo Nuovo ha una storia antica che risale al 1630 e custodisce storie note e meno note di un territorio importante e suggestivo. Nei terreni circostanti un tempo vi erano molte vigne. Oltre alla residenza del signorotto locale, sono ben conservati e visitabili i locali dove vivevano i mezzadri e i braccianti. Per prenotazioni e informazioni si possono chiamare i numeri telefonici 339-5690121 e 347-4898272 o scrivere a arch.lilianacanavesio@gmail.com
La Casa Lajolo di via San Vito 21 a Piossasco è una villa settecentesca interessante per il suo giardino, per l’orto e per il tradizionale “prà giardin”. Il giardino all’italiana è stato inserito dal FAI nell’elenco dei beni da scoprire in Piemonte. È articolato su tre livelli collegati da scale in pietra. Al livello più alto vi è il piazzale prospiciente la casa padronale, delimitato da siepi di bosso, che caratterizzano più diffusamente il secondo livello.Questo a sua volta è suddiviso in due parti: un giardino all’italiana simmetrico con boschetto di tassi che crea una quinta verde, un giardino all’inglese. Il terzo settore ospita un frutteto e il pergolato. Le visite al giardino terrazzato e agli orti sono possibili dalle 10 alle 13 e dalle 14,30 alle 18, con cadenza di mezz’ora tra una e l’altra. Alle 16,30 è in programma un incontro con Silvio Angori e Beniamino de’ Liguori Carino nell’ambito della rassegna “Bellezza tra le righe”. Per partecipare all’incontro e alla visita guidata si spendono 6 Euro, mentre l’aperitivo su prenotazione costa 7 Euro. Per prenotazioni e informazioni si può chiamare il numero 348-7095508 o scrivere a info@casalajolo.it
La Villa La Paesana di via Respagliette 28/A a Piobesi Torinese apre il suo splendido parco ottocentesco, progettato da Xavier Kurten e arricchito da esemplari di piante rare importate. Il parco è visitabile dalle 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 19. Le visite guidate partono alle 9,30, alle 10,30, alle 11,30, alle 15,30, alle 16,30 e alle 17,30. Il biglietto d’ingresso costa 6 Euro e i bambini e ragazzi fino a 12 anni entrano gratis. Per informazioni si può scrivere a filippogautier@hotmail.com
La Villa Santa Brigida di strada Costagrande 142 a Pinerolo è toccata dal tour “Alla scoperta del filo conduttore che unisce Pinerolo a Villa Santa Brigida attraverso le pagine degli scrittori”, organizzato in collaborazione con Made in Pinerolo ed Euphemia. Il tour inizia alle 16 davanti al Duomo e si conclude alle 18,45 a Villa Santa Brigida con la visita del giardino e il pic-nic. I visitatori dovranno avere con sé un plaid o una tovaglia. La prenotazione è obbligatoria chiamando i numeri 335-6874566 o 349.5712427 o scrivendo a susy.reynaud@euphemia.it. La quota di partecipazione per il tour e la visita al giardino e il pic-nic è di 35 Euro per gli adulti e 28 per i bambini. Visita al giardino e pic-nic costano 28 Euro per gli adulti e 21 per i bambini.

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“La zecca non c’azzecca”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

E’ un titolo simpatico per un filmato realizzato dalla compagnia teatrale Le Mele Volanti in collaborazione con l’associazione ArteNa-Arte e Natura e con la Direzione Sistemi Naturali della Città Metropolitana di Torino, per fornire informazioni e consigli agli escursionisti che in questi mesi frequentano gli ambienti collinari e montani.Nei 4 minuti di un cartone animato semplice ma efficace si impara che le zecche sono parassiti dei mammiferi tra cui gli animali selvatici e domestici e, se gli capita, anche dell’uomo. Vivono in montagna, in collina e in pianura soprattutto dove ci sono animali selvatici e domestici, come cani e pecore. Si trovano sull’erba e nella lettiera, soprattutto nei boschi, in ambienti umidi e freschi. Non saltano e non volano: aspettano il passaggio di un ospite… per il pranzo.Le zecche di per sé non sono pericolose ma possono essere portatrici di batteri o virus nocivi per l’uomo, trasmettere malattie pericolose tra cui la borrelliosi (o malattia di lyme) e la encefalite da zecca o TBE.Cosa fare per proteggersi? Prevenire la puntura, controllare il proprio corpo dopo le escursioni e rimuovere eventuali zecche. Per prevenire la puntura occorre indossare un abbigliamento adeguato: calzettoni e pantaloni lunghi chiari. La pelle e gli indumenti possono essere trattati con sostanze repellenti ed è buona norma non lasciare il proprio equipaggiamento (ad esempio lo zaino) a terra. Quando si torna a casa casa è bene fare una doccia per rimuovere le eventuali zecche non attaccate e controllare il corpo per verificare se qualcuna si è eventualmente attaccata, soprattutto in vita, sulle caviglie, sulle braccia, sulle gambe e sul collo. Le zecche non sono facili da individuare, perché hanno dimensioni da un millimetro a un centimetro. Per rimuoverle dal proprio corpo non si devono assolutamente utilizzare ghiaccio, fuoco, alcol e olio, perchè si agevolerebbe la trasmissione di eventuali malattie. Si può togliere la zecca utilizzando semplici pinzette oppure quelle apposite, afferrando la zecca ed effettuando una leggera torsione, per poi pulire l’area con disinfettanti incolore. È meglio rivolgersi ad un medico se compaiono sintomi quali arrossamenti della cute, mal di testa, febbre anche lieve, dolori articolari e muscolari, o altri disturbi. Ma la cosa migliore è prevenire la puntura della zecca, proteggendosi quando si attraversano i prati. (by Michele Fassinotti)

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Riapre al pubblico l’intero complesso monumentale del duomo di Siena

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Siena. Da sabato 1 agosto riaprono ai visitatori oltre al Duomo e al Museo, Porta del Cielo, il Facciatone, la Cripta, il Battistero e la Libreria Piccolomini splendente di nuova illuminazione, secondo gli orari e le condizioni di bigliettazione ordinarie. Perla dell’itinerario la Libreria Piccolomini che risplende di nuova luce grazie alla collaborazione dell’Opera della Metropolitana con la ERCO specialista per l’illuminazione dell’architettura. Nel contempo é stato completato il restauro ligneo dei banconi e delle teche con sostituzione dei vetri che racchiudono preziosi codici miniati, cosicché i Corali della cattedrale potranno essere apprezzati in ogni loro dettaglio. Il restauro ha interessato anche il portale lapideo interno alla Libreria, la soprastante edicola e il gruppo delle Tre Grazie.La visita avviene in condizioni di particolare sicurezza in quanto oltre a tutti i protocolli igienico sanitario previsti dalla legge verrà rilevata la temperatura all’ingresso e anche attraverso l’app per smartphone The Right Distance ( che non richiede informazioni personali lesive della privacy) sarà possibile mantenere l’opportuno distanziamento.
Il servizio di prenotazione accessibile online o attraverso call center permetterà tra l’altro di evitare code per l’accesso.
Dopo un mese e mezzo di gratuità riprende la bigliettazione ordinaria con la possibilità dell’Opa Si Pass al prezzo di 13 euro che permette l’accesso a tutto il complesso (tranne la Porta del Cielo che ha accessi contingentati).

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Nuovo ebook FNOPI: la Formazione in simulazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

La formazione in simulazione – che in altri settori come ad esempio l’aeronautica è fondamentale per essere certi di sapere come affrontare le situazioni evitando gli errori – garantisce un apprendimento etico e maggiore sicurezza anche a chi si sta formando. Un eventuale errore in un ambito “controllato” non porta a conseguenze gravi, ma fornisce l’opportunità di riflettere e apprendere dal proprio operato.La riproduzione fedele simulata di situazioni cliniche complesse e della loro gestione in dinamiche di team rappresenta un ambiente educativo ideale con l’obiettivo di ridurre in misura ottimale gli errori attribuibili al fattore umano.All’estero sono numerose le istituzioni che già richiedono la documentazione dell’addestramento simulato, la simulazione nel campo infermieristico è già diventata parte del curriculum formativo e alcuni centri di simulazione vengono gestiti da personale infermieristico (International Nursing Association for Clinical Simulation and Learning).
Per questo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche dedica il suo secondo ebook alla “Formazione in simulazione: raccomandazioni per una buona pratica”, illustrando i i passaggi necessari per applicare la metodologia della formazione in simulazione in modo integrato anche per sostenere i professionisti sanitari e non, nello sviluppo delle proprie competenze per ottenere i migliori risultati per le persone assistite.La simulazione non è una tecnologia: è una metodologia didattica per insegnare le competenze cliniche, ma anche per il lavoro di team e per la comunicazione. Può essere utilizzata per il training, soddisfare linee guida basate sulle prove e raggiungere obiettivi specifici.E il termine formazione in simulazione rappresenta un complesso di attività che comprendono non solo l’utilizzo di task trainers, manichini di diversa complessità, pazienti e ambienti virtuali, ma anche pazienti simulati, interpretati da persone fisiche addestrate a recitare un ruolo ben definito.Lo scopo principale è riprodurre situazioni e ambienti di cura realistici, per insegnare procedure diagnostiche e terapeutiche, ripetere processi e concetti medici, assumere decisioni da parte di un professionista della sanità o di un team di professionisti. Gli obiettivi principali sono la “sicurezza” delle persone e la definizione di uno standard qualitativo assistenziale dominato dalla “cultura della sicurezza”. Le strategie per raggiungere questi obiettivi sono il miglioramento delle abilità operative tecniche (technical skill) e delle capacità comunicativo-relazionali, la consapevolezza della situazione, la capacità di leadership e team work degli operatori sanitari (non- technical skill e human factor).
La gestione del rischio clinico è un processo che richiede una crescita della cultura della sicurezza. In sanità l’errore è fonte di rischio, ma è anche una risorsa di apprendimento: la simulazione favorisce questa modalità e consente di costruire un ‘bagaglio di errori’ da cui attingere, senza causare danni, operando in sicurezza e senza rischi per il paziente, contribuendo a portare l’operatore verso un cambiamento positivo dei propri atteggiamenti.

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Nuovo progetto per sostenere il settore del Made in Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

L’iniziativa “Fabbrica diffusa” mira ad aggregare tutte le stampanti 3D presenti in Italia e utilizzarle per rilanciare l’artigianato locale, creando a tutti gli effetti una fabbrica “diffusa” e decentralizzata, libera da intermediazione, in grado di rappresentare un’alternativa all’industria tradizionale, abbattere i costi e rendere sempre più hi-tech e innovativo il processo di produzione.
In sostanza grazie a questo progetto chiunque può trasformarsi in un artigiano e stampare in 3D prodotti, componenti e accessori in modo del tutto autonomo, senza ricorrere a terzi e con un sensibile abbattimento dei costi, producendo solo le quantità di cui si ha effettivamente bisogno e personalizzando al massimo le proprie creazioni – spiega VISIONARI – L’unione tra genio italiano e tecnologia della stampa consente oggi di rivoluzionare i modelli produttivi e trovare soluzioni immediate per sostituire prodotti e componenti di importazione estera, combattere l’obsolescenza programmata e ridare vita all’artigianato, creando opportunità di lavoro sostenibile, a basso costo e nel rispetto dell’ambiente.Un esperimento già collaudato con successo con il progetto “Visionari MakeIt” che ha consentito la realizzazione grazie alla stampa 3D di visiere protettive donate a Croce Rossa, ospedali, strutture sanitarie e commercianti come validi dispositivi anti-Covid.La community di VISIONARI ha organizzato un evento online per spiegare i dettagli della nuova iniziativa e illustrare a imprese, stampatori, partner e partecipanti come produrre oggetti stampati 3D su scala, dimostrando la possibilità di creare oggi, in Italia, un’impresa totalmente dislocata e decentralizzata.L’incontro si svolgerà oggi 23 luglio alle ore 21 sulla piattaforma Zoom e in diretta Facebook; i Makers stamperanno tutti insieme e contemporaneamente lo stesso oggetto, a partire da plastica proveniente da fonti rinnovabili. All’incontro virtuale parteciperanno esperti del settore per dibattere delle questioni più rilevanti (autorizzazioni, sostenibilità, brevetti e start up): Davide Casalini, Gianni Girotto, Dario Tamburrano e Angelo Consoli.Per info e dettagli https://www.eventbrite.it/e/biglietti-visionari-makeit-la-prima-fabbrica-distribuita-113520246112

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Prezzi: Unc, la classifica delle città dove il cibo è più caro

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i prodotti alimentari, sulla base degli ultimi dati Istat.Mentre l’Italia e la gran parte delle città sono in deflazione, gli unici beni che non hanno subito contrazioni nelle vendite, nemmeno durante l’emergenza Covid, ossia quelli alimentari, hanno subito pesanti rincari.Così, a fronte di un’inflazione media annua negativa, pari in Italia a -0,2%, i beni alimentari sono cresciuti del 2,4%, che tradotto in termini di aumento del costo della vita significano, per il solo cibo, un rincaro medio a famiglia pari a 134 euro su base annua, che salgono a 159 euro per un nucleo familiare di 3 componenti, 181 per 4 componenti.Anche nel territorio, solo 5 regioni (Campania +0,5%, Umbria +0,5%, Trentino +0,5%, Calabria +0,1%, Piemonte +0,1%) e solo 6 città tra quelle capoluogo o con più di 150 mila abitanti (Bolzano, Napoli e Perugia +0,7%, Trento +0,4%, Ancona e Torino +0,1%) registrano un’inflazione positiva, per quanto molto bassa. Ma per il cibo i rincari sono decisamente più alti, con molte disparità a seconda della città.Ecco perché l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, ossia dove i prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno registrato i più alti aumenti dei prezzi, elaborando i dati tendenziali Istat relativi al mese di giugno.Ebbene, la città con i maggiori rincari alimentari (tabella n. 1) è ancora una volta Caltanissetta, +5,7% su base annua, città già in testa alla classifica di aprile e di maggio. Va detto che, forse grazie anche alla nostra denuncia e all’attenzione delle istituzioni riservata a questi aumenti, i rialzi sono in attenuazione rispetto a maggio, quando erano pari a +6,4%. In ogni caso, tradotto in maggior del costo della vita, significa che una famiglia media a Caltanissetta, su base annua, ha registrato una spesa aggiuntiva, per i soli beni alimentari, pari a 307 euro, una vera e propria stangata.Al secondo posto, Perugia, +4,6%, equivalenti ad un aggravio nei dodici mesi, per il solo cibo, pari a 242 euro, al terzo Trieste, +4,4%, pari a 232 euro.La città più risparmiosa Parma, la più virtuosa, l’unica a registrare per i beni alimentari una riduzione dei prezzi, -0,3%, equivalenti ad un risparmio di 17 euro su base annua. Non è molto, ma è meglio di chi ha subito rincari. Segue Siena, +0,7% e Macerata, +0,9%.Per quanto riguarda le regioni (tabella n. 2), il cibo più caro, in termini di rialzi dei prezzi, si trova in Umbria, +4%, pari, in termini di aumento del costo della vita, per una famiglia tipo, a 210 euro. Seguono Lazio, +3,3% (189 euro) e al terzo posto, a pari merito, Valle d’Aosta e Trentino, con +3,1%. La regione migliore, il Veneto, +1,6%, seguita da Lombardia e Puglia.

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Le statine si associano a un ridotto rischio di morte tra gli anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Uno studio su Jama firmato dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e VA Boston Healthcare System getta nuova luce sul ruolo che le statine possono svolgere negli anziani che non hanno avuto un infarto, un ictus o altri eventi cardiovascolari. Nella loro analisi retrospettiva dei dati dei Veterans Health Administration Services e dei Centers for Medicare & Medicaid Services, gli autori hanno osservato che il rischio di morte per qualsiasi causa era inferiore del 25% tra i veterani che usavano statine rispetto ai non trattati. Ma non solo: le probabilità di morire per eventi cardiovascolari, come un infarto o un ictus, era più bassa del 20%.«Le statine sono comunemente prescritte negli adulti di mezza età, ma sottovalutate nelle persone sopra i 75 anni» afferma la coautrice Ariela Orkaby del Brigham and Women’s Hospital, sottolineando che dai risultati dello studio emerge la persistenza del beneficio delle statine indipendentemente dall’età più anziana o più giovane e dalla presenza di condizioni come la demenza. I ricercatori hanno esaminato i dati sui veterani che hanno utilizzato i servizi Veterans Administration tra il 2002 e il 2012, che avevano 75 anni o più e che non avevano avuto in precedenza infarti, ictus o altri eventi cardiovascolari. Degli oltre 300.000 partecipanti, gli autori ne hanno identificati più di 57.000 che assumevano statine. «Nel complesso, l’assunzione di statine risulta significativamente legata a un minor rischio di morte per eventi cardiovascolari o per qualsiasi causa, con benefici persistenti anche nei veterani in età avanzata, compresi quelli che avevano 90 anni o più» riprende Orkaby, aggiungendo che i tassi di mortalità restavano bassi anche nei soggetti anziani affetti da patologie neurologiche come la demenza, esclusi da studi precedenti. «Analizzando ulteriormente i dati abbiamo scoperto che anche l’avvio del trattamento con statine si associa in modo significativo a un minor rischio di eventi cardiovascolari come infarti e ictus, ed è stato particolarmente interessante vedere un marcato declino del tasso di ictus tra i partecipanti neri» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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