Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 5 marzo 2021

Vaccini. La bufala dei ritardi della Ue. Il caso Austria e Danimarca

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

La tecnica è la stessa da millenni: quando hai un problema interno, individua un nemico esterno.Così è successo per i vaccini anti Covid 19.Se, poi, l’informazione passa attraverso i bar dello sport, che ora si chiamano social, il quadro è perfetto e potremo chiamarlo: la Disinformazione.Vediamo.Prendiamo ad esempio i presunti ritardi nella autorizzazione del vaccino americano della Pfizer, quello attualmente più diffuso.La FDA americana, l’ente regolatorio per l’autorizzazione dei farmaci, ha validato il vaccino Pfizer l’11 dicembre 2020.L’Ema, l’ente regolatorio europeo per l’autorizzazione dei farmaci, ha validato il vaccino Pfizer il 21 dicembre 2020.Tra l’una e l’altra validazione sono passati solo 10 giorni! E questo sarebbe il ritardo? Dove si sono verificati i ritardi? Nella somministrazione dei vaccini. Chi deve somministrare i vaccini? I singoli Stati dell’Unione europea.Per esempio, l’Italia ha ricevuto 6,5 milioni di dosi, ma ne ha somministrate 4,5. Quindi, il nostro Paese non ha somministrato ben 2 milioni di dosi! Un terzo di quelle a disposizione. E i ritardi sarebbero europei?Altra bufala è quella dell’Austria e della Danimarca che “faranno da soli”.
Non è vero. Questi Paesi sono all’interno dell’accordo europeo sulla distribuzione dei vaccini che la Ue ha prenotato e opzionato per 2,6 miliardi di dosi. Per il futuro (futuro, eh!) dicono che faranno accordi con Israele. Ma Israele utilizza il vaccino Pfizer che è prodotto in Ue! I governi austriaco e danese vogliono, per caso, organizzare un cargo di vaccini che parta da Bruxelles, atterri e subito decolli da Tel Aviv per raggiungere Vienna e Copenaghen? Di sceneggiate ne vedremo.Sarebbe necessaria l’informazione, specialmente nel settore sanitario. Raccontare bufale è dannoso per la salute.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Ricerca INIMA sul temporary management in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Molte aziende italiane negli ultimi anni hanno vissuto momenti di difficoltà a causa della mancanza di una classe manageriale adeguata. Un aiuto arriva dal Temporary manager, ovvero professionisti in grado di intervenire solo il tempo necessario per riorganizzare e rilanciare l’azienda e figure sempre più apprezzate dalle PMI italiane. Gli imprenditori hanno così la possibilità di avere risorse qualificate mantenendo una maggiore flessibilità e contenendo i costi, aspetti a cui sono particolarmente attenti. Secondo l’indagine promossa da INIMA –network internazionale che raggruppa le associazioni di temporary manager in Europa- condotta su 750 professionisti ad Interim, a inizio anno (gennaio 2021) ben il 77% dei manager italiani intervistati risulta occupato con un contratto part-time (41%) o full time (36%). Un dato nettamente superiore alla media europea (55%). Per quanto riguarda l’utilizzo medio nel 2020, ovvero il rapporto tra giorni di attività rispetto al numero totale di giorni lavorativi, l’Italia si posiziona al terzo posto con il 59%, dietro solo alla Germania (73%) e alla Svizzera (65%). Positive le attese per l’anno in corso, con il 70% degli intervistati che prevede per l’anno in corso uno sviluppo del mercato. Qual è il profilo del Temporary Manager in Italia raffrontandolo con i dati degli altri Paesi?Partiamo dall’età. Ha in media 56 anni (in linea con l’Europa), mentre i Temporary Manager più giovani sono in Austria e Polonia, dove la media è di 49 anni. Hanno maturato un’esperienza di 6,5 anni come professionisti ad interim ricoprendo ruoli da Top manager C-level o superiore. I più “esperti” sono gli svizzeri (11,4 anni) e i manager UK (10,3).La durata media di un incarico a tempo in Europa è di 11,4 mesi, mentre in Italia è di 14,4 mesi, anzi alcuni durano oltre 2 anni con la formula part-timeAnalizzando i ruoli ricoperti, a livello europeo i primi cinque riguardano il board/direzione generale (32%), le operation (9%) le risorse umane (9%),il finance (8%), e le vendite (6%). In Italia la richiesta è molto più alta nelle posizioni che riguardano il board/direzione generale (47%), nelle operation (16%) e nelle vendite (9%), anche se si è ben al di sotto della media europea nelle risorse umane (solo il 3%).
Tra le criticità che i manager italiani hanno dovuto affrontare nei loro ultimi incarichi si evidenzia al primo posto la Gestione del cambiamento, indicata dal 15% degli intervistati, una tematica che però coinvolge i manager di quasi tutti i Paesi europei. Seguono lo sviluppo del business (9%) e l’ottimizzazione dei processi (8%).Per dare un’ulteriore panoramica sul mercato nel 2020, è stato chiesto di riportare i dettagli del loro ultimo incarico. L’industria privata ha rappresentato ben il 90% degli incarichi temporanei in Europa, mentre in Italia il settore pubblico e non profit rappresenta solo il 2% (ultimo tra tutti i paesi). Tra i settori principali di attività, il Bel Paese si distingue nettamente per la percentuale più alta nella Metalmeccanica (35%), contro una media europea dell’11%.Sul fronte delle dimensioni aziendali, in Italia ben il 60% dei Temporary Manager ha lavorato presso aziende con meno di 100 dipendenti, contro una media europea del 31%; solo la Spagna ci supera con il 64%; questo dipende principalmente dal tessuto economico italiano e spagnolo composto prevalentemente da piccole-medie imprese.Tradizionalmente i Temporary Manager italiani per proporsi sul mercato si sono affidati a due principali canali: il network personale, indicato dal 41% del campione, seguito dalle società specializzate nei servizi di temporary management (17%).Quale tariffa professionale gli sta riconoscendo il mercato? Considerando che non esiste un “Temporary Manager medio” e che quindi le diverse professionalità possono discostarsi da una indicazione media, la tariffa giornaliera media fatturata nell’ultimo incarico è di €674 al giorno (prezzo netto, escluse le spese e l’IVA), l’Italia è tra i Paesi con il costo più basso, con un valore nettamente inferiore alla Svizzera (€1.385) e alla Germania (€1.198).

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La sfida della Fed

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Nelle ultime sessioni di mercato ci sono stati dei movimenti molto bruschi sul Treasury a 10 anni, che giovedì scorso ha toccato brevemente quota 1.60%, per poi assestarsi intorno a 1.45%. Nonostante il livello rimanga basso rispetto alla sua storia, il Treasury è salito poco meno di 100bp rispetto all’estate scorsa e di 50bp dall’inizio dell’anno. I risky assets (azionario, valute emergenti) ne hanno risentito in maniera negativa, temendo una spirale incontrollata dei tassi verso l’alto. Hanno ragione i mercati di preoccuparsi? Il tasso decennale è dato dalla somma di una componente di aspettative di inflazione (breakeven inflation) e una componente di tasso reale (real rate). L’andamento relativo di queste due variabili è più importante del movimento del Treasury a 10 anni in sé. Quando il tasso a 10 anni si muove spinto dalle aspettative di inflazione, mentre il tasso reale rimane basso e sotto controllo, i risky assets tendono a fare molto bene. Questo perché, da un lato, il miglioramento della crescita spinge al rialzo le aspettative di inflazione, che spesso partono da livelli ben sotto l’obiettivo della banca centrale. Da un altro, un tasso reale basso e costante indica che la politica monetaria rimane espansiva e la banca centrale non intende rialzare i tassi. Questo è quello che è avvenuto nella seconda metà del 2020.Nonostante la Fed non abbia finora mostrato la minima inclinazione non solo a un rialzo dei tassi, ma neanche a una diminuzione degli acquisti nel QE (il famoso tapering), il mercato si aspetta che la Fed inizi ad alzare i tassi verso la fine del 2022, diversamente da quello che la Fed ha indicato (nessun rialzo fino alla fine del 2023). Come mai il mercato ha deciso di ignorare quello che la Fed dice? La ragione è nell’inflazione. La reflation narrative che ha caratterizzato la seconda metà del 2020 è andata cambiando nelle ultime settimane. Una combinazione di enorme stimolo fiscale in US (altri 9 punti di PIL in via di approvazione), ripresa del ciclo delle commodities, l’enorme liquidità ancora in circolo e l’accelerazione del ciclo economico hanno creato una narrativa di inflazione che va ben oltre la normalizzazione auspicata dalla Fed. Va ricordato a questo punto che veniamo da un lungo periodo di inflazione bassa e sotto le attese – un fenomeno legato a fattori sia ciclici sia strutturali (globalizzazione, automatizzazione, competizione). Per far fronte al pericolo di una possibile perdita di credibilità, la Fed stessa ha adottato l’anno scorso un nuovo mandato (Average Inflation Targeting). In sostanza, la Fed auspica che – in seguito a un periodo di inflazione sotto il target (2%) – l’inflazione si assesti sopra il target del 2% per un certo periodo prima di rialzare i tassi. Solo così facendo la Fed può raggiungere in media l’obiettivo del 2%. Da notare che nelle ultime settimane il mercato ha chiaramente sposato questo cambio di regime. L’inflazione media attesa nei prossimi 5 anni (5 year breakeven rate) ha superato il 2.40%, mentre quella attesa nei prossimi 10 anni (10 year breakeven rate) è attorno a 2.15%. In pratica il mercato si aspetta un’inflazione più alta nei prossimi anni, che poi si assesti poco sopra il 2%. Questo è esattamente quello che la Fed stessa auspica. E allora come mai il mercato appare più nervoso della Fed riguardo a un aggiustamento della politica monetaria? Perché teme che l’inflazione possa scappare di mano e obbligare la Fed a un cambio repentino di strategia. Finora Powell ha caratterizzato il rialzo dei tassi come legato al miglioramento dell’economia. Allo stesso tempo, la Fed non può assistere passiva a uno scenario in cui il mercato potrebbe portare i tassi in alto in maniera più rapida di quanto essa ritenga opportuno in questa fase del ciclo. Per questo motivo è lecito aspettarsi da Powell, con ogni probabilità già questo giovedì, un intervento verbale sul tema. In alternativa, la Fed può senz’altro cambiare il suo QE al fine di porre un limite all’irripidimento della curva dei tassi, comprando in maniera più aggressiva i bond della parte lunga della curva (Operation Twist). Siamo quindi entrati in una fase del ciclo economico dove la Fed deve gestire l’inizio di una ripresa economica molto forte, che favorisce la ripresa dell’inflazione, e assicurarsi allo stesso tempo che il mercato non crei troppa pressione sui tassi d’interesse. Quest’ultima metterebbe pressione sul dollaro e sugli assets di rischio, in una fase ancora prematura della ripresa. Spesso si dice – semplificando – che la Fed “segue il mercato”. Ora più che mai, la Fed vorrà guidare il mercato e cercare di gestirne le aspettative. Una sfida difficile, che inizia già questa settimana.www.acomea.it

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Labomar: firmato accordo con l’agenzia delle entrate per il patent box

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Labomar (AIM Ticker: LBM), azienda nutraceutica italiana attiva a livello internazionale, ha sottoscritto l’accordo con l’Agenzia delle Entrate per l’accesso all’agevolazione fiscale concessa dal Patent Box.Il regime fiscale agevolativo del Patent Box concede una parziale esclusione dal reddito imponibile della parte derivante dall’utilizzo di alcune “proprietà intellettuali” quali marchi d’impresa, brevetti industriali, processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Tale riduzione è pari al 40% per l’esercizio 2016 ed al 50% per il quadriennio 2017-2020 e si riferisce alle imposte sul reddito delle Società (IRES e IRAP).L’accordo siglato riguarda il quinquennio 2016-2020 con un beneficio fiscale per il Gruppo pari complessivamente a circa 0,9 milioni di euro. Gli effetti del beneficio saranno riflessi nel bilancio d’esercizio 2020 e il beneficio è atteso proseguire negli esercizi successivi.“Sono molto soddisfatto non solo per il beneficio economico prodotto per tutti gli azionisti di Labomar – ha affermato l’AD e fondatore Walter Bertin – ma soprattutto perché viene riconosciuta la capacità di generare extraprofitto attraverso le attività di R&D e innovazione, fattori chiave e di successo della nostra strategia di crescita”.

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Dl Sostegni: Castelli, calcoli su annualità, tetti fatturato più alti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

La cancellazione dei codici Ateco e’ un punto su cui “la maggioranza e’ molto coordinata” per i nuovi sostegni alle imprese. Lo ha detto il vice ministro dell’Economia Laura Castelli su Radio 24, parlando del prossimo decreto allo studio del Governo che passera’ dai ristori ai sostegni: “Confronti e calcoli sono fatti sulle annualita’ e non piu’ sulle mensilita’, riguarderanno tutte le partite Iva e i professionisti, considerando solo il fatturato e con tetti piu’ alti”, ha detto Castelli, spiegando la differenza tra i due approcci. Castelli ha segnalato che il Governo si occupera’ della montagna.Sostegni alle imprese, ammortizzatori e cassa integrazione, enti territoriali in difficoltà, vaccini. Sono questi i temi fondamentali del dl sostegno che arriverà “penso la prossima settimana, stiamo facendo il più in fretta possibile”. Lo ha sottolineato la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, a 24 Mattino su Radio 24. Il decreto partirà dalle proposte della maggioranza, come la cancellazione dei codici Ateco, ha spiegato. Si pensa anche di fare “confronti e calcoli sulle annualità non più mensilità e si considererà il calo di fatturato, con tetti più alti di fatturato”. Per la montagna, che per l’emergenza Covid ha perso in pieno la stagione sciistica, il governo pensa ad “un intervento ad hoc, specifico, come chiesto dalle Regioni”. Lo ha detto la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, a Radio 24. “I settori che hanno alti costi fissi è chiaro che non possono avere un calcolo normale”, ha spiegato. “Nessuno parla di farlo saltare”. Così la viceministra dell’Economia Laura Castelli a Radio 24 , parla del Cashback dopo le indiscrezioni su una possibile revisione della misura introdotta dal governo Conte. “Le risorse che questa misura impegna sono molte, io penso – ha aggiunto a Radio24 Mattina – che ci si debba sempre evolvere su questa scia” di cambiamento del modo di utilizzare il denaro. “Credo che una maggioranza così ampia ci permetterà di fare un ragionamento che non sia solo ‘posso usare questi 4 miliardi in modo diverso’, ma anche come procedere verso un processo dal quale non si può tornare indietro, la moneta elettronica”, ha concluso.

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La pandemia accelera la trasformazione tecnologica delle Risorse Umane

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Può arrivare a valere oltre 32 miliardi di dollari a livello globale nel 2027: il mercato della “gestione del capitale umano” cresce nel post-covid ad un tasso di oltre il 9% annuo, trainato da un lato dalle trasformazioni portate dalla pandemia, dall’altro dalle soluzioni tecnologiche nate per affrontare le trasformazioni stesse.L’HR, insomma, si trasforma in “HR Tech”. E, grazie alla metamorfosi, cresce a un ritmo mai registrato prima.Sono le startup a offrire strumenti e approcci innovativi e di reale cambiamento per i processi di recruiting. Sono quattro, in particolare, le tech company protagoniste della trasformazione tecnologica della filiera dell’HR in Italia: Jobtech, Yousign, Nibol e Payfit.Jobtech: nata con l’obiettivo di digitalizzare il lavoro interinale e in somministrazione, è la prima agenzia per il lavoro ad introdurre soluzioni di ricerca e selezione, somministrazione e staff leasing digitali all’interno del panorama italiano.Yousign: è la startup francese che sta portando i vantaggi della firma elettronica anche nei dipartimenti HR italiani, aiutando grandi aziende e PMI a completare interamente da remoto i processi di assunzione e onboarding di nuovi dipendenti.
Nibol: è la startup che sta aiutando le aziende a realizzare e gestire l’ufficio del futuro, un luogo più flessibile, digitalizzato e “aperto” verso l’esterno, con la possibilità di aggiungere agli spazi più “istituzionali” delle estensioni diffuse sul territorio come coworking e hot desk. Payfit: è la scaleup francese che sta innovando la gestione amministrativa del personale in tutta Europa grazie alla tecnologia, con un software che permette di gestire a 360° la vita del dipendente.

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Credimi e Deutsche Bank insieme per erogare prestiti digitali alle PMI italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Deutsche Bank AG e Credimi, azienda fintech leader europeo del finanziamento digitale alle imprese, hanno concluso un’operazione che permetterà alla fintech italiana di far arrivare 170 milioni di euro di liquidità alle PMI italiane, grazie allo stanziamento da parte di Deutsche Bank di 150 milioni di euro, e al coinvolgimento di Banca Sella – che finanzierà una quota dell’operazione pari a 20 milioni di euro. Credimi – che nel 2020 ha erogato la cifra record in Europa di 660 milioni di euro (+40% rispetto al 2019) – con questa nuova cartolarizzazione potrà erogare finanziamenti con durata di 5 anni e 1 anno di preammortamento, con un inizio di rimborso previsto per marzo del 2022, accessibili a imprese che siano Società di Capitali (SPA, SRL) con almeno due bilanci depositati o Società di Persone (SAS e SNC) e ditte individuali con almeno due dichiarazioni fiscali. Grazie alla tecnologia proprietaria di Credimi le imprese potranno ricevere una risposta in soli 3 giorni. Fattore che ha permesso alla società di elaborare e analizzare più di 32.000 richieste di finanziamento e prestare oltre 1,5 miliardi di euro a PMI italiane, diventando il digital lender n.1 per le imprese in Europa continentale (fonte: P2P Market Data).

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Nuovo direttore al San Raffaele Arcangelo di Venezia

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Marco Mariano è il nuovo direttore della struttura dell’ospedale San Raffaele Arcangelo Fatebenefratelli di Venezia. Laureato in economia e gestione delle aziende sanitarie e con un master in management sanitario, il giovane direttore ha già contribuito a rendere grande il nome e l’operato dell’Ordine Fatebenefratelli con un lavoro capillare nel rispetto dei valori trasmessi da San Giovanni di Dio- in collaborazione con il personale delle strutture- nella casa di riposo San Pio X di Romano d’Ezzelino (con 75 posti letto e più di 10 di centro diurno) e nella residenza protetta Villa San Giusto a Gorizia (200 posti letto).«L’assunzione della dirigenza di un presidio sanitario rappresenta un nuovo stimolo professionale, un’opportunità per guardare avanti con umiltà, onestà intellettuale, audacia, fantasia e soprattutto dedizione e senso del dovere. Non considero il presidio ospedaliero come entità separata dal territorio veneziano. Noi infatti insistiamo sul territorio (non solo geograficamente) e cresciamo continuamente nel tessuto sociale ed economico, dove abbiamo installato le radici sin dalla costruzione della struttura. L’idealizzazione geografica non deve rappresentare un muro o essere un ostacolo alle aspettative dell’ordine. Il concetto di apertura ed accoglienza, ora più che mai, deve fare i conti con “l’altro”. La nostra priorità è l’attenzione rivolta alla cura dei pazienti con una ricerca di modelli organizzativi personalizzati che facciano dell’approccio olistico il fondamento dello stile assistenziale della struttura con la totale consapevolezza che siano giorni difficili, legati ad un costante pericolo di possibili infezioni. Il nostro plauso ed incoraggiamento per il lavoro svolto quotidianamente va al personale sanitario che, con il mantenimento della massima attenzione e di tutte le precauzioni necessarie a creare un cordone sanitario, garantisce un operato encomiabile, come quello svolto dagli operatori a Bassano del Grappa e a Gorizia. Forti del carisma di San Giovanni di Dio, per cui l’interesse primario era l’individuo con la sua complessità emotiva e la sua fragilità, siamo pronti a porgere una mano ai bisognosi senza alcun tipo di pregiudizio»- ha dichiarato il neodirettore.

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Scuola: Rimane in piedi l’ipotesi di prolungamento dell’anno scolastico

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Quest’anno, per via della pandemia, la scuola potrebbe durare più a lungo. Lo ha fatto intendere il ministro della Salute, a seguito della necessità di tornare a chiudere diversi istituti scolastici per i numeri poco rassicuranti dei contagi da Covid19. “Proviamo a tutelare il più possibile le nostre scuole e la vita dei nostri studenti e docenti. Abbiamo deciso le misure”, che prevedono la Dad in zona rossa e in aree con un tasso di incidenza particolarmente elevato, “perché c’è un fatto nuovo legato alla capacità d’impatto della variante inglese sulle generazioni più giovani”, ha detto Speranza.Il ministro ha quindi annunciato che rimane in piedi il pericolo di “aggiornare le misure sulla base dell’andamento della curva epidemiologica”. Una circostanza che farebbe perdere ulteriori giorni di scuola in presenza e quindi porterebbe il Governo a prevedere possibili recuperi oltre le scadenze naturali dell’anno scolastico.Anief conferma la sua posizione sul tema: premesso che la didattica a distanza va sempre interpretata come uno strumento funzionale e integrativo all’attività didattica scolta in classe, il sindacato ricorda che ha sottoscritto da alcuni mesi con l’amministrazione scolastica un contratto integrativo sulla didattica integrata che ha l’obiettivo di regolamentare e rendere valutabile la dad anche ai fini degli scrutini finali per la valutazione degli alunni. Per questo, dunque, pensare che la formazione a distanza debba essere considerata una circostanza da superare incrementando il calendario scolastico non può trovarci d’accordo. L’obiettivo rimane, certamente, quello di attuare la didattica in presenza e in sicurezza, attuando tutti i protocolli previsti.

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MR Digital main Sponsor di Fiera Didacta con “Le Voci per la Scuola”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Dal 16 al 19 marzo 2021 la quarta edizione della fiera sarà completamente digitale e online. Anche quest’anno, MR Digital partecipa alla Fiera e, in qualità di Main Sponsor dell’evento, darà il proprio contributo e condividerà la propria visione sul mondo della didattica, presentando anche le voci dei docenti, delle aziende e delle personalità che guardano e vivono il mondo Education da diverse prospettive.MR Digital ha infatti organizzato in esclusiva per Didacta un percorso di incontri, raccolto nel programma Le Voci per la Scuola. All’interno del programma si alterneranno le voci di esperti del mondo education che racconteranno come la didattica sia il punto di partenza per creare una società migliore per il futuro e come la tecnologia sia sicuramente al centro di questo percorso.
Oltre al programma di eventi, MR Digital presenterà anche l’innovazione che ben rappresenta questa visione: BricksLab, la piattaforma didattica pensata per mettere a disposizione del sistema educativo scolastico un ambiente di ricerca e lavoro semplice ed evoluto al tempo stesso. BricksLab conta oggi oltre 7.000 oggetti didattici, a disposizione di studenti e docenti per semplificare e velocizzare la didattica integrata e soprattutto per rispondere all’esigenza di fornire contenuti di qualità e certificati per le lezioni.

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Scuola: Quasi tre alunni su quattro in didattica a distanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Da lunedì 8 marzo oltre 6 milioni di studenti seguiranno le lezioni da casa, se i governatori regionali disporranno la sospensione delle attività in presenza dove vi siano più di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. E’ la conseguenza di quanto disposto dal nuovo Dpcm in vigore dal prossimo 6 marzo, che prevede scuole chiuse nelle zone rosse e possibilità per i governatori di chiuderle in quelle arancioni e gialle. La proiezione del numero di alunni costretti alla didattica a distanza, curata da Tuttoscuola, potrebbe portare quindi a un raddoppio rispetto agli oltre 3 milioni di alunni che dallo scorso 1° marzo risultano in DaD per effetto di precedenti ordinanze regionali e disposizione del Ministero della Salute. Circa tre quarti (il 73%) degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie saranno impegnati nella didattica a distanza. Una “scuola diffusa” nelle case di circa 6 milioni di famiglie italiane.Tuttoscuola, prendendo a riferimento gli ultimi dati messi a disposizione dalla Fondazione Gimbe (che ha rilevato l’incidenza di casi positivi per 100.000 abitanti sul territorio nazionale), ha calcolato, regione per regione, il numero di alunni per ordine e grado di scuola che per la collocazione in zona rossa o in territori con elevato indice di contagi potrebbero tornare a seguire le lezioni da casa.
Ne scaturisce una mappatura del numero di studenti che dall’8 marzo faranno lezione a scuola o da casa, sia per area geografica, sia per grado di scuola. Nello specifico, secondo i calcoli di Tuttoscuola, potrebbero essere dunque 6 milioni e 235mila (più di 7 su 10) gli alunni di scuole statali e paritarie su un totale di 8milioni e 506mila costretti a seguire le lezioni a distanza. I dati comprendono anche circa 957 mila bambini di scuola dell’infanzia.Le regioni interessate da questa chiusura totale che andrebbero ad aggiungersi alle situazioni già note sono la Lombardia con 1.401.813 alunni in DaD, la Campania con 944.993, l’Emilia Romagna con 620.423, la Puglia con 585.344, il Piemonte con 573.231, la Toscana con 504.616, le Marche con 212.161, la Liguria con 189.785, il Friuli VG con 156.003 e l’Umbria con 119.177. A queste vanno aggiunti alcuni comuni laziali tra cui anche la provincia di Frosinone.Si potrebbe salvare da questa chiusura totale il Lazio (indice di contagio a 235) che, esclusi Frosinone e altri comuni, potrebbe mantenere 626.190 alunni con didattica in presenza, la Sicilia (indice a 145) con 615.891 alunni a scuola, il Veneto (indice 207) con 573.694, la Calabria (indice a 121) con 233.209 a scuola, la Val d’Aosta (indice 90) con 15.552 in presenza e la Sardegna (indice 71) con 207.286 alunni in zona bianca.In presenza (con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori) vi sarebbero 2.271.803 alunni in presenza a scuola (il 26,7%) e 6.234.962 (73,3%) in DAD.Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguirebbero le attività didattiche a scuola 435.971 bambini delle scuole dell’infanzia a scuola (il 31,3%), 818.458 alunni della primaria (il 31,4%), 537.644 alunni della scuola secondaria di I grado (il 31,4%) e parzialmente in alternanza 479.730 studenti delle superiori (il 17,2%).

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Congedi parentali

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

“Sui congedi parentali si gioca una partita decisiva per il presente e il futuro di migliaia di famiglie italiane, anche in riferimento alla possibile nuova stretta sulla didattica in presenza a seguito dell’aumentare dei contagi.” Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Debora Serracchiani.“Stiamo lavorando per garantire il diritto delle mamme e dei papà di poter seguire i propri figli a casa costretti alla Dad – spiega Serracchiani – Abbiamo già elaborato proposte importanti che il ministro al Lavoro, Andrea Orlando, ha dimostrato di voler recepire e tradurre in atti concreti.” “Abbiamo soprattutto chiesto che sia sanata la situazione che oggi danneggia tanti genitori che non possono usufruire dei congedi parentali straordinari scaduti a dicembre 2020. Per eliminare questa incongruenza – aggiunge Serracchiani – è indispensabile che il congedo parentale diventi un diritto usufruibile in automatico da parte almeno di tutti i genitori di alunni under 14 che si trovano in quarantena o non possono seguire la didattica in presenza. Ovviamente deve essere concretamente esercitabile e quindi prevedere che il salario venga comunque garantito almeno al 50%. Un segnale importante in tale direzione sono le risorse che il Governo ha intenzione di mettere a disposizione nel dl Sostegno. Un impegno che va onorato al più presto dato che l’andamento della pandemia costringerà, probabilmente, a aumentare la Dad in molte scuole”.

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Concorso per studenti e insegnanti in diretta web

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Si svolge oggi a partire dalle ore 16 la premiazione del concorso “Ci basta un pianeta” dedicato a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di tutto il territorio metropolitano. L’iniziativa è stata promossa dalla Città metropolitana di Torino, dal Museo A come Ambiente di Torino (MAcA), e dal Politecnico di Torino – Innovation Design Lab del Dipartimento di Architettura e Design. Il concorso si è posto l’obiettivo di sensibilizzare i giovani rispetto ai temi ambientali verso un cambiamento di abitudini utili a ridurre la propria impronta ecologica in una competizione fra gruppi di studenti e/o classi di scuole in gara, i Green Club, per la realizzazione di buone pratiche scolastiche e per valorizzare la cultura della sostenibilità. Il bando prevedeva la progettazione e la messa in campo di strumenti, azioni e attività finalizzate alle migliori buone pratiche scolastiche in 5 ambiti diversi. Oltre ai premi previsti, i partner hanno proposto azioni di supporto differenziate a tutte le scuole partecipanti al Bando di concorso: la Città metropolitana di Torino ha offerto le borracce da destinare a tutti gli allievi dei Green Club partecipanti, la distribuzione è in corso proprio in questi giorni; sono stati inoltre assegnati alle scuole iscritte 330 ingressi gratuiti al Museo A come Ambiente, utilizzabili entro il 23 dicembre di quest’anno; il Politecnico di Torino – Innovation Design Lab ha invece offerto un supporto metodologico agli studenti per la comunicazione e per il monitoraggio delle iniziative. I premi assegnati consistono in 3 monitor interattivi LED con carrello, 132 tablet, 7 armadi di ricarica sincronizzazione per tablet, 9 videocamere e 60 cardboard e sono stati consegnati presso le sedi delle scuole vincitrici del concorso, individuate da una apposita Commissione incaricata della valutazione. Alla cerimonia di premiazione, moderata dal giornalista scientifico Andrea Vico, interverrà la Consigliera delegata all’Ambiente della Città metropolitana Barbara Azzarà. Per seguire l’evento in diretta su piattaforma Webex, con iscrizione obbligatoria, occorre collegarsi al seguente link: https://bit.ly/3bY5xlN By Carlo Prandi.

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Presentazione di “Green Start(Up)”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Mercoledì 10 marzo, alle 11.30, all’evento digitale di presentazione di “Green Start(Up)”, il nuovo progetto dedicato all’innovazione sostenibile con cui P&G Italia lancia per la prima volta un’inedita call to action rivolta al mondo delle start-up italiane per trovare, insieme, soluzioni che possano rendere il nostro Paese più verde e accogliente per le generazioni future. Il progetto si avvarrà del supporto di LVenture Group, uno dei più importanti acceleratori del panorama italiano, e della collaborazione di Women’s Forum. L’iniziativa è parte di “P&G per l’Italia”, il programma di cittadinanza d’impresa con cui Procter & Gamble Italia sosterrà e realizzerà nel nostro Paese iniziative di innovazione, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. Interverranno per presentare il progetto:
Paolo Grue, Presidente e AD di Procter & Gamble Italia, Antonella Zullo, Head of Open Innovation di LVenture Group, Chiara Corazza, Managing Director Women’s Forum for the Economy & Society moderati dall’imprenditore digitale e conduttore Mario Moroni.

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Al via Culture Summit Abu Dhabi 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Abu Dhabi. In programma dall’8 al 10 marzo 2021, la quarta edizione virtuale del vertice, tratterà il tema ‘The Cultural Economy and the Economy of Culture’. Il Dipartimento Cultura e Turismo di Abu Dhabi (DCT Abu Dhabi) è lieto di invitarvi alla prossima edizione del Culture Summit Abu Dhabi, il forum di riferimento sulla scena internazionale, che spazia dall’indagine di soluzioni culturali creative, allo sviluppo di tematiche più complesse e urgenti che interessano il mondo di oggi.Ispirato al dibattito chiave dell’edizione 2019, circa il supporto finanziario e la sostenibilità in ambito culturale a fronte di una rapida evoluzione economica e sociale, il Culture Summit 2021 presenterà numerose proposte per rinnovare il settore della cultura in un ambiente post COVID19, mostrando come l’industria creativa possa rappresentare una forza positiva e un motore potente per la crescita di società ed economie.Culture Summit 2021 è organizzato dal DCT Abu Dhabi, in collaborazione con prestigiose istituzioni partner tra cui UNESCO, Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation, The Economist Events, Google, United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD), The Design Museum (London), Institut Français, Abu Dhabi Cultural Foundation, Louvre Abu Dhabi, Berklee Abu Dhabi. Per partecipare al Culture Summit Abu Dhabi 2021, si prega di registrarsi su: http://www.culturesummitabudhabi.com

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La visita di Papa Francesco è molto attesa in Iraq e nel Kurdistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Per l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sono soprattutto i membri delle minoranze che sperano che Papa Francesco possa sensibilizzare il governo centrale di Baghdad e il governo regionale del Kurdistan riguardo alle preoccupazioni delle comunità cristiane, yezidi, mandee e altre. Le minoranze religiose soffrono da anni di attacchi da parte di gruppi islamisti radicali sia sunniti sia sciiti. Sperano quindi in un segnale che dia loro un senso di sicurezza nella loro patria storica.In vista della visita in Iraq, l’APM ha fatto appello a Papa Francesco affinché, nei colloqui con i leader iracheni e curdi, sostenga chiaramente una vera libertà religiosa e un miglioramento della situazione delle minoranze cristiane e di altre minoranze. La costituzione irachena dell’ottobre 2005 “garantisce” in linea di principio la libertà di credo. Tuttavia, nessuna legge può essere approvata che violi i precetti dell’Islam e il suo sistema giuridico. Allo stesso tempo, l’Islam è dichiarato “religione di stato”. Questa discrepanza è un problema giuridico quasi insolubile che i cristiani, così come altri gruppi non musulmani, così come le donne in Iraq, devono combattere. La sharia è rimasta un punto di riferimento centrale nell’approvazione di leggi che si applicano non solo ai musulmani, ma a tutti. I giudici conservatori e le maggioranze parlamentari dei partiti sciiti e sunniti stanno facendo la loro parte per limitare le libertà delle minoranze religiose. Il viaggio del 5-8 marzo sarà il primo viaggio all’estero del Papa dallo scoppio della pandemia di Coronavirus. Francesco incontrerà i
rappresentanti del governo centrale dell’Iraq e del governo regionale del Kurdistan. In programma c’è anche un incontro con la massima autorità della popolazione a maggioranza sciita del paese, il Gran Ayatollah Sayyid Ali Sistani. Inoltre, il Papa incontrerà i
rappresentanti di tutte le comunità cristiane – anche nelle pianure di Ninive. Questa regione era stata invasa nel 2014 dal cosiddetto Stato islamico e quasi tutti i gruppi cristiani, yezidi e sciiti erano stati cacciati. Ad Arbil, la capitale del Kurdistan, il Papa terrà una messa in uno stadio. Nel frattempo, il declino del numero di cristiani in Iraq continua in modo inesorabile. La loro quota della popolazione totale è scesa da oltre il 3% del 2003 a meno dell’1% di oggi. Delle 500 chiese originali, 57 sono ancora aperte. Ma anche lì, i banchi di solito rimangono vuoti la domenica. Solo nella parte curda del paese c’è ancora più vita cristiana, perché qui molti hanno trovato rifugio dopo gli attacchi islamisti.

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Congo. Barbaro (FdI): tanti punti da chiarire

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

“Ho presentato una interrogazione indirizzata al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per ottenere ulteriori chiarimenti sul drammatico attentato avvenuto ai danni dell’ambasciatore italiano Attanasio e del carabiniere Iacovacci. Sono tanti i punti che necessitano di essere focalizzati, tra cui lo scarso numero di operatori e livello di sicurezza che sembra essere a servizio della installazione diplomatica italiana nella Repubblica democratica del Congo. Non è, altresì, comprensibile come sia accaduto che, nell’assalto al convoglio, nonostante l’intervento dei ranger del parco e le forze di sicurezza regolari congolesi, le uniche vittime siano stati l’autista e i nostri connazionali. Ugualmente, desta meraviglia apprendere che il carabiniere Iacovacci fosse dotato esclusivamente dell’arma corta d’ordinanza, e che abbia dovuto fronteggiare la minaccia esclusivamente con questo tipo di armamento. Resta, altresì, da chiarire se il vile attentato fosse rivolto nei confronti della missione o, nello specifico, contro il nostro Paese”.Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Claudio Barbaro.

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Vaccino Covid e calunnie contro Israele: la storia si ripete

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

By Ugo Volli. Che Israele abbia avuto la miglior politica di reazione al Covid e soprattutto di vaccinazione, lo scrivono da tempo i giornali di tutto il mondo e lo riconoscono i complimenti ufficiali di molti stati e le richieste di aiuto da parte di altri. Ma poteva questo riconoscimento, così importante in un tempo in cui il mondo fa molta fatica a gestire efficacemente la pandemia, essere accettato senza fastidio dai nemici di Israele? Certamente no. Ma come negare i numeri, l’indubbia efficacia dell’organizzazione sanitaria israeliana? Si sono visti due sistemi di diffamazione. Uno, piuttosto minoritario, è dire: certo ce l’hanno fatta a dare il vaccino velocemente a tutti, ma è l’efficacia dei plutocrati o addirittura dei nazisti. Plutocrati perché si sono pagati il vaccino al prezzo del mercato, senza tirare sul prezzo come ha fatto l’Europa. La ragione di questo comportamento “dispendioso” è molto semplice, anzi sono due: la prima è etica, l’ebraismo mette la vita al di sopra di ogni calcolo e anche di ogni norma religiosa o quasi: non bisogna badare al budget quando si tratta di salvare chi potrebbe morire. La seconda è che ogni giorno di chiusura dell’economia costa molto di più dei vaccini, ed è sciocco non investire. Quanto al “nazismo” molti hanno attribuito il successo a una sorta di dittatura militare sanitaria. E’ una sciocchezza, le norme israeliane sull’epidemia sono come quelle di molti paesi occidentali, solo applicate con più rigore, forse. E l’esercito non c’entra niente, le vaccinazioni sono state prese in carico dalle quattro mutue cui sono iscritti i cittadini israeliani e sono state realizzate con l’aiuto di tutti e un fortissimo incoraggiamento politico. Vale la pena di vedere questo recente video autoironico di Netanyahu per un esempio, e anche per capire perché il primo ministro israeliano è così popolare nel publlico, anche se odiato da politici e giornalisti. Il secondo sistema è stato largamente usato dagli antisemiti di tutto il mondo e consiste nel dire: sì, ma Israele è razzista, perché non dà il vaccino ai palestinesi. E’ una bufala gigantesca. Partiamo da questo. Per “palestinesi” si possono intendere gli arabi che vivono fra il Mediterraneo e il Giordano, che siano cittadini israeliani o dell’Autorità Palestinese. Gli arabi israeliani rientrano fra la popolazione di Israele in tutte le statistiche e anche in questa, dunque sono stati vaccinati come tutti gli altri. Anzi, una particolare attenzione è stata fatta per coinvolgerli, anche se nel loro ambiente talvolta ci sono delle resistenze alle iniziative dello stato: non avrebbe avuto il minimo senso avere una minoranza consistente (fra il 15 e il 20%) non vaccinata e libera di circolare e proseguire il contagio. Quanto ai sudditi dell’Autorità Palestinese, per la stessa ragione sono stati vaccinati quelli che vengono a lavorare in Israele. Quanto agli altri, l’Autorità Palestinese non ha chiesto il vaccino e anzi ha protestato quando Israele ha cercato di allestire un posto di vaccinazione sul Monte del Tempio, dove al venerdì vengono a pregare in decine di migliaia. Israele ha proposto di aiutare nelle vaccinazioni non perché obbligato, ma per l’interesse comune a limitare il contagio. Non ne aveva la minima responsabilità C’è uno strano atteggiamento da considerare qui con attenzione. I nemici di Israele si sgolano a dire che “la Palestina è uno stato indipendente ”. Ma se è uno stato indipendente, che obbligo ha Israele di curane la sanità? Qualcuno ha protestato con l’Italia per non aver dato il vaccino non diciamo alla Svizzera o alla Slovenia, ma a San Marino, la cui indipendenza di fatto è piuttosto discutibile? No, nessuno ha protestato, l’Italia non ci ha pensato e San Marino ha preso i vaccini dalla Russia. Dall’altro i nemici di Israele dicono che Israele è responsabile per la sanità e dunque per la vaccinazione. Ma la politica sanitaria si estende in profondità nella vita di un paese, implica la gestione delle acque, degli ospedali, dei rifiuti, della medicina di base; e poi anche il controllo effettivo sul fatto che le norme siano seguite. Sarebbero d’accordo i nemici di Israele, se da Gerusalemme si stabilissero i turni e le precedenze delle vaccinazioni, le procedure degli ambulatori, i protocolli delle cure che si seguono a Ramallah? Che resterebbe dell’autonomia palestinese, stabilita a Oslo, anche senza parlare della loro pretesa di uno stato indipendente? E in effetti c’è un testo giuridico che traglia la testa al toro su questo problema: sono gli stessi Accordi di Oslo firmati da Israele, dall’OLP e come osservatori da Usa, Urss e Unione Europea,in cui c’è una clausola precisa che assegna esplicitamente la sanità fra le materie che devono essere gestite autonomamente dall’Autorità Palestinese.E allora perché ne parlano, i critici di Israele? Perché ci ritornano sopra? E’ semplice, perché c’è un’antica tradizione antisemita per cui gli ebrei sono incolpati per le epidemie che trasmetterebbero agli altri per malvagità, sapendo come evitarle – una menzogna evidente. Accadde nel 1348, ai tempi del Perarca, e poi nel Seicento, per l’epidemia narrata dai “Promessi Sposi” e poi cento altre volte: ogni epidemia è stata pretesto di attacchi ai quartieri ebraici, di stragi, di conversioni forzate e saccheggi. Ora tutto questo non è possibile, almeno non con Israele; ma dire che gli ebrei sono capaci di evitare l’epidemia ai danni degli altri è rimasto fra le calunnie antisemite e come tutte queste viene oggi applicata soprattutto allo stato di Israele.

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Caritas attende il Papa in Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Caritas Internationalis è con il Santo Padre in questo pellegrinaggio in Iraq, che rappresenta un momento cruciale per esprimere solidarietà ai cristiani nel Paese e in tutto il Medio Oriente. Un momento per chiedere dialogo e riconciliazione in una nazione che ha affrontato decenni di guerra. La confederazione si unisce al Papa in questa visita che sarà «un forte segno di speranza sia per i cristiani che per i musulmani».«La nostra forza è ispirata dalla nostra fede e dalla nostra speranza che saranno entrambe rafforzate dalla Sua visita – afferma il direttore di Caritas Iraq, Nabil Nissan, in un messaggio indirizzato a Papa Francesco – Siamo sicuri che Lei non ci lascerà soli e ci ispirerà ad essere presenti ovunque vi siano dolore e sofferenza».Dal 1992, Caritas Iraq è in prima linea, servendo, difendendo e accompagnando i più poveri e vulnerabili senza alcuna distinzione di fede e costruendo pertanto ponti tra le diverse comunità in un Paese profondamente segnato dalle divisioni settarie. Attualmente Caritas serve più di 5000 famiglie ogni mese e lavora in aree difficili e dimenticate quali Fallujah e Mosul. Da quando l’ISIS ha iniziato la sua drammatica avanzata nel 2014, Caritas ha servito quasi 390.000 persone in Iraq.«La visita di Papa Francesco è un momento importante, specialmente in questo in questo tempo di Quaresima. È un segno di speranza per i cristiani, è un messaggio di pace e riconciliazione per le diverse comunità per costruire ponti con altre fedi», commenta Aloysius John, segretario generale di Caritas Internationalis. «Caritas Iraq semina la speranza e i semi di riconciliazione attraverso la propria presenza e le proprie opere in favore delle comunità irachene e ci ricorda che l’unità prevarrà solo quando i diritti umani saranno rispettati e sarà promossa la dignità umana».
In questi momenti bui della storia dell’Iraq, la missione di Caritas è anche di infondere speranza attraverso la solidarietà con le comunità cristiane, e con altre minoranze religiose, che sono gravemente private dei loro bisogni e che hanno lasciato il Paese in gran numero negli ultimi 20 anni a causa di gravi discriminazioni e violenze, come quelle perpetrate dallo Stato Islamico. Accanto all’aiuto materiale, il sostegno di Caritas Iraq contribuisce a restituire ai cristiani la fiducia in loro stessi, a riconoscerli in quanto cittadini al pari degli altri iracheni, a mostrare la presenza e il sostegno della Chiesa alle comunità più vulnerabili, a offrire ai cristiani l’opportunità di vivere la propria fede attraverso il loro servizio in Caritas.Caritas rappresenta un messaggio di dialogo tra le comunità e opera in quattro governatorati dell’Iraq (Baghdad, Anbar, Mosul, Duhok) grazie all’impegno di oltre 270 collaboratori e circa 200 volontari.Le iniziative in Iraq comprendono programmi per la pace e la riconciliazione, la fornitura di mezzi di sussistenza – per offrire la possibilità di ricostruire la propria vita a quanti sono stati messi in ginocchio dalla guerra, dalla violenza e dalla crisi economica – la fornitura di alloggi, programmi di istruzione, il sostegno psicologico e sanitario –inclusi i programmi di sensibilizzazione per prevenire i contagi da COVID-19 – e i programmi per promuovere un ruolo attivo delle donne e dei giovani. Caritas Iraq è sostenuta dai diversi membri della confederazione Caritas.

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Caritas awaits the Pope in Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Caritas Internationalis is with the Holy Father on this pilgrimage to Iraq, a crucial moment of expressing solidarity with Christians in the country and in the Middle East. It is a moment to call for dialogue and reconciliation in a country recovering from decades of war. The confederation unites with the Pope on this visit which will be “a strong sign of hope to Christian and Muslim alike”. The director of Caritas Iraq, Nabil Nissan, directs this message to Pope Francis, “Our strength is inspired by our faith and hope and your visit will strengthen these things and will enable us to bear our cross.Since 1992, Caritas Iraq has been at the forefront, serving, defending and accompanying the poorest and the vulnerable both Muslims and Christians without any distinction, and thus building bridges between the different communities in a country heavily plagued by sectarian divisions.Currently, Caritas is serving more than 5000 families per month and works in neglected areas such as in Fallujah and Mosul. Caritas has served almost 390,000 people in Iraq since ISIS started attacking communities in 2014. “Pope Francis’ visit an important moment at this time of Lent. It is a sign of hope for Christians, it is a message of peace and reconciliation to the different communities to build bridges with other faiths and within communities,” says Aloysius John, Caritas Internationalis secretary general.At these dark moments of the history of Iraq, the mission of Caritas Iraq is to give hope through the expression of solidarity to the Christian communities, and other religious minorities, who are severely deprived of their needs and who have left the country in large numbers over the last 20 years due to severe discrimination and violence, such as that perpetrated by the Islamic State. Beyond material help, Caritas Iraq’s support to Christian communities is important to restore their self-confidence, recognise them as citizens on equal terms with other Iraqis, demonstrate the presence of the Church to the most vulnerable communities, give an opportunity to Christians to live out their faith through their work in Caritas.Working in four major governorates in Iraq (Baghdad Capital, Anbar, Mosul, Duhok), supported by over 270 staff and about 200 volunteers, Caritas offers a message of dialogue between communities. Programmes in Iraq include peace and reconciliation, livelihoods – to offer a chance to rebuild the lives of those who have been brought to their knees by war, violence and the economic crisis – shelter, education, psychological support, health, protection from COVID-19 and programmes to promote an active role of women and young people. Caritas Iraq is supported by different members of the confederation.

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