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Archive for 7 luglio 2019

Scuola – Regionalizzazione: Salvini non demorde

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Roma Alle 14.00 di lunedì 8 luglio è prevista a palazzo Chigi “una nuova riunione sull’autonomia”, che per il Carroccio potrebbe essere decisiva. Soprattutto per la scuola, sulla quale i pentastellati continuano a non essere convinti, perché sanno bene che verrebbe bene l’unitarietà della scuola, calpestando anche l’accordo del premier Giuseppe Conte di fine aprile con i sindacati e le indicazioni del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ancora di più perché l’autonomia differenziata nel capitolo Scuola del contratto di Governo non c’era. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “le due sentenze della Corte Costituzionale, la n. 107/2018 (sulla L. regione Veneto) e la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006, hanno messo in evidenza i rischi di disposizioni incostituzionali, in un caso sulla materia dei servizi per l’infanzia, di competenza esclusiva delle regioni, e nell’altro sul reclutamento del personale. Quindi, la Consulta è già intervenuta con la dichiarazione di incostituzionalità, a riprova di quanto sia facile scrivere norme che sembrano utili e funzionali, ma poi nella realtà irrispettose dei principi fondamentali della madre di tutte le leggi italiane”.
In aggiunta i tecnici del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alcuni giorni fa hanno inviato al premier Giuseppe Conte un dettagliato documento, composto da 12 pagine, nel quale parlano di pericolo di approvazione dell’importante provvedimento di legge con l’aggiramento del dibattito parlamentare: per il Dipartimento, non basta l’accordo tra Stato e Regioni per dar via all’applicazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Soprattutto perché “gli schemi di intesa sulle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno necessità di un passaggio legislativo”, in quanto si teme “l’ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre (doverosamente postulandosi l’invarianza di spesa complessiva)”.
Alcuni profili di illegittimità costituzionale si potrebbero riscontare in diversi punti: nella parte in cui si prevede una modifica della Costituzione con modalità non previste (le modifiche delle disposizioni costituzionali sono disciplinate dall’art. 139 Cost.); per alcune materie appare molto problematica un’attribuzione completa alle regioni in quanto necessitano di interventi unitari; la devoluzione delle materie di competenza esclusiva non può totalmente essere devoluta alle Regioni, in quanto lo Stato dovrebbe definire le prestazioni essenziali; l’attribuzione delle risorse finanziarie alle Regioni sia basata, nelle more della definizione dei fabbisogni standard per ogni singola materia, sulla spesa storica riferita alle funzioni trasferite e destinata a carattere permanente, a legislazione vigente, dallo Stato alla Regione coinvolta. A questo va aggiunto che in considerazione delle difficoltà riscontrate nella definizione dei fabbisogni standard, gli schemi di intesa prevedono un meccanismo alternativo di determinazione delle risorse finanziarie per l’ipotesi in cui, trascorsi tre anni dall’entrata in vigore dei decreti attuativi, non siano stati ancora definiti i fabbisogni standard (articolo 5, comma 1, lett. b), degli schemi di intesa). Infine, gli schemi di intesa non prevedono un termine di durata dell’intesa medesima: sarebbe opportuno la previsione di un termine di durata per evitare la definizione di processi irreversibili. E anche sulla clausola di cedevolezza delle disposizioni statali, c’è da dire che non possono essere le Regioni a stabilire quali norme statali cesseranno di essere applicate.

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Parlamento europeo: agenda settimanale

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Bruxelles. Agenda Settimana 8 – 14 luglio 2019. Riunioni delle commissioni e dei gruppi politici. Bruxelles.
Conferenza dei presidenti / Ursula von der Leyen. La Conferenza dei presidenti (che riunisce il presidente Sassoli e i leader dei gruppi politici) incontrerà mercoledì (orario da confermare) Ursula von der Leyen, candidato alla presidenza della Commissione europea.
Riunioni costitutive delle commissioni parlamentari. Le commissioni permanenti del Parlamento terranno le loro riunioni costitutive per eleggere i loro presidenti e vicepresidenti per i prossimi due anni e mezzo. Le commissioni lavorano sulle proposte legislative, nominano i membri dei gruppi che negoziano con i ministri dell’UE, adottano relazioni, organizzano audizioni e monitorano altri organi e istituzioni dell’UE. (Mercoledì pomeriggio)
Preparazione della sessione plenaria del 15-18 luglio. I gruppi politici si incontreranno per discutere della seconda sessione di luglio, in cui i deputati terranno un dibattito con il candidato alla presidenza della Commissione, Ursula von der Leyen, prima di votare sulla sua candidatura. Valuteranno inoltre il lavoro della presidenza rumena uscente del Consiglio e discuteranno le priorità della Presidenza finlandese, iniziata il 1 ° luglio. In questa sessione verrà inoltre definito il numero di eurodeputati che formeranno le delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo.
Briefing pre-sessione per la stampa. Il servizio stampa del Parlamento terrà un briefing pre-sessione con i portavoce dei gruppi politici venerdì 12 luglio alle ore 11 (Sala stampa Anna Politkovskaya, Bruxelles).

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Mostra “La stanza segreta”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Gualdo Tadino (Perugia), Chiesa monumentale di San Francesco Corso Italia, fino al 27 ottobre nella Chiesa monumentale di San Francesco mostra “La stanza segreta. Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano”, a cura di Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi. L’arte da sempre, quando è vera e profonda, è in grado di provocare sentimenti incredibilmente contrastanti. Il polittico di Valls dà una risposta ai tanti segreti che da secoli turbano i pensieri dell’uomo, si interroga sul destino dell’individuo e dell’umanità.
Lo spagnolo Dino Valls, gigante dell’arte di figurazione contemporanea, agevolato nella riproduzione dell’anatomia umana dalla professione di medico, mai praticata per dedicarsi totalmente alla pittura, è riuscito a sconvolgere e turbare i pensieri degli innumerevoli visitatori che accorrono curiosi davanti all’opera Psicostasia, etimologicamente “pesa delle anime”, e vivono fisicamente il Giudizio Universale descritto nel Libro dell’Apocalisse.
Il Polittico ha la forma di un doppio crocifisso che richiama la scuola toscana del XIII secolo – sull’esempio di Cimabue e Giotto – al centro i corpi e i volti acerbi di due gemelle siamesi in equilibrio, che incarnano il ruolo di bilanciere tradizionalmente attribuito all’Arcangelo Michele, nell’atto di pesare in una mano un putto – la testa di un bambino sopra un uccello morto in un piattino – e nell’altra il capo reciso di un adulto, ferito nel mezzo della fronte.
Psicostasia è un viaggio escatologico che promette di trovare la pietra filosofale attraverso un’iconografia labirintica che consentirà il passaggio verso l’Eterno, la conquista dello stato di grazia. Campeggia su tutto il motto alchemico che recita: “Visita Interiorem Terrae Rectificando Invenies Operae Lapidem” – dall’acrostico V.I.T.R.I.O.L. – significa infatti “Visita l’interno della terra e con successive purificazioni troverai la pietra nascosta”. Non solo, dunque, l’itinerario alchemico di lavorazione e trasformazione della materia prima finalizzato a realizzare il raggiungimento della Conoscenza, ma anche una sorta di invito a indagare dentro noi stessi, nella propria anima e nel proprio spirito per purificarsi.
Non sappiamo se chi guarda l’opera veramente svelerà il segreto e troverà la “conoscenza eterna”, ma possiamo però certamente concludere con la classica frase: “chi vivrà, vedrà”! Sta di certo che vale la pena recarsi a Gualdo Tadino per osservare oltre a questo dipinto, la mostra “La stanza segreta. Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano”, una strepitosa selezione di capolavori – 70 opere di 40 artisti – il fior fiore della Collezione Massimo Caggiano, una delle raccolte d’arte contemporanea più significative e rappresentative soprattutto per l’Italia (ma non solo) degli ultimi trent’anni di pittura e scultura d’immagine, sia per la qualità delle opere scelte sia per l’ampiezza del panorama artistico, anche internazionale, che vi è documentato.
Un mondo ancora per lo più poco conosciuto e accessibile di cui la Chiesa monumentale di San Francesco ospita una selezione di capolavori a firma di alcuni dei più importanti nomi del ritorno della pittura e della scultura nella storia dell’arte italiana e internazionale dagli anni Ottanta del XX secolo: Alberto Abate, Hermann Albert, Giuseppe Bergomi, Carlo Bertocci, Lorenzo Bonechi, Aurelio Bulzatti, Sergio Ceccotti, Marco Chiucchiarelli, Valentina Cipullo, Eleonora Ciroli, Marco Cornini, Paolo dell’Aquila, Stefano Di Stasio, Stefania Fabrizi, Paolo Fiorentino, Carlos Forns Bada, Lino Frongia, Alberto Gálvez, Paola Gandolfi, Sean Henry, Harry Holland, Anna Keen, John Kirby, Jan Knap, Massimo Livadiotti, Carlo Maria Mariani, Salvatore Marrone, Sigfrido Martín Begué, Gianluca Martucci, Alberto Mingotti, Luca Morelli, Philip Pearlstein, Lithian Ricci, Lily Salvo, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Dino Valls, Luca Valotta, Angela Volpi (e Massimo Caggiano stesso in qualità di designer).
L’esposizione è promossa dal Polo Museale città di Gualdo Tadino, con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.
catalogo: Carlo Cambi Editore orari mostra: da martedì a domenica 10.00 – 13.00; 15.00 – 19.00 http://www.polomusealegualdotadino.it

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Istruzione: Docenti, ecco il Manifesto Europeo della Cesi

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Pubblicata e disponibile in cinque lingue la Carta che ha l’obiettivo di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dell’istruzione, uniformando, a livello continentale, anche reclutamento, stipendi e pensioni. «Così – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa della Cesi – si alimenta la costruzione di un’identità e un’idea di cittadinanza europea, che ha come veicolo principale l’attività pedagogica dell’insegnamento». È realtà il Manifesto europeo della professione insegnante, nato sotto l’egida della Cesi (la Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti), col dichiarato intento di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dall’istruzione e della formazione in tutto il continente. Annunciato già lo scorso novembre, nel corso della due giorni di confronto a Lisbona su “Professionisti e sindacati dell’istruzione: Horizon 2025”, il Manifesto è adesso disponibile in cinque lingue, oltre che in formato cartaceo, anche in quello elettronico sul sito web della Cesi. Le autorità nazionali ed europee devono restituire valore alla professione dell’insegnante, creando un ampio sostegno all’istruzione e ai suoi lavoratori, da considerare come protagonisti del cambiamento sociale, attori di una professione nobile ma non sufficientemente apprezzata. Con questo spirito, tra le sfide del Manifesto ci sono quelle di uniformare reclutamento, stipendi, progressione di carriera e pensioni, oltre che diffondere i valori della cittadinanza dell’Unione improntati al rispetto del diritto e del lavoro e alla giustizia sociale.
Tra i primi punti del Manifesto c’è il pieno riconoscimento dello status degli insegnanti, la loro stabilità professionale, un tenore di vita dignitoso e la complessiva promozione di un insieme minimo di condizioni per esercitare la professione. Sono poi centrali l’idea dell’autonomia pedagogica, quella che l’istruzione non sia accessibile solo a classi sociali privilegiate e che sia importante, per i docenti, una formazione professionale che abbracci pedagogia e psicologia giovanile, ma anche nuove tecnologie e social media.
Previste dal Manifesto, fra le missioni degli insegnanti c’è non solo la trasmissione di conoscenze, ma anche quella di valori condivisi, quelli dell’Europa unita (solidarietà, cittadinanza, rispetto degli individui, libertà di pensiero, azione e movimento, tolleranza e bene della comunità). Le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione possono e devono sensibilizzare l’opinione pubblica affinché investano sul personale e sul loro benessere, a dispetto di una situazione economica e sociale estremamente eterogenea. L’Unione Europea, stimolata anche dai sindacati, deve promuovere politiche educative ambiziose e di qualità, attuate da professionisti debitamente formati, riconosciuti, valorizzati e retribuiti. «È estremamente significativo e positivo che esista adesso una carta europea che fissi norme comuni per riconoscere la professione dell’insegnamento», sottolinea Marcello Pacifico, presidente di Anief e vice presidente dell’Accademia Europa della Cesi, che punta anche su una retribuzione equa e uniforme in tutto il territorio dell’Ue e sulla lotta al precariato. «C’è ancora tanto da fare – aggiunge Pacifico – se si pensa che lo stipendio di un insegnante italiano non supera 32 mila euro in media, con assegno ridotto al 70% nel momento in cui va in pensione a 67 anni o dopo 43 anni di servizio. Non vi è nessun riconoscimento economico della funzione sociale del ruolo rivestito né dei pericoli legati al burnout. E poi, in Italia e in altri Paesi, come la Spagna, s’assiste tuttora all’abuso dei contratti a termine e alla discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato. Non si contano più le sentenze della Corte di Giustizia europea su ripetute violazioni in quest’ambito. Non è ancora chiaro che i lavori si classificano per le mansioni e non per la durata dei contratti».

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Dirigenti scolastici:Lunedì 8 luglio convocati i sindacati per un rinnovo del contratto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Per il rinnovo del contratto dei capi d’istituto la lunga attesa è finita. A distanza di quasi un anno e mezzo dalla sottoscrizione contrattuale di docenti e personale Ata, i sindacati dei presidi sono stati convocati all’Aran per la firma definitiva del CCNL 2016/18 dei dirigenti Area Istruzione e Ricerca: la convocazione è stata collocata all’inizio della prossima settimana, lunedì 8 luglio alle ore 17.00. Le cifre che sono state stanziate risultano tuttavia largamente insufficienti. Il sindacato Udir conferma l’intenzione, annunciata da alcune settimane, di ricorrere al giudice per opporsi alla sottoscrizione di un contratto di categoria ingiusto ed economicamente inadeguato: l’obiettivo è far riconoscere ai dirigenti scolastici italiani degli aumenti tali da collocarli finalmente in linea con i compensi percepiti dagli altri dirigenti dello Stato.
Gli incrementi stipendiali previsti per i nostri dirigenti scolastici non sono minimamente sufficienti. A quantificarli, oggi, è la rivista Orizzonte Scuola: corrispondono all’aumento di 154,9 euro lordi al mese, che netti saranno circa 100, per quanto riguarda l’equiparazione della parte fissa, a cui si aggiunge l’aumento di 440 euro provenienti dalla Legge di bilancio riguardanti le risorse fisse, per cui l’aumento dal 2020 sarà di 540 euro al mese.Secondo Udir, quello che si sta sottoscrivendo, è l’ennesimo contratto che non tiene conto della complessità del ruolo della dirigenza di categoria. Mentre i sindacati maggiori si pavoneggeranno per il risultato raggiunto, al dirigente scolastico, che nella migliore delle ipotesi ha oggi da gestire non meno di quattro-cinque sedi, è stata data, tramite il decreto Concretezza, la polpetta avvelenata dell’obbligo della rivelazione biometrica: una disposizione assurda per dei dirigenti che operano non meno di dodici ore al giorno e continuano a percepire la metà dello stipendio di un collega che opera in altre strutture pubbliche, dove peraltro il carico di lavoro e di orario è decisamente inferiore.
“Mediamente – ricorda Marcello Pacifico, presidente Udir – oggi un dirigente scolastico è a capo di moltissimi dipendenti, tra docenti e Ata, e deve gestire migliaia di alunni, con le rispettive famiglie. Inoltre, le responsabilità penali sul fronte della sicurezza – pur non avendo alcun potere di spesa – si sono allargate a macchia d’olio, per non parlare delle competenze moltiplicate, a seguito dell’applicazione della scuola dell’autonomia e dell’adozione dei decreti legislativi della Legge 107 del 2015”.“Gli aumenti che si vanno a sottoscrivere, dopo un lunghissimo periodo di vacanza contrattuale, corrispondono a degli ‘spiccioli’, che non tengono conto di tante indennità né della perequazione esterna: la verità, che nessuno dice tranne Udir, è che ai dirigenti scolastici italiani devono essere assegnati ventimila euro in più all’anno se si vuole davvero parlare di equiparazione agli altri dirigenti dello Stato”, conclude Pacifico.

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Scuola – Precariato: per Bussetti mancano gli insegnanti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Fa pensare il semplicismo con cui il ministro dell’Istruzione commenta e giustifica le scelte sbagliate del Miur sulla gestione transitoria del reclutamento che stanno conducendo il precariato scolastico verso numeri da record: intervistato oggi dal Corriere della Sera, il titolare del dicastero dell’Istruzione ammette: “Purtroppo mancano gli insegnanti, è un problema che viene da lontano. Abbiamo aggiornato le graduatorie ad esaurimento dove erano chiuse. Per il primo settembre 2019 speriamo di avere i nuovi insegnanti di ruolo”. Inoltre, il ministro dell’Istruzione vorrebbe far pensare che con i concorsi tutto si metterà a posto: “Entro luglio – dice Bussetti – intendo proporre un decreto legge per dare attuazione all’accordo con i sindacati per il concorso straordinario per la Scuola secondaria, riservato ai precari con più di tre anni di anzianità”. Replica di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Il problema principale è che la stragrande maggioranza del personale docente precario, abilitato e pronto per il ruolo, è relegato in seconda fascia d’istituto: stiamo parlando di 100mila insegnanti supplenti della secondaria, tra primo e secondo grado, più oltre 50 mila maestri con diploma magistrale, anche loro abilitati ma per il primo ciclo, che assieme ad ancora più laureati in Scienze della formazione primaria rimangono fuori dalle graduatorie ad esaurimento e senza possibilità di essere assorbiti nei ruoli dello Stato”. Sul precariato scolastico in crescita, le cose, purtroppo, non stanno proprio come sostiene il titolare del Miur. Prima di tutto, perché il numero di docenti presenti nelle GaE è non molto superiore alle 20 mila unità. Perché bisogna considerare l’uscita progressiva di diplomati magistrale, a seguito della doppia sentenza del Consiglio di Stato. Ora, è vero che spostandosi di provincia, dopo l’assurdo blocco di quattro anni, molti precari avranno più possibilità di prendere l’immissione in ruolo, ma le ‘caselle’ da riempire rimangono dieci volte tanto. E i candidati vincitori di concorso, inseriti nelle graduatorie di merito, non potranno di certo coprire il resto delle cattedre vacanti. Ancora di più perché non si dà loro modo di spostarsi di regione. È poi un dato di fatto che tante classi di concorso risultano esaurite, in alcuni casi anche nelle graduatorie di merito. Per sopperire alla mancata copertura dei posti vacanti, il Governo avrebbe introdotto i concorsi straordinari. Quelli sui quali il ministro dell’Istruzione conta per risolvere la questione del precariato in crescita: “I numeri non sono un’entità indefinita – ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –: pensare di colmare dei vuoti enormi con dei bandi di concorso riservati che mettono in palio numeri di posti risicati è un’operazione che lascerebbe nello status di precari almeno due supplenti storici su tre”. Tra l’altro, lo stesso Ministero dell’Istruzione ha appena fatto sapere che, a proposito dell’anticipo pensionistico che quest’anno porterebbe a uscire prima dal lavoro, rispetto ai parametri della legge Fornero, oltre 20 mila docenti, “i posti resi disponibili da Quota 100 saranno utilizzati per le stabilizzazioni con contratto a tempo indeterminato per i quali è già stata chiesta l’autorizzazione ad assumere al Dicastero competente”.

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Dirigenti scolastici – Bussetti: “A settembre assumeremo i nuovi presidi”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

A proposito del Concorso DS annullato dal Tar, si è espresso il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che ha affermato: «A settembre assumeremo i nuovi presidi». Infatti, ha chiesto al Consiglio di Stato una sospensiva d’urgenza della sentenza, poiché “l’incompatibilità di tre commissari non può inficiare tutto”. Udir è d’accordo e ribadisce che è stato convocato in audizione il 10 luglio in Consiglio di Stato; infatti il sindacato ha chiesto la sospensione della sentenza di annullamento del concorso
Il ministro Marco Bussetti, intervenuto al Corriere delle Sera, ha dichiarato che farà “di tutto per assumerli, penso a quanto hanno lavorato e studiato per il concorso. Abbiamo presentato l’appello al Consiglio di Stato e chiesto anche la sospensiva di questa sentenza in via di urgenza. Se la nostra richiesta sarà accolta, procederemo ad approvare la graduatoria e ad assumere dal primo settembre i nuovi presidi nelle scuole”. A proposito delle irregolarità che hanno portato all’annullamento, ha affermato che “i commissari autocertificano che non hanno incompatibilità, poi gli uffici ministeriali controllano a campione. A nostro avviso i tre casi rilevati dal Tar non possono invalidare la procedura. Agli uffici Miur risulta che le due commissarie che secondo il Tar avrebbero fatto formazione nell’anno precedente in realtà non hanno svolto alcuna attività incompatibile secondo la disciplina vigente”. Per quanto riguarda la presenza di un sindaco poi, dice che “abbiamo controllato: dalle prime verifiche non risultano candidati residenti nel comune di Alvignano tra i partecipanti al concorso. Dunque verrebbe meno ogni possibilità anche teorica di aver inficiato i risultati”.Udir è d’accordo con le parole di Bussetti: intanto, ricorda, mercoledì 10 luglio il sindacato sarà convocato in audizione in Consiglio di Stato. Alle ore 12 infatti – RG n. 5742/2019 – si discuterà della sospensione degli effetti della pronuncia del Tar Lazio circa l’annullamento del concorso DS. L’avvocato Sergio Galleano, per conto dei ricorrenti iscritti al sindacato, ha notificato il ricorso e ha chiesto un decreto monocratico per sospendere gli effetti della pronuncia del Tar Lazio.Secondo il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, “questo concorso è stato pensato per risolvere molti problemi legati alla dirigenza scolastica, in primis quello della reggenza. Con l’annullamento della procedura concorsuale si andrà a peggiorare la situazione. Noi speriamo che non venga sconvolto l’anno scolastico per demeriti non ascrivibili ai tanti candidati che hanno superato la prova pre-selettiva. Abbiamo fatto di tutto per dare certezze alle famiglie e ai candidati. Siamo fiduciosi e confermiamo la Scuola Estiva a Tivoli, dal 12 al 14 luglio, affinché i DS siano pronti, dal 1° settembre, al nuovo ruolo”.

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Rottamazione cartelle esattoriali: nuova finestra fino al 31 Luglio

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

La conversione in legge del decreto crescita ha riaperto per un mese i termini di presentazione delle domande di rottamazione delle cartelle esattoriali, per la cosiddetta “rottamazione-ter”. Lo stesso decreto ammette alla rottamazione “ter” anche le domande presentate dopo la scadenza del 30/4/2019, che non dovranno essere ripresentate. Si ricorda che la rottamazione riguarda le cartelle del periodo 2000-2017 e consente di pagare le stesse parzialmente, senza sanzioni ed interessi di mora.
Si ricorda anche che a seguito della presentazione della domanda sarà l’Agenzia delle entrate a comunicare al debitore le somme dovute e quando e come pagarle, entro il 31/10/2019. Per le nuove domande il pagamento può avvenire:
– in un’unica soluzione entro il 30/11/2019;
– in diciassette rate consecutive, la prima al 30/11/2019 e le restanti scadenti al 28/2, 31/5, 31/7 e 30/11 di ciascun anno a decorrere dal 2020. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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7° edizione del Cagliari Urban Trail 2019

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Cagliari Sabato 7 settembre 2019 torna nel centro storico di Cagliari la settima edizione della manifestazione Cagliari Urban Trail: la gara di corsa a piedi in notturna che dal 2013 ad oggi ha coinvolto oltre 7000 partecipanti. Un successo sempre crescente della passeggiata-competizione per le vie illuminate di Cagliari, in un percorso suggestivo con continue novità.L’Urban Trail è un evento sportivo, culturale e turistico rivolto a tutti, giovani e meno giovani, podisti ed amanti dello sport all’aria aperta, che vogliano cimentarsi in un percorso urbano di 5/10 km, camminando o correndo a piedi tra i noti quartieri storici della città: dalla Marina passando per Castello, Stampace e Villanova, alla scoperta di passaggi ed angoli suggestivi per molti ancora sconosciuti.Quest’anno sono tante le novità che contraddistingueranno la settima edizione, come la partenza e l’arrivo dei partecipanti sul Bastione Saint Remy, terrazza sulla città con la sua scalinata riaperta al pubblico da pochi giorni.Il programma, grazie alla collaborazione con il Centro Sportivo Terrapieno, è stato ampliato a due giorni (venerdì e sabato), con eventi ed attività, che saranno svelate nei prossimi giorni.Inoltre, saranno escogitati nuovi passaggi di percorso ancora più entusiasmanti, che gli organizzatori della Good Looking Entertainment Sport hanno per ora deciso di tenere segreti.Iscrizioni aperte sul sito http://www.urbantrailrun.it. Ai partecipanti sarà fornito un faretto (corridori ed una t-shirt colorata con bande fosforescenti, per essere più visibili e creare simpatici effetti coreografici nella notte.

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“L’oncologia italiana è sempre più all’avanguardia nel mondo”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

“Lo è anche grazie all’impegno e alla dedizione di molti giovani specialisti. L’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) conta ormai un 30% di iscritti con meno di 40 anni. Il loro contributo è fondamentale per tutte le nostre attività sia scientifiche che educazionali. E lo sarà sempre di più per combattere gli oltre 1.000 nuovi casi di cancro che ogni giorno vengono diagnosticati in Italia”. E’ quanto afferma la dott.ssa Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar in occasione dell’apertura del 13° Congresso Nazionale AIOM Giovani. Fino a domani oltre 200 oncologi si riuniscono a Perugia per fare il punto sulle ultime novità emerse dalla ricerca medico-scientifica nazionale e internazionale. Un appuntamento fisso che rappresenta anche l’occasione per ascoltare le proposte e le istanze che arrivano dai membri più giovani della principale Società Scientifica dell’oncologia italiana. “Il congresso di Perugia è la più importante “palestra” per i giovani dell’AIOM – aggiunge Gori -. Grazie ai nostri convegni scientifici ogni anno avviamo centinaia di medici all’aggiornamento delle proprie conoscenze. Prestiamo grande attenzione alla comunicazione e quindi alla capacità di saper prontamente rispondere alle domande e ai bisogni dei pazienti. Vogliamo anche far comprendere la grande importanza dell’etica e di una assistenza sanitaria equa e accessibile per tutti”. Al congresso di Perugia ampio spazio è dedicato anche agli aspetti sociali e organizzativi della lotta al cancro in Italia. “In questi ultimi 15 anni abbiamo coltivato e seguito con grande attenzione e costanza una folta schiera di giovani medici – aggiunge la dott.ssa Gori -. Oggi rappresentano il vanto e l’orgoglio di AIOM e, proprio per loro, come Società Scientifica ci dobbiamo impegnare sempre di più per definire con maggiore chiarezza il ruolo dell’oncologo dell’oncologia medica all’interno di un sistema sanitario nazionale che si sta riorganizzando. Le istituzioni sanitarie devono seguire il nostro esempio e maggiormente valorizzare i giovani medici oncologi iniziando dall’aumento del numero di borse di studio elargite agli specializzandi. I tumori sono malattie già in forte aumento e destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Per riuscire a rispondere alle attuali sfide, e a quelle del futuro, dobbiamo avere a disposizione personale medico con un’adeguata preparazione”. “Come AIOM siamo infine convinti che la costituzione delle Reti Oncologiche Regionali, su tutto il territorio nazionale, potrà rappresentare una grande opportunità non solo per i pazienti ma anche per i nostri colleghi under 40 – conclude Gori -. Una maggiore condivisione di conoscenze e competenze, tra professionisti di diversi centri, può migliorare il livello di preparazione di tutti gli oncologi, soprattutto quelli più giovani. E’ però necessario che le Reti non rimangano sulla carta ma siano effettivamente realizzate e vadano rese quanto prima operative”.

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Solo 4 millenians su dieci si sentono realizzati

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Sarà la crisi economica degli ultimi anni oppure una più generale difficoltà a vincere la competizione dietro la scrivania ma, se per 1 millennial su 2 (54%) la carriera è l’obiettivo numero 1, solo il 25% si sente pienamente realizzato. Soddisfatti invece in amore (39%), anche se in questo è soprattutto la donna a volere, come obiettivo a lungo termine, mettere su famiglia (68%). Per entrambi però quello a cui non rinunciano è dedicare tempo a se stessi (54%) per la propria cura o per rilassarsi con famiglia e amici. E se si chiede se si sentono ‘leone’ o ‘gazzella’, 6 su 10 ammettono di non sentirsi pienamente appagati e di avre difficoltà a vivere in maniera vittoriosa la propria vita: l’universo femminile riconosce che dovrebbe essere più sicuro di sè e determinato (58%), mentre il 50% degli uomini ritiene che per vincere bisogna essere più coraggiosi ed ottimisti. Per quasi 3 su 10 l’esempio da seguire rimangono i propri genitori, anche se nel mondo dello sport e del sociale non mancano i modelli di coloro che ce l’hanno fatta a vincere contro le avversità: tra tutti spiccano Bebe Vio (24%), Alex Zanardi (19%) e Nelson Mandela (13%).È questa la carta d’identità, tra punti di forza e di debolezza, tra aspirazioni e progetti concreti, dei Millennials che da Nord a Sud sono accomunati da un generale senso di ottimismo dettato dalla propensione a godere delle piccole vittorie quotidiane (83%). Atteggiamento questo che secondo gli esperti è la ricetta per una vita di sicuro successo. Un approccio che, secondo guru e celebrities, prende il nome di “Live Victoriously”, ovvero vivere da vincente. A dirlo ad esempio è Derren Brown, scrittore inglese autore di “Happy: why more or less everything is absolutely fine”, secondo cui la ricetta del sicuro successo è apprezzare le piccole e grandi cose della vita celebrandole con la giusta positività.A dirlo è uno studio condotto su più di 800 italiani dai 20 ai 35 anni da GREY GOOSEâ, brand premium di vodka noto a livello internazionale, insieme all’istituto di ricerca Trade Lab, per sondare l’approccio al “Live Victoriously”, ovvero a vivere in maniera vittoriosa ogni piccola e grande conquista della vita, celebrando i piccoli successi quotidiani.

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G20 di Osaka: la fine del multilateralismo?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Il G20 di Osaka, purtroppo, è sostanzialmente fallito. Ci sembra che gli Stati partecipanti, che rappresentano l’80% del prodotto mondiale, non riescano a dimostrare capacità e volontà sufficienti per “gestire” insieme i problemi e le sfide globali, perdendo così autorevolezza, affidabilità ed efficacia decisionale.
Intanto il mondo rischia di dilaniarsi in conflitti economici, finanziari e monetari, in cui i dazi e le ritorsioni sui commerci assomigliano sempre più a guerre combattute, per fortuna, senza l’utilizzo delle armi.
La risoluzione finale del G20, infatti, si limita a riconoscere che “le tensioni commerciali e geopolitiche si sono intensificate. Noi continueremo a fronteggiare questi rischi e intendiamo essere pronti a intraprendere successive azioni”. E’ davvero poca cosa!
Si ignora del tutto che nei mesi passati ognuno è andato per proprio conto, subendo le quotidiane provocazioni del presidente Trump che impone dazi e sanzioni. A Osaka sono finanche scomparse le parole “dazi” e “protezionismo”, che non hanno avuto citazione nel documento finale. Invece il termine “protezionismo” fu esplicitamente menzionato, prima di finire all’indice, al G20 di Amburgo nel luglio 2017 quando si dichiarò di voler ”continuare a lottare contro il protezionismo e tutte le altre pratiche commerciali scorrette, riconoscendo il ruolo degli strumenti di legittima difesa commerciale”.
Si tratta, quindi, di un notevole passo indietro rispetto ai G20 precedenti.
Esce certamente sconfitto il multilateralismo. Trump ancora crede di poter determinare in modo unilaterale tutte le problematiche geopolitiche e geoeconomiche, mentre è sempre più evidente la necessità di affrontarle e risolverle insieme. Non si dimentichi che anche il ruolo delle Nazioni Unite è stato sempre più eroso.
E’ un altro passo indietro anche rispetto al G20 del dicembre 2018 a Buenos Aires, dove almeno si affermò chiaramente “l’impegno di lavorare insieme per migliorare un ordine internazionale basato sulle regole, che sia capace di rispondere in modo efficace a un mondo in continuo cambiamento”. Già allora, però, su una materia delicata, quella ambientale, Trump pretese che nel documento finale fosse scritto che”gli Usa ribadiscono la loro decisione di ritirarsi dall’Accordo di Parigi”. Si trattava dell’importante Accordo dell’Onu sul clima e sulla riduzione delle emissioni di CO2.
Il fallimento di Osaka è del resto provato dal fatto che hanno dominato gli incontri bilaterali, anche se importanti. Ma non è questo il compito primario del G20.
Forse il meeting più significativo, ai margini del G20, è stato quello dei capi di Stato dei paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che puntano a rappresentare oltre il 50% della crescita del pil mondiale entro il 2030. Essi hanno dichiarato che “sostengono un commercio internazionale trasparente, non discriminante, aperto, libero e inclusivo. Il protezionismo e l’unilateralismo sono contro lo spirito e le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Riaffermano l’impegno per il multilateralismo e la legge internazionale e il sostegno per un sistema commerciale multilaterale basato sulle regole, con l’Omc al suo centro”.
Tuttavia, la risoluzione finale del summit contiene alcune idee e proposte rilevanti. Prima di tutto l’impegno verso la digitalizzazione dell’intero sistema economico e sociale e la valorizzazione delle infrastrutture, quale “motore della crescita economica e della prosperità”, in grado di coinvolgere anche gli investitori privati. Osaka, inoltre, propone positivamente una tabella di marcia per la riforma non più procrastinabile dell’Organizzazione mondiale del commercio, perché da tempo non riflette più i reali processi economici e il ruolo dei nuovi attori internazionali.
Ancora una volta i paesi dell’Unione europea hanno fatto solo presenza, in ordine sparso, concentrandosi, come ha fatto anche il nostro governo, su problemi di “casa propria” e su quelli interni all’Unione. Il lungo viaggio in Giappone non è stato messo a frutto per mostrare al mondo che l’Ue è un soggetto capace di intervenire, proporre e incidere realmente sulle questioni globali. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Unione Naz. Consumatori su Istat: il Paese arranca

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Secondo la nota mensile resa nota oggi dall’Istat, l’indicatore anticipatore conferma uno scenario a breve termine caratterizzato dalla debolezza dei livelli produttivi.
“Il Paese arranca. Se non si produce la ricchezza non ci possono essere miglioramenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, riassumendo la nota tecnica dell’Istat.”Fino a che la produzione industriale diminuisce, anche il dato positivo dell’occupazione risulta precario. Se a questo aggiungiamo che le previsioni per l’Eurozona indicano un possibile rallentamento, ecco che per l’Italia non ci possiamo attendere nulla di buono. Infatti anche per l’Istat l’economia italiana prosegue nella sua fase di debolezza” conclude Dona.

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“Solo attraverso il confronto con le parti sindacali possono risolversi i problemi del paese”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Dopo le tante mobilitazioni portate avanti in questi ultimi mesi si è avuto finalmente un primo confronto tra Cgil, Cisl e Uil ed il Governo che, siamo convinti, sia la strada maestra per risolvere i reali problemi del paese.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi.Ringraziamo il nostro Segretario UIL Carmelo Barbagallo per aver affrontato con il Presidente Conte e con il Ministro Di Maio, tra i vari temi previsti dalla piattaforma, anche la questione dei rinnovi contrattuali che coinvolgono milioni di lavoratori del Pubblico Impiego e del Privato.Nella stessa giornata si è svolto anche un altro importante incontro con il Presidente della Conferenza della Regioni Bonaccini nel quale abbiamo ribadito che l’obiettivo centrale del Patto per la Salute è di ristabilire il rispetto del diritto alla salute e alle cure dei cittadini, messo in discussione da anni di tagli al Servizio Sanitario Nazionale. Anche in questa occasione è stata sottolineata la necessità, ormai improcrastinabile, di procedere al rinnovo del contratto nazionale della sanità privata vacante da più di 12 anni, immaginando a questo scopo l’introduzione nelle convenzioni di norme a salvaguardia del lavoro di qualità, della piena applicazione del contratto e della regolarità delle sue procedure, garantendo a tutti, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del rapporto di lavoro, uguali retribuzioni e diritti. Auspichiamo – conclude Librandi – che nei successivi incontri messi in calendario, si possano individuare le giuste soluzioni ai problemi da noi indicati, ridando dignità ai lavoratori e garantendo servizi ottimali ai cittadini.

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Proteste per la democratizzazione dell’Algeria

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) denuncia l’arresto di oltre 30 Masiri (Berberi) durante le manifestazioni per la democrazia in Algeria e chiede la loro immediata liberazione. I manifestanti sono stati arrestati durante le proteste che dal 21 giugno si susseguono nel paese per aver sventolato la bandiera dei Masiri. Secondo l’accusa, questo semplice atto metterebbe in pericolo l’unità del paese. Secondo
l’APM, l’accusa è ridicola e chi accusa manifestanti pacifici di minacciare l’unità del paese di fatto viola i diritti umani basilari.
I generali algerini evidentemente non hanno alcun interesse a promuovere la democratizzazione nel paese e non sono disposti ad accettare che nel paese non vivono solo persone arabe nonostante la lingua masira sia ufficialmente riconosciuta dal 2016 e la pluralità etnica sia fissata nella costituzione del paese. Ora i manifestanti arrestati rischiano pene detentive fino ai 10 anni.
Il generale d’armata Ahmed Gaid Salah ha annunciato di voler rendere un reato l’esposizione pubblica della bandiera masira. Secondo il generale, deve esistere solamente la bandiera algerina per la quale, ha detto, sono morti milioni di martiri. Il generale però dimentica che anche centinaia di migliaia di Masiri sono morti per l’indipendenza
dell’Algeria o sono stati vittime della violenza di stampo radical-islamico.
Con circa 14 milioni di persone i Masiri non arabi sono più di un quarto della popolazione algerina. Da decenni questo gruppo indigeno costituisce la spina dorsale del movimento per la democrazia. Soprattutto nella regione della Cabilia, a est della capitale Algeri, essi chiedono da più di 40 anni maggiore democrazia e uno stato di diritto. Chiedono la fine della politica di arabizzazione e di conversione all’Islam e maggiori diritti per poter esercitare la propria cultura. La criminalizzazione e la repressione dei Masiri equivale a una provocazione contro l’intero movimento di protesta che non lascia intravedere nulla di buono per la democratizzazione del paese.

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Nuovo contratto per le forze armate

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Il Sindacato Aeronautica Militare SIAM apprende con grande soddisfazione la notizia data dal Ministro della Difesa dell’apertura della concertazione per il triennio 2019-2021 per il Comparto sicurezza e Difesa. Molti i temi da ridiscutere – afferma SIAM – a partire dalla rivisitazione della parte normativa a quella puramente economica legata ad indennità e stipendi. “Rimaniamo in attesa di conoscere le risorse rese disponibili dal Governo per il rinnovo contrattuale di oltre 500 mila uomini e donne in uniforme nella speranza che questa volta non si tratti di briciole come accaduto nel precedente contratto triennale che, di fatto, ha distribuito mediamente 9 euro a persona di aumenti, la qual cosa oggi sarebbe inaccettabile”, afferma il Segretario Generale del SIAM Paolo Melis.”Speriamo, inoltre, che questo sia l’ultimo contratto concertato con la rappresentanza militare e che dal prossimo ci sia l’effettiva operatività dei sindacati militari regolati da una legge che ancora tarda ad arrivare creando un vuoto normativo pericoloso”, incalza il Segretario Generale. “Nonostante ciò, conclude Melis, il SIAM farà la sua parte e ci attiveremo con delle piattaforme di discussione e analisi al nostro interno per inviare al Ministro le nostre proposte sul nuovo contratto”. Lo dichiara il Segretario Generale del SIAM Paolo Melis.

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Agriturismi: +7% in un anno la domanda per l’estate

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Agriturismo.it ha analizzato i dati relativi all’andamento delle prenotazioni nel periodo estivo, scoprendo che la domanda di queste strutture nella stagione calda è in aumento del 7% rispetto all’anno scorso. Il 54% delle richieste di soggiorni proviene dagli utenti italiani, mentre il restante 46% della domanda arriva dall’estero.La Toscana è la regione preferita da chi sceglie di trascorrere l’estate in agriturismo. E si conferma anche la più cara: un soggiorno in una delle strutture di questo territorio per quattro persone costa in media 121 euro a notte, contro i 72 euro della media nazionale. Guardando alle preferenze esclusivamente dell’utenza straniera, oltre alla Toscana sono richiestissime anche Trentino Alto Adige e Veneto, mentre spicca il crescente interesse dei turisti inglesi per la Sicilia.In estate, periodo di soggiorni più lunghi rispetto al resto dell’anno, gli agriturismi diventano non solo luogo di relax, dove godersi natura e buon cibo, ma strutture dove cimentarsi anche in sport estremi e attività per tutta la famiglia.

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Occupazione ai massimi storici, l’head hunter: “Merito del Decreto Dignità”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Milano. L’Istat offre una chiara visione di come, sulla base dei dati relativi a maggio 2019, l’occupazione risulti essere ai massimi dal 1977.
Per l’Istituto nazionale di statistica questo exploit non è un qualcosa legato ad un fatto occasionale, magari risultante per essere condizionato da quella che è la cosiddetta stagionalità turistica, ma che, in realtà, sia una vera e propria tendenza che ha la sua validità profonda tanto come rendiconto trimestrale quanto anno per anno.Per Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati “questo dato positivo, è in gran parte legato alla Legge Dignità”.Infatti per l’head hunter milanese:l “seppure non si stia parlando di numeri biblici, questa positiva tendenza prende corpo e sostanza anche per l’apporto positivo della Legge Dignità”.Oltre a ciò, Carola Adami ha voluto sottolineare come i dati relativi a maggio del 2019, diano delle notizie più che ottime per quanto riguarda l’occupazione.
Infatti, per l’amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati: “i dati Istat mostrano, in maniera chiara e limpida, come si sia andata a infrangere quota 18 milioni, un qualcosa che non avveniva addirittura dal lontanissimo 1977”.A tal proposito poi aggiunge che: “oltre che fotografare una situazione positiva sotto l’aspetto occupazionale, l’Istituto nazionale di statistica, offre anche un’altra positiva panoramica, ovvero il fatto che la disoccupazione ha un tasso risultante essere al 9,9%, un qualcosa che non si registrava dal febbraio del 2019”.Indiscutibilmente, questi dati positivi sul fronte occupazionale presentati dall’Istat, oltre che offrire vari spunti che debbono essere analizzati in maniera fredda, aprono discussioni più strettamente in chiave politica.Di fatti, più parti si interrogano su come sia possibile che, da un lato si prospetti un PIL che non è in grado di promettere nulla di buono e, dall’altro, si assiste ad un piccolo, ma importante, record per l’occupazione.In conclusione, per Carola Adami, altro aspetto importante è che “nel resto dell’Europa, ad eccezione di paesi come la Francia, la Spagna e la Grecia, si parli, finalmente, sia di una crescita di posti di lavoro così come di piena occupazione”.

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Importante lavoro scientifico dell’Università di Parma sulla rivista internazionale “Stress”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Parma. Nel numero di giugno della rivista internazionale “Stress”, la più importante rivista mondiale del settore della biologia dello stress, è stato pubblicato il lavoro scientifico Effects of prefrontal transcranial direct current stimulation on autonomic and neuroendocrine responses to psychosocial stress in healthy humans dell’Università di Parma. Si tratta di un riscontro originale e di grande potenziale applicativo/clinico contro i disturbi stress-correlati (tra i quali, principalmente, la depressione). Il lavoro è firmato dal dr. Luca Carnevali dello Stress Physiology Lab (gruppo di ricerca coordinato dal prof. Andrea Sgoifo del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma) in collaborazione con il Centro per la Cura, la Diagnosi e lo Studio dei Disturbi della Comunicazione e della Socializzazione dell’AUSL di Parma (dr.ssa Elena Pattini) e con il Neuroimaging Laboratory dell’IRCCS Santa Lucia di Roma (dr.ssa Cristina Ottaviani).Notoriamente, l’attivazione protratta e ripetuta della risposta di stress può avere conseguenze molto negative sul nostro organismo, tanto psicologiche quanto fisiche. In questo studio si è verificata l’ipotesi che, incrementando l’eccitabilità della corteccia prefrontale mediante stimolazione con corrente diretta transcranica, sia possibile moderare la risposta di stress, tanto da un punto di vista neurovegetativo quanto neuroendocrino. I soggetti studiati erano maschi adulti. Metà di questi riceveva per pochi minuti – prima e durante un breve episodio di stress psicosociale indotto in laboratorio – una stimolazione elettrica della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) sinistra. L’altra metà, il gruppo di controllo, riceveva una finta stimolazione. La stimolazione produceva una riduzione della tachicardia e della compressione vagale durante l’episodio di stress, una condizione favorevole in prospettiva fisiopatologica. Inoltre, preveniva la riduzione della produzione del cortisolo al risveglio nella mattina successiva, fenomeno che frequentemente si riscontra a seguito di un episodio di stress sociale. Infine, i soggetti che ricevevano la stimolazione riferivano un livello di ansia percepita assai minore al termine della seduta di stress rispetto agli individui di controllo. Questa ricerca fornisce per la prima volta la chiara evidenza che una singola sessione di stimolazione elettrica della DLPFC sinistra attenua significativamente l’impatto neurovegetativo e ormonale dell’esposizione ad un fattore di stress psicosociale. Questi risultati sostengono anche la rilevanza di questa regione cerebrale come target potenziale per il trattamento non farmacologico e non invasivo della depressione.

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Sala condannato? Noi lo sapevamo: si dimetta!

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Che EXPO a Milano fosse una fucina di corruzione e un guazzabuglio tra interessi privati e capitali pubblici, apparecchiati su un tavolo al quale hanno desinato – tutti insieme – la politica, le mafie e l’imprenditoria, lo avevamo denunciato sin da subito. Una convinzione che, ad ottobre del 2014, ci spinse ad attraversare la città con un lunghissimo corteo, al grido di NO EXPO!Avevamo visto lungo e giusto, anche se già allora la cronaca giudiziaria aveva fornito abbastanza materiale perché chiunque potesse avere chiaro le reali condizioni nelle quali l’esposizione mondiale stava per avere inizio. EXPO però, con Sala al comando, sarebbe stato anche un grande laboratorio di precarizzazione del lavoro e di cancellazione dei diritti: lavoro volontario e gratuito (anche per gli studenti delle scuole superiori in cambio di crediti, successivamente istituzionalizzato con l’Alternanza Scuola Lavoro), sono concetti che furono sdoganati proprio in quella occasione e che, proprio da allora, hanno ulteriormente cambiato in peggio il mondo del lavoro; fu allora che a Milano comparvero i riders, simbolo della condizione di sfruttamento estremo e di un mondo del lavoro senza diritti: non certo un caso!Giuseppe Sala è chiaramente uomo-simbolo dei poteri forti e, se la storia ci insegna qualcosa, oggi guardiamo con grande preoccupazione alla gigantesca macchina che si metterà in movimento per l’altro grande evento che sta facendo esultare all’unisono la politica, gli imprenditori e – possiamo scommetterci – soprattutto le stesse mafie che di EXPO furono il maggiore collettore di guadagni: le Olimpiadi invernali del 2026 appena aggiudicate da Milano e Cortina. A quest’altro grande evento Sala, il cui mandato termina nel 2021, intende essere presente ancora da sindaco di Milano, avendo dichiarato di volersi ricandidare proprio in occasione dell’annuncio delle Olimpiadi. Un eventuale secondo mandato sarebbe ancor di più all’insegna dell’arrogante ed assoluto disinteresse ai bisogni dei comuni cittadini milanesi: ne è dimostrazione la malagestione dei servizi, in particolare dei servizi alla persona, all’infanzia e dei servizi sociali. Aumenterebbe l’attacco ai diritti dei lavoratori: nella città dei grandi eventi viene ripetutamente negato il diritto di sciopero alla Polizia Locale, vengono differite arbitrariamente le assemblee nei musei, si attuano progetti di lavoro straordinario con flessibilità e prolungamenti di orari serali al servizio di una immagine patinata della metropoli diametralmente opposta alle reali esigenze dei cittadini e dei lavoratori del Comune.Per queste ragioni, USB Lombardia ritiene che oggi Sala abbia il dovere morale e politico di dimettersi immediatamente da sindaco di Milano, una città che lo stesso Sala decanta ad ogni occasione come città-modello alla quale le altre devono conformarsi ma che, a giudicare dai fatti, è solo la maschera pulita di un sistema di malaffare talmente grande che quella maschera non riesce più a contenere.

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