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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 3 marzo 2016

Premio Speciale Montecarlo Film Festival

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

13th Festival of the Comedy of Monte Carlo

13th Festival of the Comedy of Monte Carlo

Ieri sera è stato consegnato dal Principe Alberto di Monaco il Premio Speciale di Montecarlo Film Festival a Gabriele Muccino, la premiazione presentata dal presidente del festival Ezio Greggio ha preceduto l’anteprima mondiale del film Marie and the Misfits di Sébastien Betbeder. Il Principe Alberto di Monaco ha dichiatato “Sono davvero felice di essere ritornato sul palco di questo Festival. Mi complimento con l’organizzatore, Ezio Greggio, e tutta l’équipe, per questa bella iniziativa che con piacere accolgo nel Principato da ben 13 edizioni ed alla quale auguro gran successo”

13th Festival of the Comedy of Monte Carlo

13th Festival of the Comedy of Monte Carlo

La giornata di domani venerdì 4 marzo si aprirà con la proiezione alle ore 11 presso il Théâtre des Variétés di MEN & CHICKEN del danese Anders Thomas Jensen. Jensen, vincitore di un Oscar col suo cortometraggio Election Night e co-sceneggiatore del pluripremiato A BETTER WORLD di Susan Bier, con MEN & CHICKEN ci propone una commedia dark dai toni horror e dalle atmosfere marce ma anche un profonda riflessione sull’umanità.La giornata prosegue alle 15.30 con l’anteprima francese di THE LEGEND OF BARNEY THOMSON, il debutto alla regia dell’attore cult inglese Robert Carlyle. Le ambientazioni anni ’50 e ’60, un tocco di realismo e una grandiosa Emma Thompson nel ruolo della madre di Barney costituiscono gli ingredienti perfetti per una deliziosa e grottesca commedia.
Alle 19.45 il Montecarlo Film Festival presenta l’anteprima mondiale di FOREVER YOUNG di Fausto Brizzi alla presenza del regista e di parte del cast. Oggi nessuno insegue più un sogno, un ideale o banalmente il denaro, tutti sono alla ricerca della giovinezza perduta. Se sei giovane sei “in”, se sei vecchio sei “out”. Questa è la storia di un gruppo di amici “Forever Young”, ambientata nell’Italia di oggi.

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Voci e prospettive del Mediterraneo a Livorno

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

mediterraneoLivorno Venerdì 4 e sabato 5 marzo torna nella città labronica ‘Medì’, la rassegna promossa dalla Comunità di Sant’Egidio per lo sviluppo delle relazioni tra le città del Mediterraneo. I lavori si svolgeranno al Teatro La Goldonetta, con inizio venerdì alle 16.30, con la prima tavola rotonda dedicata a prospettive e opportunità di cambiamento. Infatti i porti sono sinonimo di opportunità di scambi e relazioni tra nazioni, ma alcune città sono sospese tra crisi socioeconomica e lo sperato rilancio portuale. “Le città del Mediterraneo – spiegano i promotori – sono oggi collettori delle speranze di vita e di futuro che riguardano molti nel mondo e che arrivano sulle coste attraverso flussi di persone e di merci, provenienti da almeno tre continenti”.
Tunisi, Tangeri, Barcellona, Marsiglia, Genova, Civitavecchia, Lampedusa, Salonicco, Durazzo e la città ospite, Livorno, saranno rappresentate, nei lavori del convegno 2016, da uomini e donne che per motivi, con titoli e a livelli diversi, si misurano con la sfida del pluralismo, caratteristica e proposta originale della città e della cultura mediterranea. A confronto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e storico, che terrà la relazione introduttiva, con Adolfo Romagosa, Direttore di Porto 2000 a Barcellona; i sindaci di Livorno Filippo Nogarini e di Civitavecchia Antonio Cozzolino; Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti, e Khalid Benomar, responsabile ‘Grandi Progetti’ del porto di Tangeri.
Sabato 5 marzo, alle 10, un confronto su un tema nevralgico del presente, l’accoglienza dei profughi nel Mediterraneo, con le testimonianze di Ramia Mostafa che porterà a ‘Medì’ la voce della Siria; di Ahmet Turk, sindaco di Mardin; Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio, sul lavoro condotto per l’apertura dei corridoi umanitari; Damiano Sferlazzo, vice sindaco di Lampedusa; Vasilios Milios, docente dell’ateneo di Salonicco.
Nel pomeriggio, alle 16.30, lo sguardo si sposta sul tema ‘Città antiche, nuovi volti’ per scandagliare il rapporto tra identità e cambiamento della popolazione nelle città portuali. A questo confronto prenderanno parte Dorian Hatibi, della Regione di Durazzo; Andrea Chiappori, della Comunità di Sant’Egidio di Genova; Roberto Botteghi, dell’Università di Nizza, che presenterà la situazione di Marsiglia; Nasri Rachdi, Tunisi, della Fondazione A. Tlili per la Cultura Democratica.
Al termine del meeting anche una degustazione delle diverse cucine del Mediterraneo, nel Chiosto di San Giovanni in via Carraia, con iscrizione da fare all’ingresso, presso il desk accoglienza. I tre panel in cui sarà articolato il Convegno, illustreranno la situazione vissuta da ciascuna città, relativamente a temi e situazioni di comune interesse: l’accoglienza dei profughi nel Mediterraneo, il nuovo volto assunto dalle città con il progressivo cambiamento demografico, la relazione città-porto nella programmazione istituzionale. Quest’ultimo tema ha inoltre uno specifico interesse locale, essendo Livorno quale sede del progetto Piattaforma Europa, interessata a costruire partenariati e relazioni: cose nuove su cose antiche.In questo quadro, le città del Mediterraneo assumono un nuovo ruolo, per la loro specifica cultura e il loro nuovo volto, suggerendo modi per ridurre le distanze, per gettare ponti sulle fratture, per consolidare fattori di interdipendenza tra Nord e Sud del mondo, tra Oriente e Occidente.I due convegni precedenti della rassegna, ‘Le città vogliono vivere. Lotte e speranze nel Mediterraneo’, all’indomani della primavera araba, ‘Le città hanno un ‘anima. Identità comuni e sfide future’, confronto aperto sull’instabilità crescente dell’area mediterranea, hanno raccolto il favore di un ampio pubblico, a testimonianza dell’interesse suscitato dal connubio locale-globale e dal binomio città-società civile.Medì è realizzato con il patrocinio della Regione Toscana e in collaborazione con il Comune di Livorno, l’Autorità Portuale e la Fondazione Goldoni che ospita l’incontro.Saranno coinvolti le comunità di immigrati, originari delle città rappresentate nei lavori dell’incontro e i ragazzi delle scuole superiori livornesi, che assisteranno alle conferenze e contribuiranno all’organizzazione del convegno.

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NanoFlowcell AG Achieves Breakthrough in Flow Cell Technology

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

bildmaterial1Geneva, nanoFlowcell AG recently demonstrated the performance of its nanoFlowcell® accumulator. The sporty electric QUANTiNO developed by the company and powered by nanoFlowcell® drove 14 hours non-stop without pausing to refuel. The nanoFlowcell® drive thus lasted orders of magnitude longer than could currently be achieved by the most powerful electric car equipped with lithium-ion technology. Compared with conventional flow cells, nanoFlowcell AG succeeded in raising the power output of the nanoFlowcell® by a factor of around 20. A crucial factor here is the increased energy density of the patent-pending electrolyte liquid developed by the company, standing at around 600 watt hours per litre.“Our breakthrough in flow cell technology is a revolution for electromobility and for the way we will produce energy decentrally in future,” explains Nunzio La Vecchia, the inventor of nanoFlowcell® and Chief Technology Officer of nanoFlowcell AG. The potential applications for the nanoFlowcell® are virtually limitless and our current development shows that our technology can also provide the DNA for a super sports car. But nanoFlowcell® could do so much more – such as deliver the electricity for aircraft on-board systems, replace large, high-emissions marine diesel engines or supply sustainable eco-electricity to homes and residential areas.And wherever the thermal runaway of lithium-ion batteries can have devastating effects, where the use of fossil fuels has a harmful impact on our health and environment, where the noise of internal combustion engines has a negative impact on those living on land or in the sea, the use of nanoFlowcell® would be sensible and desirable.“We started with the combination of flow cell and car, because it represented probably the most complex application for our technology and therefore the greatest challenge, while at the same time being the most straightforward and understandable to communicate,” said La Vecchia. The downside is the somewhat higher development costs in the upper eight-figure range.Another benefit of the technology bildmaterialis the fact that the nanoFlowcell® electrolytes are neither flammable nor explosive. They are kind to the environment, sustainable and harmless to health. In operation, the nanoFlowcell® is virtually silent, long-lasting and highly stable. According to the company’s own calculations, large-scale industrial manufacture of the electrically charged liquid required to run a nanoFlowcell® drive would cost a few cents per litre.Because the power of the nanoFlowcell® is dependent on the surface area of its membrane, the volume of electrolyte stored and the type of electrolyte used, the drive can also be scaled as required, making it adaptable to a diverse array of applications. Theoretically, a nanoFlowcell® could also power a mobile phone. As long as positively and negatively charged electrolyte fluids are being pumped past the cell membrane and an exchange of ions is taking place, the cell produces energy for the electric motors – silently and with no harmful emissions.In an initial endurance test, during which the QUANTiNO powered by nanoFlowcell® drove non-stop for 14 hours, its overall consumption stood at around two-times 35 litres of electrolyte liquid, with an average energy consumption of around 12 to 14 kWh per 100 kilometres. This is a previously unheard-of endurance figure for car running on electricity alone. A comparable nanoFlowcell® could also be installed in a sports boat or aeroplane. La Vecchia’s development team has already embarked on this task to show that nanoFlowcell® technology can pass muster anywhere – on land, on water and in the air.
“With nanoFlowcell®, we are demonstrating that electromobility does not mean having to make compromises. Vehicles driven by nanoFlowcell® are sporty and dynamic, kind to the environment, fuel efficient and have zero harmful emissions,” said Nunzio La Vecchia. “The nanoFlowcell® technology we have developed is a real alternative for the mobility of the future and for fulfilling the long-term need for alternative fuels.” (photos: bildmaterial,)

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The EU should avoid trapping asylum-seekers in Greece, says Civil Liberties Chair

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

European UnionThe new humanitarian assistance tool to help refugees stranded in Greece will provide much needed help to alleviate pressure faced by the country as a result of increasing arrivals, said Civil Liberties Committee Chair Claude Moraes (S&D, UK), underlining that “trapping asylum-seekers in Greece is not a policy that member states should be pursuing in 2016”.Mr Moraes welcomed this sign of solidarity intended to help Greece tackle with the raising migration and refugees influx and warned that a humanitarian crisis is unfolding as a result of the failure of member states to show solidarity and effectively implement the necessary EU measures.Speaking after the Commission´s announcement, Mr Moraes said:“I welcome the Commission’s announcement to create a new humanitarian assistance tool to help refugees in Europe. This is a welcoming sign of solidarity with member states on the periphery that have experienced significant pressures as a result of increasing arrivals; so far this year, over 100,000 migrants have arrived to Europe by sea. The new funds for humanitarian assistance will provide much needed help to alleviate pressure faced by Greece in response to the increasing amount of asylum-seekers trapped in the country. A humanitarian crisis is unfolding in the EU as a result of the failure of Member States to show solidarity and implement the necessary EU measures to address the refugee crisis. Relocation figures still remain in the hundreds and the recent plans to seal the border between Macedonia and Greece and along the ‘Balkan route’ draw attention to the failure of member states to show solidarity in response to the biggest refugee crisis in Europe since the second world war.Trapping asylum-seekers in Greece is not a policy that member states should be pursuing in 2016, this is a European crisis that requires European solutions. The European Parliament will continue to call on member states to respond in an organised and compassionate way with full respect of human dignity”.

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Expert comment on Moody’s cutting China’s outlook to negative

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

pechinoKamel Mellahi, comment on Moody’s cutting China’s outlook to negative. Kamel Mellahi, of Warwick Business School, is a Professor of Strategic Management and researches business in China. Professor Kamel Mellahi said: “While the Aa3 rating is still respectable, the report from Moody’s highlights the slow implementation of necessary and much-needed reforms. The calls for faster and deeper reforms are getting louder.”The concerns are mostly about the speed of reforms rather than the direction of them and that they are not far reaching enough. Also, addressing the underlying causes of the erosion of the country’s foreign reserves as a result of swelling capital outflows, and resolving the government’s debt problem is going to be a painfully long and protracted process. There are no quick and easy solutions to such complex problems.”

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Legg Mason annuncia l’acquisizione di Clarion Partners

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

baltimoraBaltimora, Maryland Legg Mason Inc. [NYSE:LM], ha annunciato l’accordo per acquisire una quota di maggioranza di Clarion Partners, società d’investimenti immobiliari diversificati, leader dell’industria, con sede a New York. Clarion Partners, tra i principali investitori indipendenti del settore immobiliare, gestisce circa 40mld USD in ambito di investimenti immobiliari. Clarion Partners opererà come primaria affiliata indipendente per gli investimenti immobiliari di Legg Mason.In base ai termini della transazione, Legg Mason acquisirà una partecipazione dell’83% in Clarion Partners per un controvalore di 585mln USD. Inoltre, Legg Mason salderà integralmente la sua quota di co-investimenti, stimata a 16mln USD al 31 dicembre 2015. Il management di Clarion Partners tratterrà il 17% dei titoli azionari in circolazione. Il precedente azionista di maggioranza dell’azienda, Lightyear Capital, cederà interamente la propria partecipazione. La transazione dovrebbe concludersi nel secondo trimestre del 2016 e dovrebbe accrescere moderatamente gli utili nel primo anno dopo la chiusura, escludendo gli oneri correlati all’operazione pari a 10-15mln USD. Il team di gestione di Clarion Partners è rappresentato da professionisti che hanno maturato una lunga esperienza nel ramo degli investimenti immobiliari, una media di circa trent’anni nel settore, e molti di essi hanno siglato contratti a lungo termine in concomitanza alla transazione. Clarion Partners gestisce investimenti nell’ambito di un ampio ventaglio di settori, tra cui figurano l’immobiliare industriale, residenziale, retail, uffici e hotel. L’acquisizione di Clarion Partners espande significativamente l’offerta di Legg Mason nella categoria della gestione patrimoniale alternativa, estendendone le capacità immobiliari differenziate, tra cui:
Portafogli core: leva e rischio inferiori; immobili locati su mercati più ampi.
Portafogli Core-Plus / Value-Add: leva e rischio moderati; gli immobili richiedono generalmente un investimento di capitale per essere reimmessi sul mercato, essere rilocati o valorizzati.
Portafogli opportunistici: leva e rischio più elevati; progetti che possono comportare nuovi sviluppi, settori immobiliari meno tradizionali o strutture più complesse.
“Clarion Partners, concentrata ad ottenere una solida performance in ogni ciclo di mercato, con un profilo di crescita positivo e un’offerta prodotti differenziata, integra un’importante asset class di prodotti alternativi al nostro portafoglio di gestori degli investimenti. Che siano alla ricerca di crescita, di reddito o che vogliano conservare il capitale, siamo in grado di offrire ai nostri clienti soluzioni interessanti. Fattore di maggior rilievo, la dirigenza di Clarion Partners, rappresentata da professionisti di grande esperienza, condivide la nostra passione per l’innovazione, la creazione di valore attraverso i principi degli investimenti responsabili e la ricerca dell’eccellenza per i nostri clienti. Diamo loro il benvenuto in Legg Mason”, ha dichiarato Joe Sullivan, Chairman e CEO di Legg Mason. Steve Furnary, Chairman e CEO di Clarion Partners, manterrà il ruolo attuale.

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Emissioni autoveicoli: Kathleen Van Brempt Presidente della commissione EMIS

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

AutoveloxMercoledì mattina, nel corso della riunione costitutiva della commissione d’inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico (EMIS) ha avuto luogo l’elezione del Presidente e dei quattro vicepresidenti. Il mandato della commissione EMIS avrà la durata di un anno.I deputati hanno eletto il Presidente Kathleen Van Brempt (S&D, BE) per acclamazione. Van Brempt, a seguito dell’elezione, ha dichiarato: “Non vedo l’ora di lavorare con tutti in questa commissione d’inchiesta in modo efficiente. Dobbiamo garantire che la legislazione ambientale in vigore sia robusta, ambiziosa e a prova di proiettile, e che in secondo luogo sia correttamente applicata e rafforzata”.Sempre per acclamazione, la commissione ha eletto come vicepresidenti:
Ivo Belet (EPP, BE)
Mark Demesmaeker (ECR, BE)
Kateřina Konečná (GUE/NGL, CZ)
Karima Delli (Greens/EFA, FR)
La commissione indagherà su:
• la presunta omissione della Commissione sul monitoraggio dei test sulle automobili
• il presunto fallimento della Commissione e delle autorità degli Stati membri nell’agire in maniera appropriata ed efficace al fine di far rispettare l’applicazione del divieto esplicito sugli “impianti di manipolazione” e sui sistemi di scarico delle vetture
• la presunta omissione della Commissione sull’introduzione dei test sulle auto che rispecchiano le condizioni di guida nel mondo reale
• la presunta omissione degli Stati membri nello stabilire disposizioni sanzionatorie efficaci, proporzionate e dissuasive, applicabili ai produttori di automobili che commettono infrazioni
• stabilire se la Commissione e gli Stati membri abbiano avuto la prova dell’utilizzo di “sistemi difettosi” prima della rivelazione dello scandalo il 18 settembre 2015.
La commissione EMIS si riunirà nuovamente il 22 marzo dalle ore 15:00 alle ore 18:30.
Presiedono: Françoise Grossetête (EPP, FR) – Kathleen Van Brempt (S&D,BE)

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Summit Italia-Iran

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

teheranTeheran Il 16 e 17 maggio 2016 si terrà a Teheran – presso l’Espinas Palace Hotel – la prima edizione del Summit Italia – Iran organizzato da The European House-Ambrosetti. Sulla scia del successo delle prime due edizioni del Summit Italia- Sudafrica, l’obiettivo del Summit è costruire una comunità esclusiva e influente di business leader e policy maker in grado di plasmare le relazioni tra i due Paesi.L’Iran è il Paese leader e punto d’accesso di una zona molto importante e strategica con un immenso potenziale culturale ed economico, porta d’ingresso all’Europa per tutti i Paesi limitrofi senza sbocco sul mare.
L’Iran e l’Italia hanno una lunga e fruttuosa relazione economica e politica. I due Paesi hanno sinergie che potrebbero essere reciprocamente vantaggiose, ma le loro relazioni strategiche, economiche e commerciali sono ostacolate da vincoli.
Per questo motivo, The European House-Ambrosetti ha l’ambizione di ristabilire un rapporto amichevole e cooperativo con la creazione di un Summit annuale di altissimo livello in Iran.
Il Summit – rigorosamente su invito destinato ai capi azienda delle principali imprese italiane e iraniane – si focalizzerà sulle maggiori sfide riguardanti lo sviluppo economico e di business tra i due Paesi. Il dibattito ruoterà intorno ad una serie di temi chiave tra cui:
Le relazioni tra Iran, Europa e Italia nell’attuale contesto geo-politico ed economico
Il ruolo del sistema bancario e finanziario
Il futuro dell’energia e lo scenario strategico Iraniano e regionale
Infrastrutture, mobilità e corridoi regionali
Retail e centri commerciali: aree di cooperazione
Manifattura 4.0 per le piccole e medie imprese.

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Il ruolo delle banche minori nella crescita economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

Banca d'ItaliaDa un po’ di tempo le banche regionali e quelli di credito cooperativo sono al centro della discussione. Di una particolare attenzione lo sono anche da parte della Banca centrale europea che le vorrebbe sottoposte alla sua supervisione e riformate secondo un’ottica di maggiore aggregazione. Non solo perché alcune di loro sono entrate in crisi. E non solo in Italia, ma in tutta l’Europa.
Tecnicamente le istituzioni bancarie di piccole e medie dimensioni sono chiamate ‘less significant institutions’. Entità ‘meno significative’ rispetto a quelle di ‘importanza sistemica’, che per questo sono spesso considerate too big to fail.
Nell’intera area euro vi sono circa 3300 gruppi bancari, di cui 129 di dimensioni notevoli e perciò supervisionate dalla Bce.
Le circa 3200 piccole e medie banche restanti rappresentano il 18% di tutte le attività del sistema bancario europeo. Sono quasi tutte concentrate in tre Paesi, la Germania, l’Italia e l’Austria. Le suddette piccole banche hanno però bilanci pari all’80% della somma del Pil della Germania e dell’Austria.Esse rappresentano la più importante ‘catena di trasmissione’ del credito produttivo verso le imprese di piccola e media dimensione che, non solo secondo noi, sono la spina dorsale e l’interna ossatura dell’economia. In Germania, per esempio, le ‘meno significative’ finanziano il 70% dell’economia.
Il loro tasso di capitale, il cosiddetto Tier 1, è mediamente del 15,2%, straordinariamente superiore al minimo richiesto per le tutte le banche della zona euro che è del 6%. E’ una eccellente garanzia per poter far fronte a situazioni difficili. Secondo le stime, le ‘piccole’, soprattutto in Germania, sono piene di liquidità e in cerca di investimenti e di rendimenti più alti. Non manca loro il mercato. Manca, invece, la stabilità delle imprese e delle famiglie a causa della recessione economica.
Naturalmente esse soffrono moltissimo per la prolungata politica dei bassi tassi di interesse sui prestiti concessi. Di fatto l’interesse sui crediti è ‘il motore’ per generare i loro introiti. A loro non è permesso speculare né tanto meno operare con derivati o con altre operazioni finanziarie ad alto rischio. Adesso la Bce e il Single Supervisory Mechanism per il controllo bancario hanno deciso di intervenire sulle banche ‘less significant’ con l’intenzione di sottoporle a una supervisione più stringente sia europea che nazionale, a una revisione del loro modello di business, di governance e delle loro strategie. Di fatto ciò potrebbe comportare un processo di fusione, di possibili cambiamenti del loro status giuridico e di conseguenza determinare la possibilità di essere partecipate o addirittura acquisite dalla banche di rilevanza sistemica.
In altre parole le istituzioni monetarie europee, comprese quelle italiane, intendono far fronte, a loro modo, a quella che esse definiscono “la sfida al tradizionale modello di business delle banche di piccola e media dimensioni”. Ciò nonostante esse riconoscano che le banche minori sono “solvibili, liquide, con un basso tasso di crediti inesigibili e con riserve considerevoli”. Oltre al fatto che le banche regionali hanno davvero il polso delle situazioni economiche e imprenditoriali locali e spesso una vera conoscenza diretta dei propri clienti e del loro profilo di rischio.
Lo stesso non si può dire delle grandi banche. Che, oltre ad essere principalmente coinvolte in operazioni di cosiddetta “alta finanza” , hanno spesso una scarsa conoscenza della propria clientela.
Si dovrebbe perciò chiedere perché le istituzioni europee privilegino le banche con grandi numeri e pochi legami con i settori portanti dell’economia reale. Non si comprende perché si voglia intervenire sulle reti di banche locali e regionali che notoriamente affiancano le imprese nelle produzioni, nelle modernizzazioni e nell’espansione verso nuovi mercati, anche i più lontani.
Se la priorità dei governi, compreso quello italiano, è – o dovrebbe essere – la ripresa economica e l’occupazione, perché non valorizzare ulteriormente il meccanismo virtuoso delle banche di credito locale? A loro si può chiedere più informazione, imporre più controlli, ma bisognerebbe anche offrire maggiori sostegni per continuare ad operare con un modello ben funzionante e collaudato di supporto delle imprese. Il falso argomento delle loro dimensioni contenute non è convincente. Non si tratta di esaltare il “piccolo è bello” ma di salvare e sostenere ciò che ha funzionato e continua ancora a funzionare.
In Italia il caso della Banca Etruria e delle poche altre banche locali è l’eccezione rispetto ad una rete che oggettivamente si deve ritenere efficace e positiva per l’economica locale e nazionale.
L’imperativo pertanto, almeno nel nostro Paese, dovrebbe essere quello di colpire severamente i responsabili della bancarotta delle poche banche disastrate da gestioni scellerate e sostenere invece quelle che meritoriamente sono gestite correttamente e danno il giusto sostegno allo sviluppo dei territori i cui operano, spesso quelli più svantaggiati. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Emigrati italiani: Cittadini di serie B

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

uimLettera aperta al Presidente Renzi e ai ministri Lorenzin e Padoan,
“È notorio come gli emigrati italiani ed iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) si sentano da sempre un po’ maltrattati dal loro Paese, l’Italia, come se fossero dei cittadini di serie B. Spesso, ad onor del vero, più dalla burocrazia della pubblica amministrazione che dalla politica. L’assurdo è che, a volte, questi emigrati continuano a sentirsi tali anche dopo il loro rimpatrio.È il caso, per esempio, degli emigrati italiani che – dopo lunghi anni di lavoro ed aver maturato il diritto ad una pensione elvetica – rimpatriano dalla Svizzera per trascorrere la loro Terza età in patria realizzando il sogno di una vita.Infatti, quando questi ex emigrati in pensione, una volta in Italia (avvalendosi del diritto di opzione previsto dagli Accordi bilaterali sulla libera circolazione stipulati tra la Confederazione Elvetica e l’Unione Europea), scelgono di assicurarsi contro le malattie con il Servizio Sanitario Nazionale italiano (SSN), le ASL locali li obbligano a farlo tramite l’iscrizione volontaria al SSN che comporta il versamento di un contributo annuale – calcolato sul reddito complessivo conseguito nell’anno precedente in Italia o all’estero – come se fossero degli stranieri e non dei cittadini italiani semplicemente rimpatriati dopo anni di emigrazione.Un vero e proprio paradosso poiché si tratta di cittadini italiani beneficiari di una pensione svizzera assoggettata al fisco italiano (Legge 26 luglio 1975 n.386) e quindi cittadini della Repubblica che versano regolarmente le tasse in Italia e che, inspiegabilmente, vengono trattati diversamente rispetto a tutti gli altri cittadini italiani che non hanno vissuto l’emigrazione e che, invece, sono assicurati al SSN attraverso la fiscalità generale. Un paradosso che né un intervento dello scrivente nei confronti del Ministero della Salute, né interrogazioni parlamentari, finora e a distanza di un anno, sono riusciti a risolvere (sembra per problemi di coordinamento tra Ministero della Salute e MEF) per far diventare anche gli ex emigrati italiani in Svizzera dei cittadini di serie A! Fin quando dovrà durare questa incredibile discriminazione? Questo – signor Presidente del Consiglio ed egregi Ministri – ci domandiamo noi e si domandano, soprattutto, quei pensionati ex emigrati in Svizzera che ci contattano da ogni parte d’Italia per denunciare queste situazioni!” (Dino Nardi, Coordinatore europeo UIM) (foto uim)

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Medicina omeopatica e salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

omeopatiaNuova ricerca pubblicata su The American Journal of Public Health, la più importante rivista medico scientifica sulla Salute Pubblica negli Stati Uniti, conferma il significativo ruolo che la Medicina Omeopatica svolge per la Salute Pubblica
Milano, 24 febbraio 2016 – Procede a colpi di studi scientifici la polemica sulla Medicina omeopatica, la cui efficacia era stata messa in discussione da un paper australiano che – secondo l’AMIOT, l’associazione di medici esperti in medicina di origine biologico-naturale più rappresentativa d’Italia – “non è affatto credibile in quanto non è uno studio peer-review, come neppure è uno studio il banale post pubblicato in questi giorni sul blog del BMJ, firmato peraltro dallo stesso autore del paper australiano, che si cita autoreferenzialmente da solo”. La nuova indagine è invece stata condotta da ricercatori della Harvard School of Public Health e del Beth Israel Deaconess Medical Center, il prestigioso ospedale affilato alla Harvard Medical School, e ha rilevato come l’uso della Medicina Omeopatica comporti benefici per la salute pubblica come riduzione nell’uso di antibiotici inutili, riduzione dei costi per il trattamento di alcune malattie respiratorie, miglioramento nella depressione peri-menopausa, miglioramento delle condizioni sanitarie in individui affetti da malattie croniche.
La ricerca ha analizzato i dati del 2012 USA National Health Interview Survey per la prevalenza e modelli di utilizzo di medicinali omeopatici tra gli statunitensi adulti in relazione ad altri interventi di Medicina Complementare e Integrativa (CIM): due terzi delle persone che si curano con medicinali omeopatici hanno classificato il Sistema di Salute rappresentato dalla Medicina Omeopatica come una delle tre prime scelte. Inoltre, persone che avevano scelto di essere pazienti di un professionista omeopata esperto hanno dichiarato che la Medicina Omeopatica “è stata molto importante nel mantenere la salute e il benessere” e che ha rappresentato una “grande opportunità”, maggiore rispetto a coloro che – pur essendo utilizzatori di medicinali omeopatici – non erano seguiti da un Medico professionista specializzato in medicine complementari. Dal punto di vista statistico, mentre le due precedenti indagini governative degli Stati Uniti nel 2002 e nel 2007 avevano rilevato che la Medicina Omeopatica era stata utilizzata rispettivamente dal 1,7% e il 1,8% degli adulti americani, l’attuale ricerca ha rilevato che nel 2012 l’uso della Medicina Omeopatica – al netto di tutte le altre pratiche di medicina non convenzionale, anch’esse utilizzate in USA – era cresciuto circa del 15%, riguardando il ??2,1% della popolazione adulta degli Stati Uniti, nonostante sia ancora inferiore ad altri paesi occidentali, come l’Italia (8,2%) e la Germania (14,8%). “Questa indagine, come decine pubblicate in precedenza – ha aggiunto il Prof. Paolo Roberti di Sarsina, fondatore dell’Ente Morale “Associazione Medicina Centrata sulla Persona” e massimo esperto di Medicine Non Convenzionali in Italia – ha rilevato che le persone più istruite rappresentano il gruppo sociale maggiormente propenso a usare medicinali omeopatici per il loro percorso di cura e salute rispetto alle persone meno istruite. Le patologie più comuni per le quali le persone hanno seguito trattamenti con medicinali omeopatici sono i disturbi respiratori e orecchio-naso-e-gola e le sindromi dolorose muscolo-scheletriche, a conferma dell’efficacia di questo metodo di salute che non può certamente essere derubricato a ‘effetto placebo’ come periodicamente gli scettici sostengono. Scettici, è bene ricordarlo, che usano il metodo scientifico a proprio uso e consumo, salvo poi – conclude Roberti di Sarsina – ignorare sistematicamente qualunque ricerca – e sono ormai numerose – che sfati i più radicati pregiudizi anti-scientifici”.

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Menopausa: ogni donna la vive in modo diverso

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

menopausaTante donne, altrettanti modi di vivere la menopausa: l’impatto varia a seconda della storia personale e del grado di accettazione. Per tutte, comune è l’esigenza di contrastare i sintomi vasomotori come le vampate di calore, che compromettono la vita di relazione, e prevenire l’insorgenza di gravi malattie come l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari. Lo rivela l’indagine “Le donne e la menopausa” condotta da GfK Italia per MSD Italia, i cui risultati vengono presentati oggi in occasione del 17° World Congress della Società Internazionale di Ginecologia Endocrinologica – ISGE.
Dopo anni di assenza di novità terapeutiche rilevanti, grazie ad un accordo commerciale tra Pfizer e MSD, arriva in Italia Duavive®, il primo di una classe di farmaci, la TSEC, Tissue Selective Estrogen Complex o Complesso Estrogenico Tessuto-Selettivo, in grado di contrastare in modo efficace i più fastidiosi sintomi menopausali: vampate di calore, sudorazioni notturne e qualità del sonno. Problemi che, secondo l’indagine, compromettono oltre al benessere fisico anche la sfera sessuale e la vita di relazione. Il farmaco è un’associazione tra un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni (SERM), il bazedoxifene, ed estrogeni naturali.
La menopausa è l’assenza permanente delle mestruazioni legata alla mancata produzione di ormoni da parte delle ovaie. Viene dichiarata dopo 12 mesi consecutivi dall’ultima mestruazione non imputabili a nessun’altra evidente causa patologica o fisiologica. Nei 5-8 anni che precedono la menopausa il patrimonio follicolare si esaurisce e l’ovaio subisce un lento declino, divenendo sempre più piccolo e atrofico.
La menopausa può essere naturale, o fisiologica, e artificiale, indotta da qualsiasi evento che porta a distruzione il tessuto ovarico (interventi chirurgici, chemioterapia, malattie endocrine). La menopausa fisiologica si presenta intorno ai 50 anni con un intervallo di normalità tra i 45 e i 57 anni. Nei Paesi occidentali la menopausa arriva in media attorno ai 51 anni. Fattori ereditari, etnici, comportamentali, pubertà tardiva, gravidanze e lunghezza del ciclo mestruale possono influenzare l’esordio della menopausa che può distinguersi in: precoce quando inizia prima dei 40 anni, prematura se inizia prima dei 45 anni e tardiva dopo i 53 anni.
Esistono rilevanti differenze individuali nell’esordio e nella durata delle fasi che caratterizzano la menopausa: il ciclo può cessare improvvisamente o modificarsi in modo graduale, anche nel corso di anni.
I primi segni dell’approssimarsi della menopausa si manifestano spesso anni prima dell’ultima mestruazione. Questa fase di transizione viene definita peri-menopausa. Può durare sei o più anni e termina un anno dopo l’ultima mestruazione. I cambiamenti e i disturbi perimenopausali sono legati alla variazione dei livelli ormonali. Durante la peri-menopausa, i livelli di estrogeno continuano a diminuire, ma in modo non prevedibile. Temporaneamente possono persino essere più elevati rispetto agli anni precedenti. Le alterazioni del ciclo mestruale, le vampate di calore, la secchezza vaginale, i disturbi del sonno e gli sbalzi d’umore sono manifestazioni tipiche e frequenti della peri-menopausa. Durante questa fase la donna ha ancora la possibilità di restare incinta, anche se la fertilità è complessivamente estremamente ridotta.
Con questo nome si indicano quella fase della peri-menopausa che copre i 2 anni che precedono la menopausa, in questa fase i livelli di estrogeni calano in modo progressivo fino ad arrivare all’assenza di ovulazione.
Post-menopausa
La post-menopausa è il periodo che inizia a partire dall’ultima mestruazione, con ulteriore calo di estrogeni. La menopausa è associata a una sintomatologia che può variare nel tempo di frequenza, intensità e natura. I sintomi a breve termine, se non trattati, possono tuttavia avere delle conseguenze a lungo termine e di valenza patologica, come ad esempio l’osteoporosi.
A seconda dell’epoca di comparsa i sintomi vengono classificati in:
acuti, quando compaiono i primi mesi dopo la menopausa (vampate di calore, insonnia, variazioni del peso corporeo);
intermedi, che si manifestano entro i primi 2-3 anni (disturbi urogenitali, invecchiamento della pelle);
cronici o tardivi, che si manifestano anche a molti anni di distanza. La frequenza e la gravità della sintomatologia sono molto variabili e soggettive. I sintomi più frequenti sono:
Alterazioni del ciclo. Con l’approssimarsi della peri-menopausa si possono verificare alterazioni del ciclo in termini di frequenza e intensità delle mestruazioni. Soltanto poche donne riferiscono la brusca interruzione delle mestruazioni da un giorno all’altro. La maggior parte di esse riferisce irregolarità del ciclo mestruale, dovuta alla produzione irregolare di ormoni nelle ovaie. Per lo più i cicli diventano più brevi, quindi le mestruazioni compaiono più spesso rispetto ai consueti 28 giorni. Tuttavia le mestruazioni possono essere più brevi o più lunghe, più o meno intense del solito. Con il passare del tempo, le mestruazioni “saltano” spesso, ossia scompaiono per determinati periodi, per poi riprendere regolarmente. Per la maggior parte delle donne in stato perimenopausale, le variazioni del ciclo sono naturali e non sempre richiedono un trattamento. Non tutte le alterazioni del ciclo mestruale nelle donne sono però riconducibili all’approssimarsi della menopausa. Per questo è importante che un ginecologo valuti la natura delle alterazioni del ciclo mestruale, per escludere altre possibili cause.
Vampate di calore. Si tratta di ondate di calore improvvise, transitorie e fortemente soggettive dovute a vasodilatazione cutanea del volto e del torace, seguite da intensa sudorazione e senso di freddo. Le vampate di calore notturne possono interferire con il sonno, anche se non sono intense al punto da risvegliare la donna. I disturbi del sonno possono causare stanchezza e affaticamento, che a loro volta possono essere motivo di irritabilità (umore depresso, irascibilità, permalosità). Il ginecologo deve escludere altre eventuali cause per le vampate di calore, soprattutto se la menopausa non sembra essere la causa probabile o se sono presenti anche altri sintomi atipici della menopausa. Nella maggior parte delle donne le vampate di calore durano da 3 a 5 anni. Alcune donne non hanno mai vampate di calore o le hanno soltanto per pochi mesi, mentre altre ne soffrono per anni.
Cambiamenti del tono dell’umore
Le donne che in menopausa vivono stati d’animo depressivi hanno spesso sofferto di variazioni d’umore di tipo depressivo anche in passato, ad esempio nel quadro della sindrome premestruale. Se il cambiamento dello stile di vita e le proprie risorse non bastano a influire positivamente sui disturbi di natura psichica, può essere utile un trattamento farmacologico (TOS).
Disturbi del sistema urogenitale e della sfera sessuale
Secchezza vaginale legata alla riduzione dello spessore dei tessuti di rivestimento della vagina e a una ridotta funzionalità delle ghiandole vaginali che rendono meno elastici i tessuti e più difficoltosi e dolorosi i rapporti; incontinenza urinaria e urgenza della minzione per indebolimento dei muscoli pelvici; riduzione del desiderio.
Aumento di peso Molte donne aumentano di peso dopo i quaranta o cinquant’anni. L’aumento di peso è associato all’invecchiamento, allo stile di vita e ai cambiamenti ormonali della menopausa, ovvero al calo di estrogeni, che comporta diminuzione della massa muscolare e riduce il metabolismo basale e il fabbisogno calorico. La massa adiposa aumenta soprattutto a livello addominale e questo comporta, oltre ad un problema di natura estetica, anche un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e di sindrome metabolica.
Alterazioni dello scheletro. Con osteoporosi dovuta a diminuzione di massa ossea indotta dal deficit estrogenico peculiare della menopausa. Il 40% delle donne dopo la menopausa subisce una frattura.
Disturbi del sonno Colpiscono tra il 40% e il 60% delle donne. L’insonnia è un sintomo correlato al calo degli estrogeni che regolano il ritmo sonno-veglia.
Alterazioni della cute L’invecchiamento della pelle è legato alla riduzione del collagene, dovuta alla carenza di estrogeni, e dell’elasticità, mentre aumentano le rughe, le alterazioni della pigmentazione e la secchezza. Il fumo e i raggi solari aumentano tale effetto e dovrebbero pertanto essere evitati.

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Libano: italiani Unifil a esercitazione di soccorso medico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

unifilNAQOURA, I caschi blu italiani del Sector West di UNIFIL, hanno preso parte all’esercitazione di evacuazione medica d’urgenza ‘Angel Rescue 2016’ in collaborazione con i contingenti finlandese e irlandesi operanti nel medesimo settore.
L’esercitazione è proposta ciclicamente al fine di mantenere alto il livello di preparazione dei singoli contingenti in caso di reale evacuazione di caschi blu e il personale civile di UNIFIL; sono stati impegnati nelle varie fasi della Angel Rescue numerosi assetti di UNIFIL che in tali occasioni implementano e sincronizzano la coordinazione degli interventi nel rispetto della procedura da attuare in caso di situazioni di grave emergenza medica operativa.L’ipotesi da cui si è sviluppata l’azione infatti, è stata quella dell’esplosione di un ordigno artigianale nella zona di operazioni, cui è seguita tutta la catena di allarme, intervento, messa in sicurezza dell’area, evacuazione del personale colpito.
I caschi blu italiani hanno preso parte all’esercitazione con assetti dell’unità in Riserva di Settore (Sector Mobile Reserve – SMR) su base Nizza cavalleria, con un team per la ricerca ed individuazione degli esplosivi (IEDD) supportato da unità cinofile specializzate inserite nel Combat Support Battalion su base Reparto comando e supporti tattici Taurinense.
L’esercitazione si è conclusa con l’atterraggio dell’elicottero italiano AB-212 della Task Force Italair presso la base di Naqoura, dove il ferito più grave è stato immediatamente trasportato dopo il suo recupero presso l’area di atterraggio del contingente coreano, la più prossima alla zona dell’esplosione. (foto: unifil)

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Interactive Intelligence apre la filiale in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

indianapolisIndianapolis (Indiana) Interactive Intelligence Group Inc. (Nasdaq: ININ), fornitore globale di servizi cloud per customer engagement,comunicazione e collaboration, annuncia l’apertura della filiale Italiana a Roma.Mauro DeCaro, che ricopre il ruolo di Territory Manager di Interactive Intelligencedallo scorso settembre, guiderà la forza vendita dell’azienda in Italia. Mauro porta in azienda un importante know-how maturato in quindici anni di esperienza in importanti imprese nel mercato dell’Information Technology e delleTelecomunicazioni.L’apertura della sede italiana è la naturale conseguenza del processo di sviluppo di Interactive Intelligence nell’area EMEA, che ha visto una crescita del 45% dal 2014 al 2015.
L’azienda è presente sul mercato italiano da più di quindici anni grazie alla partnership con Bizmatica Econocom e NTT Data. Interactive Intelligence vanta inoltre accordi di Master Agreement a livello internazionale con Accenture e Cognizant.“Abbiamo aperto il nostro ufficio in Italia per supportare al meglio i nostri clienti e i partner locali attraverso un servizio di pre e post-vendita”, commenta De Caro. “Ciò è particolarmente importante dal momento che ci prepariamo prossimamente a presentare i nuovi servizi cloud al mercato italiano, che forniranno alle imprese in tutta Italia quelle caratteristiche innovative, quali la flessibilità e la facilità d’uso, di cui avranno bisogno per soddisfare le esigenze di servizio richieste dai consumatori di oggi sempreconnessi”.
Interactive Intelligence offre le sue soluzioni pluripremiate direttamente attraverso la propria forza di vendita globale e attraverso una rete mondiale di circa 400 partner. I suoi servizi cloud includono il routing omni-canale, la rispostavocale interattiva speech-enabled, la gestione delle campagne outbound, la registrazione e il quality management, reporting, integrazioni CRM e scripting grafico. Questi servizi includono anche le comunicazioni aziendali (PBX) e funzionalità di collaboration aziendale.
Interactive Intelligence Group Inc. (Nasdaq: ININ) fornisce software e servizi cloud per il customer engagement, la comunicazione e la collaborazione unificate alle aziende di tutto il mondo che intendono migliorare i propri servizi, incrementare la produttività e ridurre i costi. L’azienda conta su più di 20 anni di esperienza e innovazione nel settore, oltre 100 domande di brevetto e più di 6.000 installazioni in tutto il mondo, Interactive Intelligence offre ai clienti un rapido ritorno sugli investimenti, oltre ai massimi livelli di affidabilità, scalabilità e sicurezza. La società è inoltre riconosciuta dalla più importante azienda di analisi di mercato globale come unico leader in ambito customer engagement in entrambi i mercati cloud e on-premises. La società ha sede a Indianapolis (Indiana) e ha più di 2.000 dipendenti in tutto il mondo. (foto: de caro mauro)

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5mila soldati italiani si preparano a combattere in Libia contro l’IS

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

guerra giustaUn passo dietro l’altro il governo Renzi sta trascinando l’Italia in una guerra aperta e il parlamento non ne viene neanche informato, tanto meno il popolo italiano, la cui sicurezza è messa in pericolo da un’escalation militare che lo espone sempre più a ritorsioni terroristiche. È di pochi giorni fa la notizia che l’Italia ha autorizzato segretamente fin da gennaio l’uso della base aerea di Sigonella per le missioni di guerra dei droni americani sul territorio libico contro le milizie dello Stato islamico, mentre finora si sapeva ufficialmente che dalla base siciliana partivano solo droni non armati per missioni di ricognizione.
Si tratta degli aerei senza pilota di sorveglianza ad alta quota e lunga autonomia “Global Hawk” MQ-1 e dei droni da bombardamento Predator MQ-9A “Reaper” (falciatrice), dotati dei micidiali missili a guida laser “Hellfire” (fuoco infernale). Droni in dotazione anche all’aeronautica militare italiana, che ne possiede 12 e che usa ufficialmente solo per missioni di ricognizione, ma che recentemente ha ottenuto dal Pentagono l’autorizzazione ad armarne due con missili di vecchia generazione.
La notizia è trapelata il 22 febbraio da un articolo del Wall Street Journal, che citando una fonte ufficiale delle forze armate Usa ha rivelato che da circa un mese il governo italiano ha autorizzato segretamente (“quietly”, è il termine usato nell’articolo) il decollo dei droni armati americani da Sigonella per “operazioni militari contro lo Stato islamico in Libia e attraverso il Nord Africa”. Il via libera è stato concesso “dopo più di un anno di negoziati”, con alcune limitazioni alle regole di ingaggio: “Il permesso – precisa il quotidiano statunitense – sarà dato dal governo italiano ogni volta caso per caso e i droni potranno decollare da Sigonella per proteggere il personale militare in pericolo durante le operazioni anti-Isis in Libia e in altre parti del Nord Africa”.
Anche se non è stato confermato, perché si parla ufficialmente solo di aerei e droni partiti da basi in Inghilterra, c’è il forte sospetto che alcuni di questi droni di stanza a Sigonella, proprio in forza dell’accordo col governo italiano, abbiano direttamente o indirettamente partecipato al raid americano del 19 febbraio a Sabratha, vicino al confine con la Tunisia, in cui sarebbe stato ucciso un capo dell’IS insieme a un’altra quarantina di persone, tra cui molti civili. Naturalmente il governo italiano smentisce un simile scenario e, preso in castagna dalle rivelazioni del WSJ, sostiene ipocritamente che i droni Usa super armati potranno partire da Sigonella solo per “missioni difensive” (sic), in “aiuto” a truppe americane di terra “in pericolo”, e soggette ad autorizzazione data “caso per caso”.
“Ma quali funzioni difensive”!
Arrampicandosi sugli specchi il ministro degli Esteri Gentiloni ha spiegato che l’autorizzazione concessa è solo “la conferma di una collaborazione tra Italia e gli Usa, caso per caso, ed è una collaborazione finalizzata a operazioni di difesa”, non di attacco. “Oltretutto – ha aggiunto il ministro per annacquare la notizia – non credo che questa autorizzazione sia specificamente finalizzata alla Libia ma ad operazioni antiterrorismo in generale”. Dichiarazioni “rassicuranti” del tutto simili sono arrivate da ambienti della Difesa, e anche lo stesso Renzi ha confermato che le autorizzazioni per l’utilizzo della base di Sigonella per la partenza dei droni anti terrorismo “sono caso per caso”: “Si tratta di fare iniziative contro terroristi e potenziali attentatori dell’Isis – ha detto il premier – siamo in piena sintonia con i nostri partner internazionali”. Ma subito dopo ha aggiunto significativamente: “La priorità è la risposta diplomatica ma se abbiamo prove evidenti che si stanno preparando attentati l’Italia fa la sua parte”. Bombardamenti inclusi, evidentemente. Simili formule ipocrite non hanno convinto neanche esperti tutt’altro che sospettabili di pacifismo, come l’ex capo di stato maggiore dell’aeronautica militare, Leonardo Tricarico, per il quale la formula usata ricorda quando nel 1999 “si parlò di ‘difesa integrata’ per coprire il fatto che i nostri Tornado bombardavano l’ex Jugoslavia”. E come l’ex generale Fabio Mini, comandante delle forze Nato in Kosovo, che a Il Fatto Quotidiano ha dichiarato senza mezzi termini: “Ma quale funzione difensiva! Non nascondiamoci dietro un dito. A parte il fatto che, per definizione, le forze speciali sono sempre in pericolo durante le loro incursioni, quindi anche seguendo questa logica i droni dovrebbero intervenire sempre per fornire copertura aerea. Questo tipo di velivolo non viene usato in appoggio e protezione alle forze a terra ma, al contrario, sono queste che individuano e forniscono le coordinate esatte del bersaglio che il drone deve colpire e distruggere. Da Sigonella verranno lanciati attacchi di precisione, altro che funzione difensiva”.
“L’uso della base siciliana di Sigonella per i raid dei droni americani contro l’Isis in Libia espone l’Italia al rischio di sanguinose rappresaglie e attentati”, denuncia a sua volta in tono estremamente allarmato Gianandrea Gaiani, analista e direttore di Analisidifesa.it. E aggiunge: “Il governo italiano avrebbe preferito non dare pubblicità a questo accordo, annunciato dalla stampa americana, per evitare di pagare il prezzo che tutti i paesi hanno regolarmente pagato per il loro maggiore impegno nella guerra all’Isis: i francesi con il Bataclan, i russi con l’abbattimento del charter sul Sinai, i tedeschi con la strage di turisti a Istanbul, gli hezbollah libanesi con i kamikaze nei quartieri sciiti di Beirut”.
Due diverse visioni tattiche
Forse c’è da pensare allora che gli Usa abbiano fatto queste rivelazioni per spingere il governo italiano ad abbandonare questa linea ambigua ed esporsi di più nella guerra all’IS. Anche il governo Renzi, infatti, scalpita per intervenire militarmente in Libia, anzi ambisce ad avere il ruolo guida in una missione internazionale contro l’IS in quel paese che considera il suo “cortile di casa”, da controllare e sfruttare nel quadro della sua politica neocolonialista e neo mussoliniana. Ma proprio per questo vuole evitare un altro fiasco come nel 2011, e prima di mettere gli stivali italiani sul terreno vuole aspettare che si formi un governo libico di unità nazionale per avere da esso il pretesto “legale” per farlo.
La Casa Bianca, invece, siccome le trattative tra le varie fazioni libiche vanno per le lunghe, sostiene la dottrina dell’attacco militare contro l’IS in qualsiasi momento, in Libia come in tutto il Medio Oriente e l’Africa, sulla base del principio “agiremo ogni volta che verrà individuata una minaccia diretta” a interessi e personale americani. Idem fanno gli imperialisti francesi e inglesi, tant’è vero che pochi giorni fa Le Monde ha rivelato che forze speciali francesi operano già sul suolo libico a fianco del governo di Tobruk contro lo Stato islamico. Se i due governi libici, quello filo occidentale e riconosciuto di Tobruk e quello islamico di Tripoli, non dovessero arrivare al più presto a un accordo, si passerebbe a un piano segreto per dividere la Libia il tre entità sotto dominio straniero, seguendo l’antica amministrazione ottomana: la Tripolitania ad Ovest, sotto influenza italiana, la Cirenaica ad Est, sotto influenza anglo-americana e delle potenze regionali come Egitto, Turchia, Quatar ed Emirati, e il Fezzan a Sud, nella sfera francese.
Che questo scenario di guerra sia ormai prossimo a realizzarsi lo conferma anche la riunione del Consiglio supremo di difesa che si è tenuta il 25 febbraio sotto la presidenza del capo dello Stato Mattarella e con a fianco il nuovo duce Renzi, i più importanti ministri del suo governo e i vertici militari. Come recita il comunicato, il Consiglio “ha fatto il punto di situazione sui teatri di crisi” con particolare riferimento a Siria e Iraq, approvando anche l’invio di “ulteriori rinforzi” militari in quest’ultimo paese. Ed è stata altresì “attentamente valutata la situazione in Libia, con riferimento sia al travagliato percorso di formazione del Governo di Accordo Nazionale sia alle predisposizioni per una eventuale missione militare di supporto su richiesta delle autorità libiche”. E in tale quadro, aggiunge il comunicato, “è stato considerato l’impatto sugli scenari di crisi e sulla sicurezza energetica italiana ed europea dell’andamento dei mercati degli idrocarburi”. (fonte: (Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 10/2016)

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Rischio Bolkestein: Se l’Unione Europea condanna l’Italia danni incalcolabili per turismo e acquacoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

panoramaAppello al Presidente del Consiglio Renzi: Se non si corre subito ai ripari sarà una decisione insostenibile per tutta l’economia marittima e turistica. Solo in Puglia colpirebbe una domanda turistica che va oltre i 2 miliardi di euro annui e il 40 per cento circa della produzione di avannotti di specie marine come orata, spigola e sarago pizzuto e 81 impianti di mitili. Lecce, 2 marzo 2016 – La notizia è ormai certa: l’Unione Europea si appresta a condannare l’Italia per aver prorogato la direttiva conosciuta come la Bolkestein sulle concessioni demaniali degli stabilimenti balneari, servizi ricreativi, centri sportivi, parchi di concessioni divertimento e acquacoltura. La proroga prevista dal decreto legge 400/1993, convertito con legge 494/1994 e successivamente modificata dall’articolo 10 della legge 88/2001, viene considerata dalla Comunità “automatica e generalizzata”. Secondo l’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’U.E. la proroga sottrae al mercato beni pubblici, per un periodo ingiustificato, a una concorrenza leale. La prassi ci insegna che le decisioni dell’Avvocato generale si traducano sempre in una sentenza di condanna da parte della Corte di Lussemburgo. Sarà una decisione insostenibile, se non si ricorre ai ripari, per tutta l’economia marittima e turistica. In Puglia colpirebbe una domanda turistica che va oltre i 2 miliardi di euro annui e il 40 per cento circa della produzione di avannotti di specie marine come orata, spigola e sarago pizzuto e 81 impianti di mitili. Una tegola che cadrebbe su due settori trainanti per l’economia pugliese, anche perché sono comparti con un indotto di tutto rispetto. I portatori d’interesse dei due settori dovrebbero chiedere alla Regione, Parlamento e Governo due cose: 1) Per l’attività economica degli stabilimenti balneari sollecitare il presidente del Consiglio Renzi a inserire nella sua agenda di richiesta di flessibilità a Bruxelles anche la direttiva Bolkestein, almeno per le concessioni esistenti; 2) Per il settore dell’acquacoltura e pesca il rispetto della posizione della direzione Mercato Interno e Servizi, a firma di Michel Barnier, con la quale chiariva che l’acquacoltura non “rientra nell’ambito della direttiva Bolkestein”. Avv. Monica Viva, consigliere comunale di Porto Cesareo (Le) (foto: panorama)

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Eliminazione banconote di grosso taglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

“E’ molto importante continuare a chiedere l’eliminazione delle banconote di grosso taglio, come ha fatto oggi il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, a margine del convegno sulla lotta al riciclaggio. I grossi tagli sono poco utili per le necessità lecite mentre estremamente utili per le attività criminali. Si tratta di un problema che va risolto a livello globale. Nel 2011 UNOCD (United Office on Drugs and Crime) ha stimato in 2,1 trilioni di dollari il volume dei crimini finanziari nel mondo legati all’utilizzo del contante, voce che non comprende l’evasione fiscale e la corruzione. Nel 2014 Forbes ha pubblicato una classifica sulle 10 principali organizzazioni terroristiche: al 10 posto si trova l’IRA con un giro d’affari di 50 milioni di dollari l’anno ma al primo posto è ormai l’ISIS che fa girare oltre 2 miliardi di dollari l’anno attraverso vendita di petrolio, rapimenti, estorsione, rapine in banca e altre attività tutte legate solo al contante. Possiamo discutere se sia meglio eliminare del tutto oppure solo in parte le banconote, ma è un fatto incontrastabile che ogni attività criminosa non è realizzabile senza enormi quantitativi di contante”. (Geronimo Emili, presidente CashlessWay) (Copyright © 2016 CashlessWay, Global Hub for ePayment Culture, All rights reserved.)

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20 anni di volontariato europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

roma eurRoma Venerdì 4 marzo, alle ore 10.30 alla Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni, Giacomo D’Arrigo (Direttore Generale Ang), insieme al Sottosegretario Luigi Bobba, l’on. Silvia Costa ed il Cons. Mauceri (Capo Dipartimento Gioventù e Servizio Civile) inaugurerà le attività dedicate a festeggiare i 20 anni del Servizio Volontario Europeo (SVE) insieme alle associazioni di volontariato provenienti da tutta Italia. Testimonial d’eccezione Elisa Bianchi, campionessa Olimpica di Ginnastica Ritmica.
L’evento, moderato da Stefano Cappellini, giornalista de La Repubblica, presenterà le attività che si terranno nel corso del 2016 e sarà occasione per puntare i riflettori sull’importanza dello SVE: esperienza che arricchisce il bagaglio dei giovani da un punto di vista sociale, culturale ma anche professionale perché consente l’acquisizione di competenze spendibili in un mercato del lavoro sempre più competitivo.Ad arricchire la giornata le testimonianze di tre ragazzi ex volontari che racconteranno come lo SVE gli ha cambiato la vita.
Con oltre 4 milioni di euro i fondi previsti per il Servizio Volontario Europeo nell’ambito del Programma Europeo Erasmus+, l’Agenzia Nazionale per i Giovani festeggia i 20 anni del Servizio Volontario Europeo: opportunità messa a disposizione dalla Commissione Europea destinata ai giovani tra i 17 ed i 30 anni con l’obiettivo di promuovere la loro partecipazione attiva e l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro.

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