Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘strutturali’

Codici: serve intervento strutturale sul caro bollette

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Bene l’azione del Parlamento, ma non basta. Secondo l’Associazione Codici, la convocazione del nuovo collegio dell’Autorità per l’Energia in Commissione Attività Produttive della Camera e in Commissione dell’Industria del Senato deve essere il primo passo per affrontare, e finalmente risolvere, il gravoso problema del caro bollette.Fa bene il Governo a chiedere chiarimenti, ma l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente avrà sempre pronta una giustificazione. E la dimostrazione è già arrivata, con Arera che sostiene che la decisione arriva per far fronte ai forti aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche, che hanno raggiunto livelli record in Italia ed in Europa.
Nel settembre scorso, l’Arera aveva annunciato il congelamento dei rincari. È il secondo in pochi mesi. Quella che ad un primo sguardo sembrerebbe una buona notizia, in realtà, secondo l’Associazione Codici, è soltanto il rinvio di un problema che, con il passare del tempo, assumerà dimensioni sempre più grandi e preoccupanti, e che rischia di esplodere, con conseguenze gravi per i consumatori.Il nodo centrale della questione, secondo l’Associazione Codici, è legato agli oneri generali di sistema. Un problema che si trascina dietro da tempo degli interrogativi. Ad esempio, c’è ancora bisogno di incentivi a pioggia sulle rinnovabili? Che senso ha la messa in sicurezza del nucleare in un Paese dove le centrali nucleari sono chiuse? E poi, perché il cittadino deve sostenere i costi per garantire le agevolazioni tariffarie sulle ferrovie?Riconosciamo che ci sono anche degli oneri generali di sistema positivi, che si possono mantenere, a patto che vengano migliorati. Ci riferiamo al bonus elettrico per gli indigenti, che deve essere modificato perché è inammissibile che il 90% dei cittadini non sappiano cos’è e se ne hanno diritto. Bene anche il sostegno alla ricerca di sistema, così come la copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia e la promozione dell’efficienza energetica, fermo restando che chiama in causa le abitutidini dei cittadini.Non siamo noi a dire chi deve intervenire prima tra Governo e Autorità per l’Energia, l’importante è che la questione degli oneri generali di sistema venga affrontata e risolta una volta per tutte, perché non devono più gravare sulle famiglie italiane.

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Scorporare dal Patto di Stabilità i fondi strutturali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

movimento-5-stelleDa MoVimento 5 Stelle Europa. Movimento 5 Stelle batte austerity 1 – 0. È la prima volta che accade. Al diavolo Merkel, Katainen, Moscovici, Schäuble e tutti i sacerdoti dell’austerity. Il Parlamento europeo ha votato un paragrafo presentato dal gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle con il quale si invita la Commissione europea a scorporare dal Patto di Stabilità i fondi strutturali per gli investimenti antisismici. Questo significa che la quota di cofinanziamento dei fondi strutturali, compresi quelli per la prevenzione dei terremoti, non verranno calcolati nei disavanzi pubblici nazionali nel quadro del patto di stabilità e crescita. Abbiamo picconato l’austerity! Mentre negli ultimi 5 anni i governi italiani (Monti-Letta-Renzi) hanno sprecato ben 1,3 miliardi di euro di fondi – stanziati a seguito dei terremoti a L’Aquila e in Emilia – per mettere in sicurezza gli edifici pubblici delle aree più a rischio, il Movimento 5 Stelle riesce in un’impresa che sembrava impossibile. Adesso ci aspettiamo che la Commissione europea dia seguito alle indicazioni del Parlamento europeo. Grazie a questo voto, Regioni, Comuni e privati avranno a disposizione una leva finanziaria importante per fare prevenzione e gestione dei rischi. Questo provvedimento riguarda il terremoto, ma non solo: sono inclusi anche gli investimenti relativi al dissesto idrogeolico, frane e smottamenti. Vogliamo mettere in sicurezza l’Italia!

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Sindacato Labor: Servono politiche strutturali

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

impreseI dati Istat sul calo della produzione industriale (ad Aprile è scesa dello 0,3% rispetto a Marzo) dimostrano l’urgenza di un piano nazionale che si proponga di rilanciare gli investimenti pubblici e che affronti con serietà i temi della crescita italiana. Non è infatti sensato – dichiara il Sindacato Labor –, soprattutto nel difficile contesto storico contemporaneo, continuare a utilizzare palliativi senza prospettiva. Allo scoppio della crisi economica del 2008 – continua il Sindacato Labor – tutte le principali organizzazioni economiche e politiche hanno riconosciuto una serie di errori. Ora si stanno commettendo di nuovo e l’emanazione di ulteriori forme di svilimento del lavoro come quelle approvate dal Jobs Act ne sono una ulteriore dimostrazione. Oggi più che mai c’è bisogno di ripensare al lavoro, alle relazioni lavorative e all’idea stessa di progresso che il nostro Paese e la nostra comunità europea devono fare propria. Senza queste riflessioni – conclude il Sindacato Labor –il rischio è quello di non riuscire mai a uscire dal tunnel della crisi.

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Riforme strutturali

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Continua la “melina” governativa sulle riforme strutturali e più passano i giorni e più appaiono misure di là da venire anche se qualche aggiustamento è previsto ma come un pezza aggiunta al costume di Arlecchino. Eppure più volte, e non solo da noi che sarebbe ben poca cosa, ovviamente, è stato ribadito che questa dovrebbe essere una data storica per mettere mano a riforme da tempo lasciate languire negli angoli più nascosti della nostra casa comune. Questo perché i partiti sono ad un livello così basso di popolarità che sono pronti, per superare l’impasse esistente, a digerire di tutto. Non certo per il fatto che sono manovre “punitive” ma per il semplice motivo che lo sono contro le corporazioni, gli interessi clientelari, le lobby e non ultimi gli interessi di bottega, alias voti elettorali. In queste ore, ad esempio, si fa un gran parlare della riforma dell’istituto del lavoro e alla fine ci ritroviamo con un solo argomento, quello del licenziamento previsto dall’art.18 sulla giusta causa, che pur importante non è risolutivo in una visione globale del problema. Ci sembra invece un plateale espediente per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dell’occupazione, in specie giovanile e delle ridotte attività imprenditoriali.
Il vero punto focale è, invece, di tutt’altra natura e punta al nocciolo del problema che è quello del costo del lavoro che non è dato dai salari, che per altro in Italia sono ai minimi storici se comparati con quelli vigenti nell’U.E., ma dal carico fiscale, previdenziale ed assistenziale esistente. Ciò, tra l’altro, provoca un incremento del lavoro in nero e ciò significa meno introiti previdenziali, assistenziali e fiscali. Non solo. Ma se dividiamo la classe lavoratrice tra coloro che hanno il prelievo alla fonte e gli altri no ci ritroviamo con chi paga automaticamente e chi può giocare al ribasso. Ed è questa la prima anomalia. La seconda è data dall’incapacità di far fruttare al meglio i prelievi previdenziali e assistenziali aggiungendovi, ad esempio, la componente “risparmio” per trasformare quello che si può definire fondo pensioni in un fondo sicurezza. E ci spieghiamo. Passare ad esempio dall’idea di un versamento previdenziale ad uno “assicurativo” con un prelievo che possa prevedere a partire dai dieci anni di contributi ad una rendita pari al 20% del salario medio percepito e della durata di 25 anni. Il vantaggio sarebbe anche quello di abbattere le barriere dell’età pensionabile attraverso un sistema di impieghi lavorativi adattabili all’età: come dire si può essere un giocatore di calcio professionista ma a 35 anni si vedrà costretto ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo sentirsi un “pensionato”. Si cercherà semplicemente un altro lavoro più idoneo alla sua età. Cosi dovremmo interpretare la mobilità del lavoro e non è detto che nell’ambito dei lavoro di una grande azienda o alle sue collegate non vi siano opportunità di funzioni così dette sedentarie per assicurarne i passaggi. E questo è solo un aspetto trattato in un corposo progetto elaborato dai Centri studi della Fidest. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Riforme strutturali globali

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

La domanda che in primis ci poniamo è se il sistema capitalistico, nato con l’avvento della produzione industriale del XVI secolo, è oggi giunto al suo capolinea, oppure è in grado di reggere al meglio le sfide della nostra contemporaneità. A mio avviso Il capitalismo, a tutt’oggi, ha solo dimostrato d’avere una forte capacità di sopravvivenza attraverso l’adozione di accorgimenti tattici e tecniche camaleontiche per celare sotto una cortina fumogena i suoi insuccessi. Il primo serio colpo alla sua credibilità è stato inferto da Marx nel XIX secolo, ma non si è riusciti ad esserne conseguenti nella fattispecie pratica. Lo stesso tentativo marxista-leninista del 1917, dopo un settantennio di tensioni, di false partenze, di eccessive attese, di gravi errori ideologici ed economici si è spento, alla fine, nel nulla. Eppure esiste un’alternativa valida, a ben considerarla, se noi usciamo dalla logica degli interessi corporativi ed anche, se non soprattutto, dal diverso approccio culturale in cui non ci siamo riconosciuti. Tanto per cominciare possiamo dire che abbiamo perso la visione del nostro essere e del nostro divenire. Abbiamo alzato il tiro sul diritto alla vita, ma abbiamo, al tempo stesso, negato l’altro fondamentale e conseguente diritto a vivere. Due condizioni che non possono essere distinte tra loro poiché, come sta purtroppo accadendo, noi esaltiamo la natalità e poi permettiamo che milioni di bambini muoiano ogni anno di fame e per mancanza di assistenza sanitaria. Abbiamo, in sostanza, provocato una selezione della specie attribuendo a pochi privilegiati l’avere senza essere e agli altri, la stragrande maggioranza, l’essere senza avere. E vi abbiamo aggiunto una vergognosa e sadica cultura della sofferenza, della rassegnazione, della rinuncia come se da esse provenisse la salvezza di là della vita e con una logica che suona in questo modo: sulla terra vi sono i ricchi e i poveri. I primi stanno bene ora ma soffriranno dopo morti. I secondi soffrono da vivi ma si riscatteranno da morti. In tal modo diamo una continuità tra i due eventi e ciò rappresenta il massimo dell’ipocrisia e dell’inganno. Sono invece due momenti distinti e si maturano in realtà diverse. In ognuna di esse l’essere umano deve vivere per ciò che è e non per ciò che ha in termini di possesso e di ricchezza, in specie se a spese degli altri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il commissariamento dell’Italia da parte dell’Fmi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2011

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Image by Landahlauts via Flickr

E’ la prima volta nella storia per un paese del G8, dimostra senza appello il fallimento della politica economica del governo italiano e lascia un’ipoteca pesantissima sui prossimi anni e sul modo con cui l’Italia potrà uscire dalla crisi. Ma il risultato di Cannes non è solo un fallimento per l’Italia, ma anche un de profundis per l’area Euro, incapace di salvare da sola i propri Paesi membri. Di fronte allo psicodramma greco e poi italiano, il G20 ha dimostrato la sua incapacità a promuovere un coordinamento economico e finanziario internazionale che ci faccia emergere fuori dalla crisi affrontando le sue cause strutturali. Ancora una volta tutti ritornano al Fondo monetario, istituzione responsabile di aver promosso un sistema finanziario internazionale fuori controllo e a vantaggio solo di pochi paesi e poche elite. “E’ giunto il momento di ammettere che molto probabilmente vivremo un aggiustamento strutturale come quelli che il Fondo ha imposto al Sud del mondo per decenni”, ha dichiarato a Cannes Antonio Tricarico della CRBM, “Le responsabilità non sono solo a Washington, ma anche a Bruxelles e Berlino. Dopo tante azioni di solidarietà internazionale, forse oggi c’è bisogno che la società civile italiana inizi a ragionare su campagne per la cancellazione del nostro debito, promuovendo un auditing pubblica e identificando chi è stato responsabile della sua creazione e se ogni sua componente è legittima o meno” ha concluso Tricarico.

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Da che parte vogliamo stare?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2011

Ciò che sta accadendo in queste ore sa del comico, se non si trattasse di vicende terribilmente serie, con una finanziaria che scompare e riappare diversa ben quattro volte e tuttora non è detta l’ultima, ma in tutto questo andirivieni ogni cosa ruota intorno alle misure fiscali e alla contrazione delle spese sociali e mai riguardo le riforme strutturali. Ciò non significa, ovviamente, ridurre il carico assistenziale e previdenziale della mano pubblica o essere meno garantisti sul fronte dei diritti dei lavoratori, sulla giustizia e sulla minore rappresentatività delle amministrazioni centrali e locali. Significa, semplicemente, che dobbiamo mettere ordine ai nostri conti e cercare di tagliare i rami secchi che in un periodo di vacche grasse avremmo potuto tollerare ma che ora diventano un peso eccessivo. E le riforme si fanno sull’intera filiera e non a pizzichi e bocconi. Pensiamo alla previdenza. Un nostro progetto già anni fa era stato accolto con favore ma con una sola riserva: i tempi non erano maturi. Tradotto dal politichese voleva e vuole significare che la politica non lo gradiva e non lo gradisce perché tutte le riforme che tendono a mettere ordine nel sistema sono invise in quanto si riduce la possibilità da parte di coloro che vi beneficiano impropriamente di trarne lucro personale, sia pure a scapito di altri. Se ci limitiamo, in questa sede, a parlare solo del ramo previdenziale la nostra “rivoluzione” partiva dal presupposto che non si può prescindere dal lavoro e la sua continuità è vitale per ciascuno di noi. La disoccupazione, il sotto impiego, la cassa integrazione, il precariato e il lavoro in nero, sono tutte forme “traumatiche” che vanno ovviate. Da qui l’idea di superare l’idea stessa che vi sia un tempo per il lavoro ed uno per la pensione. Partiamo invece non più da una regola previdenziale e passiamo a quella assicurativa. Se lavoriamo per dieci anni e al termine ci ritroviamo con una rendita pari al 20% della retribuzione media percepita durante tale periodo e che potremmo raddoppiare nel decennio successivo a aggiungervi altri 20% in quelli ulteriori, alla fine e durante tali passaggi potremmo garantirci una tutela economica se il percorso dovesse avere qualche intoppo. Probabilmente per raggiungere questa meta dovremmo avere un’aliquota mensile previdenziale più alta dell’attuale, ma la compensazione potrebbe essere accettata poiché noi parliamo di assicurazione fatta di un mix dove la voce risparmio si ingloba al suo interno. D’altra parte cosa rappresenta per tutti noi la voce risparmio?: la possibilità di assicurarsi un avvenire affrancato da eventuali imprevisti che possono essere lavorativi come di salute per sé e i propri familiari. Così avere la certezza che già dopo dieci anni di lavoro si è titolari di una rendita del 20% del proprio stipendio non è certo la panacea ma un buon inizio per non guardare il futuro senza un soldo in tasca. E dopo 20 anni diventa meglio e via di questo passo. Ma vi è anche un altro aspetto che va considerato: sparisce l’idea che vi sia uno sbarramento, raggiunta una certa età. Si può lavorare e cambiare lavoro per adattarlo alle mutate condizioni fisiche. E’ come un giocatore professionista che appende gli scarpini al chiodo a 35 anni ma non è detto che si consideri un pensionato. Tutt’altro. Farà qualcosa d’altro. E se poi scegliamo una fascia di lavori sedentari che potranno essere assegnati solo agli over sessantenni la filiera si completa. Sembra l’uovo di Colombo ma… ci arriveremo prima o poi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lavoro nero e dichiarazioni fiscali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

Forse si è trovato un nuovo modo per far emergere il lavoro nero, o un invito ai lavoratori a denunciarlo? Non crediamo data l’estensione del fenomeno, una vera e propria piaga in particolare nel Mezzogiorno, ma diffuso in ogni ambito lavorativo del Paese e di difficile soluzione se non si adotteranno con urgenza misure strutturali in materia di occupazione. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, commentando la sentenza n. 9867/2011 della Corte di Cassazione. Secondo la sezione tributaria della Suprema Corte, infatti, con la decisione in questione, il lavoratore che percepisce lo stipendio in nero, ha l’onere comunque di dichiarare al fisco il reddito ricevuto, e quindi il comportamento illegittimo del datore di lavoro/sostituto d’imposta non assorbe e annulla gli obblighi del lavoratore. Il caso di cui si occupa la cassazione era stato avviato a seguito di un avviso di accertamento Irpef dell’Agenzia delle Entrate, attraverso la quale l’ente statale aveva richiesto il pagamento delle tasse relative ai redditi erogati e non dichiarati da una società. In particolare, gli stipendi in nero erano stati provati a seguito del reperimento in occasione di una verifica fiscale nei confronti della società datrice di lavoro delle ricevute rilasciate dal lavoratore. Le commissioni tributarie provinciali e regionali avevano accolto i ricorsi del contribuente – lavoratore, che si era opposto al prelievo, poiché non risultava un accordo per non dichiarare il reddito ed in virtù della manifesta buona fede con cui aveva agito il contribuente ritenendo di non dover presentare la dichiarazione per redditi derivanti dall’unico rapporto di lavoro. I giudici del Palazzaccio, al contrario, hanno accolto la linea difensiva dell’Agenzia della Entrate, secondo cui in presenza di pagamenti in nero, sussiste comunque l’obbligo del lavoratore di dichiarare al fisco i pagamenti.

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Le riforme strutturali in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Da decenni, oramai, questa parola “magica” che si annette alle riforme accompagnata dal termine aggiunto di “strutturale” sta diventando un tutt’uno nel nostro codice genetico. Per essa si fanno compiere sacrifici che alla prova dei fatti restano tali senza che delle riforme strutturali si veda in realtà nemmeno l’ombra. Ora l’attuale Governo ha ripreso il termine per aprire una nuova stagione di dibattiti tra le forze politiche e sociali del Paese. Diventerà un’altra cortina fumogena per far pagare a chi ha poco tanto e poco a chi ha tanto. E’ questo quanto emerge dall’esperienza dei fatti sin qui verificatesi. Sarebbe, invece, il momento per dare consistenza a questo richiamo alle riforme strutturali affrontandole con coraggio e senza lasciarsi prendere la mano dalle spinte partigiane dei lobbisti. Vogliamo veramente la riforma del welfare? Bene! Aboliamo le pensioni. Ciò non significa, ovviamente, non pagarle, ma più semplicemente, lasciare aperto il mercato del lavoro senza condizionarlo da scadenze fisse legate all’anagrafe più che all’età biologica. Nessuno si è chiesto in Italia perché è nato l’istituto della pensione d’anzianità? La verità è che essa è scaturita dalla “stanchezza” del lavoratore nell’essere intrappolato in un sistema lavorativo dal quale si sentiva oppresso o meglio prigioniero. Come sarebbe stato possibile ad un cinquantenne o un sessantenne dire: cambio lavoro. La prospettiva sarebbe stata quella della disoccupazione. Chi avrebbe assunto un “vecchio” cinquantenne? Se noi individuassimo nuove forme di lavoro adatte per una certa età, e da effettuare a richiesta in part-time, ci troveremmo a impiegare di nuovo una unità che per molti versi resta efficiente e capace di disporre risorse preziose. Questo è, ovviamente, solo il titolo di un tema che gli esperti potrebbero sviluppare a loro piacimento e trovarvi indubbi elementi d’interesse e preziose indicazioni per una vera ed efficace riforma strutturale del settore.

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Commissario europeo Johannes Hahn in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Roma 1 luglio 2010 il Commissario europeo Johannes Hahn sarà per la sua prima visita ufficiale in Italia, in qualità di responsabile della Politica regionale. Il programma prevede una serie di incontri con le autorità nazionali e regionali. La sua visita si inserisce nel più ampio dibattito in merito alla politica regionale dell’Unione europea e al suo futuro. I colloqui si focalizzeranno altresì sull’utilità di questo strumento come risposta all’attuale crisi economica. Saranno infine discusse le procedure di attuazione e amministrazione dei fondi strutturali, in particolare in Italia.
In mattinata il Commissario sarà ricevuto dal Ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, per poi incontrare il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi. Nel pomeriggio, il programma continuerà con un’audizione dinanzi alle Commissioni congiunte Affari europei e Affari regionali della Camera e Commissioni Esteri e Affari europei del Senato. Il Commissario avrà in seguito un incontro con il Ministro dell’Economia e Finanze Giulio Tremonti. La visita terminerà con il colloquio con la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini.

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Ariccia Verifiche strutturali del ponte

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Ariccia (Roma) Lo scorso 10 giugno 2010 l’Anas, il Comune di Ariccia ed il Ministero delle Infrastrutture hanno firmato congiuntamente l’accordo con il quale l’Anas si impegna, a partire dal mese di agosto 2010 e per la durata di 150 giorni, ad effettuare tutte le prove sui materiali costituenti i 3 Ponti. “L’Accordo Anas-Comune di Ariccia-Ministero delle Infrastrutture – afferma il Sindaco Emilio Cianfanelli – è un importante passo in avanti per la sicurezza della viabilità e la manutenzione di opere infrastrutturali strategiche della nostra Città. Queste verifiche sono fondamentali e ci permetteranno di sapere con estrema precisione lo stato di salute di una struttura complessa che ha avuto 3 fasi di costruzione e che da più di 40 anni non riceve alcuna manutenzione. Con grande impegno e responsabilità stiamo lavorando per tutelare i cittadini ed il nostro patrimonio pubblico”. A seguito di queste verifiche l’Anas comunicherà al Comune di Ariccia e al Ministero delle Infrastrutture i risultati delle indagini e l’indicazione della capacità di portata dei Ponti. L’Anas invierà inoltre l’indicazione degli interventi manutentivi necessari ed i relativi costi per il ripristino definitivo delle strutture. A seguito delle indicazioni dell’Anas, il Comune di Ariccia provvederà a revisionare la circolazione veicolare sui viadotti. Effettuerà inoltre uno studio sismico su tutte le strutture. Al termine delle verifiche strutturali di tutti e tre i viadotti verrà individuata la stazione appaltante ed i finanziamenti necessari agli eventuali lavori di ripristino e messa a norma dei tre ponti. Per il trasporto locale, inoltre, si sta lavorando per ottenere un incremento del servizio sostitutivo di collegamento con Albano e Genzano mediante navette Cotral. (Daniele Ricca) (sindaco ariccia)

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Finanziaria senza riforme strutturali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

«Una manovra insufficiente e inadeguata», secondo il Sindacato dei Medici Italiani (Smi), quella proposta dal Governo, che rischia di essere solo un’operazione dettata dall’emergenza e dalle pressioni internazionali senza riforme strutturali. È il giudizio di Salvo Calì, segretario generale dello Smi che sottolinea come, «mentre in Europa si discute di innalzare l’età pensionabile e di ridurre gli sprechi nell’amministrazione pubblica, in Italia si prevedono solo interventi tampone che, oltretutto, danneggiano i cittadini e mortificano i medici e il Ssn». E aggiunge: «Se non si risolve il nodo dell’invecchiamento della popolazione e la mutata domanda di salute e la conseguente e necessaria riorganizzazione delle cure primarie e dei servizi sanitari, non si arriverà mai a un vero risparmio nella spesa». Secondo Calì, non tutto ciò che si sta facendo è sbagliato, «ma manca una logica complessiva e latitano proposte di portata strutturale come l’innalzamento dell’età pensionabile, la modernizzazione e riorganizzazione del Ssn, una serrata lotta all’evasione fiscale, la riduzione della pressione tributaria e un taglio netto agli organismi ed enti pubblici inutili. Se non si aprirà un confronto con i medici non mancheremo di avviare una forte mobilitazione» avverte il segretario generale Smi».(fonte doctor news)

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Le nozze con i fichi secchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

Quante volte siamo colpiti da quegli scenari spettacolari che ci propinano politici ed i media e sui quali legittimamente ci soffermiamo e ci compiacciamo, ma che in realtà non sono altro che una pura illusione, una sorta di miraggio anche perché non sono accompagnati dalla disponibilità di mezzi e risorse adeguate. Sullo sfondo predomina la concezione troppo liberista che si ispira a politiche tipiche dei paesi più forti che non hanno certo la vocazione a produrre scelte ed insieme l’obiettivo prioritario nei diversi campi, settori e territori, essendo un fatto certo e non controvertibile che quando tali divari non sono quelli come dire? ordinari ed accettabili, tra realtà sostanzialmente simili ed omogenee, ma hanno acquisito e presentano caratteristiche strutturali che incidono sui meccanismi stessi di funzionamento delle economie e delle regioni e delle nazioni relativamente più povere e più deboli del mondo, essi sono destinati al fallimento in partenza. E questo, sin dall’inizio, lo sanno gli stessi sostenitori dei supposti cambiamenti ed in ciò è palese la loro malafede. D’altra parte non esiste lo spontaneismo delle scelte, la mano invisibile del mercato concorrenziale, che riesce a porvi automaticamente rimedio, ma mancano atti e progetti e programmi organici e determinati, in cui ad oggi fanno difetto tracce di operabilità costruttiva che possa incoraggiarci in tal senso. Su questi aspetti vale soffermarci anche in ambiti scolastici sia per il governo interno delle risorse che una scuola può disporre sia in un rapporto sempre più ampio che parta dalle realtà locali a quelle di natura regionale ed internazionale. Pensiamo alla circolazione delle merci e delle persone in Europa. Se ne fa un gran parlare, si mettono in cantiere grandi progetti come quello del ponte sullo stretto di Messina, ma ci siamo mai chiesti quali sono in effetti le vere priorità se non una rete autostradale e ferroviaria a grande velocità che sappia collegare la Sicilia con il nord Europa e ciò diventerebbe di gran lunga la realizzazione più percorribile di quanto non lo sia il semplice ponte che ben poco potrebbe fare per migliorare l’attuale divario esistente nei sistemi di trasporto terrestre.

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Belle Arti di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

I senatori del Pd  Gasbarri, Finocchiaro, Zanda, Rusconi, Garavaglia, Ceruti al Ministro Bondi  interrogano il ministro Bondi per chiedergli: “Cosa pensa della proposta del Presidente Romiti di riscrivere le regole della governance dell’Accademia delle Belle Arti, ora affidata a due strutture parallele totalmente indipendenti l’una dall’altra, per  concentrare ruoli e poteri su un solo soggetto, che potrebbe essere il Presidente? ” Lo chiedono con una interrogazione al Ministro per i Beni e le attività culturali, i senatori del Pd Mario Gasbarri, Anna Finocchiaro, Luigi Zanda, Antonio Rusconi, Mariapia Garavaglia e Mauro Ceruti. “Nelle pagine della cronaca di Roma del ‘Corriere della Sera’ – affermano i parlamentari del Pd – sono stati pubblicati diversi articoli sul malfunzionamento dell’Accademia, sulla volontà di un commissariamento immediato della Direzione didattica, affidata a Gerardo Lo Russo, e del Consiglio accademico”.  “Secondo l’organo di stampa, il Presidente dell’Accademia di Belle arti di Roma, Cesare Romiti, avrebbe avanzato la proposta di sottoporre l’intera problematica ad una commissione di esperti per riscrivere le regole della governance. E non si comprende perché sottolineano gli interroganti –  a pochi anni dall’introduzione dell’autonomia statutaria delle Accademie si debbano rivedere le regole di questo sistema. Tanto più se poi il nuovo assetto di governance prevede la concentrazione di ruoli e i poteri nuovamente su un solo soggetto, che oltretutto potrebbe essere il Presidente e non il Direttore, come da tradizione”. “E’ evidente che non è stata compresa bene la ratio del decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003,  mirata ad evitare l’accentramento del potere su un solo soggetto e sviluppare un piano di controllo reciproco fra gli organi”. Per tali ragioni gli interroganti chiedono a Bondi “se è vera la proposta di commissariare la Direzione didattica ed il Consiglio didattico;  quale sia l’opinione del Ministro in indirizzo in merito alla proposta che il Presidente Romiti avrebbe avanzato in contrasto con  l’equilibrio previsto ed auspicato da legislatore attraverso la distribuzione di ruoli e di poteri, prima  concentrati su una sola persona”. E ancora “quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di portare a termine la tanto sospirata riforma iniziata ben dieci anni fa considerato l’importanza del ruolo svolto nel nostro Paese dalle Accademie e dai Conservatori”.  Infine chiedono: “quali iniziative intenda altresì adottare al più presto per restituire alla Accademia di Belle Arti di Roma quel prestigio e quell’autorevolezza che le competono, da troppo tempo appannate a causa di gravi problemi logistici e strutturali”.

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Le iniziative della Provincia contro la disoccupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2009

Roma, “Seppure le buone intenzioni dell’assessore sono apprezzabili, purtroppo si tratta di una goccia nell’oceano.” Il responsabile dell’ IdD per il Lazio Vittorio Marinelli commenta così l’iniziativa, annunciata dall’assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Roma Massimiliano Smeriglio,  di stanziare 16 milioni di euro in favore di tirocini e apprendistato. “I problemi di questa crisi piuttosto che ciclici sono strutturali e quindi di una complessità tale da non poter essere risolti a livello provinciale.” Marinelli prosegue auspicando che il G20 e il G8 siano capaci di prospettare soluzioni a livello globale esattamente contrarie rispetto a quelle propugnate dal nostro Presidente del Consiglio. ” ‘Lavorare tutti, lavorare meno ‘ – aggiunge –  non è solo uno slogan ma l’unica ricetta economica, peraltro già ampiamente anticipata da oltre un decennio dagli analisti più attenti quali, ad esempio, Jeremy Rifkin in un’opera fondamentale dal profetico titolo ‘ La fine del lavoro ‘. Ciò detto – conclude il responsabile del movimento guidato da Antonello De Pierro – i progetti dell’Assessore sono molto ambiziosi dal momento che dovranno fare i conti  con il sistema delle famiglie e delle raccomandazioni, considerato lo strumento di collocamento ordinario degli Italiani.”

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