Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 9 marzo 2021

Albastar programma i voli da Trapani Birgi

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Albastar annuncia la programmazione per la stagione IATA Summer 2021, dal 28 marzo al 31 ottobre, in partenza dall’aeroporto Vincenzo Florio di Trapani Birgi, con la piena riconferma del network pianificato già dalla scorsa stagione con collegamenti diretti per Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Cuneo, oltre ai collegamenti onerati per Brindisi, Napoli, Parma. Con gli oltre 800 collegamenti diretti proposti da/per Trapani il vettore procede nel consolidamento delle sue attività di linea dalla Sicilia. I voli della stagione Summer 2021 di Albastar al Vincenzo Florio Le rotte della stagione Summer 2021 operate dalla compagnia aerea Albastar, all’aeroporto Vincenzo Florio di Trapani Birgi, dal 28 marzo al 31 ottobre sono: Trapani-Parma e viceversa, ogni venerdì e sabato fino al 23 maggio 2021 e 3 frequenze settimanali ogni lunedì giovedì e sabato dal 24 maggio 2021; Trapani-Napoli e viceversa, ogni martedì; Trapani-Brindisi e viceversa, ogni martedì e sabato fino al 22 maggio 2021 e ogni martedì e venerdì dal 23 maggio 2021. Trapani-Roma e viceversa, ogni lunedì, mercoledì, venerdì, domenica, dal 29.03.21; Trapani-Milano Malpensa e viceversa, ogni lunedì, venerdì, domenica, dal 31 maggio 2021; Trapani-Cuneo e viceversa, ogni giovedì e domenica, dal 30.05.21. I voli sono acquistabili sul sito http://www.albastar.es e presso le agenzie di viaggio tradizionali e online. Per informazioni e prenotazioni, il call center risponde al numero +39 095.311503

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Glocal Film Festival, si parte l’11 marzo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

33 titoli, 5 giornate, 1 piattaforma streaming, 20esima edizione: con questi numeri il Glocal Film Festival batte il Covid e si svolgerà nel suo periodo consueto, anche se non in presenza, dall’11 al 15 marzo. Organizzato da Associazione Piemonte Movie con il contributo di Regione Piemonte, il patrocinio di Città di Torino e Città metropolitana di Torino e il supporto di Film Commission Torino Piemonte e Museo nazionale del Cinema-Torino Film Festival, il Glocal Film Festival – che da sempre ha come mission la produzione cinematografica regionale – in questa edizione realizza il desiderio di uscire dai confini regionali, aprendosi nella narrazione e nella realizzazione a contaminazioni e coproduzioni: fra le novità il focus “From local to global: let’s act ‘glocal’ together!” che prevede quattro cortometraggi da festival gemellati italiani e uno dai Paesi Baschi (Spagna), regione ospite; e il panel “Orizzonte corti: uno sguardo regionale” sulla produzione di cortometraggi nelle diverse regioni dei festival coinvolti.Cuore del Glocal, le sezioni competitive: “Panoramica doc” con 6 documentari che propongono il meglio di una produzione regionale più che mai di ampio respiro grazie a protagonisti, temi e location che fanno da sfondo, presentati a festival internazionali; e il contest per cortometraggi “Spazio Piemonte” con 16 film brevi, cui si aggiunge la speciale sezione fuori concorso dall’evocativo nome “Lock & Short” dedicata ai corti che restituiscono in immagini l’emergenza pandemica e il confinamento tra le mura di casa. Numerosi i premi, a cominciare dal Premio riserva Carlo Alberto, che quest’anno verrà assegnato alla scenografa Paola Bizzarri, nata a Roma ma torinese d’adozione, che sarà ospite del festival lunedì 15 marzo alle 19 insieme a Silvio Soldini, sulla pagina Facebook del festival.Seguendo la strada delle rassegne che l’hanno preceduto in questi mesi di lockdown, i titoli della 20ª edizione del Glocal Film Festival saranno disponibili in streaming su streeen.org e ognuno sarà accompagnato da presentazioni sui social con registi, interpreti e produttori. Tutto il programma e le informazioni: http://www.piemontemovie.com

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Tether: la stablecoin senza stabilità

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Ecco un’altra grave prova di come le notizie possono essere interpretate a proprio vantaggio. “Tether Ltd e Bitfinex esprimono grande soddisfazione per aver raggiunto un accordo legale con il Procuratore generale di New York. E nell’accordo non ammettiamo alcun illecito”. Così recita il comunicato ufficiale delle due societàsuccitate, registrate a Hong Kong, che operano nel settore delle criptovalute.L’ufficio del Procuratore generale, invece, afferma che le società menzionate “ hanno coperto in modo sconsiderato e illegale enormi perdite finanziarie per proseguire nelle loro attività… L’affermazione di Tether Ltd, secondo cui la criptovaluta fosse stata sempre e completamente sostenuta da dollari Usa, è falsa”. Le società dovranno pagare una multa pari a 18,5 milioni di dollari e non potranno operare con persone e aziende dello Stato di New York. Ciò, purtroppo, non preclude loro di presentare l’intera faccenda come una grande vittoria in quanto, pagata l’ammenda, sono libere di continuare a operare indisturbate nel resto del mondo. D’altra parte esse affermano che, durante i due anni e mezzo di conflitto legale, le loro operazioni sono passate da 2 a 35 miliardi di dollari. Come già successo più volte in passato, i buoni avvocati sanno come “interpretare” le leggi e “barattare” condanne più severe con l’applicazione di attenuanti e con delle semplici multe pecuniarie. Il procuratore generale, in ogni caso, comprendendo la rischiosità di simili operazioni, ha aperto un nuovo dossier legale per comportamenti fraudolenti di un’altra piattaforma di trading di cripto valute, la Coinseed. Il tether è una cosiddetta stablecoin, una delle criptovalute agganciate a delle monete reali, come il dollaro e l’euro. Per esempio, 1 tether equivale a 1 dollaro e la riserva in dollari deve coprire il 100% dei tether in circolazione. La Tether Ltd emette la suddetta stablecoin e lavora in partnership con la piattaforma di scambi online, Bitfinex. Entrambe sono controllate dalla società madre, la iFinex Inc. Collegate a loro vi sarebbe anche la Tether Holdings Ltd con sede nelle Isole Vergini britanniche, uno dei più noti centri finanziari off shore. Esse vantano anche l’italiano Giancarlo Devasini come loro chief financial officer. Il tether è lo strumento più usato per acquistare i bitcoin. Come le altre cripto valute, il tether, sfruttando la cosiddetta “tecnologia blockchain”, consente di archiviare, inviare e ricevere valori digitali da persona a persona, a livello globale, in modo istantaneo e senza intermediari. Le indagini erano partite nel 2017. La Tether Ltd e la Bitfinex, avrebbero operato in modo “oscuro” e con grandi rischi per gli investitori. Nel 2018 avrebbero fatto dichiarazioni false per oscurare un ammanco di almeno 850 milioni di dollari, frutto di un’operazione opaca con la shadow bank panamense CryptoCapital, poi fallita. Era emerso che Tether Ltd non aveva alcun accesso a servizi bancari, in nessuna parte del mondo e quindi non c’erano le riserve per sostenere la parità di un dollaro per ogni tether in circolazione. Poche ore prima della certificazione ufficiale delle reali riserve in dollari di Tether Ltd, Bitfinex le concesse un prestito di 400 milioni e poi una linea di credito di 900 milioni di dollari. In seguito, le due società aprirono un altro contro presso la Deltec Bank alle Bahamas per 1,8 miliardi di dollari. Ottenuta la certificazione, gran parte dell’ammontare, manco a dirlo, fu subito trasferito altrove. Nel 2017 in occasione di un simile controllo, esse avevano aperto un conto presso la Noble Bank di Puerto Rico su cui furono versati 382 milioni di dollari. Guarda caso era lo stesso giorno durante il quale si doveva ufficialmente certificare l’ammontare delle riserve in dollari di Tether Ltd. La cripto valuta tether gioca un grande ruolo negli acquisti di bitcoin: più di due terzi di tutte le operazioni quotidiane. Il prezzo dei bitcoin, quindi, non è fissato in rapporto al dollaro, ma a stablecoin. Il mercato delle criptovalute a livello mondiale ha già raggiunto 1.400 miliardi di dollari. Il valore dei bitcoin è molto volatile: può salire o scendere alla velocità della luce o di qualche clic sui computer. Le banche centrali e le autorità di controllo sono preoccupate e starebbero approntando un’adeguata vigilanza.E’ singolare ed irritante vedere tutte le reti tv italiane parlare in modo acritico dei record dei bitcoin some se fosse un gioco. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Torna la paura dell’inflazione?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Gli ambienti economici internazionali più attenti alle possibili tendenze future incominciano a porsi delle domande rispetto al pericolo di una ripresa dell’inflazione. Temono che possa superare il target ottimale d’inflazione del 2%. La preoccupazione maggiore riguarda gli Stati Uniti. Lungi da noi l’idea di introdurre un altro elemento di tensione e di paura in una situazione già sovraccarica di problemi. Ci sembra, però, doveroso riflettere sulle conseguenze di alcune decisioni, che, se pur necessarie, meritano di essere tenute sotto controllo. Nei giorni scorsi il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, ha voluto rassicurare i mercati che il recente aumento dei tassi di rendimento dei Treasury bond rifletterebbero l’ottimismo per la ripresa economica e non l’attesa di una ripresa inflazionistica. Ci sembra, però, opportuno rilevare che storicamente la crescita dell’inflazione è sempre stata legata all’eccessiva offerta di liquidità rispetto alla domanda. Ciò che governi e banche centrali hanno fatto nel 2020 e si apprestano a fare nel 2021, per contenere gli effetti gravemente recessivi della pandemia, è di grande rilievo. Negli Usa la Fed ha immesso liquidità portando il suo bilancio a oltre 7.600 miliardi di dollari, un aumento di quasi 3.500 miliardi. Il governo di Washington ha stanziato fondi pubblici per sostenere l’economia e l’occupazione portando il deficit annuale al 17% e il debito pubblico americano ai massimi livelli, pari al 132% del pil. Inoltre, Biden ha appena annunciato altri 1.900 miliardi per far fronte all’emergenza Covid e preparebbe un altro deficit del 9%. Da febbraio 2020 a oggi l’indice M2, che misura la disponibilità di moneta e di altre attività finanziarie molto liquide, è cresciuto del 26%, l’aumento più forte nell’intera storia americana. L’Europa ha fatto una simile politica.E’ importante evidenziare la situazione degli Stati Uniti, anche perché ciò che avviene in quel Paese ha sempre forti ripercussioni nel resto del mondo, in primis in Europa. Negli Usa molti negano la crescita dell’inflazione. Nel 2020, dicono, c’è stata una deflazione, con una perdita di Pil e un aumento annuo dei prezzi inferiore all’1,4%. Se è vero ‘è da chiedersi dove sia andata tutta la liquidità messa a disposizione. Certo, una parte, per fortuna, ha permesso alle famiglie e alle piccole imprese di superare l’emergenza. Una grande parte, però, è finita in Borsa. Negli Usa, da marzo a fine 2020 il Pil ha perso il 3,5% mentre l’indice Dow Jones ha guadagnato il 65%! Anche il risparmio delle famiglie è cresciuto a dismisura: a settembre 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è stato di 2.200 miliardi di dollari in più. Gli sviluppi e gli effetti sono alquanto incerti. “C’è una possibilità che uno stimolo macroeconomico, su una scala più vicina ai livelli della seconda guerra mondiale che ai normali livelli di recessione, inneschi pressioni inflazionistiche di un tipo che non abbiamo visto in una generazione”, ha avvertito Larry Summers, già segretario al tesoro con Clinton. Dopo i vaccini e i lockdown, i menzionati risparmi potrebbero trasformarsi in un’intensa domanda di consumi di beni e servizi. Il che potrebbe portare a una fiammata dell’inflazione. Il rifinanziamento di un debito cresciuto enormemente potrebbe richiedere un aumento dei tassi d’interesse offerti per trovare gli acquirenti. I prezzi delle materie prime sono già in movimento, nonostante le produzioni siano inferiori a quelle pre pandemia. Ad esempio il prezzo della benzina negli Usa è tornato ai livelli dell’inizio del 2020, nonostante che la gente viaggi molto di meno. Nel 2020 il prezzo del rame è salito del 56%, quello della soia del 54%, del legname del 117% e quello dei noli per il trasporto di merci del 215%. In Europa cresce una certa preoccupazione, espressa soprattutto da economisti tedeschi che hanno sempre il terrore dell’esperienza della Repubblica di Weimar. Anche l’economista capo della Bce ai tempi di Mario Draghi, Peter Praet, avverte la necessità di prepararsi ai nuovi scenari. E’ un’analisi condivisa anche da Jens Weidmann, capo della Bundesbank.La domanda che sta circolando è: la Fed e le altre banche centrali stanno pensando adeguatamente all’inflazione? Speriamo di sì, purché non pensino solo all’inflazione ma anche all’occupazione e allo sviluppo. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Seminario interdisciplinare L’Italia e l’Artide

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Parma Martedì 9 marzo, alle 17, si terrà su piattaforma Teams il seminario interdisciplinare L’Italia e l’Artide: le sfide politiche di una regione del pianeta sempre più vicina, organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.All’incontro parteciperà l’Amb. Carmine Robustelli, Ministro plenipotenziario e Inviato speciale per l’Artico del Ministero degli Affari Esteri, nonché capo della delegazione italiana del Consiglio Artico, preceduto dagli interventi di Alessandro Duce, docente di Storia delle Relazioni Internazionali, e Laura Pineschi, docente di Diritto internazionale.Il webinar, aperto alla partecipazione di tutti gli interessati, è accessibile su piattaforma Teams (https://teams.microsoft.com/l/team/19%3ab55d68130a0144b3aa079ee9f8e75aeb%40thread.tacv2/conversations?groupId=a69ed3a4-11b4-4aca-b3e7-17321ef6508b&tenantId=bb064bc5-b7a8-41ec-babe-d7beb3faeb1c).

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MBE Worldwide acquisisce Pack & Send

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

MBE Worldwide (“MBE”), azienda italiana che offre soluzioni per spedizioni, logistica, stampa e marketing acquisisce Pack & Send (“P&S”) – un marchio leader e molto noto in Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito nel settore dei servizi di spedizione e logistica.
MBE – che già opera nel mondo con tre differenti marchi: Mail Boxes Etc., AlphaGraphics e PostNet – offre soluzioni personalizzate per la gestione del primo e ultimo miglio dei servizi di spedizione, principalmente nel segmento del corriere espresso, e si posiziona come fornitore locale di soluzioni di stampa e marketing personalizzate. La storia di MBE è caratterizzata da un percorso consolidato di crescita, perseguita sia attraverso una crescita organica – guidata da una strategia di business innovativa e di successo – che attraverso acquisizioni, uno dei fattori chiave del piano strategico a lungo termine dell’azienda.Pack & Send, fondata nel 1993 e basata a Sydney, è una società ben consolidata, dotata di un ambizioso piano operativo a lungo termine nel campo dei servizi di spedizione e logistica, e opera con una Rete di 144 Centri Servizi che offrono soluzioni ad elevato valore aggiunto ai propri clienti. Pack & Send ha un marchio forte ed è saldamente radicata in Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito.A seguito dell’acquisizione di Pack & Send il Gruppo MBE Worldwide conta più di 2.740 Centri Servizi in 53 Paesi.Entrambe le società operano nel settore dei servizi attraverso una Rete di Centri – gestiti da imprenditori indipendenti – che risponde alle esigenze delle PMI e dei privati. Il Quartier Generale di Pack & Send si trova a Moorebank, Australia, dove continuerà ad operare l’attuale team, capitanato da Michael Paul, CEO e fondatore.MBE e Pack & Send manterranno le rispettive denominazioni individuali ed i propri marchi.

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Esami di Stato: Pubblicate le ordinanze per il primo e il secondo ciclo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Sono state pubblicate le tre ordinanze per gli esami di stato del primo e del secondo ciclo e per la composizione delle commissioni per la maturità. Come già anticipato in sede di informativa ai sindacati, viene confermato il modello dello scorso anno con alcune modifiche.L’ammissione all’esame dovrà essere deliberata dal consiglio di classe, quindi non è prevista alcuna ammissione automatica. Necessario aver frequentato almeno il 75% del monte ore annuale, salvo eventuali deroghe che potranno essere decise dai consigli di classe.L’esame si svolgerà in presenza nel periodo compreso tra la fine delle lezioni e il 30 giugno e sarà costituito da una prova orale, separata – rispetto allo scorso anno – dallo scrutinio finale. La prova si baserà sulla discussione di un elaborato su una tematica che sarà assegnata dal cdc ad ogni studente entro il 7 maggio e che dovrà da questi essere consegnato entro il 7 giugno.L’elaborato, che potrà assumere forma scritta, multimediale o anche una veste artistico-musicale, riguarderà una o più discipline e la sua realizzazione sarà supportata dai docenti, chiamati ad accompagnare l’alunno nella sua definizione. La prova orale dovrà anche valutare le competenze linguistiche, matematiche e di Educazione Civica raggiunte dagli studenti, che saranno valutati su base decimale. I più meritevoli potranno aspirare anche alla lode. Riunione plenaria fissata per il 14 giugno alle ore 8:30. Le commissioni per la Maturità (una ogni due classi) saranno composte, come lo scorso anno, dai docenti della classe e avranno un presidente esterno. Ogni sottocommissione vedrà la partecipazione di sei docenti-commissari, cui si aggiungerà il presidente. Quest’ultimo sarà individuato dall’ufficio scolastico regionale competente, mentre la nomina dei commissari sarà deliberata dai rispettivi consigli di classe. La nomina come commissario comporta per i docenti l’obbligo di partecipazione ai lavori della Commissione, salvo comprovato e giustificato motivo. La scelta dei commissari seguirà il principio dell’equilibrio tra discipline ma andrà comunque garantita la nomina dei commissari di Italiano e delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi. Chi insegna in più classi terminali potrà essere nominato commissario in due al massimo.
Si comincia il 16 giugno, con sola prova orale in presenza per un massimo di cinque candidati al giorno, salvo diverse esigenze organizzative. L’ammissione dovrà essere deliberata dal consiglio di classe, partendo dal rispetto dell’obbligo di frequenza di almeno i tre quarti del monte ore annuale, salvo motivate deroghe da valutare caso per caso. Deroghe, invece, già previste dall’ordinanza sul monte orario dei PCTO e sulle prove invalsi, che è intenzione del Ministero far svolgere ma che non saranno requisito d’accesso all’esame.La durata prevista dell’orale per ciascun candidato è di 60 minuti, la valutazione sarà in centesimi e al voto finale concorreranno la prova d’esame (max 40 punti) e il credito scolastico dell’ultimo triennio (max 60 punti). Possibile l’assegnazione della lode agli studenti più meritevoli.Anche in questo caso, l’esame prenderà avvio dalla discussione su un elaborato che riguarderà un argomento afferente alle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi e che sarà assegnato a ogni studente dal consiglio di classe entro il prossimo 30 aprile. La consegna dovrà avvenire entro e non oltre il 31 maggio.Il consiglio di classe provvederà all’indicazione, tra i membri designati per far parte delle sottocommissioni, di docenti di riferimento, a ognuno dei quali sarà assegnato un gruppo di studenti, col compito di accompagnare ciascun candidato nella stesura dell’elaborato. Questo – prevede l’ordinanza – potrà essere “integrato, in una prospettiva multidisciplinare, dagli apporti di altre discipline o competenze individuali presenti nel Curriculum dello studente e dell’esperienza di PCTO svolta durante il percorso di studi”. La forma dell’elaborato sarà scelta dallo studente, in modo da garantire la valorizzazione del percorso svolto e delle caratteristiche peculiari dello studente.Dopo la presentazione e la discussione sull’elaborato, l’esame proseguirà con la discussione su un testo di Italiano, o della lingua in cui si svolge l’insegnamento, trattato durante il quinto anno di studi, quindi con l’analisi di uno dei materiali (testi, documenti, immagini, problema, etc) predisposti dalla commissione. L’esame dovrà anche prevedere l’esposizione delle esperienze svolte dallo studente durante i PCTO (se non trattate all’interno dell’elaborato) e la valutazione delle competenze di Educazione Civica.

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Università Iuav di Venezia: nuovo percorso Urban Planning for Transition

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Si svolge all’interno della laurea magistrale in Urbanistica e Pianificazione del territorio.Diretto dal prof. Francesco Musco, il Master Degree offrirà tematiche di grande rilevanza strategica, distribuite su 3 dei quattro semestri previsti: il metabolismo urbano (cioè lo studio dei flussi di energia e di materia che attraversano l’ecosistema urbano); la gestione dei cambiamenti climatici (tema di ricerca e formazione già attivo presso l’Ateneo con il Planning Climate Change Lab); la pianificazione per il disaster recovery e la gestione degli eventi in caso di catastrofi: tutti ambiti nei quali Iuav ha maturato nel tempo esperienza e capacità progettuali uniche nel panorama universitario italiano.Accelerare la transizione verso economie a basse emissioni, resistenti al clima ed efficienti nell’uso delle risorse in modo giusto e inclusivo: quanto queste tematiche siano in primo piano anche nell’agenda nazionale lo dimostra, tra l’altro, la recente istituzione del Ministero della Transizione Ecologica.Il nuovo percorso si aggiunge al Master Degree Programme in Architecture (la laurea magistrale in Architettura in lingua inglese), inaugurato due anni fa con la direzione della prof. Fernanda De Maio, che ha attratto più di 100 studenti da 33 Paesi (in particolare da Cina, Turchia, India, Iran, ma anche da Vietnam e Azerbaigian). Le prime lauree si discuteranno entro ottobre, ma già prima della conclusione del biennio il corso ha ricevuto numerosi feedback dagli iscritti, entusiasti per la qualità dell’insegnamento e per l’opportunità di affrontare le più urgenti questioni architettoniche, urbane e ambientali con uno sguardo internazionale: «Non avremmo potuto sognare un’esperienza migliore – scrive un gruppo di studenti russi e polacchi alla coordinatrice – . Nelle nostre università il sistema educativo è completamente diverso e siamo stati felici di aver avuto l’opportunità di studiare l’architettura in un modo nuovo».Iuav peraltro conferma anche quest’anno la sua presenza tra le prime cento università al mondo per il settore Architettura e Urbanistica secondo il QS World University Ranking, la classifica universitaria globale più consultata, punto di riferimento per la scelta dei migliori atenei internazionali. Le iscrizioni al Master Degree Programme Architecture sono aperte fino al 31 marzo per 60 candidati, con possibilità di borse di studio e agevolazioni.

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Il punto degli esperti alla Luiss: “La sanita’ da curare, MES e Recovery Fund le prime terapie?”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

“L’Italia e’ a tutt’oggi un’osservata speciale, si e’ costruita una narrazione un po’ trionfalistica sulle risorse ottenute dal nostro Paese con il Next Generation Ue, dal Recovery Fund. Ecco, in realta’ non e’ stato un successo ma una presa d’atto da parte dell’Europa perche’ l’Italia si e’ rivelata aggravata da maggiori vulnerabilita’, la stagnazione economica, un mercato del lavoro asfittico, le grandi e drammatiche difficolta’ del sistema sanitario; per questo le risorse ottenute sono state destinate con l’idea di neutralizzare e risolvere queste vulnerabilita’ per disinnescare l’instabilita’ che dall’Italia puo’ derivare”. Cosi’ la professoressa Veronica De Romanis, economista, docente alla LUISS e alla Stanford University, ha spiegato la ratio della terapia rappresentata dal Recovery Fund per l’Italia nel corso del webinar “La sanita’ da curare, MES e Recovery Fund le prime terapie?” durante il quale e’ stato presentato anche il nuovo numero della rivista di politica sanitaria ‘Italian Health Policy Brief’. Ma per tornare al cuore della terapia d’urto che potrebbe aiutare l’intero sistema sanitario, ovvero il Mes, De Romanis ricorda e stressa alcuni punti fondamentali della narrazione sullo strumento economico: “Si puo’ richiedere fino al 2022, ed e’ bene precisare che e’ debito. Ma siamo anche l’unico paese che ha dibattuto in modo distorto sul Mes perche’ lo ha associato alla crisi finanziaria che ha affossato la Grecia, anche se all’epoca il Mes non esisteva. Tutt’oggi l’utilizzo del Mes e’ piu’ semplice: spese sanitarie dirette e indirette, dove la parola ‘indirette’ assume un carattere ampio e ambiguo per consentire di finanziare, per esempio, gli stipendi agli infermieri, per esempio. Basta rendicontare. Eppure – prosegue la Professoressa De Romanis – chi era contrario al Mes ha sfruttato l’effetto stigma e il dibattito ha creato una grande perdita di tempo. L’effetto stigma pero’ puo’ essere letto anche come l’occasione per portare in evidenza cosa serve nel piano sanitario, concretamente. Il vantaggio del Mes e’ quello, infatti, di obbligare a fare un piano dettagliato attraverso il PNRR. Nelle due bozze del piano che sono gia’ circolate, nel precedente governo, l’allocazione delle risorse sono state cambiate e raddoppiate: come? Con quali capitoli di spesa modificati? È chiaro quindi che non esisteva un piano dettagliato. Vediamo quindi cosa ci serve per fare il piano e quanto ci serve per realizzarlo. Senza confondere il Mes con il PNRR, facendo una valutazione di impatto su come questi soldi impattano e dove, perche’ il problema sara’ anche individuare aree fertili, almeno per quanto riguarda il PNRR. Pertanto, visto che le risorse del PNRR arriveranno sostanzialmente nel 2022, non vedo perche’ non accedere al Mes”. (fonte agenzia stampa Dire)

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Vaccini e anticorpi monoclonali: le nuove strategie di cura a un anno dall’inizio della pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Dopo un anno dallo scoppio della pandemia e dai primi incontri per parlare di cure e di possibili vaccini, quelle che erano solo ipotesi a inizio 2020, oggi sono realtà. Le risposte alle domande e ai dubbi sull’efficacia dei vaccini, sul ruolo degli anticorpi monoclonali, su eventuali effetti collaterali o resistenza alle varianti del Covid-19 e sulle prospettive di uscita dalla pandemia, sono state al centro, oggi pomeriggio, della web conference online “Vaccini e anticorpi monoclonali: nuove strategie di cura”, organizzata dal Centro Studi Americani in collaborazione con Edra e moderata dall’Onorevole Beatrice Lorenzin, Deputata e coordinatrice Health&Science Bridge, già Ministro della Salute.Il professor Claudio Pignata, Immunologo dell’Università Federico II di Napoli ha spiegato che “oggi l’aspetto prioritario è fermare la circolazione del virus e bloccare le varianti. Per fare questo è importante favorire la copertura vaccinale della popolazione ed è essenziale la rapidità con cui la campagna vaccinale va portata avanti”.Oggi la disponibilità di vaccini è una ricchezza, ma la distribuzione va valutata a seconda della tipologia di soggetti e di fasce d’età, come ha ricordato il professor 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗡𝗼𝘁𝗮𝗿𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Washington D.C.: “Siamo in una situazione in cui si deve procedere nei tempi più rapidi alla vaccinazione di massa. Dobbiamo tenere presente che abbiamo vaccini diversi, con natura chimica diversa, alcuni basati su RNA e altri veicolati tramite virus e abbiamo soggetti diversi e fasce età diverse: dobbiamo tenere conto di questi fattori per programmare l’intervento vaccinale più efficace. I vaccini a base di RNA richiedono due dosi: questi vaccini danno una risposta efficace anche nei confronti delle varianti con una minore efficacia sulla variante Sudafricana e i risultati si hanno in particolare solo dopo la seconda dose. I vaccini a base di virus che divengono vettori del vaccino, hanno efficacia maggiore già a partire dalla prima dose. Gli anziani hanno una risposta diversa dai soggetti giovani, quindi vanno protetti in maniera più aggressiva e devono ricevere le due dosi in modo ravvicinato. Lo stesso gli operatori sanitari e i soggetti che hanno patologie che li rendono vulnerabili. Per i soggetti giovani è diverso: per questo potrebbero essere vaccinati con il vaccino AstraZeneca”. Giuseppe Novelli, Genetista e Professore di genetica medica presso l’Università Tor Vergata di Roma e l’Università del Nevada negli Stati Uniti ha poi ricordato i risultati straordinari raggiunti in un anno: “A distanza di un anno abbiamo 73 vaccini già in sperimentazione clinica, 21 che hanno raggiunto lo stadio finale per andare in sperimentazione umana, 78 in fase preclinica (in vitro e su animali): questo era un risultato impensabile soltanto un anno fa. Lo scorso anno parlavamo di monoclonali perché non sapevamo quale sarebbe stata la situazione dei vaccini. Oggi siamo vicini al risultato. Non ci sono vaccini di serie A e di serie B, anche perché le Agenzie del farmaco sono molto serie e quelli che vengono approvati sono efficaci. Ci può essere un vaccino più adatto di altro per determinate categorie. I risultati ottenuti in Inghilterra e Scozia sono incredibili e lì hanno usato più che altro Astra Zeneca: l’analisi sul campo supera ogni sperimentazione”. Ha poi aggiunto: “L’obiettivo è impedire la circolazione del virus. Le varianti originano dove c’è stato meno controllo del virus. Secondo i primi dati, anche i vaccinati iniziano ad avere una diminuzione di infettare. Sugli anticorpi monoclonali guardiamo con grande fiducia, perché i vaccini non bastano, abbiamo anche pazienti da curare ma il plasma iperimmune, su grandi numeri, non ha funzionato. Attualmente gli anticorpi monoclonali sono tanti, una cinquantina, in fase di sperimentazione. Quelli già disponibili, sono un paio, ma sono i primi; quelli nuovi possono avere risultati sulla risposta a cellulo-mediata e stanno dando risultati interessanti. Resta il problema dei costi e degli investimenti sul processo produttivo. Per questo, il rapporto pubblico privato per questo tipo di tecnologie è fondamentale”.

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Friuli Venezia Giulia: Imprese femminili e formazione digitale

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

In Friuli Venezia Giulia ci sono 22.570 imprese femminili registrate, il 22,3% delle 101.220 registrate nel complesso, percentuale che pone la regione leggermente (ma anche stabilmente nel tempo) sopra la media italiana, pari al 22%. Numeri che il Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine ha registrato appurando, nel confronto con gli anni precedenti, una generale tendenza al calo – come sta avvenendo in generale per tutte le imprese –, ma acuitasi in modo significativo proprio nel 2020, con l’unica eccezione di Trieste, che mantiene i numeri più costanti e spesso registra segni più.Se in Fvg il calo dal 2015 a oggi era sempre piuttosto contenuto, tra il 2019 e il 2020 la regione ha perso addirittura 339 imprese femminili, un calo riscontrato anche in generale nel Nordest e in Italia. E un calo che ha riguardato le imprese femminili in modo più forte: se le imprese in generale sono calate dello 0,6%, prendendo la sola componente femminile il calo è dell’1,5%, segno che l’emergenza ha pesato soprattutto sull’attività imprenditoriale delle donne. Nel 2020 sono nate 1.093 nuove imprese femminili in Friuli Venezia Giulia, 405 in meno rispetto a quelle nate nel 2019. E in netta diminuzione rispetto al 2019 sono state soprattutto le iscrizioni nel settore servizi di ospitalità e turismo, comparto che ha subito i colpi più pesanti dall’emergenza Covid – e a tasso di femminilizzazione più alto. Riguardo alle imprese attive, infatti, circa un quarto delle imprese femminili (23%, cioè 4.706 aziende) opera nel commercio, il 18% appartiene al primario (in particolare agricoltura), il 18,8% ai servizi alle famiglie (istruzione, sanità e assistenza sociale…), il 17% ai servizi alle imprese (trasporti, informazione e comunicazione, attività immobiliari, attività professionali …), il 7% all’industria.Le imprese femminili attive in Friuli Venezia Giulia sono invece 20.462 e la provincia Udine ne ha il 48,8%, Pordenone il 25,4%, Gorizia il 10,1% e Trieste il 15,7%.
Si tratta di imprese con natura giuridica prevalente di “Impresa individuale”, ciò anche «collegato in parte al fenomeno dell’autoimpiego – spiegano al Centro Studi –, in risposta alla necessità di trovare uno sbocco occupazionale, soprattutto per chi ha perso un lavoro oppure è precaria». Da segnalare però un deciso aumento della presenza femminile nelle società più strutturate. Se la crescita delle società di capitale nel complesso dell’economia Fvg è del 10,9%, la componente femminile registra una crescita del 19,2% tra 2015 e 2020 ed è evidente anche in termini di cariche (+8,4%) e, più nello specifico, di qualifiche (+11,3%).Secondo un recente sondaggio effettuato da Eurochambres Women Network (il coordinamento permanente presso l’associazione delle Camere di commercio europee dedicato all’imprenditoria femminile) e diffuso da Unioncamere, realizzato fra 500 imprenditrici di 20 Paesi, in Italia come nel resto di Europa le donne imprenditrici chiedono soprattutto quattro tipologie di intervento: formazione e sostegno per cogliere la sfida del digitale; misure di supporto mirate alle loro esigenze; maggiore attenzione all’occupazione femminile; adozione di misure che non rendano vani gli sforzi compiuti durante la pandemia ma assicurino un trasformazione duratura del business.
Le donne, inoltre, si sentono impreparate al digitale e per questo vorrebbero poter accrescere le proprie competenze. Oltre il 70% delle imprese che ha risposto al questionario non aveva alcuna presenza online per la vendita di prodotti o servizi prima dell’emergenza sanitaria e il 46% si è affacciato alla “rete” proprio a causa della pandemia.

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La violenza di cui non si parla: in aumento le violenze psicologiche sulle donne

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Violenza sulle donne e femminicidio: sono gli aspetti più drammatici e più noti del fenomeno. Ma anche le violenze psicologiche hanno conseguenze devastanti. Analizza il fenomeno, divenuto più eclatante nei giorni del lockdown, Bruna Colacicco, milanese, pediatra, autrice di un romanzo-memoir sull’argomento, co-fondatrice dell’Associazione “Scrivere contro la Violenza”.Le donne vittime di omicidio volontario nei primi dieci mesi del 2020 in Italia sono 91. Otto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma aumentano i casi di femminicidio maturati tra le mura domestiche, passando dal 57,6 % del totale (2019) al 67,5% (2020), con un picco durante il lockdown di marzo-maggio. I dati dell’ultimo rapporto Eures fotografano una situazione allarmante. Ma che rappresenta solo la punta di un iceberg di un fenomeno molto più diffuso. Le violenze psicologiche e tutti i maltrattamenti, che pur talvolta non arrivano alla violenza fisica, sfuggono a qualsiasi statistica poiché sono meno facili da individuare e più subdoli. Nondimeno, sono causa di forte disagio e grave sofferenza psicologica e anche fisica per la donna e per i figli, costretti ad assistere a episodi di maltrattamenti e a respirare un’atmosfera di violenza quotidiana.Autrice del del romanzo memoir “Eppure sono lieve” (Manni, 2019), scritto allo scopo di aiutare le donne e il loro entourage a riconoscere i segnali di abusi e di violenza psicologica e a trovare la consapevolezza e la forza di uscirne, Bruna Colacicco è da anni impegnata, sia con la partecipazione a trasmissioni televisive come “UnoMattina” sia con l’organizzazione di eventi ed iniziative, a far sì che le donne prendano coscienza del problema, imparando a riconoscere per tempo i segnali di una relazione psicologicamente violenta, dell’abuso domestico e del mobbing familiare. La violenza psicologica spesso coinvolge anche i figli, che sono costretti sempre ad assistere a litigi e sfuriate. Il nuovo Codice Rosso, introdotto in Italia nel 2019, ha individuato due fattispecie di reati: “maltrattamenti in famiglia” e, per quanto riguarda i figli, “violenza assistita”.

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Il CdR vara gli hub regionali 2.0 per monitorare sul campo il funzionamento delle politiche europee

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Il Comitato europeo delle regioni (CdR) ha varato una nuova generazione di hub regionali (Reg Hub 2.0) per monitorare la legislazione europea sul campo e assicurarsi che la voce di centinaia di portatori di interessi a livello regionale e locale sia presa in considerazione nella valutazione delle politiche dell’UE. La nuova rete di hub è composta da 46 membri a pieno titolo, 10 osservatori e un organismo associato e costituisce un sottogruppo della piattaforma Fit For Future (F4F) della Commissione europea. All’evento ufficiale di presentazione della rete 2.0 ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione europea per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič . Il varo segue una fase pilota in cui gli hub regionali si sono dimostrati efficaci nel monitorare l’attuazione della legislazione relativa a cinque politiche europee e trasmettere le proprie conclusioni tramite il CdR alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio.Aprendo l’evento di presentazione della nuova rete, il vicepresidente della Commissione europea per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche Maroš Šefčovič ha a sua volta dato il benvenuto a RegHub 2.0 nella piattaforma Fit For Future , ” intesa a rendere più semplice e moderna la legislazione europea e a ridurre gli adempimenti amministrativi “, dichiarando che ” gli enti regionali e locali svolgeranno un ruolo chiave, godendo di una prospettiva unica sui soggetti sui quali tale legislazione incide maggiormente. Particolarmente importante sarà il loro contributo sulle questioni relative alla pianificazione e all’autorizzazione delle infrastrutture del XXI secolo. Poiché puntiamo a rilanciare l’economia europea investendo in infrastrutture verdi, digitali ma anche mediche, ciò può avere un impatto reale sul terreno “.Insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, la Regione autonoma della Valle d’Aosta, le Regioni Emilia-Romagna e Umbria, il Friuli Venezia Giulia fa parte dei 46 membri della rete Reg Hub 2.0. Cinsedo (Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome), vi partecipa come organismo associato. Qui la lista completa.Il programma di lavoro della rete di hub regionali di nuova generazione (RegHub 2.0) e i suoi ambiti di competenza saranno definiti in seguito alla sessione plenaria della piattaforma F4F, che si terrà il 4 marzo e individuerà le politiche europee da esaminare.Rete di “hub regionali” (RegHub) : il 70 % della legislazione dell’UE è attuata a livello locale e regionale. Questo significa che gli enti territoriali infranazionali hanno acquisito una preziosa esperienza di prima mano nell’applicazione della normativa dell’UE, operando a stretto contatto con le imprese locali, le parti sociali, la società civile e i cittadini. Grazie ai suoi pareri, il CdR si fa ufficialmente portavoce della posizione degli enti locali e regionali in merito alle proposte legislative dell’UE. È tuttavia necessario mettere a profitto le conoscenze degli enti locali e regionali già dalle prime fasi del processo legislativo dell’UE e avvalersi dell’esperienza che hanno maturato nell’attuazione della legislazione dell’UE. La rete RegHub soddisfa tale necessità attraverso il rilevamento di queste conoscenze tecniche acquisite “sul campo” e la loro trasmissione alla Commissione, al Parlamento europeo e al Consiglio, affinché possano realizzare riesami, valutazioni e controlli dell’adeguatezza con cognizione di causa. In quest’ottica il CdR, in quanto portavoce istituzionale delle regioni e delle città dell’UE, si trova in una posizione privilegiata per raccogliere i contributi di tutti gli enti locali e regionali. Per questo motivo, nel 2019 il CdR ha avviato un progetto pilota per la creazione di una rete regionale con il compito di passare in rassegna l’attuazione delle politiche dell’UE.L’iniziativa è stata avviata in seguito alle raccomandazioni della task force per la sussidiarietà istituita dall’allora Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nel primo semestre del 2018. La rete è formata da appositi “punti di contatto” che sono funzionari di un’amministrazione locale o regionale e hanno il compito di raccogliere le osservazioni tecniche delle parti interessate in merito all’esperienza da loro maturata “sul campo” nell’attuazione delle vigenti politiche dell’UE. La rete integra quindi la dimensione locale regionale nell’elaborazione delle politiche dell’UE e ne amplia la base di conoscenze fattuali.

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La battaglia contro il batterio la Xylella

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Richiede un’azione più decisa e un programma di aiuti garantito da un ammontare adeguato di risorse – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Durante l’ultimo Question Time al Senato, il ministro per le Politiche agricole Patuanelli si è impegnato a fare della lotta contro il batterio una priorità. Per contrastare questa grave piaga che ha colpito un importante comparto produttivo, il Governo sta inoltre valutando l’opportunità di individuare ulteriori risorse o misure.Per dare respiro all’olivicoltura pugliese sono necessarie maggiori risorse. Come segnalato da diverse organizzazioni attive sul territorio, la dotazione finanziaria di 40 milioni di euro per gli espianti e i reimpianti è risultata assolutamente insufficiente, anche considerando che la Xylella è ormai diffusa sul 40% del territorio regionale – spiega Tiso. Un’altra nota dolente riguarda le domande di espianto e reimpianto presentate dagli agricoltori, che hanno atteso sette anni per ricominciare a lavorare: solo il 6% di queste ultime risulta ammesso. A questo ritmo, il piano per la rigenerazione olivicola da 300 milioni di euro non può contribuire alla ripartenza del settore in tempi ragionevoli.Ben venga quindi il rinnovato impegno del Governo, a condizione che i fondi per l’emergenza Xylella gestiti dalla Regione Puglia e da Agea siano erogati in tempi brevi, evitando di inciampare per l’ennesima volta in complicate procedure burocratiche che finirebbero per rendere spuntata anche la migliore delle misure.

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Dialoghi con l’Ucid: I cattolici e la politica

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

In diretta streaming sul canale Youtube UCID Padova, venerdì 12 marzo dalle ore 18.00 prosegue il calendario di incontri organizzati dalla Sezione di Padova dell’UCID per il format DIALOGHI CON L’UCID. I cattolici e la politica al centro della riflessione del Prof. Stefano Zamagni, economista, Presidente della Pontificia Accademia di Scienze Sociali, ispiratore e co-fondatore del movimento INSIEME. «Nonostante possa sembrare un argomento destinato a soccombere a fronte di una attualità che incalza su orizzonti a breve – commenta il Presidente UCID Padova Massimo D’Onofrio nell’anticipare l’argomento – esistono molti eventi che testimoniano un interesse vivo; sono infatti nati di recente movimenti, associazioni, forum a cui fanno da corollario interviste, ricerche, sondaggi che trattano la materia. Due note a margine: il dibattito è soprattutto all’interno dell’area cattolica mentre per gli altri, quasi scaramanticamente, è ormai argomento chiuso; il confronto avviene da posizioni spesso polarizzate e intransigenti come solo le cose che bruciano possono giustificare. Il Professor Zamagni ci aiuterà a farci una idea sullo stato dell’arte.» «Il tema del rapporto tra politica e ruolo dei cattolici è tornato all’attenzione in tempi recenti in seguito alla dimostrazione della incapacità del sistema politico di far fronte alle grandi sfide del momento – anticipa il Prof. Stefano Zamagni –. Il sistema dei partiti della seconda Repubblica ha tradito le aspettative in nome di un falso principio di laicità secondo cui la politica non si deve più curare dei valori fondanti: Libertà, Fraternità, Equità. In questo contesto i credenti sono chiamati a scendere in campo per mettere in atto una strategia, e quindi un progetto politico, che incarni e difenda questi valori.»

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Mario Tassone: ora più che mai c’è bisogno di un centro per governare!

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Gli irriducibili ottimisti avevano pronosticato che la “soluzione” Draghi del presidente della repubblica, (non aveva altre scelte), avrebbe aperto una discussione serrata tra le forze politiche sulla evaporazione della politica, sul sovraccarico delle improvvisazioni. Nulla di tutto questo. Il governo Draghi, con quasi “tutti dentro”, è il naturale approdo di una lunga storia della “non politica”, di partiti non veri, di sindacati senza invettiva e di un pluralismo associativo culturale e sociale in sofferenza. Ci auguriamo che l’ex presidente della BCE, sciolga i complessi nodi sanitari ed economici di una stagione terribile. Il governo Draghi è una parentesi. Trascorso questa fase congiunturale rischiamo di ritrovarci nel magma delle debolezze. Questa fase, invece, può essere utilizzata per uscire dalla minorità della politica e delineare un progetto di comunità, per troppo tempo sostituito dalla scomposta folla di capi e sotto capi, portatori di visioni anguste. Bisogna ritrovare la strada della democrazia, del primato della politica, della sacralità del Parlamento, depositario della sovranità popolare. Ma tutto questo non si raggiunge per decreto o per appelli. Un mondo della cultura, del lavoro, dei ceti medi produttivi, dei giovani, oggi smarrito deve riprendere a vivere. Bisogna dare delle prospettive senza illusioni alla comunità. Il 2018 vinse il progetto ignobile del VFC del grillismo, il punto massimo di degrado morale, del becero sovranismo. Oggi bisogna ritrovarsi con una idea di Paese, con la forza della responsabilità. Gli adattamenti strumentali del momento non ci tranquillizzano. Un’area centrale deve avere voce e rappresentanza. Le ultime vicende hanno smentito quanti dicevano che il centro ormai era improponibile. C’è bisogno di centro per governare con saggezza. Le esperienze democratiche cristiane e laiche riformiste debbono essere riferimento. Ognuno faccia la propria parte per ritrovare nella nostra storia migliore le ragioni per costruire!

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Dazi: Cia, dopo accordo Usa-UK superare impasse anche con Ue

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Superare l’impasse nelle relazioni commerciali tra Ue e Stati Uniti creata dai dazi Usa per la questione Airbus-Boeing, con l’obiettivo di sostenere l’export agroalimentare che già combatte con gli effetti della pandemia, ancora di più alla luce dell’accordo appena raggiunto tra Washington e Londra. Così Cia-Agricoltori Italiani commenta la notizia della sospensione di 4 mesi delle tariffe aggiuntive tra Usa e Regno Unito, che coinvolgono anche cibo e bevande come whisky e formaggi, con l’obiettivo di giungere a una risoluzione definitiva delle controversie presso il Wto. “Il nostro auspicio è che ora la Commissione Ue acceleri e rafforzi le iniziative per arrivare al medesimo risultato con l’amministrazione Biden -spiega il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino- segnando finalmente un ritorno al dialogo e al multilateralismo, attraverso accordi e decisioni condivise sulla vicenda Airbus e Boeing, per sorpassare l’incubo dazi doganali e ampliare, invece, le opportunità di creare ricchezza attraverso l’export, prima di tutto quello Made in Italy”. L’agroalimentare, d’altro canto, è un settore particolarmente sensibile agli scambi commerciali, con un export che vale oltre 42 miliardi di euro nel 2020. E proprio gli Stati Uniti rappresentano un mercato assolutamente strategico per le esportazioni di cibo e bevande tricolori, con un valore complessivo vicino ai 5 miliardi. Ancora di più in questa fase storica, segnata dal Covid, “è urgente favorire accordi commerciali multilaterali e bilaterali. Trattative -evidenzia il presidente di Cia- che possano trasformare il valore riconosciuto dal consumatore finale in valore economico per le imprese agricole e che includano, sempre e in modo inequivocabile, il rispetto del principio di reciprocità delle regole commerciali”.

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Occupazione femminile: si allarga il divario con l’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

In Italia calo doppio del numero di occupate rispetto alla media EU. Persi tra aprile e settembre 402 mila posti di lavoro. Nel nostro Paese il divario di genere più alto d’Europa, anche nell’impatto della crisi. È il contenuto dell’indagine realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.Nel 2020 l’Italia avrebbe dovuto raggiungere i target previsti dalla Strategia Europa 2020 con l’innalzamento del tasso di occupazione a quota 67% e l’incremento in numeri e qualità del lavoro femminile, vero tallone d’Achille del sistema. Ma lo scoppio della pandemia ha fatto saltare i programmi, rendendo non solo più difficile il conseguimento degli obiettivi previsti, ancora lontani dall’essere raggiunti ben prima dell’emergenza Covid-19, ma allargando ulteriormente il divario che separa il nostro Paese dal resto d’Europa.

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Il pilastro europeo dei diritti sociali deve essere attuato in partenariato ‎ con gli enti locali e regionali

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Bruxelles. Le regioni e le città sono pronte a fare la loro parte nella costruzione di un’Europa sociale forte che garantisca transizioni e una ripresa giuste dopo la crisi della pandemia di COVID-19. Il piano d’azione per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali presentato oggi dalla Commissione europea fissa tre ambiziosi obiettivi principali che dovrebbero guidare le decisioni politiche degli Stati membri e delle loro regioni in vista del conseguimento degli obiettivi del pilastro, anche attraverso il pieno utilizzo dei diversi fondi dell’UE per sbloccare gli investimenti sociali.I nuovi obiettivi prevedono che entro il 2030 almeno il 78% della popolazione dell’UE di età compresa tra i 20 e i 64 anni abbia un lavoro, almeno il 60% di tutti gli adulti partecipi ad attività di formazione ogni anno e il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale diminuisca di almeno 15 milioni. La Commissione ha inoltre presentato una raccomandazione relativa a un sostegno attivo ed efficace all’occupazione (EASE) che mira a fornire orientamenti per il passaggio dalle misure di emergenza a posti di lavoro sostenibili e adeguati alle esigenze future.La presidenza portoghese del Consiglio dell’UE ha chiesto al CdR di elaborare un parere sull’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali secondo una prospettiva locale e regionale. La sua adozione è prevista per la sessione plenaria di maggio, pochi giorni prima del vertice sociale dell’UE che si terrà a Porto il 7-8 maggio.Sebbene la Commissione proponga una versione riveduta del quadro di valutazione della situazione sociale per sostenere la realizzazione degli obiettivi del pilastro, il CdR teme che si misurino solo i progressi compiuti a livello nazionale e deplora la mancanza di indicatori relativi alle disparità regionali nell’attuale proposta. Il primo quadro di valutazione della situazione sociale regionale elaborato dal CdR nel 2019 ha evidenziato notevoli differenze all’interno dei singoli Stati membri. Il CdR è fermamente convinto che il monitoraggio regionale sia necessario per garantire che il pilastro sociale sia attuato a tutti i livelli e che gli investimenti regionali siano orientati alla realizzazione dei principi del pilastro.

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Iveco. Rauti-Maffoni (FdI): governo riprende proposta FdI su golden power

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

“Quaranta giorni dopo la presentazione della nostra interrogazione sulla vendita di Iveco alla Cina, constatiamo che la Lega ci dà ragione, condividendo la difesa dei lavoratori italiani. Infatti, il ministro Giorgetti ritiene che il governo debba valutare l’opportunità di porre sulla vicenda la ‘golden power’, e cioè proteggere, così come richiesto da Fratelli d’Italia, un asset strategico talmente importante anche per la filiera industriale. E questo ha ancora più rilevanza in un momento particolarmente delicato vista la vendita di FCA a Peugeot”. Lo dichiarano i senatori di Fratelli d’Italia, Gianpiero Maffoni e Isabella Rauti, eletti a Brescia e Mantova, i quali hanno presentato un’interrogazione – insieme al senatore Urso- nella quale, inoltre, proponevano “l’intervento di cassa depositi e prestiti ove CNH intendesse comunque procedere alla vendita del gruppo Iveco”.

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