Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 20 marzo 2021

Intelligent Economy: Un’opportunità che pone nuove sfide

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Roma. 21 marzo ore 11:00 – 12:00 Milano Digital Week Gruppo Unipol e Osservatorio TuttiMedia discutono di “Intelligent Economy”, @MilanoDigitalWeek – 21 marzo ore 11.00 – Per partecipare: meet.google.com/fxe-gnph-wth. Per Fernando Vacarini, direttore responsabile di Changes e responsabile Media Relations, Corporate Reputation e Digital Pr del Gruppo Unipol: “L’intelligent economy che comprende tutti i settori che hanno messo al centro dello sviluppo del business l’innovazione basata sull’IA è, di fatto, il sistema dentro il quale ci muoveremo nel prossimo decennio”. Intelligente è la parola che definisce l’oggi e di più mette l’uomo e la macchina in competizione perché in grado di decidere, ma attenzione dice Vacarini: “Non possiamo mettere il nostro futuro nelle mani delle macchine”.Macchine che per Derrick de Kerckhove, direttore scientifico TuttiMedia e docente al Polimi, sono i Gemelli Digitali, figura retorica più rappresentativa della trasformazione digitale che dai motori passa ad essere il doppio anche dell’uomo. “La trasformazione digitale va avanti – afferma de Kerckhove – e certamente non tiene conto delle esigenze dell’uomo”. Per il sociologo canadese l’umanesimo digitale è un ossimoro. Don Luca Peyron, direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Torino, docente di Teologia dell’Innovazione all’Università Cattolica di Milano e tra i promotori dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale di Torino parte dall’algoritmo, oracolo del nostro tempo, ma invita a ricordare che “i padroni dei dati siamo noi e siamo ancora noi a programmare e a fornire una “coscienza etica” alle macchine” invitando a ripartire dall’etica delle virtù, quelle cardinali che sono propriamente umane: fortezza, prudenza, temperanza e giustizia.Maria Pia Rossignaud, vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia e direttrice di Media Duemila, modererà il webinar, che racconterà l’uomo e la macchina in contrapposizione atipica perché la società attuale ha bisogno di una simbiosi costruttiva.

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I pazienti con patologie respiratorie gravi saranno prioritariamente vaccinati contro il COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Nella seconda fase di vaccinazione, la prima categoria in ordine di priorità a ricevere il vaccino sarà quella delle persone estremamente vulnerabili. In questa categoria, con riferimento alle patologie respiratorie, i pazienti a più alta priorità sono quelli affetti da fibrosi polmonare idiopatica e da altre patologie che necessitano di ossigenoterapia. È quanto stabilito dalle “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” recentemente pubblicate, a cura del Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Istituto Superiore di Sanità, Agenas e AIFA. Questa indicazione è stata identificata, insieme al Consiglio Superiore di Sanità, sulla base di tre elementi: la relativa ridotta numerosità di questa popolazione di pazienti, l’età media comunque generalmente alta e il documentato aumentato rischio di mortalità in caso di infezione con virus SARS-CoV-2. La Società Italiana di Pneumologia raccomanda quindi ai propri Soci e a tutti i Colleghi Pneumologi la massima diffusione di una corretta informazione su questo cruciale argomento. Nelle Raccomandazioni viene stabilito l’ordine di priorità delle persone da vaccinare, con particolare rilievo a considerazioni di carattere sanitario, definite sulla base del criterio del maggior rischio di letalità correlato al COVID-19. I parametri presi in considerazione a tal fine, sulla base delle analisi condotte dagli studi scientifici a disposizione, sono l’età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le variabili principali di correlazione con la mortalità per COVID-19. In questo momento cruciale di lotta alla pandemia è necessaria la collaborazione di tutti al fine di garantire una corretta e autorevole informazione scientifica a tutela della salute dei nostri pazienti.

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Educazione finanziaria al via

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Si terrà a partire dal prossimo 22 marzo la European Money Week, una settimana interamente dedicata alla sensibilizzazione su tematiche legate all’educazione finanziaria, alla gestione consapevole del denaro e al risparmio, tramite l’organizzazione online di eventi, conferenze e incontri da parte delle più importanti banche europee, coordinate dalla European Banking Federation (EBF).
In Italia la EMW è interamente organizzata dalla FEduF (ABI) con la collaborazione di Banca Generali, BancoBPM, BPER, Fondazione Credito Valtellinese e Santander Consumer Bank e prevede ventidue eventi online che coinvolgeranno oltre 1.200 persone per diffondere l’educazione finanziaria e favorire una maggiore competenza nella gestione delle risorse economiche individuali.La European Money Week è un’iniziativa annuale che – contestualmente alla Global Money Week dell’OCSE – coinvolge i giovani di oltre 35 paesi europei, grazie a percorsi didattici con l’obiettivo di avvicinare le giovani generazioni alla cultura della consapevolezza economica, attraverso una migliore educazione finanziaria.Momento centrale dell’iniziativa è lo European Money Quiz, promosso e coordinato in Italia da FEduF: lanciato nel 2017 per promuovere l’educazione finanziaria da parte delle associazioni bancarie nazionali in Europa, EMQ è il più grande concorso di alfabetizzazione finanziaria d’Europa che ha consentito a migliaia di studentesse e studenti in tutta Europa, dal 2017 a oggi, di mettersi alla prova in oltre mezzo milione di quiz online, grazie alla piattaforma Kahoot.

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Medicina: Terapie digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

(digital therapeutics, DTx) Sono l’ultima frontiera della medicina, stanno attirando un’attenzione sempre maggiore. Si tratta di interventi terapeutici a tutti gli effetti, in cui un software prende il posto del principio attivo di un farmaco, e possono integrare o sostituire le terapie tradizionali. “Le terapie digitali sono vere e proprie opzioni terapeutiche, già autorizzate in diversi Paesi, basate su tecnologie digitali in grado di gestire o trattare una determinata patologia – spiega Francesca Ceradini, direttore scientifico di Osservatorio Terapie Avanzate – Sono terapie all’avanguardia nelle quali il principio attivo non è più la molecola, come nella farmacologia ‘standard’, o il gene e la cellula, come nelle terapie avanzate, ma un software. Questo anno di pandemia ha evidenziato l’importanza della tecnologia digitale in ambito sanitario e le terapie digitali fanno parte di quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione di pensiero, di pratica medica e di gestione sanitaria”. Ad oggi sono già state interessate da questo approccio patologie come il diabete, sintomi di alcuni tipi di cancro, colon irritabile, dipendenza dal fumo o droghe, mal di schiena, asma, deficit da attenzione ADHD, insonnia e attacchi di panico. Modificare il comportamento del paziente è la base su cui poggiano molte terapie digitali: infatti, sebbene siano numerose le aree mediche nelle quali ci sono terapie digitali approvate e in sperimentazione, c’è una certa preponderanza nelle dipendenze e nelle malattie croniche, in particolare mentali e metaboliche. Ad oggi la “modalità di somministrazione” è quello della “app”, ma non è l’unico: infatti, negli USA è stato autorizzato il videogioco EndeavoRx, una terapia digitale per il trattamento dell’ADHD nei bambini tra gli 8 e i 12 anni.Le DTx già approvate hanno dimostrato di avere una efficacia pari o superiore rispetto al farmaco normalmente utilizzato, spesso con una migliore tollerabilità. Ad oggi, anche se ci sono già alcuni esempi di approvazione e commercializzazione, le DTx non sono ancora entrate a tutti gli effetti nella pratica medica.Per quanto riguarda la normativa, e restando nel nostro continente, un esempio da cui potremmo trarre beneficio è la Germania, uno tra i Paesi che si sono maggiormente occupati di strutturare una regolamentazione ad hoc per le DTx (e in più in generale per gli strumenti di digital health), facilitandone lo studio, la sperimentazione e l’approvazione. Già nel 2019 il parlamento tedesco aveva approvato la legge sull’assistenza sanitaria digitale che, oltre a voler riformare il sistema sanitario tedesco su base tecnologica, getta le basi per l’ingresso delle DTx. In Italia nessuna terapia digitale è stata ancora approvata e autorizzata al commercio, ma la situazione si sta evolvendo velocemente perché la tecnologia digitale è in continuo aggiornamento: il prossimo futuro potrebbe riservarci molte novità in questo ambito.

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“Ripensare le politiche attive per superare la crisi e far ripartire il Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

E’ una ricerca elaborata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che sarà illustrata nel corso dell’evento “A 20 anni dal Libro Bianco del lavoro. L’attualità del pensiero di Marco Biagi nell’odierna crisi del lavoro” in ricordo del giuslavorista e del suo impegno per la riforma del mercato del lavoro italiano. Da qui la proposta dei Consulenti del Lavoro di interventi urgenti sull’occupabilità dell’offerta per recuperare i lavoratori più fragili rinforzando le politiche per il lavoro in Italia che si presentano in larga parte inadeguate a fronteggiare l’emergenza occupazionale.”Il focus sulle politiche attive per il lavoro è fondamentale per poter pensare a una ripresa organica dell’occupazione e, di conseguenza, dell’economia. Ben venga allora l’apertura del Governo Draghi a investire sull’assegno di ricollocazione purché si tenga presente che la platea dei destinatari al momento comprende solo la metà dei disoccupati involontari” afferma Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e del Comitato Unitario delle Professioni, “Necessario incidere sulla qualità dell’offerta più che sull’incentivazione della domanda attraverso formazione e riqualificazione, diminuendo il divario tra posizioni ricercate e competenze disponibili”.

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Next Generation EU: “No Women No Panel – Senza donne non se ne parla”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Next Generation EU e le politiche per la parità di genere sono al centro del webinar in programma Martedi 23 Marzo alle ore 11.30. In apertura dei lavori l’intervento della Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, seguirà l’intervento della Presidente della commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere del Parlamento europeo Evelyn Regner, della Commissaria europea per l’Innovazione, Ricerca, Cultura, Istruzione e Giovani Mariya Gabriel, concluderà i lavori il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato dalla Direttrice di Rai Radio 1 Simona Sala. Il webinar sarà moderato dalla giornalista e conduttrice del Tg1 Emma D’Aquino. Al centro del dibattito le politiche per la promozione della parità di genere e le misure volte a favorire l’occupazione femminile previste all’interno del Next Generation EU. Interverranno per i saluti di benvenuto il Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo Carlo Corazza e il Capo Rappresentanza della Commissione europea in Italia Antonio Parenti. L’iniziativa si svolge nell’ambito della campagna “No Women No Panel – Senza Donne non se ne parla” promossa dalla Commissaria Gabriel, e rilanciata da Rai Radio 1.

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“Sure, il prestito europeo anche per i lavoratori domestici

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

E per i servizi di baby-sitting, diventi strumento permanente”, questa la richiesta di Domina, sindacato nazionale famiglie datori di lavoro domestico.Su quasi 2,9milioni di potenziali famiglie beneficiarie, nella prima fase dell’emergenza erano state presentate 1,3 milioni di richieste (il 45% dei potenziali beneficiari); 1,7 miliardi di euro l’importo complessivo erogato (in media 256 euro a bambino). I dati statistici sono stati pubblicati dall’Osservatorio nazionale DOMINA nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico.”Grazie al Sure (finora il nostro Paese ha ricevuto 24,8 miliardi dei 27,4 assegnati dalla Ue all’Italia) il governo può pagare le indennità Covid anche per i lavoratori domestici – dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA – durante la prima fase della pandemia furono 219mila le domande accettate dall’Inps, 219 milioni l’importo massimo erogato, ma i beneficiari furono solo il 25,8% dei lavoratori domestici regolari, perché l’indennità era destinata solamente ai lavoratori non conviventi con il datore di lavoro”. “Per i datori di lavoro il beneficio economico può essere notevole – prosegue Gasparrini – il Sure è una sorta di cassa integrazione europea, dunque potrebbe coprire il costo del lavoro nei periodi di inattività del lavoratore domestico (soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria) mantenendo attivo il contratto di lavoro e lo stanziamento di un’ulteriore tranche di 3,9 miliardi di euro del prestito Sure è un’ottima notizia per il nostro settore”

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Istat: -29,7% retribuzioni dipendenti a tempo determinato

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel 2018 i dipendenti con contratto a tempo determinato hanno una retribuzione media oraria più bassa del 29,7% di quelli con contratto a tempo indeterminato. Nel part-time, che interessa soprattutto donne, il divario, rispetto al full-time, sale al 31,1%. “Dati disastrosi, che attestano come il problema di ridurre il gap tra le retribuzioni di chi ha un contratto a tempo indeterminato e gli altri è ben lungi dall’essere stato risolto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma, i lavoratori part time o con contratti a tempo determinato sono discriminati due volte. Non solo non riusciranno mai ad avere una pensione dignitosa, ma sono anche sottopagati” conclude Dona.

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Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Berlino, maggio 1945: è l’ora zero. Il vecchio mondo è finito. La città è ridotta a un cumulo di macerie, così come le anime dei suoi abitanti. La villa dei Thalheim, agiata famiglia di commercianti, è stata requisita e il loro negozio di abiti è stato bombardato. Le donne di casa, rimaste sole dopo che gli uomini sono scomparsi in guerra, devono ricominciare tutto da capo. Le tre sorelle Rike, Silvie e Florentine, trascinate dalla determinazione della maggiore, imprenditrice nata, decidono di provare a realizzare un sogno: riaprire l’attività di famiglia, riportare colore nella tetra Berlino del dopoguerra con tessuti sofisticati e abiti alla moda, riuscire a far sì che le berlinesi tornino a sentirsi donne. Riesumate le Singer, le forbici da sarta, i vecchi cartamodelli e le preziose stoffe che Rike aveva saggiamente nascosto insieme al padre, le ragazze si rimboccano le maniche e nel giro di poco le loro creazioni sono sulla bocca di tutti. Ma i tempi nuovi portano nuovi problemi: oscuri segreti inaspettatamente rivelati gettano una luce ingloriosa sull’attività e sulla famiglia, mettendo tutte a dura prova. Gelosie fra donne, amori, storie torbide del passato che riemergono a sparigliare le carte, il lontano scintillio della Berlino capitale della moda che torna a risplendere… Tutto questo, ma anche molto altro, nel primo capitolo della nuova trilogia bestseller Le sorelle del Ku’damm. (Fazi Editore)

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Terapia ormonale sostitutiva in menopausa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Come noto, l’uso protratto della terapia ormonale sostitutiva (Tos) in post-menopausa è correlato con un aumentato rischio di cancro mammario (Kmamm), dovuto principalmente alla componente progestinica, in particolare medrossiprogesterone, noretisterone, levonorgestrel. «Dopo la sospensione il rischio va declinando, ma rimane comunque più elevato per alcuni anni rispetto ai controlli che non hanno mai usato la Tos» precisa Vincenzo Toscano, Università Sapienza di Roma. «Una recente metanalisi (Collaborative Group on Hormonal Factors in Breast Cancer. Lancet 2019) ha riportato un aumento del rischio di Kmamm maggiore rispetto all’atteso» aggiunge. «In questo contesto si inserisce un lavoro pubblicato su BMJ lo scorso settembre 2020, che si è proposto come obiettivo di valutare il rischio di Kmamm associato ai differenti preparati di Tos e alla loro durata di assunzione».Il disegno dello studio – riporta Toscano – prevedeva uno schema caso-controllo nell’ambito di coorti di pazienti provenienti dai due più rilevanti database dei medici di Medicina generale (mmg) del Regno Unito, QResearch e Clinical Practice Research Datalink GOLD, correlati con Hospital Episode Statistics, Office for National Statistics, dati di mortalità e (solo per QResearch) dati del registro oncologico. «Lo studio» riporta lo specialista «ha visto la selezione di 98611 donne di 50-79 anni, cui era stato diagnosticato un tumore della mammella fra il 1998 e il 2018. I casi sono stati selezionati dai 2 database in accordo con i seguenti criteri: 1) diagnosi di Kmamm da parte del Mmg; 2) mortalità; 3) ricovero ospedaliero; 4) inserimento nel registro oncologico. Il gruppo di controllo era costituito da 457498 donne di pari età e condizioni cliniche». I risultati ottenuti dai due database sono stati valutati insieme ed è stato calcolato l’odds ratio (OR) per il tipo di Tos aggiustato per le caratteristiche personali, quali fumo di sigarette, consumo di alcolici, comorbilità, anamnesi familiare e farmaci assunti. «I risultati» riporta Toscano «hanno mostrato che 33703 donne con diagnosi di Kmamm (34%) e 134391 controlli (31%) avevano utilizzato la Tos in passato (considerato almeno un anno prima della data di inserimento nello studio). Rispetto alle donne che non avevano mai utilizzato la Tos: a) l’utilizzo in tempi recenti (< 5 anni prima di essere selezionate per lo studio), con durata di assunzione > 5 anni, si associa a incremento del rischio di Kmamm: OR 1.15 (IC95% 1.09-1.21) per la terapia con solo estrogeno e 1.79 (IC95% 1.73-1.85) per quella con estrogeni + progestinici. Se si considera il tipo di progestinico utilizzato nell’associazione; il rischio più alto veniva osservato per noretisterone (OR 1.88, IC95% 1.79-1.99) e il più basso per diidrogesterone o tibolone (OR 1.24,IC95% 1.03-1.48); b) per le utilizzatrici pregresse: b1) se avevano sospeso la TOS da più di 5 anni: b1-1) l’uso del solo estrogeno per oltre 5 anni o della combinazione estrogeno + progestinico per meno di 5 anni non era legato ad alcun incremento di rischio; b1-2) l’utilizzo dell’associazione estro-progestinica per oltre 5 anni era associata a rischio aumentato (OR 1.16, IC95% 1.11-1.21), con incremento annuo dei casi attesi, che oscillava fra 2 (se < 60 anni) e 8 (se > 60 anni) donne/10000 casi; b2) se avevano sospeso la Tos da meno di 5 anni: b2-1) l’uso del solo estrogeno si accompagnava a un incremento annuo dei casi attesi, che oscillava fra 3 (se < 60 anni) e 8 (se > 60 anni) donne/10000 casi; b2-2) l’utilizzo dell’associazione estro-progestinica si accompagnava a un incremento annuo dei casi attesi, che oscillava fra 9 (se < 60 anni) e 36 (se > 60 anni) donne/10000 casi.
(fonte Doctor33)

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“Il ritorno dei titoli value, ma solo se sostenibili”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

A cura di Marco Ghilotti, Senior Business Development Manager, e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Gli istituzionali stanno progressivamente ruotando i portafogli verso titoli ciclici e value. Si tratterà di un trend che nel corso del 2021 si rafforzerà, con una forte attenzione verso la sostenibilità. Nelle ultime settimane sui mercati è tornata la volatilità mentre monta il timore di fiammate inflazionistiche e persiste l’incertezza sull’evoluzione della pandemia.La storia insegna che in questi frangenti, l’approccio da privilegiare è diversificazione e selezione attiva, ovvero scegliere con attenzione settori e società che sono esposti positivamente alla rotazione cyclical e Value garantendo al contempo gli aspetti ESG. Gli investitori istituzionali si stanno seriamente attrezzando in questa direzione, spinti non solo dai regolatori ma anche dall’impegno dei consigli di amministrazione che stanno trovando nell’engagement una delle soluzioni. Da parte nostra, si consolida sempre più la convinzione che non ci siano E e S senza G.Il 2020 ha esacerbato fattori sociali quali la capacità di sopravvivenza, la disillusione dei giovani e l’erosione della coesione sociale. La sostenibilità sta diventando l’opportunità di crescita del secolo. Diversi governi dell’OCSE stanno attivamente includendo misure a sostegno della transizione verso un’economia verde. I cambiamenti nei modelli di business e la fiducia dei consumatori accompagneranno l’ottimismo reflazionistico post-pandemico indotto dal policy mix in questa fase del ciclo. Le aspettative di maggiore crescita nominale, l’irripidimento della curva dei rendimenti, la maggiore leva operativa di alcuni favoriranno una rotazione della leadership rispetto alla precedente fase di mercato. Tutti alisei che sospingono favorevolmente i titoli ciclici, come industriali e materiali, esposti alla crescita attesa del Pil, e value, favoriti rispetto ai growth dalle aspettative di un aumento del rendimento reale. Caratteristiche che appaiono sempre più verificate nell’evoluzione che i mercati hanno mostrato da inizio anno. La ripresa degli utili rimane la chiave di lettura, in un contesto di valutazioni elevate e in presenza di un sentiment degli investitori saldamente rialzista.Durante il mese di febbraio, un portafoglio ponderato investito nei titoli più sottovalutati (ovvero nel quartile inferiore in termini di price to book ratio), ha battuto l’indice MSCI World del 6%. Dagli anni Novanta del secolo scorso, basandosi sulla stessa metrica, solo 5 mesi hanno assistito ad una sovra performance maggiore, il primo dei quali è novembre 2020. Per gli altri bisogna risalire al 2009 all’esplosione della bolla internet negli anni 2000-2001. Allora come oggi i settori value privilegiati sono l’Energy e i Financials. Il contesto resta favorevole per un’attenzione particolare alle valutazioni. Le ragioni sono diverse, la prima è la paura della recente forte corsa verso i risky assets, paura che segnala un potenziale cambiamento di paradigma nei modi di implementare l’ottimismo che le aspettative post-COVID ingenerano. Persistono comunque rischi in termini di potenziale ritorno di un’inflazione superiore alle attese o di un aumento della disoccupazione e di ulteriori difficoltà aziendali se la pandemia dovesse protrarsi più a lungo.Le ultime settimane hanno anche visto ritornare la volatilità sui mercati azionari con il movimento dei rendimenti obbligazionari. Ciò induce gli investitori a riconsiderare la composizione del proprio portafoglio. Ad esempio, il rendimento dei buoni del tesoro statunitensi a 10 anni è salito dallo 0,9% all’inizio dell’anno all’1,6% l’8 marzo, a causa delle preoccupazioni che un atteggiamento politico troppo espansivo e una forte ripresa economica possano scatenare pressioni inflazionistiche.Resta da capire come conciliare il ritorno del value con l’approccio ESG, dal momento che la maggior parte delle strategie di investimento ESG tende ad essere orientata verso settori in crescita come la tecnologia. L’intrinseca componente growth ha contribuito alla buona performance delle strategie ESG negli ultimi anni, poiché i titoli tecnologici growth e long duration hanno beneficiato dei bassi tassi di interesse e, più recentemente, delle perturbazioni causate dalla pandemia. La disparità di valutazione tra i settori è riportata nel grafico seguente.

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I rapporti non sono mai facili: l’interazione tra azioni e Treasury statunitensi

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

A cura di Colin Moore, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. Il recente rapido aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi ha causato nervosismo sui mercati azionari; per capire il significato di questi episodi di volatilità a breve termine dobbiamo volgere lo sguardo al quarto trimestre 2020. Durante questo periodo, sui mercati si è assistito al passaggio piuttosto repentino della leadership settoriale da specifiche società di prodotti e servizi orientate alla crescita ad aree cicliche che beneficiano del rilancio dell’attività economica più ampia, tra cui energia, industria, metalli ed estrazione mineraria. All’inizio della pandemia la nostra tesi era che, una volta sviluppato un vaccino sicuro ed efficace, l’attività economica statunitense avrebbe probabilmente impiegato 10 trimestri per tornare ai livelli pre-Covid. Nel corso di tale periodo prevedevamo che il mercato avrebbe cominciato a guardare oltre la pandemia. I successivi sviluppi hanno confermato le nostre aspettative, anche se i tempi sono stati più brevi e il rimbalzo più pronunciato. Come da noi previsto, due importanti dinamiche hanno impresso slancio al mercato. e nozioni di base ci dicono che il valore del mercato azionario viene stimato usando: a) utili/cash flow correnti; b) stime sulla crescita di tali utili/cash flow; c) un tasso privo di rischio impiegato per scontare i futuri utili al valore attuale; d) uno sconto per l’incertezza (noto come premio al rischio) che rappresenta la possibilità che le stime non si realizzino. Questo si applica in aggiunta al tasso privo di rischio.Ipotizzando che le altre condizioni restino immutate, quanto più alto è il tasso privo di rischio e/o lo sconto per l’incertezza, tanto più il valore del mercato azionario dovrebbe scendere. Tuttavia, le altre condizioni non restano mai immutate, come abbiamo potuto constatare di recente. Verso fine 2020, con il graduale aumento della fiducia degli investitori circa il ritmo e i tempi della ripresa economica globale, lo sconto per l’incertezza è diminuito, facendo salire le quotazioni azionarie. I rendimenti dei Treasury statunitensi sono di conseguenza aumentati ma in misura inferiore al calo del tasso di incertezza implicito nel rialzo delle azioni.È semplice spiegare il rapporto tra i parametri A, B, C e D illustrati sopra in termini aritmetici; tuttavia, come in ogni altro rapporto, anche in questo caso le emozioni giocano un ruolo importante, almeno nel breve periodo. Se si tende un elastico immaginario composto dai rendimenti decennali e dalle valutazioni azionarie, il rapporto tra un estremo e l’altro dell’elastico subisce una distorsione; il rapporto si riequilibra solo con un intervento.Di conseguenza, i rendimenti sono schizzati verso l’alto per ripristinare il precedente equilibrio, indicando una maggiore fiducia nella ripresa economica. I settori e le regioni che trarranno maggiore vantaggio da questa ripresa continueranno probabilmente a registrare le migliori performance nel 2021, seguendo tuttavia una traiettoria disomogenea giacché il sentiment a breve risentirà degli alti e bassi della fiducia nei confronti della ripresa. Si tratta ancora una volta di dinamiche facilmente spiegabili in termini matematici, che divengono però molto più confuse nel momento in cui entra in gioco l’emotività degli investitori.Le opinioni sono pertanto piuttosto discordanti circa il futuro andamento dell’inflazione. Economisti e investitori esaminano spesso i rendimenti dei mercati finanziari alla luce dell’andamento della crescita e dell’inflazione. Durante periodi incerti sul fronte dell’inflazione è importante tenere presente che, se la crescita rimane superiore alla media, le azioni tendono a generare buone performance in periodi di inflazione sia superiore che inferiore alla media. Naturalmente, livelli di inflazione vertiginosamente alti o una deflazione particolarmente grave possono turbare un’economia e il rispettivo mercato azionario, ma al momento riteniamo tali scenari improbabili. (Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it)

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Scuola: Da settembre spariscono i 75mila docenti e Ata dell’organico Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Dal 1° settembre prossimo nei nostri istituti avremo 1.000 posti in più per il potenziamento nella scuola di infanzia e 5.000 posti di sostegno in più distribuiti fra i vari gradi, mentre saltano i 75mila docenti e Ata contenuti nell’“organico Covid” introdotto nell’anno in corso per fare fronte all’emergenza pandemica. I numeri sono stati presentati dal ministero dell’Istruzione ai sindacati assieme alla bozza sugli organici del personale docente. Quello che fa scalpore è che l’organico “di emergenza” non solo non entra in organico di diritto, come chiesto dal sindacato, ma sembra uscire addirittura di scena. “Non diventa parte dell’organico, neanche di fatto. Si presume che la stessa decisione sarà assunta anche nei confronti del personale ATA”, scrive oggi la stampa specializzata. La pandemia non sembra mostrare segni di cedimento, ma gli insegnanti e Ata collocati nell’organico Covid vengono meno. “Si tratta – ricorda Orizzonte Scuola – di 75.000 unità di personale (25.000 docenti e 50.000 ATA, per lo più collaboratori scolastici e assistenti amministrativi) assunti con contratti di supplenza temporanea nell’anno scolastico 2020/21 per far fronte all’emergenza sanitaria. Docenti in più che hanno consentito di assumere più docenti per gestire l’incremento nel numero di sezioni, classi e gruppi nonché più collaboratori scolastici per far fronte alle corrispondenti ulteriori necessità di vigilanza e pulizia”.Sempre la stampa specializzata ricorda che la bozza definitiva sugli organici è “un documento importante e atteso, dal quale dipendono sia le scelte professionali di numerosi docenti, sia la vita lavorativa. I parametri per la costituzione delle classi sono invariati, il decremento degli alunni potrebbe portare però a classi meno numerose a fronte di personale invariato”. Vanificare questo obiettivo andando a ridurre i posti sarebbe quindi un grave errore. In ogni caso, “la partita non è conclusa: l’organico COVID, del quale abbiamo apprezzato quest’anno l’indispensabile necessità nelle scuole potrà essere riproposto attraverso un intervento legislativo”.

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Covid, Senior Italia FederAnziani: quasi trentamila morti da inizio anno

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

«A un anno di distanza dall’inizio della pandemia, con 103mila vittime, di cui quasi un terzo (28.842) solo dall’inizio di quest’anno, con una media di 331 morti al giorno nel mese di marzo, l’Italia quasi completamente in zona rossa e una campagna vaccinale che procede a singhiozzo, la sensazione è che poco o nulla si sia riusciti a fare fin qui per mettere in sicurezza quella fascia di popolazione, gli over 80 e i fragili, che sono i soggetti più a rischio per il Covid – dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani. – Dalla nostra manifestazione del nove marzo scorso dedicata alle centomila vittime del Covid, il numero dei morti è aumentato di quasi altre tremila unità. Quasi tremila morti in otto giorni, come sempre anziani, nonostante le rassicurazioni ricevute da diversi esponenti delle istituzioni sul tanto atteso “cambio di passo”. Gli anziani vogliono vaccinarsi, non ne possono più, e invece ancora riceviamo ogni giorno centinaia di segnalazioni da tutta Italia di over 80, malati oncologici, persone anziane con diabete, malattie cardiovascolari e altre forme di fragilità che ancora non hanno idea di quando saranno chiamati e non riescono a ricevere informazioni o rassicurazioni. A ciò si aggiunga che con tutta l’Italia (fatta eccezione per la Sardegna) nuovamente in zona rossa, l’ansia e la depressione tornano a dilagare tra i senior, ancora una volta chiusi in casa, isolati, in grande difficoltà e senza alcun supporto psicologico.La cosa paradossale è che si blinda il Paese, si chiudono le scuole di ogni ordine e grado, con moltissimi genitori che dovendo continuare a lavorare non hanno la possibilità di accudire i loro figli, e al tempo stesso si lascia aperta la possibilità, riconosciuta dall’ultimo decreto, di affidare i bambini ai nonni. Dunque chiudiamo tutto per evitare i contatti interpersonali e i contagi ma lasciamo che avvengano proprio quelli più rischiosi, ovvero tra i bambini in età scolare e i nonni, anzi, li rendiamo praticamente inevitabili dato che moltissime famiglie, trovandosi dall’oggi al domani senza scuole né asili e senza nessun aiuto per accudire i figli, si sono viste costrette a ricorrere ai nonni, magari facendo la cosa più sconsigliata di tutte, ovvero lasciare i bambini a dormire a casa dei nonni per giorni interi.Ma la principale ragione di sconforto – conclude Messina – è il procedere a rilento della campagna vaccinale, che ora subisce una drastica battuta d’arresto con la sospensione del vaccino AstraZeneca, decisione che avrà conseguenze pesantissime, allontanando ulteriormente l’obiettivo dell’immunità di gregge e pertanto della messa in sicurezza di tutta la popolazione, generando in quest’ultima disorientamento e sfiducia.»

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Covid-19: un basso livello di testosterone potrebbe essere un’aggravante

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Roma. Si è quasi ormai certi che il livello di androgeni circolanti siano strettamente correlati agli esiti clinici ed infausti negli uomini colpiti da Covid-19. Al riguardo è intervenuto il Dr. Andrea Militello (www.urologia-andrologia.net), premiato nel 2014 e 2018 come Miglior Andrologo d’Italia.“In effetti ultimi studi stranieri e italiani (https://doi.org/10.1111/andr.12993j) hanno trovato una stretta correlazione tra livelli di testosterone bassi al momento del ricovero e, purtroppo, un andamento più aggressivo della malattia.
I bassi livelli di testosterone nello studio dei colleghi italiani erano già bassi nel momento dell’insorgenza della malattia e quindi non causato da questa.Per livelli bassi intendiamo valori al di sotto di 2.7 ng/ml.Molti possono essere i fattori predisponenti, conoscendo come il testosterone e anche il suo derivato estrogeno abbiano effetto di potenziamento delle nostre difese immunitarie.Questo non vuol dire che il testosterone alto sia sinonimo di impossibilità ad ammalarsi di Covid-19, ma ci allerta sulla necessità di controllare ed eventualmente correggere i bassi livelli di testosterone nell’uomo ipogonadico, specialmente in questo grave periodo pandemico“, conclude il Dr. Militello.

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Allarme allergie tra i più piccoli: colpisce 4 bambini su 10

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Anche quella delle allergie sta assumendo le dimensioni di un’epidemia. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) che tra poco più di un mese si riuniranno in occasione del XXIII Congresso Nazionale (22-24 aprile). Un atteso appuntamento per condividere e discutere le ultime novità pediatriche in tema di allergologia e immunologia e che, per questa edizione virtuale, avrà il piacere di ospitare l’immunologo di fama mondiale Tony Fauci. “Nei bambini al di sotto dei 14 anni ci attestiamo ormai su percentuali che vanno dal 30 al 40% – conferma Gianluigi MARSEGLIA, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia e Presidente SIAIP. “Dobbiamo considerare diversi fattori. Il primo è rappresentato dalla predisposizione genetica che però, per definizione, è modulata dall’ambiente. In altre parole – continua MARSEGLIA – se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l’allergia è scarso, il rischio che queste sostanze incidano sulla genetica è molto basso. Se viceversa il contatto con sostanze che favoriscono lo sviluppo di allergie è elevato, il rischio aumenta. Quando parliamo di queste sostanze estranee non ci riferiamo esclusivamente agli allergeni, ma anche a situazioni che in modo indiretto modulano la predisposizione genetica, come per esempio l’inquinamento ambientale. Il rapporto fra genetica e ambiente è molto importante e spiega perché l’epidemia di malattie allergiche non ha il medesimo impatto nelle varie parti del mondo. Così, se nei Paesi occidentali viaggiamo verso il 50% di allergici sotto i 14 anni, in altre aree, per esempio in Africa, le percentuali sono molto più basse”. “Grazie alla ricerca di base stiamo cercando di capire come l’ambiente riesce a modulare la genetica. La comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle manifestazioni allergiche sta consentendo di sviluppare farmaci intelligenti che vanno a centrare con precisione il meccanismo che innesca la reazione allergica. Si tratta di un intervento che rientra nella medicina di precisione: oggi per esempio – continua MARSEGLIA – disponiamo di anticorpi monoclonali intelligenti con cui siamo in grado di curare anche nei bambini le malattie allergiche gravissime come per esempio le forme gravi di asma o di dermatite atopica. Una seconda linea di ricerca mira a individuare i fattori che possono permetterci di identificare precocemente i soggetti a potenziale rischio di sviluppare forme severe, nei quali possiamo instaurare una prevenzione ambientale, alimentare o farmacologica per evitare che questi individui possano andare incontro a forme persistenti più gravi. Tutti temi che affronteremo in occasione del prossimo congresso della SIAIP”.

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Nuovo sito del MACTE

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

http://www.fondazionemacte.com. Con un progetto grafico realizzato dallo studio Sezione Grafica – duo composto da Aldo Caprini e Flavia Lunardi – la nuova piattaforma offre al pubblico una veste digitale inedita per il museo, ricca di contenuti dinamici e in continuo aggiornamento. La collezione permanente del Museo e l’archivio del Premio Termoli, per la prima volta raccolti in un unico ambiente digitale, ristabiliscono anche online il loro rapporto fondativo, in cui ricerca e sperimentazione sui linguaggi dell’arte contemporanea – dal 1955 ai giorni nostri – vanno di pari passo con la conservazione delle oltre 400 opere acquisite nel corso degli anni proprio attraverso il Premio.Il catalogo completo delle opere permette di ripercorrere anno per anno le testimonianze degli artisti passati per Termoli dal secondo dopoguerra a oggi, con schede di approfondimento scritte da critici e storici dell’arte.Mentre nella sezione dedicata agli eventi è possibile scoprire tutte le iniziative del museo, passando in modo fluido tra incontri digitali, performance, proiezioni, laboratori e progetti espositivi. Infine nell’homepage del sito è prevista la pubblicazione di un bollettino con tutte le novità sul museo e le sue attività, permettendo al pubblico di essere sempre aggiornato sui contenuti e le modalità di visita. (fonte: http://www.larafacco.com)

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L’Islam in Italia. Un’identità in formazione

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Mentre nell’Italia settentrionale la presenza musulmana ha assunto forma stabile già negli anni ’80, a Roma tale consolidamento si è verificato con maggiore lentezza e ha registrato una forte accelerazione negli ultimi 15 anni, con la costruzione di 18 sale di preghiera. La maggior parte di queste ricadono sotto l’ombrello della Confederazione Islamica Italiana e della Jamāʻat al-tablīgh, rilevando una predilezione capitolina per un Islam tradizionalista e ortodosso. Tuttavia, queste non sono le uniche tendenze discorsive presenti in città. Il presente articolo si propone di analizzare le diverse correnti che costellano l’Islam romano, presentandone la storia, la complessa rete di relazioni e il tipo di religiosità proposta.Con i suoi due milioni e mezzo di aderenti, l’Islam è la seconda religione in Italia. Una realtà di recente approdo, che si è inizialmente affermata soprattutto nel nord del Paese, per poi insediarsi permanentemente anche nel centro e sud Italia. Se a Milano già negli anni ’80 la presenza musulmana aveva assunto forma stabile, a Roma tale consolidamento si è prodotto con maggiore lentezza e ha raggiunto il suo culmine solo negli ultimi 15 anni, in cui si è assistito a un aumento esponenziale del numero delle moschee con l’apertura di ben 18 sale di preghiera. Le ragioni di questo ritardo risultano legate sia all’andamento dei flussi migratori che alla dispersione provocata dall’assetto urbanistico della Capitale. A causa del costo degli affitti, la maggior parte delle comunità migranti si è stabilita nelle zone periferiche della città, spesso organizzandosi secondo il Paese di provenienza. Una divisione, quella su base etnico-nazionale, che caratterizza in realtà gran parte del fenomeno islamico italiano.Tuttavia, mentre le regioni settentrionali presentano una forte connotazione arabofona, nella Capitale la nazionalità predominante è quella bangladese, che controlla il 59,5% delle moschee romane. Un’altra differenza sostanziale con il nord del Paese risiede nella tipologia d’Islam che si è maggiormente sviluppata. Seguendo la classificazione proposta da Alessandra Caragiuli, è possibile affermare, semplificando, che mentre nell’Italia settentrionale prevalgono la tendenza mistica e spirituale rappresentata dalla COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana) e quella politica, simboleggiata dall’UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazione Islamiche in Italia) e dal suo legame con la galassia dei Fratelli Musulmani, a Roma si registrano invece una corrente maggiormente tradizionalista, portata avanti dalla Confederazione Islamica Italiana (CII), e una dimensione missionaria e pietista, che trova la sua espressione nel movimento tablīgh. Quest’ultimo persegue una “re-islamizzazione dal basso” di carattere apolitico che si affianca, dunque, a “un’islamizzazione dall’alto”, promossa dall’Islam degli Stati simboleggiato dalla Grande Moschea e dalla CII. Fonte Fondazione Oasis

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Continua la crescita di Deloitte in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Il network nomina di 31 nuovi partner che fanno salire il numero complessivo dei soci italiani a 330, consolidando ulteriormente la struttura di servizi professionali più grande al mondo. “Il rafforzamento della nostra squadra- spiega il CEO di Deloitte Italia Fabio Pompei- è una tappa che consolida la nostra presenza e il nostro essere al fianco delle aziende come acceleratori di innovazione, digitalizzazione e cambiamento. Congratulazioni ai colleghi per questo importante obiettivo professionale, grande risultato, frutto di impegno costante che si inserisce appieno nel nostro programma Impact for Italy che ci vede attori di primo piano per la crescita del nostro paese attraverso programmi duraturi e sostenibili”. In questi mesi inoltre prosegue la campagna di assunzioni che prevede entro la fine dell’anno fiscale corrente (maggio 2021) circa 650 nuovi ingressi, di profili sia con formazione economica sia tecnologica, sia giuridica. Deloitte, che è operativa in 25 città, oggi conta circa 8.300 persone di cui il 50% è al di sotto dei 30 anni e di cui circa la metà sono donne. Complessivamente, nell’anno fiscale 2020 Deloitte in Italia ha assunto oltre 1.800 persone (crescita del 15%) ed erogato oltre 480 mila ore di formazione. Per Audit & Assurance guidata da Stefano Dell’Orto, entrano: Savino Capurso, Silvia Dallai, Alessandro De Luca, Filippo Fabris, Marco Ricci, Umberto Zanetti. Per Consulting, guidato da Alessandro Mercuri: Luigi Capitanio, Ponziano Ciampi, Maurizio Di Noia, Davide Grassi, Andrea Leuzzi, Davide Lipodio, Nicolas Jesus Roa, Alessandro Rossi, Giulio Sacchi, Giuseppe Taranto, Stefano Torres Per Financial Advisory, guidata da Antonio Solinas: Giacomo Giobbi, Francesco Iannamorelli e Emanuele Martelli. Per Risk Advisory, guidato da Antonio Arfè: Sebastiano Brusco, Maria Fazio, Daniele Frasca, Lodovico Fregni, Gianfranco Tessitore, Elisabetta Tisato. Per Tax & Legal, guidato da Alessandro Lualdi: Elena Cardani (Tax) Roberto Famà (Tax), Andrea Martellacci (Legal), Carlo Rolandi (Tax), Fabrizio Saveri (Tax).

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Imprese: Sostegno alla liquidità

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

“Le imprese che sono state costrette ad indebitarsi per far fronte alla crisi pandemica hanno bisogno di vedere garantita la liquidità di cui hanno usufruito o altrimenti non ce la faranno. Per questo occorre ascoltare le richieste arrivate dall’ABI e dalle associazioni delle imprese che chiedono di estendere oltre i 6 anni concessi attualmente la garanzia pubblica al prestito. Vanno ripensati anche i tempi di restituzione dei finanziamenti, che devono essere allungati. Inoltre vanno concesse nuove moratorie ed estese quelle esistenti. Insomma, va fatto tutto il necessario affinché il debito sia sostenibile e non si trasformi in credito deteriorato con l’imprenditore che rischia di venire considerato un cattivo pagatore. Il governo ha il dovere di andare incontro alle esigenze di quegli imprenditori messi in crisi dalle restrizioni prolungate decise a colpi di decreto, oltre che dalla pandemia. Questi debiti non possono diventare un peso schiacciante: bisogna mettere le imprese in condizioni di ripartire e rientrare dai prestiti. Come Fratelli d’Italia ci aspettiamo interventi in tal senso nel decreto sostegno di prossima emanazione, altrimenti presenteremo le nostre proposte per aiutare le imprese”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini, capogruppo in Commissione Bilancio.

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