Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 12 luglio 2019

Una medaglia alla capitana della Sea Watch

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Apprendiamo che il Comune di Parigi darà una medaglia alla capitana della Sea Watch 3 per aver salvato migranti in mare e perché perseguita dalla giustizia italiana. Non si capisce perché la Francia riporti indietro gli immigrati al confine di Ventimiglia perché illegali e premi l’illegalità di chi ha violato le nostre acque territoriali, cioè i nostri confini nazionali. La medaglia a Carola Rackete è un altro schiaffo all’Italia aggravato da uno strabismo imbarazzante. Ci fa piacere che la Francia voglia cambiare registro sull’Africa, cessare le politiche neo colonialiste, smetterla di rifornire il generale libico Haftar di armi con le quali fa strage di civili richiedenti asilo, interrompe la sua politica di continue ingerenze che hanno gettato nel disordine buona parte del continente… O no?…”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Tlc. Bollette 28 gg. Gestori devono rimborsare. Come non farsi fregare

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Il Consiglio di Stato sulla vicenda delle bollette con cadenza ogni 28 giorni e non mensile, ha dato ragione all’Autorità delle Comunicazioni (AGCOM) contro Fastweb, Wind Tre e Vodafone: ora i gestori devono rimborsare quanto prelevato illegalmente agli utenti stornando il numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti (https://www.aduc.it/notizia/tlc+bollette+28+gg+consiglio+ stato+ragione+agcom_135972.php). Gli indennizzi dovrebbero essere automatici… ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo visto con chi abbiamo a che fare. Questi ultimi sono le compagnie Tlc che già da alcun mesi stanno cercando di fregare gli utenti proponendo loro servizi che, per il loro costo, dovrebbero essere economicamente compensativi di quanto hanno illegalmente prelevato con la vicenda dei 28 giorni. Servizi che, a parte la valutazione individuale sulla utilità e sul gradimento (spesso si tratta di aumento di Ciga per servizi di Rete in cui gli utenti sono già ampiamente soddisfatti di quelli che hanno a disposizione), vengono proposti in bolletta dicendo che se non arriva la disdetta entro un tot tempo saranno automaticamente approvati. Metodo che non va affatto bene, sia per la delibera AGCOM che a suo tempo aveva rilevato l’illegalità e, a maggior ragione, per la sentenza odierna del Consiglio di Stato. Occorrerà quindi essere molto vigili sulle prossime bollette e rispedire al mittente queste proposte indecenti, chiedendo anche di essere rimborsati per i danni. Questo, nel caso, ciò che dovrebbe essere fatto, nell’ordine:
1. inviare un’intimazione al gestore con raccomandata a/r chiedendo eventualmente anche i danni: http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
2. se alla lettera riceve risposta negativa oppure non si riceve risposta alcuna, fare un tentativo di conciliazione presso il Corecom della propria Regione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php
3. se neanche la conciliazione va a buon fine, fare causa presso il proprio giudice di pace oppure presentare istanza di definizione della controversia al proprio Corecom regionale, se abilitato, oppure direttamente all’Agcom utilizzando il formulario GU14.

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Interruzione della linea ferroviaria Palermo-Messina

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“E’ incredibile e paradossale l’interruzione, nel bel mezzo dell’estate, dell’unica linea ferroviaria che collega Messina a Palermo. Un ennesimo schiaffo al popolo siciliano, ad un territorio bistrattato e indietro anni luce dalle moderne e superveloci linee ferroviarie che da Napoli si snodano per tutto il centro-nord Italia. Causa lavori programmati e concordati, tra Ferrovie dello Stato, comitato pendolari e Regione Siciliana, non ci saranno treni fino all’8 settembre. Ma non è tutto, poiché fino al 25 luglio rimarrà interrotta anche la S.S. 113, Messina – Palermo, trasbordo dai treni regionali, garantito dagli autobus che potranno utilizzare esclusivamente l’autostrada, unico collegamento sulla costa Est-Ovest. Siamo nel bel mezzo dell’estate, in una delle zone più turistiche della Sicilia e per spostarsi bisogna arrangiarsi: un danno enorme per l’economia. Come ha detto giovedì a Catania Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, al Sud non serve l’elemosina di Stato, ma competere ad armi pari con il resto dell’Italia. Linea ferroviaria ad unico binario, treni lumaca, zone non elettrificate, strade interrotte, autostrade al limite della praticabilità. Per questa terra bellissima chiediamo un equilibrio infrastrutturale”. Lo dichiara Carmela Bucalo, deputato di Fratelli d’Italia.
(n.r. Da anni si parla di migliorare le linee ferroviarie, stradali e aeree da Napoli in giù. Come mai nessun partito se ne fa carico ufficialmente promuovendo un progetto di fattibilità per il raddoppio, ad esempio, della linea ferroviaria Messina-Palermo e con il riattivare l’aeroporto di Birgi ad usi civili che fino a qualche anno fa procedeva a gonfie vele e ora langue pur avendo un bacino d’utenza molto elevato? L’italia, non dimentichiamolo, può salvarsi dalla crisi di sistema solo se riesce ad imprimere una svolta decisa sulla via delle tecnologie, della mobilità intermodale per rendersi competiva a livello internazionale e per sfruttare al meglio i suoi gioielli di famiglia: turismo, agricoltura beni culturali e siti archeologici).

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Deltaplani pronti al decollo per il titolo mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

deltaplano in volo.jpgLa XXII edizione dei Campionati del Mondo di deltaplano è pronta a spiccare il volo. Per la quarta volta l’Italia ospita la massima competizione mondiale dopo quelle del 1999, 2008 e del 2011 tutte volate in Umbria. Questa volta, dal 13 al 27 luglio, toccherà ai cieli del Friuli e non solo perché non si può escludere sconfinamenti nelle vicine Austria e Slovenia. Dipenderà dai percorsi di gara che in buone condizioni possono superare i 100 km e anche dalla meteo che condizionerà pure la scelta del sito di decollo e quello di atterraggio. A disposizione il monte Crostis in Carnia, il Cuarnan sopra Gemona e il Valinis a Meduno (Pordenone); atterraggio ufficiale a Bordano e base operativa a Tolmezzo entrambe in quel di Udine. Grazie al sistema live tracking i voli, uno al giorno meteo permettendo, potranno essere seguiti momento per momento sulla pagina facebook, e nel sito ufficiale dell’evento, oltre che su un mega schermo al centro operativo.Ai nastri di partenza un massimo di 125 piloti in rappresentanza di 29 nazioni. La squadra nazionale italiana si presenta dall’alto dei suoi nove titoli iridati, dei quali cinque consecutivi, l’ultimo due anni or sono a Brasilia, più cinque europei e una pioggia di medaglie nell’individuale. Tuttavia il CT degli azzurri, il varesino di Castiglione Olona Flavio Tebaldi, non fa mistero dell’arduo compito che i nostri si apprestano ad affrontare. Avranno di fronte nazioni come la Repubblica Ceca che in Brasile ci ha dato del filo da torcere. Anche Gran Bretagna, Australia e Austria non staranno a guardare, senza contare che qualche out sider potrebbe spuntare all’orizzonte.La formazione italiana non si discosta molto da quella che ha vinto il titolo in Sudamerica e lo scorso anno quello europeo in Macedonia: Alex Ploner di San Cassiano (Bolzano), Cristian Ciech di Folgaria (Trento) e varesino di adozione, Filippo Oppici di Sala Baganza (Parma), Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Tullio Gervasoni di Brescia, Suan Selenati di Enemonzo (Udine), Marco Laurenzi di Veroli (Frosinone) e l’esordiente Manuel Revelli da Cervasca (Cuneo). Aiutante in campo del team leader Tebaldi sarà Elia Piccinini di Castellarano (Reggio Emilia).Molte e per tutti i gusti le manifestazioni di contorno ai mondiali: dallo sport alla musica, dal cinema all’enogastronomia. Sfilata delle nazioni il 13 luglio; premiazione il 27. (foto copyright Gustavo Vitali)

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L’universalità del servizio sanitario e l’accesso alle prestazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Federconsumatori ha preso parte all’audizione delle Associazioni di tutela e dei pazienti presso il Ministero della Salute sulla proposta in discussione tra Stato e Regioni sul nuovo patto per la salute. Un piccolo passo avanti per stabilire un rapporto più continuativo e strutturato, che riconosca effettivamente il ruolo dei cittadini e delle loro associazioni come terzo pilastro del SSN, dando seguito alle richieste che da tempo avanziamo in tal senso.In questa occasione abbiamo potuto denunciare come, a fronte delle nuove sfide in atto (demografiche, sociosanitarie, tecnologiche, ecc.), che richiederebbero una riorganizzazione e nuovi investimenti, si assiste a un costante e progressivo definanziamento che sta di mettendo in discussione il diritto alla salute dei cittadini.Per questo abbiamo chiesto un forte impegno da parte del Ministero e delle Regioni per assicurare maggiori e più adeguati finanziamenti, condizione essenziale per la credibilità del Patto per la Salute, a partire da dal finanziamento dei LEA, oggi indisponibili in numerose Regioni.Ciò deve essere accompagnato da una seria lotta agli sprechi e, soprattutto, al perseguimento di una appropriatezza delle prestazioni, partecipata e condivisa con i cittadini.Nello stesso tempo occorre ripensare e rivedere profondamente l’esperienza della sanità integrativa. Le Assicurazioni e i fondi sanitari, che ad oggi usufruiscono di cospicue agevolazioni fiscali, non possono sostituire o crescere a scapito della sanità pubblica e universale o proponendo prestazioni superflue (con interventi di pseudo prevenzione) che alimentano il consumismo sanitario e alla fine contribuiscono ad alimentare le stesse liste di attesa e l’inappropriatezza delle prestazioni.Federconsumatori è fortemente contraria all’idea che la risposta all’attuale crisi del sistema pubblico possa venire dalla progressiva privatizzazione della sanità, che configura un inevitabile ed inaccettabile aumento delle disuguaglianze nel nostro Paese tra chi potrà accedere alle cure perché ne potrà sostenere i costi e chi ne rimarrà escluso, derogando sull’universalità del sistema sanitario.Nell’ottica di un ripensamento del sistema sanitario la nuova organizzazione deve sempre più fare perno sulla medicina di base e territoriale e garantire uno stretto rapporto tra ospedale e territorio e una efficace continuità assistenziale. Delle linee chiare e cogenti in tal senso, se accompagnate da adeguati investimenti, supererebbero le attuali criticità e diseguaglianze.Ulteriore punto fondamentare su cui intervenire è il tema dell’abbattimento delle liste di attesa, assieme a quello della compartecipazione che rappresenta un obbiettivo strategico per ridare fiducia sul Servizio Sanitario Nazionale.Un aspetto che sta particolarmente a cuore all’associazione che è proprio quello della sanità partecipata: “riteniamo, infatti, che il contributo attivo dei cittadini può rappresentare una leva importante nel processo di rilancio del servizio pubblico sanitario, sia nell’ottica di migliorarne le performance qualitative che in quella di ridurne gli sprechi, investendo dove davvero è necessario”.

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Mussolini e i ladri di regime

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Capalbio (GR) Sabato 13 luglio – Ore 19.30 Spazio espositivo IL FRANTOIO, Via Renato Fucini, 10 Mauro Canali e Clemente Volpini forniscono con documenti inediti una radiografia del malaffare in camicia nera, facendo i «conti in tasca» ai vertici della nomenclatura fascista. Una pagina che ancora mancava della storia del ventennio.
Il 5 agosto 1943, a pochi giorni dall’arresto di Mussolini, i giornali pubblicano una notizia sensazionale: il governo Badoglio ha istituito una commissione con il compito d’indagare sulle fortune accumulate dai gerarchi nel corso del ventennio, i cosiddetti illeciti arricchimenti del fascismo. Il duce e i capi del regime, un tempo intoccabili, finiscono in prima pagina, dati in pasto a un’opinione pubblica che fino al giorno prima li aveva temuti, odiati, riveriti, spesso invidiati. Chi sono e quanto hanno «rubato»? E lo Stato è voluto veramente andare fino in fondo o ha chiuso un occhio, consentendo ai più di farla franca? Infine, quanto è tornato nelle tasche degli italiani? Quello che l’inchiesta scoperchia è un autentico verminaio. Una storia di corruzione e concussione, di tangenti e appalti, di capitali che trovano riparo all’estero, di raccomandazioni; un intreccio perverso tra politica e affari alla faccia del rigore e dell’onestà tanto proclamati dalla propaganda fascista. È una storia anche grottesca, fatta di fughe rocambolesche, di rotoli di banconote nascosti nell’acqua degli sciacquoni, di tesori sotterrati in giardino; e verbali di sequestro così scrupolosi da non crederci: favolosi patrimoni in ville e palazzi, pellicce, arazzi, gioielli, fino al numero di posate in argento, all’ultima pantofola, calza e mutanda del gerarca inquisito.Mauro Canali è autore di numerosi libri sulla storia del fascismo ed in particolare sull’apparato repressivo del regime.
Segio Rizzo è giornalista professionista dal 1980, ha iniziato la sua carriera lavorando per Milano. Nel 2007 pubblica con il collega Gian Antonio Stella La Casta (Rizzoli, 2007), un saggio sugli sprechi della politica italiana che con 1.200.000 copie vendute e ben 22 edizioni è ancora il libro-inchiesta più venduto in Italia.

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A Cremona Musica risuona il sassofono più grande del mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Cremona dal 27 al 29 settembre 2019 il sassofono dei record risuonerà a Cremona Musica 2019, la principale fiera mondiale di strumenti musicali di alta qualità, che si terrà nella “Città del violino”. Con i suoi quasi tre metri di altezza e quasi 30 chili di peso, il sassofono dell’azienda brasiliana J’Elle Stainer è stato certificato dal Guinness dei primati come il più grande del mondo. Lo strumento è frutto del genio dell’artigiano Joao Luiz Da Rocha, che è riuscito a creare un sassofono sub-contrabbasso pienamente funzionante e intonato, che suona un’ottava sotto il sassofono basso. Tutto parte da un brevetto dell’ottocento che nessuno era mai stato in grado di far funzionare. Sono stati necessari ben quattro anni per costruirlo, servendosi di artigiani di prima qualità, ma alla fine il risultato ha ripagato gli sforzi, e nel 2013 è arrivata anche la consacrazione del Guinness World Record.A Cremona Musica i sassofonisti avranno anche l’opportunità di provare questo strumento: “Dovunque lo portiamo crea sempre grande curiosità e tutti vengono a fotografarlo”, spiega Gilberto Lopes, socio di J’Elle Stainer. “Alcuni professionisti hanno difficoltà all’inizio, pensano che per suonarlo serva molto fiato, ma non è vero, basta avere il flusso costante e il controllo del diaframma. Non si possono fare movimenti molto veloci, ovviamente, e va sempre appoggiato ad una struttura apposita che lo tiene in piedi e appoggiato a terra.” L’azienda brasiliana sta già pianificando il prossimo sassofono da record, cercando di realizzare un sopranissimo curvo che sarebbe il più piccolo al mondo.
Cremona Musica (27-29 settembre) è la principale fiera al mondo per gli strumenti musicali d’alta qualità, un appuntamento capace di conciliare il lato business e il lato artistico della musica, rivolgendosi sia ai professionisti che agli appassionati. Cremona Musica ospita ogni anno oltre 300 fra liutai e i produttori di strumenti musicali di tutto il mondo, che rendono la città natale di Stradivari un luogo dal fascino unico, dove ogni amante della musica si sente a casa. Grazie a Cremona Musica e alla rete di istituzioni, scuole, musei e progetti impegnate nella promozione della musica e del saper fare liutario, la città è sempre di più il Polo Internazionale dello Strumento Musicale, un vero e proprio “sistema”, che fa di Cremona un’eccellenza unica al mondo, dove questa tradizione plurisecolare vive e si rinnova ogni giorno.

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I limiti delle partnership lavorative

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

In un mondo lavorativo sempre più dominato dalla competizione, avere un’idea brillante non sempre equivale a una grande opportunità di business se non supportata dal giusto socio in affari. Basti pensare che alcune delle compagnie più famose al mondo sono nate da proficue partnership lavorative capaci di superare le avversità, visto che non sempre i rapporti societari tra “Il Gatto e la Volpe” sono idilliaci: Steve Jobs e Steve Wozniak hanno fondato Apple, Mike Krieger e Kevin Systrom hanno creato Instagram, Larry Page e Sergey Brin hanno portato alla luce Google, William Procter e James Gamble hanno ideato l’omonima Procter & Gamble, mentre Bill Gates e Paul Allen hanno fondato Microsoft. Ma cosa accade quando a prevalere sono le incomprensioni tra soci? Secondo una ricerca americana pubblicata su Forbes, oltre il 70% delle giovani startup fallisce nel giro di 5 anni a causa di conflitti interni. Molte partnership si concludono infatti per una mancanza di valori condivisi che diventa a lungo andare una fonte crescente di attrito. E ancora, secondo un’indagine di Harvard Business Review, lo scontro tra personalità differenti è una delle cause principali che porta alla rottura di una partnership, seguita soltanto dalla mancanza di fiducia. Ma quali sono i consigli degli esperti per trovare il business partner ideale e iniziare un percorso duraturo? Bisogna possedere delle competenze complementari in modo da creare sinergie virtuose, impostare correttamente gli accordi della partnership sin dall’inizio per evitare beghe legali in futuro e comprendere in maniera onesta le dinamiche di ruolo.“La partnership societaria può rappresentare una notevole forza propulsiva verso risultati di successo, ma al tempo stesso configurarsi come una gabbia da cui non si riesce a uscire facilmente. Le ragioni di successo o insuccesso sono da ricercarsi sia nella dinamica che si crea fra i soci stessi, sia nelle caratteristiche individuali – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Per dinamica s’intende il tipo di relazione che si sviluppa tra le due parti, caratterizzata da ruoli ufficiali che vengono determinati anche dal tipo di comportamento. Molto spesso accade che una persona si sacrifica e l’altra si lamenta in continuazione, una rimane in silenzio e l’altra si sente incompresa. Per questo motivo è fondamentale impostare correttamente gli accordi commerciali sin dall’inizio, comunicare in maniera costante e, se necessario, avere la capacità di chiudere al momento giusto”. Ma non è tutto, perché le partnership lavorative tendono a diventare più ostiche e difficili da mantenere nel tempo se i soci in affari sono coinvolti in una relazione amorosa o addirittura legati da un vincolo matrimoniale. Basti pensare che secondo una ricerca americana pubblicata su Entrepreneur, il 45% delle coppie sposate che decide di instaurare una partnership lavorativa finisce poi per interrompere la propria relazione o addirittura divorziare. Dato che si amplifica anche nel mondo dello star system dove, nel corso degli anni, sono state numerose le coppie di celebrities americane ad aver iniziato un business assieme per poi mollare il colpo: Jay-Z e Beyoncé hanno lanciato nel 2014 Tidal, un servizio musicale in streaming che si prefiggeva lo scopo di rivoluzionare l’intero settore, salvo poi decidere di estromettersi, Demi Moore e Bruce Willis hanno fondato negli anni ’90 Planet Hollywood, una catena di ristorazione ispirata al mondo glamour del cinema, decidendo poi di non investirci più, Debi Mazar e lo chef Gabriele Corcos hanno aperto nel 2015 un ristorante a Brooklyn chiamato Tuscan Gun Officine Alimentari, andato in bancarotta nel giro di 3 anni.

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I prezzi delle obbligazioni sono folli?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Esattamente 5 anni fa scrivemmo un articolo nel quale i prezzi delle obbligazioni erano chiaramente folli. A distanza di 5 anni possiamo dire che i fatti ci hanno dato indiscutibilmente torto. Lo scenario che 5 anni fa appariva quasi impossibile si è invece verificato. I prezzi delle obbligazioni, oggi, sono ancora più “folli” di allora.
Cinque anni fa, i rendimenti negativi delle obbligazioni riguardavano solo le obbligazioni governative, oggi abbiamo molti miliardi di dollari di obbligazioni aziendali con rendimenti negativi. Ciò significa che oggi degli investitori prestano alle aziende (non più solo ai governi) soldi nella certezza di riprenderne di meno a scadenza. Corrono dei rischi non per guadagnare, ma per riprendere meno soldi di quelli che hanno investito.
E’ sensato tutto questo? E’ follia – come evidentemente pensavamo cinque anni fa, sbagliando – oppure questi prezzi stanno esprimendo qualche cambiamento strutturale? In finanza, la frase più pericolosa che esista è: “questa volta è diverso”. Questo concetto l’abbiamo stampato in testa in modo indelebile.La riflessione che stiamo facendo da alcuni anni riguarda un cambiamento strutturale che abbracci l’intero sistema finanziario.
Il potere informativo dei prezzi nei mercati finanziari è ormai seriamente messo in discussione dalla esplicita manipolazione dei prezzi delle banche centrali.
Davanti alla perdita di una funzione fondamentale dei mercati finanziari, il passo successivo potrebbe essere la stessa loro sostituzione con nuovi strumenti resi possibili dalle nuove tecnologie.Stiamo vivendo i primissimi vagiti di una tecnologia, che nell’immaginario collettivo prende il nome di blockchain (anche se è un nome che viene utilizzato in modo improprio per tutto ciò che è collegato al concetto di “registro distribuito”) esattamente come nei primi del 2000 stavamo vivendo i primi vagiti della diffusione di Internet.Le tecnologie alla base della blockchain nei prossimi 10 o 20 anni hanno tutto il potenziale di rendere obsoleti molti degli strumenti finanziari attualmente utilizzati.I prezzi “folli” delle obbligazioni potrebbero essere un segnale di nuove iniziative delle banche centrali che mettano in discussione i fondamenti dei mercati finanziari.Naturalmente, questa è solo un’ipotesi sulla base della quale non ha senso fare alcuna scelta di portafoglio. Investire in obbligazioni aziendali a rendimenti negativi (sebbene fra 5 anni – per ragioni che oggi appaiono irrealistiche – potrebbe risultare essere una scelta premiante, come lo è stato investire 5 anni fa in obbligazioni governative a rendimenti negativi) ad oggi resta una scelta non razionale che non ci sentiamo assolutamente di raccomandare.La storia passata, però, dovrebbe non tanto suggerire di investire in queste obbligazioni, quanto farci interrogare più seriamente sull’eventuale significato più profondo di questi prezzi apparentemente folli. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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“Perché i leveraged loan probabilmente non scateneranno una crisi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

A cura di Paul Smillie, Analista finanziario, Reddito fisso; Roman Gaiser, Responsabile credito high yield, EMEA; Steven Columbaro, Analista senior, CDO di Columbia Threadneedle Investments. Per citare un post pubblicato sul blog dell’FMI a novembre 2018: “In questa fase avanzata del ciclo del credito, con segnali che ci rammentano gli eccessi dei cicli passati, è fondamentale porsi i seguenti interrogativi: quanto è vulnerabile il mercato dei leveraged loan a un repentino cambiamento della propensione al rischio degli investitori? Quale sarebbe l’impatto economico di un’eventuale paralisi di questo mercato? Nel peggiore dei casi, una sua crisi sarebbe in grado di minacciare la stabilità finanziaria?” Oltre all’FMI, anche la Federal Reserve statunitense e la Bank of England hanno espresso preoccupazioni analoghe. È facile capirne il perché. La rapida crescita di questo mercato, sostenuta dagli investitori alla ricerca di rendimenti in un contesto di tassi d’interesse contenuti, ha comportato un aumento dell’indebitamento e un deterioramento degli standard di sottoscrizione. Tuttavia, nonostante le impressionanti analogie con l’espansione dei mutui subprime nel periodo che ha preceduto la crisi di dieci anni fa e i cui eccessi sono stati alla base dell’instabilità finanziaria di allora, dalla nostra analisi risulta poco probabile che oggi i leveraged loan (prestiti a elevata leva finanziaria) producano conseguenze analoghe.
Generalmente erogati a società altamente indebitate o di proprietà di sponsor di private equity, i leveraged loan rappresentano un mercato mondiale di USD 2.200 miliardi (il valore dell’indice US leveraged loan è di USD 1.200 miliardi), che nel 2018 è cresciuto di oltre il 15%. A titolo di raffronto, tale mercato è circa il doppio di quello dei mutui subprime nel 2006, che al momento dello scoppio della crisi esibiva ritmi di espansione analoghi.Quanto agli standard di sottoscrizione, nel corso degli ultimi dieci anni il livello di indebitamento dei prenditori è aumentato da una media di circa quattro volte a cinque volte, avvicinandosi ai massimi precrisi. Contrariamente al 2006, la struttura dell’odierno mercato dei leveraged loan non sembra presentare i difetti del settore dei mutui subprime. Mentre le banche erogatrici detenevano meno del 5% dei mutui subprime nei propri bilanci, oggi le banche mantengono un’esposizione ai prenditori di leveraged loan tramite linee di credito rotative e term amortising. Circa il 50% dei leveraged loan viene cartolarizzato in prestiti obbligazionari garantiti (collateralized loan obligations, CLO), mentre la percentuale di mutui subprime cartolarizzati era intorno all’80%. È significativo che fino al 25% dei prestiti subprime fosse detenuto in veicoli di investimento strutturati, una pratica che aveva creato vulnerabilità nel mercato. Alla prima difficoltà, i mercati dei finanziamenti all’ingrosso a breve termine, da cui dipendevano questi veicoli di investimento strutturati, si paralizzarono. Il finanziamento delle CLO è molto più stabile ed è sicuro.
Nel 2006 le banche erogatrici distribuivano in maniera estesa i loro prodotti basati su mutui subprime, la maggior parte dei quali era però acquistata da banche che non ne comprendevano i rischi. Lo scoppio della crisi rivelò la profonda interconnessione che esisteva tra molti istituti di credito, nessuno dei quali era adeguatamente patrimonializzato o disponeva di finanziamenti adeguati. Il settore bancario rimane un importante investitore nelle tranche con rating AAA di CLO, ma oggi risulta molto più solido dal punto di vista patrimoniale e dei finanziamenti, oltre ad essere meno interconnesso. La maggior parte dell’esposizione più rischiosa è detenuta da istituzioni finanziarie non bancarie quali gestori patrimoniali, assicurazioni, fondi pensione e altri investitori istituzionali. La minore partecipazione del settore bancario a questa classe di attivi contribuisce a ridurre il rischio sistemico.Inoltre, rispetto a dieci anni fa, oggi il mercato dei titoli cartolarizzati è oggetto di un maggiore controllo da parte delle autorità di regolamentazione. L’FMI, la Fed e la Bank of England hanno espresso le loro preoccupazioni per la crescita di tale mercato e collaborano strettamente con le autorità di regolamentazione.L’universo dei leveraged loan mostra pochi segnali di tensione. I tassi di insolvenza sui prestiti statunitensi sono pari all’1,3%, ben al di sotto della media del 3,2%. Il nostro team dedito ai leveraged loan operante in California prevede un leggero incremento dei default, ma esclude aumenti significativi nel 2019. Le società indebitate hanno inoltre prolungato la scadenza di molti dei loro prestiti a tassi più bassi. Circa il 90% delle emissioni incluse nell’indice US leveraged loan giungerà a scadenza nel 2022 o oltre. Pertanto, qualora l’economia statunitense dovesse cominciare a degradarsi, queste società avrebbero il tempo di rimettere in sesto i loro bilanci prima di dover rimborsare i prestiti o rifinanziarsi a tassi più elevati.
I segnali d’allarme ci sono, ma non sono drammatici Stiamo monitorando attentamente il mercato dei leveraged loan e rimaniamo cauti. A giudicare dall’attività di mercato non siamo i soli; i prezzi dei prestiti sono calati lievemente nel quarto trimestre del 2018, ma da allora hanno recuperato terreno e, dato più rilevante, i volumi di emissioni hanno subito una flessione di circa un quinto nel primo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018.

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Ultime opportunità di lavoro con Jolly Animation

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Un esercito di ragazzi sorridenti ed intraprendenti sta allietando le vacanze in quasi 50 strutture turistiche in tutta Italia, sia al mare che in montagna, tra villaggi, resort ed hotel, con attività sportive, giochi, balli e spettacoli. Parliamo degli staff di animazione di Jolly Animation, una delle società di animazione più longeve e qualificate sul territorio nazionale, che dal mese di aprile sono operativi nelle più importanti destinazioni del Paese, dal Trentino Alto Adige alla Calabria, Sardegna inclusa.
Luglio è tempo per completare gli organici con figure ad hoc. In particolare si selezionano animatori turistici con esperienza, che possano guidare piccoli staff in hotel a 4 e 5 stelle, animatori per bambini e ragazzi, coreografi, ballerini, istruttori di ballo, fitness, addetti al settore nautico (vela e windsurf), dj e tecnici suono e luci.
Si offrono contratti a tempo determinato, con inquadramento secondo normativa vigente e retribuzione in busta paga, vitto ed alloggio ed indennizzo per spese di viaggio, oltre alla possibilità di intraprendere carriera nel campo dell’intrattenimento o in quello dei servizi turistici.I colloqui si tengono tutti i giorni presso la sede centrale di Salerno, o presso gli altri quartier generali sparsi in Italia (Bibione o Cavallino Treporti in Veneto, Giulianova in Abruzzo, Vieste e Monopoli in Puglia, Marina di Pisticci in Basilicata, Marina di Zambrone in Calabria, Stintino in Sardegna), oppure attraverso videoconferenza con Skype o Whatsapp. Per inviare cv e foto è possibile farlo collegandosi alla pagina Lavora con noi del sito jollyanimation.com

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Partenza tra luci e ombre per i saldi estivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

È quanto emerge dall’indagine a campione – sono stati intervistati cinquanta commercianti dell’intera provincia – realizzata da FISMO (Federazione Italiana Settore Moda) – Confesercenti Modena per cogliere i primi segnali rispetto all’avvio dei saldi partiti sabato scorso.Il campione, nel rispondere alla domanda circa la soddisfazione o meno sull’avvio dei saldi estivi, si spacca pressoché a metà, con una lievissima prevalenza di giudizi postivi: il 51% dei commercianti si esprime positivamente, mentre il 49% si dice insoddisfatto. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, però solo il 27% parla di un aumento delle vendite, mentre riferisce di un calo il 40%; il rimanente 33% ottiene risultati sovrapponibili a quelli dell’estate 2018.“La rilevazione si riferisce al primo fine settimana e quindi è assolutamente prematuro trarre delle conclusioni. Davanti abbiamo ancora quasi due mesi per riscattare, almeno in parte, una stagione condizionata dal calo generalizzato dei consumi e dalle condizioni meteo davvero imprevedibili che a loro volta hanno pesato sull’andamento delle vendite” spiega il presidente di FISMO-Confesercenti Modena, Roberta Simoni.I dati sul valore dello scontrino medio – pari a 95 euro – confermano che la clientela è tendenzialmente prudente nel fare acquisti, nonostante gli sconti applicati siano già significativi (il 53% dei negozianti applica già riduzioni che vanno dal 20% al 30%, il 16%, dal 31% al 40%, il 4% oltre il 40%). I commercianti del settore moda evidenziano inoltre che solo nel 7% dei casi il valore medio dello scontrino è aumentato, resta invece invariato per il 46%, mentre cala per il 47% degli intervistati.Rispetto ai settori merceologici quello che ottiene i risultati migliori è l’abbigliamento donna, mentre sono stabili le vendite di calzature. In sofferenza infine l’abbigliamento per bambini.Si tratta di dati che destano qualche preoccupazione anche perché – sottolinea FISMO-Confesercenti Modena – tradizionalmente il momento dei saldi estivi incide in modo rilevante sull’andamento complessivo del fatturato. Basti dire che per più di un negozio su tre incidono oltre il 20%. “Fare impresa vuol dire essere sempre orientati all’ottimismo cercando di offrire alla clientela il meglio sul piano della qualità e del prezzo, con quel livello di personalizzazione che solo il piccolo negozio al dettaglio sa offrire. Auspico che nei prossimi giorni ci sia un’accelerazione negli acquisti; tra l’altro, l’assortimento nella maggior parte dei nostri esercizi è ancora molto ricco e anche la scontistica è decisamente interessante. Aspettiamo le prossime settimane e vediamo cosa succede” conclude Roberta Simoni.

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Vendite al dettaglio in calo. Problemi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

L’Istat ha comunicato le sue stime sulle vendite al dettaglio del mese di maggio. Piccole performance, visto che le percentuali di calo sono 0,7 in valore assoluto e 0,8 in volume. Poi ci sono le differenze per settore e tipologie di venditori, con la grande distribuzione che regge (+0,4%) (difficile pensare al contrario) e i piccoli esercizi in calo (4,8%). Per i settori, e anche in questo caso era difficile pensare al contrario, numeri molto positivi per informatica ed elettrodomestici e un po’ negativi per abbigliamento, alimentari & co.
Sostanzialmente la risposta dei consumatori regge ai vari presumibili smottamenti politici ed economici. Presumibili perché, a parte alcune valutazioni politiche negative sulle scelte economiche del nostro Parlamento e del nostro Esecutivo, è troppo presto per avere dati certi su cui poter dire con certezza che ci sono responsabilità di qua o di là. I danni o i meriti – a parte le intuizioni, le analisi e i riscontri immediati …. che spesso colgono il segno – li vedremo fra un po’ di tempo. Certo, se si prendono misure assistenziali credendo in una loro benefica ricaduta (reddito di cittadinanza e quota 100, per esempio), è probabile che, se come contraltare non ci sono politiche di consumi e produttive che ne beneficiano di conseguenza… è probabile che le cose vadano male. La politica e l’economia hanno bisogno di tempo per dimostrare i loro risultati ma alcune avvisaglie si possono individuare prima di ritrovarsi disarmati (e qui si distinguono i bravi politici e i bravi economisti).
Questa non è quell’economia del quotidiano di cui un’associazione come Aduc dovrebbe occuparsi, ma riteniamo opportuno fare alcune valutazioni per ridimensionare quella sorta di allarmismo che anche in questo caso ammanta la diffusione di questi dati. La nuova situazione non implica chissà quali sconvolgimenti delle nostre abitudini e delle nostre tendenze, ma solo un piccolo campanello d’allarme che potrebbe servire perché ogni consumatore si comporti, nella sua libera scelta, a ragion veduta e con le precauzioni del caso. Inoltre sono dati del mese di maggio, è bene tenerlo presente, ed oggi siamo a luglio: a maggio c’era ancora l’incognita delle elezioni europee che probabilmente ha reso più timorosi e indecisi i consumatori. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Giappone: grappoli d’uva venduti all’asta per 10 mila euro circa

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

In Giappone, alcuni grappoli di uva del tipo Ruby Roman sono stati battuti all’asta per una cifra record di 1,2 milioni di yen, l’equivalente di oltre 9.800 euro, rendendoli i più costosi di sempre, da quando la varietà è stata lanciata sul mercato dodici anni fa. Coltivata nella prefettura di Ishikawa, nel Giappone centrale, con un basso livello di acidità e alto contenuto di zucchero, la qualità Ruby Roman risulta estremamente succosa e ogni chicco pesa almeno 20 grammi. Il vincitore dell’asta è il proprietario di tre ‘ryokan’, gli alberghi in stile giapponese, che ha comprato il contenuto tramite un intermediario al mercato di Kanazawa. Il maltempo dello scorso giugno aveva inizialmente fatto preoccupare i viticoltori locali, ma l’aumento delle temperature ha dissipato quei timori, e adesso l’unione di cooperative di Ishikawa prevede di vendere circa 26 mila grappoli di Ruby Roman entro la fine di settembre. Pur pagando tali somme, i giapponesi non guardano al costo di acquisto, in particolare quando offrono la frutta, un dono prezioso nell’arcipelago. Nei reparti dei grandi magazzini dedicati o negozi specializzati, le opere d’arte della natura sono esposte come gioielli, protette da una rete bianca. Spesso vendute singolarmente, mele, pere, pesche, uva presentano forme perfette e lasciano un gusto squisito al palato. Anche nei supermercati di base, la frutta è ancora costosa: una sola mela spesso costa l’equivalente di 2 euro. Eppure evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in Italia diciamo che la frutta è cara. Se amate la frutta e non potete farne a meno… beh, cominciate ad ipotecare casa vostra, come avviene in un qualunque supermercato “Tokyo food show”. Godiamo la frutta noi che possiamo!

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Il Gruppo Chiesi diventa una B Corporation certificata

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Chiesi, gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca (Gruppo Chiesi), conferma il trend positivo nei primi sei mesi del 2019. Gli ultimi dati riportano che, nel primo semestre, il fatturato del Gruppo è cresciuto dell’11,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un totale di 956,8 milioni di euro. Questi risultati confermano una crescita significativa nel 2019, un anno caratterizzato dal raggiungimento di un importante obiettivo strategico: l’ottenimento della Certificazione B Corp per Chiesi, il primo gruppo farmaceutico globale ad aver ricevuto questo importante riconoscimento.Il Gruppo Chiesi ha chiuso il 2018 in positivo, con un fatturato di 1.768 milioni di euro, con un incremento del 7,8% rispetto all’anno precedente (+4,8% a tassi di cambio costanti). L’EBITDA è stato di 512,7 milioni di euro. La solidità della multinazionale si riflette anche negli investimenti in Ricerca e Sviluppo che, nel 2018, hanno raggiunto 381,8 milioni di euro, pari al 21,6% delle vendite totali, posizionando il Gruppo al 13° posto per investimenti in R&S tra le aziende farmaceutiche in Europa [1]. Il Gruppo ha attualmente 47 progetti attivi in R&S e 54 studi clinici in corso. Il numero totale di dipendenti ha superato le 5.600 persone: persone al centro, passione, spirito imprenditoriale, dialogo multiculturale e sostenibilità sono i valori su cui l’azienda continuerà a fondare il suo sviluppo nei prossimi anni.Ulteriori investimenti sono in corso anche sul territorio italiano. Con un investimento totale di oltre 50 milioni di euro, è in fase di costruzione, a Parma, il nuovo headquarter del Gruppo. L’edificio si estende su una superficie di 46.300 m2 e ospiterà circa 540 persone. Il progetto è stato sviluppato secondo tre pilastri: una nuova visione del luogo di lavoro, con spazi condivisi e che si adattano alle attività svolte, con l’obiettivo di favorire e ottimizzare il lavoro di team; una valorizzazione degli spazi collettivi per promuovere la socialità e il benessere delle persone; e infine una particolare attenzione è stata rivolta agli aspetti di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. Il nuovo edificio dovrebbe essere completato nel 2020.

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Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo ancora aspettare

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Sulla difesa, preferisco parlare di un esercito di europei piuttosto che di un esercito europeo”. Cosi’ la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen precisando che le truppe dei singoli Paesi possono essere “integrate” le une con le altre. Per essere una delle prime uscite su uno degli argomenti più toccanti per il miglioramento dell’Unione e una strategia di costruzione degli Stati Uniti… non è il massimo. Una posizione marcatamente confederale piuttosto che federalista e che, né più né meno, conferma l’attuale assetto.
L’esercito europeo è una degli aspetti più importanti, non perché potremmo avere tante belle baionette da usare per blindare i nostri confini (1) o, in un’ipotesi colonialista, per “civilizzare” qualche parte del mondo (queste cose le lasciamo volentieri alla storia…), ma perché significa strategia unica in tema di difesa, in sede Nato come in sede Onu e tutti gli altri trattati possibili ed immaginabili. Con le enormi conseguenze economiche che si possono immaginare, del tipo: chi vende le armi all’Arabia Saudita che alimenta la strage in corso in Yemen? Oggi c’è qualche singolo Paese dell’Ue che lo fa… domani con una politica unica sulla difesa non potrà essere certamente lo stesso. E poi la Libia, etc etc E se poi in questo esercito unico europeo ci fosse anche la Turchia ormai membro Ue a pieno titolo, tanti problemi verrebbero affrontati in modo diverso. Insomma, un situazione e un contesto che farebbero dell’Unione una potenza mondiale al pari di Usa,
Russia e Cina, e in quanto tale in grado di discutere con loro. Cosa che, ovviamente, non è possibile se ci presentiamo ai vari consessi con un esercito di europei (essenzialmente: francesi, tedeschi, inglesi… per quanto durano e ammesso che durino…, italiani e le varie “cenerentole” militari del nostro continente).
Prendiamo atto di questa sortita sulla difesa dell’ex-ministro tedesco della Difesa oggi premier Ue. Forse ha confuso il suo nuovo ruolo col vecchio….
Questo vuol dire che è molto probabile che il nuovo assetto che le ultime elezioni europee ci hanno dato non modificherà un granché l’attuale politica dell’Unione. E infatti gli equilibri non sono molto cambiati a parte alcuni ridimensionamenti dei grossi gruppi e l’avanzata di altri (all’opposizione o comunque – come i liberaldemocratici – proni a popolari e socialdemocratici). Siamo ancora all’inizio, per carità. Ma, almeno per quel che abbiamo rilevato, si parte male. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Si può dire che la Chiesa venezuelana sia perseguitata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Di sicuro non si può dire che non lo sia”. Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il cardinale Baltasar Porras, arcivescovo di Merida, amministratore apostolico di Caracas e presidente di Caritas Venezuela.Incontrando una delegazione della Fondazione pontificia nella capitale venezuelana, il porporato denuncia le fortissime pressioni, limitazioni e finanche intimidazioni messe in atto dal governo Maduro nei confronti della Chiesa locale. «Vi sono delle restrizioni ai danni delle scuole cattoliche, che paiono avere lo scopo di costringere la Chiesa a chiudere i propri istituti. Inoltre da anni gli operatori e i rappresentanti di organizzazioni benefiche come la Caritas subiscono minacce verbali e aggressioni». Perfino le parrocchie sono ormai nel mirino dei cosiddetti “collettivi” filogovernativi. «Nei quartieri popolari di Caracas – spiega il cardinale – i collettivi si riuniscono alle porte delle chiese per ascoltare l’omelia del parroco. E se il sacerdote dice qualcosa che a loro non piace danno inizio a minacce e intimidazioni».
In un Paese in cui ormai «tutte le istituzioni pubbliche e private sono state distrutte», la Chiesa è l’unico punto di riferimento di una popolazione allo stremo. «Siamo vicini alla gente e presenti ovunque ci sia bisogno. Inoltre la Chiesa è l’unica ad avere il coraggio di sottolineare le mancanze di questo regime. Gli altri attori sociali non osano parlare di questa crisi, perché il governo li minaccia, chiude i media e attacca le aziende».Il porporato parla infatti apertamente delle attuali drammatiche condizioni in cui versa la popolazione, senza tacere le gravi responsabilità del governo. «Viviamo una situazione atipica e senza precedenti, che non è effetto di un conflitto armato, né di una catastrofe naturale, ma che ha degli effetti del tutto simili a quelli di una guerra. Il regime politico che guida il Venezuela ha distrutto il Paese generando un conflitto sociale le cui conseguenze vanno accentuandosi ogni giorno di più». Il cardinal Porras pone altresì l’accento sull’inedita realtà del massiccio esodo di venezuelani, mai verificatosi in simili proporzioni. «Sono già emigrati quattro milioni di cittadini: 1,5 milioni in Colombia, 700mila in Perù, 400mila in Cile, 500mila in Florida e tanti altri in Europa e in diversi Paesi d’America».Poche le speranze, nonostante i colloqui delle scorse settimane ad Oslo e quelli previsti alle isole Barbados nei prossimi giorni. «Bisogna capire che negli ultimi vent’anni, quando il governo è stato in difficoltà, ha più volte fatto appello al dialogo, ma al solo scopo di prendere tempo. Perché il governo non ha la sincera volontà né di negoziare né concedere nulla». La popolazione, spiega il porporato ha ormai perso fiducia e teme un inasprimento della repressione. «Siamo molto preoccupati, dopo il fenomeno di Guaidó, il numero di persone arrestate, torturate, uccise e scomparse è aumentato e queste azioni non coinvolgono soltanto il personale militare di alto rango, ma anche i civili».

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L’Università di Parma 3° a livello nazionale tra i grandi Atenei

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Si è piazzata nuovamente sul podio secondo la classifica stilata dal Censis e pubblicata sul quotidiano “Repubblica”, giunta alla diciannovesima edizione.Parma quindi è terza nella categoria riservata agli atenei con un numero di studenti compresi tra 20.000 e 40.000, con un punteggio complessivo di 89.7.L’Ateneo segue le università di Perugia (91.2, che si conferma al primo posto) e della Calabria (90.2), e precede Pavia (88) e Modena e Reggio Emilia (87.3). Un buon piazzamento anche nel complesso degli atenei della Regione: se Bologna infatti si conferma prima nella categoria dei “mega atenei” (oltre i 40.000 iscritti), Ferrara si classifica al 12° posto tra gli atenei medi (tra 10.000 e 20.000 iscritti).Introdotto quest’anno dal Censis un nuovo indicatore, la “occupabilità”, vale a dire la percentuale di occupati tra i laureati magistrali 2017 a un anno dal conseguimento del titolo. Questo nuovo indicatore si è affiancato a quelli tradizionali:
· i servizi offerti agli studenti (ad esempio il numero di pasti in rapporto agli iscritti o i posti letto);
· la spesa per le borse di studio erogate;
· le strutture messe in campo (ad esempio biblioteche o laboratori scientifici);
· la comunicazione e i servizi digitali;
· il grado di “internazionalizzazione”, ossia la capacità di attrarre studenti stranieri e la quantità di risorse per la mobilità internazionale.Tra questi parametri, l’Ateneo di Parma fa registrare il miglior punteggio in “Strutture”, dove conquista un ottimo 104, l’unico punteggio “a doppia cifra” ottenuto per questo indicatore tra i grandi atenei. A seguire 95 in “Occupabilità”, 94 in “Comunicazione e servizi digitali”, 84 nelle “Borse”, 83 in “Internazionalizzazione” e 78 nei “Servizi”.

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Legge libro: contraria agli interessi degli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Confermiamo il nostro giudizio contrario su questa proposta di legge sul libro. Un giudizio basato su ciò che è scritto nel testo e su ciò che manca, cioè un significativo sostegno alla domanda”. È netta la posizione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi sul testo della proposta di legge sul libro in discussione alla Camera.“Abbiamo già detto di giudicare questo testo contrario agli interessi degli italiani e delle famiglie. Ci sentiamo di riconfermarlo – ha proseguito -. Il fatto che la stragrande maggioranza degli editori e anche delle librerie condivida un giudizio negativo sul provvedimento dovrebbe far riflettere”. “Questo – ha concluso – ci induce a esprimere la speranza che ci siano ancora i modi e i tempi per correggerlo e per mettere in campo le necessarie misure per famiglie e consumatori in un dialogo per il quale confermiamo la nostra convinta disponibilità”.

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Shirin Ebadi sui rapporti USA/IRAN

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Prima donna magistrato in Iran, avvocato e prima donna musulmana a essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 2003, l’esule iraniana è intervenuta sui temi caldi dell’attualità politica italiana e internazionale.“Il problema fra l’Iran e l’America non è nucleare, il problema è la politica estera iraniana.L’Iran infatti pratica l’ingerenza nei paesi della regione mediorientale”. Ad intervenire sui rapporti fra USA e Iran, nelle interviste rilasciate alla redazione di Consulentidellavoro.it e nel corso del Festival del Lavoro 2019, Shirin Ebadi, prima donna magistrato in Iran, avvocatessa iraniana e Premio Nobel per la pace 2003. “Noi iraniani siamo contro la guerra perché sappiamo che la guerra non fa cadere il regime, lo rafforza. Le guerre rafforzano i dittatori ed è per questo che il regime islamico di Teheran spinge per lo scontro, che consentirebbe invece, con la scusa di difendere la sicurezza nazionale, di uccidere di più e maltrattare di più il proprio popolo”. “Comunque, la guerra nucleare non ci sarà”. Sicuramente alto è il rischio di attacchi offensivi, ma non con l’arma nucleare. “Ovunque dovesse scoppiare nel mondo, una guerra nucleare sarebbe pericolosa per tutta l’umanità, quindi è difficile che accada. Però c’è il pericolo di attacchi localizzati e brevi, a danno di persone e siti civili come fabbriche e centrali elettriche”. Dunque, per Ebadi è fondamentale che riprendano al più presto i negoziati perchè il popolo iraniano vuole il dialogo: “La disoccupazione è terribile; la gente non ha pane da mangiare, invece i soldi iraniani diventano armi negli altri paesi. Non abbiamo abbastanza scuole e ospedali, invece i nostri soldi diventano razzi da lanciare in altri paesi della regione”. Intervenendo poi sulla situazione dei professionisti in Iran, il Premio Nobel ha sottolineato
come decine di avvocati, ad esempio Nasrin Sotoudeh, per il semplice fatto di avere difeso i prigionieri politici e di avere svolto il loro lavoro in difesa dei diritti umani, sono stati vittime di persecuzioni, arresti, condanne. Così come sono in pericolo i giornalisti che raccontano quello che accade senza filtri e gli attivisti che lottano per la difesa dell’ambiente. Da qui l’appello alla libertà d’informazione: “Senza i mezzi di informazione non riusciremmo a far arrivare la nostra voce dappertutto. Gli stessi social network e Internet possono avere questa funzione. Pubblicate le nostre notizie. Parlatene. Le donne iraniane devono essere sentite. E come giornalisti consigliate ai vostri politici, se vanno in Iran e hanno delegati donne, di non usare il velo. Come esempio di solidarietà alle tante donne che sono costrette ad indossarlo”. Il video dell’intervista a Shirin Ebadi realizzata dalla redazione di Consulentidellavoro.it:
http://www.consulentidellavoro.tv/watch.php?vid=6cdd4976c

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