Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Archive for 15 luglio 2020

Concessioni autostradali: Un accordo preliminare che non convince Giorgia Meloni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

A proposito delle concessioni autostradali all’esame del consiglio dei ministri un comunicato della Presidenza del consiglio così si esprime: “Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli ha svolto un’informativa sullo stato di definizione della procedura di grave inadempimento nei confronti di Autostrade per l’Italia S.p.a. (Aspi), nella quale sono state esposte le possibili alternative sulla definizione della vicenda. Durante la riunione, sono state trasmesse da parte di Aspi due nuove proposte transattive, riguardanti, rispettivamente, un nuovo assetto societario di Aspi e nuovi contenuti per la definizione transattiva della controversia. Considerato il loro contenuto, il Consiglio dei ministri ha ritenuto di avviare l’iter previsto dalla legge per la formale definizione della transazione, fermo restando che la rinuncia alla revoca potrà avvenire solo in caso di completamento dell’accordo transattivo”. A questo riguardo “Atlantia S.p.a. e Aspi si sono impegnate a garantire:
– l’immediato passaggio del controllo di Aspi a un soggetto a partecipazione statale (Cassa depositi e prestiti – Cdp), attraverso: 1.la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato da parte di Cdp; 2.l’acquisto di quote partecipative da parte di investitori istituzionali;
-la cessione diretta di azioni Aspi a investitori istituzionali di gradimento di Cdp, con l’impegno da parte di Atlantia a non destinare in alcun modo tali risorse alla distribuzione di dividendi;
– la scissione proporzionale di Atlantia, con l’uscita di ASPI dal perimetro di Atlantia e la contestuale quotazione di Aspi in Borsa. Gli azionisti di Atlantia valuteranno la smobilizzazione delle quote di Aspi, con conseguente aumento del flottante. In alternativa, Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l’intera partecipazione in Aspi, pari all’88%, a Cdp e a investitori istituzionali di suo gradimento”.
Questa intesa preliminare non convince il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Per lei:«Su Autostrade è finita a tarallucci e vino, con un percorso solo immaginato e ancora tutto da fare, da qui a un anno è facile che il Governo non sia nemmeno più lo stesso e con il Pd a controllare il Mit i Benetton possono dormire su due guanciali. Il contratto capestro stipulato a fine anni ’90 rimane tale, sulle infrastrutture strategiche continuano a banchettare le oligarchie di casa nostra e gli stranieri. In pratica, hanno evitato la revoca ad Autostrade, “con il favore delle tenebre”».

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Le Autostrade tornano ai cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Grazie alla fermezza del MoVimento 5 Stelle e al lavoro del Governo. Lo avevamo promesso e così sarà. I Benetton escono da Autostrade per l’Italia, mettiamo così un punto definitivo ad una procedura avviata all’indomani del tragico crollo del Ponte Morandi, salvaguardando migliaia di posti di lavoro. Adesso lo Stato si farà garante di investimenti, sicurezza e di una rimodulazione, al ribasso, delle tariffe“.Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Spagna: Sassoli rende omaggio alle vittime del Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Giovedì 16 luglio, il Presidente Sassoli parteciperà alla cerimonia di Stato presieduta dal re Filippo VI in memoria delle vittime di Covid-19. La commemorazione su iniziativa del governo spagnolo, vedrà la partecipazione delle principali cariche istituzioni statali e dell’Unione Europea.
Al suo arrivo a Madrid, oggi 15 luglio, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, incontrerà la Presidente del Congresso dei Deputati, Meritxell Batet. Sassoli si recherà poi alla Chiesa di San Antón, sede centrale della ONG Mensajeros de la Paz (Messaggeri della Pace). Qui accompagnato da Padre Angel, Presidente della ONG, Sassoli visiterà gli edifici e incontrerà i senzatetto che vivono nella chiesa e i volontari che prestano servizio.
Giovedì mattina, Sassoli incontrerà il secondo vicepresidente del Governo, Pablo Iglesias. Infine il Presidente del Parlamento europeo parteciperà ai funerali di Stato che verranno celebrati in memoria di tutti coloro che sono morti a causa della pandemia e come simbolo di solidarietà con le loro famiglie e in riconoscimento del lavoro svolto dai professionisti che hanno prestato servizio, rischiando quotidianamente la vita nella lotta contro il virus.

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L’ipocrisia più grande è l’Europa dei “frugali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

In questi giorni si ha l’impressione che l’Italia si stia trovando nella posizione di chi con il cappello in mano stia cercando d’ingraziarsi quella parte più cinica dell’Europa che eufemisticamente definiamo dei “frugali”. L’Enciclopedia Treccani ci spiega che la parola frugale si identifica con persone moderate e semplici nel mangiare e nel bere, e del vitto stesso. Se vado a confrontarle nella realtà mi accorgo che è di ben altra pasta è fatta quella gente. È la parte dell’Europa che nasconde un retrogusto amaro di risentimenti e di pregiudizi immotivati che non sa certo rispondere in maniera adeguata al risveglio delle coscienze, alla consapevolezza che stiamo portandoci verso una svolta epocale dove c’è maggiore spazio alle tecnologie, alla cultura e al sapere universale e molto meno agli interessi partigiani e all’imbarbarimento culturale.
Se poi andiamo a considerare la situazione a livello globale tutti nodi sembrano andare al pettine perché da una generazione all’altra non abbiamo fatto altro che incancrenire i conflitti invece di dirimerli e rischiamo ora una reazione a catena che tende a scatenarci addosso ogni genere di calamità.
Penso alla questione razziale negli Stati Uniti che sta seminando lutti tra i neri e i bianchi, al dramma esistenziale delle favelas del centro e del Sud America, all’integralismo di matrice islamista anti-occidentale, al conflitto permanente arabo-israeliano, ai tanti focolai di guerra africani che è per lo più lotta tra poveri avvelenata dai mercanti di armi e da antichi odi tribali, al risveglio del gigante russo dopo la débâcle seguita alla caduta del muro di Berlino e che ora cerca di ritrovare i suoi spazi vitali per una nuova leadership globale. In questa congerie di elementi destabilizzanti non sono secondi, di certo, paesi come la Cina e l’India che messi insieme raggiungono un terzo della popolazione mondiale e che possono diventare ben presto i nuovi astri nascenti che potranno esercitare una grande influenza nel resto del pianeta. E la Cina, in particolare, ne ha già tutti i presupposti con una sua politica espansiva dei commerci e delle produzioni industriali a buon mercato e nel detenere gran parte delle risorse finanziarie statunitensi.
E nel frattempo l’Europa che fa? Vuole diventare frugale? Vuole insegnarci la solidarietà in chiave frugale nel senso io sto bene e chi sta male si arrangi? È questo il modo di sentirsi europei? Con questa chiave di lettura è inutile girarci attorno. L’Europa non potrà mai essere unita. Lo ha già fatto escludendo la Russia ed ora mette con le spalle al muro una parte dei paesi che la compongono e che geograficamente si affacciano sul Mediterraneo. E’ davvero una bella impresa ma per carità di patria non chiamateli più “frugali” (Riccardo Alfonso)

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Porti aperti e politiche migratorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Il Governo Conte sta mettendo in pericolo la salute delle nostre Forze di Polizia, impegnate a fronteggiare l’emergenza sbarchi in Calabria e Sicilia. E’davvero una vergogna”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e presidente della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli: “Per colpa della politica dei porti aperti messa in atto da Pd e M5S, nonostante il Covid-19 sia ancora in circolazione, le nostre donne e i nostri uomini in divisa rischiano di essere contagiati da chi arriva illegalmente in Italia pagando gli scafisti. E, di conseguenza, temono a loro volta di trasmettere il virus a colleghi e familiari. E’ una situazione di una gravità inaudita. Per questo – aggiunge Cirielli – vorrei sapere dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgerse se il Governo sta tutelando l’incolumità delle nostre Forze dell’Ordine oppure è impegnato solo a salvaguardare quella degli extracomunitari e degli scafisti. Se fosse stato attuato il blocco navale che Fratelli d’Italia con la sua leader Giorgia Meloni chiede da anni, oggi potremmo garantire una maggiore sicurezza per tutti mettendo fine ad un business, quello dell’immigrazione clandestina, che non conosce crisi” conclude Cirielli.

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Nasce una nuova identità “Populista”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Ci siamo avvitati su noi stessi pensando al “populismo. Ma c’è da dire, in proposito, qualcosa di più come afferma Dick Morris, ex consigliere strategico di Bill Clinton a proposito del populismo digitale: “Internet offre suo tramite un potenziale per la democrazia diretta così significativo che può trasformare in meglio non solo il nostro sistema politico, ma la nostra stessa forma di governo …
Oltrepassando i rappresentanti nazionali e parlando gli uni con gli altri, i popoli del mondo useranno sempre di più internet per formare un’unità politica per il futuro. Prendendo spunto da queste considerazioni Carlo Bosna osserva: “Appare chiaro che l’integrazione del mezzo telematico in ogni contesto sociale spinge sempre più a nuovi approcci teorici basati su strumenti in grado di comunicare e condividere la conoscenza”. “La linea guida scelta è coerente al “meraviglioso sogno” di Tim Bernes Lee che ha forgiato il WEB fino ad oggi:
• La condivisione delle conoscenze e delle intelligenze potenziate dall’uso di Internet;
• La possibilità che i computer si parlino, e si capiscano, grazie allo sviluppo del Semantic Web .”
È un aspetto che personalmente mi affascina ma mi induce anche ad una obiettiva valutazione delle circostanze in cui si stanno determinando gli eventi nel mondo e che offrono al web delle opportunità comunicative non sempre di segno positivo.
Siamo, infatti, al cospetto di un eterogeneo pubblico della rete dove le nostre sensibilità sono messe crudamente alla prova.
È un genere di rapporto interattivo che ci fa riflettere perché la facilità con cui circolano le idee non sempre sono improntate alla ricerca di un modello virtuoso di società e per un governo della cosa pubblica che rifletta omogeneità d’interventi e capacità realizzative. Penso si tratti di un argomento che vada attentamente vagliato in chiave culturale per consentire all’umanità di appropriarsi di quel bene comune che è costituito da una conoscenza più approfondita su quel che siamo e che vorremmo essere. Penso, ad esempio, al terrorismo, alla pornografia, alla pederastia e alla diffusione sempre più insidiosa di ideologie aberranti che possono andare ad incidere sui processi democratici. In questo caso si possono giocare per vincere o perdere partite politiche per il solo fatto che vanno in rete notizie giuste frammiste a quelle fuorvianti. E il discorso da farsi, ovviamente, non riguarda solo la politica ma si estende all’economia, al welfare, al marketing, ecc. (Riccardo Alfonso)

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La costituzione e il populismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Alcune parti della costituzione, per giustificarne la cancellazione, sono state tacciate di populismo o di eccesso di democrazia con il bipolarismo parlamentare. E da qui un altro micidiale fendente è stato inferto alla stessa democrazia essendo stata considerata un concetto finito con il populismo. In verità, come osserva Marco Benvenuti “già a partire dall’etimologia di entrambe le parole: il demos, il populus si ritrova il loro comune denominatore nella complessiva assunzione di un fattore legittimante”.In altre parole, possiamo identificare il popolo nella sua vocazione democratica e populistica come una entità in continuo divenire, “costituita da milioni di liberi cittadini, le cui aspirazioni e volontà non dovrebbero essere ostacolate da regole o leggi limitanti ed eccessivamente invasive.”A rappresentare questa espressione della volontà popolare consciamente o inconsciamente lo sono i singoli uomini politici, a prescindere dai movimenti o dai partiti in cui militano o che rappresentano, allorché hanno investito la loro credibilità e relativo consenso sul dialogo diretto con i cittadini, con il loro “popolo”, riducendo il peso e il ruolo di intermediazione svolto dal partito e dalle istituzioni di cui pure ne fanno parte. Compongono questa famiglia gli stessi politici che “pur ispirandosi al populismo hanno saputo realizzare uno Stato rappresentativo e democratico, adottando politiche utili e necessarie per lo sviluppo del loro Paese e in sintonia con esso e nello stesso tempo hanno saputo far comprendere e accettare soluzioni impopolari, ma che nessuno si sognerebbe d’indicarle come populiste.” (Riccardo Alfonso)

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La verità “bruciante” di un’Italia che sta andando alla deriva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

In buona sostanza possiamo dire che si è incapaci di pervenire a una sintesi politica che realizzasse l’auspicata reductio ad unum dei differenti interessi secondo il precetto che la libertà finisce dove incomincia quella dei nostri simili e che una avanzata democrazia debba saperlo fare così come un direttore d’orchestra è capace di creare armonia tra i vari musicanti e i loro suoni.
Davanti al suo spartito ogni orchestrale sa di poter esprimere del suo meglio solo se è in sintonia con gli altri e che tutti insieme si lascino guidare da chi è nella possibilità, alla presenza di una molteplicità d’interpreti, di trovare la giusta concordanza.
Ma se lo spartito raccoglie i battiti di una grande opera e sa esprimerla con le giuste note, se gli orchestrali sono maestri nell’uso dei loro strumenti, se il direttore è una guida sicura, cosa può invece andare storto? In teoria nulla eppure non vi è democrazia senza difetti, non vi è cultura senza lacune, non vi è saggezza senza arroganza. Sono questi i nostri limiti. È questa la nostra incapacità di poter vivere insieme senza provocare sbavature di sorta e fare dell’esperienza umana il vero motore della nostra crescita e prosperità. Siamo stati, per contro, capaci di trasformare gli strumenti costruiti per il nostro benessere in armi letali invocando la verità come salvifica e praticandola, invece, maldestramente. Ci Siamo avvalsi della democrazia diretta perché la governabilità di ciascun paese possa essere assicurata dal popolo e poi abbiamo inventato quel mostro che non si propone più come strumento di espressione della volontà popolare ma è destinato a disciplinare il popolo stesso, ad organizzare e politicizzare gli interessi corporativi per far prevalere la volontà di pochi a scapito della sua parte prevalente. Per consolidare tutto ciò è stato fortemente indebolito l’indirizzo politico, già di per sé fragile e per questo bisognevole del consistente supporto dell’interpretazione costituzionale e della presenza di una molteplicità di contrappesi, custodi di una continuità inclusiva di possibili riforme.
A questo punto la mossa più abile è stata quella di far perdere la sua presa d’indirizzo alla Costituzione, come si sta cercando di fare in Italia con l’avallo di un’opinione pubblica, che a dirla nel modo migliore, è disattenta rendendola non più garante di quei valori che ha rappresentato e potrebbe continuare a farlo. (Riccardo Alfonso)

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Biden presidenziale, Trump candidato underdog

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Non c’è nessun dubbio. Questa rivoluzione di estrema sinistra mira a rovesciare la Rivoluzione Americana”. Così Donald Trump mentre attaccava i suoi avversari politici nella ricorrenza della festa nazionale del 4 luglio in un discorso al Monte Rushmore nel South Dakota. L’attuale inquilino della Casa Bianca cercava di segnare gol politici approfittando della ricorrenza storica per attaccare i suoi “nemici”. Joe Biden, il candidato del Partito Democratico, invece, ha sottolineato nel suo discorso l’unità del Paese, notando giustamente le idee esemplari dei Padri Fondatori ma riconoscendo anche l’incompleta messa in atto di questi stessi ideali. L’ex vice presidente ha chiarito che le celebrazioni servono anche a ricordare “la persistente marcia verso una più grande giustizia”. Mentre Trump parlava da candidato politico con i suoi attacchi, Biden, invece ha dato segnali di agire da presidente con toni pacati che si riallacciano agli eventi degli ultimi mesi.Trump nel suo discorso ha completamente dimenticato la pandemia in corso con 3 milioni di contagi, 134mila morti, e gli aumenti di casi positivi che negli ultimi giorni hanno raggiunto la cifra di 60mila in un solo giorno. Il 45esimo presidente ha anche evitato il tema della giustizia razziale, preferendo di concentrarsi sulla sua continua guerra contro i suoi avversari politici, dipingendoli come nemici della gloriosa storia americana. Incapace di offrire risposte ai problemi dell’America, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha cercato di inventarsi una battaglia in cui si aggrappa alla bandiera senza fare nessuno sforzo di vedere l’unione del Paese. La guerra culturale creata da Trump si riallaccia in parte alle manifestazioni che mettono in rilievo le palesi ingiustizie ancora presenti negli Usa. L’abbattimento di statue, soprattutto quelle che celebrano i confederati, con i loro richiami alla schiavitù, trova in Trump il grande paladino della vecchia e macchiata America. Trump continua asserendo nel suo discorso che i nemici dell’America vogliono “condurre una guerra spietata per diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori e indottrinare i nostri bambini”. L’attuale presidente sorvola sul fatto che gli ideali di uguaglianza espressi e celebrati dalla Rivoluzione Americana non si applicavano né agli afro-americani né alle donne.Trump nel suo discorso ignora anche le direttive dei virologi che sconsigliano gli assembramenti. Nel suo discorso al Monte Rushmore non è stato richiesto l’uso delle mascherine né il rispetto del distanziamento sociale per limitare i contagi. Il 45esimo presidente è divenuto un pessimo modello per gli americani, ignorando un vero nemico che colpisce in silenzio come ci ricordano le tragiche notizie quotidiane. Parecchi Stati, anche quelli conservatori del Sud, sono stati infatti costretti a fare marcia indietro con la riapertura e ritornare al lockdown per salvare vite umane.Biden invece, parlando in video, ha dimostrato l’importanza di dare l’esempio che nonostante l’attiva campagna politica, bisogna fare di tutto per proteggere gli americani dal virus. L’ex vice presidente ha anche ricordato che i padri fondatori non mettevano in pratica gli ideali tramandati a noi nei loro scritti. Molti di loro possedevano schiavi e ovviamente il diritto al voto delle donne non è avvenuto fino al 1924. Biden, in un editoriale, sostiene inoltre che esiste la possibilità di mettere in pratica gli ideali del Sogno Americano e darli a quelli che non ne sono ancora in pieno possesso. In effetti, Biden riconosce il valore della creazione del nuovo Paese ma allo stesso tempo non sorvola sul fatto che non pochi americani continuano tuttora ad avere le porte chiuse all’opportunità di partecipare nella vita politica, sociale e economica con pieni diritti.Trump e Biden articolano due visioni dell’America. Il primo che si preoccupa di difendere gli americani da un “movimento pericoloso e proteggere i bambini della nazione… e preservare le nostre amate tradizioni”. Trump si riferisce a tradizioni che non includono tutti ma quella parte del Paese che lo sostiene. Biden, invece intende essere più inclusivo, estendendo il diritto al voto mediante la posta, riformare l’immigrazione e assicurare che il sistema giudiziario sia indipendente.I recentissimi sondaggi danno ragione a Biden. Trump da parte sua non accetta i consigli che cercano di spingerlo ad aprire ai gruppi minoritari, temendo di erodere il supporto della sua base che lo ha portato al successo nel 2016. Difatti, il tycoon non dà nessuna impressione di volere fare altro che ripetere la sua campagna di quattro anni fa. Gli americani però si sono accorti che le intuizioni di successo di Trump alla fine si scontrano con la realtà. I suoi suggerimenti di usare il disinfettante per curare il coronavirus hanno aperto gli occhi a quasi tutti che le sue soluzioni sono fuori posto. La sua riluttanza di insistere sulle mascherine e il distanziamento sociale per limitare il Covid-19 si stanno anche scontrando con la realtà di non pochi senatori repubblicani. Alcuni notissimi fra di loro come Chuck Grassley (Iowa), Lamar Alexander (Tennessee), Mitt Romney (Utah), Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine) hanno già deciso che non parteciperanno alla convention del loro partito a causa del Covid-19.Trump sta passando buona parte del suo tempo a fare campagna elettorale dando l’impressione di essere l’outsider e non il presidente in carica. È sfavorito nei sondaggi. Biden, invece, sentendosi sicuro, agisce in modo presidenziale, dando l’impressione che il suo mandato sia già iniziato.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Scuola: Smart working anche dopo il Covid per il personale Ata?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Da quando il personale Ata fa parte della Funzione Pubblica? Lo chiede il sindacato Anief, in risposta alle dichiarazioni della ministra della PA Fabiana Dadone apparse in queste ore sulla rivista Orizzonte Scuola: in particolare, non è stata esclusa la possibilità che assistenti e collaboratori scolastici possano adottare in modo permanente lo smart working, qualora i presidi lo ritengano opportuno. La verità è che negli ultimi mesi il personale Ata ha operato da casa con propri computer, software, connessioni internet ed energia elettrica, quindi a sue spese; inoltre, si è avvalso di una banca dati inesistente e di un portale ministeriale Sidi lentissimo; non ha avuto nemmeno a disposizione una “Scranna di sedia ergonomica”, come prevede invece il Dlgs 81/2008.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “regolamentare lo smart working in queste condizioni, peraltro senza nemmeno una definizione contrattuale, e con i profili professionali bloccati e mai valorizzati significherebbe aprire al Far West. Delle due l’una: o il personale Ata è invece inquadrato nel comparto scuola, per vero con un certo disallineamento rispetto ad istituti come ferie, permessi e banca ore, oppure si sta finalmente pensando di rendere giustizia ai dipendenti con lo stipendio più basso della pubblica amministrazione collocandoli in un comparto più adeguato. Inoltre, il datore di lavoro che autorizza il dipendente allo smart working deve garantirgli una formazione che gli consenta di essere operativo; ciò presuppone la partecipazione a corsi teorici ed esercitazioni disciplinati secondo un protocollo negoziato; inoltre deve consegnare a lui ed al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza un documento che contenga i rischi generali e specifici associati al lavoro agile. Per non parlare del non remunerato utilizzo di risorse proprie o del vulnus alla sicurezza connesso all’utilizzo di dispositivi personali non programmati per proteggere i dati aziendali”.
Nella scuola operano tra i 200 mila e i 250 mila lavoratori inquadrati tra il personale Ata: svolgono un lavoro delicato e preziosissimo, anche per la proposizione dell’offerta formativa, ma che continua ad essere poco considerato e mal pagato. Il sindacato autonomo ritiene che la categoria Ata sarebbe ben felice di far parte della Funzione Pubblica, sganciandosi in questo modo dal Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola ed in questo modo accedere ad una retribuzione stipendiale più alta rispetto all’attuale.Nell’intervista alla rivista specializzata, sempre la ministra Fabiana Dadone cita la digitalizzazione e la dematerializzazione. Ma di cosa stiamo parlando? Sicuramente, durante il lockdown il ministero dell’Istruzione e il Mef hanno ottenuto un risparmio, in termini di denaro, con l’adozione dello smart working: entrambi i dicasteri, però, non si sono preoccupati di fornire ai propri dipendenti le strumentazioni necessarie, né derogare eventuali indennizzi economici. E non sembra un caso che la modalità di smart working è stata prorogata al 31 dicembre prossimo, sempre con le medesime modalità.
“A queste condizioni – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, il consolidamento dello smart working è solo un ulteriore modo per tagliare ancora gli organici già ridotti all’osso dalle precedenti gestioni, con 50 posti cancellati, anziché aumentarli per via dell’aumento dei carichi di lavoro derivanti dalla scuola dell’autonomia e dal potenziamento introdotto con la Legge 107 del 2015.”

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Torino Città del Cinema 2020’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Torino fino al 20 luglio, giorno del ventesimo anniversario dell’apertura del Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana e della nascita di Film Commission Torino Piemonte, tutti i canali Rai trasmetteranno lo spot promozionale di ‘Torino Città del Cinema 2020’. Lo spot – realizzato dalla Direzione Creativa della Rai – propone un viaggio immaginario in piano sequenza nella città di Torino e si conclude con la suggestiva immagine della Mole Antonelliana immersa nella notte. Durante tutto il percorso lo spettatore è accompagnato da alcuni interventi tratti dai film che hanno fatto la storia del cinema italiano. Il video termina con una battuta sull’immortalità dell’arte cinematografica.
‘Torino Città del Cinema 2020’ è un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, realizzato con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte e Fondazione per la Cultura Torino.

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Fipe-Confcommercio: “Allentare lo smart working per dare una spinta alla ripresa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Il nostro Paese, i cittadini, i lavoratori, le imprese stanno dando prova di grande responsabilità -personale e collettiva- in questi mesi di emergenza, dimostrando di essere pronti ad affrontare la fase post-emergenziale in maniera corretta e capace di recuperare la necessaria normalità, che passa anche dal rientro delle persone nei posti di lavoro. Non possiamo accettare, oltre i danni economici che l’emergenza Covid-19 ha indotto sul sistema delle imprese della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo in generale, anche il rischio di un mortale indebolimento del già fragile tessuto imprenditoriale di un settore determinante all’interno delle filiere agro-alimentare e turistica del Paese, nelle quali valorizza le qualità, l’identità e l’attrattività della nostra straordinaria offerta”.Il presidente della Fipe-Confcommercio – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, Lino Enrico Stoppani, riassume così le ragioni che hanno spinto la Federazione a scrivere al Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e alla titolare del Ministero della Funzione Pubblica Fabiana Dadone, all’indomani dell’annuncio del Presidente del Consiglio di estendere lo Stato d’Emergenza oltre il 31 luglio, presumibilmente per altri 6 mesi.“La desertificazione dei centri storici e dei quartieri direzionali, causata anche dall’assenza dei lavoratori – si legge nella lettera – rischia di generare una diffusa chiusura di numerosi pubblici esercizi ed attività commerciali ubicati nel centro delle città, già duramente provati dalla totale mancanza di turismo nazionale ed estero. Come certificato dall’ultima nota mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana, ricordiamo come oggi il 65,2% delle attività di ristorazione e alloggio rischiano la chiusura, con danni incalcolabili in termini economici e sociali”.Parallelamente la Federazione chiede il rifinanziamento degli strumenti di protezione sociale. “Proprio per far fronte al drammatico calo dei consumi, si impone l’esigenza di prorogare gli ammortizzatori sociali straordinari, già usufruiti da parte delle imprese del settore. La quasi totalità delle aziende del comparto ha, infatti, già utilizzato interamente le diciotto settimane di ammortizzatori a disposizione, trovandosi ora senza alcuna copertura in una situazione di crollo dei fatturati. La cassa integrazione rappresenta una necessità in questa fase post-emergenziale, indispensabile per preservare le professionalità presenti nel settore, faticosamente costruite nel corso degli anni, necessarie per agganciare l’auspicata ripresa”.

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Verdi in Puglia: Sosteniamo Michele Emiliano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“La Federazione dei Verdi della Puglia/Europa Verde Puglia ha la priorità di tutelare l’ambiente e la salute dei pugliesi gravemente lesa da varie forme di inquinamento e la legalità e i diritti dell’uomo contro le mafie e lo sfruttamento del lavoro.
Per quanto riguarda l’Ilva siamo a ribadire che proponiamo la chiusura immediata* dell’area a caldo a causa della sua riconosciuta nocività da parte del Ministero della Salute con lo Studio S.E.N.T.I.E.R.I.. *immediata nel senso che gli impianti dovevano fermarsi il 26 luglio 2012 come previsto da sequestro del GIP Todisco ed ogni giorno che passa la salute dei tarantini subisce un danno. Dal 2012 abbiamo proposto un piano per la riconversione ecologica dell’economia jonica che guarda alle esperienze di successo di Bilbao, Pittsburgh e della Ruhr fornito di coperture e strumenti di governo dei processi complessi necessari a implementare questo nuovo modello di sviluppo.
A novembre 2019 Angelo Bonelli ha presentato un aggiornamento del suo Decreto Salva Taranto che è a disposizione di chiunque in buona fede voglia affrontare le criticità della vicenda Ilva tutelando gli abitanti di Taranto, i lavoratori e i disoccupati.
Con questi obiettivi intendiamo sostenere la candidatura a presidente della regione Puglia di Michele Emiliano con il quale c’è stata una lunga interlocuzione che ci ha visti uniti contro l’immunità penale, nel chiedere le bonifiche, nel contestare la vendita ad Arcelor Mittal. Ribadiamo che non siamo favorevoli alla decarbonizzazione applicata all’Ilva e che la priorità è tutelare il diritto alla salute. Non è giustificato alcun morto per produrre acciaio o altra merce. I tarantini non possono essere ancora una volta le cavie di un esperimento scientifico.Tutte le eventuali altre ipotesi diverse dalla chiusura dovranno necessariamente essere precedute da una Valutazione preventiva di impatto sanitario.Crediamo che la coalizione di centro sinistra possa proporre ai pugliesi un modello innovativo per Taranto e per l’intero territorio pugliese che permetta di affrontare con gli strumenti dell’ecologismo e della solidarietà la fase post pandemia e dell’’emergenza climatica. Noi ci saremo con Puglia Solidale e verde. “Cosí in una nota Fulvia Gravame e Mimmo Lomelo Co-portavoce Verdi regionali Puglia, Elvira Sebastio e Gregorio Mariggio co-portavoce provinciali Verdi Taranto e Eliana Baldo co-portavoce cittadina Verdi di Taranto.

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Trentacinquesimo Premio “Giuseppe Dessì”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Villacidro (Sud Sardegna) dal 21 al 27 settembre 2020 concorso letterario intitolato allo scrittore sardo (Cagliari 1909 – Roma 1977), in programma nel consueto periodo di fine settembre la cittadina del Sud Sardegna, dove l’autore di “Paese d’ombre” (Premio Strega nel 1972) aveva le sue radici. Come sempre, un’intensa settimana di appuntamenti culturali – presentazioni editoriali, incontri con gli autori, mostre, spettacoli e musica – farà da cornice al premio promosso dalla Fondazione “Giuseppe Dessì” con il Comune di Villacidro, e col patrocinio dell’Assessorato Regionale della Pubblica Istruzione, della Fondazione di Sardegna, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del GAL Linas Campidano.
Sono 282 le opere iscritte entro la scadenza del bando (lo scorso 30 giugno) tra le due sezioni in cui si articola il concorso letterario villacidrese: 169 per la Narrativa e 113 per la sezione Poesia. Ora prende il via la loro lettura e valutazione da parte della giuria cui spetta il compito di selezionare tre finalisti per ciascuna sezione. Con Anna Dolfi (tra i più autorevoli studiosi di Giuseppe Dessì), che la presiede, ne fanno parte Duilio Caocci, Giuseppe Langella, Giuseppe Lupo, Luigi Mascheroni, Gino Ruozzi, Stefano Salis, Gigliola Sulis e il presidente della Fondazione Dessì, Paolo Lusci. I vincitori saranno proclamati e premiati a Villacidro nella serata di sabato 26 settembre; in palio, anche quest’anno, cinquemila euro per il primo classificato di ciascuna sezione, mentre agli altri finalisti andranno 1.5oo euro.
Oltre alle due sezioni strettamente letterarie del concorso (che nel suo albo d’oro annovera i nomi di Sandro Petroni, Nico Orengo, Laura Pariani, Salvatore Mannuzzu, Marcello Fois, Michela Murgia, Niccolò Ammaniti, Salvatore Silvano Nigro, Antonio Pascale, Maurizio Torchio, Edgardo Franzosini, Carmen Pellegrino, Sandra Petrignani, Francesco Permunian tra i vincitori della sezione Narrativa, e di Elio Pecora, Maria Luisa Spaziani, Giancarlo Pontiggia, Alda Merini, Eugenio De Signoribus, Gilberto Isella, Gian Piero Bona, Alba Donati, Mariagiorgia Ulbar, Milo De Angelis, Maria Grazia Calandrone, Alberto Bertoni e Patrizia Valduga per la Poesia) sono previsti anche quest’anno altri due riconoscimenti: il Premio Speciale della Giuria che la commissione giudicatrice si riserva di attribuire a un autore o a un’opera di vario genere letterario, e il Premio Speciale della Fondazione di Sardegna. Il primo è andato, negli anni scorsi, a esponenti della cultura o della società italiana come Luigi Pintor, Sergio Zavoli, Alberto Bevilaqua, Arnoldo Foà, Francesco Cossiga, Marco Pannella, Piero Angela, Ascanio Celestini, Mogol, Philippe Daverio, Toni Servillo, Piera Degli Esposti, Salvatore Settis, Remo Bodei, Ernesto Ferrero e Claudio Magris. Istituito dal consiglio d’amministrazione della Fondazione Dessì con la Fondazione di Sardegna, il secondo premio speciale viene invece assegnato a un personaggio del panorama culturale, artistico o musicale, come è stato per Vinicio Capossela, Giacomo Mameli, i Tenores di Neoneli, Carlo Ossola, Massimo Bray, Vittorino Andreoli, Ferruccio de Bortoli, Tullio Pericoli e Lina Bolzoni, premiati nelle precedenti edizioni. (http://www.fondazionedessi.it).

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Spettacolo “Canto Libero”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Ostia (Roma) Giovedì 30 luglio alle ore 21.00 nel prestigioso Teatro Romano di Ostia Antica Parco Archeologico – Viale dei Romagnoli 717 arriva lo spettacolo “Canto Libero” : non un semplice concerto ma un grande spettacolo che omaggia il periodo d’oro della storica accoppiata Mogol – Battisti. Sul palco, un ensemble di musicisti affiatati che con passione e determinazione fanno rivivere la magia di quelle canzoni che hanno segnato la storia della musica: “La canzone del sole”, “Una donna per amico”, “Ancora tu” “E penso a te”…e gli altri successi di Battisti che hanno fatto e fanno tuttora sognare intere generazioni. Come afferma il leader: “Non si tratta di fare delle belle cover di pezzi che amiamo. È uno spettacolo studiato nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso, arrangiamenti curatissimi, dinamiche e scenografie, video proiezioni. Insomma, ci abbiamo messo il cuore”. Dopo aver riempito piazze e teatri in giro per l’Italia e l’Europa , il primo grande riconoscimento del loro valore artistico arriva a fine 2015 con uno spettacolo sold-out al Teatro Rossetti di Trieste che vede anche la partecipazione straordinaria di Mogol in persona, che dà la benedizione ufficiale al Canto Libero. L’esperienza si ripete ad aprile 2017, quando Mogol torna sul palco con la band nella data udinese per l’ennesimo sold out al Giovanni da Udine, e ad agosto 2017 a Grado, riconfermando un rapporto di stima e collaborazione che si ripeterà più volte in futuro. La voce di Fabio “Red” Rosso, il pianoforte e la direzione musicale di Giovanni Vianelli, le chitarre di Emanuele “Graffo” Grafitti e Luigi Di Campo, Alessandro Sala al basso e alla programmazione computer, la batteria di Jimmy Bolco, le percussioni e la batteria di Marco Vattovani, Luca Piccolo alle tastiere, le splendide voci di Joy Jenkins e Michela Grilli, i video di Francesco Termini e l’eccezionale ingegnere del suono Ricky Carioti (fonico anche di Elisa) renderanno lo spettacolo suggestivo e avvincente. Una serata all’insegna dell’ottima musica per vivere emozioni uniche in un posto suggestivo come quello del Teatro Romano di Ostia Antica. Biglietti: a partire da 23 € su http://www.ticketone.it http://www.ostianticateatro.com

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Ci vorrebbe il “partito che non c’è”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Mai come in queste settimane ho ricevuto così tante, e qualificate, sollecitazioni a “fare qualcosa” affinché le persone perbene e animate da spirito di cittadinanza, quando non di amor patrio, possano dare un fattivo contributo per evitare all’Italia un destino di penoso o, peggio, di drammatico declino. Non è la prima volta che ciò accade, giacché non è purtroppo la prima volta che il nostro paese attraversa crisi pericolose. Ma rispetto al passato colgo una differenza fondamentale: oggi c’è la consapevolezza che la risposta non può che essere politica, a tutto tondo.
Fino a ieri, infatti, circolava l’idea – un po’ consolatoria, ma soprattutto alibi per evitare un impegno diretto e gravoso nell’agone politico – che ciò che la società civile doveva fare era semplicemente fornire idee e progetti ad un ceto politico che ne era sprovvisto. “Noi produciamo le munizioni intellettuali, i contenuti, che poi loro, che la politica la fanno di mestiere, penseranno a sparare”, diceva la buona borghesia del fare. Era già un passo avanti rispetto al vecchio schema che ha accompagnato la stagione di Mani Pulite – essendone in parte causa ed in parte effetto – con cui si è malamente archiviata la Prima Repubblica, secondo cui i partiti e i politici avrebbero dovuto sparire dalla faccia della terra per lasciar posto ad una tecnocrazia imprenditoriale che avrebbe sostituito le lentezze e cattive posture della politica con le efficienze di chi maneggiava le logiche gestionali delle imprese. Queste pulsioni, fondamentalmente qualunquiste, che negavano la centralità della politica e propugnavano la supremazia di chi era portatore delle cognizioni tecniche, sono state alla base della “discesa in campo” di Berlusconi e dell’avvento dei partiti personali e della preminenza della narrazione mediatica sulle scelte reali, oltre che di una contrapposizione bipolare di tipo “armato” – il Cavaliere da una parte, gli anti-Berlusconi dall’altra – che in parte ha prodotto e in parte non è stata capace di frenare il declino strutturale del Paese.
La crisi del 2008, più pesante che altrove e prolungata per anni, aveva in buona misura reso evidenti i limiti di quell’idea che della politica si poteva fare a meno, aprendo la strada a Mario Monti – ricordiamoci che il suo partito, pur fragilissimo, prese il 10%, mica poco – e al concetto che tecnocrati e politici dovevano cooperare. La fine della crisi da spread e l’irruzione sulla scena di un politico di nuova generazione e apparentemente moderno, perché pur essendo di apparato e non avendo nessun stigma tecnocratico parlava un linguaggio inusuale, diretto e spregiudicato, hanno dato l’illusione a molti che si fosse finalmente voltato pagina. Ma sono bastati pochi anni di errori e di disillusioni per cancellare ogni velleità riformista e di modernizzazione, e per far dilagare nel paese tanto il virus populista del “uno vale uno” e dell’inesperienza come certificazione di verginità politica e morale, tanto quello sovranista del “meglio da soli” che si sono tradotti nelle affermazioni elettorali del 2018 del Movimento 5stelle e della Lega di Salvini. Il combinato disposto tra l’esito sciagurato del governo gialloverde e la palese debolezza di quello attuale – peraltro messi entrambi nelle mani dell’ineffabile “avvocato degli italiani”, una volta populista e l’altra progressista, à la carte – sommati alla forza d’impatto del Covid e delle sue drammatiche conseguenze, ha nuovamente cambiato il sentiment del Paese, inducendo tanto i moderati, quanto i riformisti – che sommati insieme fanno la maggioranza degli italiani, se non assoluta certamente relativa – a preoccuparsi di non avere una classe politica sufficientemente attrezzata per affrontare una sfida che, giustamente, avvertono essere senza precedenti.Così nel lockdown sono sorte molte iniziative sul web e sono state attivate chat che, come nel caso della mia War Room che ha fatto tesoro dell’esperienza ultradecennale di TerzaRepubblica, hanno formato una vera e propria community di persone desiderose di scambiare idee, condividere documenti, fare analisi, abbozzare proposte. Alcune si sono spente con la fine della costrizione casalinga, altre hanno continuato il loro utilissimo lavoro di divulgazione, ma soprattutto di tessitura di una tela di relazioni e di un ordito di coscienza civica. Ora ci si rende conto che è scoccata l’ora delle scelte storiche, e che occorre fare un passo in più se si vuole poter coltivare fondatamente la speranza di salvare il Paese e noi stessi. Un sentimento, questo, che deriva dalla constatazione di una verità che si è fatta palese per moltissimi, se non per tutti: l’insufficienza di chi ci rappresenta e di chi ci governa.Era già accaduto, come dicevo, ma questa volta la novità sembra stare nella reazione: non più – o sempre meno – il qualunquistico disinteresse, non fosse altro perché nulla come la pandemia ha mostrato che l’io staccato dal noi non riesce a mettersi al riparo; non più – o sempre meno – il rabbioso mandiamoli tutti a casa in una sorta di “vaffa scaccia vaffa”; non più – o sempre meno – proviamo a dargli delle idee e speriamo che le capiscano e le facciano proprie, pulsione annichilita dalle deludenti esperienze della task force Colao e di tanti altri gruppi di esperti (più o meno tali) che sono stati utilizzati al solo scopo di fare un po’ di marketing (con una o due “t”). No, questa volta la reazione prevalente è: dobbiamo impegnarci direttamente.
Naturalmente nessuno sa bene come fare, da dove partire. Né manca, comprensibilmente, la preoccupazione per i pericoli che in questo paese ancora intriso di giustizialismo può correre chi si dovesse occupare di politica, anche se animato dalle migliori intenzioni. Ci si domanda se sia utile entrare a far parte di soggetti esistenti, dal gruppo della Bonino al partito di Renzi o di Calenda, o se, più ambiziosamente, sia percorribile la strada del fare i federatori di costoro, aiutandoli a superare i loro individualismi e a mettersi insieme. Personalmente rispondo di no a entrambe le ipotesi. Per tre semplici motivi. Il primo: se queste forze, molto personali, sono, o comunque paiono, marginali e poco accreditate nei sondaggi, non sarà certo l’innesto di terzi – che peraltro sarebbe difficoltoso, visto che non risulta siano in cerca di teste pensanti – a cambiarne il destino. Il secondo: in politica le fusioni, ammesso e non concesso che chi si vorrebbe fuso sia disponibile, non hanno mai funzionato. Il terzo: giusto o sbagliato che sia, il mercato politico richiede prodotti nuovi, non il riciclo dei vecchi. Inoltre, credo che sia finalmente tramontata l’epoca dei partiti personali, specie se espressione di ricchezza.Ecco perché l’unica strada è quella della costruzione del “partito che non c’è”, come da tempo definisco io la forza che manca nel nostro sgangherato sistema politico. Per la verità non ne manca una, ma almeno tre, corrispondenti ad altrettante culture e famiglie politiche europee. Certo, nominalmente, il Pd è nella famiglia socialista e contiene fin dalla nascita una parte importante di cattolici, mentre Forza Italia è nei popolari a Bruxelles e a Roma ama definirsi forza liberaldemocratica. Peccato però che di socialisti nel Pd ce ne siano ben pochi, essendo quasi tutti ex comunisti. E e che gli ex democristiani, per quanto collocati a sinistra nella geografia Dc, avrebbe più senso che fossero nei popolari a compensare le spinte delle componenti cattoliche più a destra. Viceversa, quella creata da Berlusconi resta una forza di populismo temperato al servizio del fondatore, non a caso declinante con lui, che ha poco sia di popolare che di liberale. Ma oggi non ci sono né le condizioni né il tempo per ricostruire le vecchie famiglie delle culture politiche del Novecento. Inoltre, esse andrebbero irrorate di modernità, considerata la rivoluzione copernicana che la tecnologia digitale ci ha imposto. Basterebbe leggere il bellissimo libro “Il verde e il blu. Idee ingenue per migliorare la politica” (Raffaello Cortina Editore) di Luciano Floridi, uno dei massimi esponenti della filosofia contemporanea, che dopo le originali riflessioni sull’infosfera degli anni scorsi ora propone di unire politiche verdi dell’economia green e circolare (non il No alle infrastrutture e il declino infelice dell’ecologismo d’accatto) a quelle blu dell’economia digitale e dell’informazione per riformulare il modello non solo dello sviluppo ma anche della qualità della vita, delle relazioni umane e dei processi sociali. Idee che in Italia ha ripreso Marco Bentivogli, l’unico sindacalista 4.0, talmente moderno da essere stato costretto a lasciare il sindacato. E che so possano essere fatte proprie anche da diversi imprenditori illuminati.Insomma, vale quanto vado ripetendo da tempo: occorre creare una nuova forza politica che unisca le culture liberale, socialista e popolare, che singolarmente intese non sono più in grado di dare risposte ai problemi complessi del nostro tempo, se non fondendo alcuni valori e principi e saldandoli con il pensiero moderno serio, che affonda le radici nel passato e che non fa del nuovismo e del modernismo di maniera. Una forza che scelga di lasciare fuori dalla porta, restituendole alle coscienze dei singoli, le questioni etiche dividenti, per affermare una frontiera sia della laicità che della fede. Una forza riformista che sia capace di sanare la frattura che si è creata fra libertà e responsabilità, tra la complessità del reale e la sua rappresentazione banalizzata dal populismo politico e mediatico. Una forza che parta dal presupposto che prima vengono le idee e poi le leadership, non viceversa, e che quindi non sia il “partito di tizio” o il “partito di caio”, cui lega indissolubilmente le sue fortune e i suoi rovesci. Una forza che si formi nella società ma che abbia l’ambizione di guidarla, non di esserne la fotocopia. Una forza che si collochi al centro del sistema politico, non perché sia banalmente centrista – termine peraltro ormai consunto oltre che desueto – ma perché vuole attrarre le forze più equilibrate a scapito delle ali di destra e di sinistra, per loro natura più ideologizzate e radicali. Lo spazio politico c’è, quello elettorale è addirittura una prateria specie se si ha l’ambizione di recuperare al voto coloro che negli ultimi si sono astenuti per scelta e non per disinteresse o qualunquismo. Le condizioni, almeno quelle emotive, ci sono, a giudicare dall’interesse che questo discorso suscita. Si tratta di mettere in moto il processo. E qui viene il difficile. Qualcuno dice: dobbiamo fare il partito di Draghi. A parte che per fare il partito di Draghi prima di tutto ci vuole lui, e che non è una buona idea, in una fase storica dove le vere leadership latitano, bruciare in malo modo la più importante di cui l’Italia disponga. Dunque, lasciamo in pace l’ex presidente della Bce, e semmai proviamo a costruire una forza politica seria che domani possa essergli utile se le circostanze lo indurranno a mettere la sua credibilità, che ha pochi pari al mondo, al servizio del Paese. È dunque una pluralità di altre persone che deve rendersi disponibile e rimboccarsi le maniche.E vengo a me. Non posso sottacere il fatto di essere oggetto di molti incoraggiamenti a prendere l’iniziativa. E questo non può che farmi piacere, perchè significa che le cose che ho scritto e detto in questi anni hanno lasciato un segno. Sono grato a tutti. Voglio però essere chiaro: se ci saranno sufficienti forze e risorse in campo, non mi sottrarrò all’impegno di essere uno dei collanti che può unire quelle forze e quelle risorse, ma non sarò in prima linea. Gli impegni che ho assunto in campo professionale e l’età me lo impediscono. C’è bisogno di gente giovane, più giovane del sottoscritto. A me, come ad altri, spetta un compito non meno gratificante, quello di ostetrico, che aiuta a far nascere una cosa nuova. Se ci saranno le condizioni, questo lo farò con grande piacere. Lo devo ad un uomo che è stato fondamentale nella mia vita. Si chiamava Ugo La Malfa. (Enrico Cisnetto) (fonte: Terza Repubblica)

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Progetto online di orientamento al lavoro e sviluppo delle soft skills per i laureandi dell’Università di Messina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

ManpowerGroup – multinazionale leader mondiale nelle innovative workforce solutions – in collaborazione con l’Università di Messina ha accompagnato oltre 800 studenti dell’ultimo anno in un percorso online di orientamento al lavoro e sviluppo delle proprie soft skill attraverso la piattaforma gratuita di e-learning “Power You DigiTal”.“Power You DigiTal” è un progetto che ha permesso agli studenti dell’Università di Messina di prepararsi all’ingresso nel mondo del lavoro e di sviluppare al meglio quelle competenze trasversali (o soft skills) riconosciute e richieste dal mercato del lavoro.Grazie alla piattaforma di ManpowerGroup e della Fondazione Human Age Institute gli studenti dell’Università di Messina che hanno partecipato ai corsi di “Power You DigiTal”, hanno ottenuto i crediti formativi universitari (CFU) per poter conseguire la Laurea nelle sessioni in programma nelle prossime settimane.Nel percorso formativo di orientamento, della durata di 30 ore, gli studenti hanno analizzato i propri punti di forza al fine di gestire al meglio la propria immagine professionale, attraverso la valorizzazione di sé e delle proprie capacità, un efficace utilizzo dei social e la consapevolezza del percorso di carriera desiderato.

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“La crisi della Covid-19 ha reso evidenti le disuguaglianze tra donne e uomini”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Intervista con Concha Andreu (ES/PSE), relatrice del CdR sulla parità di genere. In questa intervista Concha Andreu Rodríguez (ES/PSE), presidente della regione spagnola La Rioja, parla della strategia dell’UE per la parità di genere e dell’impatto della pandemia di Covid-19 sulle donne. Concha Andreu è la relatrice del parere adottato questa settimana dalla commissione Politica sociale, istruzione, occupazione, ricerca e cultura (SEDEC) del Comitato europeo delle regioni (CdR), la cui adozione in sessione plenaria è prevista per ottobre.
Lei è la relatrice del parere del CdR sulla strategia dell’UE per la parità di genere. Cosa pensa delle proposte della Commissione e quali sono le principali raccomandazioni formulate nel suo parere?
La comunicazione Un’Unione dell’uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025 è uno strumento preziosissimo per realizzare progressi concreti in materia di parità di genere nell’Unione europea.La Commissione europea ha presentato la strategia in concomitanza con il 25º anniversario dell’adozione della dichiarazione e della piattaforma d’azione di Pechino, ossia il primo piano d’azione universale per promuovere la parità tra donne e uomini. Nonostante il tempo trascorso, la dichiarazione e la piattaforma sono tuttora valide, perché resta ancora molto da fare in materia di parità di genere. La comunicazione della Commissione europea ci aiuterà anche a conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile in cui la parità di genere è un elemento essenziale per uno sviluppo inclusivo e sostenibile.
Tuttavia, vi sono margini per migliorare la governance della strategia. Noi, gli enti locali e regionali, siamo i grandi assenti dalla strategia. Come soggetti principali della gestione delle politiche che interessano direttamente i cittadini, dobbiamo svolgere un ruolo nella strategia e, pertanto, invitiamo la Commissione europea a considerarci partner strategici nella concezione, nell’attuazione e nel monitoraggio della strategia.
Come descriverebbe l’impatto della pandemia di Covid-19 sulle donne?
Dopo questi mesi in prima linea nella gestione della pandemia di Covid-19 nella mia regione, una delle prime a essere interessata e una delle più duramente colpite dalla pandemia in Spagna, posso dire che la crisi ha presentato aspetti molto diversi. Non si è trattato solo di una crisi sanitaria o economica; abbiamo anche dovuto affrontare problemi sociali derivanti dalla disuguaglianza.La Covid-19 non ha generato più disuguaglianze, ma ha messo in luce, in una forma più acuta, quelle esistenti. Tra queste, la disuguaglianza di genere è stata una delle principali. In tutte le sezioni del parere abbiamo incluso punti relativi alla pandemia di Covid-19, dove abbiamo affrontato la violenza di genere aggravata da situazioni di confinamento, le difficoltà incontrate da molte donne in tutta l’UE nel conciliare il telelavoro con i compiti di assistenza, il fatto che sono state le donne a svolgere lavori in prima linea durante la pandemia (come operatrici sanitarie, addette alla cura e all’assistenza dei bambini e degli anziani, lavoratrici domestiche, lavoratrici del settore del commercio ecc.), la situazione di vulnerabilità che si è aggravata per le donne nei paesi in via di sviluppo…La strategia è stata sviluppata e pubblicata prima dello scoppio della crisi sanitaria della Covid-19 e in questo senso possiamo dire che è ora incompleta e si dovrebbe valutare come la crisi non ha fatto che rendere ancora più visibile le disparità già esistenti tra donne e uomini. La strategia dovrebbe insegnarci a prevedere strumenti per la resilienza di genere di fronte a crisi future.
Lei è la prima donna a ricoprire la carica di presidente della regione La Rioja. In che modo il governo regionale promuove la parità di genere?
Abbiamo creato la prima struttura del governo regionale che si occupa di parità, la Direzione generale per la parità, che coordina le azioni in questo senso attraverso la Commissione interdipartimentale per la parità, un organismo in cui tutti gli assessorati sono rappresentati per promuovere l’azione per la parità nei diversi settori. Ciò ci consente di affrontare specifiche disuguaglianze in settori quali le zone rurali, l’occupazione e la conciliazione tra lavoro e vita privata o la cultura.
Oltre al lavoro d’integrazione della dimensione del genere nell’azione quotidiana dell’amministrazione, che è essenziale, stiamo promuovendo lo sviluppo normativo per rendere permanente questa struttura di incorporazione trasversale della dimensione di genere all’interno dell’amministrazione e promuovere l’uguaglianza in riferimento a tutti gli altri attori sociali. D’altro canto, riteniamo essenziale, nel promuovere la parità a livello regionale, la sensibilizzazione e la divulgazione su questo tema; l’aspetto giuridico della repressione è importante e necessario, ma ritengo che il fattore reale di trasformazione sia il fatto che la società faccia propri gli ideali e i principi di parità e diversità.
Per raggiungere questi obiettivi, stiamo lavorando alla legge sulla parità e partecipando a iniziative che difendono tale principio, come il manifesto “¿Dónde están ellas?” (Dove sono le donne?), un’iniziativa lanciata dall’Ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Spagna, consistente in una relazione in cui si analizza annualmente il numero di donne che partecipano agli eventi pubblici in cui vi è più di un relatore, al fine di migliorare le cifre anno dopo anno. All’iniziativa hanno già aderito più di 150 istituzioni, media, imprese, enti ecc.Il dibattito sulla strategia è ora avviato e la strategia dovrà essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Il Comitato delle regioni sta contribuendo al processo con questo parere , ma, al di là della procedura di adozione della strategia, alla quale partecipiamo, noi enti regionali e locali rivendichiamo il nostro ruolo di partner fondamentali nell’attuazione della strategia.In virtù delle nostre competenze in quanto responsabili di politiche pubbliche, consideriamo la dimensione di genere nello sviluppo di tutte le politiche. Nel parere avanziamo una serie di richieste alle istituzioni europee, chiediamo di essere coinvolti in modo strutturato nella rete dell’Unione europea sulla prevenzione della violenza di genere e nella realizzazione della campagna di sensibilizzazione e comunicazione, che sarà lanciata su scala europea, necessaria per combattere gli stereotipi di genere. Chiediamo inoltre finanziamenti adeguati per le politiche di genere, utilizzando i programmi previsti nel quadro finanziario pluriennale.Il Comitato ha una percentuale molto bassa di donne tra i suoi membri, il che in una certa misura riflette la scarsa presenza delle donne nelle posizioni di rappresentanza a livello locale e regionale. Sebbene la situazione stia cambiando, vi sono ancora pochissime donne con responsabilità politiche in tutta Europa. Il Comitato delle regioni dovrebbe adottare una strategia in materia di parità di genere, come hanno già fatto alcuni dei partiti politici al suo interno, dando così un chiaro segnale che le cose devono cambiare.Siamo inoltre la vetrina ideale per la presentazione e lo scambio delle buone pratiche in materia di genere da parte degli enti locali e regionali europei, e dobbiamo continuare a sviluppare tale spazio di discussione e di condivisione delle esperienze in modo che possiamo, in quanto rappresentanti regionali e cittadini, avere un feedback e venire a conoscenza di azioni applicabili ai nostri territori.

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Un’Europa sociale forte è essenziale per una ripresa equa e sostenibile dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Gli sforzi di ripresa dell’UE dopo la pandemia di Covid-19 devono assumere una forte dimensione sociale per mantenere solide reti di sicurezza sociale, salvaguardare i posti di lavoro dei lavoratori ed evitare licenziamenti abusivi, hanno sottolineato i rappresentanti eletti degli enti locali e regionali in un dibattito con Nicolas Schmit, commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali. Un parere discusso giovedì dalla commissione SEDEC del Comitato europeo delle regioni pone in evidenza lo stretto legame esistente tra l’agenda sociale dell’UE, il Green Deal e la transizione digitale, e chiede maggiori investimenti nei settori della gioventù, dell’istruzione e dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.Rivolgendosi ai membri della commissione Politica sociale, istruzione, occupazione, ricerca e cultura (SEDEC) del Comitato europeo delle regioni (CdR), il commissario Nicolas Schmit ha dichiarato: “È nelle regioni dell’UE che l’azione si concretizza. È nelle regioni che le nostre politiche vengono attuate. Ed è nelle regioni che il nostro Fondo sociale europeo diventa una realtà sul campo. Lavoriamo dunque insieme per attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e per utilizzarlo come punto di riferimento per superare l’impatto socio-economico della pandemia di Covid-19”. Inoltre, il commissario ha promesso che la Commissione affronterà le “situazioni inaccettabili” dei lavoratori stagionali in UE.Daniela Ballico (IT/ECR), sindaco di Ciampino, ha affermato: “Il Covid ha fatto emergere quanto sia fragile il nostro sistema economico. In un attimo abbiamo assistito a una trasformazione epocale del mondo del lavoro: in interi settori come cultura, turismo e trasporti i giovani stagionali e interinali si sono trovati a casa dal giorno alla notte. Tante aziende non riprenderanno le loro attività, quindi serve la certezza di un sostegno economico immediato per evitare che questi giovani diventino milioni di poveri. Bisognerà puntare sulla formazione professionale e sulle competenze, ma per questi aspetti serve tempo. Tuttavia, sostegno economico immediato e formazione sul medio termine non sono in contrasto, devono andare di pari passo”.
Donatella Porzi (IT/PSE), consigliere regionale dell’Umbria, ha dichiarato: “La pandemia ha messo in evidenza grandi differenze e difficoltà che dobbiamo colmare attraverso un’operazione congiunta. La mia raccomandazione, da insegnante, è che per la scuola e il mondo della formazione vengano messe a disposizione tutte quelle risorse e azioni capaci di colmare queste differenze. In un momento critico come quello che si è attraversato in tutta Europa, dovendo ricorrere anche alla didattica a distanza, abbiamo visto come le differenze sociali abbiano acuito le disuguaglianze. Siccome non possiamo permetterci di procedere sopportando queste differenze, chiedo un intervento consistente in questa direzione”.Anne Karjalainen (FI/PSE), presidente della commissione SEDEC e relatrice del parere del CdR sul tema Un’Europa sociale forte per transizioni giuste , ha affermato: “La pandemia di Covid-19 sta lasciando una scia di profondi danni sociali ed economici in tutta l’UE, ma non deve essere usata come pretesto per rinviare o ritirare le proposte presentate in materia di politica sociale. La transizione ecologica e digitale deve fondarsi sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla sostenibilità ambientale. In tempi di difficoltà, come quelli in cui viviamo, tutti noi guardiamo all’Unione europea per ricevere protezione. Speriamo che gli Stati membri siano ora all’altezza delle nostre aspettative e raggiungano rapidamente un accordo sul futuro bilancio dell’UE, un bilancio che deve essere commisurato alla grande sfida della ripresa. Questo è essenziale per un’Europa sociale forte, che non lasci indietro nessuno, né persone né territori, e affinché le città e le regioni dispongano di tutti gli strumenti per portare avanti le giuste transizioni”.Facendo riferimento alla comunicazione della Commissione europea pubblicata in gennaio, il parere della relatrice Karjalainen chiede una tabella di marcia chiara, coordinata e ambiziosa per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali e sottolinea che anche il Fondo per una transizione giusta , ossia il fondo dell’UE volto a sostenere la transizione ecologica nelle regioni più vulnerabili, dovrebbe essere in linea con tale pilastro. Il parere pone in risalto il ruolo chiave del dialogo sociale e della contrattazione collettiva nel garantire l’equità delle condizioni di lavoro e invita a prestare maggiore attenzione alla salute e al benessere sul lavoro, anche alla luce delle nuove forme di occupazione (economia delle piattaforme) e dei nuovi modelli di lavoro, come l’essere costantemente connessi e il lavoro a distanza.Il parere sottolinea inoltre l’importanza di competenze aggiornate e dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e raccomanda di aumentare i finanziamenti a favore della Garanzia giovani e di rendere tale programma permanente ed estenderlo fino all’età di 30 anni. I membri della commissione SEDEC hanno accolto con favore le recenti proposte della Commissione in merito a una nuova agenda delle competenze per l’Europa e al sostegno all’occupazione giovanile .I membri hanno inoltre sottolineato che i lavoratori dei settori particolarmente esposti al rischio di contagio da Covid-19 necessitano di una maggiore protezione sociale, di condizioni di lavoro più sicure e di una migliore retribuzione. Dato che la maggior parte dei lavoratori di questi settori sono donne, l’impatto della pandemia dovrebbe essere affrontato anche nella strategia dell’UE per la parità di genere , come sostiene la Commissione SEDEC in un altro parere presentato giovedì da Concha Andreu (ES/PSE), presidente della regione La Rioja.”Tutte le principali sfide che l’UE deve affrontare oggi, tra cui la transizione ecologica e digitale e la sfida demografica, presentano una dimensione di genere. Per questo motivo è essenziale che la prospettiva di genere sia integrata in tutte le politiche dell’Unione, in particolare quelle collegate al piano di ripresa, per evitare che le disuguaglianze di genere diventino ancora più ampie. La parità è una responsabilità di tutti noi, e in particolare degli enti locali e regionali, che chiedono di essere riconosciuti come partner strategici nella concezione, nell’attuazione e nel monitoraggio della strategia dell’UE per la parità. Lavoriamo dunque insieme per accelerare il più possibile il processo verso la piena parità”, ha esortato la relatrice Concha Andreu.

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I deputati definiscono nuove misure per fermare il riciclaggio di denaro sporco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Bruxelles. In una risoluzione adottata venerdì con 534 voti favorevoli, 25 contrari e 122 astensioni, i deputati accolgono con favore il Piano d’azione della Commissione sulla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e hanno evidenziato i cambiamenti più urgenti per raggiungere un quadro europeo efficiente.I deputati deplorano la mancata attuazione della quarta direttiva antiriciclaggio da parte di numerosi Stati membri e chiedono un approccio a tolleranza zero e procedure di infrazione contro i Paesi UE che sono in ritardo nel recepimento delle norme nel diritto nazionale. Le autorità giudiziarie e di polizia nazionali devono cooperare maggiormente e condividere le informazioni tra loro, chiedono inoltre i deputati.Si esprime soddisfazione per il fatto che ce la Commissione abbia accolto la reiterata richiesta del Parlamento di creare un meccanismo di coordinamento e sostegno per le Unità di informazione finanziaria (UIF). Tale strumento darebbe ai Paesi UE accesso alle informazioni pertinenti e al lavoro di supporto sui casi transfrontalieri.I deputati chiedono che la Commissione affronti il problema della persistente mancanza di dati di qualità per identificare i beneficiari finali, chiedendo la creazione di registri interconnessi e con elevati standard di protezione dei dati. Chiedono anche ampliare il campo di applicazione delle entità controllate, per includere nuovi settori di mercato come le cripto-attività. Inoltre, i deputati ribadiscono che le giurisdizioni non cooperative e i paesi terzi ad alto rischio devono essere immediatamente inseriti nella lista nera, che deve essere basata su parametri chiari di riferimento e seguita da una cooperazione con quei paesi che intraprendono riforme.I deputati chiedono il riconoscimento reciproco delle decisioni di congelamento e confisca. Ciò faciliterebbe il recupero transfrontaliero dei proventi di reato. Inoltre, vogliono che la BCE possa ritirare le licenze delle banche operanti nell’area dell’euro che violano gli obblighi antiriciclaggio/CTF, indipendentemente dalla valutazione delle autorità nazionali antiriciclaggio.Nella risoluzione, i deputati ricordano i crimini di corruzione e riciclaggio di denaro come Luanda Leaks, così come altri scandali denunciati, come Cum Ex, i Panama Papers, Lux Leaks e i Paradise Papers, che hanno ripetutamente minato la fiducia dei cittadini in sistemi finanziari e fiscali equi e trasparenti.Infine, sottolineano il prezioso contributo del giornalismo investigativo internazionale e degli informatori nella denuncia di possibili reati. Chiedono alle autorità di identificare coloro che hanno istigato l’assassinio di Daphne Caruana Galizia e di indagare su coloro contro cui sono ancora pendenti gravi accuse di riciclaggio di denaro.

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