Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 16 maggio 2021

La Ferita di JR diventa un volume da collezione

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Lunedì 17 maggio alle ore 18.30 la pubblicazione sarà presentata al pubblico da JR e Arturo Galansino in uno speciale evento live sul profilo Instagram di Palazzo Strozzi. “Siamo orgogliosi che La Ferita si completi con un progetto editoriale così speciale. Abbiamo curato ogni dettaglio di questo volume, e ci siamo misurati con una dimensione narrativa originale e nuova – dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi – Fin dal suo svelamento La Ferita ha rappresentato una grandiosa forma di ispirazione per i cittadini di Firenze e per tutto il mondo. Con questo libro abbiamo voluto sviluppare ulteriormente la sua forza con l’obiettivo di sviluppare nuove connessioni tra la parola e l’immagine”. Il volume sarà in vendita presso la Bottega Strozzi a partire da lunedì 17 maggio La ferita/The Wound a cura di Arturo Galansino cartonato ricoperto 30 x 30 cm, pp. 48, con 30 ill. a col. isbn 978-88-297-1194-9 Euro 29,00 Il progetto La Ferita è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi e Andy Bianchedi in memoria di Hillary Merkus Recordati. Sostenitori Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione CR Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi, Intesa Sanpaolo. Con il patrocinio dell’Institut français Firenze. Si ringrazia Galleria Continua per la collaborazione al progetto.

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Filiera italiana dell’idrogeno

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

E’ in rapido sviluppo e, se supportata adeguatamente, può avere un impatto decisivo sia per la transizione energetica che per la competitività economica del Paese. Questo il messaggio chiave che H2IT – Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, ha voluto inviare alle istituzioni in occasione dell’audizione della Commissione Attività Produttive, commercio, turismo della Camera dei Deputati in merito alla proposta sul “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR).Per la seconda volta dopo l’intervento dello scorso 2 febbraio, l’Associazione – che ha recentemente tagliato il traguardo dei 70 soci, quasi triplicati dal 2019 a oggi – è stata chiamata a intervenire in Parlamento su un tema di importanza strategica per l’economia nazionale. Durante l’audizione, il Presidente di H2IT, Alberto Dossi, ha sottolineato il cambiamento di prospettiva che l’Unione Europea ha impresso negli ultimi anni sul fronte della decarbonizzazione e della transizione ecologica e le grandi opportunità che ne derivano. In questa cornice l’idrogeno rappresenta il vettore chiave per raggiungere gli obiettivi posti; una strada già tracciata, che l’Italia deve avere il coraggio di perseguire. Infatti, il settore idrogeno è complesso e necessita di un piano strategico chiaro, di ampio respiro e che non subisca battute d’arresto o inversioni di marcia, ma che proceda gradualmente con azioni sul breve, medio e lungo periodo, soprattutto per quanto riguarda il ruolo futuro dell’idrogeno verde. Non farlo causerebbe rischiosi rallentamenti o deviazioni che potrebbero escludere l’Italia dalle principali iniziative europee e internazionali.Ci sono comunque segnali positivi, che arrivano proprio dal PNRR. Gli investimenti previsti al suo interno mirano ad avviare la graduale decarbonizzazione dell’industria pesante, a sviluppare una rete di stazioni di rifornimento sui corridoi strategici, a supportare lo sviluppo di hydrogen valleys, ad incentivare la produzione di idrogeno verde e a potenziare la ricerca. Come ricordato da Dossi, l’Italia è inoltre impegnata nella partecipazione ai grandi progetti di comune interesse europeo sull’idrogeno che porteranno una spinta all’innovazione e alla costruzione di una filiera industriale strategica europea.Il percorso però, come ribadito nel suo intervento dal Vicepresidente di H2IT Luigi Crema, deve essere caratterizzato da azioni strategiche. Riprendendo i concetti emersi dal report “Strumenti di supporto al settore idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”, presentato da H2IT a inizio anno, Crema ha evidenziato gli elementi fondamentali su cui il Paese deve concentrarsi. Occorre accelerare la transizione verso l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili; supportare progetti nazionali di grande scala, che sfruttino le competenze delle aziende italiane per competere poi a livello internazionale; costruire una rete infrastrutturale per la logistica e il trasporto dell’idrogeno, con un occhio di riguardo alle tematiche della distribuzione e dello stoccaggio; sviluppare infrastrutture per la mobilità a idrogeno, oggi quasi inesistenti (come le stazioni di servizio); incentivare la ricerca e lo sviluppo per generare ricavi e nuovi posti di lavoro. Le barriere che ostacolano la crescita della filiera non devono demotivare ma stimolare il sistema Paese ad adottare un approccio strategico per non perdere il treno dell’evoluzione energetica e tecnologica. Oltre al dialogo con la politica, H2IT proseguirà il proprio impegno continuando con i tavoli di lavoro specifici e tecnici per analizzare gli ostacoli allo sviluppo del settore e supportando con iniziative mirate le PMI e le start-up in questa fase di apertura del mercato.

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Vaccini Lazio: ricorso al Tar contro il CTS, a rischio il piano Figliuolo in tutta Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Dopo l’incontro con i legali legali Nicola Elmi e Vincenzina Salvatori i cittadini del Lazio hanno le idee chiare. Il 15 maggio sarà presentato il ricorso al Tar di Roma, competente per tutta Italia, che impugna la circolare del CTS recepita dalla Regione Lazio. Il piano Figliuolo, che non è suffragato da nessuna evidenza scientifica ma dalla smania di mostrare una falsa efficienza, rischia di naufragare sul nascere. Centinaia di adesioni al ricorso che crescono di ora in ora.«I cittadini del Lazio hanno detto un NO forte e chiaro – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – nella riunione con i legali, carte alla mano, si sono analizzati tutti i documenti ufficiali e in nessuno di essi si evince un’evidenza scientifica che giustifica la dilatazione dei tempi di somministrazione della seconda dose di vaccino. Una decisione tutta politica che impatterà sulla salute di milioni di persone.» «Gli enti regolatori e la stessa Pfizer mai asseriscono quanto strombazzati in TV a reti unificate. E a parlare sono i documenti ufficiali – prosegue il sindacalista – non subiremo un enorme esperimento empirico di massa al solo fine di far fare bella figura al Generale, che aveva promesso i 500mila vaccini al giorno ma che in realtà non è ancora riuscito a garantire neanche quelli, se non per pochi giorni del mese di maggio.»

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Codici: i miliardi bruciati da Alitalia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

A volte i numeri valgono più di molte parole. È il caso, secondo l’associazione Codici, di quelli di Alitalia, snocciolati in un report di Mediobanca, che ha calcolato quanti soldi pubblici ha ricevuto la compagnia aerea dallo Stato.“Il bilancio è catastrofico – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, parliamo di un pozzo senza fondo, di una situazione peggiore di qualsiasi fallimento. Nel decreto Rilancio di maggio erano stati stanziati 3 miliardi per la costituzione della newco Ita. Soldi bruciati nell’arco di un solo anno, con la spesa totale sostenuta dallo Stato italiano in 47 anni che raggiunge la cifra allucinante di circa 13 miliardi. Uno scandalo, che in un momento come questo caso assume i contorni dell’affronto per un Paese ridotto in ginocchio dall’emergenza Covid19. Adesso dovrebbero essere stanziati circa 100 milioni per garantire l’operatività di Alitalia mentre le negoziazioni con l’Europa per la nascita di Ita vanno avanti. Se la paragoniamo ai numeri del passato, anche recente, è una cifra che sembra una paghetta settimanale. È arrivato il momento di tirare una linea. Non è possibile continuare a mettere le mani nelle tasche degli italiani per tenere in piedi la compagnia aerea”.

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Sostenibilità in azienda e gestione sostenibile delle persone

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Cresce l’attenzione alla sostenibilità da parte delle aziende italiane, che la pongono sempre più al centro anche delle proprie organizzazioni e politiche di gestione del personale e retributive. Questo quanto rileva l’indagine di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, che è stata presentata durante l’evento “Sostenibilità e persone: cosa stanno facendo le aziende italiane” in cui sono intervenute Eolo e Schneider Electric Italia, portando la propria esperienza e testimonianza di come il tema della sostenibilità sia percepito all’interno delle loro organizzazioni. 200 le aziende coinvolte nell’indagine di ODM Consulting, attraverso interviste a 117 responsabili nella funzione HR (HR Director, HR Manager e ruoli con potere decisionale e di spesa) e 83 imprenditori e amministratori delegati ai quali è stato innanzitutto chiesto quanto è attiva la propria azienda sul fronte della sostenibilità.Il 64,5% del campione si è dichiarato interessato al tema o in fase iniziale dell’implementazione di politiche o progetti di sostenibilità, mentre il 29% delle imprese è già attivo o ha conseguito una delle due certificazioni più diffuse: ISO 14-001 e B-Corp. Di queste aziende, il 41,4% si trova a Nord Ovest e il 58,6% è una multinazionale e tutte hanno definito al proprio interno chi si occupa della sostenibilità: il 27% ha istituito un ruolo ad hoc, il 32% lo fa ricadere nei compiti della CSR, il 39,7% sui ruoli di governance.Solo il 6,5% del campione, in gran parte piccole imprese, si dichiara ancora inattivo o non interessato alla tematica e fra queste quasi un quarto la ritiene una moda passeggera.Secondo l’indagine, la dimensione aziendale maggiormente ricollegata alla sostenibilità è l’efficacia e l’efficienza organizzativa (indicata dal 65% degli intervistati), seguita da attenzione ad ambiente e sviluppo dell’economia circolare (55%), equità e gestione della diversità (46%) ed empowerment e sviluppo delle persone (34%).La principale differenza tra i tre cluster di aziende (non attive, interessate, attive o certificate) sta nella priorità che danno alle azioni identificate come idonee a rendere un’organizzazione sostenibile. Le aziende che non prendono in considerazione la sostenibilità si concentrano prima su cultura e valori aziendali (indicata dal 46,2% del cluster), poi sull’implementazione di nuovi modelli organizzativi “agili” (38,5%) e infine su progetti di riduzione degli sprechi (30,8%). Anche gli altri due cluster di imprese condividono questa classifica, ma la massima priorità è proprio sulla riduzione degli sprechi, con un’attenzione particolare all’aspetto ecologico-ambientale (indicata come prioritaria dal 45% delle aziende interessate al tema sostenibilità e da ben il 46,6% delle imprese già attive).

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Le migrazioni e i cambiamenti sociali nell’Italia dell’età del Bronzo svelati dall’analisi del DNA antico

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Un nuovo studio pubblicato dall’Institute of Genomics di Tartu (Estonia) sulla rivista Current Biology ha rivelato nuovi aspetti della storia genetica delle popolazioni umane della Penisola Italiana durante la transizione dall’età del Rame all’età del Bronzo circa 5.000 anni fa. L’analisi genomica di campioni antichi ha permesso ai ricercatori appartenenti ad istituzioni in Estonia, Italia e Regno Unito di datare a 3.600 anni fa l’arrivo in Italia centrale di una componente genetica associata ai gruppi nomadi delle steppe. Questa transizione sarebbe associata a cambiamenti nella tipologia delle sepolture e nella struttura sociale.Negli ultimi anni la storia genetica delle popolazioni antiche è stata studiata in maniera estesa in particolare in relazione ai movimenti avvenuti in Eurasia. Nonostante ciò, le dinamiche e le trasformazioni della transizione dal Calcolitico all’età del Bronzo avvenuta circa 5.000 anni fa in Italia risultavano ancora inesplorate. Per questo motivo i ricercatori dell’Institute of Genomics (Università di Tartu, Estonia), in collaborazione con università in Italia e nel Regno Unito, hanno analizzato resti umani risalenti all’età del Rame e del Bronzo in Italia, sequenziandone il genoma. “In questo studio abbiamo estratto il DNA antico di 50 individui selezionati da quattro siti archeologici presenti in Italia centrale e del nord-est datati tra l’età del Rame e l’età del Bronzo. Siamo stati in grado di generare per la prima volta dati genetici da campioni italiani dell’età del Bronzo tramite un approccio di sequenziamento genomico ed abbiamo osservato l’arrivo nella Penisola di una componente genetica proveniente dalle steppe. Questa componente, già ampiamente conosciuta in Eurasia occidentale in individui dell’età del Bronzo ed originaria delle steppe a nord posizionate tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è stata rinvenuta anche in Italia, suggerendo dinamiche comuni a quelle di altre aree del continente” ha detto Tina Saupe, prima autrice della pubblicazione. “Per le analisi genetiche abbiamo confrontato i nuovi genomi con campioni della Penisola Italiana, della Sicilia e della Sardegna risalenti ad un arco temporale che va dal Neolitico all’età del Ferro, così da avere una idea più precisa dei cambiamenti genetici avvenuti in questi periodi” ha aggiunto Francesco Montinaro, co-autore dello studio e ricercatore all’Università di Bari. I ricercatori hanno messo in evidenza come i campioni del Neolitico e dell’età del Rame della Penisola italiana siano più simili ai primi agricoltori in Europa Orientale e in Anatolia che agli agricoltori presenti in Europa occidentale: un risultato che suggerisce la possibilità di ulteriori differenze genetiche presenti nella componente neolitica Europea. “Grazie alla distribuzione geografica dei siti archeologici analizzati fino ad oggi e ai nuovi genomi da noi generati siamo in grado di datare l’arrivo della componente genetica legata alle steppe a circa 4.000 anni fa in Italia settentrionale e a 3.600 anni fa in Italia centrale. Questa componente non è stata trovata in individui del Neolitico e del Rame, ma appare in individui dell’età del Bronzo, aumentando nel tempo” ha sottolineato Luca Pagani, Professore Associato all’Institute of Genomics e all’Università di Padova, e autore co-senior di questo lavoro.“Durante questa transizione abbiamo anche riscontrato un cambiamento nelle pratiche funerarie in associazione con un cambiamento nei rapporti di parentela in due dei siti analizzati, ma non abbiamo identificato cambiamenti fenotipici nelle popolazioni antiche italiane di questo periodo” ha aggiunto Christiana L. Scheib, leader del gruppo di studio del DNA antico all’Institute of Genomics e corresponding author.”È stato interessante seguire lo sviluppo di questa ricerca nel corso del tempo e come sia cambiata l’interpretazione dei risultati una volta che abbiamo incluso i campioni dell’Italia centrale, grazie alla collaborazione con le università di Oxford (Regno Unito), Durham (Regno Unito), Groningen (Paesi Bassi), Bologna e Roma “Tor Vergata” (Italia)” ha detto Cristian Capelli (Università di Parma), autore co-senior di questo studio.”I risultati di questo studio dimostrano che i profili genetici delle popolazioni antiche della penisola italiana sono cambiati con i movimenti che si sono susseguiti a partire dagli insediamenti del Neolitico. Questa conoscenza ci permette di avere un’idea più precisa della nostra origine genetica e consente di pianificare ulteriori studi che includano un campionamento più esteso di individui dell’età del ferro ed imperiale”, ha concluso Christiana L. Scheib.

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I batteri orali, una sorpresa per la nostra storia evolutiva

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Persino la semplice placca che ricopre i nostri denti, e che spazzoliamo via attentamente ogni giorno contiene, in realtà, piccoli ma straordinari indizi riguardo all’evoluzione della nostra specie e alla nostra salute giornaliera.In un articolo appena pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, un gruppo internazionale di genetisti e paleoarcheologi ha messo a confronto la placca dentale trovata in fossili di Sapiens e Neandertal con quella presente sui denti di scimpanzé, gorilla e scimmie urlatrici. L’approccio ha coinvolto un nutrito gruppo di collaboratori operanti in diversi campi scientifici e ha permesso di ricostruire una completa immagine del nostro passato.Tra gli autori del lavoro, il professor Marco Peresani dell’Università di Ferrara, che dirige gli scavi nei siti archeologici di Grotta de Nadale (Vicenza) e Grotta di Fumane (Verona) da cui provengono i denti decidui di Neandertal analizzati, risalenti rispettivamente a 70mila e 54-47 mila anni fa “L’analisi della placca dentale fossile ha identificato dieci gruppi di batteri che hanno fatto parte del nostro bioma per oltre 40 milioni di anni, e che sono inoltre condivisi con altre specie di primati da oltre 40 milioni di anni. Questi batteri ricoprono funzioni essenziali per la nostra salute orale ma sono raramente studiati, e in alcuni casi nemmeno conosciuti”, spiega Peresani.Dal confronto tra le specie batteriche ritrovate nei denti dei nostri diretti antenati Sapiens, nei Neandertal e in quello dei primati emerge anche un dato sorprendente: “Nonostante le molte similitudini con altri primati, lo studio ha rivelato che il nostro microbioma è in realtà più simile a quello dell’Uomo di Neandertal, fino a risultare da quest’ultimo quasi indistinguibile”, continua James A. Fellows Yatesa, giovane ricercatore del Max Planck Institut di Monaco (Germania), primo autore dell’articolo.Lo studio mette in luce anche alcune differenze, grazie alle quali è stato possibile rivelare che i Sapiens che popolavano l’Europa durante l’ultima Era Glaciale possedevano alcuni ceppi batterici in comune con i Neandertal, sebbene questi ceppi non siano più presenti nella nostra specie al giorno d’oggi. Altra scoperta interessante riguarda un differente gruppo di batteri specificamente adattato a consumare l’amido, identificato sia nei Sapiens che nei Neandertal:“Sorprendentemente, questo risultato suggerisce che cibi contenenti amido potrebbero essere entrati a far parte della dieta umana molto prima dell’introduzione dell’agricoltura: addirittura anche prima della comparsa degli uomini anatomicamente moderni”, argomenta Marco Peresani.Cibi di questo tipo, come radici, tuberi e semi, sono ricche fonti di energia. Per questo, la transizione dei nostri antenati verso una dieta ricca in amido potrebbe essere messa in relazione con i cambiamenti nell’architettura del cervello che caratterizzano la nostra specie Homo sapiens, ma che hanno anche favorito l’aumento encefalico dei Neandertal. Ricostruire il menu dei nostri antenati, grazie anche allo studio dei batteri orali, potrebbe quindi aiutare a comprendere i primi cambiamenti nella dieta che hanno contribuito a renderci distintamente umani.“Il nostro microbioma orale si è evoluto di pari passo con la nostra specie per oltre un milione di anni, e c’è ancora molto da scoprire. Persino la semplice placca che ricopre i nostri denti, e che spazzoliamo via attentamente ogni giorno contiene, in realtà, piccoli ma straordinari indizi riguardo all’evoluzione della nostra specie e alla nostra salute giornaliera”, conclude il professore Marco Peresani Articolo originale: The evolution and changing ecology of the African hominid oral microbiome (fonte Università Ferrara)

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Celebrazioni per l’Anno Ignaziano

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Roma. Giovedì 20 maggio 2021 si apriranno le celebrazioni per l’Anno Ignaziano, convocato da P. Generale Arturo Sosa Abascal S.J., Preposito Generale della Compagnia di Gesù e Vice Gran Cancelliere della Pontificia Università Gregoriana. Proprio in questa data infatti, nell’anno 1521, Ignazio di Loyola riportò durante la battaglia di Pamplona (Spagna) una ferita che lo obbligò a una lunga convalescenza. E tuttavia proprio quel tempo ne inaugurò la conversione: «però sia il fratello che tutte le altre persone di casa capirono dal comportamento esterno il cambiamento che si era prodotto nella sua anima interiormente» (Autobiografia, 10).L’Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana si unirà alle celebrazioni di Pamplona con il convegno “Vedere nuove tutte le cose in Cristo”, che sarà trasmesso in diretta streaming dall’Aula magna dell’università su bit.ly/vedereinCristo il prossimo 20 maggio. «La figura di Ignazio di Loyola è molto complessa e riflette il disagio vissuto tra Medioevo e Rinascimento», scrive P. Jaime Emilio González Magaña S.J., professore ordinario dell’Istituto e autore di un monumentale studio sul giovane Ignazio (Del Escándalo a la Santidad. La juventud de Ignacio de Loyola, Gregorian & Biblical Press, pp. 764). «Il cavaliere, gentiluomo, apprendista diplomatico, studente mendicante, peccatore, mistico e santo, è stato amato, odiato, diffamato, perseguitato, criticato e lodato. Fondatore e legislatore, guida spirituale e pastore di anime, contemplativo e apostolo, non è un “santo facile”». La sessione mattutina (ore 9:30) si aprirà con i saluti di P. Nuno da Silva Gonçalves, S.J. (Rettore della Pontificia Università Gregoriana), la presentazione dell’evento a cura di P. Pavulraj Michael, S.J. (Preside dell’Istituto di Spiritualità) e il messaggio del Preposito Generale, P. Arturo Marcelino Sosa Abascal, S.J. Seguiranno le relazioni del Delegato del Padre Generale per le Case Internazionali di Roma, P. Johan Verschueren, S.J. (L’importanza della celebrazione dell’Anno Ignaziano per la Pontificia Università Gregoriana) e del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Card. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. (La lotta interiore e la conversione di Íñigo López de Oñazy Loyola). Nella sessione pomeridiana (ore 16:00) interverrà invece il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Card. Marcello Semeraro (La santità: discernere la presenza di Dio, e trovarlo intutte le cose). Le conclusioni saranno affidate a P. Jaime Emilio González Magaña S.J., autore di numerose opere su sant’Ignazio, la spiritualità ignaziana, la formazione vocazionale e sacerdotale. bit.ly/gregonline

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Scompenso cardiaco, la disfunzione diastolica aiuta a predire il rischio di eventi avversi e morte

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Bergamo. Lo studio è stato di recente pubblicato su International Journal of Cardiology, una rivista scientifica influente in campo cardiovascolare. I risultati dello studio suggeriscono di aggiornare le linee guida che i cardiologi di tutto il mondo seguono per predire i ricoveri per scompenso cardiaco o il rischio di decesso nei pazienti con scompenso cardiaco, la seconda causa di morte in Italia ogni anno. Nel corso della vita, una persona su cinque è a rischio di sviluppare questa condizione cardiovascolare, che consiste nell’incapacità del cuore di pompare quantità di sangue sufficienti nell’organismo. Oggi gli specialisti cardiologi riescono a classificare, per ciascun paziente, una stima approssimativa della prognosi negli anni a venire, grazie ad algoritmi predittivi che si basano su alcuni parametri, i cosiddetti ‘score di rischio’ prognostico. Secondo questo studio, gli algoritmi andrebbero ora aggiornati, comprendendo la disfunzione diastolica, un parametro che può essere sempre rilevato dagli esami ecocardiografici di controllo. “Con i colleghi ricercatori di Boston abbiamo valutato la probabilità di eventi avversi, tenendo in considerazione i fattori di rischio usati nella pratica clinica, di 1.155 pazienti affetti da scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione – ha spiegato Mauro Gori della Cardiologia del Papa Giovanni e ‘principal investigator’ dello studio -. I nostri dati dimostrano come proprio la disfunzione diastolica rappresenti il primo fattore da usare per stratificare il rischio di questi pazienti, meglio di quanto si possa fare con parametri di uso comune, quali i peptidi natriuretici. In tutti i sottogruppi, la disfunzione diastolica si è rivelata un grande fattore prognostico indipendente di scompenso cardiaco o decesso in pazienti con frazione di eiezione ridotta. Questo apre a una considerazione utile per noi specialisti. Va tenuto in considerazione questo dato quando si valutano le condizioni di un paziente per stabilire il programma terapeutico più efficace”. Lo studio è nato dal vivace rapporto di collaborazione scientifica tra l’ospedale di Bergamo ed i ricercatori del Dipartimento Cardiovascolare del Brigham and Women’s Hospital (BWH) di Boston, tra cui il direttore della Cardiologia non invasiva Scott David Solomon, professore alla Harvard Medical School. “Il Papa Giovanni è centro di riferimento per lo scompenso cardiaco in fase avanzata o acuta e per pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico, sia a funzione sistolica ridotta che preservata. Trattiamo i pazienti con terapie multifarmacologiche individualizzate, sistemi di assistenza respiratoria e/o di circolo, tecniche di ultrafiltrazione o di dialisi, terapia elettrica, impianti di assistenza ventricolare – ha sottolineato Michele Senni, direttore della Cardiologia e direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Studi come questo hanno una ricaduta clinica immediata. Inseriremo infatti fin da subito nei nostri protocolli la misurazione della disfunzione diastolica come elemento da considerare per la definizione della prognosi e delle terapie per i nostri pazienti”. “Tra il nostro ospedale e quello di Boston è in atto da tempo una relazione che si basa sulla ricerca clinica in campo cardiovascolare e su esperienze di fellowship negli Stati Uniti di nostri medici specialisti – ha commentato Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. E’ da collaborazioni come questa che scaturiscono risultati importanti per individuare le cure più efficaci per i nostri pazienti”. International Journal of Cardiology, “Combining diastolic dysfunction and natriuretic peptides to risk stratify patients with heart failure with reduced ejection fraction” Mauro Gori, Brian Claggett, Michele Senni, Dorit Knappe, Ann-Catherine Pouleur, Scott D. Solomon DOI: https://doi.org/10.1016/j.ijcard.2021.04.028

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Covid-19, l’Università di Yale e il Papa Giovanni XXIII di Bergamo dimostrano per la prima volta al mondo come il virus attacca il fegato

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Bergamo. I risultati di questa dimostrazione scientifica sono stati ora pubblicati sulla rivista Journal of Hepatology, una delle più prestigiose riviste al mondo di gastroepatologia. La collaborazione tra i ricercatori della prestigiosa Università di Yale, New Haven, Cunnecticut (USA) e l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha permesso, per la prima volta, di analizzare e soprattutto riprodurre il meccanismo patologico con cui il virus causa un danno del fegato nei malati di Covid-19. Questo studio conferma il ruolo-chiave della citochina IL-6 e della endoteliopatia cioè l’infiammazione delle pareti dell’endotelio che riveste i vasi sanguigni, responsabile del danno epatico associato a forme gravi e mortali di Covid-19. Il virus Sars-Cov-2 induce cioè le cellule dell’endotelio dei vasi sanguigni che irrorano il fegato a produrre una proteina chiamata interleuchina IL-6, che in situazioni normali agisce con funzione di regolazione dei processi immunitari. Quando la sua produzione è sregolata ed eccessiva può portare a stati infiammatori anomali. Nel caso del Covid-19, questa tempesta porta allo stato infiammatorio (endoteliopatia) e alla coagulazione del sangue all’interno dei vasi. Per arrivare a questi risultati sono stati valutati i campioni istologici di fegato relativi a 43 pazienti deceduti all’Ospedale di Bergamo nella primavera del 2020. Le autopsie con prelievo di materiale istologico erano state effettuate a Bergamo durante la prima ondata dal direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio Andrea Gianatti e dal collega anatomopatologo Aurelio Sonzogni. I dati biochimici ed umorali dei pazienti selezionati sono stati analizzati e valutati da Maria Grazia Alessio, Giulia Previtali e Michela Seghezzi della Medicina di Laboratorio – analisi chimico cliniche del Papa Giovanni XXIII. Si sono rivelate di importanza fondamentale le indagini radiologiche effettuate all’epoca del ricovero dall’Unità di Radiologia del Papa Giovanni. Il direttore Sandro Sironi, docente all’Università di Milano-Bicocca alla post Graduate School in Radiologia diagnostica, insieme ai radiologi Clarissa Valle e Pietro Bonaffini sono tra gli autori che hanno collaborato allo studio. Si tratta al momento del primo studio mai pubblicato su modello animale che coinvolge il più grande campione numerico di tessuti umani provenienti da pazienti deceduti per infezione da Covid-19. Uno dei più grandi studi clinici ad aver valutato il rapporto tra danno epatico e SARS-CoV-2 aveva rilevato che su 2.273 pazienti il 45% aveva un danno epatico lieve, il 21% moderato e il 6,4% grave. I pazienti con danno epatico acuto erano a maggior rischio di ricovero in terapia intensiva (69%), intubazione (65%), terapia renale sostitutiva (33%) e mortalità (42%). Il ruolo dell’infiammazione delle cellule endoteliali era già stato ipotizzato, ma nel caso del fegato non era mai stato dimostrato su tessuto. Precedenti studi sul Covid-19 si erano focalizzati finora soprattutto sulla coagulopatia, cioè sull’aumento delle complicanze trombotiche e microvascolari generate dalla risposta infiammatoria del sistema immunitario e derivante dalla ‘tempesta di citochine’ indotta dal virus Sars-CoV-2. Nessuno studio aveva analizzato direttamente il danno sui campioni di fegato correlandolo ai dati clinici. Ora lo studio degli scienziati italiani e statunitensi torna a porre l’accento sul ruolo dell’endoteliopatia come principale causa di danno epatico rispetto alla coagulopatia, proprio perché sarebbe la causa di quest’ultima. Questa conclusione suggerisce che l’identificazione precoce dell’endoteliopatia e le strategie terapeutiche per ridurne la accelerazione infiammatoria potrebbero migliorare il trattamento di malattia da Covid-19 grave. Lo studio conferma inoltre che l’IL-6 può essere più generalmente un potenziale bersaglio per la terapia mirata del Covid-19 anche perché il danno risulta essere ubiquitario, cioè diffuso nell’organismo, non limitato al solo polmone. E’ la strada già intrapresa da alcuni studi clinici, che si stanno concentrando sulla ricerca di farmaci efficaci come inibitori dell’IL-6.

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Scuola: Precari, quelli italiani trattati peggio al mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Quando si parla di precariato c’è poco da ridere. Perché la loro situazione nella scuola italiana è la peggiore al mondo: si inizia a lavorare a 30 anni, si fanno supplenze per 20 anni con lo stesso stipendio, che non copre neanche l’inflazione e non riguarda gli scatti di anzianità, poi si cerca di fare carriera, ma prima di 9 anni non si può chiedere il primo aumento stipendiale e, in seguito, nella ricostruzione di carriera non è riconosciuto almeno un terzo del servizio prestato. A dirlo, intervistato dall’agenzia Teleborsa, è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: il sindacalista ritiene che “il danno della piaga della precarietà debba andare rimosso” dal punto di vista politico, legislativo e pure contrattuale.La supplentite sta dilagando: senza provvedimenti validi, a settembre si toccherà il record delle 250 mila supplenze annuali. Marcello Pacifico, sindacalista autonomo a capo dell’Anief, sostiene che i tempi sono oramai più che maturi per “fare riconoscere un’identità d’incarico, per chi ha avuto più di 24 mesi di contratto come precario. È la stessa indennità che prevede la Cassazione: Anief si è sempre distinta per avere portato tutte le questioni dei precari in tribunale ed oggi le dobbiamo portare ai tavoli contrattuali”, ha spiegato Pacifico.”La scommessa sul valore degli insegnanti è importante”, ha continuato il sindacalista, e per questo “l’indennità di incarico deve essere riconosciuta: lo stiamo dicendo nelle assemblee, dove ci sono stati più di 30 mila partecipanti, e questo è un segnale che ancora una tra gli insegnanti qualcosa si muove. La coscienza di recuperare dignità di una professione che è importante per la ripresa del Paese”.”Siamo convinti – ha incalzato il leader dell’Anief – che se si rimuovono tutti quegli ostacoli affinché venga finalmente assegnato un posto di ruolo da parte dello Stato, ciò porterà a una rivisitazione della nostra scuola”, che non sarà più, come avviene oggi, caratterizzata “della supplentite, ma all’insegna di posti assegnati in organico di fatto e trasferiti in organico di diritto per l’ordinario funzionamento”, ha concluso Pacifico.

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Micam: Salone internazionale della calzatura

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Milano dal 19 al 21 settembre 2021 e il meeting si svolgerà in totale sicurezza. . “Il recente annuncio del Governo che ha istituito una data per la ripartenza degli eventi in presenza, ci porta ad un cauto ottimismo verso il futuro – annuncia Siro Badon Presidente di Assocalzaturifici e MICAM. Riavviare quel sistema virtuoso al servizio delle aziende e dell’export che corrisponde alle fiere, equivale a rilanciare l’intera filiera sui mercati internazionali – spiega Badon. Stiamo lavorando per una edizione concentrata in una nuova formula di tre giorni invece di quattro, in totale sicurezza grazie ai protocolli sviluppati assieme a Fiera Milano. MICAM è la prima occasione di business decisiva per le nostre imprese, la via privilegiata per procedere alle contrattazioni di ordini e la più rilevante opportunità di sviluppo e penetrazione sui mercati. E’ fondamentale per la ripartenza di un comparto cruciale per il Made in Italy e la nostra economia. Un segmento produttivo che nel 2020 ha registrato una grande sofferenza a causa della pandemia”. “Siamo soddisfatti della seconda edizione di MICAM Milano Digital Show – afferma Tommaso Cancellara CEO di MICAM. Abbiamo implementato le attività di comunicazione per spingere al massimo l’attenzione dei buyer verso i brand in piattaforma. Gli oltre 5000 buyer registrati hanno visitato più di 35.000 pagine e generato quasi 2.000 richieste di connessione con i brand e, rispetto alla precedente edizione, il traffico è aumentato del 60%. Si è notato che grande attenzione è stata rivolta alle calzature della stagione invernale soprattutto stivali e stivaletti ma anche calzature comfort e sportive a testimonianza che la pandemia ha cambiato il modo di lavorare e di vivere la vita di ogni giorno. Inoltre, l’offerta merceologica è stata affiancata da contenuti virtuali di altissimo livello grazie a MICAMX, il laboratorio di MICAM dedicato all’innovazione nel mondo calzaturiero”.

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Agricoltura: Rilancio aree rurali

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

“Il rilancio post-pandemia passa dal contrasto allo spopolamento delle zone marginali di pianura e periurbane, delle aree montane e collinari. Attraverso la rivalutazione della figura dell’agricoltore contadino, custode del proprio territorio e delle sue tradizioni, contrastiamo il cambiamento climatico e preserviamo la biodiversità”. Lo dichiara il deputato Dedalo Pignatone (M5S), relatore della proposta di legge “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’agricoltura contadina” oggetto di discussione generale oggi a Montecitorio. “Attraverso la promozione dell’agroecologia, come definita dalla FAO nella 163esima sessione – prosegue – puntiamo alla gestione sostenibile del suolo, a favorire la biodiversità animale e vegetale, la diversificazione e gli avvicendamenti colturali, tutelando il paesaggio e privilegiando la sostenibilità ambientale delle attività agricole. Culture, tradizioni e sensibilità che intendiamo celebrare con la Giornata nazionale dell’agricoltura contadina, momento di riflessione sul passato e proiettato al futuro del comparto primario” conclude.

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Necessario rilancio sistema agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

La crisi economica dovuta per la pandemia ha mandato in fumo 24 miliardi di euro nel sistema agroalimentare italiano, ma i fondi previsti nel Pnrr rappresentano un “budget portentoso se si contano oltre ai 5,7 miliardi di euro destinati alle azioni squisitamente di settore anche i 23,78 miliardi dell’energia rinnovabile, i 15,22 dell’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici e i 15 miliardi della tutela del territorio e della risorsa idrica, fondi che provvederanno alla salvaguardia dei territori deturpati dallo stato di abbandono e dalla cementificazione fuori legge”. A fornire una fotografia dello stato di salute dell’agricoltura del nostro Paese è il senatore Gianpaolo Vallardi, Presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, in un’intervista al quotidiano online labparlamento.it.

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Dare stabilità irrigua all’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Ricorre all’immagine della nuvoletta, che insegue il popolare ragionier Ugo Fantozzi, l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche per rappresentare un’Italia dove le disponibilità idriche fanno la differenza anche fra territori limitrofi.Ne è esempio il Nord Ovest, dove ad una ripresa delle portate negli alvei valdostani (a Champdepraz sono caduti 92 millimetri di pioggia in 7 giorni e la portata del torrente Lyz è balzata da mc/sec 1,9 a 39,3 metri cubi al secondo!) corrispondono corsi d’acqua piemontesi in calo (in primis, Sesia e Stura di Lanzo più che dimezzate) ad un anno dall’ondata di forte maltempo, che colpì la regione e la confinante Lombardia. Qui, invece, sono in crescita i livelli del fiume Adda mentre, spostandoci ad Est in Veneto, l’Adige cala di 90 centimetri in una settimana e la Livenza conferma l’andamento torrentizio in corso da settimane, abbassandosi di circa un metro (il Piave, invece, cresce).A fare da cornice sono i grandi laghi, tutti sopra la media del periodo (il Garda già al 98,6% del riempimento), complici le piogge ed il progressivo scioglimento delle nevi.A questo fenomeno ed alle piogge si appellano anche il fiume Po e l’importante reticolo irriguo, che ne dipende, per por fine ad una condizione deficitaria, che supera il -50% nelle portate; tale condizione, pur in un quadro di “severità idrica bassa”, unitamente all’andamento meteo ha comportato un parziale ritardo nelle semine a causa dei terreni secchi e delle inevitabili difficoltà incontrate per una corretta irrigazione. L’attuale disponibilità di risorsa idrica nei bacini montani è pari a circa il 35% della capacità invasabile.Ad eccezione del Trebbia, anche i principali corsi d’acqua dell’Emilia Romagna restano sotto media (il Secchia è al 25% della portata), mentre sono confortanti i volumi invasati nei bacini piacentini di Molato e Mignano (16,33 milioni di metri cubi su una capacità di Mmc. 21,5).“Questa situazione d’incertezza sulle risorse idriche disponibili per l’agricoltura, che produce cibo – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – evidenzia la grande opportunità del Next Generation EU per dotare il Paese di adeguate infrastrutture irrigue per dare prospettiva di futuro stabile ad un settore fondamentale.” In Toscana, pur in calo da settimane, tornano sopra media mensile le portate di Serchio e Sieve, ma non quelle di Arno ed Ombrone. In deficit rispetto agli anni scorsi sono i livelli idrometrici dei principali fiumi delle Marche (Esino, Potenza, Tronto, Sentino), così come i bacini che, con 45,83 milioni di metri cubi trattenuti, segnano la peggiore performance dal siccitoso 2017 (nello stesso periodo dell’epoca conservavano Mmc. 50,63).Migliori dello scorso anno sono le condizioni dei fiumi nel Lazio (Tevere, Sacco, Liri-Garigliano), così come del lago di Bracciano.Sull’Umbria, in Aprile, sono caduti 55 millimetri di pioggia, di cui ha beneficato l’invaso del Maroggia, ma non altrettanto può dirsi del lago Trasimeno, i cui livelli rimane largamente sotto la media del periodo.L’andamento pluviometrico “a macchia di leopardo”, che si sta stabilizzando sull’Italia, trova evidente conferma in Abruzzo, dove le piogge hanno beneficiato i territori inariditi dalle mancate precipitazioni di inizio primavera (Vasto, Scerni e San Salvo) a discapito, però, di altre zone della regione, ora largamente deficitarie; confortante è la disponibilità idrica conservata nel bacino di Penne (oltre 6 milioni di metri cubi). In Campania, i fiumi Volturno, Sele e Liri Garigliano risultano in calo, mentre il Sarno è stabile; in lieve calo è il lago di Conza della Campania, mentre gli invasi del Cilento segnalano una diminuzione più consistente (Piano della Rocca sul fiume Alento appare in calo di circa 20 milioni di metri cubi e contiene l’83% della sua capacità, ma è superiore del 65,23% rispetto ad un anno fa).Dopo settimane si ferma la costante crescita del patrimonio idrico trattenuto nei bacini di Puglia e Basilicata (l’anno scorso colpite dalla siccità), mentre gli invasi della Sardegna, con quasi l’88% del volume disponibile già invasato, hanno disponibilità d’acqua in linea con quelle dei due anni precedenti.“Ad eccezione della Sicilia, dove permangono forti preoccupazioni sul futuro della stagione irrigua – commenta Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – si sta disegnando un’Italia idricamente capovolta rispetto allo scorso anno con la costante, però, di un’Emilia Romagna, area agricola di valenza internazionale, in ripetuta apprensione irrigua, lenita solo dalla determinante funzione svolta dal Canale C.E.R. a servizio non solo del settore primario, ma dell’intero territorio attraversato.”

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LEWIS è la nuova agenzia di comunicazione di Alight

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Con la ferma convinzione che il successo di un’azienda inizi dalle sue persone, Alight è tra i principali fornitori di soluzioni cloud integrate per il capitale umano e il business. Sfruttando l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati di proprietà, Alight ottimizza i processi aziendali as a service (BPaaS) per offrire risultati superiori ai dipendenti e ai datori di lavoro attraverso un portfolio completo di servizi. Alight permette ai dipendenti di arricchire la loro salute, il loro benessere e il loro lavoro, consentendo alle organizzazioni globali di raggiungere una cultura ad alte performance. Alight ha recentemente acquisito NGA Human Resources: la complementarità delle loro competenze consentirà di lavorare insieme per offrire una consulenza ancora più ampia su tutto ciò che riguarda le risorse umane, il payroll ed il finance.

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Neuroscienze: uno studio dell’Università di Parma svela nuove caratteristiche dei “neuroni specchio”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

È stata pubblicata sulla rivista scientifica “Current Biology” una ricerca effettuata dal gruppo di Luca Bonini, docente di Psicobiologia al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, volta a chiarire le tipologie di neuroni del nostro cervello che rappresentano sia le nostre azioni eseguite sia quelle che osserviamo eseguite dagli altri. Il cervello dei primati, umani e non, contiene una molteplicità di tipologie di neuroni diversi, che svolgono un’altrettanto ampia gamma di funzioni. Sin dalla loro scoperta da parte del gruppo di Giacomo Rizzolatti all’Università di Parma, tuttavia, poco o nulla si sapeva fino ad oggi riguardo a che tipo di neuroni potessero essere i “neuroni specchio”. Alcune di queste cellule erano state identificate come cellule piramidali, ossia implicate nella generazione del movimento: ma la maggior parte di queste ultime non solo non rispondono, ma addirittura si inibiscono durante l’osservazione di azioni altrui. Lo studio pubblicato su “Current Biology” ha dimostrato per la prima volta una molteplicità di caratteristiche nella scarica dei neuroni specchio della scimmia propriamente detti, quelli cioè che si comportano nello stesso modo durante l’esecuzione e l’osservazione di azioni, rivelando che molte di queste cellule presentano caratteristiche tipiche degli interneuroni inibitori. Lo studio suggerisce quindi che nel cuore delle aree motorie, che costituiscono il motore dei nostri comportamenti volontari, esistono meccanismi capaci di funzionare come “un motore in folle”, senza cioè generare movimento. Un passo importante verso la possibilità di identificare nel dettaglio, con tecniche causali, i microcircuiti locali che consentono al cervello di sfruttare gli stessi neuroni per molteplici funzioni, da quelle legate alla pianificazione motoria a quelle percettive e socio-cognitive. La ricerca, che ha come primi autori Carolina Giulia Ferroni e Davide Albertini, è stata condotta nel Laboratorio di Neurofisiologia e Neuroetologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, con il coordinamento di Luca Bonini, nell’ambito di un progetto finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC starting grant) e dal Ministero dell’Università e Ricerca italiano.

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Eurosets premiata da Frost & Sullivan per ECMOLife

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Frost & Sullivan ha assegnato ad Eurosets, azienda italiana di Medolla (MO) specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di dispositivi biomedicali, il premio Global New Product Innovation 2021 per ECMOLife, un dispositivo innovativo per le terapie ECMO in grado di sostituire temporaneamente la funzione del cuore e dei polmoni. “Ogni anno Frost & Sullivan premia le aziende che si sono contraddistinte nel campo dell’innovazione a livello mondiale – commenta Antonio Petralia, AD di Eurosets –. Il premio Best Practices che viene riconosciuto a ECMOLife come prodotto più innovativo nel settore biomedicale testimonia il valore del lavoro svolto sinora ed è la conferma di aver intrapreso la strada giusta. Abbiamo fatto leva sulla ricerca e sviluppo di una tecnologia all’avanguardia, ideando un prodotto innovativo che ci consente di supportare il lavoro dei professionisti sanitari nell’aiutare pazienti in condizioni critiche, portando concreti vantaggi, e che ha permesso, in questo periodo di pandemia, di salvare molte vite”. I premi Best Practices di Frost & Sullivan sono un riconoscimento a quelle aziende che, in mercati regionali e globali, si sono contraddistinte per aver raggiunto risultati d’eccellenza in aree quali leadership, innovazione tecnologica, servizio clienti e sviluppo strategico dei prodotti. Gli analisti del settore confrontano le varie aziende del mercato e misurano le prestazioni attraverso interviste, analisi e ricerche approfondite. Il premio di Frost & Sullivan riconosce dunque le caratteristiche ed i vantaggi del prodotto, individuando in ECMOLife un device innovativo su cui investire. ECMOLife è un dispositivo “salvavita” che permette una varietà di utilizzo molto ampia, in campi quali la Cardiochirurgia e l’Emodinamica, in Terapia Intensiva, nel trattamento di pazienti Covid critici, nel caso di shock cardiogeno post-intervento cardiochirurgico, per contrastare crisi respiratorie o come supporto nei trapianti polmonari e cardiaci. Consente dunque di stabilizzare pazienti in diverse aree terapeutiche, includendo l’ossigenazione extracorporea (ECMO) e il supporto circolatorio meccanico (MCS), terapie utilizzate per trattare ad esempio pazienti con insufficienze ventricolari, in arresto cardiaco o in insufficienza respiratoria, con sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), H1N1, SARS, o affetti da infezioni da Covid-19. Con oltre 40 brevetti internazionali, Eurosets è stata individuata da Frost & Sullivan come azienda capofila nel settore dei dispositivi biomedicali per ECLS/ECMO. ECMOLife è difatti presente negli ospedali di 15 Paesi nel mondo. Ad oggi più di 400 pazienti sono stati trattati con ECMOLife e, “grazie a questa tecnologia d’avanguardia, abbiamo la possibilità di aumentare le probabilità di guarigione e di ridurre le percentuali di mortalità in caso di shock cardiaco o affezioni respiratorie gravi, anche causate dal Covid-19”, conclude Petralia.

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“Cosmetic Industry & The Halal Revolution”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Dopo il grande successo dell’evento internazionale organizzato da WHA – World Halal Authority, ente di Certificazione Halal accreditato a livello mondiale, attraverso la sua sede nel Regno Unito svoltosi lo corso novembre e a seguito della grande richiesta da parte delle aziende cosmetiche italiane, WHA ha il piacere di presentare l’edizione italiana dell’evento “Cosmetic Industry & The Halal Revolution”.L’iscrizione al webinar è gratuita (https://www.wha-halal.org/webinar-halal-cosmetica-italia/) si svolgerà venerdì 14 maggio dalle ore 15.00 alle ore 17.30, ascolteremo Mohamed Elkafrawy (CEO World Halal Authority), Dario Antonio Barbatano (Head of Marketing World Halal Authority), Gian Andrea Positano (Responsabile Centro Studi Cosmetica Italia), per le storie di successo ospite Chromavis S.P.A. che, attraverso il mercato Halal ha portato il Made in Italy in tutto il mondo.Il webinar guiderà le aziende italiane e i suoi partecipanti alla scoperta dell’industria cosmetica mondiale Halal che ad oggi conta un valore di oltre 66 miliardi di dollari, l’evento è personalizzato sulla base delle esigenze nell’industria cosmetica del Made in Italy.Il mercato Halal è una grande opportunità per le aziende del settore cosmetico, tuttavia, per potervi accedere è necessario soddisfare una serie di requisiti, fra cui un’adeguata conoscenza dell’economia Halal dal punto di vista commerciale, tecnico e culturale.Partecipando a “Cosmetic Industry & The Halal Revolution” le aziende comprenderanno in maniera dettagliata quanto sia ricco questo mercato, quali sono i suoi orizzonti di crescita e come ottenere i migliori risultati commerciali.Durante il webinar non verranno solo forniti i numeri e le opportunità, ma verrà anche spiegato come ragiona il consumatore Halal nella sua ricerca di prodotti, scoprendo quale sia il modo più efficace per soddisfare le sue esigenze e avere un importante vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.Ascolteremo storie di successo, conosceremo la realtà pratica di chi ha già affrontato questa sfida e ne è uscito vittorioso, così da aver chiaro una volta per tutte come le aziende italiane posso inserirsi in questo mercato con successo, comprendendo tutto quello che occorre per essere preparati a penetrare il mercato Halal.World Halal Authority ha a cuore la totale onestà e trasparenza in questo settore, verranno mostrate tutte le caratteristiche che un ente di certificazione Halal deve soddisfare per garantire un servizio di qualità ed ottenere una certificazione valida a livello mondiale.

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Gestione psoriasi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

La psoriasi colpisce per l’80% in forma lieve/moderata, ma sono proprio i pazienti con queste forme lievi/moderate, che prevedono trattamenti topici costanti, a non seguire adeguatamente la terapia. I dermatologi lamentano spesso la mancata aderenza dei pazienti con forme di psoriasi più lievi e localizzate rispetto a chi convive con quelle forme moderate/severe che prevedono terapie sistemiche o biologiche somministrate in ospedale.Proprio per colmare questa lacuna, nasce Buongiorno Pelle, la campagna APIAFCO (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) realizzata con il contributo non condizionato di LEO Pharma per sensibilizzare pazienti e caregiver sull’importanza di una corretta gestione a lungo termine della psoriasi lieve/moderata. La campagna si propone di promuovere un nuovo approccio alla gestione della malattia che preveda l’accettazione di una terapia continuativa anche quando la pelle risulta “apparentemente sana”. Solo attraverso la consapevolezza della cronicità della propria malattia, che prevede necessariamente una gestione terapeutica durativa e ininterrotta, il paziente affetto da psoriasi può andare incontro a una migliore qualità della vita. Fulcro della campagna è una landing page (www.buongiornopelle.it) che raccoglie le informazioni e gli approfondimenti utili a intraprendere una gestione migliore e più attiva della psoriasi da lieve a moderata; nella landing un video emozionale mostra la quotidianità dal risveglio, perché oggi, chi è affetto da psoriasi lieve-moderata può – con semplici attenzioni – prendersi cura della propria pelle. Un gesto immediato che entra a far parte della routine, piacevole come una doccia calda o il profumo di un caffè al mattino. Una semplicità che aiuta a iniziare la giornata in modo positivo e a non sentirsi diversi.“La psoriasi è una malattia cronica – afferma il Prof. Francesco Cusano, Presidente ADOI – per la quale non esiste una cura definitiva; tuttavia una terapia di mantenimento a lungo termine e l’adozione di abitudini di vita corrette consentono di tenerla sotto controllo evitando eventuali riacutizzazioni dei sintomi e assicurando al paziente un alto standard di qualità della vita”.Nella gestione quotidiana della psoriasi il dermatologo è al fianco del paziente. Farsi seguire da uno specialista e attenersi scupolosamente alle prescrizioni mediche è fondamentale per riprendere in mano la propria vita.

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