Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 31 luglio 2020

Urgenti nuove misure per assicurare l’importante contributo delle biomasse nel mix energetico al 2030

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Le Associazioni delle biomasse siglano per la prima volta un documento unitario per chiedere al Governo di rimettere al centro dell’agenda politica il comparto delle bioenergie. Un settore che produce energia rinnovabile e soprattutto promuove sviluppo locale e presidio del territorio nelle aree cosiddette “interne e marginali”. Le Associazioni esprimono forte preoccupazione per il futuro del settore. Secondo AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali, EBS, Associazione italiana dei produttori di Energia da Biomasse Solide, Elettricità Futura, la principale Associazione del mondo elettrico italiano e FIPER, Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, risulta prioritario un intervento per il mantenimento dell’attuale capacità di generazione e per lo sviluppo di nuova capacità delle biomasse. Intervento cruciale per la programmazione delle rinnovabili al 2030 e il raggiungimento dei target delineati dal Governo nel Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) inviato a Bruxelles. Nel Manifesto “Proposte per la continuità e lo sviluppo degli impianti a biomasse legnose”, le Associazioni auspicano azioni concrete, a partire dall’emanazione dell’atteso “DM FER2”, ma più in generale di provvedimenti, correlati all’attuazione del PNIEC e del Green Deal europeo, che siano in grado di riconoscere il necessario sostegno ad un settore in grande sofferenza. In mancanza di provvedimenti, le difficoltà attuali nel realizzare nuove iniziative, nonché la progressiva dismissione di un parco impianti ancora performante, renderanno ancora più difficile traguardare gli obiettivi prefissati.In questa delicata fase di ripartenza per il nostro Paese, la produzione di energia da biomasse (termica, elettrica, climatizzazione) assicura lo sviluppo delle filiere locali, con benefici ambientali, sociali ed economici: dalla gestione e manutenzione del patrimonio forestale, alla valorizzazione dei terreni marginali e all’impiego dei sottoprodotti fino alla redistribuzione del reddito sul territorio. Inoltre, nella produzione di tecnologie e servizi per il settore delle biomasse, l’industria nazionale esprime realtà dinamiche e innovative. Infine, la programmabilità caratteristica di questa fonte e la possibilità di impiegarla per tutti gli usi energetici, sia in applicazioni utility scale che residenziali, la rendono particolarmente utile nella transizione verso un modello caratterizzato dalla diffusione di fonti intermittenti e di soluzioni di generazione distribuita basate sull’interazione tra produttori-distributori-consumatori (comunità energetiche).È quindi necessario, ora più che mai, puntare su questa filiera attraverso un contributo più ambizioso di quello proposto dal PNIEC. By Alessandro Cozza

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Promuovere lo sviluppo del processo decisionale aziendale

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Deve essere basato sull’utilizzo di dati, metriche ed elementi concreti per orientare le scelte aziendali in linea con obiettivi, scopi e iniziative: con queste finalità Angelini Pharma, azienda farmaceutica impegnata a trovare soluzioni di salute con un’attenzione prevalente alle aree del sistema nervoso centrale (CNS), incluso il dolore, e le malattie rare, ha scelto Trueblue, società veronese specializzata in soluzioni tecnologiche per il mercato healthcare per il continuo miglioramento del business.
Più nel dettaglio, Angelini Pharma sceglie come partner Trueblue per l’ottimizzazione del processo di gestione di KPI e analytics che guidi la scelta delle decisioni strategiche.Il progetto prevede l’implementazione dei servizi di Business Intelligence destinati a tutte le 15 sedi del gruppo in Italia e all’estero. Al fine di accelerare l’adozione dei nuovi servizi e di massimizzarne l’efficacia, Angelini Pharma ha previsto di fornire la Sales Force della nuova ed innovativa soluzione di Artificial intelligence “M.A.R.C.”, il Virtual Pharma Expert di Trueblue.Insieme a Trueblue, Angelini Pharma potrà implementare nuovi strumenti per conseguire diversi obiettivi strategici fra i quali la possibilità di: predisporre ed usufruire di una libreria di Analisi, KPI e processi analitici omogenei fra tutte le filiali; fornire un assistente virtuale basato sull’Artificial Intelligence in grado di migliorare le performance e l’efficacia delle varie interazioni; dotare l’Azienda di una dashboard finanziaria di profit & loss.Tutto questo sarà reso possibile tramite un sistema analitico multicanale costituito da un’infrastruttura di CDP basata su Customer Insights di Microsoft Dynamics. Scalabile, integrata e flessibile per tutte le sedi aziendali l’infrastruttura permetterà di misurare i KPI più importanti per guidare il business, includendo: i dati del CRM, i dati delle vendite dirette e infine i dati di Coaching e Multichannel, al fine di avere a disposizione analisi commerciali di benchmark ed ottenere i giusti insight grazie anche all’utilizzo di M.A.R.C., il Virtual Coach di Trueblue basato su un modello di Artificial Intelligence.
Angelini Pharma ricerca, sviluppa e commercializza a livello mondiale sia principi attivi che farmaci branded. È impegnata a individuare soluzioni di salute con un’attenzione prevalente alle aree del sistema nervoso centrale (CNS), incluso il dolore, e le malattie rare. Angelini Pharma è inoltre azienda leader nell’area della Consumer Healthcare.

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Dalla crescita alla sopravvivenza: le parole d’ordine sono agilità e resilienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Qual è stato l’impatto della crisi sulle aziende italiane ed europee in questi primi mesi? E quali sono le strategie più efficaci per superarla?Per rispondere a queste domande, BDO ha condotto un’indagine su 244 senior manager di aziende europee di differenti settori in 8 Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna e UK).L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei ad essere colpito dalla pandemia e il 38% delle nostre aziende intervistate ha giudicato “rilevante” o “grave” l’impatto del Covid-19, con conseguenze che vanno da significative perdite in termini di introiti a difficoltà finanziarie che hanno richiesto un importante taglio dei costi.Tuttavia, è stato significativo il ricorso anche a ulteriori azioni per affrontare la crisi e limitare i danni economici, soprattutto in Italia rispetto all’Europa: il 39% ha attuato una riduzione dei salari, fondo di integrazione salariale e piani di contingenza; il 39% ha rinegoziato i contratti con i fornitori e il 35% è stato costretto a sospendere temporaneamente le attività.
E il futuro? “Sarà un autunno complesso ma sono dell’opinione che supereremo con rinnovato vigore le sfide internazionali.I dati emersi dallo studio che abbiamo realizzato ci danno la misura della situazione che stanno vivendo le nostre aziende e quelle europee nell’era Covid-19. Si tratta di un banco di prova senza precedenti che ha richiesto flessibilità e capacità di prendere delle decisioni importanti in tempi rapidi. I manager italiani riconoscono, più dei colleghi europei 65%, l’importanza del ruolo del Governo rispetto alle misure messe in atto per sostenere le imprese durante i mesi di crisi.Il 77%, infatti, ritiene importante il supporto ricevuto dal Governo e dalle istituzioni per la sopravvivenza della propria azienda. In particolare, lo considera utile per far fronte alle pressioni dovute alla gestione dei flussi di cassa nel breve periodo.
Se nel 2019 il focus delle aziende era rivolto agli investimenti finalizzati alla crescita del business (come emerso dai risultati della prima edizione della survey condotta nel terzo trimestre 2019), la pandemia ha necessariamente cambiato la situazione e costretto le imprese a rivedere le proprie priorità per i prossimi sei mesi.In Europa, il 31% di tutte le aziende intervistate, infatti, mira, in primis, a garantire la stabilità finanziaria e il 27% ha come obiettivo quello di mantenere la propria quota di mercato.E in Italia qual è la priorità delle aziende?Il 26% dichiara che lavorerà per la stabilità finanziaria e un altro 26% punta a mantenere la propria quota di mercato.Il 33% dei manager italiani ritiene, tuttavia, che sarà necessario rivedere il proprio business model nei prossimi mesi così come la supply chain, messa a dura prova durante la crisi, che il 23% ha valutato essere molto più vulnerabile di quanto pensassero.Come uscire dalla crisi, dunque? Adozione di nuove tecnologie e soluzioni digitali (71%); valorizzazione dei talenti (61%); nuovi prodotti e servizi (61%); incremento della produttività e miglioramento dei processi di gestione (61%); riorganizzazione della supply chain (52%) e riduzione dei costi (45%), le principali iniziative proposte dalle aziende italiane per i prossimi sei mesi.

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Edilizia post Coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

L’emergenza sanitaria ha causato danni ingenti anche al settore dell’edilizia, che rappresenta il 13% del PIL globale, ma al tempo stesso ha rappresentato un’opportunità di crescita per sperimentare nuovi layout abitativi e rispondere alle esigenze dei consumatori, che dopo mesi di lockdown hanno espresso il desiderio di vivere in ambienti sempre più green e salutari. Uno scenario che ha portato sempre più imprese a focalizzarsi sul modello di “circular economy”, ovvero sull’importanza di riciclare materiali e risorse per mantenerne alto il valore: basti pensare che secondo una ricerca americana del World Green Building Council pubblicata su Recycling Magazine l’81% delle aziende nel settore edilizio che producono materiali chimici e additivi ha deciso di puntare in questa direzione. Ma quali sono i principali trend per il futuro delle costruzioni post Covid secondo gli esperti? Grande attenzione sarà posta alla sostenibilità ambientale e all’importanza di strutturare edifici green che, secondo un’indagine di Harvard Business Review pubblicata su New Indian Express aumenta del 40% la produttività delle persone che lavorano al loro interno.
L’importanza di puntare sull’economia circolare è un pensiero condiviso dal dott. Fabrizio Granieri, Technical Manager e R&D di Chryso Italia, .Ecco infine i 10 principali trend per il futuro delle costruzioni secondo gli esperti:
Focus sul concetto di “circular economy”: la circolarità favorisce nuove opportunità commerciali e garantisce un sistema di raccolta differenziata totale.
Grande attenzione alla sostenibilità ambientale: nel mondo dell’edilizia post Covid sarà fondamentale continuare la lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, coinvolgendo persone, aziende e interi settori produttivi.
Spazio agli edifici “green”: aumentano la produttività dei lavoratori, hanno un valore economico, garantiscono un miglior comfort abitativo e un notevole risparmio energetico.
Utilizzo di calcestruzzo drenante: grazie alla sua permeabilità e porosità si adatta alle componenti strutturali degli edifici, migliorandole anche dal punto di vista estetico.
Importanza delle “Net-Zero Emissions”: la riduzione delle emissioni incorporate di carbonio entro il 2050 rappresenta uno degli aspetti principali dello scenario post emergenza sanitaria.
Formazione a distanza: webinar, videoconferenze e corsi di formazione online, sdoganati durante il periodo di lockdown, diventeranno la prassi gestionale delle imprese.
Sanificazione degli impianti: l’emergenza sanitaria ha portato a un netto aumento di richiesta di impianti di aerazione da collocare all’interno delle strutture, in particolar modo griglie, bocchetti e filtri d’aria.
Ripensamento degli spazi: meno postazioni e meno consumi per ripensare a degli ambienti di lavoro “diffusi” e non più centralizzati, soprattutto per quanto concerne gli uffici.
“Smart Buildings” e tecnologia 5G: impianti di connessione ultraveloce che rappresenteranno il nuovo standard in ambito edilizio, favorendo la costruzione di edifici che miglioreranno ambienti e stili di vita delle persone.
Automatizzazione dei servizi: robot, intelligenza artificiale e stampanti 3D saranno all’ordine del giorno nel futuro nelle costruzioni. By Matteo Gavioli

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No proroga Stato di emergenza. E’ richiesta strumentale governo per blindare maggioranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

“Fratelli d’Italia è contraria a una proroga di poteri straordinari anche perché da febbraio in poi lo stato di emergenza è stato utilizzato al limite della costituzionalità. Quindi le deleghe in bianco al governo non si possono e non si devono più dare. Peraltro, noi non vediamo più alcun motivo di carattere tecnico, giuridico, sanitario e tanto meno politico per una proroga. E’ una richiesta strumentale e politica che serve al governo per blindarsi al proprio interno e mettere a tacere le voci di dissenso nella maggioranza, continuando lo show a cui abbiamo assistito per troppi mesi di dirette televisive e via Facebook, e di Dpcm che piovevano giorno dopo giorno. Ecco questo show non può più continuare, l’Italia ha diritto a cercare una propria normalità, naturalmente con tutta la prudenza necessaria, e se ci fosse la necessità di un nuovo intervento per limitare le libertà e i diritti costituzionali dei cittadini il governo può chiedere al Parlamento di riunirsi e questo può farlo già nel giro di 12 o 24 ore e votare i provvedimenti necessari, come sempre avvenuto in questi mesi, secondo criteri di responsabilità”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, ai microfoni di UnoMattina.

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“Doniamo Energia” per contrastare le nuove povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Fondazione Cariplo e Banco dell’energia onlus mettono a disposizione 2 milioni di euro per sostenere progetti e iniziative a tutela delle famiglie a rischio povertà, in particolare a seguito dell’emergenza Covid-19. Il Bando risponde alla riprogrammazione 2020 di Fondazione Cariplo: tra gli obiettivi prioritari infatti il contrasto alle nuove povertà. Rischio raddoppio della povertà assoluta (4,6 nel 2019). Molte fasce di cittadinanza già in evidente crisi.

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Saldi estivi: estremamente contenuti gli acquisti a saldo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il giro di affari complessivo si attesterà a circa la metà rispetto allo scorso anno. Ogni famiglia spenderà in media 119 Euro.
Sono già iniziati in alcune regioni, nelle altre partiranno il 1 Agosto i saldi estivi 2020.In ogni caso, anche dove non sono ancora non hanno ufficialmente preso il via, vetrine e cartellini già riportano sconti e promozioni.Sono sempre meno i cittadini che aspettano con ansia tale appuntamento: complessivamente, dalle stime effettuate dall’Osservatorio Federconsumatori, emerge che l’andamento delle vendite sarà estremamente contenuto. L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato la consueta indagine per misurare il termometro degli acquisti nelle città di Roma, Milano e Napoli: secondo le intenzioni il 22% delle famiglie (pari a 5,4 mln di nuclei) è propenso ad acquistare a saldo, con una spesa media di 119 Euro a famiglia, per un giro di affari complessivo di 0,644 mld di Euro, poco più della metà rispetto allo scorso anno.
Nessuna corsa all’apertura, quindi: l’approccio più diffuso è quello “tardivo” o “occasionale”. I cittadini monitoreranno gli sconti per capire la loro reale convenienza, magari rimandando gli acquisti più in là, nella speranza che gli sconti aumentino. Oppure approfitteranno delle promozioni solo se vi si imbatteranno, senza andarle a cercare appositamente. Avverrà diversamente solo nei negozi di fascia medio-alta, in cui la ricerca all’occasione sarà più mirata.Continuano a crescere, invece, i cittadini intenzionati ad approfittare degli sconti online: pari al 39%, ormai avvezzi a tale modalità di acquisto all’indomani del lockdown.
Per chi si appresta ad effettuare acquisti, sia nei negozi fisici che sui portali online, è opportuno seguire alcuni consigli utili per ridurre il rischio di essere truffati, raggirati o di incorrere in finte promozioni che, purtroppo, potrebbero rivelarsi tutto fuorché degli affari.Lo sconto deve essere espresso in percentuale e sul cartellino deve essere indicato anche il prezzo normale di vendita (art. 15 D.Lgs. n. 114/98). I prodotti in saldo dovrebbero essere ben separati da quelli non scontati al fine di evitare la possibile confusione con quelli non in saldo.È consigliabile non fermarsi al primo negozio che si incontra, ma confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita così da evitare truffe.Consentire la prova dei capi non è un obbligo, ma è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Quando è possibile, sempre osservando le disposizioni tese ad evitare il contagio, è opportuno provare l’articolo scelto, ricordando che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge (né durante i saldi né durante le vendite normali) ma è anch’essa rimessa alla discrezionalità del commerciante.

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Mozzarella di Bufala Campana Dop: i quattro errori da evitare

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il consumo di Mozzarella di Bufala Campana Dop aumenta durante l’estate e il Consorzio di Tutela lancia le istruzioni per l’uso, un vademecum utile per scegliere e gustare al meglio la Bufala Campana, con un occhio attento ai tentativi di frode. Ecco i quattro “no” che aiutano ad accrescere la consapevolezza dei consumatori.
1. Non comprarla mai sfusa. La mozzarella di bufala campana Dop deve essere, per legge, posta in vendita solo se pre-confezionata all’origine (buste termosaldate, vaschette, bicchieri). La confezione, inoltre, deve riportare i marchi del Consorzio di Tutela e della Dop, la denominazione “Mozzarella di Bufala Campana”, il numero di autorizzazione del caseificio (Aut. Consorzio Tutela n. 000/00/0000) che può essere verificato sul portale http://www.mozzarelladop.it dove sono riportati tutti i produttori certificati.
2. Non consumarla fredda. La temperatura di servizio ideale per la mozzarella di bufala Dop è di circa 18-20 gradi. La Bufala Campana va conservata in un ambiente fresco, sempre immersa nel suo liquido di governo. Così, infatti, il prodotto mantiene le sue caratteristiche. È consigliabile non metterla in frigo, se consumata subito. Se è proprio necessario (va riposta in frigo se pensate di mangiarla due-tre giorni dopo l’acquisto) va ricordato, prima di consumarla, che occorre lasciarla a temperatura ambiente per almeno un’ora. In alternativa potete immergere la confezione, per circa 5 minuti, in acqua calda (35/40°C).
3. Non condirla. Come si fa ad apprezzare al meglio la mozzarella di bufala Dop? Gustandola al naturale.
4. Non confonderla con il fior di latte.Storicamente e culturalmente la mozzarella è quella di bufala, ma “mozzarella” è considerato dalla legislazione un termine generico, per cui possono chiamarsi così anche quelle ottenute da latte vaccino. Le differenze tuttavia sono notevoli, a partire dalla materia prima, il latte che proviene da due animali differenti e ha caratteristiche differenti. Oltre al gusto, anche il colore è diverso: bianco porcellana per la bufala, tendente al giallo per il fior di latte, a causa della presenza di carotenoidi nel latte di mucca.
La Mozzarella di Bufala Campana presenta inoltre un ridotto contenuto di lattosio e di colesterolo, è un’ottima fonte di proteine ad elevato valore biologico, a cui si accompagna un moderato apporto di grassi. Inoltre, il formaggio fornisce elevate quantità di calcio e fosforo, di vitamine idrosolubili quali la B1, B2, B6 e Niacina; è infine, una buona fonte anche di vitamina E e Zinco, sostanze che contribuiscono a contrastare l’azione negativa dei radicali liberi.

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La fabbrica dell’autore: Bolle di sapone

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Ho scritto un libro titolandolo “Il dittatore.” Ho poi preso l’iniziativa di distribuirne un certo numero di “bozze” a dei lettori “volontari” per trarne da essi delle utili indicazioni sull’interesse che avrebbe suscitato l’argomento da me proposto. Speravo, così facendo, di ricevere in cambio degli utili suggerimenti per migliorare il contenuto o operare delle opportune integrazioni o modifiche. Il risultato, per quanto lusinghiero, nel senso che ho avuto solo apprezzamenti senza riserve, non mi ha soddisfatto. Solo un lettore si è lamentato che la storia da me raccontata si sia soffermata troppo a lungo nel descrivere lo stato d’animo della gente mentre avrebbe preferito che mi dilungassi nel raccontare i miei incontri con certi personaggi oggi chiacchierati. Ebbene proprio da quest’osservazione può sortire, dalle persone, la parte peggiore del loro stato d’animo. In altri termini emerge, dal sottofondo, quella voglia di trinciare dei giudizi sommari, e di esserne confortati nelle loro letture, su chi è stato un tempo osannato e che ora, in qualche modo, è gettati nel fango perché caduto in disgrazia. Queste persone dimenticano con troppa facilità che anch’esse hanno fatto parte della “storia” di quella “storia”.
Vedevano che le cose non andavano bene ma hanno preferito fare come le tre famose scimmiette: turarsi la bocca, tapparsi le orecchie e coprirsi gli occhi.
Hanno dimenticato, ad esempio, che alla fine della Seconda guerra mondiale l’Italia era, di fatto, profondamente divisa. Da una parte vi era il popolo “mafioso” con le sue spinte separatiste (ricordo il bandito Giuliano), dall’altra una burocrazia, dai grand commis ai piccoli funzionari, al 70% fascista e quelle regioni come l’Emilia, la Romagna, la Toscana e qualche altra dominate dai comunisti di stampo filo-stalinista. (Oggi li definiremmo “integralisti”).
Se vogliamo era una divisione “politica” che si sovrapponeva o si intersecava con certi uomini della finanza e della grande industria che già furono i convinti supporter all’ascesa al potere di Mussolini ritenendolo l’unico capace, con un atto di forza, di tacitare le turbolenze libertarie di una certa sinistra che per sua colpa, per colpa dei suoi integralismi, non seppe proporsi in modo unitario come un’alternativa democratica al governo del Paese.
Ed ecco come ci siamo trovati alla vigilia della grande svolta elettorale del 1948, non a caso evocata dallo stesso Berlusconi, dove l’elettorato si sentiva ancora “schiacciato” dal peso della “destra fascista” e dai timori di una “sinistra” incapace di portare il paese a una “pacificazione senza grossi traumi” ed entro una logica “capitalistica” che ancora oggi è malamente interpretata rispetto ai valori più propri della tradizione cattolica e laica italiana. In quel clima si collocarono la figura di De Gasperi e la sua proposta “centrista” di uno schieramento che potesse fare da calmieratore tra gli opposti interessi.
Ma al tramonto degli anni dell’emergenza venne l’alba della consapevolezza nella quale si sentiva il bisogno di proporre qualcosa di diverso per restituire unità al paese, ed un ordine sociale ed economico più realistico e duraturo, e per ridare fiato alle energie sopite e ai richiami del diverso che provenivano oltre confine.
Per farlo dovevano cadere le “gestioni politiche” e se vogliamo “affaristiche” imperniate su un non ben definito “consociativismo” in quanto si riducevano nel trovare una loro composizione non più in sede politica ma in chiave di spartizione di voti, di tangenti, di concessioni, di assunzioni compiacenti e via dicendo.
Si stava insomma provocando un grosso guasto al sistema i cui effetti più grandi li registriamo oggi con un debito pubblico da capogiro, con gli organici pubblici che per anni furono gonfiati a dismisura e che ora stentiamo a ridimensionare, con una giustizia portata alla deriva dove i processi, se va bene, sono celebrati a distanza di anni dal “fatto”, da una scuola che si è fermata a una cultura paleoindustriale e lo stesso mondo dell’imprenditoria inquinato dalle tante aziende che sono vissute solo in virtù di generosi stanziamenti pubblici a fondo perduto.
Tutte queste cose gli italiani non potevano ignorarle. Tuttavia facevano comodo alla stragrande maggioranza di essi, sebbene per motivi diversi: i comunisti erano per il “tanto peggio tanto meglio”, i mafiosi perché potevano fare i loro affari in un clima di complicità e di intese che era loro più familiare e meglio controllabile e l’uomo della strada poteva trovarvi uno sbocco per un lavoro al figlio, per ottenere la propria o quella del coniuge invalidità, per l’imprenditore per riuscire a coprire i suoi “fallimenti” con i soldi dello stato e il burocrate per fare carriera con la concessione di “piccoli favori”.
Tutti felici, quindi, che oggi si sappia che esiste un capro espiatorio sul quale riversare la responsabilità del tutto. Da qui il detto: Governo ladro, politici corrotti, antipolitica.
Il giudice Falcone soleva affermare che “lo Stato ha i mezzi per sconfiggere la mafia, ma non li adopera.” E la mafia ha saputo conquistarsi il suo territorio poiché rappresenta “un mondo logico, razionale, funzionale e implacabile, perché è un sistema di potere.” (Riccardo Alfonso)

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Dimitte voces accipe sensum

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Tralascia la parola, cogli il senso. E’ questa la regola d’oro tra quanti ascoltano il “vociare” della politica, fatta di promesse, di bugie, di disinformazione, di provocazioni e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo tante, tantissime parole in libera uscita che è arduo dare loro un ordine, una misura, una spiegazione logica. E’ che, come nel detto latino, dobbiamo abituarci, per vederci chiaro, a capire ciò che si nasconde dietro il paravento delle parole. La recente possibilità offerta dalle ingenti risorse finanziarie sta generando famelici appetiti sotto l’ombrello di parole vendute al vento, raccolte dagli ingenui, smerciate dai furbi e dagli opportunisti delle opposte fazioni per gli usi di comodo. Se fossimo andati diritto alle riserve mentali che opportunamente nascondevano e ne avessimo colto il senso, con molta probabilità oggi saremmo più arrabbiati di prima, più offesi nei confronti di chi ha carpito la nostra buona fede, per aver fatto mercimonio delle nostre idee e principi. Possibile che da 40 anni a questa parte non siamo riusciti ad abbreviare sensibilmente gli iter processuali che possono durare anche tre lustri per darci una sentenza definitiva? Possibile che le evasioni fiscali viaggiano a un ritmo di centinaia di miliardi di euro per poi accontentarci di qualche misero successo? Possibile che continuiamo a lasciar incancrenire la questione meridionale che risente i suoi effetti negativi oramai da oltre 150 anni? E potremmo continuare a lungo su questi temi, ma a che pro? Queste cose vorremmo non più dirle ma vederle risolte. (Riccardo Alfonso)

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su ItaliaOggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalle sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Diamoci una mossa per le riforme strutturali

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Per stemperare il clima di così severa “austerità” è stata fatta circolare la possibilità di realizzare a breve una riforma fiscale che avrebbe potuto alleviare la situazione resa sempre più gravida d’incognite per via delle voci come quella delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, e dei rifiuti che tendono ad assorbire una grossa fetta dei nostri redditi che tra l’altro, nonostante la bassa inflazione, tendono a perdere potere d’acquisto in modo significativo. A questo punto sappiamo bene che l’unica arma che rimane nelle mani del contribuente è di “evadere” e sembra che lo facciano molto bene soprattutto chi non ha introiti tassabili alla fonte come gli artigiani, i commercianti, i professionisti. Un governo che come il nostro si dice votato all’interesse generale del paese e costituito da “tecnici” che, tradotto in termini “volgari”, vuol dire saperne di più sia dei politici sia dell’uomo della strada, dovrebbe rendersi conto che se la riforma del fisco richiede tempi lunghi vi è un’altra strada ben più breve e altrettanto efficace che è delle detrazioni d’imposta. Questa leva è stata già adottata all’estero da anni e funziona molto bene (pensiamo ai paesi anglosassoni ma anche alla Germania ecc.) Questi sgravi, per essere validi, devono focalizzarsi su tre direttrici: vitto, servizi, alloggio. In pratica si devono riconoscere e sostenere quelle parti che sono da considerarsi beni di prima necessità e ai quali l’accesso deve essere garantito a tutti, a prescindere dalle rispettive disponibilità economiche. Se percorressimo questa strada noi lanceremmo un forte segnale a quella fetta della società che misura l’azione governativa in rapporto alle risposte che sa dare in tempo reale e per non rendere più sentita la contrarietà di chi si è visto ridurre la pensione e lo stipendio nel giro di qualche giorno mentre per gli altri provvedimenti, promessi per indorare la pillola del sacrificio, se ne discute ancora e molti pensano che alla fine vadano a brodo di giuggiole. “La potenza scrive Honoré de Balzac non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto”. (Riccardo Alfonso)

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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Esistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. È un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare. Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. È questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi esiste nel superfluo. Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che i benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. È una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. È perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. È perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi. È perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità. Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure, i segnali ci sono e sono molto preoccupanti. In altre parole, lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età. Se spendiamo 100 per un 30/40enne dobbiamo, per la stessa malattia, utilizzarne la metà per un settantenne e giù di lì, tanto la speranza di vita, per quest’ultimo, è residua e il suo “esserci” diventa sempre più un costo senza benefici per la comunità. Lo stesso ragionamento vale per il tipo di malattie da curare che diventa trasversale alla stessa età. Esistono, infatti, patologie che ci portiamo, a volte, fin dalla nascita e che richiedono prestazioni sanitarie molto costose tanto che l’organismo erogatore cerca di sostenerle sempre meno. È questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici i non sono altro che dei vuoti a perdere. (Riccardo Alfonso)

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Non ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbassare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico oggi conosciuto come Isis è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di introdurre attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni elementi caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso, per la sua stessa natura, non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione spontanea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più clamorosi. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. È questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Il Recovery Fund non sottragga risorse alla ricerca europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il Gruppo 2003 per la ricerca ha scritto oggi una lettera al premier Giuseppe Conte, reduce dall’incontro europeo per il programma di aiuti Next Generation EU per esprimere la preoccupazione che le risorse per i necessari aiuti agli Stati colpiti dalla pandemie non vengano sottratti alla ricerca. È questo infatti che si sta prospettando: parte dei 750 miliardi sono andati a incidere sul budget del nuovo Programma quadro europeo Horizon Europe (2021-27), che dai 120 miliardi di euro prospettati all’inizio sono diventati 80 miliardi, indebolendo fortemente la capacità di finanziamento su temi strategici come il cambiamento climatico, l’energia e la stessa salute. Anche i fondi prospettati dalla Commissione per aiutare la ricerca su covid – inizialmente fissata a 9,4 miliardi di euro – è diventata dopo una serie di tagli 1,7 miliardi di euro. A fare le spese del trasferimento al fondo salva-Stati è stato anche il Consiglio europeo della ricerca (CER) unico e fondamentale ente in Europa che sostiene e finanzia la ricerca di base di qualità.“È più che mai necessario che a fronte di sforzi nazionali per allineare i sistemi della ricerca alla strategia europea, questa venga mantenuta nella sua ambizione, pena l’arretramento per i nostri centri e i nostri ricercatori – prosegue la lettera – In vista di un possibile utilizzo di parte dei fondi provenienti dall’Europa in favore di ricerca e innovazione, il Gruppo 2003 vuole ribadire la necessità di incardinare tali investimenti su un solido programma quadro teso a promuovere da un lato la ricerca e dall’altro il trasferimento tecnologico. Solo così si riuscirà a centrare l’obiettivo della ripresa economica e civile, evitando di convogliare i fondi in operazioni di assistenzialismo fini a se stesse”.“La ricerca non è una spesa, ma un investimento necessario per l’innovazione e per avere prodotti ad alto valore aggiunto”, aggiunge Silvio Garattini, a sua volta socio del Gruppo 2003. “L’investimento in ricerca permette una occupazione superiore ad altri tipi di investimenti. Per ogni miliardo/anno si realizzano 9.000 posti di lavoro”. Nella lettera, gli scienziati del Gruppo 2003 chiedono un incontro con il primo ministro per sostanziare le proprie proposte per rimettere la ricerca scientifica al centro dello sviluppo del Paese e per far sì che il presidente del consiglio possa sostenere queste istanze a livello della Commissione Europea.

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Scuola: Graduatorie provinciali supplenze

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

L’inserimento nelle nuove Graduatorie provinciali prevede la presentazione del titolo (diploma o laurea) più i 24 Crediti formativi universitari, che devono essere conseguiti entro l’ultimo giorno di presentazione delle domande: il bando non ammette deroghe, quindi alcun inserimento nelle Gps con la modalità della riserva, per coloro che acquisiranno o sono in attesa di conseguire titoli o requisiti oltre tale termine. Lo studio legale Anief ritiene questa disposizione di una rigidità estrema, che non tiene conto del periodo di lockdown imposto dal Coronavirus. Il sindacato, pertanto, ritiene che è possibile chiedere l’inserimento nelle Gps anche se i titoli richiesti non sono stati ancora conseguiti, a causa del rallentamento di corsi di studio e di esami finali per via della pandemia: presto verranno comunicate agli interessati le modalità per la presentazione dei ricorsi patrocinati dall’organizzazione sindacale autonoma.È entrata nel vivo la fase di candidatura per inserirsi nelle nuove Graduatorie provinciali per le supplenze. L’aspirante a supplenza, ricorda Orizzonte Scuola, può presentare domanda per l’inserimento nelle graduatorie di istituto, contestualmente alla domanda di inclusione nelle GPS, indicando sino a 20 istituzioni scolastiche nella medesima provincia scelta per l’inserimento nella GPS, per ciascun posto comune, classe di concorso, posto di sostegno cui ha titolo. Ogni docente potrà iscriversi alle GPS per una sola provincia ma per più classi di concorso (per tutte le classi di concorso alle quali ha accesso con il proprio titolo). Chi è già inserito nelle Graduatorie a Esaurimento (GAE) e vuole iscriversi alle GPS può scegliere una provincia diversa da quella in cui è già presente nelle GAE.

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Scuola: Alunni disabili, vanno iscritti alla nuova classe anche se le certificazioni non sono rinnovate

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Gli alunni disabili vanno inquadrati come tali anche qualora le famiglie non abbiano consegnato la nuova Diagnosi funzionale: a comunicarlo ai dirigenti scolastici è stato il ministero dell’Istruzione, con la Nota 1248 del 15 luglio 2020, con oggetto “Certificazioni di alunni con disabilità. Indicazioni per l’avvio dell’anno scolastico 2020/21”. La precisazione si è resa necessaria dopo che l’Inps ha riattivato, a seguito dell’emergenza sanitaria, le attività di visite diretta solo a partire dallo scorso 22 giugno.
“Siamo convinti che i capi d’istituto daranno seguito a quanto indicato dal ministero dell’Istruzione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma nello stesso tempo ribadiamo l’importanza di seguire con attenzione tutte le pratiche che portano all’assegnazione del corretto monte ore settimanale ad ogni alunno disabile. Purtroppo tutto questo non avviene in modo sistematico: lo dicono i i dati ufficiali dell’Istat, secondo i quali ormai circa il 10% delle famiglie con disabili si rivolge al tribunale, al fine di rendere attuabile l’assegnazione del docente di sostegno o delle ore settimanali negate ma indicate nella diagnosi funzionale scaturita dall’esame approfondito e obiettivo delle necessità pedagico-formative dell’alunno. Anche noi, come sindacato, negli ultimi anni abbiamo riscontrato un escalation di adesioni all’iniziativa gratuita “Sostegno, non un’ora di meno!”, la quale è nata proprio per contrastare le nuove segnalazioni di sostegno accertato ma negato dalla burocrazia e dal Mef”.La pandemia ha rallentato anche le procedure di rinnovo delle certificazioni degli alunni con disabilità. A proposito delle specifiche implementazioni procedurali, predisposte dall’INPS al fine di diversificarne l’iter e la trattazione, rispetto alle domande di accertamento dello stato di handicap, la normativa vigente va quindi superata: questa, infatti, prevede determinati requisiti che per l’attuazione delle domande di Legge 104/1992. In particolare, la nota 13 novembre 2019 n. 22994 ha previsto per gli alunni con disabilità, al paragrafo 9.1, che “le iscrizioni di alunni con disabilità effettuate nella modalità on line sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della certificazione rilasciata dalla A.S.L. di competenza, comprensiva della diagnosi funzionale. Sulla base di tale documentazione, la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell’Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato, in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell’A.S.L”.

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Scuola: A settembre lezioni da 40-50 minuti e orari entrata-uscita scaglionati

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

La posizione attendista del Comitato tecnico-scientifico sulla scuola, con continui rimandi in avanti sulle decisioni da prendere, sta determinando situazioni di incertezza in vista della riapertura per tutti prevista il prossimo 14 settembre. Tra le varie possibilità organizzative da adottare che stanno prendendo largo – assieme al già assodato distanziamento statico, all’individuazione e all’adattamento di nuove aule e all’individuazione di docenti aggiuntivi all’organico tradizionale – spunta quella di cambiare l’orario di inizio e fine lezioni: per evitare assembramenti potrebbero essere anticipate alle 7,30 o posticipate di 40-50 minuti rispetto all’orario canonico. Ma anche la facoltà che avranno le scuole di ridurre fino a 40 minuti l’unità oraria di lezione.Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, chiede “il mantenimento dell’orario di lezione settimanale ministeriale, senza prevedere alcuna riduzione, e sin dal primo giorno di scuola: orari scaglionati e lezioni in aule e spazi aggiuntivi, anche al di fuori delle mura scolastiche, devono quindi prevedere un adeguato numero di docenti, che va ad incrementare l’organico del personale. Servono, lo chiediamo da mesi, almeno 150-160 mila docenti e 40 mila posti in più di personale Ata, tra assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Vanno assunti in ruolo, perché la scuola ne ha estremo bisogno, a prescindere dal Covid. Questi lavoratori, inoltre, vanno nominati tutti entro il prossimo 14 settembre e non in autunno, per evitare che il ‘balletto’ delle nomine vada a precludere la continuità didattica”.Prende piede la possibilità che molte scuole a settembre ripartano con orari di ingresso e di uscita, oltre che unità orarie di lezione, differenziati. Nelle stesse linee guida ministeriali del 26 giugno scorso viene data particolare importanza agli spostamenti per raggiungere le sedi scolastiche e, dunque, alla necessità di tenere conto degli orari di ingresso e uscita da scuola, scrive Orizzonte Scuola: “Le istituzioni scolastiche – si legge – , ove interessate da un servizio di trasporto appositamente erogato per la mobilità verso la scuola, comunicano singolarmente o in forma aggregata all’Ente competente, anche per il tramite dell’Ufficio di ambito territoriale, gli orari di inizio e fine delle attività scolastiche, tenendo a riferimento costante l’esigenza che l’arrivo a scuola degli alunni possa essere differito e scaglionato in maniera da evitare assembramenti nelle aree esterne e nei deflussi verso l’interno, nel rispetto delle ordinarie mansioni di accoglienza e di vigilanza attribuite al personale ausiliario”.

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Formazione artistica, musicale e coreutica: serve un piano di rilancio

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Incontro cordiale ma interlocutorio in viale Trastevere tra i sindacati e l’amministrazione centrale, alla presenza del ministro Gaetano Manfredi, per affrontare i tanti problemi che affliggono l’Afam. Il professor Ettore Michelazzi, presidente del Consiglio Nazionale dell’Anief, ha fatto presente al Capo di gabinetto del ministero dell’Istruzione, il dottor Domenico Petrazzuoli e agli altri rappresentanti del settore, alcune problematiche tutt’ora irrisolte, a partire dalla mancanza di un accordo nazionale per la riapertura delle sedi dei Conservatori e delle Accademie in sicurezza dopo l’emergenza Covid: tra i vulnus non affrontati permane quello della presenza di molti studenti stranieri iscritti presso le nostre istituzioni e provenienti anche da zone con una situazione epidemiologica complessa, oltre alla mancanza di un piano generale preciso e puntuale rispetto alla didattica a distanza. Sull’Afam, l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, rimangono purtroppo in sospeso tutte le questioni portate sul tavolo: sia quelle dell’Anief sia quelle di tutti i sindacati. Permangono i problemi della carenza di rapporti sindacali più continuativi, i pluriennali problemi di organico, di mobilità, la carenza di fondi e la mancanza di una visione complessiva del complesso comparto. Le carenze di organico all’interno del ministero dell’Università e della Ricerca, a iniziare dalla mancanza del Segretario Generale e del Direttore Generale, uniti all’emergenza Covd-19 hanno causato oggettivamente molti ritardi; pur nella comprensione di tali difficoltà oggettive e non sempre facili da affrontare, l’Anief chiede comunque all’amministrazione e al ministero dell’Università e della Ricerca di intervenire con urgenza, fissando ulteriori incontri con le parti sindacali, anche per affrontare situazioni fino ad ora poco seguite, come gli studenti disabili all’interno del Conservatorio. Tutte le proposte Anief portate al tavolo, infine, sono state concordate con ABC nello spirito dell’accordo di collaborazione sindacale intrapreso.

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Dossier “Laghi di plastica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

In occasione della tappa nel Lazio della Goletta dei Laghi 2020, Legambiente presenta il Dossier “Laghi di plastica” con i dati delle microplastiche nei laghi, secondo i prelievi effettuati nei laghi di Bracciano, Fondi, Sabaudia e Scandarello. I risultati delle analisi sulle microplastiche nei quattro Laghi del Lazio campionati
Lago di Bracciano:Il grande lago vulcanico di Bracciano, è stato negli anni quello con il maggior numero di campagne di campionamento per analisi delle microplastiche nell’ambito di Goletta dei Laghi, e fa parte inoltre della rete del progetto LIFE Blue Lakes in Italia insieme agli altri laghi pilota Trasimeno e Garda. Nel 2019 nel lago di Bracciano sono stati prelevati 12 campioni in 10 aree del lago (2 punti con replica). La media rilevata è pari a 392.401 particelle per chilometro quadrato di superficie. Sul Lago nel 2019 è stato effettuato anche il campionamento in colonna d’acqua per stimare la presenza di microplastiche fino a 50 m di profondità: per Bracciano è stato rilevato un dato medio di 0,76 particelle per metro cubo di acqua filtrata. Già nel 2017 la media di particelle registrate è stata di 117.288 per chilometro quadrato, mentre 78.265 particelle nel 2018. Dati indicativi di come non possiamo ancora stabilire un aumento
Lago di Sabaudia: Nel lago di Sabaudia, lago costiero della cittadina sul litorale pontino e conosciuto anche come Lago di Paola, si affaccia l’intera città, tutta l’area turistico-balneare e le sue acque provengono dai Monti Lepini ed attraversano un territorio pieno di attività antropiche legate in particolar modo al settore agro-silvo-pastorale. Sul Lago di Sabaudia sono stati prelevati 4 campioni in 2 aree del lago (2 punti con replica). La media rilevata è pari a 83.437 particelle per chilometro quadrato di superficie.
Lago di Fondi: Il lago di Fondi si trova nel territorio dell’omonimo comune in provincia di Latina, con alcune parti nel comune di Monte San Biagio (LT). Sulle sue sponde insistono importanti attività agricole e l’acqua che l’alimenta proviene dalla catena dei Monti Lepini, attraversa la città di Fondi e i comuni nella piana circostante ed è convogliata nei canali di bonifica che portano al lago. Sono stati prelevati 2 campioni. La media rilevata è pari a 446.397 particelle per chilometro quadrato di superficie.
Lago Scandarello è un piccolo specchio d’acqua artificiale di montagna, creato nel 1924 per esigenze idroelettriche, e si trova ad Amatrice (RI); nel suo areale non ci sono attività antropiche d’impatto. Qui sono stati prelevati 2 campioni. La media rilevata è pari a 7.577 particelle per chilometro quadrato di superficie.
Ma se l’impatto delle microplastiche, e in generale dei rifiuti dispersi in mare, sugli organismi marini è alto e ben documentato, quello legato al trasferimento dei detriti plastici dallo stomaco dei pesci ad altri tessuti, e di conseguenza nell’essere umano, è ancora da chiarire. Come già dichiarato dalla Fao, non ci sono ad oggi evidenze scientifiche di effetti negativi legati al rischio di assunzione di specie ittiche che hanno ingerito plastica.
E’ importante, infine, che si estenda anche per laghi e fiumi, il ruolo di indicatori della qualità delle acque alle particelle di plastica (nell’ambito dei monitoraggi effettuati per la direttiva Quadro sulle Acque, 2000/60), così come già avviene per i mari grazie alla direttiva Marine Strategy del 2008. Una lacuna che deve essere necessariamente colmata, visto il crescente inquinamento da plastica e la contaminazione di tutti gli ecosistemi acquatici.

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